Vai al commento



[The Only One] Tales of Dimensions


TheOnlyOne

Post raccomandati

...Oh, beh, ne è passato di tempo

 

Che dire, non vi darò la sola ragione della mia assenza. Ve ne darò ben tre: Giunti, Pulegge e Calettature. Viva la Meccanica tutta!(#ipocrisiaportamivia)

 

Impegni a parte, finalmente il professore si è deciso di cambiare argomento dopo un lungo e agonizzante mese, quindi si riparte spediti adesso

 

Avevo il capitolo pronto da due settimane, se non si escludono certi ritocchi che avevo intenzione di fare, ma questi sono piccoli e insulsi dettagli di fondo (?)... bando alle ciance e che si aprano le danze

 

Capitolo XXV - Camminando per l'Ala Est

 

Spoiler

- 46° Spaziale, Anno Creaturae 7342, Ore 10:59, Rocca Ferrosa, Corridoi dell’Ala Est


 

Ancora poche svolte lo dividevano dalla sala udienze di Rocca Ferrosa e ciò metteva a Thomas non poca ansia, visto che quella convocazione gli risultava abbastanza inaspettata. Conoscendo il carattere imprevedibile del re, poi, poteva averli chiamati per qualsiasi cosa, ma quasi sicuramente si trattava della guerra, che, con il ritorno e i consigli del figlio Lucanio, aveva iniziato a svoltare verso una ponderata fine, con le parti che avevano iniziato a seppellire le proprie asce di guerra, in favore della ascesa al trono del figlio di Lucio, considerato molto più adatto a governare del padre. Ma nonostante i risvolti diplomatici la paura di una ricaduta dei rapporti si percepiva particolarmente bene all’interno degli ambienti di corte. Persino al suo ministero, che era stato influenzato relativamente poco dagli eventi della guerra, la tensione giornaliera non mancava mai. Nel mentre era raccolto nei suoi pensieri, raggiunse la svolta a fine del corridoio, dove Jackson apparve quasi all’improvviso, facendo trasalire Thomas <<Jack, santo cielo, mi hai fatto prendere un accidente!>> <<Ehi Thomas, ancora preso dalle tue solite riflessioni senza fine?>> <<Almeno io penso prima di spaventare a morte chiunque passi>> <<Calmati, su non ti ho mica ammazzato dopotutto. Stavi andando anche tu dal re in udienza?>> <<Credevo Frisk te lo avesse detto...>> <<Se lo sarà dimenticato, sembrava piuttosto di fretta quando è entrato nel mio ufficio>> <<Dovremmo esserlo anche noi, Jack. Sbrighiamoci piuttosto>> detto questo il Chesnaught si incamminò spedito per il corridoio successivo, seguito a ruota dal Druddigon, che sorrideva sommessamente. I due stavano ora camminando in un corridoio illuminato dalle finestre che davano su Steelfield e i raggi di luce si diffondevano tiepidi per tutta la lunghezza del varco, illuminando graziosamente la Diplomazia e l’Impenetrabile, il pendente d’acciaio a forma di scudo, simboleggiante il Ministero della Difesa, che Jack portava orgogliosamente al collo in ogni occasione. I due erano quasi giunti a metà corridoio quando quest’ultimo sembro voler iniziare una conversazione <<Allora, collega, come vanno gli affari al tuo ministero?>> <<Oh? Alla meraviglia direi, se essere pieno fino alla testa di scartoffie provenienti da mezzo globo può essere definito “meraviglioso”>> venne ricambiato dall’ennesimo sorriso sommesso <<Bah, si può dire che anche io tra mobilitare un esercito che a malapena mi immaginavo di poter guidare qualche mese fa e ricevere gli altri generali nelle riunioni strategiche non ho mai un buco libero...>> <<Ma davvero? Come mai la penso molto diversamente?>> <<Ah, non lo so. Quando mai mi sarei distratto un po dall’incarico nell’ultimo mese?>>


 

- 12 Settembre, Anno Domini 1994, Ore 01:27, Missouri – Base Aerea di Whiteman


 

