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Iniziative invernali 2019

Bambole marzo 2019

Lembina

Il figlio ha disturbi sociali, per la madre la colpa è anche dei Pokémon

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Il figlio ha disturbi sociali, per la madre la colpa è anche dei Pokémon
Un uomo di 38 anni vive isolato e senza rapporti sociali, poiché ha scelto di essere un hikikomori. Per la madre la colpa è anche dei Pokémon.
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Secondo me é piú l'altissima pressione sociale condita da un padre assente e da una madre troppo protettiva: i Pokémon al massimo sono il suo mezzo per dimenticarsi della realtá. Anche perché se volesse, Pokémon potrebbe anche diventare un gioco che ti fa avere degli amici con i suoi tornei vgc live ...

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Il ritiro dalla società è frutto della vita odierna nella società capitalistica.

Una società malata, dove se non eccelli in qualcosa non sei nessuno, dove se sei povero è solo colpa tua e dovresti vergognarti di esserlo, dove se vuoi una vita tranquilla con uno stipendio dignitoso, senza sognare di diventare, ad esempio, un manager, un presidente del consiglio, un CR7, allora non sei normale, specialmente in Giappone dove hanno una visione della vita ancor più rigida, non a caso è uno dei paesi con il maggior tasso di suicidi al mondo. Il fatto che egli giochi a Pokemon è una conseguenza, è qualcosa che gli dà tranquillità e gli permette di isolarsi dai suoi problemi. Come per ogni cosa, vi sono gli eccessi, anche giocar a Pokemon deve esser una cosa controllata se il soggetto in questione non ha il senso del limite e passa tutta la giornata sulle console.

Resta il fatto che se il soggetto in questione presenta dei disturbi e quindi non in grado di rendersene conto, la madre doveva svegliarsi prima, e non ora che ha raggiunto i 38 anni...

Modificato da HJR

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Non so perchè, ma leggere questo articolo mi ha fatto venire in mente quanto mi è stato detto da una psicologa quasi un anno fa... cito testuali parole:

 

"Perchè non approfitti del trasloco per mettere tutte le tue bambole in una scatola, che NASCONDERAI sotto il letto o nell'armadio, e non riempi la tua vetrinetta con delle foto incorniciate di te e delle tue amiche che andate alle fiere?? Non ti sembra il caso di fare qualcosa di più adulto, di uscire da questo tuo disadattamento e di renderti conto della tua età?".

 

Premetto che ho scritto "nasconderai" tutto in maiuscolo per un motivo preciso, praticamente per questa qua sarei una disadattata perchè a 30 anni colleziono bambole e altre cose che piacciono ai ragazzini e non faccio cose più "adulte, come (ancora testuali parole sue) uscire e andare nei locali". Peccato che non le sia entrata in testa una cosa: con queste "cose infantili" ci ho costruito quella che è la mia vita sociale, fatta di gente VERA (perchè, attenzione, a qualcuno -sempre uno di questi espertoni- è sorto il dubbio che i miei amici non esistano perchè "nessuno è veramente amico di una persona obesa nel mondo reale") che, magari, non vedo quanto vorrei visto che abitano tutti lontano, però ci telefoniamo, ci mandiamo foto, messaggini e regalini. E, quando appunto ci sono le fiere del fumetto, ci organizziamo e ci vediamo di persona. A volte ci vediamo anche senza una fiera di mezzo, pensate un pò, e c'è anche qualcuno che fa apposta dei chilometri in macchina anche solo per vedermi mezz'oretta. Io mi reputo una persona normalissima e pure adulta, nonostante le mie passioni, che la settimana scorsa ha pure ricominciato a lavorare dopo due anni di inattività causa continue visite in ospedale (e infatti tra dieci minuti esco e vado). Anche a questo proposito... se non avessi avuto le mie "cavolate" con cui distrarmi o il supporto dei miei amici non so come avrei fatto ad uscire dall'ultimo periodo che ho vissuto. Perchè quando parole come "tumore" e "oncologia" entrano a far parte della tua vita un pò vai nel pallone. Io ho avuto grossi problemi nel periodo della scuola, praticamente mi comportavo come quest'uomo: chiusa fissa in casa senza vedere nessuno. Grazie al cielo mi sono data una svegliata dieci anni fa e ho deciso di tirarmi fuori dal mio guscio, altrimenti sarei sicuramente rimasta imprigionata tra quelle quattro mura, prospettiva che adesso mi fa venire l'ansia solo a pensarci. Avevo paura di tutto, soprattutto delle critiche legate al mio peso o, appunto, alle mie passioni, in pratica avevo paura della gente. Adesso sono fiera di me, dei miei pregi e dei miei difetti, delle mie amicizie e... sì, pure della mia collezione. Forse non sarò mai Miss Espansione per eccellenza, una di quelle persone che si circondano di grupponi numerosi, però non vivo nemmeno isolata come una volta e da quando mi sono trasferita e abito finalmente in un paese decisamente vivo, quando esco con il cane mi fermo sempre a parlare con un sacco di persone. Ancora una cosa e poi scappo:

 

48 minuti fa, HJR ha scritto:

Resta il fatto che se il soggetto in questione presenta dei disturbi e quindi non in grado di rendersene conto, la madre doveva svegliarsi prima, e non ora che ha raggiunto i 38 anni..

 

Da una parte sono d'accordo con te, ma dall'altra vorrei dire che la madre avrebbe potuto fare poco e niente. Se non è il figlio a guardarsi dentro e a dirsi "basta, devo fare qualcosa o finisco male", un genitore ad un certo punto si arrende e si rassegna. Pensi che i miei genitori non abbiano tentato di tirarmi fuori di casa quando ero una ragazzina?? Logico che tenta una volta, tenta due senza risultati poi mi hanno lasciato perdere. Scusate se la maggior parte di quanto ho scritto non c'entra un tubo con l'articolo!!

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4 minuti fa, ValerieTownshend ha scritto:

Non so perchè, ma leggere questo articolo mi ha fatto venire in mente quanto mi è stato detto da una psicologa quasi un anno fa... cito testuali parole:

 

"Perchè non approfitti del trasloco per mettere tutte le tue bambole in una scatola, che NASCONDERAI sotto il letto o nell'armadio, e non riempi la tua vetrinetta con delle foto incorniciate di te e delle tue amiche che andate alle fiere?? Non ti sembra il caso di fare qualcosa di più adulto, di uscire da questo tuo disadattamento e di renderti conto della tua età?".

 

