Bambole novembre 2017
Contest di scrittura

Flor.of.Abyss

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Informazioni su Flor.of.Abyss

  • Grado
    ~
  • Compleanno 3 marzo

Informazioni del Profilo

  • Genere
    Maschio
  • Interessi
    Mahler, Pessoa, Pink Floyd, Baudelaire, le katane.
  • Pokémon Preferito
    Absol

Console Nintendo

  • Codice Amico 3DS
    1864 8926 8591
  • Nickname in gioco (Sole e Luna)
    L.

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  1. Domande sulle nostre iniziative e attività

    Perfetto, modifico subito, ovviamente non apportando modifiche all'elaborato! Grazie per la flessibilità!
  2. Domande sulle nostre iniziative e attività

    Ops, io ho messo l'elaborato sotto spoiler per evitare di incasinare la pagina con post troppo lunghi, lo devo togliere?
  3. [Malvagi Senza Gloria] Contest di Scrittura

    Nome dell'autore: Flor.of.Abyss Titolo: L'addio di una recluta senza nome. Elaborato: So che mi troverai. So che troverai queste pagine, tra le mani di un uomo che finalmente si riposa, queste pagine scritte con l’ultimo sangue che ancora mi pulsava nelle vene, mentre invocavo un addio che mi ha lasciato solo il tempo di contare ancora una volta tutti i miei rimpianti No, non ti dirò il mio nome. Sarò per te solo quest’ultima pagina tra le tue dita, quest’ultima pagina scritta col sangue, le memorie di un dolore che non so raccontare, un dolore così bello da sembrarmi ora quasi necessario, quasi meraviglioso, vendetta contro me stesso, contro quel che sono stato e quel che ho fatto, in nome di un’idea di cui non ho mai visto il volto, di cui ne ho accarezzato a malapena le forme, nella fumosa penombra delle parole del Boss. Il fuoco dei suoi occhi divampava nelle nostre anime perdute, che rincorrevano quell’idea come falene impazzite in cerca della prima luce, accontentandosi persino di quella malsana e velenosa di Giovanni. Ma in fondo, glielo dovevamo, dopo averci tolto dalla strada. E forse, questo è stato per me il team Rocket all’inizio, la culla da cui sono stato strappato da piccolo, la famiglia che non sono riuscito a immaginarmi nemmeno in sogno, un posto che potevo finalmente chiamare “casa”, perché non si è mai davvero liberi finché non si ha un posto in cui poter tornare. No, non dirò il mio nome, non adesso, non a te che stai divorando questo dolore nell’insaziabile compiacenza di sentirti migliore di me, salvo e al sicuro nella tua ovattata fortezza di virtù premiate dalle medaglie che hai così gelosamente collezionato. Sono una recluta, ti basta sapere questo, una semplice recluta come le altre, con la stessa divisa delle altre, con lo stesso sguardo di vacillante convinzione, con le stesse parole di luce riflessa che avrai sentito e risentito incontrandoci sul tuo percorso. Avrai alzato sicuramente gli occhi al cielo, avrai sbuffato e deriso i nostri ideali arrugginiti dal male, i nostri motti e la nostra infondata determinazione. Ci avrai liquidato con due mosse dei tuoi Pokémon ben allenati, e te ne sarai andato senza badare alla scintilla di furiosa rabbia che ruggiva nel nostro sguardo, nel mio sguardo, senza accorgerti dell’invidia e del rimorso che accartocciavano la mia faccia in una smorfia tremenda, senza guardare la lacrima ferma sul ciglio, pronta a correre libera sulla guancia a guidare un pianto irrefrenabile: cavalli d’acqua in corsa sulle praterie della mia pelle. Quindi no, non dirò il mio nome, non posso correre il rischio di essere ricordato proprio ora che me ne sto per andare. Ora che ho una gamba rotta e la pancia spappolata, ora che perdo sangue e non so per quanto ancora riuscirò a restare sveglio. Ora che in questo mio sopravvivermi per perdonarmi ed essere perdonato, non posso far altro che scriverti, usando il mio corpo esanime come calamaio e il sangue che mi resta come inchiostro. Mi