Bambole novembre 2017
Contest di scrittura

Raccomandiamo a tutti gli utenti di utilizzare esclusivamente l'apposita discussione per parlare degli ultimi aggiornamenti su Pokémon Ultrasole e Ultraluna!


letscore

[Malvagi Senza Gloria] Contest di Scrittura

Topic will be automatically locked at 22:59

12 messaggi in questa discussione

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Durata del Contest: dal 13 al 23 novembre 2017 (ore 23:59)
Annuncio dei Risultati del Contest: 7 dicembre 2017*

*A seconda del numero dei partecipanti la data di pubblicazione dei risultati potrebbe variare


Benvenuti al nuovo Contest di Scrittura “Malvagi Senza Gloria”, dedicato alla narrazione delle vicende di un personaggio malvagio di Pokémon Ultrasole e Ultraluna.

 

Requisiti per Partecipare

 
Per partecipare è necessario un account nella community di Pokémon Millennium. Per maggiori informazioni su come registrarti clicca qui

 

Regolamento

  • Il Contest prevede la creazione di un racconto incentrato su un personaggio malvagio di Pokémon Ultrasole e Ultraluna. Scegliete il vostro cattivo preferito, articolando la trama del racconto attorno a lui e alle sue vicende. La storia può essere ambientata sia nell’arco temporale di Pokémon Ultrasole e Ultraluna sia nel periodo antecedente, come se si trattasse di un prologo degli stessi giochi. Navigate con la fantasia per realizzare un’incredibile storia piena di interesse e attrattiva!
  • Il racconto può essere scritto in prima o in terza persona;
  • Non vi sono limiti sulla lunghezza dell’elaborato. Tuttavia, non potrà essere scritta una Fan Fiction a puntate: l’elaborato dovrà essere scritto interamente in un unico messaggio. È possibile suddividere il racconto in capitoli, l'importante è che costituiscano un blocco unico;
  • L’elaborato dovrà essere inedito: è vietato usare racconti scritti e pubblicati in precedenza su Pokémon Millennium o altrove;
  • È severamente vietato copiare lavori altrui! Se lo scrittore sarà sorpreso a “rubare” un elaborato verrà squalificato dal Contest e dalle iniziative future (solo i protagonisti delle storie possono essere malvagi!);
  • Il topic sarà utilizzato esclusivamente per postare gli elaborati.
  • Una volta pubblicato il proprio elaborato non sarà possibile effettuare alcuna modifica o correzione (a meno che non venga esplicitamente consentito dagli organizzatori), pena l’esclusione dal Contest.

 

Come Partecipare
Una volta scritto il proprio elaborato, sarà sufficiente rispondere a questa discussione inserendo la propria opera e alcuni dettagli. Lo schema da rispettare è il seguente (clicca il pulsante spoiler!):

 

Spoiler

Nome dell’autore: inserire qui il proprio nickname
Titolo: inserire qui il titolo del proprio elaborato
Elaborato: inserire qui il proprio lavoro

 

Una volta pubblicato, non sarà possibile modificare il messaggio, pena l’esclusione dal Contest.

 

Premi in Palio
I premi in palio, che varieranno a seconda del numero di partecipanti, sono i seguenti: 
 

  • Il primo classificato riceverà il videogioco Yo-Kai Watch 2 Spiritossi per Nintendo 3DS e 20 PokéPoints da utilizzare su Pokémon Millennium!
  • Il secondo classificato riceverà 15 PokéPoints 
  • Il terzo classificato riceverà 10 PokéPoints
  • I classificati tra la quarta e l'ottava posizione riceveranno 7 PokéPoints ciascuno
  • Il vincitore del premio originalità, assegnato al creatore di un lavoro da podio che si è distinto per una particolare originalità, vincerà 12 PokéPoints!
  • I vincitori del premio di consolazione, assegnato a coloro che hanno avuto una buona valutazione dai giudici pur non rientrando tra i migliori otto, riceveranno 2 PokéPoints a testa.


Giudici della Competizione
I vostri elaborati saranno esaminati e giudicati da AleanDij27, Lembina, letscore, Liuk e LooP.

 

Domande & Assistenza
Per qualsiasi domanda, o se hai bisogno di assistenza, gli organizzatori del contest saranno sempre disponibili per un chiarimento. Contattaci attraverso la discussione di supporto per le iniziative.

 

Lo Staff di Pokémon Millennium vi augura buon divertimento con il Contest di Scrittura 2017! :)

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Autore:Aurores

 

-Cyrus,Il Lupo che perse il pelo...


 Diario:Giorno XX del mese XX dell'anno 20XX
...Tre anni...Tre anni sono stato intrappolato in quella dimensione distorta...almeno,questo secondo i dati che ho trovato nella mia dimensione d'origine.
Quando ero lì dentro il tempo non passava affatto,lo posso confermare dal fatto che non invecchiavo,eppure sembrava fossero passati secoli quando ero lì...
Le immagini del giorno e della notte,dalla dimensione imperfetta che ho tentato di cancellare per crearne una perfetta,arrivavano di continuo ed insieme non permettendomi di dormire...beh,non che ne avessi bisogno
Poiché la cosa veramente strana di quel luogo infernale era che nonostante fossi senza cibo non ho mai avuto bisogno di mangiare...e lo stesso valeva per il sonno,non ho mai avuto di bisogno di dormire!Sembrava che la distorsione avesse effetti anche su di me.
Questo è stato un bene,dato che altrimenti oggi non sarei qui a scrivere questa pagina di diario...ma durante la mia prigionia era una tortura che desideravo sparisse insieme a quell'incubo distorto.
Vedevo di continuo imperfezioni,anormalità,cose fuori da ogni logica umana e pokémon...volevo solo andarmene il prima possibile.
Non sono mai riuscito a trovare un'uscita o crearne una,il pokémon ombra che mi aveva imprigionato era scomparso,dev'essere a causa di quello stupido ragazzino che rovinò i miei piani...
Un giorno accadde qualcosa però...nel mentre stavo vagando nella dimensione distorta,un portale si aprì...Non era per niente simile ai due portali dei leggendari Palkia e Dialga...e nemmeno di quel pokémon ombra!
Sembrava un imbuto,e da esso vi uscirono tanti tizi vestiti di nero,ad eccezione di una R riempita con i colori dell'arcobaleno.Ho sempre odiato quei colori,eppure in quel momento ero felice di vedere una qualsiasi cosa che fosse diversa dall'essere distorto e senza privo di senso.
Poco dopo uscì un altro tizio,vestito elegante e con un persian affianco a sé,che mi sorrise e si avvicinò a me con le braccia aperte,dicendo"E' un piacere incontrarla Cyrus...immagino ti serva il mio aiuto,dopo tanto tempo speso in questo luogo...glielo posso offrire,ma in cambio voglio il suo di aiuto"
Non li avevo riconosciuti subito,ma quando arrivò quel tizio la mia mente ricordò quello che avevo letto su vari giornali quando da ragazzo volevo passare il tempo...Le persone con la R colorata erano i membri del team Rocket...e quello era il loro capo:Giovanni.
Nonostante avessi sempre odiato l'idiozia del loro insulso gruppetto,non potevo non accettare e lo seguii entrando nel portale con il quale mi aveva raggiunto.
Mi portò nel suo ufficio,dove mi disse del perchè era venuto da me:Aveva bisogno del mio genio per perfezionare la sua tecnologia e avere un generale competente per il suo team...accettai per ripagare il debito nei suoi confronti,ma soprattutto per quello che mi offrì in cambio dei miei servigi:
La mia dimensione perfetta,governata solo da me e senza nessun' imperfezione...accettai quasi subito,ed ora mi ritrovo ad aiutare questi pagliacci.
Per il momento starò al gioco,ma questi stolti non sanno che alla prima occasione li distruggerò.
Difatti perchè dovrei volere solo il mio mondo perfetto,se ne esistono infiniti che sono imperfetti e non meritano di esistere?
Cancellerò ogni singolo universo imperfetto esistente,lasciando solo la perfezione a regnare sovrana...e la prima dimensione che cancellerò sarà ovviamente quella distorta agonia ,insieme a quella imperfetta a cui fa da controparte,e nessuno questa volta potrà fermarmi!

Forse sarò un lupo che ha perso il suo pelo,ma non il vizio

CyrussuryC.png

Modificato da Aurores

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Autore: Flavio0625

 

Titolo: Giovanni, la nuova malvagità

 

Elaborato:

 Sono ormai anni che sono fuori dal team... Senza di me non sono andati molto lontani a quanto vedo, anzi hanno cercato anche di richiamarmi, poveri stolti, io sto realizzando un piano molto più grande di quello per cui ho creato il team rocket, infatti, è per questo che me ne sono andato e gli ho abbandonati di punto in bianco.
Erano troppo scarsi e stupidi quindi inutili per il mio nuovo piano, per questo sto formando un nuovo team molto più forte e completo, composto dai migliori cattivi in circolazione.
Ho cercato in lungo e in largo, regione per regione, per arrivare dove sono ora ad Alola!
Il mio nuovo team l’ho chiamato team rocket rainbow in onore dei bei vecchi tempi dove cercavamo di rubare pokemon agli allenatori per tutta la regione di Kanto.
Ho costruito il mio palazzo nel sottosuolo di Alola in modo che nessuno potrà scoprirlo fino a che il mio team sarà al completo. Sono andato per tutte le regioni dove c’è stato almeno un team malvagio e ho reclutato i capi di ogni team promettendoli il mio aiuto.
Senza dubbio il più difficile da reclutare è stato Cyrus, il capo del team galassia, sia per arrivare dove risiedeva sia per convincerlo. Con l’aiuto del mio fidato Mewtwo e delle conoscenze tecnologiche di Elisio, capo del team flare, ho aperto un varco interdimensionale per raggiungere il mondo distorto dove Giratina lo aveva risucchiato e lo ho portato fuori da li.
Poi sono andato da tutti gli altri team delle altre regioni e devo dire che quello con le idee più simili alle mie era Gechis del team plasma. È un uomo molto simile a me sia caratterialmente sia per gli ideali quindi è stato il più facile da convincere.
È stato proprio lui a consigliarmi l’idea di nascondere il palazzo sottoterra come fece lui al suo tempo a Unima con il castello di N e infatti è proprio quello che ho fatto.
Poi da Elisio ho appreso la megaevoluzione e ho girato in lungo e in largo Kalos per trovare la megapietra che permette la megaevoluzione del mio fidato Mewtwo e ne ho trovate addirittura due e ho capito che nascondono poteri straordinari.
CLACK. La leva che permette il movimento dell castello è azionata e il castello ora è visibile agli occhi di tutti perchè ormai il mio piano è pronto. 
Ho formato un team malvagio fortissimo, in grado di sconfiggere qualunque nemico e ho acquistato le singole capacità di ogni capo dei team precedenti. 
Ora sono invincibile e una volta che il mio piano di soggiogare la regione di Alola e in seguito tutte le altre quindi conquistare il mondo e diventarne il padrone assoluto, non manterrò la mia promessa con i capi ma anzi gli eliminerò a uno a uno con il potere della megaevoluzione, perchè io sono Giovanni, il capo del team rocket rainbow e non faccio alleanze con nessuno!!! 
È ora che Alola conosca la vera malvagità!!!

