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Trovati 12 risultati

  1. Scrissi questa fanfic da ragazzo, recentemente l'ho rivisitata aggiungendo qualche riferimento ad altre opere. Ho provato a farne una trasposizione stile fumetto. Trama: Storia ambientata nella narrazione di Naruto. Una storia di redenzione ispirata all'Hagakure e alla narrativa Samurai, traendo spunto dal folklore anime giapponese. La storia narra di Isshin, un samurai decaduto che si imbatte casualmente in una kunoichi morente. Genere: Samurai, Redemption Stato: Completata Personaggi: Isshin (OC), Tayuya, Orochimaru, Hanzo Salamandra Note: OC, AU Buona lettura! Potete commentare tranquillamente qui.
  2. Buongiorno a tutti! Vi volevo aggiornare riguardo alla petizione per riportare il manga di Zatchbell in Italia! Sono passati circa 3 mesi da quando ho lasciato qua l'ultimo Topic... In quel periodo le firme erano circa 100 se non erro! Oggi invece si va verso le 500 firme! Manca davvero poco per un ulteriore traguardo Chiedo l'aiuto di tutti per diffondere la petizione e raggiungere le 500 firme, un numero per niente male. Magari se avete da darmi qualche consiglio o che altro posso fare per raggiungere questo grande obbiettivo... Già ho pure aperto un profilo instagram riguardo al progetto e ho raggiunto i 615 followers, quindi sto incominciando anche a formare una community solida! Questo è il link della petizione: https://www.change.org/p/j-pop-star-comics-panini-comics-rw-edizioni-alessandro-distribuzioni-riportiamo-zatchbell-su-carta
  3. Ci tenevo a condividere questo saggio, ora un pò datato, sull'animazione nipponica nel nostro paese. L'ho sempre trovato estremamente interessante ma è ora di difficile reperibilità. Visto il numero di appassionati presenti sul forum ho pensato che fosse buona cosa condividerlo. Spero non sia un problema e anzi, si trovano online vari libri dell'autore - pubblicati successivamente a questo articolo - che consiglio caldamente a qualsiasi appassionato di cultura giapponese. Ho dovuto fare un pò di editing in quanto il file originale era in PDF. Introduzione L’Italia è il paese occidentale che vanta la maggior distribuzione di anime, cioè film e serie televisive d’animazione giapponesi; e dov’è stato edito il maggior numero di fumetti nipponici, o manga. Per capire l’enormità del primato italiano rispetto agli altri paesi,specie gli Stati Uniti – all’estero considerato, a torto e sorprendentemente, il paese occidentale in cui gli anime e i manga hanno maggior successo! – si pensi anche soltanto che dal 1963 al 2012 le serie animate giapponesi apparse negli Stati Uniti ammontano a circa 275; la maggior parte di queste sono andate in onda sulla TV via cavo e in canali locali visibili solo in alcuni stati, oppure sono state vendute come VHS/DVD per un mercato di nicchia. In Italia invece, dal 1976 al solo 2006 sono state trasmesse in televisionecirca 690 serie animate giapponesi. In questo conteggio è stata qui tralasciata una considerevole quantità di edizioni in VHS/DVD di vecchie e nuove serie, film, OVA, così come i film e le serie live-action di fantascienza usciti in abbondanza in Italia e Francia. Se nel conteggio fossero stati considerati anche tutti gli anime usciti in Italia dal 2007 al 2014 nonché tutti i film animati usciti in sala dal 1959 al 1976, il numero di cui sopra sarebbe, ovviamente, ancora più elevato. Di conseguenza, i numeri da capogiro che sono stati elencati costituiscono già da soli un ottimo motivo per studiare gli anime nel contesto italiano. Nella maggior parte degli studi internazionali, il successo della cultura pop giapponese è stato misurato, come dicevo, attraverso il livello di popolarità che ha raggiunto negli Stati Uniti. A volte, però,esistono dinamiche internazionali più diversificate, come in questo caso. Perciò questo articolo è un invito a un ampliamento della prospettiva. 