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Icarus

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Icarus ha vinto l'ultima volta il 10 aprile

Icarus quel giorno ha ottenuto più mi piace di tutti gli altri!

Informazioni su Icarus

  • Compleanno 4 giugno

Titolo Utente

  • Illusionista

Informazioni del Profilo

  • Genere
    Non lo voglio dire
  • Pokémon Preferito
    Mantyke

Codici Amico

  • Codice Amico Nintendo Switch
    SW-7666-3084-7215
  • Codice Amico 3DS
    0645 6791 7243
  • Codice Amico Pokémon Home
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Obiettivi di Icarus

  1. Il mondo dei videogiochi è sempre stato considerato un’area di svago, in cui divertirsi da solo o con i propri amici, distraendosi dai problemi reali. Con l’avvento del multiplayer online si è però iniziato a confrontarsi con persone di tutto il mondo, per stabilire chi sia il migliore in assoluto. Giorno dopo giorno, si moltiplicano i titoli che presentano classifiche e componenti competitive, e attorno ad essi si sono create delle solide community, che prendono la questione molto seriamente. Si va dagli scontri 1vs1, ai giochi di squadra; dagli strategici alle corse automobilistiche, fino a delle vere e proprie Battle Royale, guerre all’ultimo sangue in cui sopravvive soltanto una persona. Ogni anno si organizzano diversi eventi in cui centinaia di giocatori si sfidano per un premio in fama e denaro. L’età media dei partecipanti si aggira sui venti-trent’anni, e sempre più gente ama guardare i propri idoli cimentarsi nelle varie discipline. Molti gamers sono diventati famosi pubblicando le proprie sessioni di gioco sul web ed ottenendo un pubblico sempre più ampio. A piattaforme gratuite come Youtube si affiancano quelle specifiche quali Twitch, diventato ormai un punto di ritrovo per tutti gli appassionati del genere, macinando migliaia di iscritti e donatori. Sulla base di questo successo sui social, alcuni membri del CIO stanno prendendo in considerazione l’idea di inserire queste competizioni videoludiche nelle Olimpiadi sotto il nome di eSport, sebbene ci siano molte critiche a riguardo. Possono davvero esser paragonati a degli sport? Proviamo ad analizzarli uno per uno e vederne delle similitudini. Tra i generi più famosi ci sono senz’altro i picchiaduro, in cui due avversari si sfidano a colpi di arti marziali, mosse energetiche e combo di ogni tipo. Si va dal classico Street Fighter fino al moderno Super Smash Bros. Essi mettono a dura prova le capacità psicofisiche dei contendenti, i quali non possono distrarsi un attimo, dovendo esaminare ogni tipologia di attacco per poter sferrare una giusta controffensiva. C’è chi memorizza ogni tipo di statistiche e percentuali di danno, ma poi sul campo è costretto comunque a prendere decisioni immediate, osservando i nemici e premendo rapidamente i tasti del proprio controller. In un certo senso si comportano come gli atleti della scherma, che sfruttano le disattenzioni dell’avversario per attaccare istantaneamente, salvo poi alzare gli scudi; non è un caso che nelle Tiers più alte dei fighters games si trovano i personaggi più veloci, che agiscono appunto con tecniche di “parate e risposte”. Le stesse mosse finali virtuali possono essere paragonate agli ippon del judo o al K.O. del pugilato: in entrambi i casi devi saper fare entrare il tuo colpo decisivo, con la differenza che in campo reale risulta ovviamente più impegnativo. Poi abbiamo gli sparatutto in prima persona come Battlefield, assimilabili al tiro al volo. In essi bisogna essere dei veri cecchini, restare concentrati e mirare i nemici nel punto giusto, per poi annientarli a colpi di arma da fuoco. Sono abbastanza adrenalinici e richiedono grande spirito di osservazione e senso dell’orientamento, al pari di chi tira al piattello e non sa da che parte può arrivare: dritto, a destra o a sinistra. Molti simulatori di sparo sono realmente usati in campo sportivo (e non) per migliorare la propria precisione e accuratezza, perciò non sarebbe oltraggioso introdurre ufficialmente questa disciplina. Gli sparatutto in terza persona, tra cui spicca l’inimitabile Splatoon, sono invece dei veri giochi di squadra, in cui la coordinazione con i propri compagni è tutto. A tale proposito si utilizzano delle apposite chat vocali per poter interagire più rapidamente e adottare una strategia adeguata alle varie situazioni. Un po' come negli schemi di calcio o pallavolo, dove vengono suddivisi i vari ruoli tra i membri del team: c’è chi attacca la base nemica, chi difende la propria e chi sta in mezzo con un ruolo libero. I ribaltamenti all’ultimo minuto sono piuttosto frequenti, rendendo incerte anche le partite apparentemente vinte e fomentando gli spettatori, che si trasformano in dei veri e propri ultras scatenati, pronti a sostenere a tutti i costi i loro beniamini, con tanto di tifo e cori da stadio. Per chi non vuole stare incessantemente con le mani sul controller (col rischio di farsi venire i crampi) ecco venirgli incontro i giochi strategici a turni, in cui abilità e intuito la fanno da padrone. Un esempio lampante è l’immortale Pokémon, nel quale dopo aver assemblato una squadra ben bilanciata, bisogna selezionare chi mandare in campo per affrontare un certo tipo di nemico ed eventualmente sostituirlo quando è in difficoltà. Si può trovare un parallelismo con il golf, dove è necessario scegliere la giusta racchetta per adattarsi ai diversi terreni di gioco e, in caso di necessità, cambiarla con una più adeguata. Entrambi sono delle competizioni tanto rilassanti sulla carta, quanto imprevedibili nella realtà: un brutto colpo potrebbe decidere un incontro tra pocket monsters, così come una folata di vento potrebbe indirizzare la pallina da golf dalla parte opposta della buca. Il Tetris è invece un rompicapo strategico più adrenalinico: in esso bisogna posizionare, in tempo reale, diversi blocchi uno accanto all’altro, in modo da farli combaciare; una combinazione sbagliata può costarti caro. Le capacità cognitive della persona vengono messe a dura prova, così come nella ginnastica ritmica, dove è necessario avere i riflessi pronti per eseguire al meglio l’esercizio, senza far cadere nessun attrezzo. Infine abbiamo i videogiochi di corse, che permettono di percorrere dei tracciati in diverse modalità: prove a tempo, gare singole, gran premi. Ci sono sia quelli più fantasiosi come il celeberrimo Mario Kart, sia quelli più realistici come Gran Turismo. In questo i parametri delle vetture tendono a rispettare quelli reali, con tante possibilità di modifica alla propria auto ( motore, telaio, sterzo ecc.). Anche qui è fondamentale un buon team building, oltre a riuscire a memorizzare i vari percorsi, con i loro ostacoli e le loro scorciatoie. Molti piloti di Formula 1 si allenano proprio con questi simulatori, dotati spesso di periferiche esterne come volanti -in grado di trasmettere al giocatore la sensazione di guidare realmente un auto - oppure pedali, con cui accelerare e farti immergere a 360 gradi nell’esperienza di gioco. C’è da dire che i sorpassi e i testa a testa avvengono molto più frequentemente che nelle normali competizioni: le sorti di una gara si determinano nei minuti finali, a differenza dei vari Rally in cui tutto è deciso in quelli iniziali. Rimanendo in tema simulazioni, ci sono poi quelli di tennis, vela, canoa e tantissimi altri sport. Anche qui si utilizzano sensori di movimento in grado di farti colpire dal vivo una palina, le ali del vento, o la cresta dell’acqua. In un certo senso si unisce il reale al virtuale, con la differenza netta che il campo di gioco è molto più limitato, dato che si riduce allo spazio della propria cameretta. Con la tecnologia wireless si è comunque in grado di muoversi senza fili, stimolando un minimo di attività fisica e rendendo più emozionante il tutto. Esistono anche delle vere palestre online, come il buon vecchio Wii Fit ( ora Ring Fit Adventure), che risulta un ottimo programma di fitness ed allenamento, permettendo all’utente di divertirsi e rafforzare i propri muscoli. Gli eSport hanno dunque dato nuova linfa ai videogiochi, stimolando i giocatori a competere tra di loro e migliorarsi, imparando dai propri errori e al tempo stesso permettendo di instaurare nuove amicizie. È anche vero che in molti giocano per troppe ore, perdendo il contatto con la realtà e risultando spesso aggressivi verso gli sfidanti. Lo spirito dello sport è invece quello di interagire personalmente con gli altri, svolgere esercizio fisico e saper affrontare con fairplay anche le peggiori sconfitte. Un altro problema è dato dalla tipologia di pubblico che può apprezzare certi tipo di spettacolo: si tratta per lo più di teenagers di sesso maschile, che si esaltano per ogni click di joystick dei loro idoli. Dubito che un pubblico più maturo possa entusiasmarsi con certe competizioni, e al tempo stesso verrebbero a mancare gli sponsor, necessari sia per pubblicizzare un evento che per finanziare i giocatori. Ricordiamoci che in Italia, tranne che per i calciatori, gli sportivi sono sottopagati e costretti ad arruolarsi nei servizi militari statali per poter intraprendere una carriera professionistica. Anche se non vincenti , la partecipazione alle Olimpiadi porta invece visibilità ed introiti, oltre a stimolare nuovi giovani verso gli sport rappresentati. Non credo che lo stesso si possa dire per gli eSport, in cui non solo per vincere qualcosa bisogna per forza classificarsi, ma si deve tener conto anche dei colpi di sfortuna, i cosiddetti hax. La componente RNG, gioca spesso un ruolo fondamentale in alcuni titoli, così come il fatto di avere una buona connessione e la presenza o meno di lag. A questo proposito gli incontri dal vivo permetterebbero agli utenti di gareggiare su un’unica console, costringendo però gli organizzatori ad allestire diverse postazione e a spendere parecchi soldi. Uno dei vantaggi