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[Pokémon] Our Journey


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Nota bene: Potete commentare direttamente in questo topic.

 

Salve.
Questa che troverete di seguito è una FanFiction scritta da me, e si tratta di una specie di "remake" di una vecchissima storia Pokémon scritta anni fa.
La FF, scritta senza grandi pretese, si presenta come un'esperienza Pokémon a metà tra quelle tradizionali ed una differente dal solito: in un certo senso sarà un'avventura classica nel mondo Pokémon, ma mi concentrerò molto sui personaggi e sui loro percorsi come "persone", piuttosto che sui Pokémon stessi.
Questo perché, personalmente, dei videogiochi Pokémon sono sempre stato particolarmente attirato da elementi quali i personaggi, l'esplorazione ed il mondo di gioco, molto spesso ancora più che dei Pokémon che ne fanno parte.
Spero che questa mia scelta stilistica possa essere di vostro gradimento. Buona lettura e, se avete voglia, commentate per farmi sapere cosa ne pensate, anche (e soprattutto) con critiche costruttive per aiutarmi a migliorare.

 

Personaggi

Spoiler

Ragazzo dai capelli raccolti
Genere: Maschio

Età: ??
Provenienza: ??
Pokémon: ??

Un personaggio di cui non si sa ancora molto, che pare abitare in una grande città.

 

Pokédex

Spoiler

#001 Bulbasaur 001MS7.png
#373 Salamence 373MS7.png

#431 Glameow 431MS7.png

#500 Emboar 500MS7.png

Pokémon visti: 4
Pokémon cromatici: 0

 

Prologo: La promessa del cappello

Spoiler

Un muro di fiamme circondava il campo di battaglia.
Il fumo nero prodotto dalla combustione dei gas si aggirava per l'arena, diminuendo la visibilità e rendendo impercettibili i movimenti dei Pokémon in lotta; si sentivano i tonfi prodotti dallo scontrarsi dei loro corpi ed i fasci di luce generati dalle mosse a distanza, ma sarebbe stato impossibile per uno spettatore stabilire quale dei due mostriciattoli fosse in vantaggio al momento.
"Incredibile, signori! L'attacco Incendio di Emboar ha letteralmente annebbiato il campo! Come starà procedendo la lotta?!" I commenti dei telecronisti seguivano passo passo la lotta, non lasciandosi sfuggire nemmeno un movimento; ma anche loro, di fronte ad una scena del genere, dovettero fermarsi e rimanere con il fiato sospeso, curiosi di conoscere gli esiti della guerriglia.
"Cosa starà succedendo in campo?" Sentì mormorare dai posto sopra di lui un ragazzino tra il pubblico, con uno sguardo attento sulla lotta.
"Ma siamo sicuri sia legale, una cosa del genere? Guarda quanto inquinamento..." I commenti continuavano a susseguirsi tra incredulità e curiosità, per spezzare il periodo di tempo morto: presto, tuttavia, le ali di un Salamence appena sceso in campo ripristinarono la visibilità, almeno parziale, poi iniziarono a sbattere con forza per generare un potente attacco Tifone. Emboar non poté che cercare di incassare il colpo con stabilità, per non essere spazzato via, ma la forza del nemico era tale che il tipo Fuoco fu ridotto in ginocchio.
Salamence ne approfittò per fiondarsi su di lui, ma Emboar, pronto a contrattaccare, non aspettò l'attacco successivo, bensì si lanciò sul drago per placcarlo con le sue possenti braccia; queste, raggiungendo temperature sorprendenti, scottarono l'avversario, che venne poi sollevato in aria e scaraventato al suolo con una potenza impressionante.
"Incredibile! Emboar ha sfruttato lo slancio di Salamence per buttarlo a terra!"
Salamence, senza nemmeno rialzarsi, girò il capo in direzione di Emboar e lanciò un attacco Iper Raggio. Emboar incrociò le braccia per pararlo al meglio, ma lo scontro fu di un impatto tale da farlo arretrare di un paio di metri.
"Sprizzalampo, vai!" Gridò il suo allenatore. Il Pokémon Suincendio iniziò a caricarsi di energia elettrica, grugnendo e rilasciando fumo dal naso, mentre Salamence si rialzava per cercare di evitare il colpo; lo scontro di prima, tuttavia, lo aveva scottato, lasciandolo ferito ed indolenzito, per cui i suoi movimenti si erano fatti più lenti, così come era diminuito il suo attacco.
Emboar caricò ad una velocità sorprendente l'avversario, che non fece in tempo a fuggire: delle scariche elettriche vennero rilasciate in tutta l'arena all'impatto tra i due, ma per fortuna non arrivarono ad avvicinarsi al pubblico.