1.Manga e anime In generale il significato di queste parole è ormai ampiamente conosciuto, ma qui è necessaria una definizione più tecnica. Prima sono stati menzionati i manga perché lo sbarco dell’animazione giapponese nei paesi occidentali è stato regolarmente seguito dall’adattamento e dalla pubblicazione dei relativi fumetti, che in molti casi contengono storie originali, le quali successivamente o simultaneamente vengono trasposte in film d’animazione o serie TV: i cosiddetti anime. Manga, nel contesto giapponese, indica i fumetti di qualsiasi tipo e formato,siano essi giapponesi o no; ma per il resto del mondo il termine indica esclusivamente fumetti creati da autori giapponesi. Di conseguenza, in queste pagine per manga mi riferisco solo ai fumetti giapponesi. Anime è il vocabolo utilizzato per indicare i disegni animati giapponesi, in particolare quelli per la televisione. Anche se è stata introdotta in Giappone a metà degli anni Settanta, questa definizione ha assunto per molti studiosi una validità retroattiva: designerebbe infatti i disegni animati prodotti in Giappone dal 1963, l’anno in cui la prima serie animata televisiva fu trasmessa. Oggi, un gran numero di studiosi e appassionati definiscono anime la maggior parte delle serie animate giapponesi ma anche dei film nipponici d’animazione per il cinema, nonché le produzioni d’animazione realizzate anche con tecniche più avanzate, come la CGIo il cel-shading. Il dibattito sulle varie definizioni da attribuire all’animazione giapponese è rigoglioso in quell’area in cui gli studi sul Giappone, sui media e sul cinema si intersecano. Mettendo un po’ da parte in questo contesto le problematicità definitorie e quindi teoriche, nel nostro caso le opere a cui si farà qui riferimento sono intese come anime nel senso più ampio del termine: film e serie d’animazione realizzati con la tecnica del disegno animato e prodotti in Giappone, da creatori e produttori giapponesi, principalmente rivolti al pubblico giapponese e, eventualmente, in un secondo momento distribuiti anche all’estero. Le serie sono in genere realizzate in «animazione limitata» (otto disegni al secondo), nella norma degli standard televisivi in vigore anche in Occidente. Il loro impatto sui giovani italiani ed europei negli anni Settanta e Ottanta non fu dovuto ai solo occasionali virtuosismi tecnici,bensì ai contenuti e ai valori espressi, oltre che a delle significative scelte di regia. I registi e gli animatori giapponesi applicavano e applicano alle loro opere ogni strumento linguistico possibile, fra cui espedienti che in Occidente sono utilizzati solo per le produzioni dal vero. Il fatto che una simile varietà di tecniche e strategie sia stata applicata alla produzione degli anime è molto importante per una valutazione complessiva. 2.“Animeboom” in Giappone Anime boom: è questo il termine con cui gli studiosi si riferiscono all’exploit dell’animazione giapponese dalla fine degli anni Sessanta ai primi anni Ottanta. Tra i fattori: la popolarità e la gran diffusione delle serie animate sui robot (dal 1972) e le serie di SF come “Corazzata spaziale Yamato” (Uch-usenkan Yamato, di Leiji Matsumoto e Noburo Ishiguro, 1974-75), “Gundam” (Kid-o senshi Gundam, diretta da Yoshiyuki Tomino, 1979-80) e altri titoli famosi, come la seconda serie del noto “Lupin III”; il successo fra i giovani di alcuni film innovativi, soprattutto il primo film dedicato alla saga di Uchu senkan Yamato (Toshio Masuda,1977) e i primi tre film basati sulla serie “Gundam” (ancora di Yoshiyuki Tomino, 1981a, 1981b, 1982), che furono giustamente interpretati come l’inizio di una nuova era per l’animazione giapponese; e la moltiplicazione delle serie mandate in onda, che raggiunse un picco senza precedenti, sia numericamente che qualitativamente. Fu in quegli anni che la parola anime iniziò ad essere utilizzata anche sulle riviste giapponesi e fra un nuovo tipo di fan: i cosiddetti otaku. 3.Le due fasi cruciali del successo degli anime in Italia e nell’Europa occidentale Esiste un’ampia bibliografia in inglese sul successo che gli anime e i manga hanno ottenuto nei paesi anglofoni ricchi: Stati Uniti, Regno Unito, Canada e Australia. Non è stata dedicata la stessa attenzione all’impatto che queste due forme di intrattenimento hanno avuto in Europa e nell’America Latina.