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[KillerD] "The Wish Maker" [Cap. 1-10]


Guest KillerD

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The Wish Maker

Capitolo 1: Una stella che non può tornare in cielo

Gallade avanzava sicuro di sé. Il suo avversario era davanti a lui, ormai sfinito.

Dranzer, calmo come sempre, gli sussurrò: “Vai Gallade, usa Psicotaglio!â€.

In quel momento l’Arbok nemico schizzò velocissimo verso il pokèmon lama. Le fauci spalancate mostravano i denti aguzzi pronto a morderlo e a iniettarli il veleno letale.

Gallade, quasi danzando su sé stesso, schivò l’attacco e ancor prima che l’avversario si rendesse conto di cosa fosse successo, una lama violacea iridescente partì dal suo braccio destro e si schiantò sul cobra.

L’impatto fu violentissimo e una nube di polvere si alzò.

“Arbok non è più in grado di combattere, il vincitore è Dranzer!†sentenziò l’arbitro.

Un sorriso si dipinse sul volto del capopalestra.

“Sei stato bravo come sempre papà !†disse una rapida vocina alle sue spalle.

Era suo figlio, Dorian.

Fin da piccolo il ragazzo aveva sempre ammirato il padre. Gli piaceva il suo modo di affrontare la vita e le sfide, quella calma che mai tradiva un segno di incertezza. Dentro di sé aveva sempre nutrito il desiderio di volergli a tutti i costi dimostrare qualcosa, che anche lui valeva qualcosa, che poteva arrivare al suo livello e soprattutto che suo padre potesse essere fiero di lui.

Poiché suo padre era capopalestra della città  di Zefirosereno, Dorian voleva intraprendere l’avventura che l’avrebbe portato un giorno a sfidarlo per una medaglia. In questo modo gli avrebbe dimostrato il suo valore.

Purtroppo lui non aveva alcun pokèmon con sé dato che era ancora troppo giovane per cominciare quell’avventura da solo. Ma a quel giorno mancava ormai poco. Un paio di settimane.

Finalmente era giunto il fatidico giorno. Dorian partì la mattina presto, zaino in spalla, un po’ di spiccioli nelle tasche e un paio di pokèball che suo padre gli aveva regalato. Doveva andare all’aeroporto per raggiungere la città  del Professor Salley dove avrebbe ottenuto il suo primo amico.

Purtroppo una perturbazione improvvisa aveva cancellato diversi voli, tra cui il suo. Disperato e in lacrime, Dorian tornò a casa. Suo padre gli disse che avrebbe potuto aiutarlo a trovare un pokèmon, ma lui rifiutò. Era un ragazzo così orgoglioso.

Venne la sera e Dorian era ancora molto triste. E quando si è tristi si guarda spesso il cielo. Quella sera le stelle erano ancora più luminose del solito grazie alla tempesta precedente.

Mentre le ammirava espresse un desiderio e a Dorian parve che la stella più luminosa si fosse mossa. Si stropicciò gli occhi e quando guardò di nuovo il punto dove stava la stella non la vide più.

“Sarà  la stanchezza†pensò.

Una luce, una folata di tanzaku.

Proprio davanti alla sua finestra fluttuava un pokèmon luminoso, tre tanzaku verdi gli pendevano da quello che gli sembrava uno strano cappello giallo a forma di stella. Era molto piccolo, e aveva un sorriso dipinto sul volto. Quella minuscola creatura gli infondeva una strana calma e sicurezza.

Gli ricordava suo padre.

“Jiraaaa†disse quasi sussurrando, un rintocco di campane.E così come era arrivato, scomparve.

Sul letto di Dorian apparve una pokèball con una stella sopra.

Capitolo 2: Sensazione

Dorian guardava il suo riflesso nel rosso luccicante della pokèball.

Indeciso sul da farsi, la prese con se e corse giù da suo padre. Gli spiegò tutto quello che era successo.

“Il pokèmon che hai visto doveva essere il leggendario Jirachi. Si dice che per una settimana ogni mille anni abbia l’abilità  di esaudire qualsiasi desiderio.†Gli disse il padre.

Allora Dorian si ricordò che lui effettivamente un desiderio l’aveva espresso.

“Possibile che dentro la pokèball, ci sia proprio quel pokèmon?†si interrogò il ragazzo. “Bè c’è solo un modo per scoprirlo!â€.

Uscì di casa nel bel mezzo della notte, soffiava un vento leggero. Dorian non stava più nella pelle. Prese la pokèball e la lanciò in aria.

Una piccola figura si materializzò. Un fascio di stelle.