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Autore: Lucas_Mystery

Titolo: Il racconto di ragazzo

 

Storia:

Mi chiamo Jun...non sono un capo...non sono un comandante...ero solo uno tra quei ragazzi e ragazze che desideravano girare per le isole e vedere la regione...mi ricordo ancora quel giorno...il giorno in cui tutto cambiò.

Avevo 11 anni e mi era stato appena regalato il mio primo pokemon...un Turtonator...lo so...bizzarro come starter...chiunque si sarebbe aspettato un rowlet, un litten o un popplio o un pokemon dei percorsi li vicino, ma io nel vedere quel gigantesco pokemon drago al mio fianco mi dava una sensazione di invincibilità enorme, una sensazione che presto si sarebbe spenta.

Grazie a Turtonator superare le prove fu facile e sempre grazie a lui trovai i mie primi compagni di squadra: Passimian e Archen, una volta lasciata l'isola di Akala dove ero nato mi spostai verso Ula Ula, ma non potevo sapere che era li che mi aspettava la fine della mia vita da allenatore.

Una volta sbarcato cominciai subito a cimentarmi nelle prove, non fu facile ma ci riuscii e trovai anche un nuovo compagno di squadra: Krokorok.

Fu durante la sfida con il kahuna dell'isola che tutto cambiò, mentre lottavamo sentimmo un forte presenza avvicinarsi sempre di più e come dal nulla spuntò fuori, era la divinità dell'isola. Mi ricordo ancora...il gelido sguardo di quell'essere...la sensazione di impotenza...l'aria sembrava come rarefarsi...ritrovo tutto ciò ancora nei miei incubi, puntandomi una delle sue zampe fece un gesto di indignazione e fu allora...che sentii quelle parole...quel suono...che distrusse il mio mondo :"non sei degno"...furono le parole pronunciate dal kahuna, nonostante ciò aveva in volto uno sguardo di indignazione e sottomissione verso quella capricciosa divinità...ero confuso...paralizzato...non sapevo come reagire...a risvegliarmi fu il ruggito di Turtonator che si lanciò contro la divinità venendo però spazzato via come foglie al vento...da quel giorno fui espulso dal giro delle isole.

Tornai a casa ad Akala ma ciò che trovai fuori di casa erano due pacchi e uno zaino...e lo sguardo in lacrime dei mie genitori...ero diventato la vergogna del villaggio e così decisero di cacciarmi. Finii per vagare per la città di Kantai per non so quante settimane o forse addirittura mesi, per far sopravvivere me e i miei compagni mi diedi alla criminalità di basso livello...rubavo...saccheggiavo...finii in prigione 2 volte...un ragazzo di 12 anni in prigione perché ha cercato di sopravvivere...che immagine orribile;ce ne erano altri come me...i loro sguardi erano come il mio vuoti...senza vita...privati di quella luce che ci aveva dato forza...ma poi arrivò lui, emanava una luce oscura...ma...era calda...rassicurante...come se qualcuno mi stesse aiutando a portare quel fardello che avevo sulle spalle, mi disse che stava radunando persone...persone con le quali cambiare le cose...cambiare la regione...non so se furono quelle parole o quel suo sorriso malvagio ma che racchiudeva speranza...ma quando mi porse quel fazzoletto nero io accettai. Sono passati 2 anni da allora...ora vivo in un appartamento nella periferia di Hau'oli insieme ad un altro ragazzo, un tipo strano ma simpatico che non fa altro che fare rime e mettere il nostro nome alla fine d'ognuna di esse...non mi pento di ciò che sono ora anche se la gente ci schernisce e non ci prende sul serio...ora o la mia libertà e la speranza nel pensare che un giorno tutto cambierà.

Mi chiamo Jun...non sono un capo...non sono un comandante...sono solo uno tra quel ragazzi e ragazze che desiderano un cambiamento...e...come direbbe il mio amico:

"OCCHIO ALLO SKU-SKU-SKU-SKULL!!!!!".

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Autore: The Pokesor

Titolo: La scomparsa del sommo!

 

Elaborato:

«Cavolo… certo che qui fa proprio caldo!

Io… il supremo Ghetsis Harmonia Gropius… come ho fatto ad entrare in quel varco?

Questo luogo non sembra Unima… la sabbia è di certo diversa da quella di Spiraria o da quella di Grecalopoli… per colpa della tuta respiro anche a fatica…»

Ad un certo punto sentii una voce che chiamava il mio nome, e mi alzai subito, infondo il re di Unima non si può mai inginocchiare davanti a qualcun altro.

«Tu sei Ghetsis vero? Su alzati e risponditi!»

Non ci pensai due volte… come osava costui ad urlare contro il re di Unima… colui che padroneggia la verità e gli ideali.

«Si sono io, come OSI disturbare un re!»

«Giusto… tu sei il capo del Team Plasma… e sei anche diventato re di Unima, per fortuna le fonti non mentono, ma sappi che qui ad Alola non vali niente!»

Ero molto confuso, ma bene o male avevo capito tutto: quella specie di buco nel cielo mi aveva trasportato ad Alola, una regione esotica di cui già ne avevo sentito parlare, il tizio con cui avevo parlato si chiama Giovanni, dice di venire da un'altra dimensione e che vuole conquistare il mondo insieme a me e ad altri membri di un team dal nome strano:

Team… Rain… Rainbow Rocket!

Mi rinchiuse in una stanza di una villa lussuosa, ma che ovviamente il sottoscritto ad Unima si poteva permettere con tanta facilità.

Per qualche giorno pianificai ciò che mi aveva chiesto Giovanni: come conquistare Alola, ma ero molto confuso.

Possibile che quel varco nel cielo mi avesse stordito fino a questo punto… non riuscivo nemmeno a riconoscere determinati oggetti e il mio unico obbiettivo era sapere qualcosa di più su questo varco.

Avevo perso perfino la voglia di tornare ad Unima, non me ne importava più niente!

Con il laptop in camera mia cercai informazioni sul posto e sul varco:

Alola era un arcipelago, aveva da poco un campione ed è famosa per questi varchi interdimensionali generati da un certo Pokemon Solgaleo.

«Interessante… mi sarà molto utile per sapere qualcosa su questi ultravarchi… »

Non mi sentivo ancora bene… quell’ultravarco mi aveva completamente distrutto… ma dentro di me c’era soprattutto il voler distruggere qualcosa… che sia la regione di Alola!?

Di soppiatto la porta si aprì… era Giovanni e mi chiedeva quale fosse il mio piano per conquistare Alola e io risposi: DISTRUGGERLA!

Giovanni«Scusami, è questo il piano del re di Unima?!!»

«SI, distruggerò anzi distruggeremo Alola e da li costruiremo un posto dove ideali e verità si intreccino… un mondo perfetto!»

Giovanni rise e se ne andò senza fiatare.

Passarono i giorni… ma io ero sempre più stanco fisicamente… psicologicamente volevo distruggere… fino a quando non si riaprì di nuovo quella porta.

«E TU CHI SEI?!»

«Io sono il campione di Alola e farò finire il Team Rainbow Rocket»

In quell’istante tutta la mia voglia di distruggere si sposto nel voler distruggere quell’allenatore e iniziò la battaglia…

Certo i miei Pokemon erano stanchi… infondo avevo trovato le Pokeball solo il giorno prima… ma ero sicuro di vincere e sentivo un’aurea avvolgermi di potenza, quasi come quell’aurea che avvolge i Pokemon durante le mosse Z che avevo visto l’altro giorno sul mio laptop…

5 minuti… solo 5 minuti e la mia sconfitta avvenne…

«Complimenti, hai sconfitto il re di Unima, ma adesso dimmi… COME HAI FATTO!! IO, IL RE DI UNIMA GHETSIS HARMONIA GROPIUS SCONFITTO DA UN MOCCIOSETTO ACCOMPAGNATO DA UNA RAGAZZINA INUTILE!!»

Mi venne istintivo spingere quella ragazzina per terra per scappare via da quella prigione, ma prima esclamai:

«Non è giusto! Non è possibile» Volevo tornare ad Unima!

Corsi senza una meta, scappai incontrando mille volti differenti… un pirata vestito di blu ed un idiota vestito di rosso… un uomo privo di emozioni ed un altro dai capelli rossi come una criniera di leone… Non sapevo cosa fare e scappai.

Appena uscito dalla villa raggiunsi un edificio affianco e notai che ero circondato dal mare… A quanto pare ero su un isola artificiale!

Ero stato sconfitto, volevo tornare ad Unima, non ce la facevo piu fino a quando non mi ritrovai Giovanni davanti a me…

«Tu non sei in grado di aiutarmi, fallito»

Da li il buio, non ricordo più niente.

Mi risvegliai giorni dopo al palazzo di N, sulla vista della lega di Unima.

Antea e Concordia mi avevano curato ed N, il principe di Unima, si spaventò per la mia scomparsa…

Da quel giorno non ricordai piu niente, l’ombra avvolse i miei ricordi, il mio unico scopo era continuare a regnare su Unima, privando gli umani dei Pokemon!

 

 

Modificato da ThePokesor

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Nome dell’autore: Eneru
Titolo:  Vita da recluta  (Soggetto: Recluta Team Rainbow Rocket)
Elaborato:  Eccomi qui, a scrivere un piccolo racconto sulla mia esperienza che sto tutt'ora vivendo in quel di Alola. Mi chiamo Victor, giovane recluta del nuovo Team Rainbow Rocket. Fin da piccolo ero stato istruito da mio padre (ex-recluta del famoso Team Rocket a Kanto) a prestare servizio verso questa organizzazione criminale. Che dire, non una bella vita insomma...

La nostra famiglia era abbastanza povera, quindi non c'era altra scelta se non quella di avere qualche guadagno attraverso azioni non propriamente legali: dalle rapine nei vari Market e/o aziende di valore sparse per la regione, alla compravendita illegale di pokémon, fino alla conquista, con la forza, di importanti pezzi di terreno su cui poter piantare alberi di bacche, per poi poterle vendere. Insomma, tutto quello che si poteva guadagnare illegalmente, noi facevamo di tutto per guadagnarlo. 

Dopo un po' di gavetta nella cara e vecchia Kanto, arrivò finalmente il fatidico momento in cui venni promosso a recluta ufficiale del team. Di lì a poco il nostro capo decise di spostarsi, insieme a tutta l'organizzazione, nella regione di Alola, rinominando il team ''Rainbow Rocket''. Ed è praticamente qui che comincia la mia personale avventura da Recluta. 

Arrivato ad Alola, vengo subito incaricato di cercare potenziali nuove reclute, insieme ad altri miei colleghi. Pertanto mi vengono fornite ben due pokéball: una contente un esemplare di Zubat; un'altra contenente, invece, un esemplare di Grimer. Quest'ultimo è un esemplare diverso da quello che conoscevo, infatti in questa regione tali pokémon hanno sviluppato altre caratteristiche rispetto a quelli presenti nella mia regione di provenienza, ovvero Kanto. Cambiano in estetica e addirittura hanno acquisito un nuovo tipo!  Ma non sembrano gli unici pokémon ad avere questa peculiarità qui ad Alola...