È per contribuire a ridurre questo divario che ho scelto di far convergere parte delle mie ricerche in questa direzione. Per quello che riguarda l’Italia e la Francia ho raccolto i miei studi sul tema in un libro e in vari saggi brevi in inglese, francese, giapponese. Ora,ci sono molte differenze nei modi in cui gli anime sono approdati negli StatiUniti, nei paesi europei e in Italia. NegliStati Uniti c’è stato un inizio lento fino al 1990 e poi il ritmo è aumentato negli ultimi anni. In Italia è avvenuta una vera e propria invasione dal 1978 fino alla metà degli anni Ottanta; poi c’è stato un momento di stallo, e in seguito una nuova accelerazione verso la metà degli anni Novanta, in concomitanza con le vendite di riviste e collane di manga. Un rinnovato interesse per gli anime si è registrato a partire dalla metà degli anni Duemila, ma non c’è più al momento un’offerta granché variegata di vecchi e nuovi prodotti in onda su canali tematici o diffusi per l’home-video. Alla fine degli anni Settanta e negli anni Ottanta, specialmente in Italia, Spagna e Francia, l’arrivo massiccio di anime fu accompagnato da un’ampia serie di prodotti: libri illustrati, manga originali e adattati, giocattoli, gadget e licenze commerciali. Questo boom fu il primo passo di quella che si sarebbe configurata come un’enorme diffusione della cultura pop giapponese in Europa, durata nella sua prima fase dal 1975 al 1995. Il sociologo Kiyomitsu Yui ha teorizzato uno schema sulle fasi di penetrazione degli anime e manga diviso in quattro fasi di progressiva accettazione che rispetta le stesse conformità in diversi paesi. Da un primo passo in cui media, insegnanti, pedagogisti e intellettuali mostrano un netto rifiuto e disgusto per l’estetica e i contenuti di queste forme espressive, assistiamo a un processo in quattro stadi di una progressiva legittimazione della cultura dei manga e degli anime nel sistema socioculturale locale, solitamente in un arco temporale di venti trent’anni. L’influenza degli anime in TV, e poi giocattoli, libri illustrati e poco dopo i manga, tutto ciò ha creato un nuovo gusto estetico per ulteriori generazioni di bambini che, crescendo negli anni Novanta e Duemila, sono diventati acquirenti di manga nella seconda macrofase di questo processo, che si è snodata dal 1996 fino alla fine degli anni Duemila. In questa seconda fase non si sono occupati di manga e anime solo editori e reti televisive locali: le aziende giapponesi hanno iniziato a promuovere attivamente l’esportazione dei loro franchise, tramite una strategia “push and pull”. Nel periodo tra la metà degli anni Settanta e la fine degli anni Ottanta due generazioni di bambini, non solo in Italia, assimilavano nuovi stili grafici, modificando i propri disegni rendendoli sempre più simili agli anime che guardavano in televisione, nella riproduzione sia di oggetti che di personaggi. Nel periodo successivo, tra i primi anni Novanta e il Duemila, alcuni di questi bambini sarebbero diventati creatori di fumetti, amatoriali o professionisti, con degli stili fortemente influenzati dalle estetiche dei manga. Ho mostrato i risultati dei miei studi condotti su questo genere di influenze in diversi scritti e ho introdotto il concetto di transacculturazione, «per evidenziare le dinamiche di inclusione di temi, concetti e valori relativi all’immaginario giapponese nei fan di fumetti e animazione giapponesi italiani ed europei». 4.Giapponismi subculturali e modalità manghesche Siamo tutti al corrente della tendenza culturale detta Japonisme (in italiano, Giapponismo) in voga in Francia, Inghilterra, Germania, Italia e in altri paesi europei, in particolare tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo: una molteplicità di suggestioni provenienti dall’arte e dalla cultura giapponesi. In questo caso vorrei però porre l’attenzione su altri due possibili tipi di Giapponismo apparsi nei decenni successivi. Possiamo inquadrare i due macro periodi della popolarità delle culture pop giapponesi sui giovani italiani individuati rapidamente in precedenza (dal 1975 al 1995 e dal 1996 fino al termine degli anni Duemila) come due nuovi tipi di Giapponismo subculturale, facendo le opportune distinzioni e tenendo in considerazione ciò che è già stato chiamato Neo-Giapponismo. L’antropologa Sharon Kinsella ha parlato di una «Giapponizzazione della gioventù europea», una definizione che, per quanto un po’ esagerata, ci incoraggia a focalizzare la nostra attenzione su quei fan il cui stile di vita può essere categorizzato come mangaesque, traducibile in italiano come “mangheggiante” o, più letteralmente, “manghesco”. Con il termine mangaesque Jaqueline Berndt ha indicato un insieme di stili, atteggiamenti e modalità di produzione e consumo