Aveva due piccoli corni arancioni smussati che gli partivano da quello che Dorian non capiva se fosse una specie di cappellino o capelli. Il corpo violaceo. Le piccole braccia protese verso l’esterno.

Dorian non aveva dubbi, quello era un Ralts, il pokèmon sensazione. Ma di quel colore non ne aveva mai visti!

Era esattamente il pokèmon che più desiderava avere e il desiderio che aveva espresso.

Ora poteva andare finalmente a dormire sereno.

L’indomani mattina si svegliò presto, quel giorno sarebbe partito a tutti i costi. Doveva andare dal professor Salley per ricevere almeno un pokèdex!

Così salutò la famiglia. “Ci incontreremo presto in palestra†disse al padre che rispose con un sorriso.

Prese il primo volo per Mattindoro. Il viaggio fu veloce e piacevole. Scese e, dopo aver recuperato i bagagli, si diresse verso il centro pokèmon della città . Lì si riposò un po’, fece un pranzo veloce e partì per il laboratorio del professore che si trovava appena fuori dalla cittadina.

Mentre passeggiava per il boschetto ripensò a quel misterioso e affascinante pokèmon che aveva risposto al suo desiderio. Avrebbe tanto voluto rivederlo, almeno per ringraziarlo.

Uno stormo di Pidgey volava tranquillo all’orizzonte.

Dopo una buona mezz’ora finalmente scorse di fronte a sé la figura del laboratorio.

Un sorriso si dipinse sul volto di Dorian.

All’improvviso, qualcosa fece tremare il terreno. Sempre più forte. Sempre più forte.

Un albero venne sradicato alla sua sinistra come se fosse fatto di carta.

Una figura enorme si ergeva al suo fianco. I passi pesanti.

Rocce durissime. Un rumore di trapano.

Capitolo 3: Sconforto

Un rivolo di sudore colò dalla fronte di Dorian. Il vento muoveva i suoi capelli biondi.

Un gigantesco Rhyperior lo guardava minaccioso.

Pensò subito a scappare. Lo zaino era pesante, gli impediva di correre veloce. E poi scappare dove?

Sebbene il pokèmon trapano fosse lento, poteva benissimo lanciargli massi dalle mani.

E quelli erano veloci come missili.

Non aveva scelta, doveva lottare.

“Rhyperior, rientra!†tuonò una voce.

Dorian tirò un lungo, lunghissimo sospiro di sollievo.

“Spero che il mio piccolo, non ti abbia spaventato†disse un’omino sulla sessantina, sembrava molto gracile, aveva radi capelli bianchi, gli occhi infossati, le rughe che mostravano il lavoro dei suoi anni. Quante cose dovevano aver visto quegli occhi.

“In effetti, ero leggermente spaventato†rispose Dorian ridendo.

“Permettimi di presentarmi, io sono il Professor Salley. Studio i pokèmon fin da quando ero ragazzino e ancora non li ho visti tutti. Vivendo fuori città , non mi sento molto al sicuro così tengo il mio Rhyperior come guardiano. E credimi che vale più di cento agenti della polizia.â€

“Non faccio fatica a crederci! Io sono Dorian, so che ieri era il giorno in cui i giovani allenatori potevano ricevere un pokèmon, purtroppo per una serie di imprevisti non sono riuscito a venire. Fortunatamente però, ho già  un pokèmon. Ma ero passato qui comunque per ricevere un po’ di utili informazioni e consigli sul viaggio.â€

“Hai fatto bene a passare, ragazzo! Dai entra con me nel laboratorio. Comincia a fare tardi.â€

Così i due si diressero verso il laboratorio pokèmon. Non appena entrarono un Mr. Mime si precipitò ad accoglierli e a prendere loro abiti e zaino.

“Con più gentilezza Mime!†disse una voce femminile.

“Dorian, lei è Ashley, la mia assistente.â€

Ashley era una ragazza ancora giovane. I capelli bruni raccolti. Indossava un lungo camice bianco, un paio di scarpe da tennis. Un abbinamento davvero inconsueto.

Dopo essersi presentati, Ashley mostrò a Dorian la stanza dove avrebbe potuto passare la notte. Poi tutti e tre cenarono.

Quella sera non parlarono molto, erano tutti molto stanchi e avrebbero rimandato le discussioni al giorno dopo.

La mattina seguente, Dorian si mise dei vestiti puliti, scese e si unì al professore e alla sua assistente che stavano già  facendo colazione. Dovevano essere molto mattutini.

Il professore consegnò al ragazzo un pokèdex, gli insegnò le sue funzioni. E poi gli disse dove si trovava la prima palestra. Non era molto distante. Un paio di giorni di marcia.