 

"Salamence non ha resistito al colpo ed è andato K.O.! Il vincitore dello scontro di oggi è Ashe, da Austropoli, in vantaggio rispetto al suo avversario di 2 Pokémon!"
Il pubblico applaudì con foga alla vista dello schermo di vittoria sul tabellone dello stadio. Alcuni si alzarono in piedi per lanciare stelle filanti, alzare festoni, inneggiare cori e gridare a squarciagola i propri complimenti per l'allenatore il quale, visivamente stanco, si asciugava il sudore dalla fronte.
Salamence era a terra, esausto, ai piedi di Emboar, anch'esso allo stremo delle forze, ma ancora capace di reggersi in piedi e di raggiungere il suo allenatore, che si complimentò con lui e poi lo ritirò nella propria Ball, facendolo sparire in un fascio di luce.
I due sfidanti, poi, si avvicinarono e, in un momento di sportività encomiabile, si strinsero in un abbraccio fraterno, dandosi dalle pacche sulle spalle con dei volti gioiosi e soddisfatti.
In tutto questo, mentre sugli spalti si scatenavano i tifosi, il ragazzino dall'aria attenta stava sorridendo, quasi inconsciamente, senza dire nulla. La lotta lo aveva entusiasmato a tal punto che pensava di aver provato, in quel momento, emozioni a lui ancora sconosciute.