legati ai manga (intesi come testi letterari e opere grafiche); cioè delle strategie di proposizione sul mercato di stili di consumo e di prodotti che fanno riferimento al mondo dei manga e degli anime o che in qualche modo dalle loro modalità di distribuzione e consumo prendono ispirazione. Oggi in effetti molti atteggiamenti e comportamenti di consumo dei fan potrebbero essere definiti come mangheschi, mangofili, mangheggianti, mangaesque. Questo concetto converge con le nozioni da me introdotte di Giapponismo subculturale e transacculturazione: un’ampia gamma di prodotti letterari e di intrattenimento giapponesi è divenuta il centro attorno al quale un numero sempre crescente di giovani fan si riunisce e si impegna in attività culturali di socializzazione fra pari. Se volessimo dare un nome a questo processo, potremmo usare il termine manghizzazione, con riferimento alla produzione e al consumo di prodotti culturali indipendentemente dal loro effettivo legame con le storie dei manga e degli anime. Questo è senz’altro uno degli effetti principali e a lungo termine dell’anime boom. Ed è una delle conclusioni che ho tratto in seguito alle mie ricerche, sia quelle recenti che quelle più datate. 5.Formati di produzione e modelli di consumo dell’anime boom È tramite le serie lunghe (26 o più episodi) che gli anime hanno guadagnato popolarità in Italia tra gli anni Settanta e gli Ottanta. Il concetto stesso di anime boom è strettamente e imprescindibilmente legato alle serie di lungo corso trasmesse dalle televisioni generaliste. Un altro elemento fondamentale in questo scenario è la cadenza delle messe in onda delle serie in Italia, diversa dalle programmazioni in Giappone o negli Stati Uniti. In Giappone le serie sono sempre state mandate in onda con cadenza settimanale: dal 1963, lo schema classico è quello di episodi di durata di 22, 24, 25 o 30 minuti, per 26 episodi; quindi ogni serie di 26 puntate può essere presente nel palinsesto per almeno sei mesi. Le serie più lunghe possono essere composte da 52 o più episodi e quindi possono andare avanti per uno o due anni interi. Quando le prime serie di anime giunsero in Italia, invece, le puntate andarono in onda a ritmo per lo più quotidiano. Nei canali italiani vi fu un sovraccarico di anime: nel periodo che stiamo prendendo in esame nella maggior parte delle televisioni private – nazionali e regionali –si arrivava fino a sei-otto ore di anime trasmessi al giorno: con un simile punto di partenza, il boom italiano non poteva che diventare una dominante per almeno vent’anni. Questo genere di programmazione contava sul fatto che se il piccolo telespettatore non fosse stato in grado di vedere la puntata in onda quel giorno specifico, non avrebbe potuto recuperarla, non essendo previste repliche. L’aspetto cruciale di questa strategia fu in pratica il “qui e ora”: l’intensità con la quale i giovani spettatori potevano entrare “in contatto” con i loro eroi li fidelizzò alle serie trasmesse e rese quell’epoca la più importante e cruciale nel contesto italiano per quello che riguarda il successo duraturo degli anime e dei manga. V’è un buon numero di fonti in lingua italiana sul tema: non solo studi rigorosi, ma anche libri divulgativi contenenti conversazioni informali con gli spettatori che erano bambini o adolescenti tra la fine degli anni Settanta e la fine dei Novanta, in cui si parla dell’impatto emotivo e culturale che la visione degli anime ha impresso in quei due decenni, in particolare fra il 1978 e il 1984. Gli studi o le interviste in questione si basano sull’intima relazione tra lo spettatore e le serie che venivano messe in onda, le emozioni provate durante la visione, le riflessioni compiute sull’influenza degli anime vissuti come una “presenza” quotidiana durante l’infanzia, un elemento caratterizzante che ha coinvolto lo stile di vita e le conversazioni fra i giovani coetanei; infine le osservazioni e gli eventuali cambi di prospettiva una volta raggiunta l’età adulta. L’ Italia è anche il primo paese occidentale che può vantare la presentazione di un film d’animazione giapponese in un contesto ufficiale. Ciò avvenne nel 1959 alla Mostra di Venezia con La leggenda del serpente bianco (Hakujaden, di Taiji Yabushita, 1958) che vinse il diploma speciale nella categoria del cinema per ragazzi da 13 a 18 anni. E inoltre è stato anche il primo paese occidentale in cui è stato pubblicato un manga o almeno una selezione di strisce tratte da un manga. Tuttavia, nella prima fase di distribuzione dei manga in Occidente, il ruolo dell’Europa e dell’Italia fu solo periferico. La diffusione seguì le tipiche dinamiche dei flussi dei mercati internazionali. Tra gli anni Sessanta e Settanta gli anime cominciarono a espandersi nell’Asia Orientale, raggiungendo il picco nei Novanta. Negli stessi anni, le prime serie giapponesi arrivarono in Europa: i primi anime andati in onda furono trasmessi in Francia (1974), Spagna (1975) e Italia (1976). 