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[Chube] Shattering Time.


yohohoho

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Salve a tutti!
Dopo diverso tempo ho deciso di intraprendere la creazione di una piccola fiction, nulla di speciale ma nelle mie speranze comunque interessante.
Buona lettura! ( ಠ ͜ʖರೃ)

 

Alarm Clock – Chapter 1

Spoiler

 

*BIP- BIP- BIP*

*BIP- BIP- BIP*

«Non ho più il tempo di finire i compiti, stupendo.» Mi distaccai dal caldo involucro del piumino per poi mettere a terra un piede dopo l’altro, sentendo come sempre il gelo del pavimento. Brividi a parte, era già l’inizio di una giornata come un’altra, semplicemente pessima, semplicemente noiosa.
Vestito con in paio di jeans, una t-shirt scura e di pessimo umore, scesi le scale e frugai nella dispensa nella speranza di racimolare quale merendina da barattare a scuola, trovando però solamente mezzo pacchetto di sigarette. «Alla faccia del dolce. Se non altro, queste varranno più di qualsiasi snack che avrei potuto trovare.» Letteralmente con l’amaro in bocca a causa del caffè, presi in spalle il vecchio zaino non toccato per un paio di settimane allo stridulo frenare del bus, nel quale tentai inutilmente di portare a termine la relazione sulla clessidra. «Curioso il tempo, o almeno, interessante come questo sia sempre cercato dalle persone ma questo continui a non esserci per loro.» Ovunque mi girassi c’erano non solo studenti che ripassavano il compito, ma che avevano in mano progetti che avrebbero meritato altro che la lode, da cartelloni raffiguranti la storia della misurazione del tempo a clessidre in vetro colorato. E poi c’ero io, con un paio di fogli a malapena leggibili scritti a mano, neanche stampati. Il rientro a scuola dopo le vacanze natalizie si prospettava peggiore di quanto pensassi, forse perché in fondo ci avevo riflettuto troppo.
Entrato ufficialmente nel meraviglioso clima scolastico nonché nell’edificio, notai che quest’ultimo era ridotto ancor peggio di prima della pausa di Natale, probabilmente a causa delle numerose nevicate che resero l’ambiente umido e fragile, un po’ come i cuori di tutti questo primo giorno. Ben presto realizzai che mi sbagliavo, infatti May non faceva altro che sbandiera a destra e manca e il suo lavoro, che con tutta probabilità era stato svolto da una squadra di secchioni da lei profumatamente pagati. Dire che nutrissi dell’odio nei suoi confronti sarebbe limitativo, esattamente come le sue capacità di pensiero. Quasi come il karma mi volesse punire, mi ritrovai nel medesimo corso di storia e per giunta nel banco accanto al suo, posto tra la simpatia della reginetta del ballo e un ragazzo mai visto prima, per aggiunta avente una relazione sicuramente migliore di quella del sottoscritto.
Tralasciando l’interessantissima ora trascorsa immerso nei miei pensieri, la campanella suonò, ma questa volta, non rimasi l’unico ad aspettare in tutta calma che la folla uscisse dall’aula, bensì, nuovamente vicino a me, ci fu il nuovo arrivato. Il professore disse che si chiamava Harris, ma avevo paura che sbagliassi il nome. «Aaron» chiesi in tono alquanto insicuro «Giusto?» «Così sembra. Grazie per avermi raccolto la matita, prima.», rispose con un sorriso. «Ci mancherebbe, da dove vieni?» «La mia famiglia si trasferisce spesso, sapessi quale fosse la mia reale casa non avrei forse problemi a creare legami con le persone.» «Beh, per quanto ti conosca finora, mi stai simpatico. Piacere, Dylan.» Dopo aver ancora parlato del più e del meno nel corridoio, ci dirigemmo entrambi nell’aula per la seconda ora, quella di biologia avanzata. Sinceramente non mi aspettavo che uno nuovo potesse già frequentare tale corso – richiedente parecchio impegno – ma a quanto pare mi sbagliavo, e di parecchio. Aaron ne sapeva quanto me sugli ultimi argomenti, se non di più. D’altronde non era neanche una materia di mio interesse, però, in fin dei conti, mi incuriosiva e affascinava.
Prima che me ne accorgessi era già giunta l’ora di pranzo, e proposi alla mia nuova conoscenza di sederci vicino. Essendo probabilmente l’unica persona con cui avesse già parlato accettò, e ben presto finimmo a sparlare di May e della squadra di basket al tavolo dei cosiddetti “vip”, per noi considerati non altro che i “Veri Idioti Patentati”. Non era la migliore delle nostre provocazioni, ma quella sorta di alleanza che si era successivamente creata per sopravvivere – proprio partendo da quella piccola ma importante risata – a l’anno scolastico divenne ben presto un’amicizia destinata a durare nel tempo.