vien quasi da ridere. Ho come l’amara e ironica impressione che lascerò questo mondo quando non avrò più sangue da usare per scriverti, come se adesso le mie parole - il mio sangue - fossero gli ultimi granelli di sabbia che restano nella clessidra della mia vita. L’unica cosa che saprai da me è come sono andate davvero le cose, durante l’incidente all’Æther Paradise che domani sarà su tutti i giornali. Avevo sedici anni quando mi arruolai. Fuggito dall’orfanotrofio, vagavo per strada elemosinando e vivendo alla giornata. La notte andavo a dormire nei sobborghi di Azzurropoli, cercando bidoni in fiamme vicino ai quali riscaldarmi con gli altri barboni. Un giorno la mia attenzione fu attirata da un gruppo di ragazzi, ombre che si allungavano in uno stretto vicolo della città, tutti verso un unico punto. Decisi di seguirli. Mi ritrovai davanti a un grosso tendone, nessuna scritta o avviso all’entrata, solo una maestosa e fiammeggiante “R” che sventolava su uno stendardo. Erano i propagandisti che agli albori del team, battevano i sobborghi per reclutare giovani disperati e senzatetto come me, assicurando uno stipendio fisso, dei Pokémon e, soprattutto, un posto in cui sentirsi finalmente a casa. I primi giorni passarono in fretta, fra allenamenti e altre operazioni di propaganda. Ci muovevamo di notte, silenziosi, estendendo le nostre radici nelle viscere della città, un tumore che stava metastatizzando in ogni quartiere, attecchendo nei cuori delle persone emarginate, senza famiglia, senza futuro. Ancora oggi sono convinto però che non fu tanto il pasto caldo, il tetto sopra la testa, o l’ambiente familiare a tenerci uniti. In quell’oscurità che era la nostra vita, le parole di Giovanni erano come lucciole che snocciolavano a poco a poco un percorso per le nostre anime smarrite. Seguivamo i suoi pensieri come ipnotizzati, marionette sotto i suoi lunghi e indecifrabili fili. Nessuno sapeva i suoi veri scopi, ma forse a nessuno davvero importava. Si limitava a dichiarare vendetta ad una società che aveva ridotto i Pokémon ad animali domestici da rinchiudere in sfere e da richiamare solo quando ci fosse da lottare. Sosteneva che le palestre, i campionati, e ogni genere di competizione che richiedeva la lotta fra Pokémon, non era altro che un atto di violenza contro la libertà dei Pokémon stessi. Ma per finanziare quell’immane rivoluzione aveva bisogno di soldi, e quale mezzo migliore se non lo sfruttamento dei Pokémon messo già in moto da quella società già avvelenata? Quale modo migliore se non il furto e la rivendita dei Pokémon così cari a quei borghesucci figli di papà che se ne prendevano cura per il solo scopo di usarli come mezzo di intrattenimento? A quel tempo mi sembrava il giusto prezzo da pagare per un ideale così grande. Non ci volle molto però perché iniziasse a germogliare in me il seme del dubbio. Pochi mesi dopo infatti, fui scelto per partecipare al furto dei teschi di Cubone dalla Torre Pokémon di Lavandonia. Dalle cronache saprai sicuramente com’è andata. Ricordo ancora il lamento straziante di quel piccolo Cubone nel vedere la madre esanime, stramazzare al suolo. Chissà quanto avrà pianto alla luna, con addosso il teschio della madre, chiedendosi il motivo di tanta sofferenza, mentre lacrime incessanti avranno disegnato sul teschio la testimonianza del suo dolore. Di lacrime ricordo anche quelle di quel povero vecchietto che furioso venne fin dentro il nostro rifugio per dircene quattro. Dicono che non è mai troppo tardi per chiedere scusa. Non so se sia vero, ma se dovessi cominciare a farlo, inizierei proprio da quel Cubone e da Mr. Fuji. Fu dopo quella missione che le mie certezze vacillarono per la prima volta, e per la prima volta provai il desiderio di abbandonare tutto, trovare un lavoro onesto, mettere da parte i soldi per una casa. E non ero l’unico a pensarla