6.Il primo gruppo di film d’animazione giapponesi giunti in Italia A partire dagli anni Sessanta e soprattutto nel corso degli anni Settanta, ben prima dell’arrivo degli anime sui canali televisivi italiani, furono proiettati al cinema o messi in onda in televisione una ventina di film d’animazione. Furono adattati in modo molto disinvolto: tagli di scene, modifiche generiche, cambi addirittura nei titoli e nei nomi dei protagonisti, perfino dei registi affinché avessero un suono più anglofono. La prima impressione tra i critici e il pubblico italiani fu quella di trovarsi davanti a delle produzioni di livello artistico modesto anche se di un settore industriale fiorente. Ecco i titoli presentati o distribuiti in Italia: La leggenda del serpente bianco (1958); Le13 fatiche di Ercolino (Saiyuki, diDaisaku Shirakawa e T. Yabushita,1960); Robin e i due moschettieri e ½ (Anju to Zushiomaru, di T. Yabushita,1961); Le meravigliose avventure diSimbad (Arabian Night – Sinbad no boken, di Masao Kuroda e T. Yabushita, 1962); Leo, il re della giungla(Jungle Taitei Leo, di EiichiYamamoto e Osamu Tezuka, 1966 – vincitore nel 1967 del Leone di San Marco come miglior film per l’infanzia nella XIX edizione della Mostra di Venezia), 009 Joe Tempesta (Cyborg009, di Yugo Serikawa, 1966); Le meravigliose favole di Andersen (Andersen monogatari, di KimioYabuki, 1968); La grande avventura del piccolo principe Valiant (Taiy-ono-oji Horus no daiboken, di Isao Takahata,1969); Il gatto con gli stivali (Nagagutsu o haita neko, di K. Yabuki,1969); Remì – Senza famiglia (Chibikko Remi to Meiken Capi, di Y.Serikawa, 1970); 20.000 leghe sotto i mari (Kaitei sanman mile, di K. Yabuki,1970); Ali Babà e i 40 ladroni (Aribabato yonjuppiki no tozoku,di AkiraDaikuhara e Hiroshi Shidara, 1971); Gli allegri pirati dell’Isola del Tesoro (D-obutsu Takarajima,di Hiroshi Ikeda,1971); Belladonna (Kanashimi no Belladonna, di E. Yamamoto, 1973); Orsetto Panda e gli amici della foresta (Panda no daibokendi Y. Serikawa,1973); La Sirenetta, la più bella favola di Andersen (Andersen dowa ningyohime, di Tomoharu Katsumata, 1975); Il gatto con gli stivali in giro per il mondo (Nagagutsu o haita neko: Hachijiu nichikan sekai isshu, di Hiroshi Shidara, 1976). Dopo il 1976 e fino alla fine del decennio, altri film vennero proiettati nelle sale italiane: La storia di Alice... fanciulla infelice (Shonen Jack to mahotsukai, di T. Yabushita, 1967); Molletta il terribile( Jack to mame no ki, di Gisaburo Sugii, 1974); Heidi diventa principessa (Sekai Meisaku Dowa:Hakuch-ono-oji, di Yuji Endo e Nobutaka Nishizawa, 1977). Oltre a questi venti film, altri diciotto ne furono distribuiti tra il 1979 e i primi anni Ottanta: furono montati da società di distribuzione italiane selezionando episodi e sequenze di alcune delle più popolari serie andate in onda tra il 1978 i primi anni Ottanta. Certi vennero proiettati nelle sale, altri trasmessi in televisione, e altri ancora venduti solo come home-video. 7.L’anime boom in Italia: 1978-1984 Anime e manga hanno sempre viaggiato parallelamente e sono stati l’uno complementare all’altro all’interno dello stesso immaginario. In molti paesi, Italia inclusa, le serie televisive sono arrivate poco prima del manga, e ne hanno creato automaticamente la domanda; dopo l’arrivo dei manga e del loro grande successo, le nuove generazioni di lettori avevano già familiarità con il ricco scenario di stili e linguaggi, lo stesso degli anime, quindi la domanda verso questi è stata alimentata anche dai giovani lettori. Dalla metà degli anni Settanta, le società italiane di distribuzione (come Doro Tv Merchandising e ITB), la direzione RAI e alcune stazioni