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Tenkan: Evolversi Ancora


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Tenkan – evolversi ancora

 

 

 

 

« Caro professor Rowan, che piacere averla qui! Come stanno andando i suoi studi? » con quattro rapidi balzi, un ometto dagli occhi scuri e dai corti capelli grigi raggiunse l’anziano signore fermo sull’uscio, lisciandosi il camice e ostentando un grande sorriso. L’ospite aveva un’aria provata e si accarezzò i lunghi baffi bianchi con un profondo sospiro.

« Temo di essere a un punto morto, Samuel. »

Il sorriso si spense sul volto del professor Oak, mentre questi prendeva il cappotto del collega e lo invitava ad accomodarsi nel laboratorio.

« Mi spiace davvero, ho terminato giusto ieri sera l’appassionante lettura del suo saggio “Come le pietre possono influenzare l’evoluzione dei Pokémon”. L’ho trovato brillante, molto innovativo. Ma parliamone, sarò felice di darle una mano. Gradisce qualcosa di caldo? »

Con un’alzata di sopracciglia di chiaro diniego Rowan rifiutò l’infuso alle erbe che l’altro stava per servirgli, poi si passò  una mano sul volto per massaggiarsi gli occhi stanchi. Da quando Samuel l’aveva conosciuto, tanti anni prima, ricordava d’averlo sempre visto con quell’espressione corrucciata, che nonostante fosse fin troppo seria gli ispirava una gran professionalità. Ma quel giorno c’era qualcosa di diverso, e dietro alla solita maschera austera si celava un’inquietudine profonda.  

« Come preferisce. Ma sappia che perdersi il mio fantastico tè alle Pokémelle non gioverà certo alle sue ricerche… »

« Le Pokémelle non erano rivolte esclusivamente al nutrimento dei Pokémon? »

« Hanno risultati sorprendenti anche sull’umore degli uomini, però! » vedendo che l’aria di sconforto non abbandonava il collega, il professor Oak posò la teiera con un sospiro e anche il suo sguardo si fece più grave. Scosse il capo e sedette davanti al suo ospite, incrociando le mani di fronte al mento.

« Cos’è che la turba tanto? »

Rowan, dopo un attimo d’esitazione, schiuse le palpebre e guardò apertamente l’uomo di fronte a lui.

« Innanzitutto… Vorrei scusarmi per essermi presentato a quest’ora, devo essere risultato molto scortese. Mi sono messo in viaggio ieri sera e pensavo d’arrivare a giorno fatto. » Il cielo difatti era ancora scuro e l’alba tardava a macchiarlo d’oro: solo le ombre della notte filtravano tenui oltre la finestra.

« Non se ne deve preoccupare, amo svegliarmi di buon ora. »

Rowan si schiarì la gola, incoraggiato dal volto rilassato dell’altro.

« Vedi, Samuel… Ci sono cose che non riesco a capire… »

« Ah, sapesse quante non ne riesco a capire io! »

« Quello che intendo dire… » continuò Rowan con una nota d’impazienza nel tono. « …È che i miei studi non tornano. Prima mi hai citato il testo che scrissi qualche anno fa, sull’evoluzione dei Pokémon mediante l’uso di alcune pietre particolari. Ebbene, ho paura che sarò costretto a riconsiderarlo completamente. Sono punto accapo. »

Oak cominciava ad incuriosirsi. « Cosa le fa dire che è inesatto? Dal canto mio l’ho trovato incredibilmente preciso! »

Rowan sospirò, lisciandosi i baffi. « Hai memoria del capitolo sedici? »

« Certamente, è quello che ho apprezzato di più. Le evoluzioni di Eevee sono sempre state oggetto di grande fascino per me. »

« Ecco, il punto è proprio questo. Devi sapere che esistono molte forme che questo Pokémon può assumere tramite evoluzione, più di quelle scoperte qui a Kanto. Una di queste, la forma di tipo Psico, lo porta a divenire un esemplare di Espeon. Ciò avviene in presenza di uno strumento specifico, il Coccio Solare, che riesce ad influenzare Eevee grazie alla forza benefica del sole. »

« Sì, di questo ero a conoscenza. » Il collega di Sinnoh era più grande ed esperto di lui, ma Oak ogni volta si stupiva della poca considerazione in cui teneva le sue ricerche a Biancavilla.

« Comunque sia, temo che questo sia errato. » 

« Errato? »

« Proprio così. O, perlomeno, non del tutto corretto. »

Samuel si grattò il mento, perplesso. « Intende dire che ci sono altri modi che portano Eevee ad evolversi in Espeon? »

« Esatto. Come sai, sto viaggiando tra le Regioni per osservare come l’evoluzione venga percepita e influenzata a livello locale. Qualche settimana fa mi trovavo a Johto, dove ho assistito a un fenomeno bizzarro: una giovane Allenatrice, dopo aver vinto una lotta con il suo Eevee a Fiordoropoli, ha lungamente esultato e poi, senza apparente motivo, il suo Pokémon si è evoluto in Espeon. Ho chiesto alla ragazza se fosse in possesso di un Coccio Solare, ma ne era priva. Come potrai immaginare, il mio stupore era… » a quel punto l’anziano professore dovette interrompersi: il volto del collega si era aperto in un sorriso ilare, tramutatosi pian piano in una candida risata.