Mentre il pubblico veniva fatto convergere, a gruppi, verso le uscite dello stadio, egli continuava a commentare la battaglia con i suoi amici, ad alta voce, sia per farsi sentire nel trambusto generale sia per rendere evidente la sua euforia.
"Ma poi, avete visto?! Sprizzalampo su un Emboar! Geniale! Significa che il suo allenatore si fidava abbastanza di lui da credere di poter resistere ad un attacco superefficace per poi contrattaccare in quel modo! Ed invece quel Salamence, per quanto forte, era sicuramente sfruttato male! Il suo allenatore avrebbe dovuto fargli usare più mosse fisiche, no?! Anche se effettivamente Emboar ha una buona difesa fisica, quindi forse era tutto calcolato..." Mentre si agitava, il suo cappello, in bilico, cadde al suolo, ma lo raccolse tempestivamente e, dopo averlo sbattuto sui jeans blu (contrastanti con la t-shirt nera abbastanza larga) per ripulirlo dalla polvere, se lo mise sul capo dal taglio molto corto, quasi militare. 
"In realtà..." Iniziò un suo amico, un ragazzino poco più basso di lui con un paio di occhiali spessi e neri ed i capelli castani sbarazzini, spettinati e di media lunghezza, "Emboar ha una difesa discreta, quindi mi chiedo se metterlo di fronte ad un Salamence non si sia rivelata semplicemente pazzia. Normalmente, nessun Emboar resisterebbe ad un Tifone del genere... immagino che questo Ashe sia stato semplicemente fortunato."
"Beh oh, chi se ne frega," Continuò un altro ragazzo, il più piccolo dei tre, dai capelli neri e mossi e dai vestiti della stessa tonalità, "l'importante è che abbia vinto lui! Io tifavo proprio per lui. Voi non tifavate per lui?"
I tre continuavano a dialogare allegramente, fino a quando non uscirono e si ritrovarono in mezzo ai banchi del mercatino situato appena fuori le porte dell'arena.
"Io mi compro qualche souvenir, ci state?" Chiese il ragazzo con il cappello, che continuava a risistemarselo. "Ci sta. Ho una collezione di statuine di tipo Drago che ha bisogno di essere ampliata!" Rispose quello con gli occhiali.
Il resto della giornata passò tra le festività post-lotta. Alla sera, quando i tre si preparavano a lasciare l'area del mercato per avviarsi verso l'hotel dove li aspettavano i loro familiari, il più piccolo attirò l'attenzione degli altri due per una domanda insolita.
"Ragazzi, ma... come si diventa allenatori?" Chiese.
"Beh, prima di tutto bisogna avere dei Pokémon, ma... anche una tessera allenatore, se vuoi essere un allenatore riconosciuto. E se vuoi entrare nei tornei devi avere anche una raccomandazione ufficiale, e magari qualche sponsor... insomma, non è semplice! In pochi ce la fanno ad arrivare a quei livelli." Fu la risposta del ragazzo con i capelli lunghi.
"Non sarebbe figo se anche noi diventassimo allenatori?" Disse il primo.
"Beh, in un certo senso, penso che saremmo ottimi allenatori..."
"Allora facciamolo!" Il giovane prese il cappello e lo porse in avanti, in mezzo ai tre. "Giuriamo qui ed ora che, quando avremo l'età giusta, inizieremo il nostro viaggio assieme! Ci state?!" Propose, con entusiasmo.
Gli altri due, di fronte all'impulsività dell'amico, ridacchiarono, poi posarono le loro mani sul suo cappello, come per fare un giuramento.
"Ma... come si fa ad avere una raccomandazione per entrare nei tornei? Penso che senza di quella non riusciremo a mantenerci per girare la regione e vincere medaglie..." Si domandò uno di loro.
"Mia sorella ha ottenuto una raccomandazione da uno studioso... perché è stata, tipo, la miglior studentessa del suo primo anno universitario, quindi la hanno scelta. Le hanno anche consegnato un Pokémon per il suo viaggio, per quanto ne avesse già uno..." Il ragazzo con gli occhiali mostrò una foto di sua sorella, in compagnia di un Glameow ed un Bulbasaur, sul suo smartphone.
"Quindi basta studiare? Beh, nessun problema, siamo tutti bravissimi a scuola, no?!"
"Mh, sì, se continuiamo così otterremo tutti e tre delle raccomandazioni, magari dallo stesso studioso di mia sorella. Non sarebbe male."
Continuando a parlare dei loro progetti futuri, le ore passarono. Come ogni giovane, anche loro sognavano di poter, un giorno, divenire allenatori e di poter viaggiare per il mondo alla conquista della fama e della gloria; il percorso per arrivare anche solo al punto di partenza, tuttavia, era sempre stato difficile, ed erano in pochi coloro che potevano davvero vantarsi di aver potuto iniziare questa carriera tanto ambita.
I tre amici, tuttavia, erano decisi a farcela, e a cominciare assieme il loro viaggio. Il cappello che il primo dei tre si rimise sul capo sarebbe stato, a lungo, il loro oggetto sacro, sul quale era riposta una promessa che si auguravano di poter realizzare.

 

 

E così, gli anni passarono. E come ogni elemento soggetto al passare del tempo, anche quel cappello si riempì, a poco a poco, di polvere e di acciacchi.
Ed un giorno, divenne troppo piccolo anche per la testa del suo proprietario.