Nei giorni seguenti riesco ad imbattermi in vari giovani allenatori. Ogni incontro era caratterizzato da lotte pokémon, in quanto tutti questi ragazzini non volevano proprio saperne di entrare a far parte del nostro team. Quindi, insieme ai miei colleghi, cercavamo di convincerli con le maniere forti!

Nemmeno un tentativo andò a buon fine: molte volte riuscivano comunque a scappare, dopo aver messo fuori gioco tutti i nostri pokémon; altre volte venivamo raggiunti dalla polizia locale, allertati dalle urla dei ragazzini e dalle piccole esplosioni dovute alla collisione degli attacchi dei pokémon. Insomma, sembrava essere un fallimento.... 

Dei tanti ragazzini incontrati, uno in particolare mi colpì: si chiamava Sun, ed era tremendamente determinato a proseguire la sua avventura sull'isola, tanto che in quel caso la lotta pokémon intrapresa contro di lui fu a senso unico, io ed il mio collega non potemmo far niente di fronte alla potenza dei suoi pokémon.

Da lì capii che avrei dovuto allenare di più i miei pokémon, e non usarli solo come strumento intimidatorio nei confronti di giovani ed inesperti ragazzini. Ecco, vedere i pokémon in maniera diversa cominciò a far balenare nella mia testa l'idea di abbandonare la vita da criminale per ricominciare da zero e affrontare una nuova vita!  In effetti la vita da Recluta del Team Rainbow Rocket non era così bella, così come la vita da criminale in generale... Molti di noi ci ritrovavamo lì per cause di forze maggiori, tipo nel mio caso: costretto a lavorare per questi tizi per via della scarsa stabilità economica della mia famiglia e per le continue insistenze di mio padre. Non era la vita che sognavo da piccolo, non l'avevo scelta io.

Tali pensieri cercavo di condividerli con i miei colleghi, ma in cambio riuscivo ad ottenere soltanto occhiatacce e giudizi negativi nei miei confronti. Tutti cominciarono a pensare che volessi tradire l'organizzazione e consegnarla alle autorità. Risultato? Relegato nel sotterraneo del quartier generale a fare la guardia ad un qualcosa che nemmeno io sapevo cosa potesse essere, senza possibilità di comunicare con qualcuno all'esterno in nessun modo. Certo, mi spettava un'oretta di pausa al giorno oltre alla pausa-pranzo, ma di certo la mia vita era stata sconvolta di nuovo, ero stato addirittura degradato...

Ogni giorno passato in quel sotterraneo era una tortura, continuavo a pensare a quanto fosse bello passeggiare per la regione, catturare pokémon ed effettuare lotte, ma allo stesso tempo pensavo a quanto fosse utile continuare a servire il Team Rainbow Rocket, per via dei soldi. Ero confuso, ed anche arrabbiato per la situazione...

Dentro di me si coltivava sempre più rabbia per quello che stavo passando, e di lì a poco i pensieri sulla volontà di lasciare tutto e cominciare una nuova vita furono sostituiti da pensieri più bui, più macabri....pensieri criminali! 

Non potevo crederci: e se fosse stato questo l'intento del mio capo fin dall'inizio? Aveva visto in me segni di cedimento, pertanto mi mise in una situazione in cui avrei sicuramente sofferto, provocandomi sempre più rabbia interiormente e annebbiando la mia mente con pensieri malvagi. Beh, se era questo il suo scopo, devo fargli i complimenti... ci è riuscito!

Forse questa mia natura c'è sempre stata e dovevo semplicemente farla emergere, ma ora posso dire di essere più consapevole delle mie intenzioni e quindi è giunto il momento di scalare le gerarchie e diventare quantomeno vice-capo dell'organizzazione. 

Non avevo passato tutto quel tempo nel sotterraneo invano, a grattarmi la testa. Avevo approfittato della situazione per allenare i miei pokémon, tanto da riuscire a farli evolvere. Infatti il mio bel Grimer si è evoluto in uno splendido Muk, ed il mio Zubat in Golbat.

Ero finalmente pronto per ricominciare il mio lavoro al di fuori del quartier generale. Rimasi lì, in attesa di una chiamata da parte del capo, che mi avrebbe di lì a poco incaricato di andare nella città di Hau'oli per incontrare un commerciante, che di solito si occupava della compravendita di Code Slowpoke

Prendo le mie due pokéball e mi dirigo all'uscita:

<Ah, finalmente un po' di aria fresca. E' l'ora di ricominciare miei cari, abbiamo il compito di conquistare questa regione!> Esclamai con tono deciso ai miei colleghi, prima di partire alla volta della città vicina...

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Nome dell’autore: meatball
Titolo: Roi•taire - Il Silenzio del Re
Elaborato: 

 

Opprimente, senziente, dolente. Fischia, urla, scuote, divide e ghermisce. È freddo, sono pungenti spine che silenti aspettano che cada. Ti sembra di camminare su un tappeto di carboni ardenti ma tu non senti nulla anche se sei cosciente che la pelle ti stia urlando fino allo spasimo di far finire quell'incessante tortura. Ma continuo a camminare in questa verdegrigia foresta, sto portando più foglie sul mio mantello che sulle folte chiome degli alti alberi. Perché non riesco a fermarmi? Sembra come se camminando mi scivoli via quella pesante cappa di solitudine e silenzio che ormai da qualche anno mi urla nel carapace vuoto che è diventato il mio pesante corpo. Sto camminando, io lo so. Non sento pokemon intorno a me, non sento voci intorno a me, non sento versi intorno a me, non sento alcuna presenza intorno a me. Le parole mi sembrano tutte ridondanti…Avete mai avuto quella sensazione di non non conoscere più una parola dopo averla ripetuta più volte? Ecco, sento la stessa cosa da ormai anni, credo. Il mio mantello diventa più pesante, mi tira verso la parte opposta, eppure non ho sentito nessuno camminarmi vicino. Mi sento immerso in una grossa bolla di sapone nero pece, così viscosa e fitta che non riesco a vederci attraverso. Dove sono i tronchi? E i pokemon che la popolano? Dov'è il cielo? C’era un cielo quando ci sono entrato? È un’opprimente senso di disgusto questo, quanto può fare paura un vacillante senso di silenzio? È così forte che mi sembra quasi voglia strapparmi i timpani, lo sento farmi vibrare lo stomaco come se fossi percosso con violenza da qualcuno. Come può un re avere timore di qualcosa di astratto come il silenzio? È una paura irrazionale, non puoi descriverla puoi solo viverla. Il mio mantello da pesante che era diventa improvvisamente di marmo e mi ancora al suolo. È questo il limbo che devo vivere in eterno? È questa la mia punizione per aver voluto il nulla per gli altri? Ho desiderato l’oblio per il mondo e per i suoi abitanti è invece la paura del nero mi sta avvolgendo. Pagherei la mia anima per sentire un rumore, qualsiasi rumore. È come se quelle spine quiescenti che mi circondavano il cuore tutto d’un tratto abbiano assunto la stessa valenza della spada di Damocle. Fisso il vuoto davanti a me, come posso penetrare questa cappa di oscurità che mi avvolge? Ho il fiato corto e quelle spine mi costringono sempre di più i polmoni. Stringo i pugni con forza, mi pare di sentire le unghie conficcarsi nei palmi.

Un piccolo calore si insinua tra le mie dita, mi fa rilassare e i tendini pian piano si sciolgono nel quieto tepore di una piccola manina calda. Sbuca timidamente un faccino sporco da dietro di me, ecco allora perché il mio mantello era diventato così pesante. Le spine cadono ma non mi importa. Bucano quella bolla scura e in un secondo mi pare di vedere una scena che non so descrivere se sia veramente accaduta o meno. La foresta finalmente si palesa davanti a me e il verde del bosco fa da sfondo ad una folta cesta di capelli dello stesso colore delle foglie, le stesse che prima cercavo disperatamente. Mi sorride, sospiro, socchiudo gli occhi…Stringo appena la mano di quel dolce bambino che mi ha tirato fuori dall’oblio, non c’è nessuno nel circondario che possa averlo semplicemente perso. Dall’alto della mia non indifferente mole, mi chino verso il piccolo e nello stesso istante in cui mi sembra di poterlo abbracciare quella visione di ciò che fu e mai più sarà scompare.

E ancora buio circonda il mio corpo, in una caverna secca e senza luce, il sovrano di Unima ne fece temporaneamente giaciglio sicuro dalle intemperie e da chi lo insegue. Ghecis, so chi sono e so cosa ho fatto. Mi trovo lontano da quella che doveva essere la terra che avrebbe dovuto vedere la nascita del mio sogno, ho navigato a lungo per poter trovare una terra altrettanto ‘incontaminata.’ Alola la chiamano. Esco da quella grotta scavata nella montagna e mi sembra di ritrovare la mia bolla, le mie spine, il mio silenzio. Tutto quel delirio che ho vissuto in realtà non erano le mie foreste di Unima, ma solamente una grotta di una terra straniera. Di una terra non mia. Quanto ho vagato in quella grotta? Quante volte ho girato in tondo? Quante volte mi sembrava di aver trovato la strada per uscirne? Un eco di un passato che ho contaminato mi ha aiutato, perché? Fisso davanti a me alla ricerca di una risposta ma non riesco a trovarla. Quel poco di sanità mentale che mi rimaneva mi è scivolata via dalle mani. È la mia fine questa? O è la fine da dover usare come nuovo inizio?

Io sono Ghecis, Primo tra i Sette saggi e Re di Unima. Se è l'oblio che mi aspetta allora ne farò mia compagna, questa bolla la mia dimora e il mio scudo e queste spine le mie armi. Questa volta non sarò io ad inginocchiarmi, i re non sanno farlo.

Roi•taré-La pazzia del re.

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Nome dell’autore: MadEifie

Titolo: Il male e la carne
Elaborato: 

 

Capitolo I – Beltà –

 

“Ti devo cercare ad ogni costo, non puoi essere così lontano da me! Ti troverò anche a costo… di impazzire!”

 

Samina risiedeva nella sua sfarzosa camera da letto dove un’illuminazione argentea donava alla stanza una parvenza di perfezione e bellezza.

Ogni mobile regale era perfettamente al suo posto, ordinato e pulito. Inoltre, in fondo alla stanza, risiedeva una specchiera incantevole rifinita in oro, con sopra una bianca fruttiera piena di Baccapesche perfette, senza nessuna ammaccatura o imperfezione.

Ella, con una sottile matita nera, stava scrivendo su un foglio candido del suo diario un numero… 42.

Mentre, osservava lo specchio con occhi vuoti e spenti, il suo pensiero era altrove, la donna era assillata per la sparizione di suo marito Paver, in un Ultravarco da lui stesso aperto; essa desiderava ritrovare il suo consorte perduto.