<<Sei veramente sicuro di volerlo fare?>> <<Ovviamente, al momento quei decerebrati dei miei ex-superiori saranno troppo impegnati a seguire sul radar un certo pazzo che vuole schiantarsi sulla casa bianca, tra venti minuti lo saranno ancora di più, quando l’aereo scomparirà dal radar. E poi, questa è la giusta bega che si merita il caro generale per avermi dato il congedo anticipato, quel figlio di...>> Le luci del hangar illuminavano fievolmente l’abitacolo del Northrop Grumman B-2 Spirit che Jack stava provvedendo di accendere e configurare, mentre Thomas finiva di aprire gli immensi cancelli dell’hangar dai comandi posti ai bordi della struttura. Aveva appena finito, quando vide uno degli aeri militari sorvolare l’hangar e scomparire nel buio della notte, lasciando nuovamente la pista semideserta. Il fisico non aveva idea della normale attività notturna in una base militare, ma quella sera gli pareva alquanto tranquilla, fin troppo per i suoi gusti. L’hangar dove il caccia era ospitato era posto proprio davanti alla pista principale, permettendo una eccezionale vista d’insieme, ma rendendo di contro eccezionalmente visibile dal resto della base lo stesso. Nonostante ciò però, sembrava che ancora nessuno gli avesse notati, o, se qualcuno lo aveva fatto, probabilmente l’avevano scambiata per l’inizio di un esercitazione notturna non programmata. Dopo aver dato nuovamente un occhiata alla pista deserta, Thomas si diresse quindi verso lo “Spirit of Missouri” e vi sali con non poca goffaggine. Una volta dentro la cabina, Jack lo degno di nuovo dello sguardo <<Guarda che gioiellino! Pagherei in oro per poter vedere l’espressione del generale quando scoprirà che è scomparso dal suo hangar!>> il fisico si posiziono sulla postazione del co-pilota, con non poco nervosismo <<Ma non credi di stare un attimo esagerando a voler rubare uno dei più costosi bombardieri tattici con armamento nucleare incorporato da una base militare operativa solo per ripicca?>> <<Assolutamente no?>> <<...Preferisco non commentare. Piuttosto, si può sapere per quale diamine di motivo mi hai portato con te in questa scorribanda suicida?!>> Jack sbuffò, chiudendo l’abitacolo <<Perchè avevo bisogno di un copilota, e se ben mi ricordo tu hai detto di aver avuto una certa esperienza di volo in passato…>> <<Chiamarla esperienza di volo la fa sembrare molto meglio di quello che effettivamente è stato>> <<Non importa. E comunque se ti avessi detto fin da subito cosa volevo fare non mi saresti venuto dietro, no?>> <<…Giuro, se scendiamo da questo affare vivi non ti permetterò più di usare il macchinario>> <<Oh, andiamo rilassati, andrà tutto liscio…>> in quel momento, Jack accese i motori e sorrise <<Pronto a un po’ di movimento?>>


 

- 46° Spaziale, Anno Creaturae 7342, Ore 11:00, Rocca Ferrosa, Corridoi dell’Ala Est


 

<<Oh, quella inezia...>> <<Chiamala inezia: avremmo avuto addosso mezza U.S. Army se non avessi pensato diligentemente di riattivare il marchingegno. Per non contare che hai terrorizzato mezza Steelfield, che ha creduto di essere sotto attacco dello stesso aereo che ha distrutto il ponte di Coleria ed adesso abbiamo un maledetto cacciabombardiere nucleare che è atterrato a fortuna in uno spiazzo adiacente al palazzo di cui non facciamo uso!>> <<Io in realtà mi ci sono fatto altri due voli. E comunque vogliamo parlare davvero di follie? O ti devo ricordare di quella cosuccia?>>


 

- 18 Giugno, Anno Domini 1937, Ore 06:11, Nei cieli di Francoforte


 