« Cosa c’è di divertente? » Rowan lo fulminò con un’occhiata, inarcando le folte sopracciglia. « Forse ho commesso un errore a venire fino a Biancavilla… »

« Ma no, caro collega, non mi fraintenda, la ne prego! » Oak balzò in piedi, vedendo che l’altro non aveva reagito bene e faceva per riprendere il cappotto. « Sono divertito perché quello che mi ha citato è uno dei più naturali fenomeni del mondo, che osservo sin da quando sono ragazzo! »

I primi raggi del sole spuntarono oltre le colline che circondavano il laboratorio, filtrando tenui dalla finestra e andando a delineare i profili spigolosi dei due uomini.

« Mi stai dicendo che hai una spiegazione? » Rowan pareva sinceramente colpito, le pupille dilatate e il fiato sospeso.

« Quello che le sto dicendo è che… No, non ce l’ho. » Il disappunto si dipinse sul volto dell’anziano, ma il sorriso di Oak era sincero. « Non ce l’ho, eppure è un fenomeno che ho sempre dato per scontato. Da ragazzo assistetti all’evoluzione di un Pichu, molto simile a quella che mi ha descritto lei. Vede: era il mio Pichu, e da allora divenne un fiero esemplare di Pikachu. Tra tutti i miei Pokémon, quella fu l’evoluzione che in assoluto mi rimase più impressa, proprio perché apparentemente ingiustificata. Avvolte sono le cose che non ci aspettiamo ad essere le più importanti e le più attese, e non servono troppi studi a riguardo. Quel Pikachu era frutto dell’intenso legame che si era instaurato tra me e lui. Non il risultato di allenamento, o dell’utilizzo pietre. Solo e soltanto la concretizzazione dell’autentico rapporto d’amicizia tra me e il mio Pokémon. »

Il silenzio avvolse i due uomini. Rowan si sentì improvvisamente vecchio, gravato dal peso degli anni e dal frenetico vagare alla ricerca di spiegazioni scientifiche, che gli avevano fatto perdere di vista ciò che davvero considerava  importante: i Pokémon. Samuel, per quanto meno rigoroso di lui, gli aveva fatto ritrovare quella fiducia e quella serenità che tanto a lungo gli erano mancate.

Gettò uno sguardo fuori dalla finestra e le sue iridi si tinsero d’oro: l’alba era sorta, illuminando Biancavilla in un nuovo giorno di speranza. La quiete esterna, inframmezzata dal brusio di qualche Caterpie nei boschi, era in netto contrasto con le intense emozioni che il professore di Sinnoh sentiva nascere dentro di lui. Quel sole, alto e splendente, gli ricordò quello che aveva fatto brillare l’Allenatrice e il suo piccolo Eevee a Fiordoropoli, testimone assieme a lui di un’evoluzione basata sulla fiducia e sul legame tra uomini e Pokémon. Solo in quel momento si rese conto di quale incredibile fortuna avesse avuto ad assistervi.

Sospirò. « Forse ho ancora molto da imparare. »

« Non si finisce mai. » Samuel continuava ad ostentare il suo sorriso rilassato. Anche l’austero profilo di Rowan  si addolcì. « Penso proprio che accetterò una tazza del tuo tè. »

« Ottima scelta! Lo gradisce con latte? »

« Appena un goccio. E niente zucchero. »

Un calore diffuso lo avvolse non appena l’infuso toccò le sue labbra, inumidendogli appena  i baffi. « Posso farti una domanda, Samuel? » 

« Certamente. »

« Gli desti un nome, al fenomeno evolutivo? »

« Mah… Ero un ragazzo… Qualcosa devo essermi inventato… Uhm… » si passò una mano sul mento e inarcò un sopracciglio, pensieroso. Rowan posò la tazza vuota sul tavolo, attendendo a braccia incrociate.

« Oh, ecco! » Oak alzò l’indice al cielo, vittorioso. « Lo chiamai “Felicità”. »

Il professore di Sinnoh era consapevole di avere ancora tanto da apprendere sui Pokémon: quella mattina aveva compreso quanto umiltà e disponibilità fossero elementi essenziali per essere uno studioso esperto e di mente aperta.  

Tuttavia, guardando l’espressione allegra sul volto di Samuel, non poté fare a meno di considerare con una certa amarezza che il nome “Felicità” avrebbe inevitabilmente rovinato la professionalità dei suoi saggi.

Si versò dell’altro tè, con un brontolio divertito. 

Il sole continuò a splendere a lungo su Biancavilla.

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