così. C’era un inquieto tumulto fra le fila del team, i pochi coraggiosi che ebbero l’ardire di abbandonare il covo, scomparvero misteriosamente. Molti pensavano che Giovanni se ne fosse occupato personalmente. La notizia ci fece rabbrividire e convinse i dubbiosi rimasti a deglutire le loro incertezze e ad abbassare la testa. Accarezzai persino l’idea del suicidio. Ma il suicidio è un atto di violenza soprattutto contro le persone che restano in vita a sopportare il dolore della tua morte, e io non potevo fare questo a Lydia. Conobbi i suoi occhi neri i suoi capelli amaranto il primo giorno di addestramento, ma mi fece conoscere il resto del suo corpo solo cinque mesi più tardi, in una notte troppo fredda e tempestosa per dormire da soli. Ci amavamo nel poco tempo libero che ci era concesso, in quei rari momenti in cui smettevamo di essere due reclute qualsiasi di un’associazione malvagia per diventare le due persone più felici dell’universo, con sotto le palpebre il sogno di una famiglia insieme, e di fuggire da quel posto, da quel che eravamo diventati. Dopo la storia della Torre Pokémon, cominciai ad evitare di partecipare alle missioni che più esponevano al rischio di sequestri di persone o peggio, di omicidio, come quella alla Silph SpA. Ma sapevo che non avrei evitato per sempre quel rischio. Quando mi fu chiesto di andare sino alla Centrale Elettrica del Percorso 10, pensavo sarebbe stata l’ennesima spedizione di poco conto, un semplice furto in una centrale semiabbandonata. Quella mattina baciai Lydia sulle labbra, presi un Cioccoskitty al volo e mi misi in viaggio. Sarei tornato al crepuscolo, assaporavo già le calde braccia di Lydia che mi avrebbero accolto al mio ritorno. Non avrei mai immaginato di incontrare un posto di blocco all’interno del Tunnel Roccioso… Due poliziotti mi fermarono e mi chiesero i documenti. In effetti la vista di un ragazzo che si dirigeva solo in quel tunnel verso la direzione di una centrale diroccata dava un po’ troppo nell’occhio. Quando trovarono la foto di me e Lydia nella nostra divisa con il fiammeggiante logo “R”, non ci misero molto a sbattermi in galera. Fui condannato a ben due anni e dieci mesi, nessuna possibilità di contattare Lydia, nessuna speranza di poter rivedere quella sera i suoi infiniti occhi più neri dell’abisso da cui mi avevano salvato. Quando rividi finalmente il cielo, decisi di fare una piccola deviazione alla centrale elettrica, piuttosto vicina, prima di far ritorno a casa. Scoprii che il pezzo da rubare era ancora lì, il team non aveva mandato nessuno al mio posto, quindi nessuno si era preoccupato della mia scomparsa... Ma la spiegazione arrivò subito dopo. E indovina chi me la diede? Tu! Esatto, ci siamo già incontrati. Quel giorno alla centrale mi dicesti che il team si era sciolto, tre anni prima, poco dopo la mia dipartita, che non esisteva più nessun Team Rocket, che Giovanni era scomparso. Fu come se il centro di gravità si spostasse dalla Terra al cuore della disperazione. Mi sentito precipitare in un baratro in cui per la seconda volta mi ritrovavo senza famiglia, senza casa, senza Lydia. Era come se il grembo umido di quella cella mi avesse di nuovo partorito perché tutti mi abbandonassero, come era già successo. “Chiudi gli occhi. Respira” continuavo a ripetermi. La prima cosa che feci fu cercarla, spasmodicamente, con furiosa calma, lucidamente impazzito. Ma tu sai già come è andata. Mi incontrasti qualche tempo dopo in una piccola casetta a Mistralopoli, felicemente sposato. Lydia, una volta sciolto il team, credendomi ormai morto, aveva deciso che l’unico modo per far cicatrizzare quelle ferite, era quella di fuggire lontano, cambiare aria. Non fu facile trovarla, in una baita deserta sul Mote Antipodi di Unima. Quando bussai alla sua porta, mi aprì una donna dagli occhi lontani e le labbra appassite, ma