<<Schneider, al rapporto>> <<Signore, ci stanno attaccando nella sezione di poppa, signore>> <<Attaccando? Chi ci sta attaccando?>> <<...Due pokémon, signori, sono apparsi a bordo all’improvviso e non sembrano dei membri dell’equipaggio>> <<Due pokémon hai detto?>> <<Si, signore, sue pokémon>> Nella cabina di comando regnava relativa calma in quel momento: la notizia non aveva intaccato affatto la sicurezza che i presenti confidavano nel fiero equipaggio tedesco dell’aeromobile. La gondola era gremita di rumori, ma nessuno di essi faceva trasparire incertezza. Il capitano del aeromobile, incaricato dalla Deutsche Zeppelin Reederei di riportare lo Zepelin a Francoforte, aveva assimilato per qualche secondo la nuova ed inaspettata situazione che gli si poneva davanti, ma poi era tornato a guardare l’esterno, come al suo solito <<Sarà sicuramente un inutile tentativo di sabotaggio perpetuato dai nemici della nostra grande patria. Ordinate all’equipaggio disimpegnato di recarsi nella prua della nave ad aiutare i loro colleghi. Inoltre informi il radiotelegrafista di comunicare dell’accaduto alla sede di Francoforte immediatamente>> <<Sissignore>> il sottoposto, uscì dalla cabina di pilotaggio, lasciando il Capitano, Alfred, in compagnia del Timoniere, Rigg, e del Primo Macchinista di bordo, Fredrick. Francoforte, nella fioca luce del mattino, rifletteva il suo caratteristico panorama cittadino dai vetri della cabina di comando, piombata nuovamente nel più ligio silenzio, mentre i presenti erano tornati alle loro normali occupazioni, come se nulla fosse mai accaduto, tanta era la fiducia nel equipaggio a poppa del dirigibile. La calma era quasi surreale, in cui l’unico rumore che si sentiva era quello del radiotelegrafista, impegnato a mandare il messaggio che gli era stato commissionato. Poi anche quel suono cessò, e dopo diversi minuti, il subordinato era tornato alla porta: entrò frettolosamente e si appoggio contro la porta con tutte le sue forze, ansimando. Quella entrata mutò improvvisamente il clima nella sala ed il capitano, leggermente sorpreso si avvicino al suo sottoposto, con voce ferma <<Cosa sta succedendo, Schneider? Perché sei tornato in plancia?>> l’ufficiale ansimava e in quel momento una violenta scossa fece sobbalzare tutti i presenti, ma l’uomo non si perse d’animo <<…Sono loro signore, hanno raggiunto la gondola, signore!>> <<Loro? Loro chi?>> <<I pokémon che ci hanno attaccato signore, sono dietro di noi!>> <<COSA?! Come è possibile?>> <<Non lo so signore, ma posso solo dirle che sembrano entrambi… ubriachi fradici>> <<UBRIACHI?!>> <<Si, signore, a tratti non si reggono in piedi e i loro versi hanno un tono fin troppo cadente per essere sobri, ma si stanno comunque facendo strada senza problemi!>> Vi fu dunque una lunga pausa, interrotta da pochi scossoni e da i rumori di una colluttazione nella stanza accanto, poi l’uomo si riprese <<Capitano, cosa dobbiamo fare?>> Il capitano, nonostante la situazione, poteva vantare con se un solido addestramento militare e tanti anni di esperienza, dunque non aveva perso la calma e in pochi secondi figurò la sua strategia <<Schneider, blocca la porta. Rigg, tenga la rotta per lo scalo di Francoforte. Fredrick, si prepari in attesa di eventuali istruzioni. Non potete permettervi nessuna distrazione, sono stato chiaro?>> I presenti, a quel punto, scossero la testa con fare affermativo <<Bene, in posizione!>> la risposta arrivò all’unisono <<Si, Signore!>> Mentre i suoi uomini si disponevano, il capitano si posizionò davanti alla porta, una mano alla fida Walther PPK, l’altra al fodero seminascosto della sua cintura, dove la daga d’ordinanza delle SS regalatagli tempo prima da suo fratello giaceva affilata come il solito. Schneider aveva già bloccato la porta, rinforzandola con un travetto di ferro, quando il rumore della colluttazione nella stanza accanto si interruppe. Il silenzio non durò molto: un potente colpo fece vibrare la porta della cabina, che in qualche modo resistette abbondantemente all’impatto. Quasi subito, un secondo colpo venne vibrato contro la porta, che iniziò a dimostrare segni di cedimento, in corrispondenza dei cardini. Il capitano strinse forte la sua pistola nel momento in cui il terzo colpo scardino la porta dalla sua sede: l’anta vagante colpì in pieno il capitano, atterrandolo e facendogli perdere la presa sulla pistola, che fu proiettata fuori dal dirigibile, non prima di aver sparato un colpo a vuoto che, ironia della sorte, centrò in pieno Schneider al petto, che cadde sul pavimento esanime. Il comandante, stordito dal contraccolpo, sentì dei versi e dei rumori di colluttazione, ma non seppe ben definire cosa stesse succedendo intorno a lui, tanto che per pochi secondi si ritrovò completamente disorientato. Poi, però, la vista della sua daga a pochi passi dalla sua mano lo fece parzialmente rinsavire e, raccolte le forze, pur avendo la porta che ancora gravava sul suo petto, allungò una mano verso la daga, che impugnò con non poca fatica. La colluttazione nella cabina nel frattempo si era fatta più accesa e due colpi erano stati sparati a distanza veramente ravvicinata dalla porta collassata, rischiando persino di assordare lo sventurato capitano, che aveva cominciato a liberarsi dall’ingente peso che gli gravava addosso. Nonostante i suoi sforzi l’anta non sembrava volersi smuovere di un millimetro e ciò, unito all’improvviso calo del rumore, indice che la colluttazione era terminata, gli fece credere di essere spacciato, finché una violenta e improvvisa sbandata della gondola gli diede la forza sufficiente per liberarsi della pesante porta, che si andò a scaraventare contro le vetrate della cabina, distruggendole. Lo sbalzo però fu così forte che lo stesso Alfred venne sbalzato verso le vetrate, ma riuscì a guadagnare d’istinto una presa sul bordo della gondola, evitando di essere sbalzato fuori dall’aeromobile. D’altro canto uno dei due pokémon, che non era aggrappato a nessun sostegno, venne sbalzato a sua volta, finendo anch’esso contro le finestre, ma non fuoriuscendone, poiché il suo guscio gli aveva impedito il passaggio dai non troppo larghi oblò della gondola. L’aeronave, a quel punto inizio a ritornare in assetto e, quando la gondola si fu stabilizzata, finalmente Alfred riuscì a vedere chiaramente uno degli aggressori, quello più vicino a lui: un Chesnaught apparentemente nella media che, come gli era stato riferito dal fu Schneider, sembrava palesemente avere bevuto troppo, come il puzzo trememdo di alcool sembrava attestare. I due si squadrarono per qualche istante, con il secondo pokèmon che fissava la scena silente dalla postazione del timone, quando il capitano prese l’iniziativa e, estratta la daga, menò un rapidissimo fendente. Il pokèmon lo schivò a fatica e Alfred, guadagnata sicurezza, menò un altro fendente, ancora più rapido che arrivò a toccare il suo aggressore, che emise un flebile lamento. Decise di terminare con un affondo, ma questa volta il pokémon si dimostrò più risoluto e, ergendo il suo scudo, parò l’affondo, cogliendo di sorpresa il malcapitato, che perse così la presa sulla amata daga, la quale volò da qualche parte ignota della cabina. Disarmato e solo, Alfred iniziò a farsi prendere dal panico e rimase paralizzato sul posto, mentre il suo aggressore lo squadrava con aria spavalda. Alfred, per la seconda volta nel corso della giornata, credette di essere giunto al capolinea e rivolse alla sua famiglia e alla sua patria i suoi ultimi pensieri, quando il pokémon lo spinse semplicemente fuori bordo. Ancora una volta fu baciato dalla buona sorte: una delle corde presenti in cabina, usate solitamente in caso di emergenza, gli si avvolse intorno al piede e, nella caduta seguente, una delle estremità si impigliò nel bordo semidistrutto della gondola, lasciando così il povero Alfred con la bocca aperta mentre sotto di lui, pericolosamente vicina, Francoforte si stagliava silente e imperturbabile. Lo sventurato capitano ci mise diversi attimi per realizzare cosa gli stesse accadendo e quando formulò le sue conclusioni il suo cervello si rimise immediatamente in moto: non avrebbe sprecato nuovamente un occasione simile. La corda, fortunatamente, si era impigliata a poca distanza dagli oblò della gondola e i suoi aggressori sembravano non essersene accorti, quindi, con molta attenzione, inizio ad arrampicarsi sulla stessa, arrivando appena sotto il bordo inferiore di uno degli oblò distrutti nella colluttazione. Nel mentre si apprestava a rientrare per giocarsi il tutto e per tutto senti i due conversare per versi, che se fosse riuscito a comprendere sarebbero suonati più o meno in questo modo: <<Visto? Te lo avevo detto che era una bazzecola...hic!>> <<Stai zitto Thomas… hic! Io durante la guerra ho fatto di peggio… hic!>> <<Ah, balle… E comunque… hic!… ho vinto la scommessa. Mi devi una Granpepita>> <<Va bene, va bene, come vuoi… torniamo, hic, a casa>> <<Certo certo… dove ho messo il.. ah, ecco...>>


