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Icarus

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Tutti i messaggi di Icarus

  1. Ma è una notizia di due mesi fa!
  2. Sì, certo. Speriamo solo che questa volta gli NPC alleati utilizzino pokémon utili e non roba come Solrock con Lucidatura o Magikarp col Focalnastro.
  3. Finalmente dei bonus carini.
  4. Figurati se non trovavano un modo per dare una nuova forma a Charizard! In un modo o nell'altro lo devono per forza inserire in ogni titolo!
  5. Alla faccia della bomba! @RealTruth
  6. Ad una settimana dal rilascio ufficiali non mi aspetto chissà cosa...
  7. Ed io che pensavo nel 2024!
  8. Non mi fa impazzire, sebbene la forma scrigno sia ben ispirata...
  9. È il mondo di gioco. Intendevo dire che pare non ci siano più gli incontri casuali, perciò gli esclusivi avranno più valore di prima, dato che potrai interagirci mentre esplori Paldea.
  10. Sì ovvio, ma da questa generazione tutti i pokémon catturabili saranno visibili nell'overworld, per cui sarebbe bello poter avere maggior interazione con quelli che ci piacciono di più.
  11. Farigiraf continua ad apparire solo nella versione Scarlatto.
  12. Questo Blaines in passato si è rivelato poco affidabile, sostenendo ad esempio che Farigiraf fosse Psico Puro...
  13. Vai su Poképoints>Vendi>Seleziona le bambola da vendere>Bazar Maledetto> Compra.
  14. Puoi rivenderle al poképoints e poi ricomprarle.
  15. È un banale cane! Non basta una candela in testa per renderlo un Pokémon! Fa degna compagnia a Fidough: sì...nelle pattumiere di Paldea!
  16. Auguri, Malefica!