Volarono le pagine dal calendario e corsero le stagioni, fino a giungere al fatico e ultimo giorno di scuola. Perché fatidico? Semplicemente perché da quel giorno la vita di Aaron e quella del sottoscritto cambiarono drasticamente, secondo dopo secondo capimmo ciò che potevamo creare, minuto dopo minuto realizzammo cosa fare, giorni dopo giorni le conseguenze delle nostre senz’altro stupide ma speranzose azioni. Fatto sta che era suonata l’ultima campanella quando decidemmo di comune accordo di vivere la nostra prima avventura dell’estate, una semplice gita alla vecchia fabbrica di Zanus, produttrice di articoli elettronici e tecnologi ormai obsoleti.
Camminammo un giro d’orologio per poi scendere dalla riva e passare attraverso un varco nella logorata rete metallica della Zanus. In un attimo eravamo entrati nel luogo d’origine di decine di leggende metropolitane, storie horror e probabilmente concepimenti. Da questo punto in poi, beh, diciamo che sia Aaron che io abbiamo solamente dei ricordi offuscati, ma se non altro ricordiamo di essere precipitati in una sorta di botola nascosta. Dopo essere precipitati per una decina di metri ed atterrati su una discarica di rifiuti ferrosi, la nostra attenzione si spinse su un oggetto simile ad un motore dalla forma clessidrica. La cosa forse inquietante era la targhetta della nostra scuola presente sul fondo. Col passare dei minuti e degli sguardi a quello stravagante oggetto, capimmo che poteva essere un progetto come il nostro riguardante i cosiddetti orologi a sabbia, cosi, senza farci troppe domande, lo mettemmo nello zaino e cercammo di uscire dalla fabbrica con giusto qualche graffio.
Ne tardo pomeriggio arrivammo nel nostro nascondiglio, un “covo” vicino al ruscello e dietro alla piccola cascata nel bosco. Anche se una grotta umida e puzzolente quanto bastasse per non fartici rimanere più di qualche ora non era il massimo, era pur sempre il nostro posto, quel luogo in cui la nostra amicizia era diventata tale. Trafficammo parecchio con il motore, ovviamente senza grandi risultati, ma per nostra “fortuna”, nel tentativo di capire cosa potessimo farci, lo facemmo cadere e scoprimmo quindi per caso una sorta di scompartimento segreto, dal quale uscì una catenella metallica. In realtà non sappiamo se la sua funzione era quella già prima della caduta, malgrado ciò, il tiro del cavo non face altro che trasportarci indietro nel tempo di qualche secondo. Non oso nemmeno raccontare quanto impiegammo ad assimilare l’incredibile e spaventosa situazione che avevamo creato con le nostre stesse mani, ma nella nostra impacciata ignoranza decidemmo semplicemente di non provocare più quel salto temporale.
E fu così che infrangemmo il tempo per la prima ed indimenticabile volta.

 

 

 

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@Darki

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