 

- 46° Spaziale, Anno Creaturae 7342, Ore 11:00, Rocca Ferrosa, Corridoi dell’Ala Est


 

<<...Oh, andiamo, quello è stato il male minore… e poi sei te che hai piazzato la scommessa per primo, mica io...>> <<IL MALE MINORE?!?! Hai idea di quanti danni ha causato quel nazista insieme al suo dirigibile quando è apparso a Steelfield e ha compreso la sua situazione? Per poco non siamo stati costretti a ricostruire l’intero Viale Maestro!>> <<Hai detto bene: per poco. Per fortuna che l’intervento di Luke ha ristabilito l’ordine cittadino…>> Jack sbuffò noncurante <<Chiamalo intervento: si è limitato a fare qualche proclama, scambiare quattro frasi con il nostro ospite e affibbiarli il comando in qualità di Tenente del dirigibile che avevamo “preso in prestito” da lui stesso. Bah…>> Thomas sospirò a sua volta <<Sarà anche solo un contentino, ma se non altro ci è tornato utile: da quando ha assunto la carica ha cooperato per la messa in produzione delle repliche funzionanti del Graf e si è adoperato per addestrare tutti gli equipaggi che gli avrebbero comandati di persona. È praticamente diventato un punto di riferimento della squadriglia aerea forgiana>> <<Lo so benissimo Thomas, non ti scordare che dirigo l’esercito di questa nazione. Solo che non mi riesco a fidare del tutto di un Nazista…>> <<Qualche pregiudizio?>> <<Ben voluto o meno, quando l’abbiamo visto sul Graf la sua divisa aveva la Svastica, non serve aggiungere altro>> Thomas fece spallucce <<All’epoca esistevano persone che si iscrivevano al partito per pura convenienza, forse non è così nazista come tu credi…>> <<Forse… ma per il momento…>> Senza accorgersene, erano finalmente giunti alla loro meta: oltre il portone finemente intarsiato con gesta militari di un altra epoca si trovava la Sala Udienze, stranamente più silente del solito. Thomas lanciò un occhiata al di fuori delle fessure a lato del corridoio, in direzione del campanile cittadino, ben definito nello skyline, insieme al suo imponente orologio: Le 11:01, un solo minuto di ritardo. Dunque sorrise, mentre Jack apriva l’imponente portone e ivi, lo seguì, lasciando uno dei servi a procedere con la sua chiusura

 

Link al commento
Condividi su altre piattaforme

...Cavoli, sono veramente passati 2 mesi? Si vede che ero completamente incasinato.... rimediamo subito!

 

Capitolo XXVI - L'Udienza

 

Spoiler

- 46° Spaziale, Anno Creaturae 7342, Ore 11:01, Rocca Ferrosa, Sala Udienze


 