    Spoiler

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  17. Auguri pipistrello! 🦇

    Spoiler

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  18. Il mercato videoludico è ormai una realtà affermata, nonché fonte di guadagno per molte aziende, che da anni se ne contendono il primato. Anno dopo anno nascono nuove console d’avanguardia per stare al passo con i tempi e vengono offerti software sempre più complessi, grazie al supporto di diversi editori di grandi dimensioni. Piano piano, però, sta prendendo piede un nuovo servizio di diffusione: il cloud gaming. Esso consiste nel trasmettere su qualsiasi dispositivo un videogioco scaricato su un server remoto, senza che sia necessaria una vera e propria installazione, permettendo a tutti di godere della stessa esperienza ludica. Sulla carta si preannuncia come una funzionalità esclusiva, favorendo l’interazione tra una miriade di utenti ed il gioco multipiattaforma, superando le barriere poste dai limiti tecnici di alcuni hardware e al tempo stesso facendo perdere meno tempo agli sviluppatori, che non sono più obbligati a riadattare le loro creazioni per le diverse piattaforme (Nintendo in particolare sta adoperando tale metodo per distribuire titoli altrimenti troppo potenti per la Switch, come Kingdom Hearts 3 o Marvels’Guardian of the Galaxy). Un’idea nobile, ma che si scontra con varie problematiche, prima fra tutte la necessità di un’ottima connessione ad Internet, in assenza della quale si rischia di comprometterne l’utilizzo per via di lag vertiginosi e crash improvvisi, specie in giochi come Picchiaduro e Sparatutto, che richiedono una rapida risposta dal sistema. Purtroppo sono pochi i Paesi con strutture adatte per garantire una certa stabilità, perciò al momento c’è ancora molta diffidenza verso questo meccanismo, sebbene stia crescendo esponenzialmente, data la diffusione dei giochi digitali ed il fatto che, a differenza di questi ultimi, non richieda un ingente spazio di archiviazione, consentendo ai consumatori di acquistare un’infinità di titoli…o quasi. Attualmente, infatti, esistono vari cataloghi di giochi compatibili con il cloud gaming, molti dei quali, però, si celano dietro abbonamenti mensili. Tutto ciò non può che porre dei limiti ad un sistema nato per abbatterli, senza contare il fatto che una volta chiusi i server non si avrà più la possibilità di giocare ad un dato titolo. È come se tu stessi noleggiando un videogioco, dopodiché, una volta scaduto il tempo a disposizione, lo riportassi indietro dal negoziante. Se i costi fossero convenienti non sarebbe nemmeno male come idea, dato che non tutti sono soliti rigiocare ai videogames, ma il rapporto qualità prezzo è attualmente svantaggioso per gli acquirenti, che si ritrovano a stipulare un contratto a tempo determinato che non gli garantisce alcuna sicurezza. Penso quindi che sia necessario rilasciare ampie sessioni di prova, in modo da poter testare personalmente l’efficacia del servizio e valutarne in seguito l’acquisto, renderlo più economico e rimborsare i clienti insoddisfatti, almeno fino a che non si potenzieranno le infrastrutture dedicate e si abbasserà la latenza del segnale di trasmissione, fondamentale per una maggiore fluidità di gameplay. È comunque innegabile che il cloud gaming sia un progetto ambizioso e che rappresenterà il futuro dei videogiochi, andando prima o poi ad abbattere definitivamente le console, dimezzando i costi di produzione hardware per gli sviluppatori, ampliando il numero di utenti e accrescendo i guadagni tramite inserzioni pubblicitarie e librerie sempre più vaste. In aggiunta ad esso stanno avanzando sempre di più i giochi indie, progettati da studi indipendenti e con budget modesti, ma che riescono ad attirare vaste fette di pubblico. Cuphead, Shovel Knight e Undertale sono solo alcuni tra gli esempi più noti, presentandosi come prodotti semplici ma efficaci, in linea con la società