Samina si alzò elegantemente dal letto e si diresse davanti al luminoso specchio, osservando intensamente la sua immagine specchiata; dopodiché iniziò a recitare, come ogni giorno, quello che era divenuto un suo mantra

“Ti devo cercare ad ogni costo, non puoi essere così lontano da me! Ti troverò anche a costo… di impazzire! Lo devo fare per i miei adorati figli!”

Ad un tratto, la donna venne interrotta da qualcuno che bussava alla porta della stanza, una voce femminile chiese se poteva entrare, e lei rispose con un semplice e serio “Avanti”

La donna che entrò nella camera da letto si rivelò essere Ciceria ed esordì “Direttrice, volevo informarla per la preparazione dell’esperimento sull’Ultravarco!”

“I preparativi sono pronti?” chiese gentilmente la donna.

L’assistente annuì.

“Lylia e Iridio sono al sicuro durante l’esperimento?”

“Certamente, me ne sono occupata personalmente! Il signorino Iridio si sta esercitando per diventare un allenatore di Pokémon, come al solito. Invece la signorina Lylia risiede nella sua stanza. Entrambi sono lontani dai laboratori sotterranei!” rispose, con un tono umile, l’assistente.

“Ti ringrazio, Ciceria!” disse la direttrice, poi continuò “mi sento in colpa di non essere stata vicina ai miei figli in questo periodo! Spero che capiscano il duro lavoro che sto facendo per loro!”

Ciceria tranquillizzò la donna, dopodiché fece cenno di seguirla fino ai laboratori della Fondazione.

Le due donne raggiunsero la destinazione passando per un lungo e largo corridoio bianco, l’enorme stanza era piena di particolari macchinari dall’aria futuristica ed era popolata da persone vestite con candide vestaglie e un casco a specchio che celavano interamente il loro viso.

Vicio, con una movenza quasi serpentina, si avvicinò a Samina e, con il suo abituale tono servile, spiegò a lei

“Direttrice! I preparativi sono pronti… l’esemplare di Cosmog pare essere in gran forma oggi! Questa è la volta buona che riusciremo ad aprire l’Ultravarco richiesto!”

“Speriamo che sia così! Sto cominciando a perdere la speranza!” rispose sconfortata la donna.

“Non si preoccupi! Posso dare via all’esperimento?” chiese umilmente lo scienziato, la direttrice acconsentì con la testa.

Uno scienziato, prima di azionare il macchinario, registrò nel fascicolo il numero di tentativo dell’esperimento, ovvero, il numero 42.

Fatto ciò, avviò l’apparecchiatura scatenando un insopportabile ronzio che faceva tremare l’intero laboratorio.

Improvvisamente, iniziarono ad apparire piccoli flash e lievi scintille al centro della stanza, subito dopo, con lo stupore di tutti un tonfo sordo e, infine, l’apparizione di quel che pareva essere uno sfavillante tunnel extra-dimensionale.

Samina osservando quel portale, si lasciò andare a un contenuto sorriso di gioia, mentre, il resto del gruppo cominciò ad applaudire e urlare dalla felicità.

Purtroppo, i festeggiamenti vennero interrotti precocemente a causa di un problema all’Ultravarco, esso continuava a produrre scariche elettriche che potevano danneggiare gli apparecchi elettronici del laboratorio.

Però. ad un tratto, tale scintille cessarono bruscamente, ma dal portale cominciò ad uscire lentamente una strana creatura tentacolare simile a una medusa.

La creatura danzava leggiadramente, svolazzando intorno al laboratorio sotto gli occhi sbigottiti dei presenti, Samina riconobbe l’essere e, con cautela, bisbigliò al capo-filiale “Vicio, è la stessa creatura dell’Ultravarco in cui Paver scomparì!”

“Ne è propria sicura, Direttrice?” chiese preoccupato, l’uomo.

Lei annuì, di conseguenza, il capo-filiale scarabocchiò, quello che parevano essere delle coordinate sul proprio taccuino.

All’improvviso, erroneamente, uno scienziato estasiato dalla bellezza dell’essere extra-dimensionale scattò una foto alla creatura dimenticando di togliere il flash.

Il lampo di luce agitò il mostro che cominciò a diventare aggressivo; esso iniziò ad utilizzare Gemmoforza danneggiando le attrezzature del laboratorio e, cercando di ferire i presenti.

Samina si nascose dietro a una scrivania assieme a Ciceria, e urlò a Vicio di dare l’allarme chiedendo aiuto “Siamo tutti in pericolo! Chiama la pattuglia!”

L’uomo sconvolto chiese “Vorresti chiamare quelle persone che vengono da un altro mondo?”

“Sì! Chiamali adesso!” urlò la donna.

Vicio era talmente spaventato che non riusciva a muoversi, inoltre, l’urlo di Ciceria allarmò Samina che vide la creatura tentacolare avvicinarsi lentamente all’assistente.

La direttrice, in un impeto di coraggio, si mise tra il mostro e la donna in pericolo.

La creatura stritolò il braccio di Samina provocandole un doloroso fastidio simile a una scarica elettrica, la donna cominciò a indebolirsi e non reggendosi più in piedi, di conseguenza, cadde svenendo. Buio!

 

Samina si risvegliò nel suo lussuoso letto, infreddolita e con i giramenti alla testa. Seduta al suo fianco c’era Ciceria con un’espressione molto turbata, invece, Vicio era in piedi davanti alla specchiera che continuava a scrivere sul suo palmare, non curandosi della salute della donna.

“Direttrice, come si sente?” chiese amorevolmente l’assistente.

“Mi sento debole, ma sento che mi sto riprendendo! Cosa è successo? E l’Ultracreatura?” chiese ossessionata la direttrice.

Il capo-filiale fece un passo in avanti e cominciò a spiegare l’accaduto

“Dopo che UC-01 l’ha attaccata, il portale ha cominciato a tremare e lentamente si stava riducendo. L’Ultracreatura, a quel punto, si è lanciata verso di esso ritornando, probabilmente, nel suo mondo! Mi dispiace, Direttrice, il portale si è chiuso e non abbiamo potuto fare niente! Però, ora abbiamo, le coordinate dell’Ultramondo di UC-01, la prossima volta sarà un successo!”

“Grazie, Vicio! Voglio che inizi subito i preparativi per un nuovo tentativo, non possiamo fermarci proprio ora che siamo vicini a Paver!”

Ciceria, disapprovando questa decisione, controbatté “Direttrice, deve riposarsi! Non possiamo fare l’esperimento un altro giorno?”

La donna lanciò un’occhiataccia all’assistente rispondendo con un no secco poi, rivolgendosi, a Vicio comunicò “Voglio che prepari l’esemplare di Cosmog al nuovo esperimento, capito?”

L’uomo annuì e lasciò la stanza con un ghigno inquietante sulla sua bocca.

Ciceria, tenendo la mano fasciata della donna e con le lacrime agli occhi, consigliò “Samina, ti prego! Prenditi una pausa, questa cosa ti sta distruggendo… i dipendenti sono spaesati senza la tua leadership e soprattutto, non vedi i tuoi figli da due settimane!”

“Lo so, Ciceria! Però tutto questo lo sto facendo per loro e… per me. Il mio adorato Paver è disperso in qualche Ultramondo in solitudine! Ha bisogno del mio amore e quello dei propri figli.” ribatté la donna, mentre, una lacrima solcava il suo pallido viso.

“Certo, hai perfettamente ragione! Però, solo per oggi, vai a trovare i tuoi figli, soprattutto, la signorina Lylia che sente tanto la tua mancanza!”

Samina, posando intensamente lo sguardo negli occhi lucidi dell’assistente, acconsentì la sua richiesta

“Lo farò quando mi sarò ripresa del tutto, non posso mostrarmi in queste condizioni a mia figlia!”

Ciceria approvò la decisione della donna e la lasciò riposare sull’enorme letto, sola con i suoi mille pensieri per la testa.

 

Trascorrevano i giorni, Samina annotava, sul suo stesso diario e sulla stessa pagina, altri numeri fino ad arrivare al numero 49.

Mentre, guardava intensamente la specchiera con occhi vuoti e persi nei suoi pensieri, ella non faceva altro che pensare a quella meravigliosa creatura simile a una medusa che danzava leggiadramente con quel movimento quasi ipnotico.

Intanto, nella fruttiera le Baccapesche stavano incominciando a decomporsi! 

 

Capitolo II – Ozymandias –

 

I giorni trascorrevano inesorabili e Samina stava diventando irritabile con tutte le persone che aveva intorno; soprattutto, quando scoprì che Iridio rubò un Pokémon dai laboratori scappando di casa.

Inoltre, ella era assillata da strani pensieri, bramava la bellezza di quella Ultracreatura, sapeva che aveva bisogno di una protezione.

“UC-01 chiedeva aiuto, cercava una madre che la proteggesse. Ho compreso la sua richiesta d’aiuto!” rimuginò la donna, mentre, scriveva assiduamente nella stessa pagina del suo diario, ormai non più candida bensì impiastricciata dalle cancellature della matita. Il numero in questione era il 56.

Samina si avvicinò alla specchiera per contemplarsi; osservava minuziosamente la sua immagine specchiata.

“Devo essere perfetta, nessuna ruga o qualsiasi cedimento della mia candida pelle! UC-01 deve vedere in me una madre giovane e meravigliosa!” ripeteva tra sé e sé.

Dopodiché, lei decise di uscire dalla cupa stanza per dirigersi ai laboratori sotterranei per un’ispezione, ma notò Lylia entrare furtivamente dentro a un laboratorio.

La donna si avvicinò cautamente alla stanza e osservò come la ragazzina giocava felicemente con l’esemplare di Cosmog.

Samina entrò bruscamente e urlò “Lylia, cosa stai facendo?!” in seguito, la ragazza balzò dallo spavento.

“Quante volte ti ho detto di non entrare nei laboratori sotterranei. È pericoloso!”

“Scusami, mamma! Volevo vedere come stava il mio amico Nebulino!” rispose timidamente la ragazza.

La donna confusa chiese chi fosse e, con un sorriso stampato in viso, Lylia indicò Cosmog.

Samina non notava il volto solare e spensierato di sua figlia da molto tempo e abbracciandola gli sussurrò “Stai crescendo, tesoro! Quando eri piccola facevi fatica a creare un legame con un Pokémon e ora, guardati… ne stai creando proprio uno ora. Sono fiera di te!”

La ragazza sentendo quelle dolci parole, provò una tenera emozione che non provava da mesi con sua madre.

“Dobbiamo rimanere unite, il tuo amore è prezioso per me! Soprattutto ora, visto che tuo fratello ha deciso di abbandonarci!” chiarì Samina.

Finché osservava la bellezza di sua figlia, notò che il suo vestito si era leggermente sporcato, in quel momento, il suo atteggiamento tramutò con uno più serio e, quasi, raccapricciante.

La madre furibonda afferrò il braccio della giovane e le urlò “Cosa hai combinato, Lylia? Quante volte ti ho detto che devi apparire in modo impeccabile e ordinato. La bellezza e la perfezione, prima di tutto!

La ragazza, spaventata, cercò di giustificarsi “Perdonami, mamma! Davo del cibo a Nebulino e devo essermi sporcata, in quel momento!”