Premetto che ho scritto "nasconderai" tutto in maiuscolo per un motivo preciso, praticamente per questa qua sarei una disadattata perchè a 30 anni colleziono bambole e altre cose che piacciono ai ragazzini e non faccio cose più "adulte, come (ancora testuali parole sue) uscire e andare nei locali". Peccato che non le sia entrata in testa una cosa: con queste "cose infantili" ci ho costruito quella che è la mia vita sociale, fatta di gente VERA (perchè, attenzione, a qualcuno -sempre uno di questi espertoni- è sorto il dubbio che i miei amici non esistano perchè "nessuno è veramente amico di una persona obesa nel mondo reale") che, magari, non vedo quanto vorrei visto che abitano tutti lontano, però ci telefoniamo, ci mandiamo foto, messaggini e regalini. E, quando appunto ci sono le fiere del fumetto, ci organizziamo e ci vediamo di persona. A volte ci vediamo anche senza una fiera di mezzo, pensate un pò, e c'è anche qualcuno che fa apposta dei chilometri in macchina anche solo per vedermi mezz'oretta. Io mi reputo una persona normalissima e pure adulta, nonostante le mie passioni, che la settimana scorsa ha pure ricominciato a lavorare dopo due anni di inattività causa continue visite in ospedale (e infatti tra dieci minuti esco e vado). Anche a questo proposito... se non avessi avuto le mie "cavolate" con cui distrarmi o il supporto dei miei amici non so come avrei fatto ad uscire dall'ultimo periodo che ho vissuto. Perchè quando parole come "tumore" e "oncologia" entrano a far parte della tua vita un pò vai nel pallone. Io ho avuto grossi problemi nel periodo della scuola, praticamente mi comportavo come quest'uomo: chiusa fissa in casa senza vedere nessuno. Grazie al cielo mi sono data una svegliata dieci anni fa e ho deciso di tirarmi fuori dal mio guscio, altrimenti sarei sicuramente rimasta imprigionata tra quelle quattro mura, prospettiva che adesso mi fa venire l'ansia solo a pensarci. Avevo paura di tutto, soprattutto delle critiche legate al mio peso o, appunto, alle mie passioni, in pratica avevo paura della gente. Adesso sono fiera di me, dei miei pregi e dei miei difetti, delle mie amicizie e... sì, pure della mia collezione. Forse non sarò mai Miss Espansione per eccellenza, una di quelle persone che si circondano di grupponi numerosi, però non vivo nemmeno isolata come una volta e da quando mi sono trasferita e abito finalmente in un paese decisamente vivo, quando esco con il cane mi fermo sempre a parlare con un sacco di persone. Ancora una cosa e poi scappo:

 

 

Da una parte sono d'accordo con te, ma dall'altra vorrei dire che la madre avrebbe potuto fare poco e niente. Se non è il figlio a guardarsi dentro e a dirsi "basta, devo fare qualcosa o finisco male", un genitore ad un certo punto si arrende e si rassegna. Pensi che i miei genitori non abbiano tentato di tirarmi fuori di casa quando ero una ragazzina?? Logico che tenta una volta, tenta due senza risultati poi mi hanno lasciato perdere. Scusate se la maggior parte di quanto ho scritto non c'entra un tubo con l'articolo!!

Mia madre ha collezionato bambole per tutta la sua vita anche quando aveva 2 bimbe a cui pensare e una famiglia da mandare avanti e non si poteva davvero definire una persona asociale o che era rimasta al periodo dell'infanzia...io gioco a pokemon e non ho più 10 anni da un bel pezzo e penso di continuare finché mi andrà e chissenefrega di cosa pensano gli altri...certo non sto chiusa dentro casa 24h al giorno per giocare, ma evitare di incontrare gente così prevenuta potrebbe farne venire la voglia a parecchi...

Un bravo psicologo per la tua psicologa no?

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Ci sono giochi che se presi seriamente invogliano a stare chiusi in casa, ma Pokemon, per certo, non è tra questi. Il problema non è il gioco, ma il giocatore, che ,da quanto ho capito, ha già fatto la sua scelta.

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Capisco tutto ma la storia che vendono 2 versioni per far socializzare è una cavolata...alle medie e superiori ero isolata e per finire il gioco all 100 per cento (o meglio per avere entrambi i leggendari) mi compravo entrambe le versioni...:secret:

 

Poi se vuole giocare non vedo quale sia il problema, se riesce a trovarsi un lavoro ecc può pure continuare

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2 ore fa, RoseRed ha scritto:

Un bravo psicologo per la tua psicologa no?

 

Eh, tecnicamente vanno dal terapista a loro volta per prassi professionale... poi capita che mi dicano cose inquietanti e mi viene da pensare che dovrebbero andarci pure in privato, dal terapista. Tipo quando ho raccontato che un'amica, dopo essere stata a Milano a fare una gara di corsa con il padre, prima di andare a prendere l'autostrada a Lodi per tornare ad Imola, è passata dentro di proposito a Copiano per passare mezz'ora con me. La psichiatra mi ha chiesto: "Lei non ha pensato "Uffa, che rottura, questa qua è venuta a rompere le scatole", prendendo quella visita a sorpresa come un disturbo?"... me ne sono stata zitta di proposito, se avessi aperto bocca l'avrai mandata sicuramente a stendere...