<<Allora, come stanno i miei ministri preferiti, nulla di nuovo dai vostri uffici?>> Il Re, come sempre, aveva rotto immediatamente ogni parvenza di formalità. Sebbene i primi giorni di ministero il gruppo avesse visto il Re in una luce molto più aulica, probabilmente per figurare bene agli occhi dei salvatori di suo figlio, con il passare del tempo aveva rivelato tutto se stesso. Nonostante molti dei suoi precedenti consiglieri avessero tentato e ritentato di farlo ragionare in merito, non c’era stato nulla da fare: il Re rimaneva schietto e informale come fosse un ragazzino. Non pochi consiglieri, un po’ troppo ligi all’etichetta, per questo, avevano avuto aspre discussioni con il loro sovrano, che rispondeva sempre a tono o, raramente, non rispondeva neppure. Se ciò succedeva, il povero malcapitato era solito sparire dalla circolazione nei giorni immediatamente successivi, senza alcun preavviso. Ma l’attuale consigliere non aveva nulla da temere, nonostante disapprovasse diverse politiche del suo sovrano: essere suo figlio aveva i suoi vantaggi. Luke, in veste di consigliere, di rimando, sembrava quasi uno sconosciuto: Il suo aspetto era molto più curato, quasi formale, avendo il pelo spazzolato e tirato a lucido, con degli ornamenti simili a dei bracciali dorati ai polsi, che stavano a simboleggiare sia il suo grado di consigliere, sia quello di successore al trono. In quella grande stanza austera e imponente, con un unica vetrata a mosaico finemente lavorata, ove era rappresentata una sorta di ascensione divina dei quattro pokémon portatori dei simboli di Forgia, ovvero una Fiammella, una Goccia d’acqua, una Nuvola e una Lastra spessa di Acciaio, sembrava fosse palesemente a disagio. Thomas, d’altro canto, riteneva quel luogo molto sobrio e gradevole, mentre Jack sembrava condividere lo stesso sentimento di Luke. Il fisico, appena il Re pose la domanda, infatti, rispose molto rilassato <<Nulla di nuovo dall’estero, maestà, perlomeno niente di importante. Vi è giusto da segnalare che finalmente la situazione di Coleria si è sbloccata: hanno finito di completare tutte le pratiche giuridiche necessarie per rimuovere lo stato di emergenza che era stato imposto dall’attentato al ponte, e ora sono pronti a supportare la nostra causa ad Ovest. Anche se, con il simbolico ed esiguo esercito che ci stanno inviando, oramai faccia poca differenza>> Il Re ascoltò compiaciuto, non nascondendo un ampio sorriso <<Molto bene, davvero molto bene! E tu Jack, mio “Generale Prediletto”?>> quel nomignolo, nonostante fosse posto in tono di ammirazione, faceva rabbrividire non poco Jackson, ma cercò, per l’ennesima volta, di non darlo a vedere <<La città di Flamebreath è stata completamente circondata come da lei richiesto, maestà. Abbiamo già disposto le truppe per cingere l’assedio, ma le forze del Conte Dom sembrano non reagire ai nostri preparativi, temo tramino qualco...>> il Re dunque lo interruppe bruscamente <<Volevo parlarvi proprio di questo, miei fidati>> Il Re prese fiato <<Come ben sapete, siamo riusciti, in questi tre mesi, grazie alle attente azioni militari del Generale Jack e alla mediazione congiunta di mio figlio Lucanio, a riprendere quasi completamente il controllo del Regno, avendo rappacificato il Conte Ram a Sud e il Conte Tal a Nord... ma dobbiamo ancora occuparci del Conte Dom a Ovest, che sta continuando ad avanzare pretese sul trono. A tal proposito, in seguito alla consistente avanzata delle nostre truppe nei suoi possedimenti, mi è giunta da lui una missiva che getterebbe le basi per un accordo: tra tre giorni, nel suo palazzo, si terrà un ricevimento di tutte le famiglie nobili della zona, con l’intento apparente di far discutere agli invitati della situazione cittadina e dei possibili risvolti. In realtà, quello che Dom vuole, è un colloquio con dei delegati del Regno, in modo da poter concludere una solida pace ed evitare un lungo e tedioso assedio. In merito a ciò, però a richiesto esplicitamente la presenza di Smith e ha concluso dicendo che non avrebbe trattato con nessun altro, nel caso. Ha dato la sua parola di onore che non avrebbe infranto il principio dell’ospitalità e, sinceramente, io gli credo: potrà essere pure un Conte ribelle, ma per quanto detesti ammetterlo lui ha un senso dell’onore così alto che ritengo quasi impossibile che si possa rimangiare la parola data. Perciò ho deciso che voi due rappresenterete il regno di Forgia a questo evento e dato il tuo ruolo di diplomatico, Thomas, mi aspetto risultati positivi e soddisfacenti. Il tenente Alfred sarà vi scorterà personalmente a bordo del suo aeromobile, il “Graf Zeppelin”, come lui lo chiama. Il vostro imbarco è previsto tra trenta minuti, quindi vi consiglio di prepararvi a dovere prima della partenza. Domande?>> Il Re aveva parlato talmente spedito che nessuno dei presenti aveva avuto tempo di replicare, anche se Luke sembrava dissentire molto dal piano del padre, almeno a quanto la sua espressione lasciava intendere. D’altro canto, il re era così sicuro di se che Thomas non ebbe il coraggio di contraddirlo: molto probabilmente avrebbe ottenuto un secco rifiuto, condito da una grassisima risata, dunque si limitò a mostrare un sorriso sarcastico non troppo pronunciato <<Credo... che possa... andare bene... forse>> Jack si limitò a guardare da un altra parte, rassegnato <<...Fate come volete>> Dalla sua voce si udiva però chiaramente un tono di gioia, probabilmente dovuto al fatto che non avrebbe visto l’eccentrico re per diversi giorni, perlomeno. Il Re dunque ridette sonoramente, cadendo quasi dal trono <<Splendido, davvero splendido! Potete andare a preparavi immediatamente, siete congedati!>> I due ministri si guardarono a vicneda per qualche secondo, poi annuirono <<Come comanda>> I due infine si girarono, ma il re tossì, riattirando la loro attenzione <<... Un ultima cosa, Thomas: Fern ti cercava, faresti meglio a fargli una visita prima di partire>> Thomas fissò il re per qualche istante, senza una parola, poi annuì <<Lo farò. Con permesso...>> Detto questo, i due si congedarono, tornando ai loro alloggi per strade differenti


 

- 46° Spaziale, Anno Creaturae 7342, Ore 11:19, Rocca Ferrosa, Ministero dellInterno


 