Samina stringendo, con vigore, il braccio della figlia notò la sua smorfia di dolore e, a quel punto, mollò la presa ordinandole di andare a ripulirsi.

Lylia si allontanò correndo con le lacrime agli occhi, terrorizzata dalla sfuriata della madre.

La donna, accorgendosi, di ciò che aveva fatto si diresse, immediatamente, nella sua camera da letto per meditare sull’accaduto.

“Cosa mi è preso, non mi sono mai rivolta così a mia figlia! Questa storia mi sta facendo impazzire, è tutta colpa mia… Iridio è scappato per il mio folle comportamento, non posso perdere anche la mia dolce Lylia!” commentò dialogando allo specchio.

Samina avvertiva una trasformazione in lei e, osservando la sua immagine nello specchio, sentiva una voce dal suo riflesso, come se stesse parlando realmente a lei.

“Non è colpa tua, Samina! Iridio non ha voluto il tuo amore materno, devi dimenticarlo. Tua figlia, invece, deve imparare a seguire le regole per essere bella, se vuole ottenerlo. Ora, però, ti devi concentrare sulle Ultracreature, hanno bisogno del tuo amore!”

“Non sono io, questa! Lasciami in pace!” urlò la donna piangendo, rivolgendosi al suo riflesso.

Esso, però, controbatté “Invece sì, cara mia. Io sono te e come dici sempre… la bellezza e la perfezione, prima di tutto!” 

La donna disperata stava per rompere lo specchio, ma fu interrotta da qualcuno che bussava alla porta.

Lei, con un nervoso “Avanti!”, fece entrare un titubante Vicio e vedendolo chiese spiegazioni riguardo ai fallimenti ottenuti finora con gli esperimenti.

“È il cinquantaseiesimo tentativo! Perché non riuscite a trovare l’Ultramondo di UC-01? Pensavo che avessimo le coordinate.”

Il capo-filiale rispose con ubbidienza “Mi dispiace, Direttrice! I nostri scienziati stanno cercando tutti i modi di ritrovare quel luogo! Sembra che ci sia un problema.”

“Non potete farvi aiutare dall’Ultrapattuglia, loro vengono da un Ultramondo… avevano promesso che ci avrebbero aiutato!”

“Scusatemi, Direttrice! Loro hanno detto che ci avrebbero aiutato per il progetto N… a proposito, chiedevano quando avrebbe cominciato con tale progetto!” chiese vigliaccamente l’uomo.

“Non ora, finché non riusciamo a ritrovare l’Ultramondo di UC-01. Piuttosto spiegami qual è il problema con gli esperimenti.” replicò furiosa la direttrice.

“L’esemplare di Cosmog sembra non collaborare rispetto all’inizio del progetto. Sembra, come dire… distratto!”

“Trovate un modo per costringerlo a collaborare! Ogni minuto che passa, quelle meravigliose Ultracreature sono in pericolo!”

L’uomo annuì, sfregandosi le mani, “Sarà fatto, mia Direttrice!” per poi lasciare la stanza con passo svelto.

In seguito, la direttrice osservando la sua immagine riflessa sullo specchio, le parve di sentire nuovamente quella voce “Cosmog non collabora più e Lylia ci stava giocando poco fa… coincidenze?”

Samina cercava di non ascoltare la risposta del suo riflesso ma, inutilmente.

“Quella insolente sta complottando contro di te. Neanche lei vuole amarti, solo le splendide Ultracreaure meritano il tuo amore materno!”

La donna cercava di non ascoltare e si concentrò sulle Baccapesche notando che stavano pian piano marcendo.

Samina, in fretta, si avvicinò all’interfono e chiamò Ciceria “Ho bisogno che le Baccapesche nella mia stanza siano sostituite, stanno andando a male. Voglio che siano perfette!”

“Sarà fatto, Direttrice! Le porterò io personalmente!” rispose cordialmente la giovane.

 

Passarono una decina di minuti, Ciceria entrò nella stanza con una nuova fruttiera piena di succulente Baccapesche.

“Lasciale sul tavolo, grazie!” invitò, con tono serio, Samina.

“Scusami, Direttrice! Vorrei parlarle di una questione che mi sta preoccupando! Posso?” chiese timorosa l’assistente.

La donna si avvicinò minacciosamente alla giovane e davanti ai suoi occhi le disse “Dimmi pure, Ciceria!”

L’assistente si schiarì la voce e iniziò il suo discorso “Samina, sono preoccupata…”

“Direttrice! Io sono la Direttrice, rispettiamo la gerarchia, mia cara!” interruppe l’assistente lanciandole un’occhiataccia da far accapponare la pelle.

Ciceria si scusò, deglutì e continuò il suo discorso “Volevo solo riportare la mia preoccupazione verso di lei! Nell’ultimo periodo ho notato un cambiamento nel suo comportamento. La signorina Lylia è venuta da me prima, in lacrime, era spaventata da lei! Cosa sta succedendo, me lo dica!”

“Niente, soltanto che l’insolenza di quella ragazza mi sta facendo perdere le staffe. Cara mia, tu sai che sta succedendo! Io sto cercando di aprire quell’Ultravarco per trovare quelle meravigliose Ultracreature… loro hanno bisogno di me!” spiegò intimidendo la donna.

“Non cercavamo un modo per ritrovare il signor Paver?!” chiese confusa l’assistente.

“Certo… certo, anche lui!” rispose insicura la direttrice.

“Va bene, però le chiedo solamente di riposarvi e passare del tempo con sua figlia! Ne ha bisogno sia lei che la signorina Lylia…” venne interrotta bruscamente di nuovo

“Basta; Ciceria! Non capisci… non capirai mai l’amore che prova una madre, perché non sai comportarti come tale! Sei un’assistente? Allora, concentrati su quello e lascia il resto a me…” la donna si bloccò, improvvisamente, notando che alcune delle nuove Bacchepesche erano un po’ ammaccate e, in un raptus di pura rabbia le gettò a terra inveendo contro la povera assistente “Ti avevo chiesto che fossero perfette… La bellezza e la perfezione prima di tutto. Ora, levati e cerca di fare il tuo lavoro senza intralciare il mio!”

Ciceria rimase scioccata dalla scenata della direttrice e sì levò in fretta dalla stanza, amareggiata e senza proferire parola.

Samina continuò a guardarsi allo specchio commentando tra sé e sé “Non devo infuriarmi, altrimenti, mi escono le rughe!”

 

L’indomani, la donna raggiunse Vicio per ottenere informazioni riguardo Cosmog, mentre Lylia, nascosta, ascoltava la conversazione.

“Allora? Avete trovato una soluzione!” chiese la donna.

L’uomo sfregandosi le mani e sogghignando rispose “Certo, Direttrice! I nostri scienziati hanno progettato una capsula che forza il Pokémon al suo interno a rilasciare tutta l’energia; ovviamente, il Pokémon al suo interno potrebbe rischiare di morire!”

“Non importa purché otteniamo il risultato sperato!” la risposta crudele della madre, spaventò la povera ragazza, intanto la direttrice continuava a dialogare “Avanzate con questo piano, e quando avete finito avvertite l’Ultrapattuglia. Inizieremo con il progetto N!”

“Non vedo l’ora, Direttrice!” ghignò l’uomo e poi chiese “Possiamo procedere fin da subito?”

“Certo, fate in modo che i preparativi siano pronti, intanto, io devo sbrigare una cosuccia… vorrei assistere all’esperimento!” ordinò la donna.

“Come lei desidera, Direttrice!”

Quando i due smisero di conversare, Lylia spaventata corse via piangendo.

 

Samina, invece, si diresse in una stanza segreta del suo lussuoso palazzo assieme a un esemplare di Pikachu.

Ella posò delicatamente il Pokémon Topo su una pedana con uno strano macchinario a fianco, mentre, accarezzava il mostriciattolo, gli mormorava “Sei proprio un bell’esemplare… il tuo pelo è lucido e perfetto! La tua linea elegante. Questa bellezza deve rimanere eterna e io posso donarti l’eternità!” detto questo, azionò lo strano macchinario che, con un fastidioso rumore, rilasciò un gas azzurrognolo che inghiottì il povero Pikachu, esso venne congelato istantaneamente.

“Mi chiedo ancora come tu faccia ad essere così famoso nel mondo!” commentò con beffardaggine.

All'improvviso, venne interrotta da un allarme, preoccupata chiamò dall'interfono per chiedere spiegazioni; rispose Vicio con tono intimorito “Direttrice! È successo un disastro!”

“Spiega, cosa sta succedendo!” chiese preoccupata la donna.

“Sua figlia Lylia ha rapito Cosmog, purtroppo i dipendenti e l’Ultrapattuglia non sono riusciti a fermarla! Cosmog si è teletrasportato con lei da qualche parte!”

“Dove sono andati?!” urlò spazientita Samina.

“Cosmog era troppo debole, saranno sicuramente da qualche parte qui ad Alola!” rispose terrorizzato il capo-filiale.

“Trovateli, immediatamente!” ordinò furiosa la direttrice.

In un impeto di rabbia, Samina distrusse l’interfono e tra sé e sé pensò “Impudente ragazzina, mi ha abbandonato pure lei per un insopportabile Pokémon. Non ho più… figli!”

Trascorsero un paio di settimane dall’accaduto e, mentre, Samina si spazzolava i lunghi capelli biondi osservava dalla specchiera la sua immagine riflessa e, come di consueto, recitò il suo mantra

“Ti devo cercare ad ogni costo, non puoi essere così lontano da me! Ti troverò anche a costo… di impazzire! Lo devo fare per le mie adorate Ultracreature! Hanno bisogno del mio amore!”

Dopodiché, osservò divertita, un fascicolo accanto a lei, il quale, nella copertina troneggiava una grossa lettera N e, al suo interno, conteneva una foto di un Pokémon che pareva essere costituito da cristallo nero.

La donna si mise a ridere, intanto, nella fruttiera le Baccapesche erano completamente avariate, non erano più perfette.

 

Così come la Samina che si prendeva cura amorevolmente dei suoi figli ebbe un declino, rivelando la sua parte malvagia e corrotta.

Il male dentro di lei prese il sopravvento e avrebbe messo a ferro e fuoco l’intera Alola pur di ottenere l’amore… delle sue adorate Ultracreature o, di Splendor.