Quando Dorian fu pronto a rimettersi in marcia, ringraziò tutti.

“Faresti bene ad ampliare la tua squadra durante il tragitto.†Gli consigliò il professore.

Mentre Dorian passeggiava verso il paesino vicino, ripensò alle parole del professore. Avrebbe dovuto fare un po’ di esercizio con Ralts prima di poter anche solo pensare di poter affrontare un capopalestra. E poi un solo pokèmon era troppo poco.

Non era ancora partito per il suo viaggio e già  iniziavano i primi problemi.

Un senso di sconforto cominciò a impossessarsi di lui.

A quel punto Ralts uscì dalla sua pokèball. Doveva aver sentito quello che provava.

“Raaaaltssss†tintinnò la sua voce.

Bastò quel suono a rincuorarlo.

“Va bene, amico mio. Forse ci vorrà  più di qualche giorno ma arriveremo preparati alla nostra prima sfida†disse sicuro di sé Dorian.

Sembrava suo padre.

Capitolo 4: Emozione

Dorian raggiunse la città  di Pratinfiore. Una cittadina tranquilla circondata dai boschi. Gente semplice. Fece sosta al centro pokèmon dove passò la notte.

Il giorno dopo uscì dalla città  e si addentrò in uno dei boschi lì vicino.

Quel giorno avrebbe fatto allenamento con Ralts. D’altronde non aveva visto ancora le sue mosse e i due dovevano entrare in perfetta sintonia per diventare un team affiatato.

Così il ragazzo chiamò fuori il pokèmon.

“Raaaaaltssss†e un fascio di stelle.

“Amico, ora dovremmo fare un po’ di allenamento con qualche pokèmon selvatico. E in questi boschi non dovremmo fare troppa fatica a trovarne.â€

E infatti Dorian non si sbagliava. Un paio di Deerling stava pascolando lì intorno. Il loro manto rosa faceva intendere che si trovavano in Primavera. All’improvviso, dagli arbusti circostanti guizzò fuori una figura scura pronta ad avventarsi su di loro.

“è la nostra occasione! Andiamo Ralts!â€

“Raaaaltsss!â€

Corsero in soccorso ai Deerling. Nel frattempo i daini avevano fiutato il pericolo e si nascosero nell’erba.

Un sibilo minaccioso e uno schiocco di zanne rosse.

Era un Seviper.

“Vai Ralts! Attaccalo!â€

Ralts si concentrò. Un’aura blu lo circondò e poi si scagliò contro la serpe.

Aveva usato confusione.

Il nemico dapprima un po’ intontito, si riprese e si lanciò all’attacco intrappolando il pokèmon sensazione nelle sue spire.

Cominciò a stringere.

Ralts emise un grido sommesso.

Dorian doveva fare qualcosa o Seviper avrebbe stritolato il suo amico. Ma cosa poteva fare?

“Ma certo!†pensò il ragazzo.

“Ralts, usa teletrasporto!â€

In quel momento, il pokèmon psico si smaterializzò e ricomparse alle spalle del serpente. Ansimava.

Doveva essergli costato molte energie.

Comunque si concentrò, e con uno sforzo immane, scaglio contro la vipera un’altra confusione.

Seviper cadde a terra. Sfinito.

“Bravissimo Ralts!â€

“Raaa….lltt…ssssâ€

In quel momento, la serpe emise un sibilo. Impercettibile all’orecchio umano. Tuttavia qualcuno l’aveva sentito.

Passarono pochi minuti. Un grosso cobra viola strisciò fuori dal bosco. Si avvicinava lentamente alla preda.

Ralts non fece in tempo ad accorgersene. La precedente battaglia l’aveva debilitato parecchio.

Con precisione chirurgica il cobra saltò su Ralts e gli morse uno dei piccoli bracci, iniettando il suo veleno letale.

E ora? A Dorian sembrava tutto perduto. Ralts non era evidentemente più in grado di combattere. E il ragazzo non disponeva di altri pokèmon.

L’Arbok sibilava di fronte a lui, la lingua sondava l’aria. Gonfiò il petto.

Si preparava ad attaccare.

Nella frazione di un secondo, qualcosa colpì il cobra dietro alla nuca con una potenza tale da lanciarlo in aria per un paio di metri.

Una figura bipede comparì allora. Aveva le sembianze di un cane. Ma stava in posizione eretta.

Gli occhi rossi. Le lunghe orecchie nere e la coda blu.

Era un Riolu. Il pokèmon emozione.

Capitolo 5: Amici

Riolu saltellava pronto all’imminente contrattacco del cobra, che non tardò ad arrivare. Appena Arbok si rese conto di cosa fosse successo, accecato dalla rabbia, si lanciò contro il piccolo cagnolino che scartò di lato e assestò un singolo e preciso colpo di karate ancora dietro alla nuca del serpente viola.