nel riconoscermi, nei suoi occhi inceneriti dal dolore si riaccese la notte, e le sue labbra si ricordarono finalmente com’era sorridere. Ci trasferimmo a Mistralopoli, iniziammo a gestire un allevamento Pokémon insieme, incominciai ad accorgermi del profondo e viscerale legame che può unire uomini e Pokémon, legame che trascende il mero servilismo che può trasparire dalla lotta, per arrivare a lambire apici di fiducia e apoteosi di amicizia che raramente ho visto altrove. Finalmente riuscivo a percepire la vibrante e distorta follia dell’ideale di Giovanni. Poi, ci sposammo. Incominciammo finalmente a vivere una vita normale (è curioso come non riesca ancora a scrivere questa parola se non in corsivo, senza dargli quell’ossimorica valenza di anormalità). Finché non arrivò quella lettera. Non so come Giovanni sia riuscito a contattare tutte le sue vecchie reclute, come sia riuscito a convincere tutti i vecchi leader delle peggiori associazioni del mondo, ma la cosa che davvero non riuscii a capire, la vidi la sera del primo incontro con il team Rocket Rainbow. Quella sera Giovanni non parlò a lungo, come era solito, alimentando i tizzoni ormai sopiti dei suoi vecchi ideali. Si limitò ad infilare una mano in tasca. Ad estrarvi una Master Ball e lanciarla in aria. Fu in quel momento che il miracolo avvenne. Mewtwo era davanti a noi, solenne e imperscrutabile nella sua assoluta essenza, sentivo un’antica e irrequieta energia oscura tendere ogni fibra del suo corpo, nel suo sguardo infinite tempeste di rabbia e dolore infuriavano il nero vorace delle pupille. In quell’istante ebbi la sensazione che se la paura dovesse avere un volto, sarebbe quello di Mewtwo. Poi, con vitrea e risoluta calma, accarezzando l’immancabile Persian sulle ginocchia, quasi come se fosse una sentenza, disse soltanto: “Conquisteremo il Mondo”. Non avevo la più pallida idea di come avesse convinto il leggendario Mewtwo a schierarsi dalla sua parte, ma quella sera, una cosa era certa: non riuscì a convincere me. Ormai la mia anima non era più l’arida sterpaglia di un tempo facilmente divorabile dalle sue parole di fuoco. Avevo conosciuto e imparato ad amare il legame che può nascere da uomini e Pokémon. Quella sera decisi che mi sarei preso la mia vendetta, ovvero la mia redenzione. Aveva utilizzato le ultime scoperte di Samina per trovare il modo di aprire Ultravarchi mai solcati, attraversarli in totale sicurezza e reclutare le peggiori Ultracreature che riuscisse a trovare, formando un esercito col quale sarebbe stato un gioco da ragazzi conquistare il mondo. Non glielo avrei permesso. Quel giorno all’Æther Paradise, in programma c’erano i primi beta-test per assicurarsi che tutto filasse liscio il giorno dell’apertura del primo varco. Dovevo agire, prima che fosse troppo tardi. Ero stato assegnato alla sicurezza della porta del corridoio est che dava sulla sala principale dove si tenevano i test. Dovevo distruggere quei macchinari. Insieme a me a far da guardia c’era un’altra recluta. Silenziosamente infilai una mano nella tasca posteriore, pigiai il pulsante di una Ball, la sentii gonfiarsi nel mio palmo. In un lampo Parasect si era arrampicato sul soffitto usando Spora, mentre il mio compagno già si accasciava al suolo addormentato. Protetto da una maschera antigas e sotto il bianco mantello di Nube del mio Swablu percorsi indisturbato il corridoio, sfuggendo all’occhio vigile delle telecamere. Mentre mi avvicinavo all’entrata dei laboratori, sentivo il tamburo del cuore battere al ritmo della mia paura, nei timpani, tanto da coprire il rumore del mio affanno e i miei passi concitati. Una volta giunto davanti a quelle porte blindate, mi accorsi che non c’erano guardie intorno, anzi la porta si aprì senza esitare. Un brivido strisciò lento lungo la schiena. Dentro Giovanni era intento a parlare con alcuni