odierna, dove la gente non ha tempo da perdere e desidera immergersi senza troppe pretese in un titolo con meccaniche chiare ed intuitive, capace di stimolare la loro creatività e soddisfarli per qualche minuto. Si tratta infatti di giochi tecnicamente inferiori ai tripla A, non dotati di grafiche eccezionali né di profondità di trama, ma che comunque riescono ad intrattenerti per brevi sessioni di gioco grazie a dei gameplay originali, rispondendo ai gusti di una società iperattiva e impaziente. Molti di essi nascono come app per dispositivi mobili, per poi approdare con insistenza sulle varie console in formato quasi esclusivamente digitale, dato che hanno un peso stimabile in qualche centinaia di megabyte e non sarebbe produttivi rilasciarli anche in versione fisica, per via degli eccessivi costi di produzione che uno sviluppatore slegato dalle grandi softwarehouse non può ovviamente sostenere; risultano tuttavia essere piuttosto proficui, sia per i loro generi differenti che per il fatto che venendo venduti a prezzi accessibili e presentando un’offerta videoludica diversificata, attirano l’attenzione di diverse tipologie di consumatori. Inoltre, proprio per il fatto di essere indipendenti, tali sviluppatori hanno una certa libertà nell’adattare i loro giochi, andando spesso ad ascoltare le critiche dei fan e rilasciando in tempi brevi patch e aggiornamenti vari per correggere eventuali bug o migliorare alcune prestazioni. È come se la community di videogiocatori facesse parte integrante del titolo, data l’eccellente comunicazione con i propri clienti e la trasparenza generale. Questo permette inoltre di creare dei sequel sempre rispettosi nei confronti del proprio pubblico, che vede soddisfatte le sue richieste e riesce a fidelizzarsi più facilmente. Tra i successi più clamorosi non si può non citare Minecraft, che dal lontano 2011 è stato pubblicato su ogni piattaforma esistente, affermandosi sempre di più come uno tra i videogiochi più famosi e poliedrici, in grado di appassionare tutt’oggi milioni di fan, con il quale possono ricreare- attraverso blocchi 3D di varia natura- le loro fantasie più sfrenate. Per non parlare di Rocket League, che offre delle sfide multiplayer sensazionali, unendo due tra gli sport più apprezzati, ossia il calcio e l’automobilismo, in partite al cardiopalma, dove la tattica è tutto e la prontezza di riflessi è messi a dura prova. Questi due titoli, data la loro estrema notorietà, pur nascendo come indie, sono stati successivamente acquistati da aziende come Microsoft ed Epic Games, che ne hanno moltiplicate ulteriormente le vendite, portando con sé DLC e Season Pass e andando parzialmente a snaturarne la loro purezza. Non c’è comunque da stupirsi, in quanto in ogni ambito a comandare è chi ha più capitale e sa fare i giusti investimenti. Il rischio di un prodotto di fama mondiale è che prima o poi qualche pezzo da novanta ci punterà gli occhi sopra e al potere dei soldi difficilmente si cede; questo è valido anche nel mondo dei videogiochi, dove un indie con una crescita esponenziale verrà prima o poi incorporato in una bighouse, piegandosi alle spietate leggi del mercato. Ritengo dunque che i giochi indipendenti siano destinati a crescere col tempo, ma spero vivamente che a prodotti di bassa qualità tecnica ne vengano affiancati altri leggermente più complessi, finanziati magari da introiti pubblicitari e promossi da youtuber specifici, in modo tale da favorire creator emergenti senza andare a scontrarsi con i titoli delle grandi case editrici. A differenza dei cloud gaming, che rivoluzioneranno prima o poi l’intero mondo videoludico, non è difficile comprendere che indie e tripla A viaggeranno sempre su due binari opposti, rappresentando un binomio perfetto in grado di rispondere ad una domanda digitale sempre più insistente.
  19. Nickname: Icarus Donazione: 2.00 Ci siamo quasi! Un ultimo sforzo!
  20. Ciao, vorrei dirti una cosa:

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    AUGURI! :ditto:

     

     

     

     

     

    1. Stills

      Stills

      Dai Icarus, sono contento alla fine che ti sia servita la sfera, e grazie ancora:cuore:

  21. Nickname: Icarus Donazione: 2.00 Avanti tutta per il livello 3!
  22. La serie dei Pokémon ha ormai raggiunto il 26esimo anno di età e, oltre ad arricchirsi di nuovi titoli, vanta anche numerosi remake di opere passate, dai lontani Rosso/Blu fino ai più recenti Diamante Brillante/Perla Splendente. C’è chi si presta a rivivere un’avventura dopo oltre un decennio e chi si accinge per la prima volta alla scoperta di una generazione passata: in entrambi i casi si cercherà di assaporare un’esperienza unica ed indimenticabile, perciò TPC deve badare bene a come strutturare certe sottocategorie di videogiochi, provando a non deludere nessun tipo di acquirente. Innanzitutto è necessario che un remake venga rilasciato successivamente al nuovo titolo della serie principale, in modo tale da poterne riprendere l’architettura grafica ed espanderla adeguatamente secondo il giusto contesto. Il comparto grafico rappresenta indubbiamente il primo ostacolo che uno sviluppatore deve superare per poter dare nuova linfa ad ambientazioni e modelli datati, permettendo a tutti di godere di una qualità visiva in linea con i tempi, colorata e vivace: quanti di noi avrebbero voluto esplorare i percorsi di Sinnoh in 3D, con la possibilità di ruotare la telecamera a 360 gradi in ogni momento e gustarsi il panorama mozzafiato del ricco ecosistema della regione? Uno dei problemi di tale giochi è stato infatti il pessimo stile artistico, che ne ha sia abbassato le aspettative che ridotto il coinvolgimento globale, costringendoci a scorrazzare tra un percorso e un altro nella nostra versione in miniatura, che magicamente si allunga durante le sfide con altri allenatori, facendo perdere credibilità al tutto. Un altro fattore determinante è la ricchezza di contenuti, che non dovranno limitarsi alla semplice riproposizione della storia originale, bensì ampliarla con dei risvolti interessanti, una maggiore caratterizzazione dei personaggi ed una campagna single player longeva e variegata. Da questo punto di vista non posso che prendere ad esempio l’eccezionale HeartGold/SoulSilver, che hanno saputo ben coniugare gli elementi di Oro/Argento con diverse attività secondarie quali il Pokeathlon, il Parco Lotta (seppure ripreso da Platino), la possibilità di farti seguire dal pokémon al primo posto in squadra e l’introduzione di una nuova feature quale quella del Pokéwalker. Game Freak per il suo futuro deve puntare proprio su questo tipo di innovazioni, andando quindi a svecchiare il gameplay ed offrendo agli utenti diversi approcci di gioco. Una valida opzione sarebbe quella di creare una nuova modalità in cui poter controllare liberamente il proprio pokémon, dandogli la facoltà di interagire con l’ambiente circostante e con noi stessi: mi piacerebbe cavalcare un Rapidash, solcare i cieli su di un Dragonite e surfare sopra dei Mantine. Mi chiedo cosa stiano aspettando ad implementare un tale funzionalità, piuttosto che ricorrere ad animazioni fisse per azioni come la corsa, il volo o il nuoto. Su Let’s Go Pikachu/Eevee quantomeno eri in grado di salire in groppa ad una manciata di pokémon, ma non penso sia impossibile aumentarne il numero, soprattutto visto il continuo taglio del Pokédex, che dovrebbe permettere a TPCI di concentrarsi anche su questi dettagli cruciali. Oltre a ciò, per invogliare sempre più gente a comprare il tuo titolo, è bene introdurre una nuova attività alla stregua delle Palestre, come erano un tempo le Gare Pokémon: affiancare le dure battaglie ad un passatempo più leggero ma appagante sarebbe un buon metodo per spezzare la monotonia dell’avventura, divertirsi con gli amici e magari venir ricompensati con strumenti ed accessori rari. Anche qui di idee ce ne sarebbero a mille: dalle corse coi pokémon, ai combattimenti in tempo reale, alle coreografie realizzate dalle diverse combinazioni di mosse. Per non rendere tutto troppo competitivo, inserirei poi la possibilità di giocare in cooperativa, scontrandosi contro la CPU in sfide decisamente più entusiasmanti dei noiosi Raid di Spada/Scudo