Questa volta il nemico non si rialzò.

Dorian rimase a bocca aperta. Quel pokèmon era fortissimo.

Ma non aveva tempo da perdere, doveva assolutamente portare Ralts al centro pokèmon della città .

Così lo richiamò nella sfera e corse via, dopo aver ringraziato Riolu dell’aiuto.

Con sua enorme sorpresa, però Riolu lo seguì fino al centro pokèmon. Così tutti pensarono che fosse suo.

Passarono poche ore e Ralts si riprese. Più forte di prima.

Solo a quel punto Riolu emise un latrato che Dorian interpretò come un “ora posso andareâ€.

Ma questa volta, fu Dorian a seguirlo fino al bosco. Poiché si stava nascondendo un po’ alla buona, era sicurissimo che Riolu percepisse la sua presenza.

Comunque il piccolo cane blu e nero continuò per la sua strada finchè non raggiunse uno spazio ampio e aperto. Allora si fermò e si voltò. Le braccia incrociate.

Ad un certo momento, puntò una delle sue mani verso il cespuglio dietro al quale si nascondeva il ragazzo.

Allora Dorian uscì allo scoperto. E si avvicinò.

Era sicurissimo che Riolu sapeva cosa voleva. E gli stava bene.

“Voglio un incontro, uno ed un solo incontro. Se vinco io, diventerai mio amico, se perdo ti lascerò in pace.â€

Riolu annuì.

“Perfetto, vai Ralts!â€

“Raaaaaltssss†e il consueto fascio di stelle.

Apparentemente il suo tipo era avvantaggiato. Ma quel Riolu sembrava molto forte. Doveva stare attento.

“Vai Ralts, confusione!â€

Il pokèmon psico si concentrò e scagliò un’onda azzura contro il pokèmon lotta che la evitò senza troppi problemi.

Si avvicinò velocissimo a Ralts. Era un attacco rapido. A quel punto, Ralts si concentrò ancora e si sdoppio prima una volta, poi due. Ora c’erano tre Ralts sul terreno.

Doppioteam.

Riolu ne colpì uno e il suo colpo andò a vuoto.

Sorpreso, perse l’equilibrio e si sbilanciò in avanti.

A quel punto anche un’altra delle due figure sparì, e quella rimasta gli si teletrasportò alle spalle.

Scagliò una confusione contro Riolu. Questa volta il nemico non poteva evitarla.

Il colpo lo colpì in pieno alla schiena, facendolo cadere in avanti e facendogli mangiare la polvere.

Incredibilmente il pokèmon lotta si rialzò, ansimante. Ma sorrideva.

Era contento che l’avversario fosse alla sua portata.

Improvvisamente il suo pugno destro si indurì e cominciò a luccicare come l’acciaio.

Velocissimo, scaricò quel pugno potentissimo sul volto di Ralts che fu sollevato in aria. Il nemico saltò in aria con lui, ancora più in alto. Facendo una giravolta su se stesso, colpì il pokèmon psico all’altezza dello stomaco con il piede sinistro.

Ralts fu sbalzato al suolo. L’impatto violentissimo creò una nube di polvere.

Riolu atterò dolcemente.

“Ralts! Devi rialzarti! Io credo in te!†gli urlò Dorian.

E Ralts udì la sua voce. Con la forza della disperazione e dell’orgoglio, Ralts si rialzò.

Riolu ne fu evidentemente sorpreso. Ma si scagliò di nuovo all’attacco con il suo pugnoscarica.

Colpì in pieno Ralts.

Ma quella era solo una copia del doppioteam. Quello vero gli stava già  dietro, pronto ad attaccarlo.

Con tutta l’energia che aveva in corpo il pokèmon psico mise le mani aperte di fronte a se. Creò una sfera nera e viola di energia e la lanciò contro il nemico.

Lo colpì in pieno.

Ralts crollò a terra senza forze. Guardava davanti a se, sperando di averlo messo KO. Non sarebbe più stato in grado di combattere.

Dorian lanciò subito una sfera pokè per catturare Riolu.

Tre.

La sfera si dimenava.

Due.

La sfera continuava a muoversi.

Uno.

Il punto rosso della sfera si spense.

Capitolo 6: Allenamento

Dorian tornò al centro pokèmon molto felice. Aveva con sé un nuovo compagno.

Fece curare i suoi pokèmon, la sera li fece uscire dalle sfere e diede loro un po’ di cibo. Il giorno dopo avrebbe lasciato la città .

