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[Il Ricercato] La Lapide Nera[1/???]


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- Cavolo, non si accende-

L’uomo cercava inutilmente di accendere, sotto l’acquazzone, una sigaretta con l’aria piuttosto irritata.

- Senpai… non potrebbe usare GiornodiSole? Così saremmo a… anche all’asciutto-

La guardò da dietro i suoi occhiali da sole, occhiali che non toglieva nemmeno durante le notti.

- Se lo usassi ci troverebbero subito! Sciocca!-

Quello sguardo pieno di rimproverò ammutolì la ragazza. Essa si avvicinò, intimorita, verso un albero, sperando che le sue fronde la riparassero dalla pioggia.

L’uomo lo guardò nuovamente,  forse aveva esagerato.  Era solo una ragazzina. Lui era quello più grande, aveva 24 anni mentre lei solo 19.

Era finita in quel guaio per colpa sua. Non aveva nessuna colpa, nessuno le aveva chiesto se voleva combattere.

Mise sulla sua testa una parte della sua giacca di pelle nera,abbastanza grande per coprire entrambi. La ragazza si sorprese. In effetti non era normale, certo, per il se stesso di un tempo lo era ma ora era cambiato. Era cambiato proprio come un fiume che ogni giorno cambia le sue acque.

- Ametista, te lo chiederò solo una volta. Se dirai di no nessuno ti biasimerà . Vuoi combattere insieme me?-

Lo guardò con i suoi occhi, dello stesso colore del suo nome, non sapeva se sul viso c’erano lacrime o pioggia.

 

 

 

 

5 giorni prima.

 

Entrò annoiato nell’ albergo di quella sperduta cittadina di montagna. Un posto di cui non sapeva, e non voleva sapere, il nome.

La proprietaria, una donna di circa 40 anni dai capelli castani lo guardò e lo accolse con un sorriso – benvenuto all’ Hotel Parade, signor…-

Firmò il registro degli ospiti senza nemmeno rispondere, non gli piaceva parlare con gli altri. Non più.

- signor Undertaker Wonderland. Abbiamo anche una Pensione Pokémon, se vuole può affidarli a  mio marit..-

- mi dia una camera e basta. Una vicino alla finestra, per favore e non sono un Allenatore o simili stupidaggini-

Detto questo salì nella sua stanza, non gli interessava di sembrare maleducato agli occhi di una che non vedrà  mai più in vita sua.

Prese poi una siringa dalla sua valigia, dentro conteneva una strana sostanza nera. Se la iniettò nel braccio sinistro per poi avere un espressione assente per qualche secondo, fino a quando non sentì dei rumori di piatti caduti a terra.

Era una ragazza dai capelli violacei che gli aveva portato il pranzo.

- Non ti preoccupare. Non è droga o simili-

La ragazza lo osservò per poi raccogliere tutto. Undertaker la guardò per qualche secondo.

Non diceva una parola.

- Sei forse muta, ragazzina?-

Prese i piatti e corse via, lasciando il carrello con sopra le posate ancora commestibili.

Il giovane era incuriosito da quella ragazzina.

- Ametista è muta da quando aveva 6 anni-

La voce era quella di un uomo, dal suo aspetto sembrava il padre della ragazzina. Sembrava preoccupato per la ragazza, come se avesse un brutto presentimento.

Undertaker sbadigliò e si  sedette a osservare fuori dalla finestra il cortile con una sigaretta tra le labbra. Inspirava grandi manciate di fumo per far uscire poi nuvole dalle forme più insolite. Una sola cosa era sempre uguale, il fumo che aspirava era grigio e quello che emetteva era nero come la pece.

- sekai mo kimi tachi mo subete chiisakute morokute itooshii-

La sua canzoncina sembrava l’unica cosa che lo tenesse attaccato a quella terra, era quasi una creatura eterea. 

La porta si aprì improvvisamente, era di nuovo Ametista.

- Ti piace quella canzone,eh?- la ragazza annuì tenendolo sempre d’occhio – è una marcia funebre ad un mio amico. Il più caro che ho mai avuto-

Era un uomo cupo,maleducato, con il veleno nelle parole ma sentiva di potersi fidare. Si avvicinò a lui.

Nel giro di un secondo la buttò a terra.

-!-

- Attenta, mocciosa!!!-

 Un esplosione li investì in pieno. Delle urla disperate si sentivano dal piano di sotto, erano quelle della proprietaria e del marito.

Ametista tentò inutilmente di divincolarsi dalla prese di Undertaker.

- Vuoi andare lì e crepare?! Che te ne frega di loro?! Tanto prima o poi sarebbero morti comunque!-

La ragazza tentò di divincolarsi per liberarsi dalla morsa. Undertaker non voleva che andasse a morire inutilmente.

- ho capito. Combatterò io per te-

Si alzò e cominciò a scendere le scale, con Ametista dietro di se.

Davanti a loro si palesava uno scenario degno di un film horror. Un mare di fiamme scarlatte, i suoi genitori a terra feriti gravemente. Davanti a loro un uomo vestito con un lungo cappotto grigio.

Era uno di loro.