 

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Nome dell’autore: Shio
Titolo: Coltivare il potere nell'ombra per far crescere una pianta d'odio immune ai parassiti: Il ritorno del grande Giovanni.
Elaborato:

Si chiedevano perchè io sia sparito, si chiedono perchè io sia tornato, e mentre domandano di me, io agisco nell'ombra dove nessuno può intralciarmi, guardando da lontano la loro convinzione che io avessi abbandonato il mio ideale, conquistare il mondo con i pokèmon più potenti dell'universo!. La mia posizione era piuttosto evidente, chi non conosceva il capo del team Rocket, il grande Giovanni? è bastato un ragazzino, un maledetto ragazzino di 10 anni a farmi aprire gli occhi, la goccia che fa traboccare il vaso! fin quando erano i miei scagnozzi a fallire mi sentivo comunque sicuro e non mi allarmavo di qualche disfatta, perchè avevo ancora me stesso, un ego che non poteva morire! eppure...avevo fallito anch'io. Mi convinsi, avrò fallito come capo ma non come uomo d'onore, avevo mostrato al mondo un temibile gruppo ma questa fama portò molti nemici in tempi prematuri, e mentre l'organizzazione lavorava al piano di conquista, l'eroe di turno era pronto a metterci i bastoni tra le ruote, dovevo tornare, ma più forte di prima...così sciolsi il Team Rocket. Chiusa una porta se ne apre un altra, iniziai con il pensare a quel ragazzino che mi portò alla disfatta, colui che distrusse le mie ideologie riempiendomi di dubbi, un bravo allenatore con pokèmon mediocri, oppure un totale inetto con i pokèmon più potenti? la rispostà mi arrivò chiara, dare ai miei scagnozzi pokèmon potenti non basterà a vincere le sfide che ci aspettano, mi servivano grandi allenatori, o meglio, grandi allenatori malvagi, per grandi ambizioni, il Tour di Giovanni ebbe inizio. Ricerche su ricerche mi portarono a girare il mondo, a conoscere allenatori pronti a tutto pur di possedere il potere, molti di loro avevano fallito, proprio come me, altri erano sull'orlo di fallire, e non aspettavo altro, allenatori di tale livello è difficile sottometterli, ed è in quei momenti di debolezza che li misi al guinzaglio. Mancava poco, la scoperta di Alola e degli ultravarchi fu un colpo di fortuna che portò ad uno sviluppo dei miei piani, ora siamo tutti qui, radunati al tavolo del cambiamento. L'aria che si respira è colma di odio, la terra che si schiaccia è intrisa di vendetta, il nuovo Team Rainbow Rocket è pronto a colpire il MONDO. 

                                                                      eca0698bf70dc3e741bc0fee24fc1b4aafea07f7

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Nome dell’autore: Zeon
Titolo: In una notte e per sempre
Elaborato:

 

 

Scorgo i primi lampi all'orizzonte. Fantastico: ci mancava soltanto la pioggia, stanotte.
I miei passi pesanti sull'erba sono lenti e irregolari, mentre stringo i denti e cerco di sopprimere il dolore sulle braccia e sui fianchi. Sono diversi minuti che sto fuggendo, ma dove voglio andare, così malridotto e senza uno scopo preciso? La verità è che qualsiasi posto è meglio di casa mia, ormai: se c'è un luogo nel quale posso ritrovare me stesso, è ovunque tranne che lì.
Le prime gocce iniziano a scendere e il terreno si sta facendo via via più flaccido. Se continua così l'acqua e il fango non impiegheranno molto a entrarmi nelle scarpe.


"Dannazione" penso lanciando un'occhiata in giro, in cerca di un riparo.
Scorgo una piccola rientranza tra le rocce e mi ci infilo senza pensarci due volte, ma mi è sufficiente un'occhiata per rendermi conto che sono finito in un altro posto che preferivo non rivedere: la cara, vecchia Grotta Sottobosco. Se osservo i muschi sparsi qua e là non riesco a fare a meno di ripensare a tutte le umiliazioni subite in questo maledetto sasso cavo: mesi e mesi di preparazione soltanto per fallire la prova per l'ennesima volta. E poi le punizioni, gli insulti... e le percosse.


Sento una voce che mi sussurra: "La tua famiglia ti odia, il mondo ti odia, sei un rifiuto della società e non vali nulla nemmeno come allenatore: per i reietti come te, il futuro non esiste!"

 

Il crack inconfondibile di un tuono si propaga nell'atmosfera e spalanco gli occhi.

 

Il cuore mi batte all'impazzata, il mio respiro è affannato e percepisco il sudore sulla fronte.
- Ma cosa... - biascico.
Mentre riprendo coscienza, sento la mia schiena appoggiata sulla parete rocciosa e le gambe adagiate sul terreno, completamente prive di sensibilità. Sbatto le palpebre un paio di volte e cerco di controllare il respiro.

Mi ero addormentato? Sul serio? A tal punto il mio corpo e la mia mente erano provati?

Volto lo sguardo verso l'esterno: fuori dalla grotta la pioggia è diventata parecchio violenta e i tuoni sono quasi assordanti. Decido che è meglio aspettare qui all'asciutto, piuttosto che rischiare di buscarmi un malanno là fuori.
Chi me l'ha fatto fare, di scappare da casa mia? Forse ha ragione mio padre: sono solo un adolescente ribelle buono a nulla, che non ha nemmeno uno scopo chiaro nella vita?

 

Avverto una leggera vibrazione a livello del fianco. Infilo la mano sotto la giacca ed estraggo la mia pokéball dalla cintura. La mia unica pokéball.
- Cosa c'è? - domando fissando la sfera con occhi ancora semi-assonnati. - Non ce la fai a stare là dentro, eh?
Lancio la ball e subito mi vedo fissare da due occhioni ovali dai contorni viola chiaro che sembrano provare compassione nei miei confronti.
- Pooood? - mi sento dire con una sfumatura interrogativa.
- Sì, scusami se non ti ho liberato prima - farfuglio. - Mi sono appisolato senza rendermene conto.
Allungo il braccio e accarezzo il mio piccolo Wimpod sulla corazza dorsale, ancora marchiata dai segni dell'ennesima battaglia persa.
- Ti fa ancora male? - domando. - Non preoccuparti: non appena la pioggia sarà terminata ti porterò al centro di Hau'Olii, così ti cureranno. Promesso.
- Poood! - esclama il mio pokémon prediletto sfregandosi la fronte sul palmo.
Un accenno di sorriso increspa le mie labbra, ma non riesco a frenare le lacrime.
- Sai... a volte ho come l'impressione che tu sia l'unico a capirmi per davvero - singhiozzo.
La vista mi si sta appannando. Mi tocca asciugarmi con il braccio libero.
Wimpod getta lo sguardo verso la pioggia che scende ed esce all'aperto per poi tuffarsi allegro nelle pozze d'acqua sull'erba.
- Già, è vero - mormoro socchiudendo gli occhi. - Dimenticavo che a te la pioggia piace.

Il mio sorriso si fa più marcato e le lacrime cessano di scorrere. Percepisco un senso di serenità inaspettata, mentre osservo il mio Wimpod sguazzare spensierato.


"Mi sbagliavo" penso tra me e me, mentre raccolgo le forze necessarie a rimettermi in piedi. "Io non sono solo, in fin dei conti".

 

No. Non sono solo.


---


La pioggia all'esterno della grotta è cessata, ma fuori è ancora notte. La luce lunare illumina le gocce d'acqua che scendono dalla volta superiore dell'entrata facendole assomigliare a dei minuscoli diamanti.
Wimpod si è addormentato dentro una delle pozzanghere sul manto erboso: alla fine, a quanto pare, la stanchezza ha avuto la meglio pure su di lui. Colgo l'occasione per rimetterlo al volo dentro la pokéball senza che se ne accorga: magari questa volta non mi terrà il broncio.
I miei piedi affondano nel fango e sollevano grosse quantità d'acqua a ogni passo, mentre cerco di raggiungere la strada lastricata che mi condurrà ad Hau'Olii.

 

Per fortuna i centri pokémon non chiudono mai.

 

Cammino ancora per un po' e adocchio la città in lontananza.
- Va tutto bene, Wimpod - sussurro. - Tra poco ti sentirai meglio.
Hau'Olii brulica di gente come al solito e i suoi rumori, uniti al miscuglio eterogeneo di voci, stridono con la pacifica atmosfera notturna e tranquilla che ammiravo nella Grotta Sottobosco poc'anzi. Alcune persone si voltano e mi fissano storte. Altre cercano proprio di evitare il mio sguardo.

Non che la cosa m'importi.

 

Scorgo l'insegna del centro pokémon e mi dirigo a grandi passi verso di esso, cercando di allontanarmi il prima possibile dalla gente che mi circonda. Finalmente arrivo sulla soglia d'entrata e, non appena le porte automatiche si spalancano, noto che per fortuna non c'è molta folla all'interno.
Mi avvicino al bancone e porgo la pokéball all'infermiera. L'idea che il mio pokémon prediletto stia per sentirsi meglio mi mette già di umore più sereno.
Mentre aspetto che il trattamento finisca, l'infermiera punta un dito in direzione delle abrasioni e delle ferite sulle mie braccia, ben visibili.
- Noto che anche tu non sei messo benissimo - puntualizza.
- Non è niente - replico. - Sono abituato a queste cose.
Quella ragazza non sembra intimorita dalla mia persona. Come mai?
- Sono pur sempre un'infermiera - interviene lei, come se mi avesse letto nel pensiero. Non riesco a rispondere.

Con un sorriso, mi restituisce la pokéball e mi augura una buona serata.
"Ora sei bello in forma!" penso, rigirandomi la sfera tra le dita prima di rimetterla nella cintura.
Sto per ricambiare il saluto, ma non faccio in tempo: nell'edificio fa il suo ingresso un ragazzino che avrà qualche anno in meno di me, vestito di tutto punto e tirato a lucido come se dovesse partecipare a un incontro di gala.
Non appena mi vede, il suo sguardo si posa subito sulle mie braccia rosse e scoppia a ridere, ma cerco di fingere indifferenza. Mentre mi accingo a uscire, mi viene incontro e sbatte la sua spalla contro il mio braccio malridotto.

Un dolore lancinante penetra nel mio corpo, come se il mio bicipite fosse stato colpito da un martello, facendomi cadere in ginocchio. Quell'essere immondo l'ha chiaramente fatto apposta.
- Oh scusa, non ti avevo visto - sghignazza lui con tono da finto innocente.
Stringo i denti e mi rialzo, ma lo sconosciuto insiste:
- Ehi, Guzman! Ti hanno di nuovo conciato per le feste, eh? Chi è stato, stavolta? Liam o tuo padre?

 

Non ci vedo più. Con uno scatto repentino allungo le braccia e sollevo il *censura* da terra. La gente intorno a noi si immobilizza, sussurrandosi frasi che non posso udire e lanciandomi sguardi che conosco bene: sguardi pieni di odio, rancore e disprezzo.
- Lo vedi? - ghigna il ragazzino, impassibile e indifferente al fatto che io lo stia tenendo sospeso per aria. - Questa è la reputazione che ti sei creato e non te ne potrai mai più liberare.
Le mie mani tremano, tradendo la mia esitazione. Stringo i denti. Vorrei prenderlo a testate sul naso, lui e quella sua lurida faccia da perfettino che mi fa venire il voltastomaco.
- Avanti - infierisce lui. - So che vorresti colpirmi: te lo leggo negli occhi. Fallo, allora, che aspetti? Colpiscimi! Colpiscimi più forte che puoi e fammi male. Tanto male. Fammi così male da farmi sanguinare e affossa per sempre l'opinione che la gente di quest'isola ha di te. In questo modo non potrai più nemmeno mostrare la tua faccia in questo centro pokémon, così quell'incapace del tuo Wimpod non potrà più guarire da nulla.