La notte passò in fretta. Il soave canto di un Chatot svegliò il ragazzo. Si sentiva in forma. Era carico.

Si mise subito in marcia e dopo poche ore raggiunse la città  vicina. Durante la strada aveva sfidato un paio di allenatori. Li battè tutti facilmente.

Con i soldi vinti si comprò un bel pranzetto.

Avrebbe dedicato l’intero pomeriggio e parte della sera ad allenarsi con i suoi due pokèmon.

Quello sarebbe stato il programma per almeno una decina di giorni.

Inoltre avrebbe sfidato gli allenatori di passaggio per comprarsi i viveri e i beni di prima necessità . E poi aveva programmato di mettere da parte un po’ di quei soldi per eventuali emergenze. Non si sapeva mai.

In quei giorni rafforzò moltissimo il legame con i propri pokèmon, aumentò la sincronia con loro e l’affiatamento.

Ralts e Riolu, infatti, crescevano bene.

Il pokèmon psico aveva aumentato i propri poteri psichici. Ora poteva usare le sue mosse più spesso. Teletrasporto e doppioteam non lo sfinivano più come prima. In più aumentò l’efficacia e la precisione di confusione e pallaombra. Si allenava spostando e lanciando oggetti, si teletrasportava più che poteva, aumentò le copie del doppioteam e si allenava scagliando i suoi attacchi contro piccoli oggetti in lontananza.

Mentre il pokèmon lotta aumentò notevolmente la sua agilità , la velocità  e la resistenza. Oltre ad attacco rapido, pugnoscarica, palmoforza e le altre mosse di karate apprese rocciotomba. Ma di quest’ultima doveva ancora aumentarne l’efficacia e la precisione. Ad ogni modo, migliorò la sua tecnica di lotta, allenandosi a colpire il punto focale per far esplodere le pietre in un solo colpo.

Ogni tanto qualche Furret curioso si avvicinava a dare un’occhiata. La sera il bosco era un coro di voci in festa. Gli Hoothoot bubbolavano all’interno degli incavi degli alberi, mentre i Mightyena ululavano alla luna. Quel sinistro concerto dava i brividi al ragazzo, ma però si sentiva protetto dai suoi amici.

Dorian era felice dei progressi che la sua squadra aveva compiuto in così poco tempo.

Tuttavia sapeva che quell’allenamento non era sufficiente per sbaragliare un capopalestra. E in più gli incontri in palestra si svolgevano tre contro tre. Gli mancava un pokèmon.

Prima però voleva concentrarsi sull’allenamento poi avrebbe cercato il terzo compagno e poi avrebbe intrapreso un’ulteriore allenamento, più intensivo.

“Si, ce la possiamo fare†disse Dorian sorridendo.

Nessuno degli allenatori che passavano per quella città  e che sfidavano Dorian riusciva a impensierirlo. Questo fece si che il ragazzo aumentasse di molto la sua sicurezza. E la trasmise anche ai suoi pokèmon, che percepivano le sue emozioni e sensazioni. In questo modo potevano dare il meglio di sé nella lotta.

I dieci giorni passarono. E Dorian potè ammirare i progressi che i due suoi amici avevano fatto. Erano più robusti e un po’ più alti.

Era piacevolmente soddisfatto.

La mattina dell’undicesimo giorno, Dorian preparò l’occorrente per il viaggio che l’avrebbe portato nella città  prossima alla palestra.

Era tutto pronto. E Dorian stava già  lasciando il paesino. Quando una voce alle sue spalle lo fermò, chiamandolo.

“Dorian! Fermati! Voglio sfidarti†disse una voce che lui non riconobbe.

Capitolo 7: D

Dorian si fermò di scatto. Si chiese chi poteva essere.

Si girò di scatto.

Fu allora che lo vide. La cosa che lo aveva chiamato era una figura incappucciata, racchiusa in un mantello nero.

Si vedevano solo gli occhi. Occhi neri e grandi.

Dorian rabbrividì guardandolo negli occhi.

Come faceva a conoscerlo? E davvero era una persona?

La mente del ragazzo era piena di domande di questo genere. Ma si fece forza e aprì la bocca.

Qualcosa come “accetto la sfida†doveva essere uscito dalla sua bocca.

Non lo vide, ma era sicurissimo che l’oscura figura stesse sorridendo.

“Vai Ralts!†chiamò il suo pokèmon psico sul campo.

Il suo avversario non disse nulla. Né fece alcuna mossa.

All’improvviso qualcosa si mosse da sotto il suo mantello. Uscì una piccola testa nera, poi un corpo blu. Era un Deino!