- L’Armata Celeste…-

Ametista corse verso i genitori.

Non riusciva a sollevare i pesanti mobili che erano su di loro.

Era impossibile con le sue sole forze, senza voce non poteva parlare a Undertaker, e se avesse dopotutto non ne avrebbe avuto la forza.

- Signor Wonderland- disse la donna ferita – la prego salvi Ametista-

Undertaker non le rispose. Tirò fuori solo una Pokéball nera.

- Gridalo, ragazzina! Grida ciò che desideri- disse pacatamente – Urlami il tuo desiderio se sei pronta a ciò che vedrai! Urlamelo!!!-

Ametista prese fiato.

- Undertaker Wonderland! Ti supplico, vinci!-

Il giovane sorrise, un sorriso distorto, lo stesso di un folle.

Lanciò la sfera da cui uscì un Pokémon.

- Vai, Marowak!-

Il pokémon uscì fuori armato del suo osso, pronto alla lotta.

Il nemico lo guardò confuso.

- Non avevi detto che non eri più un allenatore?-

- Infatti. Conosci il mio nome,no?Undertaker Wonderland. Un becchino che viene dal Paese delle Meraviglie!-

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nota dell'autore:

Ci sono riferimenti a due anime che adoro, cercateli. Se ci azzeccate vi faccio comparire. Ma solo se li trovate entrambi! Leggete pure


                                                 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                 Dante tra i fiori della selva

 

 

 

 

 

Undertaker lanciò il suo compagno all'attacco contro i tre Tauros dell’avversario.

- Ossoclava-

Un colpo ben preciso sulla testa stese i pokémon avversari senza spreco di energie.

Il nemico rimase sbigottito, non era normale una simile cosa.

- Tu…- prima che potesse dire una sola parole, venne colpito allo stomaco dal giovane 24enne.

Lo lasciò cadere a terra e prese Ametista.

- Lasciami! Devo salvarli!!!-

Undertaker guardò i genitori della ragazza. I loro sguardi dicevano più di mille parole.

“Salvalaâ€.

La colpì al collo facendola svenire. Poi si rivolse ai due.

- Avete delle ultime volont� –

La donna annuì. – Dì solo ad Ametista che deve vivere e… grazie, signor becchino-

Undertaker uscì, assistendo al rogo della locanda senza nessuna espressione facciale. Con gli occhi coperti da quegli occhiali neri, il suo corpo era coperto da quella veste di pelle che gli arrivava fino ai piedi.

- Namah samanta buddhanam bhah-

Continuava a ripetere continuamente quel mantra, “Lode a tutti i Buddhaâ€, come preghiera. Era l’unico preghiera di quelle parti che conosceva.

Ametista si svegliò quando ormai era giorno. Tutto ciò che trovò era un cumulo di cenere e due croci di legno. Attorno a  se si erano riuniti gli abitanti della cittadina.

Non poté trattenere le lacrime di disperazione.

Dal canto suo Undertaker era impassibile, dopo quel sorriso di gioiosa e distorta follia era tornato al suo solito broncio.

- A essere onesti non credo né in Dio né nel Ciclo della Reincarnazione e neppure in tutte quelle altre cose, ma se esistono credo che ora siano felici-

La ragazza cominciò a colpirlo in preda alla disperazione.

- Perché non li hai salvati! La mia mamma  e il mio papà ! Tu potevi farlo!-

Non rispose per qualche secondo e poi guardarla. La prese per la gola infischiandosene della gente anche li osservava.

- Se vuoi posso darti fuoco subito. Non ho problemi. Ti ho salvato al vita come ultimo desiderio dei tuoi genitori ,ma posso strappartela se vuoi-

Lasciò cadere la ragazza e si allontanò con in spalla una sacca, l’unica sua cosa che si era salvata nel rogo. Non gli piaceva quel posto e poi la gente cominciava  guardarlo storto.

“La vita è un optionalâ€. Niente di più.

Solo un semplice “optionalâ€, come l’airbag delle macchine. Si può essere vivi anche da morti, dopotutto.

Lui lo sapeva fin troppo bene. Fin troppo.

Fin troppo! Troppo!Troppotroppotroppo!

Colpì la corteggia di un albero con un pugno. La sua mano era sanguinante ma lui non sentiva dolore.

Non sentiva nessun sentimento.               

Già , da quel giorno non sentiva nulla se non un puro sentimento di solitudine, a rare volte sostituito dall'ira e dalla follia.

Loro due avevano vissuto in simbiosi sin da quando aveva pochi anni… lui era l’unico “fratello†che aveva…

 

 

****

Lo guardò con i suoi occhi, era curioso, non aveva paura,disprezzo o altro. Era solo curioso.

- Che hai,Nerino?!-

Nerino? Nessuno lo aveva mai chiamato così, ma che aspettarsi da un bambino di 5 anni.

- Se sei triste gioca con me! Io sono **** e tu chi sei?-

L’altro lo guardò – Io non gioco con i poppanti!-

Il bambino gli diede un colpetto in testa. La sorpresa fu non poca.