 

Percepisco una vena sulla tempia sul punto di esplodere.

 

- Oh, a questo proposito - continua l'altro, beffardo - tra tutti i pokémon che una persona può desiderare hai scelto proprio il peggiore: chi mai sarebbe così stupido da scegliere proprio un Wimpod? Dico io... è surreale prediligere una schifezza del genere.

La mia testa si muove da sola, guidata dal puro istinto, schiantandosi a piena potenza contro il naso di quell'essere immondo che tengo tra le mani. In men che non si dica il suo viso e i suoi costosissimi abiti sono imbrattati di sangue. Senza la minima esitazione, scaravento il suo corpo sul pavimento, facendolo rotolare di diversi metri e insozzandolo ulteriormente.

Attorno a noi, ora, c'è solo il silenzio.

 

- T... tu, brutto... - balbetta il moccioso, visibilmente scosso e tremolante, tenendosi il naso sanguinante con una mano. - Mi hai colpito! Hai osato colpirmi per davvero! Come ti sei permesso? Hai idea di quali saranno le conseguenze del tuo gesto?

Non replico, intento come sono a smaltire ancora la rabbia. A esser sincero, desidererei ridurlo in uno stato ancora peggiore, da quanto mi sento infuriato.

- Tu, rifiuto immondo della società intera! - insiste l'altro, rialzandosi a fatica e puntando un dito verso di me. - La tua vita è finita. Finita, mi hai capito? Nessuno ti vorrà più in questa città, la tua esistenza non ha più senso! Se per caso...
- Dacci un taglio! - lo interrompo, forse cogliendolo alla sprovvista, in quanto cessa subito di parlare e resta muto diversi secondi.

Stringo di nuovo i pugni e lo fisso dritto negli occhi, senza staccarglieli di dosso.
- Tu puoi dire di me quello che vuoi, a me non importa: ero già un reietto della società prima, esserlo di più ora non cambierà granché - esordisco. - La vita con la mia famiglia è già compromessa da un pezzo, la mia carriera di allenatore pure e ormai tutto quello che pensano e dicono di me non mi tocca.
Socchiudo gli occhi e il mio sguardo si fa più pungente. Noto un lieve sussulto da parte sua.
- Ma non ti permetterò mai e poi mai, nel modo più assoluto, di insultare il mio Wimpod, sono stato chiaro?

Il ragazzino spalanca gli occhi.
- Sei completamente pazzo! - sbraita. - Ti sei sentito ferito nell'orgoglio per un insulto a quel... quel coso?

Mi sento incompreso per l'ennesima volta in vita mia. Ma davvero vorrei che un essere del genere mi capisse? Ormai non ho più la forza di reagire alle offese.

- Se questa città non mi vuole, allora un giorno avrò una città tutta mia, se questo centro pokémon non mi vuole, allora un giorno ne avrò uno sempre tutto mio - replico. - Se queste persone non mi vogliono non importa: sono certo che un giorno ne troverò tante, che mi accetteranno per ciò che sono.
- Sì, come no... aspetta e spera! - ghigna l'altro. - Chi vuoi che ti accetti per come sei?

Decido di lasciargli l'onore dell'ultima parola e volto i tacchi, dirigendomi verso l'uscita.

La gente si scosta al mio passaggio, senza accennare alla minima reazione.

 

Ho deciso: Hau'Olii non mi rivedrà più.


-------------

 

La città è alle mie spalle da parecchio, ormai. Sto correndo da non so quanto e non intendo fermarmi, sebbene il braccio sia ancora così dolorante da togliermi il fiato. Sono uscito dall'altro lato di Hau'Olii, per esser certo di non tornare più verso la zona della mia casa natia.
La luna è ancora alta nel cielo. Quando tornerà la luce del giorno?


Rallento l'andatura e percepisco immediatamente la stanchezza prendere possesso del mio corpo.
Mi trascino fin sotto a un albero e mi ci appoggio. In questo momento, sono felice che abbia smesso di piovere.

"Ricorda che non sei solo" mi sforzo di pensare.
Rimetto mano alla cintura e libero Wimpod dalla sua pokéball: i segni sulla sua corazza sono svaniti ed è più pimpante che mai.
- Ehilà! - gli sorrido con le ultime forze residue.
- Pooooood! - replica lui, chiudendo gli occhietti e accucciandosi accanto a me.
- Sì, hai ragione: forse dovrei riposarmi un po' - rispondo.

 

Non ho nemmeno il tempo di appoggiare il capo sul tronco dell'albero che un fruscio sospetto mi fa schizzare l'adrenalina alle stelle. Scatto in piedi e mi guardo attorno, per poi notare appena in tempo un filamento vischioso sparato a tutta forza verso il mio petto. Mi scanso di lato e lo evito per un pelo.

 

Chi può essere stato? Torno a guardarmi attorno e dalla chiazza di erba alta lì vicino sbuca uno Spinarak selvatico che mi fissa con occhi torvi. Senza dubbio, è lui il responsabile. A quanto pare, devo aver invaso il suo territorio.

 

Senza perdere tempo, il mio Wimpod scatta in avanti col chiaro intento di scacciare l'intruso, ma quel fastidioso coleottero verdastro non pare intenzionato a desistere.

- Ok Wimpod - lo esorto. - Se quel rompiscatole vuole la guerra, che guerra sia! Usa il tuo Entomoblocco!

Il mio adorato pokémon parte alla carica, ma il suo tentativo non sembra nemmeno scalfire il nemico, che sibila uno "Spinaraaaak" che sa di scherno e parte al contrattacco.

 

Per fortuna, la corazza del mio Wimpod è solida e l'attacco non causa enormi danni, ma quanto resisterà ancora?

- Ehi, stupido affare verdognolo! - grido agitando una mano. - Non è me che volevi? Prenditela con qualcuno di più grosso, se ne hai il coraggio!

Lo Spinarak non se lo fa ripetere due volte e parte alla carica verso il sottoscritto, ma il mio Wimpod è lesto a colpirlo di fianco.

"Così può funzionare!" penso. "Se lo tengo distratto abbastanza, possiamo vincere questa lotta!"

Andiamo avanti per dei lunghi minuti, in cui quel testardo del nostro nemico sembra non cedere mai, quando tutto d'un tratto le mie gambe cedono e cado per terra senza volerlo.

Non riesco più a muovere un solo muscolo.

 

- Dannata adrenalina: sei già terminata? Perchè devo affrontare proprio adesso la stanchezza che non ho smaltito? - impreco a bassa voce. - Allora è proprio giunta la fine?

 

Perchè la mia vita non può essere tranquilla? Perchè non posso vivere una vita come quella che avrei voluto? Tutto quello che desideravo era che il nostro valore, mio e di Wimpod, venisse riconosciuto. Tutto qui.

 

Lo Spinarak selvatico lascia partire un altro attacco Millebave contro di me, ma Wimpod decide di prenderselo al posto mio, interponendosi tra noi.

Le parole mi si strozzano in gola. Non ho nemmeno la forza di pronunciare una sola sillaba.

Il nostro nemico sembra ben lieto di cambiare bersaglio e inizia ad avvolgere Wimpod nel suo filo biancastro.

 

"No! Non può finire così!" penso.

 

Ho un'illuminazione improvvisa.

 

"Dovrei averne ancora una... dannazione, spero di non sbagliarmi!"

 

Raccolgo le ultime energie e metto mano alla tasca interna della giacca: l'ho trovata! La mia ultima pokéball libera! Non ho mai tentato un lancio da una posizione così scomoda, ma in questo istante è ora o mai più.

 

Carico il braccio all'indietro e lancio la sfera verso lo Spinarak con tutte le mie forze. Quest'ultimo se ne accorge, ma è troppo tardi: la pokéball lo colpisce in pieno addome e lo trascina al proprio interno.

"Ti prego, fa che sia abbastanza" penso dentro di me, sperando che i danni inflitti da Wimpod siano stati sufficienti a indebolirlo.

La sfera si agita all'impazzata e sto per temere il peggio, quando all'improvviso cessa di muoversi e rimane immobile, placida e adagiata sull'erba.

 

Sbatto le palpebre incredulo: ce l'ho fatta! L'ho catturato per davvero! Una ritrovata forza sembra prendere possesso del mio corpo, mentre mi alzo per andare a recuperare la pokéball e liberare Wimpod dai filamenti appiccicosi.

 

Non appena riesco a estrarre il mio prediletto da quella robaccia, accade l'inaspettato: odo un applauso provenire dalla penombra dell'albero di prima e il cuore sembra schizzarmi dal petto.

 

- Chi va là? - intimo.

- Non avere timore - replica una voce misteriosa. - Non sono qui per farti nulla, anzi... a dirla tutta nutro un certo interesse in te.

- Come? Chi sei? Fatti vedere!

- Chi sono io non ha importanza - continua la voce. - La cosa che conta davvero è che io so chi sei tu. Anche se cerchi di nasconderlo al mondo, lo vedo: vedo il tuo orgoglio ardente. Sei affezionato a quel Wimpod, ma la cosa che desideri di più è il rispetto nei tuoi confronti come allenatore. Il rispetto di tutti, soprattutto di quelli che ti conoscono.

Un brivido mi percorre la schiena. Mi sento nudo e indifeso davanti a una lettura così lucida del mio io più intimo. Ma cos'è questa presenza inquietante che avverto?

- E con ciò? Anche se fosse, cosa vuoi da me? - replico.

- Ti ho visto combattere contro quello Spinarak. Hai dimostrato di possedere una volontà e una determinazione di raro livello. Quelli come te sono gemme grezze che aspettano solo di essere lavorate e solo gli stolti potrebbero non notare il potenziale enorme che si cela in te.

 

La voce si concede una pausa, prima di riprendere:

- Io sono qui per farti un'offerta, Guzman: vieni con me. Seguimi e insieme cambieremo questo mondo. Io ti darò tutto ciò che la tua famiglia e la società che ti ha rifiutato e gettato via non ti ha mai voluto dare: il rispetto... e uno scopo da perseguire!

Mi sembra di sognare: l'offerta è allettante, eppure qualcosa mi fa ancora esitare.

- E se declinassi? - chiedo.

- Sei liberissimo di farlo - replica la voce. - E dove andrai, dopo?

 

Cosa posso rispondere a un'affermazione simile? Sono il primo a sapere che non avrei futuro in questo posto.

- Desidero farti una confessione, Guzman - riprende il personaggio misterioso. - Non sei il solo, sappilo: in giro sono in molti, ragazzi e ragazze della tua età che sono stati rifiutati e umiliati, derisi e caduti in disgrazia, frustrati per non aver mai superato le Prove dell'isola, proprio come te. Forse in due non possiamo fare molto, ma se fossimo in tanti... se solo fossimo un'unica realtà solida con un unico scopo e un unico fronte unito... lo immagini?

 

Sento la mia mente cedere di schianto: la tentazione di accettare si è fatta irresistibile.

- Unisciti a me, Guzman! - intima la voce nell'oscurità. - Vieni!