Dorian vedendo svolazzare il mantello della figura era quasi sicuro che non avesse i piedi, che stesse fluttuando. Gli sembrava tutto così strano.

Tirò fuori il pokèdex per leggere i dati di Deino. Ma l’enciclopedia elettronica non dava risposta. Non lo rilevava!

“Chi…chi diavolo sei tu?†disse con voce tremante.

“La tua domanda è inutile, se volessi rivelare la mia identità  non me ne andrei in giro vestito così. Per ora, è meglio per tutti e due che le cose restino con un’ombra di mistero. Eppure io sono legato a te, io ti conosco, ma tu questo non lo sai ancora.†Disse con una voce meccanica.

“Non ci capisco nienteâ€.

“Non devi capire infatti, mostrami cosa sai fare, devi fare solo questoâ€.

Dorian realizzò che il suo tipo era svantaggiato. Confusione non avrebbe avuto effetto, e pallaombra non sarebbe stata molto efficace. Dopo tutto quell’allenamento, ora si sentiva spiazzato. Non sapeva che fare.

Deino invece lo sapeva. Scagliò un dragopulsar così potente che travolse Ralts in pieno, scagliandolo contro un albero lì vicino.

Ralts rimase a terra, incapace di continuare a combattere.

“Ritorna amico! Vai Riolu!†gridò Dorian.

Il pokèmon drago, si girò su se stesso e tornò verso la figura incappucciata. Solo in quel momento il ragazzo si accorse che sul fianco destro del pokèmon c’era una D nera marchiata.

Deino si infilò sotto il mantello e sparì. Dopo poco, uscì un sassolino marrone chiaro.

Su quel sasso sembrava ci fosse disegnata una faccia. All’improvviso, il sasso aprì la bocca disegnata e ne uscì uno strano flusso viola che andò a formare una sfera viola vorticante. Cerchi verdi circondavano l’interno della sfera frastagliata, e all’interno di quei cerchi apparvero una bocca ghignante e due malvagi occhi verdi. Era uno Spiritomb.

E anche questa volta il suo tipo era svantaggiato.

Aveva a disposizione solo pugnoscarica e rocciotomba.

“Riolu, vai pugnoscarica!â€

mentre il pokèmon lotta si avvicinava velocissimo, lo Spiritomb spalancò gli occhi e lo ipnotizzò.

Riolu crollo a terra addormentato. Il nemico gli si avvicinò e gli mangiò il sogno.

Riolu fece una smorfia di dolore e svenne.

Allora lo Spiritomb scomparve. E il sassolino tornò dentro al mantello.

Anche su di esso c’era una D.

“Tutto qui quello che sai fare? Battere quegli allenatori da quattro soldi ti ha dato alla testa? Devi fare ancora molta strada. E comunque noi ci rivedremo. Il nostro destino ci attende†disse la strana figura.

Dorian era rimasto a bocca aperta. Sgomento.

Si sentiva impotente. Aveva perso miseramente. Gli era bastato una sola mossa per mandare KO i suoi due pokèmon.

Tutto l’allenamento non era servito a niente.

Senza fare rumore, il misterioso individuo gli si avvicinò. Si fermò di fianco a lui.

Un sussurro.

“Io mi chiamo Dâ€

Capitolo 8: Inseguire un sogno

Dorian se ne stava lì. Attonito.

Fissava il vuoto.

Quella sconfitta era stata così bruciante che l’aveva svuotato.

Intanto D era scomparso nel nulla così come era arrivato.

Si fece un po’ forza e ritornò sui suoi passi per tornare al centro pokèmon e curare i suoi compagni esausti.

Decise che si sarebbe trattenuto un giorno in più nella città  e che sarebbe partito il giorno dopo.

Quel giorno aveva bisogno di stare un po’ da solo.

Pensava di essere migliorato tanto da quando era partito, che poteva pensare di sfidare il primo capopalestra. Ma evidentemente si sbagliava di grosso.

Era come se D avesse voluto dargli una lezione e riportarlo con i piedi per terra.

C’era riuscito eccome, ma l’aveva affossato.

Il pomeriggio uscì un poco fuori città  e andò a sdraiarsi vicino a un fiume. I Magikarp guizzavano fuori dall’acqua. Uno Staraptor intanto volava leggiadro sopra di loro.

Fece uscire i suoi amici a giocare un po’.

Intanto lui si rilassava alla brezza primaverile. Il sole scaldava quanto bastava.

La sfida della mattina era il suo pensiero fisso. Non riusciva a togliersela dalla testa e precipitava sempre più nello sconforto. Cercò di aggrapparsi a qualunque cosa per cercare di tirarsi un po’ su. Ma non ci riusciva.