degli eSport sarebbe invece quello di partecipare direttamente da casa propria, in tutta comodità. Non parliamo poi dei cheaters, che potrebbero compromettere l’esito di una partita, vanificando gli sforzi dei più corretti. I moderatori online, per quanto esperti, a volte nulla possono contro gli hacker più assodati. Arbitrare uno scontro online risulta quindi più difficile di regolamentarne uno dal vivo. In conclusione ritengo che sebbene gli eSport incarnino in parte i valori sportivi e permettano di sviluppare diverse skills come l’intelligenza motoria, la capacità di attenzione, il self-control, le abilità logico-deduttive, la prontezza dei riflessi e tante altre doti psicofisiche, non sia giusto e necessario includerli nelle Olimpiadi ed in altri eventi sportivi, ma piuttosto inserirli in circuiti indipendenti.
  2. Speravo nella vittoria singola di Aqua! @TommyDrizzile perchè non hai votato?
  3. Pokémon è un brand che ha saputo far breccia fin da subito nel cuore di milioni di giocatori, grazie alle sue meccaniche semplici ed accattivanti, accompagnate sempre da trame ben strutturate. Il nome è un’abbreviazione di Pocket Monsters, ossia creature tascabili che prendono vita una volta fuori dalle loro sfere. In un certo senso è stato ampliato il concetto alla base del vecchio Tamagochi, estendendo le sue dinamiche ad ambienti di gioco più ampi e aggiungendo diverse funzionalità. Nel tempo sono stati prodotti diversi titoli sulla falsa riga del gioco targato Game Freak, non riuscendo però mai a replicare in pieno il suo successo. Ciò che ha conquistato i giocatori è stato un gameplay agevole ed una varietà di creature da catturare. Ogni pokemon può sferrare quattro mosse oppure essere sostituito. Negli incontri i danni sono quantificati in base a un sistema di resistenze e debolezze elementari, senza troppe aggiunte che possono confondere gli utenti (gli starter stessi appartengono a tre tipi opposti, con abbinamenti intuibili anche dai meno esperti). La facilità con cui si progredisce nel gioco, oltre alle diverse modalità offerte, ha incoronato Pokémon come un marchio immortale. C’è chi si dedica al mero collezionismo, chi alle lotte competitive, chi alla storia principale e chi alla ricerca di shiny. È insomma un gioco con vari scenari, in grado di soddisfare le esigenze di tutti e piuttosto difficile da eguagliare. Tra i primi emulatori di Pokémon troviamo i Digimon, nati prima come anime e poi come videogioco. Digimon World si differenziava da altri training monster per il fatto di poter controllare direttamente il proprio partner, che ti seguiva dovunque e con il quale potevi interagire liberamente. Sezioni di combattimento si alternavano a fasi di allevamento, in cui si doveva accudire il proprio Digimon come se fosse un bambino: nutrirlo, farlo divertire e fargli fare i bisogni. Il tutto era unito con la fase esplorativa e qualche minigioco. Questa differenza sostanziale poteva rappresentare un valore aggiunto rispetto ai Pokémon, ma il gameplay poco chiaro, i numerosi bug, la mancanza di traduzioni in più lingue e i lunghi tempi di caricamento per passare da uno scenario all’altro, l’hanno affossato fin da subito. Era piuttosto stressante dover stare appresso alle varie necessità del proprio digimon, e ciò ha portato a diversi limitazioni in termini di intrattenimento. Il fatto di essere un gioco da home console,tra l’altro, non ha di certo aiutato a sviluppare una fan base solida. Con Digimon Story: Cyber Sleuth ci si avvicina invece a un vero e proprio RPG, con combattimenti 3vs3, evoluzioni e tanti nemici da sfidare. Nonostante le buone premesse, alla fine si è però rivelato una versione mal riuscita di Pokémon. Le aree da esplorare risultano poche e monotematiche, il farming è incessante, l’online è più complesso ( oltre che morto sul nascere) e il meccanismo di digievoluzione è piuttosto artificioso: bisogna infatti continuare a de-digievolvere e rilivellare per guadagnare dei punti ABI, necessari per poter raggiungere gli stadi più alti ( Ultra e Mega). A differenza dei Pokémon, dove non è mai stato un problema ( o una necessità) livellare la propria squadra, in questo titolo diventa un must se si vogliono completare tutti gli obiettivi. Per farlo ci sono degli strumenti piuttosto rari, che vanno però craftati utilizzando altri oggetti poco comuni. Infine per ottenere il massimo dell’esperienza dai nemici, è necessario mettere in campo determinate specie di Digimon con delle abilità che conferiscono dei bonus all’exp ed equipaggiarle a dovere. Si è quindi obbligati ad utilizzare certi mostri se si vuole avanzare in fretta, andando a rovinare il fulcro di ogni monster game: creare a piacimento il proprio team. L’uscita su PSP poteva sembrare l’ideale per contrastare il successo portatile dei Pocket Monster, ma i dialoghi lunghi e noiosi, la poca varietà dei contenuti e di mosse, oltre che le animazioni scadenti, non gli hanno fatto raggiungere traguardi