Definire ufficio” la stanza che Fern aveva occupato sarebbe stato un paradosso: la stanza ormai sembrava più simile a un officina che a uno studio, con attrezzi e macchinari sparsi per la stanza senza ritegno, nel disordine più assoluto. La scrivania, dove si supponeva dovesse assolvere al suo incarico di Ministro, era strapiena di fogli ammassati alla rinfusa, tra circolari controfirmate, ordini redatti e chissacchè genere di documento a riempire la già esigua superficie del tavolo. Nonostante il marasma, era comunque possibile vedere il pokémon seduto dietro la immensa pila, insieme al pendaglio di Ametista, raffigurante una bilancia, simbolo del ministero, che l’Infernape portava orgoliosamente al collo in ogni occasione. Fer, nel momento in cui il fisico fece il suo ingresso, stava armeggiando con il congegno, che ormai aveva con se da diversi giorni, e la sua faccia soddisfatta lasciava intendere che aveva finto qualcosa con successo. Thomas d’altro canto, sopirò con non poca pesantezza <<Non avevi promesso a Luke che avresti rimesso a posto questo caos la settimana scorsa>> Fer, che in quel momento notò la sua presenza, scatto in piedi senza troppe cerimonie <<Ehi, Thomas! Non ti avevo visto entrare... e poi lo sai che ho intenzione di rimettere a posto domani mattina>> <<Hai detto la stessa cosa ieri. E ieri l’altro. E tre giorni fa>> Fer lo ignorò completamente <<Comunque, sono felice che tu mi abbia fatto visita: in questi ultimi gironi avevo un po’ più di tempo libero del solito, quindi mi sono dedicata a fare qualche test. Ed ho due notizie, una buona... e una cattiva, anzi direi pessima>> Fer mise una mano dietro la testa, imbarazzata mentre il fisico sospiro più forte di prima <<...Sentiamo questa buona notizia, che forse è meglio>> Fer sembrò più a suo agio <<Eccellente! La buona notizia e che sono riuscita ad ampliare lo spettro di azione del congegno, quindi adesso potete rimanere nel luogo di destinazione un giorno in più...>> <<Ah...>> la cosa per Thomas era attualmente irrilevante, dato che non aveva sentito ancora il bisogno di usare il marchingegno per tempi superiori a cinque ore, ma cerco lo stesso di mantenere un vago sorriso, mentre riprendeva con se il congegno dalle mani della Infernape <<E la cattiva?>> Fer sembrò per un attimo un po’ titubante, poi sospirò <<La cattiva... è che, durante i test, ho notato che la pietra sta avendo una reazione molto più ridotta rispetto a 3 mesi fa, quando reagiva a pieno regime. Il dispositivo è ancora pienamente funzionale, ma dato che la macchina funziona grazie alla instabilità spaziotemporale che possedete intrinsecamente sin da quando siete comparsi in questa dimensione, significa... beh... che...>> <<...che ci stiamo lentamente stabilizzando?>> <<Beh... si, è così, non lo nascondo. Il vostro corpo si sta pian piano abituando a questa dimensione e così anche lo squilibrio che si era creato con il vostro arrivo sta pian piano scemando. Di per se potrebbe essere considerata una cosa buona, ma dato che il cristallo reagisce solo alle instabilità come la vostra...>> <<...rischieremo di arrivare a trovare il cristallo delle giuste dimensioni, ma di essere giunti li in forma stabile e quindi non riuscire più a ottenere nessuna reazione. Il che significa...>> <<...che a quel punto sareste confinati in questo mondo, per il resto dei vostri giorni>> Thomas gettò uno sguardo vuoto a un angolo della stanza: aveva iniziato ad abituarsi a quel mondo, con tutte le sue particolarità, ma non voleva abbandonare la sua vecchia casa, la sua solita vita, non si sentiva pronto, qualcosa dentro di lui ogni volta lo spingeva a non arrendersi nell’impresa, nonostante oramai fossero passati mesi senza effettivi risultati. Il fisico si fece dunque forza e fece spallucce <<Vorrà dire che dovremo essere rapidi a terminare questa guerra: se vinciamo è quasi certo che il trono passerà a Luke, che sarebbe ben più disposto del padre a permetterci di presentare le dimissioni e a farci uscire dal paese. Dopodichè, con il permesso del Conte Ram per la rimozione del blocco navale non avremo materialmente più ostacoli...>> <<E Amelie? Da quel giorno nelo Sfiato non si è fatta più viva, ma dubito abbia mollato così facilmente la corda...>> <<Semmai si rifarà viva... penseremo a qualcosa sul momento. Ora è meglio concentrarci sulle nostre priorità>> Fer annuì, sorridendo <<Concordo... e approposito di priorità, tu non avevi un appuntamento tra cinque minuti ai dirigibili?>> Thomas, a quel punto, alzò lo sguardo all’orologio da muro: le 11:27. Improvvisamente resosi conto del ora, il fisico fu preso dal panico e si diresse di corsa verso la porta urlando un masticatissimo “Devo andare, ci vediamo!”, chiudendola con poco garbo, al punto tale che i cardini saltarono via dalla loro sede e Fer fu costretta, nei minuti successivi, a rimontarli nella loro sede, nonostante il colpo avesse piegato irrimediabilmente il cardine superiore. “Questo glielo metto in conto” fu l’ultimo pensiero del ministro, prima che tornasse alle sue quotidiane faccende


 

- 46° Spaziale, Anno Creaturae 7342, Ore 11:32, Rocca Ferrosa, Esterno: Pontile di Imbarco


 