Poi, all’improvviso, qualcosa attirò la sua attenzione. Riolu aveva esagerato nel giocare con Ralts che reagì scagliandogli addosso una confusione potentissima. Riolu resistette ma a fatica.

Fu allora che capì.

Tutto gli fu chiaro. E gli era sempre stato così limpido davanti agli occhi.

Aveva capito che lo svantaggio del tipo era quello che aveva condizionato l’intera sfida. Doveva concentrarsi sulle mosse dei suoi pokèmon, cercando di differenziarle per tipo in modo da essere pronto a tutto.

Perché per seguire il suo sogno dove essere pronto sempre a tutto. Ad ogni avversario.

Un sorriso gli esplose sul viso. Ora finalmente aveva ritrovato la fiducia. E sapeva cosa doveva fare. Migliorare.

Decise che quella doveva essere l’ultima volta in cui lo sconforto l’avrebbe preso. Perché aveva un sogno da inseguire. Doveva diventare un allenatore davvero forte per arrivare a sfidare suo padre e poi superarlo.

Magari arrivare a battere addirittura la Lega pokèmon!

Mentre fantasticava, le ore passarono veloci e arrivò il tramonto. I Pidgey lasciarono posto agli Hoothoot. Allora Dorian richiamò i suoi pokèmon e tornò al centro dove passò la notte.

Finalmente il giorno dopo sarebbe partito per la città  prima della palestra. La sua ultima tappa d’allenamento.

Aveva ancora così tante cose da fare. La testa era piena di pensieri. Ma finalmente arrivò il sonno.

Fu una notte tranquilla.

Capitolo 9: Tre

Un raggio di sole entrò dalla finestra e accarezzò il viso di Dorian. Era un tenero tepore.

Il ragazzo allora aprì gli occhi.

Aveva già  preparato tutto l’occorrente per il viaggio. Dopo una rapida colazione partì subito.

Poche ore a piedi e raggiunse la città  di Rosacceso. La città  vicina era quella di Solleone, che per Dorian significava una e una sola cosa: la prima palestra.

Al centro pokèmon chiese informazioni sul tipo di pokèmon usati nella palestra. Il capopalestra usava il tipo volante. Quindi gli sarebbe servito un pokèmon ghiaccio, roccia o magari elettro.

Ma dove poteva trovarlo in quella città ?

Non si perse d’animo e uscì dalla città . Alcuni operai gli dissero che tra quella città  e la prossima c’era una piccola centrale elettrica ormai abbandonata. Forse lì poteva trovare qualche pokèmon elettro.

Con rinnovata felicità  e carica si diresse verso la centrale. Un cartello di pericolo esortava a non entrare. Ma Dorian doveva a tutti i costi procurarsi un pokèmon elettro.

Chiamò Riolu che fece dapprima un buco nel muro della recinzione e poi gli aprì un varco per entrare nell’edificio.

Ogni tanto qualche flash illuminava l’area. Il che voleva dire una sola cosa. C’era qualche pokèmon elettro nella zona.

Fece uscire Ralts e Riolu dalla pokèball. Doveva avere tutto l’aiuto possibile. Non sapeva quali pericoli avrebbe potuto incontrare.

Si fece coraggio e la squadra cominciò ad avanzare verso i flash. Più si avvicinavano e più diventavano accecanti.

Arrivarono alla fine di un lungo e stretto corridoio. Dall’altra parte avrebbero incontrato chi produceva tutta quell’energia elettrica.

Dorian tirò un bel respiro e salto oltre il muro.

Un piccolo Elekid era incastrato sotto una porzione di soffitto crollato. Si agitava moltissimo e in quello stato scaricava la rabbia e la frustrazione sotto forma di scariche elettriche.

“Riolu, palmoforza contro il soffitto!†gridò l’allenatore.

Riolu scattò in avanti, spiccò un sasso e nell’atterraggio frantumò i detriti mandandoli in mille pezzi. Elekid ora era finalmente libero.

Ma non fu molto riconoscente. Subito attaccò Riolu con un’ondashock.

Lo colpì in pieno.

Il pokèmon lotta fu sbalzato contro una parete. Si riprese dalla botta e contrattaccò con un velocissimo pugnoscarica. Lo prese in pieno volto.

Elekid arretrò di qualche passo e ringhiò. Sembrava molto arrabbiato.

Dorian si guardò intorno e notò un particolare interessante.

Sorrise.

Era calmo.

“Riolu, palmoforza su quella colonna e poi vieni veloce verso di meâ€.

Riolu fece come aveva detto il suo allenatore. Colpì con tutta la forza che aveva la colonna che gli era stata indicata. La spezzò in due e poi scartò di lato e corse verso Dorian.

