Mi è venuta una curiosità guardando un po’ di app negli ultimi tempi.
Ho l’impressione che tante applicazioni, anche fuori dal mondo dei videogiochi, stiano incorporando sempre più elementi tipici del gaming: missioni giornaliere, livelli, ricompense, badge, classifiche, barre di avanzamento e notifiche pensate per farci tornare ogni giorno.
La cosa mi ha colpito perché ormai non succede soltanto nelle app mobile o nei free-to-play. Lo stesso approccio si vede nei servizi finanziari, nelle piattaforme di shopping, nelle app per il fitness e perfino in diversi siti asiatici dedicati ai pronostici sportivi, soprattutto cinesi, dove l’interfaccia ricorda spesso più un gioco che un portale tradizionale.
In certi casi il confine diventa ancora più evidente. Penso, per esempio, a giochi molto popolari come Fortune Tiger, conosciuto da molti come “Tigrinho”, oppure a titoli come Fortune Ox, Fortune Rabbit e altri giochi istantanei costruiti attorno a animazioni rapide, bonus visivi, moltiplicatori e sequenze di ricompense. Anche quando il funzionamento è diverso da quello di un videogioco classico, il linguaggio grafico è molto simile: colori forti, suoni di vittoria, progressioni, eventi temporanei e la sensazione che manchi sempre poco al prossimo premio. Ecco un esempio:
https://tigrinhobetcasaseplataformascomojogo.blogspot.com/
Meccaniche simili compaiono anche nei game show da casinò, nelle ruote della fortuna digitali e in alcune piattaforme di pronostici che assegnano punti per l’accesso quotidiano, premi per le serie consecutive o livelli da sbloccare con l’attività dell’utente.
Secondo voi è semplicemente il modo in cui oggi si progettano le app oppure c’è una volontà precisa di rendere qualsiasi esperienza più coinvolgente usando meccaniche prese dal gaming?
Da appassionato di Pokémon mi viene quasi da sorridere: siamo cresciuti con barre EXP, obiettivi, ricompense, collezioni e progressi visibili. Forse il punto è proprio questo: quelle meccaniche ci sono diventate così familiari che ormai funzionano dappertutto, anche in contesti che con i videogiochi sembravano avere poco a che fare.