<<Tsk, in ritardo di due minuti sulla tabella di marcia... voi Americani siete tutti uguali...>> L’astio che Alfred provava per gli Stati Uniti era intuibile dal tono della voce, ma anche comprensibile, vita l’epoca in cui era fino a quel momento vissuto. Ironia della sorte, appena arrivato in quel nuovo mondo, aveva assunto le sembianze di un Braviary dal piumaggio insolitamente luminoso persino per la sua specie. Nonostante non sembrasse apprezzare granché il suo aspetto, questo non lo aveva frenato dal continuare a pilotare il Graf, che riteneva ormai “il suo ultimo baluardo di magnficenza”, al punto che era riuscito a convincere il potere regio ad avviare la produzione su larga scala del suddetto aeromobile, di cui fino a quel momento erano state prodotte solo altre due versioni, molto più piccole ed in mano alla famiglia reale. Queste stavano sostando insieme al Graf, quando Thomas apparve sulla scalinata che conduceva alla gondola passeggeri, pronto ad imbarcarsi insieme a Jack, che aveva fatto il suo stesso ritardo per motivi che non aveva voluto chiarire. Alfred, d’altro canto, era abbastanza maniacale in quanto puntualità, infatti il loro ritardo sembrava averlo palesemente infastidito. Vedendo la sua espressione, Thomas si gratto il capo imbarazzato <<Perdonami Alfred, ho avuto un contrattempo nel percorso, il lavoro sai...>> il Braviary lo fulminò con lo sguardo, ma poi si limitò a guardare seriosamente da un altra parte <<Ormai non importa. Non perdere altro tempo e sali a bordo>> Thomas, imbarcandosi, giurò di averlo sentito bonfocchiare qualcosa come uno “Sconsiderato” molto greve, ma decise che non era importante saperlo. Fu dunque il turno di Jack imbarcarsi e, avendo visto la scena precedente, decise di fare lo stesso, mostrando un largo sorriso <<Perdonami ho avuto un ritardo per...>> <<Sinceramente, non m’importa. Sbrigati a salire a bordo>> Jack fu improvvisamente sul punto di tirare un sonoro pugno al Tenente, ma preferì trattenersi, salendo con non poco nervosismo sulla gondola e chiudendo violentemente la porta di imbarco dietro di se. Qualcuno, da dentro, serrò infine il portello e il Braviary sorrise, vedendo il suo assistente, un piccolo Fletchinder, arrivare come un fulmine in plancia, atterrando malamente sul pavimento della piattaforma e rialzandosi non poco goffamente <<S-s-s-signore, gli aeromobili s-s-s-ono perfettamente funzionanti e p-p-p-pronti a partire!>> <<Eccellente, Capitano Ticch, può prendere posto sulla Ammiraglia Celeste Prima. Inviti il suo collega a fare lo stesso con l’Ammiraglia Celeste Seconda>> <<S-s-s-s-signorsì!>> il Fletchinder quindi partì nuovamente a razzo, sbandando non poco mentre cercava di raggiungere il suo dirigibile. Alfred, invece, si librò pochi secondi dopo aggraziatamente e tranquillamente in aria, dirigendosi verso la sua adorata plancia di comando per poter finalmente dare inizio alla traversata.

 

Link al commento
Condividi su altre piattaforme

Oh, beh, diciamo che devo recuperare molta roba, sooo... capitolo lungo

 

Capitolo XXVII - Graf Zeppelin

 

Spoiler

- 46° Spaziale, Anno Creaturae 7342, Ore 12:00, Cieli sopra Forgia, Graf Zeppelin: Sala Comune


 