tecnici, mentre Ghecis e Cyrus parlavano sottovoce in un angolo. Sembrava che nessuno si accorse della mia presenza, quando notai che una recluta sussurrò qualcosa all’orecchio di Giovanni. Sì girò appena, guardandomi con la coda dell’occhio. I timpani battevano all’unisono col cuore, il sangue era lava dentro la testa. Poi fece un cenno ad un angolo scuro della stanza che non avevo notato fino a quel momento. Da quella tenebra imperscrutabile si delineò poco a poco il volto della paura. Dapprima notai il sinistro luccichio dei suoi folli occhi, poi tre dita contratte tese verso la mia direzione, e una Palla Ombra che prendeva forma dal palmo della sua mano. Ecco perché non c’erano guardie. Con Mewtwo a far da guardia del corpo si andava sul sicuro. D’istinto chiamai il mio ultimo Pokémon, Marowak. Qualche mese dopo l’episodio di Lavandonia, con gli artigli del rimorso che stringevano sempre più attorno alla gola, decisi di andare in cerca di quel Cubone orfano. Gli diedi da mangiare, decisi di prendermi cura di lui, si evolse. Diventammo inseparabili, compagni d’avventura, divenne il mio miglior amico. E ora era lì, davanti ai miei occhi, intento a usare Fossa per proteggermi in una buca, incurante dell’incredibile energia oscura che puntava su di lui. Colsi l’attimo: saltai nella buca, e con il ventre schiacciato contro la terra come se volessi scomparire da quella stanza, dal mondo intero, lanciai la bomba al plasma che avevo rubato giorni prima dai container conservati nell’armeria. “Scusami, amico mio…”. Dopo l’esplosione, approfittando della polvere e dei detriti, balzai fuori dalla fossa, correndo più veloce che potevo verso l’uscita, la luce, la libertà. Una volta fuori mi aggrappai al mio Swablu. Avevo ancora negli occhi il mio Marowak che cercava di proteggermi prima di mettersi al sicuro, e i tentacoli del rimorso mi presero alla gola. Poi un sibilo mi riportò alla realtà, mi girai: Mewtwo era diversi metri più indietro, furioso e con gli arti tesi verso l’alto, invocando la Palla Ombra più grande che avessi mai visto, un buco nero che aveva per me solo promesse di morte. Swablu accelerò il ritmo, ma fu tutto inutile. Il colpo ci investì in pieno. Cademmo in acqua, sanguinanti, nella confusione delle onde e delle ferite persi di vista Swablu, e trascinato dalla corrente, raggiunsi quest’isola deserta (tra l’Æther Paradise e Akala, immagino) dove sto scrivendo questa pagina. So che mi troverai. Devi trovarmi. Devi sapere. Non vorrei salutarti così, vorrei poterti incontrare un’ultima volta, anche solo per dirti grazie. Chissà che fine avrei fatto se il team Rocket non si fosse sciolto, grazie a te. Vorrei che i miei Pokémon fossero qui con me, vorrei riabbracciare il mio Marowak per un’ultima volta… Vorrei rivedere gli occhi di Lydia, è credere che morire sarà dolce come perdersi nella notte delle sue nere pupille… Tu sai dove trovarla, per favore, dille che l’ho amata e che l’amerò, sempre. Non mi resta molto. Non sento più le dita dei piedi e non so se il sole all’orizzonte stia per sorgere o tramontare. Chissà se quelle nuvole stanno asciugando il sangue del sole o il mio. Ad ogni modo, tutto sommato, è un bel momento per andarsene. Non ti ho detto il mio nome, ma ora sai chi sono. Il nome serve agli eroi per essere ricordati, ma io non sono un eroe, sono solo una recluta che ha cercato di dare il meglio di sé dopo aver dato il peggio. Spero solo di aver evitato più dolore di quanto non ne abbia provocato. Dicono che non è mai troppo tardi per chiedere scusa. Io non ci ho mai creduto. Ma se dovessi cominciare, forse dovrei iniziare da me, da te, e dal resto del mondo. P.S.: Come richiesto, ho modificato il post al solo fine di eliminare lo spoiler in cui avevo inserito l'elaborato, non sono state fatte ulteriori modifiche.
  4. [Lotteria] NA Target Charizard Event/Codes