 

 

"... sono le 5:48 di lunedì 4 aprile... il tempo è sereno e non si prevedono rannuvolamenti per il resto della giornata. Il clima è tiepido e si pensa ch..."
Il rumore di una macchina di passaggio in strada coprì la voce della radio, che venne spenta dal suo propietario, un giovane in pigiama con lo sguardo proiettato fuori dalla finestra accanto al letto su cui era seduto.
La fresca luce del mattino appena accennatgo illuminava i palazzi al di fuori della camera di una luce grigiastra, come se ancora impregnati di quella freddezza che la notte gli aveva lasciato addosso: le poche persone in strada erano per lo più lavoratori appena usciti dalle loro vetture per dirigersi sul posto di lavoro, o giovanissimi studenti universitari mattinieri. Gli unici suoni che si potevano ascoltare erano quelli dei passi veloci di quest'ultimi, del leggero venticello rinfrescante e dei Fletchling che cinguettavano sugli alberi.
Si sentì un respiro rieccheggiare per la stanza, nel silenzio di quella calma mattinata.
Un tiepido raggio di sole illuminò il volto del ragazzo, dagli occhi piccoli e semichiusi, nascosti tra i capelli lunghi lasciati cadere sulle spalle. Il suo sguardo rintontito lasciava intendere che si fosse svegliato da poco.
Non pronunciando una parola, si alzò, molto lentamente, ed andò a prendere il cellulare che aveva lasciato sul davanzale; sulla schermata iniziale c'erano varie notifiche, tra cui una particolarmente in evidenza, sulla quale v'era scritto, in un colore blu acceso, "Giorno della consegna."
Alla vista di quella notifica, il suo sguardo si rannuvolò improvvisamente. Si portò le mani sul capo ed iniziò a raccogliere i lunghi capelli lisci in un codino, mentre con lo sguardo fissava lo schermo, ormai spento, del dispositivo elettronico.
"... Ragazzi..."
Sistemati i capelli, si diede una pacca sul volto con entrambi i palmi, fece un saltello sul posto, e si mise ad osservare i palazzi fuori dalla finestra. Fatto ciò, sul suo volto tornò uno sguardo neutrale, quasi serio, ma non scoraggiato come prima.
"Aspettatemi lì, sto arrivando."

 

 

 

Locazione: ???
Pokémon: ???
Data: 4 aprile (Primavera)

 

Capitolo 1: I predestinati

Spoiler

In arrivo...

 

Modificato da Enemy
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"All you can do is keep smiling. Keep marching. That's parte of a leader job: you can't give in to despair."

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Sono riuscito finalmente a pubblicare il prologo.

Fa schifo ma l'ho fatto.

"All you can do is keep smiling. Keep marching. That's parte of a leader job: you can't give in to despair."

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On 7/10/2020 at 19:36, Enemy ha scritto:

Nota bene: Potete commentare direttamente in questo topic.

 

Salve.
Questa che troverete di seguito è una FanFiction scritta da me, e si tratta di una specie di "remake" di una vecchissima storia Pokémon scritta anni fa.
La FF, scritta senza grandi pretese, si presenta come un'esperienza Pokémon a metà tra quelle tradizionali ed una differente dal solito: in un certo senso sarà un'avventura classica nel mondo Pokémon, ma mi concentrerò molto sui personaggi e sui loro percorsi come "persone", piuttosto che sui Pokémon stessi.
Questo perché, personalmente, dei videogiochi Pokémon sono sempre stato particolarmente attirato da elementi quali i personaggi, l'esplorazione ed il mondo di gioco, molto spesso ancora più che dei Pokémon che ne fanno parte.
Spero che questa mia scelta stilistica possa essere di vostro gradimento. Buona lettura e, se avete voglia, commentate per farmi sapere cosa ne pensate, anche (e soprattutto) con critiche costruttive per aiutarmi a migliorare.

 

Personaggi

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Ragazzo dai capelli raccolti
Genere: Maschio

Età: ??
Provenienza: ??
Pokémon: ??

Un personaggio di cui non si sa ancora molto, che pare abitare in una grande città.