 

(P.S: tanto per dire, la disadattata che colleziona stupidate per bambini è appena tornata dal lavoro e ci ritornerà nel pomeriggio!!)

Modificato da ValerieTownshend

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4 ore fa, ValerieTownshend ha scritto:

. Se non è il figlio a guardarsi dentro e a dirsi "basta, devo fare qualcosa o finisco male", un genitore ad un certo punto si arrende e si rassegna.

Dipende dai casi, credi che se uno non è psicologicamente sano ( qua intendo pazzia, non chi è magari semplicemente patologicamente ansioso o depresso, quella non è pazzia, è semplicemente il corpo che va in corto circuito per un certo periodo di tempo) se ne renda conto? Un pazzo non penserà mai di esser pazzo!

Magari in alcuni casi, semplicemente il soggetto non si rende conto di ciò che sta facendo, per quello, se qualcuno gli sta vicino e quel qualcuno è sano di mente, deve prendersi cura di lui e capire che non lo fa apposta, lasciar perdere in quei casi, significa semplicemente lavarsi le mani e non volergli bene!

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4 ore fa, RoseRed ha scritto:

.io gioco a pokemon e non ho più 10 anni da un bel pezzo e penso di continuare finché mi andrà e chissenefrega di cosa pensano gli altri.

Esatto, magari vedono Pokemon come una cosa per bambini e poi sono i primi, a 30 anni inoltrati, ad aver la PS4 in casa con i vari Fifa, COD ecc..

Un videogioco è un videogioco, sia esso Pokemon, Fifa, Digimon o Tizio Caio ecc.. se io rispetto te, perché te non rispetti me?

Rimango sempre dell'idea che, fino a quando una persona non fa male ad un'altra o a sé stessa, fisicamente e psicologicamente, allora può fare quello che vuole!

Modificato da HJR

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4 ore fa, ValerieTownshend ha scritto:

Non so perchè, ma leggere questo articolo mi ha fatto venire in mente quanto mi è stato detto da una psicologa quasi un anno fa... cito testuali parole:

 

"Perchè non approfitti del trasloco per mettere tutte le tue bambole in una scatola, che NASCONDERAI sotto il letto o nell'armadio, e non riempi la tua vetrinetta con delle foto incorniciate di te e delle tue amiche che andate alle fiere?? Non ti sembra il caso di fare qualcosa di più adulto, di uscire da questo tuo disadattamento e di renderti conto della tua età?".

 

Premetto che ho scritto "nasconderai" tutto in maiuscolo per un motivo preciso, praticamente per questa qua sarei una disadattata perchè a 30 anni colleziono bambole e altre cose che piacciono ai ragazzini e non faccio cose più "adulte, come (ancora testuali parole sue) uscire e andare nei locali". Peccato che non le sia entrata in testa una cosa: con queste "cose infantili" ci ho costruito quella che è la mia vita sociale, fatta di gente VERA (perchè, attenzione, a qualcuno -sempre uno di questi espertoni- è sorto il dubbio che i miei amici non esistano perchè "nessuno è veramente amico di una persona obesa nel mondo reale") che, magari, non vedo quanto vorrei visto che abitano tutti lontano, però ci telefoniamo, ci mandiamo foto, messaggini e regalini. E, quando appunto ci sono le fiere del fumetto, ci organizziamo e ci vediamo di persona. A volte ci vediamo anche senza una fiera di mezzo, pensate un pò, e c'è anche qualcuno che fa apposta dei chilometri in macchina anche solo per vedermi mezz'oretta. Io mi reputo una persona normalissima e pure adulta, nonostante le mie passioni, che la settimana scorsa ha pure ricominciato a lavorare dopo due anni di inattività causa continue visite in ospedale (e infatti tra dieci minuti esco e vado). Anche a questo proposito... se non avessi avuto le mie "cavolate" con cui distrarmi o il supporto dei miei amici non so come avrei fatto ad uscire dall'ultimo periodo che ho vissuto. Perchè quando parole come "tumore" e "oncologia" entrano a far parte della tua vita un pò vai nel pallone. Io ho avuto grossi problemi nel periodo della scuola, praticamente mi comportavo come quest'uomo: chiusa fissa in casa senza vedere nessuno. Grazie al cielo mi sono data una svegliata dieci anni fa e ho deciso di tirarmi fuori dal mio guscio, altrimenti sarei sicuramente rimasta imprigionata tra quelle quattro mura, prospettiva che adesso mi fa venire l'ansia solo a pensarci. Avevo paura di tutto, soprattutto delle critiche legate al mio peso o, appunto, alle mie passioni, in pratica avevo paura della gente. Adesso sono fiera di me, dei miei pregi e dei miei difetti, delle mie amicizie e... sì, pure della mia collezione. Forse non sarò mai Miss Espansione per eccellenza, una di quelle persone che si circondano di grupponi numerosi, però non vivo nemmeno isolata come una volta e da quando mi sono trasferita e abito finalmente in un paese decisamente vivo, quando esco con il cane mi fermo sempre a parlare con un sacco di persone. Ancora una cosa e poi scappo:

 

 

Da una parte sono d'accordo con te, ma dall'altra vorrei dire che la madre avrebbe potuto fare poco e niente. Se non è il figlio a guardarsi dentro e a dirsi "basta, devo fare qualcosa o finisco male", un genitore ad un certo punto si arrende e si rassegna. Pensi che i miei genitori non abbiano tentato di tirarmi fuori di casa quando ero una ragazzina?? Logico che tenta una volta, tenta due senza risultati poi mi hanno lasciato perdere. Scusate se la maggior parte di quanto ho scritto non c'entra un tubo con l'articolo!!

 

 

Riguardo alla "psicologa" io l'avrei leggermente mandata a quel paese, se ti dico che quello non é il problema un po' di cavoli tuoi é preferibile che tu te li faccia. 

 

Per la seconda parte invece a mio parere é come dice HJR. Un pazzo non sa di essere pazzo finché qualcuno dall'esterno non gli dici niente e ci sono alcune patologie in cui addirittura lo stesso individuo NON sente il bisogno di stringere amicizie O relazioni al di fuori della famiglia o uscire e rimane nel suo mondo di fantasia. Per la madre non so, consultare qualcuno ? O lo considera un fallimento e quindi anziché aiutarlo dá la colpa ai Pokémon ? Chissá, non possiamo proprio saperlo. Peró se lo si aiutasse, 38 non sono un numero esagerato per non dico rifarsi una vita ma recuperare parte del  tempo perduto.

 

Qui poi siamo tutti d'accordo, visto che giochiamo tutti ai Pokémon che non é la passione che hai a renderti infantile, anzi, forse non esistono passioni da grandi e passioni da piccoli cosí come é ingiusto rompere le scatole a qualcuno perché non beve birra, Caffé e vino e tè, bevande da adulti e preferisce la coca Cola LOL! 

Modificato da Motor Drive

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6 ore fa, HJR ha scritto:

Dipende dai casi, credi che se uno non è psicologicamente sano ( qua intendo pazzia, non chi è magari semplicemente patologicamente ansioso o depresso, quella non è pazzia, è semplicemente il corpo che va in corto circuito per un certo periodo di tempo) se ne renda conto? Un pazzo non penserà mai di esser pazzo!

Magari in alcuni casi, semplicemente il soggetto non si rende conto di ciò che sta facendo, per quello, se qualcuno gli sta vicino e quel qualcuno è sano di mente, deve prendersi cura di lui e capire che non lo fa apposta, lasciar perdere in quei casi, significa semplicemente lavarsi le mani e non volergli bene!