    Partecipo! @Nefele
  5. [UC-Files] Contest di Disegno

    Titolo del disegno: UC 00 – Original Sin METAMAEL [Buio/Folletto] Disegno: Categoria a cui si partecipa: Disegno Manuale. Dettagli di lavoro: Ho utilizzato principalmente acquerelli, con dettagli in pastello e inchiostro (che è un modo elegante per dire che ho usato le penne bic). In linea con la teoria secondo la quale le prime sette Ultracreature rivelate rappresenterebbero i peccati capitali, ho deciso di creare l’UC 00, ovvero il Peccato Originale. Non mi è mai piaciuto lo stile delle Ultracreature, spesso troppo umanizzato e gravato da ridondanti orpelli, quindi ho optato per uno stile più lineare, solo due elementi: una maschera e un mantello, conservando però l’impenetrabile solennità che caratterizza le UC e che le discosta dal mondo più familiare dei Pokémon a cui siamo abituati. Metamael è la fusione dei nomi degli angeli che secondo il libro cabalistico dello Zohar, sarebbero associati all’albero del bene e del male, ossia “Metatron” (il bene, da cui il tipo Folletto) e “Samael” (il male, da cui il tipo Buio). Spesso il mondo dei Pokémon si rifà alla cultura buddista e alle tradizioni norrene, raramente a quella ebraico-cristiana, quindi ho optato per quest’ultima per la rappresentazione di un tema così religioso. La lancia di Longino, nota anche come Lancia del Destino o Lancia Sacra, citata più volte nella cultura di massa, prende il nome dal soldato che infilzò il costato di Gesù per accertarne la morte. Le leggende narrano che chiunque ne entri in possesso, acquisisca un enorme potere. Per i simboli dietro al mantello mi sono ispirato alla rappresentazione stilizzata dell'albero della vita cabalistico. Breve descrizione: Metamael vaga di mondo in mondo alla ricerca di anime da divorare. Nonostante prediliga i Pokémon, non sono pochi i casi di scomparse improvvise di noti criminali umani che si pensa possano essere stati vittime di questa UC, ghiotta di anime peccaminose facili da tentare. Il suo mantello aleggia senza corpo, sorretto da un misterioso nucleo vitale in cui vorticano le anime divorate. Quando l’UC è furiosa e passa all’attacco, le anime sembrano vorticare più velocemente e tingersi di rosso, come se stessero sanguinando fuoco. Il lamento che si ode è capace di far piombare qualsiasi persona in una profonda disperazione. Le cinque punte del colletto del mantello ricordano la forma di una mano che sembra stringere la maschera con un potere arcano e invisibile. Recentemente gli studiosi hanno associato quella mano alla mano del destino, che sceglie e giudica. Si pensa che la maschera sia stata ricavata direttamente dalla corteccia dell’Albero del Bene e del Male. I ricercatori non sono mai riusciti a prelevarne un campione, ma dal suo ottimo stato di conservazione, apprezzabile già alla mera osservazione, si ritiene si tratti di un legno incorruttibile, al cui interno scorre una linfa incandescente che sembra covare una rabbia mai sopita. Dall’unica fessura, l’UC o qualsiasi cosa si creda animi quel mantello vuoto, fissa i poveri malcapitati con uno sguardo senza tempo, che sembra sondi ogni recondito antro della mente e dell’anima. Ci si sente nudi, e perduti per sempre. E’ a questo punto che Metamael porge al suo avversario una mela (dal morso già presente, alcuni studiosi ritengono che sia la stessa mela con cui abbia tentato il primo Pokémon), che appare all’avversario come l’unica opportunità di redenzione e salvezza di fronte a quello sguardo che ha svelato ogni peccato commesso in vita. E’ così che l’UC 00 conquista le anime dei Pokémon per poi divorarle. Solo gli impavidi di cuore e le anime immacolate superano la sua prova, ma ad oggi, purtroppo, sono pochi i sopravvissuti al suo incontro. In battaglia, in caso di estrema necessità, ricorre all’uso della sua lancia, che alcuni amano associare alla lancia di Longino. L’omonima mossa è infallibile e letale. Tuttavia dopo ogni utilizzo, l’UC non viene avvistata per molto tempo, fenomeno che molti studiosi hanno ricondotto a un possibile esaurimento delle sue energie dopo ogni invocazione. Ancora indecifrati sono i simboli sulla schiena. Al giorno d'oggi si sostiene si tratti di una lingua arcana sconosciuta, o meglio, di una sorta di sigillo che tiene in vita il mantello senza corpo. Quando Metamael passa all'attacco, i simboli iniziano a brillare di un rosso vivo. Nonostante sia essenzialmente un’Ultracreatura minacciosa e temuta, alcune società e sette religiose venerano Metamael al pari di un dio. Infatti, la condanna alla perdizione eterna dei criminali più efferati da parte di questa UC, è vista talvolta come un atto positivo, purificatorio e necessario in un mondo troppo peccaminoso. Al contrario, le società più evolute, ritengono sia la prigione e la reintroduzione nella società la giusta soluzione, e non la morte, che non dà adito a seconde possibilità e che non dovrebbe mai essere contemplata come punizione. Come afferma il Pokédex di ogni regione, la leggenda narra che chiunque cerchi di scorgere cosa cela la sua maschera, non vedrebbe altro che il proprio volto, perché ognuno di noi ha il volto del peccato.
  6. iPhone X lo comprerete? Pareri!? Abbonamenti? Consigli!

    No. Non ha senso un cellulare full screen OLED se poi ce lasciano quella pecetta nera fastidiosissima.
  7. [Pokémon: Satoshi's Castle] Allenatori di Pokémon dall'oltretomba!