e aggiungendo altri obiettivi oltre al superamento della solita Lega. Sul lato più hardcore sarà invece necessario facilitare l’allevamento di pokémon attraverso nuove tecniche di breeding, l’inserimento di mosse tutor esclusive e capaci di creare avvincenti strategie, una valida struttura lotta nel postgame con l’opzione multiplayer, l’introduzione di nuovi pokémon o forme alternative. Quest’ultimo punto in realtà andrebbe a conquistare anche quella fascia di pubblico più occasionale, che vedrà nel titolo una sorta di “generazione di mezzo”, un po' come è successo con le MegaEvoluzioni introdotte in Rubino Omega/Zaffiro Alfa: in tal senso sarà fondamentale concentrarsi in particolar modo sugli starter, da sempre amati da tutti i pokéfan, donandogli un’estetica convincente e delle abilità performanti, capaci di farli rivalutare anche ai più scettici. Sul versante spin off, invece, abbiamo assistito recentemente al primo rifacimento del Mystery Dungeon per Game Boy Advance/DS, segnale del fatto che TPC vuole espandersi anche in questo settore ed allargare ulteriormente il suo bacino di utenza. La serie sopracitata è sicuramente tra le migliori dei “side games”, ma non per questa priva di difetti, quali livelli ripetitivi e lunghi, difficoltà a reclutare nuovi pokémon ed assenza di checkpoint dopo aver raggiunto un sufficiente numero di piani. Dal remake mi sarei aspettato il superamento della maggior parte di questi problemi, mentre ho scorto solo l’implementazione di qualche meccanica inedita, che lo rende senz’altro aggiornato ma non al passo con i tempi, oltre che scelte tecniche e logistiche discutibili, come l’autosalvataggio non disattivabile, che ne limita indubbiamente l’esplorazione. Essendo la serie Mystery Dungeon alquanto longeva, sarei andato a modificarne il gameplay, eliminando gli spostamenti “a turni” e permettendo a ciascun pokémon di muoversi liberamente, con i selvatici che verrebbero comunque attirati dalla tua presenza. Inoltre faciliterei notevolmente il livellaggio di più pokémon alla volta, permettendo di godersi l’avventura con un sacco di mostriciattoli diversi, piuttosto che solo con quelli iniziali: sarebbe un vero peccato non rendere giustizia a tutte le animazioni programmate! Perché poi non dare la possibilità a più giocatori di aiutarsi a vicenda o creare delle gilde con cui addentrarsi nei vari dungeon, con tanto di missioni speciali e premi specifici? Si andrebbero certamente a creare delle solide community, oltre che nuove amicizie. Le potenzialità di espansione sono infinite e mi auguro che in futuro questa serie sappia rinnovarsi totalmente, senza perdere il suo classico fascino. In definitiva nel progettare un buon remake TPC dovrebbe tornare ad essere più ambiziosa e non ridursi a proporre la copia carbone del gioco originale, ingannando tanti fan e deludendo le aspettative di chi vuole ritornare bambino e ripercorrere esperienze passate ma con un tocco di originalità. I due target principali sono infatti sia i giocatori storici che le “nuove leve”, perciò per accontentare entrambi è necessario ricorrere a diversi compromessi, cercando di proporre un titolo innovativo, variegato e profondo, senza perdere la semplicità e la freschezza che ne è alla base. In tal senso aggiungerei la possibilità di selezionare il livello di difficoltà, il “New Game Plus “ (con cui si potrà ricominciare la storia da capo, portandosi appresso tutti i pokémon già catturati), una colonna sonora ben arrangiata e impregnata di un sapore nostalgico, diverse sequenze animate con riferimenti anche all’anime, una maggiore espressività dei personaggi e un mondo pieno di segreti e attività di contorno, così da valorizzare il passato con uno sguardo al futuro.
  23. Nome utente: Icarus Donazione: 2.00 Mettiamocela tutta elettrini!!!