private (ovvero le reti televisive Fininvest/Mediaset e molte emittenti minori) cominciarono ad acquistare numerose serie vecchie e nuove dai principali network televisivi e studi giapponesi. Allora il valore dello yen era piuttosto basso e questo, sommato a una manodopera molto a buon mercato, rese i prezzi delle serie nipponiche molto competitivi. Inoltre, le condizioni favorevoli di una produzione a basso costo spinsero alcune reti, aziende ed editori tedeschi, francesi, italiani e dei Paesi Bassi a coprodurre serie e film insieme agli studi giapponesi, che a loro volta si resero conto che in Europa c’era un mercato molto ricettivo. Queste serie dovevano essere basate su storie europee e avere un retrogusto il più possibile europeo, ma realizzate con le competenze e l’innovazione tecnico-espressiva giapponesi. I primi risultati di questo amalgama internazionale furono le serie “Barbapapà” (Barbapapa, diretta da Atsushi Takagi e altri, 1974), “Heidi” (Alps no sh-ojo Heidi, di Isao Takahata,1974) e “Vicky il vichingo” (Chiisana Viking Vikke, di Hiroshi Saito, 1974), inonda in Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi, Italia, Spagna e Svizzera. Ideate con un occhio al pubblico internazionale, ebbero successo anche in Giappone. “Barbapapà” andò in onda in Italia nel 1976 e fu la prima serie di lunga durata a essere trasmessa nel nostro paese. In un secondo momento, gli animatori europei furono coinvolti nel processo di creazione di altre serie, per esempio “Ulisse 31” (Uchu denset-su Ulysses 31, di Kyosuke Mikuriya,1981, produzione franco-giapponese) e “Il fiuto di Sherlock Holmes” (Meitan-tei Holmes, di Kyosuke Mikuriya e Hayao Miyazaki, 1984, produzione italo-giapponese). Nel 1976, grazie alla Sentenza n. 202,che sanciva la liberalizzazione delle frequenze radio e televisive, la televisione italiana diventò terra di conquista per gli tutti quegli investitori che desideravano fondare la propria piccola stazione privata, che in molti casi ebbe vita breve e intensa. Budget risicati, scarsa fantasia, limitate competenze professionali portarono le scelte editoriali verso una direzione: l’acquisto di licenze di programmi stranieri a bassissimo costo. Per riempire i palinsesti vennero scelte da un lato le telenovele latino americane e dall’altro le serie di animegiapponesi. Conclusioni La storia dell’animazione nipponica in Italia è molto più complessa e lunga di quanto si sia potuto raccontare in questo articolo. Tuttavia, c’è da dire che la popolarità degli anime in questo paese, negli ultimi anni, vive letteralmente di rendita dagli anni Settanta e Ottanta. In apertura avevo indicato nel fattore quantitativo un motivo già ampiamente sufficiente a studiare con grande attenzione la vicenda: a partire da questo dato oggettivo si può passare a indagare non solo i flussi commerciali con cui gli anime hanno prosperato nel nostro paese, ma anche il risultato culturale complessivo generato nella società italiana durante e dopo il boom. Così, da un lato sarebbe interessante capire perché – e perché così presto – tanti film e serie animate abbiano varcato i confini italiani, e come mai negli Stati Uniti e in altri paesi occidentali ricchi il processo sia stato tanto diverso. La differenza fondamentale nella popolarità raggiunta dagli anime in Italia rispetto ad altri paesi in cui essi non sono arrivati in così grande quantità, non risiede solo e tanto nel numero di serie e film come “massa critica” quanto nelle modalità di programmazione e nell’accompagnamento multi-mediale che si è creato “spontaneamente” in quello che Bono e Castelli già nel 1983 avevano denominato «big business all’italiana». In altre parole, nel fatto che in Italia si è verificato un“contagio” multimediale indiscriminato fra tutti i giovani dai tardi anni Settanta in poi mediante l’esposizione televisiva, editoriale e commerciale. Ciò ha permesso loro di avere un’idea del Giappone e del suo contesto culturale, mentre negli altri paesi gli anime hanno potuto far presa solo fra ristrette comunità di fan. Pensiamo alla contaminazione dei linguaggi, delle immagini, degli stili narrativi, relativi agli anime che hanno a loro modo attecchito in ogni forma di comunicazione nel nostro paese: nei fumetti, nei riferimenti nei programmi televisivi, nella lingua quotidiana, negli articoli di