 

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#373 Salamence 373MS7.png

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Un muro di fiamme circondava il campo di battaglia.
Il fumo nero prodotto dalla combustione dei gas si aggirava per l'arena, diminuendo la visibilità e rendendo impercettibili i movimenti dei Pokémon in lotta; si sentivano i tonfi prodotti dallo scontrarsi dei loro corpi ed i fasci di luce generati dalle mosse a distanza, ma sarebbe stato impossibile per uno spettatore stabilire quale dei due mostriciattoli fosse in vantaggio al momento.
"Incredibile, signori! L'attacco Incendio di Emboar ha letteralmente annebbiato il campo! Come starà procedendo la lotta?!" I commenti dei telecronisti seguivano passo passo la lotta, non lasciandosi sfuggire nemmeno un movimento; ma anche loro, di fronte ad una scena del genere, dovettero fermarsi e rimanere con il fiato sospeso, curiosi di conoscere gli esiti della guerriglia.
"Cosa starà succedendo in campo?" Sentì mormorare dai posto sopra di lui un ragazzino tra il pubblico, con uno sguardo attento sulla lotta.
"Ma siamo sicuri sia legale, una cosa del genere? Guarda quanto inquinamento..." I commenti continuavano a susseguirsi tra incredulità e curiosità, per spezzare il periodo di tempo morto: presto, tuttavia, le ali di un Salamence appena sceso in campo ripristinarono la visibilità, almeno parziale, poi iniziarono a sbattere con forza per generare un potente attacco Tifone. Emboar non poté che cercare di incassare il colpo con stabilità, per non essere spazzato via, ma la forza del nemico era tale che il tipo Fuoco fu ridotto in ginocchio.
Salamence ne approfittò per fiondarsi su di lui, ma Emboar, pronto a contrattaccare, non aspettò l'attacco successivo, bensì si lanciò sul drago per placcarlo con le sue possenti braccia; queste, raggiungendo temperature sorprendenti, scottarono l'avversario, che venne poi sollevato in aria e scaraventato al suolo con una potenza impressionante.
"Incredibile! Emboar ha sfruttato lo slancio di Salamence per buttarlo a terra!"
Salamence, senza nemmeno rialzarsi, girò il capo in direzione di Emboar e lanciò un attacco Iper Raggio. Emboar incrociò le braccia per pararlo al meglio, ma lo scontro fu di un impatto tale da farlo arretrare di un paio di metri.
"Sprizzalampo, vai!" Gridò il suo allenatore. Il Pokémon Suincendio iniziò a caricarsi di energia elettrica, grugnendo e rilasciando fumo dal naso, mentre Salamence si rialzava per cercare di evitare il colpo; lo scontro di prima, tuttavia, lo aveva scottato, lasciandolo ferito ed indolenzito, per cui i suoi movimenti si erano fatti più lenti, così come era diminuito il suo attacco.
Emboar caricò ad una velocità sorprendente l'avversario, che non fece in tempo a fuggire: delle scariche elettriche vennero rilasciate in tutta l'arena all'impatto tra i due, ma per fortuna non arrivarono ad avvicinarsi al pubblico.

 

"Salamence non ha resistito al colpo ed è andato K.O.! Il vincitore dello scontro di oggi è Ashe, da Austropoli, in vantaggio rispetto al suo avversario di 2 Pokémon!"
Il pubblico applaudì con foga alla vista dello schermo di vittoria sul tabellone dello stadio. Alcuni si alzarono in piedi per lanciare stelle filanti, alzare festoni, inneggiare cori e gridare a squarciagola i propri complimenti per l'allenatore il quale, visivamente stanco, si asciugava il sudore dalla fronte.
Salamence era a terra, esausto, ai piedi di Emboar, anch'esso allo stremo delle forze, ma ancora capace di reggersi in piedi e di raggiungere il suo allenatore, che si complimentò con lui e poi lo ritirò nella propria Ball, facendolo sparire in un fascio di luce.
I due sfidanti, poi, si avvicinarono e, in un momento di sportività encomiabile, si strinsero in un abbraccio fraterno, dandosi dalle pacche sulle spalle con dei volti gioiosi e soddisfatti.
In tutto questo, mentre sugli spalti si scatenavano i tifosi, il ragazzino dall'aria attenta stava sorridendo, quasi inconsciamente, senza dire nulla. La lotta lo aveva entusiasmato a tal punto che pensava di aver provato, in quel momento, emozioni a lui ancora sconosciute.