    Creatura mostruosa scelta: Scheletro Team: Vullaby, Cubone, Dragonite Spiegazione: Ho sempre trovato il design di Vullaby fantastico. Il fatto che un cucciolo di avvoltoio indossi un teschio che abbandona quando impara a volare ed è pronto ad evolversi ha della poesia. Molto particolare l'accostamento del teschio, simbolo di morte, ad un simbolo di vita come quella del nido-teschio che il Pokémon abbandona quando inizia a volare (inoltre alcuni Pokédex affermano che siano gli stessi Mandibuzz a donare quei teschi affinché i Vullaby si riparino). Cubone è sempre stato tra i miei Pokémon preferiti. Il suo tentativo di tenersi vicina la madre, indossando il suo teschio, mi ha sempre intenerito. Bellissime e malinconiche le voci del Pokédex di Giallo che recitano "il suo verso che fa eco nel teschio è una triste melodia" e quelle dei Pokédex di terza generazione, le quali affermano che "le macchie sul teschio che indossa sono dovute alle lacrime copiose". Per Dragonite forse l'associazione con lo scheletro può non risultare lampante ai più, ma chi è un fan di Unima ricorderà sicuramente lo scheletro simile a quello di un Dragonite presente nel museo di Zefiropoli.
  8. [CERCO] I Pikachu col berretto [OFFRO] PP

    Si può chiudere.
  9. [Anime] Studio Ghibli e altri film giapponesi

    La città incantata è al secondo posto, seguito da "Si alza il vento", che secondo me è quello con la regia migliore in assoluto. La scena del terremoto è di una veemenza visiva fantastica. Sono particolarmente affezionato anche a Ponyo, Totoro, Laputa e Pom Poko. Per quanto riguarda gli altri film d'animazione giapponese mi piacciono molto Viaggio verso Agartha (che forse è il mio preferito in assoluto), e in generale tutti quelli di Makoto Shinkai. Non male nemmeno Summer wars, Paprika, Tokyo Godfathers, Wolf Children e altri della Madhouse. Poi mi è piaciuto un sacco anche Tekkonkinkreet (devo ancora leggere il manga però). E niente, ho l'impressione di star dimenticando un bel po' di film, ma per il momento è tutto. XD
  10. [Anime] Studio Ghibli e altri film giapponesi

    Mi mancano Pioggia di ricordi e Si sente il mare. Il mio preferito è il Castello Errante di Howl, che tra l'altro è il primo che vidi dello studio, quasi per caso una sera in TV.
  11. [CERCO] I Pikachu col berretto [OFFRO] PP

    Rispetto la precedenza, quindi attendo te! Non me ne voglia @Pence Okay, se hai proof, il prezzo è quello indicato nel primo post, altrimenti ci accordiamo diversamente. In ogni caso contattami tramite mp appena hai un momento!
  12. [CERCO] I Pikachu col berretto [OFFRO] PP

    Ottimo! Clonati o originali con proof? Per quello Alola mi ero già sentito con @MasterTommy96 che farebbe anche una videoproof. Nel caso abbia cambiato idea, scambierei volentieri con te. Ma dal momento che ha la precedenza, lo taggo e aspetto una sua conferma!
  13. [CERCO] I Pikachu col berretto [OFFRO] PP

    Up.
  14. iOS o Android?

    Dipende dal dispositivo su cui gira il sistema operativo. In genere è migliore iOS perché ottimizzato per gli hardware apple. Android se la deve vedere con hardware diversi tra di loro, e non sempre se la cava bene su tutto. Su tablet, iOS tutta la vita, app perfette e fluidità unica, l'iPad pro è il tablet definitivo. Su cellulare meglio Android per l'ampia personalizzazione e versatilità.
  15. [CERCO] I Pikachu col berretto [OFFRO] PP

    Cerco tutti i Pikachu, tranne quello di Kalos, che mi riscatterò da solo, sempre se me ne ricordo. Possibilmente non clonati, e per questi offrirei 1 PP a testa (richieste proof). Qualora fossero clonati - con i mezzi consentiti dal forum, ovviamente - 0.05 a testa, come tutte le cose clonate. Aiutatemi a non odiare la Game Freak, o chi per loro. Kanto/Johto (per questo ci tengo alle proof) Hoenn Sinnoh Unima Kalos Alola