 

Per questo ho detto di essere in parte d'accordo con te, ci sono casi davvero disperati quando si tratta di problemi psicologici. Riguardo al "lavarsene le mani" da parte di famigliari e affini, beh... purtroppo io ho i genitori che ho, mia madre non è mai stata brava a capirmi, parte dei miei problemi derivano anche dal rapporto (anzi, del non-rapporto) che avevo con lei da ragazzina. Crescendo ci siamo venute un pò incontro e siamo migliorate, però se ripenso a certe cose del passato mi fanno davvero male.

 

6 ore fa, Motor Drive ha scritto:

Per la madre non so, consultare qualcuno ? O lo considera un fallimento e quindi anziché aiutarlo dá la colpa ai Pokémon ?

 

Anch'io non voglio giudicare questa donna perchè non so chi sia, però stavo pensando proprio una cosa del genere... Poi, come dici, ci può essere qualche altro problema in questo ragazzo che non sappiamo, quindi anche lì si possono dire tante cose senza centrare il succo della questione. 

 

 

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Come scaricare le colpe su un videogioco. Qui ci sarebbe molto da discutere, andate tutti dallo psicologo che c'è un problema in famiglia!.

 

Il Ragazzo ha amici? siete genitori abbastanza presenti per lui? uscite insieme ogni tanto andando in posti dove si diverte? 

 

le basi per essere un genitore cribbio, essere presenti, altrimenti succede questo, si rinchiude in quel guscio fantasioso e pian piano diventa sociopatico.

 

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Vado controcorrente.

Solitamente gli hikikokomori mostrano di volersi isolare dalla società e rinchiudersi in videogiochi, cartoni animati o fumetti spesso giapponesi, musica e libri.

Non ho mai sentito di un caso in cui una persona si rinchiude solo in UN libro, in UNA serie o in questo caso in UN SOLO videogioco.

Non possiamo conoscere la situazione ed è ovvio che non sia colpa dei Pokémon ma anche di problemi esterni della vita di quest'uomo, però mettiamoci un attimo nei panni di questa madre che regala un videogioco al figlio e questo dice di volerci dedicare tutta la vita e poi effettivamente avvicinandosi alla mezza età lo fa.

Insomma, io che la cosa riguardi anche al videogioco non penso che farei a meno di pensarla, per quanto poi giusta o errata possa essere.

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mio figlio è uno psicopatico perchè gioca a raimbow six. tutto il giorno! 

scherzi a parte la madre dovrebbe aiutare il ragazzo invece che prendersela con il brand pokemon, che come avete detto aiuta i rapporti sociali. 

si può partire da qui, facendogli conoscere altra gente appassionata al brand. e pian piano, perchè no arrivare al competitivo, secondo me così si risolverebbe. 

un passo alla volta ovviamente 

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1 minuto fa, fendtassassino930 ha scritto:

mio figlio è uno psicopatico perchè gioca a raimbow six. tutto il giorno! 

scherzi a parte la madre dovrebbe aiutare il ragazzo invece che prendersela con il brand pokemon, che come avete detto aiuta i rapporti sociali. 

si può partire da qui, facendogli conoscere altra gente appassionata al brand. e pian piano, perchè no arrivare al competitivo, secondo me così si risolverebbe. 

un passo alla volta ovviamente 

Mi pare difficile che una donna che avrà sessanta/settant'anni sappia che esiste una community di Pokémon e cosa ci sta dietro eh.

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2 minuti fa, DaniGrovyle ha scritto:

Mi pare difficile che una donna che avrà sessanta/settant'anni sappia che esiste una community di Pokémon e cosa ci sta dietro eh.

beh, questo è vero, comunque dovrebbe accorgersene anche da solo, se ha qualche social o meglio, se usa internet 

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1 minuto fa, fendtassassino930 ha scritto:

beh, questo è vero, comunque dovrebbe accorgersene anche da solo, se ha qualche social o meglio, se usa internet 

Lui gioca a Pokémon perché alla vita reale ci ha proprio rinunciato, non penso che neanche gli importi tanto

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