 

Wimpod si getta tra le mie braccia e mi fissa con occhi colmi di terrore: sembra volermi dire "allontanati, presto! Cosa fai ancora qui?"

Il mio sguardo si sposta tra lui e la figura in penombra per un po'. Scorgo alcuni filamenti appiccicosi residui sulle sue zampette e ripenso al pericolo che ha corso contro quello Spinarak.

- Mi dispiace - gli sussurro. - Questo... è qualcosa che devo fare! Io ho bisogno del potere, se voglio vivere.

 

Col cuore pesante, lo richiamo nella pokéball. Riesco a scorgere il suo sguardo triste un'ultima volta, prima d'incamminarmi verso la figura misteriosa a passi decisi.

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Nome dell’autore: Zer
Titolo: La mia breve storia triste
Elaborato:

 

Decidueye si librò in aria. Per un istante, quando sua ala maestosa incrociava la spalla opposta, mi sembrò come se si fosse spento il sole. Magnificamente coordinato e con i muscoli in tensione, l'arciere color smeraldo si frapponeva fra il mio sguardo e il sole, oscurandolo come in un’eclissi.
È incredibile come certe azioni fulminee vengano registrare dalla nostra mente con una tale precisione in ogni dettaglio, che anche a distanza di tempo possiamo riviverla come se la vedessimo al rallentatore.
Non so cosa passasse nella testa del mio povero Zubat quando le frecce di energia oscura del Pokemon rivale si proiettavano a una velocità incredibile verso il basso. 
Un colpo ed eravamo entrambi gambe all’aria. La mia prima missione era finita in un batter d’occhio.
Eppure mi sembravano passati pochi istanti da che avevo iniziato questa grande avventura.
Ma andiamo con ordine.
Dev’essere stato un giorno piuttosto ordinario, nella città mercantile di Konikoni. Nessuno può saperlo con certezza, ma se dovessi scommettere, direi che una foschia pesante giungeva dall’oceano e faceva dolere le giunture delle ossa degli abitanti più anziani. Quel che è certo è che la mia nascita non fu accolta da tuoni e fulmini come quella di Guzma. Lui sì che dev'essere un tipo forte. E neanche i raggi del sole devono avermi baciato quando aprii gli occhi per la prima volta. O non si spiegherebbe il colorito piuttosto spento della mia carnagione.
Nacqui così, quasi per caso, nella grigia cittadina di Konikoni. Mio padre trascorreva molti giorni all’anno lontano da casa, impegnato in scambi commerciali e chissà cos’altro. A casa si occupava di tutto mia madre. Non so cosa facesse di preciso, perché molto spesso andavo a scuola un’ora prima degli altri bambini e tornavo a casa un’ora dopo, quando il sole era già tramontato.
Probabilmente questa era una delle ragioni per cui venivo spesso preso in giro.
Tutti i miei compagni di classe poi avevano dei Pokemon fantastici, mentre io, con i miei 200 crediti raccolti pian piano per acquistare una Pokeball, avevo troppa paura di sprecarla e rimanere a mani vuote.
Alla fine mi imposi di buttarmi e provare a catturare un Pokemon. Ad Akala ce n’erano di spettacolari. Roditori, anfibi, pesci… Dovevo rimanere con la testa sulle spalle. Calma, sangue freddo e la ruota della fortuna sarebbe girata anche per me. Effettivamente fu una cattura piuttosto casuale, non che fino ad allora avessi messo in luce chissà che grandi qualità.
Una sera mi appostai sdraiato dietro a un ciuffo d’erba più alto degli altri. Da lì a qualche istante sarebbe saltato fuori un Pokemon rapidissimo e con gli artigli affilati e io avrei lanciato intrepidamente la sfera contro di lui. Sarebbe stato magnifico. Così mi misi a fantasticare e senza rendermene conto, scivolai nel mondo dei sogni con la mia Pokeball stretta fra le mani.
Qualcosa mi sveglio di soprassalto. Con un urlo, mi rizzai in piedi e realizzai di essere all’interno di un vortice fragoroso. Ma che vortice, quelli erano… Zubat? Terrorizzato lanciai un grido e mi misi a correre e nella foga lasciai cadere la Pokeball.
Il nugolo di pipistrelli, sicuramente spaventato quanto me si dileguò in un battibaleno. E dire che c’è chi si arma di repellenti quando entra nelle grotte!
Tornando a noi, quando la nube di Zubat si fu diradata, qualcosa brillava al chiaro di luna: la mia Pokeball. Nella confusione, avevo catturato lo Zubat più sfortunato del suo gruppo. Non sapevo nemmeno io se esserne contento.
I giorni trascorsero tra la mia reticenza nel mostrare la mia fiera conquista ai miei compagni di scuola e i venti di guerra annunciata che secondo gli adulti iniziavano a soffiare anche su Akala.
La polizia non riusciva ad arginare una banda di teppistelli che si dilettava in piccoli furti e atti di vandalismo. L’ondata di violenza, sta per travolgere Akala. Quale occasione migliore per me per mettere in mostra il mio Zubat?
Così l’angoscia si trasformò in trepidazione nei giorni che seguirono, fino a quando non accade l’inevitabile. Il Team Skull aveva messo piede a Konikoni.
Da camera mia sentii delle urla spaventate. Il momento era giunto. Strinsi tra le mani la mia Pokeball e corsi per strada deciso a dare battaglia.
Dalle finestre delle case ai miei lati, sentivo i miei amici di scuola che una volta tanto erano preoccupati per me: «Ma cosa fai?» «Sei impazzito?» «Così ti farai solo pestare, brutto idiota!»
Ma io ero deciso. Il palcoscenico era allestito, il pubblico era in attesa e lo scontro stava per cominciare.
Quando vidi lei.
Era di una bellezza straordinaria. Alta, capelli variopinti e occhi di ghiaccio. Ancora non sapevo che si chiamasse Plumeria.
Tutt’un tratto ero disorientato. In quegli attimi che mi sembrarono ore, Plumeria stava avanzando verso di me. Passo deciso, sicuro e, devo ammetterlo, anche un tantino arrogante.
E poi mi raggiunse. Mi mise una mano sulla spalla e strinse forte. Conservo il ricordo di quel dolore come il più bel contatto fisico che ho avuto con la mia bella Plumeria.
«Levati» ordinò altera spostandomi da un lato.
Mentre barcollai, la mia Pokeball mi sfuggì dalle mani ormai sudate e Zubat saltò fuori con la sua solita, irritante verve. Il verso acuto e stridulo del mio Pokemon richiamò l’attenzione di Plumeria che ormai mi aveva sorpassato di qualche metro. Si voltò di scatto e mi guardò negli occhi, con quel suo sguardo che più di ghiaccio, ora mi sembrava sì freddo, ma soffice come la neve.
«Ah quindi sei tu quello con lo Zubat. Ottimo lavoro. Corri alla punta Akala, dovevi essere lì già dieci minuti fa»
Tra lo sbigottimento generale, non ci volle molto per capire come stavano le cose: Plumeria mi aveva scambiato per uno dei suoi infiltrati nella città.
«Come desidera, mia signora»
Cosa? Io avevo detto… cosa? Dalla mia bocca le parole erano sgorgate incontrollate e senza filtro alcuno. Nei miei pensieri c’era solo l’aura di perfezione emanata da quello spirito puro e candido che mi aveva appena dato ordini. La mia missione non poteva essere che farla felice!
«E non dimenticarti» mi ammonì ancora «la maglietta, ora puoi metterla»
Se fossi stato meno folgorato dalla sua abbagliante appariscenza, avrei notato che un manipolo di ragazzotti era alle calcagna di Plumeria, tutti vestiti con la stessa, identica, lacera maglietta nera.
Iniziai a correre verso la Punta di Akala, poi oltre. Il mondo mi sorrideva, il calore del sole era una tiepida carezza ora che avevo visto Plumeria. Persino Zubat svolazzava allegro in pieno giorno seguendo i miei passi. E ridevo, oh, quanto ridevo!
Poi un tonfo. Ero a gambe all’aria, qualcosa mi aveva colpito.
Davanti a me si materializzò un ragazzo vestito con abiti sportivi. Vidi che la sua bocca si muoveva, ma non riuscii a intuire il significato delle sue parole. Con qualunque cosa mi avesse fermato, mi aveva fatto fischiare forte le orecchie.
L’allenatore di fronte a me indicò deciso me e Zubat. Fu allora che mi accorsi che accanto a lui un Decidueye aveva spiccato un gran balzo, e si era frapposto fra il mio sguardo e il sole, oscurandolo come in un’eclissi.

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Nome dell’autore: Roxua
Titolo:  Realtà
Elaborato: 

 

Mi trovavo sul mio Aereo privato diretto ad Alola assieme a 4 reclute di basso rango.
Ero assorto nel silenzio più totale e pensavo.
Mio figlio mi rivolse la parola con il  fare arrogante tipico della sua personalità:


Sei patetico… Un buon annulla, debole, inconcludente e fragile.
La tua organizzazione ha già toccato il fondo a causa di quel ragazzino; da allora il team non è più lo stesso e tu questo lo sai. E nemmeno tu sei  lo stesso da allora.          
Giovanni, per quale assurda ragione sei ancora ostinato a continuare?

 


Alla domanda rimasi in silenzio e guardavo il finestrino, che cos’altro potevo fare?
Il cielo era sereno e tra le nuvole danzavano allegramente Pokèmon di media taglia che non avevo mai visto prima, sembravano deboli.
Argento mi fissava con aria irruenta in attesa di una risposta alla quale sapeva già che sarebbe rimasto deluso.
Avrei mai potuto confidare i miei veri pensieri, le mie paure e le mie angosce che rimbombavano come tuoni durante la più oscura tempesta alla persona a cui più tenevo?

 

 


 Il sole incominciava a calare dando spazio a delle leggere pennellate rosate nel cielo.

 

Ruminai.

 

Ruminai ancora e ancora.

 

Il silenzio strideva nell'aria.


Mi venne in mente di non aver mai detto a mio figlio i miei sentimenti, temevo che potesse crescere debole come suo Padre. 
Ho sempre cercato di mostrare agli altri di essere una persona forte, autorevole e decisa in modo tale da nascondere ciò che più temevo.
Quando affrontai quel ragazzino per l’ultima volta, rividi il me ragazzino nei suoi occhi;
pieno di gioia e voglia di imparare.
Lo invidiai. 


Quando  si è radicato in me quel seme oscuro?!?

 

Quando ha affondato i suoi denti nella mia carne?!?


Per quale motivo sono entrato nel Team Rocket?


Perché mi sono impegnato così a fondo per diventare il Leader di tale organizzazione?


Mio padre sarebbe deluso se sapesse dove sono arrivato fin ora...


Migliaia di pensieri si intrecciavano nella cupa e misteriosa mente di Giovanni.  


Mi girai verso Argentk e gli risposi:
“Mi sento così solo”.


Una recluta annunciò l’arrivo nella regione di Alola.


A quel punto Giovanni si destò dai suoi profondi pensieri e disse tra sè e sè con  tono impercettibile: 

 

“è ora di ritornare alla realtà”. 
    

  

     

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