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[Lucas_] La ragazza che visse tremila anni


Lucas_

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La ragazza che visse tremila anni
«La mente umana che supera ogni limite»

 

Capitolo Zero
Porcellana

«Sguardi che trafiggono l'anima»

 

 

 Lylia.
 Una ragazza minuta, dalla pelle candida come la neve, era accovacciata al centro di una stanza completamente buia. Un filo di luce riusciva      ad attraversare una piccola fessura, riuscendo così ad illuminarle qualche ciocca di capelli color del miele che attraversavano morbide la pelle    della ragazza. 
 Un tacchettio pungente ruppe improvvisamente il silenzio quasi inquietante che si era creato, riportando così la ragazza alla realtà. Ella  sussultò e scattò in piedi, sbarrando gli occhi dalla paura. Quel tacchettio... Avrebbe potuto riconoscerlo fra mille...
 Una donna alta e dal fisico quasi divino entrò nella stanza: aveva anch'ella dei lunghi capelli color del miele e due occhi verdi. Il suo sguardo  sembrava penetrare la mente della ragazzina, quello sguardo la dominava completamente: «Lylia» esordì la donna con tono autoritario.
 La ragazza dalla pelle candida sussultò ancora e chinò il capo: «Non...V-voglio... Ti supplico...» mormorò.
 Il rumore di un potente schiaffo rimbombò nella stanza, rompendo ulteriormente la quiete che Lylia era riuscita a crearsi. La ragazzina cadde  per terra: una lacrima le attraversò lentamente la guancia sinistra, per poi cadere nel vuoto:
 «Non osare, mocciosa. Gli ordini sono ordini, tu sei nostra schiava e devi obbedire... senza ribellarti. Chiaro?!» disse la donna dallo sguardo  penetrante e pungente come la lama di un coltello.
 «Sì... padrona» rispose fredda Lylia.
 «Molto bene, cara. Ora va a prepararti per l'esperimento» ordinò la donna. 

 

 

Passarono dieci minuti. Lylia uscì dalla sua stanza completamente pulita, profumata e ben vestita: la sua pelle candida sembrava essere fatta di porcellana, i suoi capelli color del miele erano profumatissimi ed erano ancor più morbidi del solito; i suoi occhi di un verde chiaro, come le foglie illuminate dai raggi del sole, erano tuttavia spenti, vuoti. Inoltre il segno lasciato dal potente schiaffo della donna che si trovava davanti a lei era completamente sparito, come se non fosse mai esistito. 
Indossava un vestitino azzurro molto elegante, con un grosso fiocco che le cingeva la vita. Aveva delle calze bianche che le coprivano i numerosi lividi sulle gambe magre e candide ed aveva un paio di scarpette bianche che donavano all'insime un'aria graziosa. Sembrava una vera e propria...
bambola di porcellana. 
«Sei molto graziosa, Lylia. Non una parola su quello che è accaduto là dentro, chiaro?!»
«Sì padrona...» rispose assente la ragazza dalla pelle candida.
«A quanto pare oggi Nettuno è favorevole... Speriamo che dia esiti positivi all'esperimento...» 
Lylia non rispose: si limitò ad un piccolo cenno che la donna non riuscì a decifrare.
«Ascolta, Lylia... Mi dispiace per quello che è successo... Ma purtroppo non posso farci niente: è per il bene della Fondazione... E' per il bene dei Pokémon!»
Lylia non rispose ancora.
«Degnami di una risposta, mocciosa!» la donna alzò il braccio per darle uno schiaffo, ma una donna bassa e paffuta la bloccò: 
«Non provarci nemmeno, Samina...» esordì la donna minuta bloccandole il braccio.
«C-Ciceria...» sussultò Samina: «L-Lasciami... M-Mi fai male...»
«Questo è il dolore che sta provando questa povera creatura in questo momento: smettila» esordì Ciceria.
«M-Ma lei... è una nostra schiava... R-Ricordi?!» mormorò la donna dai capelli color del miele, gemendo per il dolore.
«Schiava dici?» Ciceria strinse ancora di più la presa: «Quanto puoi essere crudele?! E' tua sorella, Samina! Non puoi trattarla così, per l'amor di Arceus!»
«M-Ma... Ah!» gemette Samina: «V-Va bene! Mi dispiace!»
Ciceria lasciò la presa: «E non provarci più, chiaro?!»
«S-Sì...»
Ciceria si avvicinò a Lylia, la guardò dritta negli occhi e la strinse a sé.
Ciceria si avvicinó lentamente a Lylia, la quale fissava la donna costantemente: sembrava cercare qualcosa, ma era consapevole del fatto che non poteva averlo: «Tranquilla bambina mia... Presto finirà tutto: te lo assicurò...» le sussurrò Ciceria.