eccezionali. Un altro videogioco degno di nota è stato Nino Kuni, un capolavoro di Level 5. Esso unisce una trama ricca e colorata, piena di missioni secondarie ed enigmi, ad un sistema di combattimento innovativo, che vede l’alternarsi di fasi statiche, in cui si può scegliere il bersaglio da colpire, ad altre più dinamiche, nelle quali si possono muovere i propri Famigli liberamente sul campo: è un mix tra una battaglia in tempo reale ed una a turni, a cui anche i personaggi umani possono contribuire. Questo meccanismo originale ha da subito incuriosito molti videogiocatori, portando il titolo ad essere uno di maggior successo su PS3, seppur con solo 2 milioni di copie ( numeri ben che superati dai Pokémon). Purtroppo ci sono diversi punti deboli che non hanno convinto a pieno l’utenza. Il reclutamento di nuovi Famigli si basa solo sulla fortuna, dato che ognuno ha delle percentuali fisse di taming; inoltre dopo essersi evoluti tornano al livello 1, costringendo il giocatore a livellarli di nuovo. Ciascuna creatura presenta inoltre ben tre stadi di metamorfosi ma, da un punto di vista estetico, esse non sono altro che delle semplici reskin o recolor, non andando a diversificarsi troppo dalla forma base. Si perde quindi il concetto di crescita ed evoluzione. Come se non bastasse, per potenziare i propri amici è necessario alchimizzare diversi dolcetti, i cui ingredienti sono piuttosto difficili da reperire. Rimane comunque un gioco semplice, perciò non è fondamentale portare al massimo ogni creatura; ciònonostante l’esperienza di gioco può venir minata, poiché il completamento dell’Abbecedabra (l’equivalente del Pokédex) potrebbe richiedere diversi mesi. Level 5 era sulla buona strada, ma invece di migliorare il suo gioiellino, ha deciso di farne uscire un seguito rimuovendo la componente di collezionismo. La casa giapponese ha però saputo farsi perdonare, ideando in Yo-Kai Watch un degno rivale dei Pokémon ( almeno per i primi anni.) In questo titolo si possono controllare squadre composte da ben sei “creature spettrali”, ognuna divisa in categorie in base al proprio ruolo: attaccante, difensore, curatore, booster e malus inducer. Le battaglie diventano più strategiche ed il team building risulta fondamentale: bisogna pensare attentamente a come sistemare i propri Yo Kai, quali strumenti affidargli e quando usare le mosse finali. Le azioni vengono svolte in modo automatico, basandosi sulla personalità di ciascun componente della squadra. Oltre alle lotte ci sono tantissime attività, quali minigiochi ( pesca, bici, cattura gli insetti), le quest secondarie, un postgame variegato in cui sono presenti una miriadi di boss risfidabili ed una modalità di combattimento in tempo reale ( Blasters), da cui poi sono scaturiti altri spin-off. Il successo dei primi due titoli Yo Kai in Giappone è stato straordinario, tant’è che in molti pensavano potessero osteggiare i Pokémon. I secondi titoli in particolare, con l’aggiunta dell’online e le due versioni di gioco ( Polpanime e Spiritossi) hanno riscosso un enorme successo in patria, portando il marchio a livelli altissimi. La localizzazione europea e americana è avvenuta due anni dopo, con il primo Yo-Kai lanciato per 3DS l’anno dei remale di Rubino/Zaffiro. Fu un discreto successo anche qui, sebbene in molti sono stati critici dei metodi di cattura casuali e poco user friendly: per creare la propria squadra ideale era necessario battere più volte un mostro, sperando che questi si unisse al proprio team; volendo si potevano aumentare leggermente le probabilità di reclutamento lanciandogli un determinato cibo, ma bisognava trovare sul web le giuste informazioni, in quanto il gioco non ti diceva nulla a riguardo. D’altro canto, le battaglie passive non hanno aiutato a far affezionare i puristi del genere: la componente aleatoria non permette a tutti di immedesimarsi negli Yo Kai e agire liberamente, riducendo il tutto a un semplice visione da spettatore, in cui bisognava solo girare la ruota e sperare nella fortuna ( il buon Mike Bongiorno mi perdonerà). Il single player è banale e semplicissimo fino agli ultimi capitoli, in cui prende un’impennata pazzesca. Gran parte delle strategie non servono per tutto il main game, tranne per il gran finale, dove bisogna livellare come dannati. Inoltre le mosse a disposizione sono pochissime: una offensiva, una difensiva ed una di status. Le prime si possono potenziare fino a tre volte, senza però cambiare l’animazione. L’unica cosa che rende unico uno Yo Kai è l’aspetto, la sua mossa Soultimate ( che gli healers e i tanks condividono) e a volte le abilità. Le lotte possono quindi risultare ripetitive e noiose. Il secondo titolo, con l’aggiunta del multiplayer ed un miglioramento del sistema di reclutamento, avrebbe dovuto risolvere in parte certe problematiche, offrendo sfide più stimolanti e la possibilità di scambiare le proprie creature con altri giocatori. Sfortunatamente al di fuori del Giappone