  24. Il mondo dei videogiochi comprende una serie di categorie in grado di abbracciare ogni tipologia di pubblico: gli RPG, i simulatori di vita, gli sport, i picchiaduro e i platform, solo per citarne alcuni. Con essi ogni giocatore si distrae dalla sua routine quotidiana, immergendosi in un universo immaginario in cui si affeziona a nuovi amici virtuali, ben consapevole che non potranno mai prender vita…o quasi! Gli adattamenti cinematografici di videogames hanno iniziato ad emergere già dagli anni 90, cercando di replicare su grande schermo quella realtà che tutti vivevano nei cabinati arcade (come i classici Street Fighter e Mortal Kombat), mirando principalmente ad un pubblico maschile ed incentrando la trama su scontri e azione, sperando che ciò potesse catturare l’attenzione dei più giovani. Ahimè, fu un flop totale! Una narrativa scadente, unita a scene banali e ripetitive, non ha permesso di competere con i successi dell’epoca, come lo storico Karate Kid. Eppure riuscire a ricreare dei videogiochi con personaggi umani non sarebbe dovuto essere così difficile! Forse non ci credevano nemmeno loro, oppure il budget non era granché…ad ogni modo fu uno dei primi esperimenti di questo tipo, a cui ne seguirono altri, chi più riuscito e chi meno. Come non ricordare il terribile Super Mario Bros.? Dialoghi imbarazzanti, costumi assurdi, un Bowser ridicolizzato e una storia senza senso: trash assoluto! Sebbene l’idea fosse molto promettente, saltarono diverse teste in casa Nintendo, a causa di un insuccesso che rischiava di ripercuotersi sul loro titolo di punta. Ebbene sì, nel progettare un lungometraggio basato su un videogames bisogna valutarne vantaggi e rischi: se da un lato può far felici i tuoi fan e al tempo stesso conquistare un pubblico più ampio, dall’altro c’è la possibilità che le aspettative non vengano rispettate, mettendo in cattiva luce il tuo marchio. Nel caso di Mario l’asticella era davvero alta, soprattutto perché avrebbero dovuto personificare dei nemici dalle sembianze di tartaruga come i Koopa e farli interagire con degli esseri umani. Se per molti utenti è importante la fedeltà con l’opera originale, lo è ancor di più il fatto che vengano rispettati i canoni estetici dei personaggi chiave, per poter rivivere appieno l’esperienza videoludica. Ma siamo sicuri che sia solo questo il problema? Personalmente credo di no, o almeno in parte: ciò che fa di un film un capolavoro è soprattutto la sceneggiatura, un cast all’altezza ed una trama originale; per questo motivo bisogna investire di più in attori con esperienza e registi di un certo spessore, in grado di valorizzare al meglio un prodotto di successo e renderlo credibile agli occhi della gente. Chi infatti ha acquistato un videogioco rappresenta solo una piccola parte di coloro che andranno a vederne l’eventuale trasposizione al cinema, perciò è necessario snellirlo della parte “infantile” e ludica, realizzando un’opera seria e ben definita, che tragga ispirazione dai principali elementi di gioco, ma al tempo stesso sappia slegarsi da essi ed intraprendere una propria vita, risultando riconoscibile e indipendente. In tal senso non posso non citare il primo Tomb Raider del 2001, con la straordinaria Angelina Jolie, attrice sulla cresta dell’onda e perfetta per rappresentare la sensuale e astuta archeologa Lara Croft. Sebbene la critica l’abbia stroncato, al botteghino è riuscito ad incassare più delle spese di produzione, convincendo gli sviluppatori a progettarne anche un sequel. Tomb Raider all’epoca era sulla bocca di tutti e vederne una nuova avventura con persone in carne ed ossa, piena di fascino e mistero, ha saputo convincere un buon bacino di utenza, dovuto anche al fatto che si trattava di una delle poche eroine, una donna leader e spericolata, in controtendenza con l’immagine stereotipata della “damigella da salvare”. Un altro film di discreto successo è stato poi “Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo”, che nonostante non seguisse le vicende del videogioco, ne riprendeva l’elemento principale, inserendolo sapientemente in uno scenario bellico che ricordava vagamente la battaglia di Troia, unendoci una forte caratterizzazione dei personaggi e dei colpi di scena incredibili. A mio avviso ritengo sia l’adattamento più riuscito in assoluto, coinvolgendomi dall’inizio alla fine. La stessa cosa non si può dire su pellicole più fantasiose ed irreali, come Final Fantasy, Resident Evil e Monster Hunter. Laddove rimane l’aspetto animato, il “gioco” e un mondo troppo fittizio, ecco che la risposta non tarda ad arrivare ed il pubblico generalista si allontana, non cogliendo nulla di nuovo in ciò che probabilmente reputa mero passatempo. Certe pellicole dovrebbero attirare