giornale, con omaggi nelle riviste, citazioni nelle pubblicità, o perfino, di recente, con l’ingresso, episodico ma reale, nel dibattito politico: si pensi alla menzione di Goldrake da parte del Presidente del Consiglio di fronte ai microfoni della stampa nel 2014, o ai sindacalisti che lo apostrofano proprio cantando la canzone UFO Robot...Oppure possiamo pensare alla concezione del Giappone che hanno gli appassionati (che si tratti di idee corrispondenti al vero o un po’ romanzate) e alle nozioni sui giapponesi come individui, come popolo, a prescindere da come vengono descritti generalmente dai media. Sono questi gli attuali argomenti delle mie ricerche: se e quanto la cultura degli animee dei manga, e le informazioni relative alla cultura giapponese in essi in vario modo veicolate, abbiano influenzato le società europee e se l’esposizione agli anime, ai manga e ad altri settori della cultura contemporanea giapponese abbia avuto un impatto misurabile in termini di ciò che èstato chiamato, a ragione o a torto,«soft power».
  4. Sotto Natale mi è venuta l'intrigante idea di potermi regalare i primi volumi del manga Pokémon "La Grande Avventura". Ne ho sentito parlare bene e viene descritta come una serie matura. Il mio dubbio è: matura in confronto al videogioco e l'anime (non ci vuole molto), o ha effettivamente una trama coinvolgente e con colpi di scena? Sinceramente, pur stuzzicandomi, non ho intenzione di iniziare una lettura piatta o con pochi intrecci di narrazione. Se consistesse solo in lotte tra Pokémon, professore di turno che chiede di completare il Pokedex e sventare i piani del team malvagio di turno, preferirei lasciar perdere
  5. In risposta al topic sulle richieste per consigli su anime e manga, qui si può proporre le serie che conosciamo, taggando la persona che ne ha fatto richiesta
  6. Dopo averne discusso con @Ackerman, apro questa discussione in modo da avere un topic dedicato a chiunque sia alla ricerca di un nuovo anime o manga da iniziare, e fosse indeciso su cosa scegliere. La struttura è semplice: basta chiedere consigli in questo topic, scrivendo il genere di anime/manga che si desidera, oppure fornendo dettagli e particolarità che interesserebbero. All'interno di questa discussione è possibile soltanto pubblicare le richieste, per le relative risposte, è presente un topic collegato a questo link. Speriamo che questo esperimento possa essere utile! Provo ad iniziare io. Non cerco qualcosa di estremamente particolare, mi basta avere un anime dalla trama seria e possibilmente articolata... senza troppi filler. Magari con elementi soprannaturali, magici, superpoteri, fantasy... è indifferente. Se fosse già completo o almeno con una stagione già conclusa sarebbe meglio. Lascio un elenco di ciò che ho già visto, per farvi un'idea di cosa mi è piaciuto.
  7. In preda all'hype dovuto alla visione della prima puntata di Vento Aureo, mi sono sentito in dovere di aprire questo topic. Per discutere sulla stagione in corso o anche più in generale su tutto il manga ed anime. Per chi lo sta guardando per la prima volta, o per chi ha già visto e letto l'opera al completo. Per me Jojo è un manga/anime importantissimo perché oltre ad essere uno dei miei preferiti (e grandissima fonte di meme ), è quello che mi ha reintrodotto in questo mondo dopo diverso tempo di lontananza. Avevo già cominciato a leggere i primissimi capitoli di Vento Aureo, ma ho deciso di fermarmi e godermi prima la versione anime. Nel primo episodio non ho trovato differenze importanti rispetto al manga, a parte il fatto che Golden Experience venga trascritto come "Golden Wind"... ma potrebbe anche esserci un motivo che ancora non conosco. Probabilmente dalla terza puntata infatti, inizierà la parte inedita anche per me
  8. THE SEVEN DEADLY SINS Benvenuti in questa discussione su The Seven Deadly Sins Quest'opera segue le avventure di Meliodas e dei suoi fedeli compagni di avventure i 7 peccati capitali in un mondo Fantasy in epoca medievale, un manga Shonen disegnato da Nakaba Suzuki Venite a scoprire questo fantastico mondo Benvenuti a tutti
  9. Benvenuti in questa discussione su Food Wars! Shokugeki No Soma Se vi piacciono le battaglie culinarie di Soma e Company siete ne posto giusto, un ritrovo per appassionati di questa serie, buon divertimento e buon appetito.