Lylia voleva risponderle, ma c'era un qualcosa che la bloccava... Provò a mormorare un "Aiuto", ma Ciceria chinò il capo e si allontanò tristemente. 

 

Dopo qualche minuto le due sorelle arrivarono in quello che sembrava essere un laboratorio: vi era un'enorme albero al centro della stanza circondato da delle ringhiere; vi erano anche numerose apparecchiature elettroniche che Lylia conosceva benissimo. Vicino a quella che sembrava essere l'apparecchiatura principale, vi era un uomo: era alto e magro, il suo fisico non era dei migliori e aveva gli occhi e i capelli color verde salvia:

«Nyeheh! Finalmente sei arrivata, Unità 01!» esclamò l'uomo avvicinandosi alle due sorelle.

«Vicio... Ne siamo sicuri? Cioè, vogliamo davvero farlo?» chiese Samina preoccupata.

«Oh Samina... Sei una donna molto intelligente, ma certe volte mi verrebbe proprio voglia di ucciderti» rispose Vicio. Samina deglutì.

«Suvvia Samina... Unità 01 potrebbe davvero essere la chiave di tutto: lei è la chiave per ottenere ciò che cerchiamo da tanto tempo! Pensaci Samina: potrebbe anche riparare Tipo Zero... Sarebbe un grande traguardo per la scienza! E poi non eri tu quella che voleva accogliere i Pokémon di tutto l'universo? Potrebbe anche mettersi in contatto con colui che tu desideri... Ma se mi impedisci di fare questo esperimento... Tutto andrà in fumo. Lo capisci questo, vero piccola Samina?» esordì Vicio ghignando.

«S-Sì, Vicio...» rispose la donna chinando il capo.

«Perfetto! Iniziamo allora! Nyeheheh!» Vicio corse immediatamente verso il grande trono che si trovava davanti all'albero e fece accomodare la povera Lylia, la quale -con uno sguardo vuoto e assente, ma che lasciava intendere mille cose- provò a pronunciare qualcosa, ma senza successo. Dopo aver collegato numerosi fili al corpo della ragazza dai capelli color del miele, corse subito verso la grande apparecchiatura principale, pigiò numerosi tasti e, senza esitazione, pigiò infine un grande pulsante rosso.

Delle onde di energia azzurre attraversarono velocemente i numerosi cavi che collegavano Lylia all'apparecchiatura principale: la ragazza improvvisamente spalancò la bocca e sbarrò i suoi occhi, cui iridi diventarono di un azzurro molto acceso.

 

«Il Tempo è sotto il mio controllo.

Oh Grande Creatura, dammi i tuoi poteri

e lasciami aprire la Grande Porta»

 

Lylia sembrava essere totalmente in un altro mondo: si trovava sospesa in aria, circondata da tante nuvole. L'aria che si respirava era fresca e c'era una leggera brezza che le scostava i capelli costantemente. La ragazza dai capelli color del miele e dagli occhi verdi sentì una sensazione di libertà che mai aveva provato fino a quel momento. Fra le nuvole riuscì a scrutare due figure, che tuttavia non erano ben definite: riuscì a distinguere un uomo alto che donava un fiore a quella che sembrava essere una bambina.

«Questo è per te...L-» Improvvisamente si sentì un grido ed il cielo azzurro che in precedenza la circondava diventò sempre più scuro, fino a diventare nero. Tutto a un tratto divamparono le fiamme, circondando la ragazza e le due figure che erano a qualche metro di distanza da lei. In seguito vi fu un potente tuono, il quale squarciò quell'immagine che le metteva tanta nostalgia.

Improvvisamente il viso di Lylia si fece più inquietante: le iridi dei suoi occhi lentamente diventarono color del sangue e le si stampò un sorriso sul volto.

«Lylia basta! Fermati immediatamente o distruggerai tutto!» la ragazza riuscì a sentire una voce femminile che la chiamava. Una lacrima le attraversò la guancia sinistra, per poi cadere nel vuoto. Perché stava piangendo?

«Ti prego Lylia... Svegliati!»

Improvvisamente sentì un'altra voce femminile: «Eh no, ora basta! Quel che troppo è troppo! Typhlosion, Muro di Fumo!»

 

...Poi il nulla.

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