quella fascia di persone amanti dei film della Marvel e della DC comics, quando invece vanno a scontrarsi proprio con essi: essendo questi ultimi prodotti di qualità tecnica nettamente superiore, non faranno altro che oscurarli di fronte ad un mercato già saturo di supereroi ed altro. Ecco perché le grandi aziende dovrebbero lasciare carta bianca ai registi, non porre loro troppi limiti e accettare riadattamenti a volte non troppo fedeli all’originale, ma in grado di mettersi in mostra al cospetto di veri colossal. L’esempio più azzeccato è quello di Detective Pikachu, una sfida rischiosa ma ben studiata. Pokémon è uno dei brand più amati sulla terra, ma viene reputato ancora oggi un gioco per bambini, con serie tv e pellicole totalmente animate e con un target ben preciso. In molti però hanno sempre sognato di vederne realizzato un live action, così da connettere la nostra realtà con quella dei mostri tascabili e veder interagire persone comuni con essi. Se fino a quel momento eravamo noi ad entrare nel colorato mondo di Game Freak, stavolta accade il contrario: sono i pokémon che si adattano alla nostra vita, venendo antropomorfizzati e cooperando in maniera perfetta con gli abitanti di Ryme City, città principale del film. Oltre a ciò è stato geniale l’idea di puntare su più filoni narrativi: il giallo della scomparsa del padre del protagonista, un’avventura movimentata che ti tiene incollato allo schermo e soprattutto una buona dose di ironia. Il tutto è stato ben incastrato in un progetto semplice ma efficace, che ha saputo sdoganare tanti preconcetti, giocando sia sul fattore nostalgia che su quello novità. Qualcuno potrebbe chiedersi che senso aveva per TPC immergersi in un campo incerto come quello dei live action, data la sua enorme popolarità e la presenza di diversi lungometraggi animati Pokémon: perché rischiare inutilmente la propria reputazione, uscendo fuori dai propri schemi tradizionali? Bè, la risposta è semplice! Una grande azienda deve sapersi mettere in gioco, trovare altre vie per accrescersi, stare al passo coi tempi e tenere vivo l’entusiasmo della gente per il proprio marchio. In un’era in cui i social dominano tutto e le mode sono sempre più passeggere, è necessario puntare ad espandersi su più fronti, in modo tale da abbracciare un pubblico sempre più vasto e diversificato. Il mercato videoludico può quindi intrecciarsi benissimo con quello cinematografico se sussiste un’idea chiara e precisa, in grado di accontentare tutti, senza snaturare troppo il concept di base; tutto ciò potrebbe inoltre avere effetti positivi anche sulle vendite di merchandising, portando maggiori introiti alle case di produzione. Ritengo quindi che nel giro di tre decenni si siano fatti passi da gigante in tal senso, passando da flop clamorosi a vere pietre miliari, destinate a espandersi ancor di più nel tempo. Si sta infatti parlando anche di serie tv dedicate, con budget stellari e cast di successo. Insomma, il cinema e la tv rappresentano ancora oggi due grandi mezzi di comunicazione di massa e spero vivamente che sempre più videogiochi vengano rivitalizzati con effetti speciali, scene mozzafiato e quel po' di fan service che fa sempre breccia nel cuore degli appassionati. Immaginatevi la trasposizione su grande schermo dell’intera saga di Kingdom Hearts, con tutti i suoi intrecci! Mettendo da parte il mondo Disney, ci si potrebbe concentrare unicamente sui personaggi Square Enix, narrando le vicende di Sora e i suoi amici in un universo parallelo, dove dei prescelti vengono chiamati a salvare una terra incantata, cercando di non cadere nel lato oscuro e ristabilire la pace. Una storia già sentita ma che potrebbe funzionare, strizzando l’occhio anche a Star Wars. Per non parlare poi del potenziale di prodotti di fama come Horizon: Zero Dawn e The Last of Us, ambientati rispettivamente in un’era postapocalittica e in uno spazio distopico, nonché ricchi di spessore e profondità Insomma, il materiale a cui attingere è tanto e le possibilità narrative sono molteplici, per cui credo che con il continuo sviluppo tecnologico assisteremo a prodotti di qualità sempre più elevata, in grado di abbattere le frontiere ed aprire nuovi orizzonti da esplorare.
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