- Se sei triste ridere è il rimedio migliore! A casa ho dei giochi! Se serve a farti sorridere ti regalo anche il mio peluche preferito! Kay dice che devo essere gentile con tutti!-

Sorrise – Il mio nome è…-

 

****

 

 

Riapri i suoi occhi, venendo ripreso da una voce. Una voce femminile.

- Che cosa ci fai ancora qui?- chiese guardando Ametista. In mano aveva un coltello, era immersa nella disperazione più nera. Non disse una parola.

- Se tu avessi voluto li avresti salvati! Se solo lo avessi voluto!!!-

Affondò il coltello nel petto di Undertaker, realizzando solo quando il sangue del ragazzo cadde sulle sue mani facendole tremare per il terrore.

Undertaker non aveva biasimo, né odio o disprezzo.

Strappò quella fredda lama dal suo cuore senza nemmeno dire “ahiaâ€. Solo un espressione annoiata.

Ametista cadde a terra, vomitava per il disgusto per se stessa.

Aveva pugnalato un uomo. L’uomo che l’aveva salvata.

- Io.. io..-

- Tu cosa?- chiese annoiato guardandola – Mi hai colpito con un coltello, non ci sono scusanti…-

Si abbassò per riprendere i suoi occhiali. Ametista non poté che alzare lo sguardo verso di lui, un uomo che moriva come se nulla fosse.

Vide i suoi occhi, occhi bianchi con sopra una grande cicatrice.

Indossò di nuovo i suoi occhiali e poi si allontanò.

- Non paragonarmi a voi normali umani che morite per una pugnalata o per un proiettile. Io non sono più vivo. Ho sangue da versare ma non ho un cuore che batte, ho acqua nel mio corpo ma non lacrime da piangere. Sono un mostro che cerca una salvezza in un angelo dai capelli bianchi e dagli abiti neri… Io sono ciò che voi persone normali chiamate normalmente Non morto anche se “loro†ci definiscono Semi dei, ma sono solo un mostro. Un mostro senz'anima che non prova niente. Non prova amore e tristezza,non sente la gioia di un abbraccio e nemmeno la tristezza di un addio. -

Si allontanò lasciando la ragazza e terra, stranita e terrorizzata. Non riusciva a smettere di guardarlo, così crudele oscuro.

Era un mostro…? No, era lei il mostro che l’aveva pugnalato. Lui le aveva salvato la vita, poteva scappare e lasciarla lì ma non l’ha fatto… e quelle croci di legno… sembrava che le avesse costruite lui.

Si alzò a fatica e cercò di raggiungere Undertaker. Lo trovò in un prato fiorito.

Era seduto lì in mezzo, a gambe incrociate, la cosiddetta Padmasana con le mani come se stesso eseguendo il Bodhyagrimudra. Sembrava davvero un semi dio. I fiori che lo attorniavano erano le Calendule Officinalis.

Ametista si avvicinò ad Undertaker.

Quando lo notò rimase sconvolta. Solo i fiori attorno a lui erano fioriti, i restanti invece erano ancora chiusi. Come se fosse il suo sangue a farli fiorire.

- Under… senpai… sta bene?-

Non gli rispose. Era come in uno stato unico. Come quando lo ha visto la prima volta.

Si voltò verso la ragazzina qualche secondo dopo.

La sua espressione era cupa. – Ametista. Perché mi hai seguito?-

Ametista lo guardò, deglutì nervosamente.

- Io non ho più niente, né una famiglia e nemmeno una casa perciò … vorrei unirmi a te…-

Undertaker lo guardò.

- … il Paese delle Meraviglie è un inferno in terra, di sangue e lacrime. Ma non mi opporrò, non ne ho diritto-

Si alzò dal prato e raccolse una Calendula. La mise tra i capelli violacei della giovane.

- Questo fiore significa “disperazione,dolore o anche pene d’amoreâ€, ma ironicamente è anche una pianta curativa. Portala con te, anche io ne porterò uno con me-

Arrossì visibilmente.

- Ora ti parlerò di loro. Di coloro che ti hanno strappato tutto. L’Armata Celeste.-

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Spiegazioni:

 

Calendula Officinalis: Un tipo di fiore che significa “disperazione,dolore,sofferenze d’amoreâ€. Ha anche doti curative per bruciature,mestruazioni e nell’ulcera gastrica.

Padmansana:è la Posizione del loto,una posizione in cui si è con le gambe incrociate. Per l’esattezza Undertaker è nella Muktasana,la Posizione della Libertà .

Bodhyagrimudra: è un mudra che rappresenta la “Somma Illuminazione†o “Mudra dei Sei Elementiâ€

Namah samanta buddhanam bhah: è  â€œLode a tutti i Buddhaâ€, una preghiera.

 

Curiosità : Undertaker è un omaggio a diversi personaggi. Nome e vestiario da Undertaker di Kuroshitsuji,i riferimenti ad Buddhismo sono omaggio ad Asmita della Vergine da I Cavalieri dello Zodiaco Extra,gli occhiali a Greed di FMA e gli occhi sono un omaggio a Shew della Scuola dell'Airone Bianco della Sacra Scuola di Nanto. Spero vi piaccia questo assurdo ibrido.

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