Non appena la colonna si ruppe, anche l’altra maggiore porzione di soffitto crollò, e sommerse completamente Elekid.

Dorian estrasse lentamente una pokèball.

“Ralts non appena sbuca, scaglia addosso a lui una confusione con tutta l’energia che hai in corpo.â€

Poco dopo sbucò la testa del pokèmon elettro. Provò a divincolarsi tra le macerie, ma era tutto inutile. Era bloccato.

Ralts lanciò la confusione.

Elekid incassò inerme il colpo. Lasciò cadere la testa all’indietro esausto.

A quel punto Dorian lanciò la pokèball.

Era fatta.

Capitolo 10: Solleone

Un girdo di esultanza misto a gioia uscì dalla bocca di Dorian. Era riuscito a catturare un pokèmon elettro. Questo gli dava un piccolo vantaggio contro il primo capopalestra.

O almeno così pensava. E sperava.

Andò a recuperare la pokèball che conteneva il suo nuovo amico e con un po’ di fatica uscì dalla centrale elettrica e ritornò in città . Fece una breve sosta al centro pokèmon dove diede un po’ di riposo ai suoi amici. Poi partì subito verso Solleone.

Il viaggio fu molto rapido. Dorian viaggiava sulle ali dell’entusiasmo. Non vedeva l’ora di confrontarsi per la sua prima vera sfida. Sperava di poter essere al livello del suo antagonista.

Ma dopo lo scontro con D, sapeva che doveva allenarsi molto. Sapeva che i suoi pokèmon dovevano apprendere mosse in grado di sorprendere qualunque avversario.

Così decise di prendersi almeno una decina di giorni per allenarsi.

I primi giorni osservò bene i suoi pokèmon, in particolare si concentrò su Elekid. Era l’ultimo arrivato e per questo lo conosceva poco e poi era il più versatile contro il capopalestra. In quei primi giorni cercò le basi per un’amicizia col pokèmon.

Ma le cose non furono affatto semplici.

Elekid era un peperino. E non gli stava bene di obbedire agli ordini di un umano. Dorian si sforzò in tutti i modi di stargli vicino, di aiutarlo e di parlargli. Ma fu tutto vano.

L’unica cosa che ottenne furono un paio di scariche elettriche.

Il quarto giorno però, qualcosa si smosse dentro al piccolo pokèmon elettro. Mentre vedeva con quanta attenzione Dorian si prendeva cura di Ralts e Riolu, pensò che forse ne valeva la pena. Che forse così si poteva mettere in gioco e diventare più forte. Che non era stare sotto a qualcuno, ma era essere sullo stesso livello. Era essere una squadra.

Così da quel giorno le cose migliorarono molto. Compresi gli allenamenti.

Finalmente l’allenatore poté osservare per bene le mosse di Elekid. Conosceva attacco rapido, ondashock, calcio basso e comete. Passo un paio di giorni a irrobustire il suo fisico e a temprare la sua resistenza.

Furono giorni duri per Elekid. Ma anche molto utili. Diventò più forte infatti.

Riolu nel frattempo imparò ad usare morso, che poteva essergli molto utile contro i tipi psico.

Ralts invece osservando Elekid imparò ad usare raggioscossa. E questa era una mossa che gli sarebbe stata davvero molto utile.

Mentre Elekid si allenava a sbriciolare macigni, imparò la mossa mega-pugno. Doveva però migliorarne la precisione e l’efficacia.

Gli ultimi giorni, infatti, furono spesi per migliorare l’efficacia e la precisione di tutte le mosse che i pokèmon conoscevano. In modo tale da non rischiare di fallirle troppe volte.

Raggioscossa, rocciotomba e megapugno furono migliorate in termini di precisione e potenza.

Passarono una quindicina di giorni. Più di quanto Dorian si aspettasse.

Ma dopo tutto quel tempo ora finalmente si sentiva pronto.

La sua prima grande battaglia era dietro l’angolo.

Si prese un giorno di riposo per sé e per i suoi pokèmon che dopo tutti quei giorni di allenamento erano parecchio stanchi. Il giorno dopo sarebbe andato alla palestra.

Fu una notte abbastanza lunga e tormentata. Dorian non riusciva a prendere sonno. Aveva un nodo allo stomaco per l’emozione, l’ansia, la paura e l’eccitazione. Un mix che però lo sfinì e così finì per addormentarsi.

Il giorno dopo, con calma, si svegliò e fece un’abbondante colazione. Poi partì verso la palestra.

Chiese un po’ di indicazioni. Si perse e poi arrivò.

Un’enorme becco spalancato faceva da entrata.

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