si è rivelato un fiasco, forse in parte dovuta alla delusione del primo titolo, che a mio avviso non sarebbe mai dovuto esser localizzato: entrambi i giochi si basano infatti sulla stessa regione, per cui per molti Polpanime/Spiritossi sono risultate solo delle versioni 2.0, quando invece sono dei veri capolavori. Infine con Yo Kai Watch 3 si è raggiunto l’apice dei contenuti, integrando in esso anche una versione approfondita di Blasters, in una veste ricca di boss e dotata sempre della modalità cooperativa. Purtroppo ne sono state distribuite pochissime copie e non tutti sono riusciti a recuperarlo ( me compreso). La community di Pokémon è diventata col tempo tanto più ampia quanto più arrogante: qualsiasi videogioco basato sul collezionismo di mostriciattoli viene catalogato come una brutta copia dei Pocket Monsters, e spesso il pregiudizio non gli permette di cogliere le qualità da altri titoli simili ma diversi. C’è da dire che molte compagnie cercano di emulare in ogni modo il grande marchio GF, specialmente puntando sul mercato mobile e il free to start: i risultati sono ovviamente fallimentari. Se dovessi però elencare dei motivi del perché Pokémon rimane ancora un riferimento per tutti gli appassionati del genere, direi che ciò risiede nella sua immediatezza, oltre che in diversi punti cardine: 1)Interazione con altri giocatori: mediante le uova si possono creare diverse copie dei propri pokémon e scambiarli facilmente con chi possiede una versione diversa o con chi ne desidera una versione competitiva (con determinate iv e abilità): ciò facilita molto il completamento del Pokèdex e al tempo stesso aiuta i neofiti ad avvicinarsi alle lotte online. Degli Yo Kai, per esempio, è difficile riottenerne un esemplare raro ed alcuni sono quasi introvabili ( Pandanoko); 2)Potenziamento a costo zero: le MT sono mosse illimitate ( dalla quinta generazione), con cui si può sopperire ad uno scarso moveset e rendere utilizzabile anche un pokémon apparentemente scarso. Inoltre nel tempo sono stati introdotti una serie di allenamenti passivi come il Pokejob e il Poképelago, in cui i propri amici vengono livellati ed evssati senza spese aggiuntive, anche quando la console è in modalità riposo. Nei giochi di Digimon o Final Fantasy invece i power up sono limitati e i giocatori sono sempre indecisi su quando e su chi usarli, diventato spesso nervosi e finendo per non potenziare nessuno. Le isole del farming di Cyber Sleuth, inoltre, non funzionano quando si è offline; 3)Recupero Mana e Salute rapido: non solo gli strumenti di ripristino PP e HP vengono venduti a prezzi stracciati, ma in ogni città è presente un centro pokémon che cura immediatamente i propri alleati. In altri giochi ( come Dragon Quest Monster) invece si è costretti a risparmiare Pozioni ed Etere e sperare di uscire vivi da un dungeon per poter raggiungere il punto di ristoro più vicino. Tutto ciò aumenta la sfida ma anche la pressione esercitata su chi vuole divertirsi in spensieratezza; 4) Capacità di salvare quasi dovunque: sembrerà scontato ma tutti i giochi hanno questa importantissima funzionalità. Come al punto precedente, spesso bisogna recarsi in appositi punti per salvare i propri progressi e fare una pausa. Nel caso in cui non si riesca a raggiungerli vivi, si perderanno parte dei soldi e degli strumenti guadagnati. Troppo rischioso; 5)Battaglie veloci e ben bilanciate: gli NPC non sono tanti ( tranne quelli appartenenti ai team malvagi) ed in genere non possiedono più di un pokémon, rendendo le lotte rapide e poco invasive, come avviene spesso in altri titoli dove non solo son presenti aree piene zeppe di nemici, ma per batterli bisogna boostarsi parecchio, perdendo tanto tempo. In aggiunta c’è la possibilità di conoscere in anticipo i pokémon mandati in campo dagli avversari, preparandosi una strategia su misura. In conclusione il punto di forza di Pokémon è sia il fatto che sia un marchio ben pubblicizzato e con un merchandising infinito ( tra anime, carte, manga, spin-off ecc.), sia che di generazione in generazione si è innovato e semplificato allo stesso tempo, piegandosi alle leggi della società odierna, in cui tutto scorre più velocemente e la gente preferisce godersi un’avventura lineare, senza badare a troppe problematiche.
  4. Ormai mi affido solo ad AstroJirachi per farmi predire il futuro , e devo dire che ci ha azzeccato di nuovo: bipolare is the way!
  5. Ho sbagliato di tutto nel Gioco delle Coppie! Non so come mi sia passato per la mente di collegare Ditto a Kyurem! Per il resto Mew-Mewtwo era forse troppo scontato, ma mai avrei pensato ad Elm e Pikachu! Anche con un pò più di tempo, avrei fallito miseramente : meglio così, almeno non ho rimpianti. Complimenti ai vincitori!
  6. Wow, che novità! Corro subito a prenotarli! Chissene del Parco Lotta! Ci sono le animazioni nuoveeee!
  7. Auguri Benz! Sono andato a comprarti proprio l'altro ieri per combattere i miei attacchi d'ansia! :sweat:

    Spoiler

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    ...o forse eri l'auto che mi ha trascinato fino in farmacia? :think:

    Spoiler

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    Nel dubbio auguri a entrambi: siete indispensabili per la mia salute mentale e il mio status sociale! :cool:

    1. Benz

      Benz

      Ahahahahaha, non farne abuso che potrebbero incidere a lungo andare sulla tua salute!

      La macchina è figa, anche se preferisco la GLA :look:

       

      In ogni caso, grazie mille Ica! :cuore:

  8. Carino questo nuovo sistema di Obiettivi! Trovo il tutto ben strutturato rispetto alle precedenti Missioni.
  9. Aqua e Tidus ( il migliore del trio delle Isole del Destino in KH ).
  10. Ormai ci avevo perso le speranze! Incredibile!!! Grande Masashiro Sakurai e tutto il suo team! Oltre a Sora avremo la possibilità di scaricare in cloud tutta la magnifica saga di KH! Se è un sogno, non svegliatemi!
  11. Grazie per il tag nell'estrazione, ma da mod non è il caso che partecipi xD

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    2. evilespeon

      evilespeon

      se esci te da buon mod regala i pp eh ,me lo aspetto XD

    3. Lyndon

      Lyndon

      Ovvio xD

    4. evilespeon

      evilespeon

      ti tengo d'occhio :sneaky:

  12. Bell'iniziativa! La mia bambola dei desideri è ovviamente quella di Ribombee shiny! Taggo @Gìove e @Lyndon.
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