Mentre il pubblico veniva fatto convergere, a gruppi, verso le uscite dello stadio, egli continuava a commentare la battaglia con i suoi amici, ad alta voce, sia per farsi sentire nel trambusto generale sia per rendere evidente la sua euforia.
"Ma poi, avete visto?! Sprizzalampo su un Emboar! Geniale! Significa che il suo allenatore si fidava abbastanza di lui da credere di poter resistere ad un attacco superefficace per poi contrattaccare in quel modo! Ed invece quel Salamence, per quanto forte, era sicuramente sfruttato male! Il suo allenatore avrebbe dovuto fargli usare più mosse fisiche, no?! Anche se effettivamente Emboar ha una buona difesa fisica, quindi forse era tutto calcolato..." Mentre si agitava, il suo cappello, in bilico, cadde al suolo, ma lo raccolse tempestivamente e, dopo averlo sbattuto sui jeans blu (contrastanti con la t-shirt nera abbastanza larga) per ripulirlo dalla polvere, se lo mise sul capo dal taglio molto corto, quasi militare. 
"In realtà..." Iniziò un suo amico, un ragazzino poco più basso di lui con un paio di occhiali spessi e neri ed i capelli castani sbarazzini, spettinati e di media lunghezza, "Emboar ha una difesa discreta, quindi mi chiedo se metterlo di fronte ad un Salamence non si sia rivelata semplicemente pazzia. Normalmente, nessun Emboar resisterebbe ad un Tifone del genere... immagino che questo Ashe sia stato semplicemente fortunato."
"Beh oh, chi se ne frega," Continuò un altro ragazzo, il più piccolo dei tre, dai capelli neri e mossi e dai vestiti della stessa tonalità, "l'importante è che abbia vinto lui! Io tifavo proprio per lui. Voi non tifavate per lui?"
I tre continuavano a dialogare allegramente, fino a quando non uscirono e si ritrovarono in mezzo ai banchi del mercatino situato appena fuori le porte dell'arena.
"Io mi compro qualche souvenir, ci state?" Chiese il ragazzo con il cappello, che continuava a risistemarselo. "Ci sta. Ho una collezione di statuine di tipo Drago che ha bisogno di essere ampliata!" Rispose quello con gli occhiali.
Il resto della giornata passò tra le festività post-lotta. Alla sera, quando i tre si preparavano a lasciare l'area del mercato per avviarsi verso l'hotel dove li aspettavano i loro familiari, il più piccolo attirò l'attenzione degli altri due per una domanda insolita.
"Ragazzi, ma... come si diventa allenatori?" Chiese.
"Beh, prima di tutto bisogna avere dei Pokémon, ma... anche una tessera allenatore, se vuoi essere un allenatore riconosciuto. E se vuoi entrare nei tornei devi avere anche una raccomandazione ufficiale, e magari qualche sponsor... insomma, non è semplice! In pochi ce la fanno ad arrivare a quei livelli." Fu la risposta del ragazzo con i capelli lunghi.
"Non sarebbe figo se anche noi diventassimo allenatori?" Disse il primo.
"Beh, in un certo senso, penso che saremmo ottimi allenatori..."
"Allora facciamolo!" Il giovane prese il cappello e lo porse in avanti, in mezzo ai tre. "Giuriamo qui ed ora che, quando avremo l'età giusta, inizieremo il nostro viaggio assieme! Ci state?!" Propose, con entusiasmo.
Gli altri due, di fronte all'impulsività dell'amico, ridacchiarono, poi posarono le loro mani sul suo cappello, come per fare un giuramento.
"Ma... come si fa ad avere una raccomandazione per entrare nei tornei? Penso che senza di quella non riusciremo a mantenerci per girare la regione e vincere medaglie..." Si domandò uno di loro.
"Mia sorella ha ottenuto una raccomandazione da uno studioso... perché è stata, tipo, la miglior studentessa del suo primo anno universitario, quindi la hanno scelta. Le hanno anche consegnato un Pokémon per il suo viaggio, per quanto ne avesse già uno..." Il ragazzo con gli occhiali mostrò una foto di sua sorella, in compagnia di un Glameow ed un Bulbasaur, sul suo smartphone.
"Quindi basta studiare? Beh, nessun problema, siamo tutti bravissimi a scuola, no?!"
"Mh, sì, se continuiamo così otterremo tutti e tre delle raccomandazioni, magari dallo stesso studioso di mia sorella. Non sarebbe male."
Continuando a parlare dei loro progetti futuri, le ore passarono. Come ogni giovane, anche loro sognavano di poter, un giorno, divenire allenatori e di poter viaggiare per il mondo alla conquista della fama e della gloria; il percorso per arrivare anche solo al punto di partenza, tuttavia, era sempre stato difficile, ed erano in pochi coloro che potevano davvero vantarsi di aver potuto iniziare questa carriera tanto ambita.
I tre amici, tuttavia, erano decisi a farcela, e a cominciare assieme il loro viaggio. Il cappello che il primo dei tre si rimise sul capo sarebbe stato, a lungo, il loro oggetto sacro, sul quale era riposta una promessa che si auguravano di poter realizzare.