  10. Diamoci un taglio! Diamo un taglio a tutto. Si è liberi. Liberi di esprimere la propria arte. - Si accettano critiche e consigli, soprattutto motivate! - Se siete qui per insultare,andatevene. - In caso aveste qualche richiesta da farmi per icon/set siete liberi di inviarmi un MP. - Se prendete un mio lavoro siete pregati di dirmelo e di mettere i crediti,grazie! - Si accettano commissioni. FAQ Che cosa è cambiato? In Let's Get This Over With ritroverete tutti i contenuti della mia precedente gallery, hArmonìa , in maniera più raccolta e ordinata. Enjoy The Graphic Fun è stato l'inizio di tutto, più o meno, mentre hArmonìa un trampolino di lancio. Let's Get This Over With, letteralmente tradotto come "diamoci un taglio", è la mia personale art gallery "definitiva" che mostra tutti gli ultimi progressi da me compiuti in ambito grafico. Inoltre i post seguiranno una formattazione predefinita! Come mai hai deciso di aprire una nuova gallery? Avevo bisogno di ricominciare da zero, di darci un taglio. Inoltre i contenuti di hArmonìa andavano ordinati. Questa è la mia Art Gallery, e questa è la mia "arte". Spero vi piacciano i miei lavori! Se siete interessati, vi invito a seguire la discussione e a visualizzare le precedenti gallery per farvi un'idea riguardo al cambiamento! Enjoy! (A breve nuovi lavori)
  11. Allora, credevo ci fosse già una discussione ufficiale su quest'opera ormai molto conosciuta ma col tasto cerca stranamente non ho trovato nulla...quindi eccomi qui ad aprirne una Innanzitutto un paio di regole, se vorrete discutere del manga usate gli spoiler, visto che molti seguono solo l'anime e specificate prima il volume o capitolo, in modo da far capire se seguite le scan o la pubblicazione italiana. Inizio io con un paio di considerazioni, di solito tendo a preferire il manga ma in questo caso i combattimenti rendono molto di più nell'anime, li hanno animati davvero bene! Quanto son fighi quelli di Genos?? Seppur sempre brevi Però, anche il manga ha i suoi pregi...a fine volume ci sono sempre delle storie extra interessanti, come quella della sorella di Tornado o della prigionia di Puri Puri Prisoner
  12. Amanti di Anime e Manga o semplicemente newbie del quartiere, questa discussione sarà utile per esprimere le vostre opinioni rispetto ad un determinato Anime/Manga o semplicemente per cercarne uno che rispecchi di più i vostri gusti. Ogni persona potrà postare qua sotto la sua personale scheda che verrà poi aggiunta in questa raccolta, la classifica andrà in base ai voti che metterete nella vostra scheda e verrà applicata una media fra tutti i voti una volta che un'opera riceve almeno 2 voti. Classifica Anime -In aggiornamento- Classifica Manga -In aggiornamento- Raccolta Anime e Manga per genere: Kono Subarashii Sekai ni Shukufuku wo! (God's Blessing on This Wonderful World!) Toriko Angel Beats! (Angel Beats!) Per far sì che la vostra proposta di anime/manga sia valida, dovete compilare questa scheda: Nome Anime/Manga: Genere (ed eventualmente sottogenere): Anno di pubblicazione: Trama breve (se l'anime non è già in lista): Recensione e/o commento personale: Voto (da 0 a 10, anche numeri decimali se necessario): Anime/Manga simili (se ne conosci): Nome recensore (il vostro nick): Potete commentare le recensioni altrui ma cercate di non andare off topic~ Ultimo aggiornamento (18/10/2016)

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