 

 

E così, gli anni passarono. E come ogni elemento soggetto al passare del tempo, anche quel cappello si riempì, a poco a poco, di polvere e di acciacchi.
Ed un giorno, divenne troppo piccolo anche per la testa del suo proprietario.

 

 

"... sono le 5:48 di lunedì 4 aprile... il tempo è sereno e non si prevedono rannuvolamenti per il resto della giornata. Il clima è tiepido e si pensa ch..."
Il rumore di una macchina di passaggio in strada coprì la voce della radio, che venne spenta dal suo propietario, un giovane in pigiama con lo sguardo proiettato fuori dalla finestra accanto al letto su cui era seduto.
La fresca luce del mattino appena accennatgo illuminava i palazzi al di fuori della camera di una luce grigiastra, come se ancora impregnati di quella freddezza che la notte gli aveva lasciato addosso: le poche persone in strada erano per lo più lavoratori appena usciti dalle loro vetture per dirigersi sul posto di lavoro, o giovanissimi studenti universitari mattinieri. Gli unici suoni che si potevano ascoltare erano quelli dei passi veloci di quest'ultimi, del leggero venticello rinfrescante e dei Fletchling che cinguettavano sugli alberi.
Si sentì un respiro rieccheggiare per la stanza, nel silenzio di quella calma mattinata.
Un tiepido raggio di sole illuminò il volto del ragazzo, dagli occhi piccoli e semichiusi, nascosti tra i capelli lunghi lasciati cadere sulle spalle. Il suo sguardo rintontito lasciava intendere che si fosse svegliato da poco.
Non pronunciando una parola, si alzò, molto lentamente, ed andò a prendere il cellulare che aveva lasciato sul davanzale; sulla schermata iniziale c'erano varie notifiche, tra cui una particolarmente in evidenza, sulla quale v'era scritto, in un colore blu acceso, "Giorno della consegna."
Alla vista di quella notifica, il suo sguardo si rannuvolò improvvisamente. Si portò le mani sul capo ed iniziò a raccogliere i lunghi capelli lisci in un codino, mentre con lo sguardo fissava lo schermo, ormai spento, del dispositivo elettronico.
"... Ragazzi..."
Sistemati i capelli, si diede una pacca sul volto con entrambi i palmi, fece un saltello sul posto, e si mise ad osservare i palazzi fuori dalla finestra. Fatto ciò, sul suo volto tornò uno sguardo neutrale, quasi serio, ma non scoraggiato come prima.
"Aspettatemi lì, sto arrivando."

 

 

 

Locazione: ???
Pokémon: ???
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Carrrino :sisi:

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8 ore fa, Hydran ha scritto:

Perche mi hai messo il grr @Enemy ? Dicevo che era bello ...

Perdonami, volevo mettere un semplice like. Non sono ancora abituato a questo sistema di feedback.

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