Thomas quella sera sopra Francoforte doveva essere completamente ubriaco, perché ricordava vagamente che la Sala Comune del Graff fosse così spaziosa e piacevole. Durante la loro “scampagnata” la mobilia e tutto ciò che era di pregio era stato sistemato accuratamente perché non si danneggiasse nel trasporto, probabilmente perché non era un volo ordinario, ma ora Alfred si era premurato di far scoprire tutto e di tenerlo a lucido: considerava veramente dal profondo del cuore quella aeronave come il suo “gioiellino”, dopotutto. Adesso la sala era elegante e lussuosa, con diversi tavoli e sedie di prima categoria adibite ad area pranzo e un ampio spazio aperto dove potersi affacciare ai grossi oblò della gondola, che al momento davano sulla piena campagna Forgiana, in posizione non molto lontana dalla depressione del terreno dove sorgeva buona parte di Steelfield. Ad uno dei tavoli, con aria spensierata, Thomas e Jack approfittavano del accogliente spazio per giocare a Ramino, di cui Jack si vantava di essere un profondo conoscitore in materia. Ovviamente Thomas stava vincendo, con ampissimo vantaggio e non poco disappunto del suo avversario. Thomas era rimasto con una carta sola in mano, mentre Jack non aveva aperto, prediligendo uno stile dalla mano... ma dalla sua espressione sembrava non gli stesse comunque andando troppo bene. Accennò un sorriso sarcastico <<Dannato, scommetto che l’unica carta che mi manca per chiudere è quella in mano tuo. Ma io ho tutte le carte che ti servono per attaccare e chiudere, amico mio, siamo in stallo>> E detto questo buttò un due di fiori con saccenza. Il fisico non se ne curò nemmeno e pescò dunque dalla pila delle carte, sorridendo immediatamente dopo <<Tu dici?>> E piazzò il sette di cuori che aveva appena pescato sulla sua scala, scartando il 3 di picche rimanente. Jack guardò confuso le carte in sua mano, quelle sul tavolo ed infine gli scarti, poi realizzò: aveva sbagliato a contare le carte uscite, calcolando male il gioco <<Dannato fortunello da strapazzo...>> Thomas mantenne un espressione soddisfatta in viso, finché una voce alle sue spalle lo sorprese <<Ma guarda te che casi... Pensavo che voi stolti degli Americani sapeste solo fare idiozie e giocare come ossessi in borsa. Mi riservate molte sorprese, lo devo ammettere>> Alfred era uscito dalla cabina di comando senza fare alcun rumore, dato che nessuno dei due si era accorto del suo arrivo, e sembrava essere piacevolmente affascinato. Jack vedendolo, la prese sul allegro <<Ma guarda chi si vede, Mr. Libertà ha deciso di uscire dalla cabina di comando! Che dici, vuoi unirti a noi?>> il tedesco, sebbene odiasse a morte quel nomignolo, si limitò a sorridere sarcasticamente <<Oh, certo, verrei volentieri a giocare con voi, è da molto tempo che non mi lascio andare in una partita a carte... se non fosse per un piccolissimo problema di circostanza...>> Alla parola “circostanza” agitò un poco le ali, lasciando sottinteso l’oggetto del discorso. Jack sembrò ignorarlo volutamente, rispondendo in tono canzonatorio <<Oh, che peccato, mi dispiace per te. Cosa ti porta allora fuori dalla tua amata cabina allora?>> il Braviary fulminò con lo sguardo il Druddigon, ma poi si limitò a sorridere nuovamente in modo sarcastico <<Oh, nulla di che. Sono solo venuto a fare una passeggiata per godermi il mio dirigibile... e informarvi che qualcuno, nonostante tutto, vi ha seguiti. Avete ospiti>> Thomas sembrò perplesso per gli istanti immediatamente successivi, finchè non sentì una voce estremamente familiare provenire da dietro il Braviary, in una sorta di Deja Vu <<THOMAAAAS!>> il fisico alzò di istinto il braccio, dove Frisk si andò puntualmente a schiantare, prendendo una gomitata in viso talmente potente che chiunque altro si sarebbe distrutto in maniera irreparabile tutta l’arcata dentale, ma il Greninja invece si alzò solo barcollante, guardando il fisico con ammirazione <<Wow, che mossa era questa?!>> <<Si chiama Gomito. E non è una mo...>> <<Perché ho la vaga sensazione di averla già vista questa scena?>> Un altra voce ancora riempì la stanza, questa volta con non poco stupore, soprattutto quando, da dietro Alfred, apparve un sorridente e beffardo Luke, che spiazzò i presenti, Thomas in primis <<Luke! E tu qua come ci sei arrivato>> <<Nello stesso modo in cui è arrivato Frisk: sgattaiolando mentre facevano i controlli ai motori. Ho trovato il nostro caro Capo dello Spionaggio che si stava dirigendo verso il dirigibile in maniera alquanto silenziosa, così mi sono permesso di seguirlo. Dopotutto, avevo intenzione di staccare un po da tutti quei formalismi di corte>> Luke sorrise ampiamente, Frisk si grattò il capo, con espressione allegra <<Scusate, colpa mia>> “E questo dovrebbe essere a capo delle spie del Re? Andiamo di nulla...” Thomas tenne un sorriso forzato, riprendendo un minimo di contegno <<Dovevo immaginarmelo...Beh, fa sempre piacere avere compagnia, spero solo che tuo padre non se la prenda con noi per il tuo atto abbastanza discutibile... piuttosto, tu perché sei venuto a bordo, Frisk?>> Il Greninja, a quel punto, si portò entrambe le zampe dietro la testa e guardò da un altra parte, con una delle sue solite espressioni calme e vaghe <<Lavoro...>> li liquidò con una freddezza quasi abissale e il fisico preferì non indagare oltre. Prima che qulcun’altro nella sala potesse dire nulla, Alfred fissò l’orologio della sala, e si girò verso la cabina di pilotaggio <<Vi conviene accomodarvi al tavolo, voi due. Tra poco sarà servito il pranzo, dopodiché vi consiglio di andare a sistemare i vostri alloggi, ora che sono aperti e puliti. Buona giornata>> Detto questo si congedò senza ulteriori parole, richiudendo dietro di se la porta della sala. Frisk continuò ad osservare il pokémon, finché Luke non fece spallucce e si sedette <<Beh, allora mangiamo. Non vedo l’ora di vedere che hanno fatto di buono le cucine>> Frisk sembrò sciogliersi a sentir parlare ulteriormente di cibo e con un più che allegro “Non vedo l’ora!” anche lui si sedette al tavolo, con l’acquolina in bocca. I quattro poi conversarono del più e del meno fino all’arrivo delle pietanze


 

- 47° Spaziale, Anno Creaturae 7342, Ore 14:12, Cieli sopra Forgia, Graf Zeppelin: Sala di Comando


 

<<Banchi di nuvole temporalesche in avvicinamento, signore, proprio a ore 12>> <<Le vedo, Primo Ufficiale. E sembrano anche molto cariche. Dobbiamo evitarle a tutti i costi <<Comandante, potremmo virare sopra Waterfeels, i bollettini meteo dell’area lasciano sperare in una zona di passaggio sicuro...>> <<...Allora allineiamoci con la città. Timoniere, virare di quaranta gradi a sinistra, mantenere il banco di nubi a dritta, distanza...approssimativamente cinque miglia nautiche>> <<Ricevuto, signore!>> Il Dirigibile iniziò dunque la sua lenta ma costante virata, mantenendosi a velocità pressoché inalterata. I bollettini meteo della sera precedente avevano dato a presagire una violenta precipitazione nella giornata odierna, ma le dimensioni dei cumulonembi lasciavano intuire quanto quelle previsioni fossero troppo ottimistiche in merito alla potenza del temporale. Per fortuna il dirigibile sembrava avere abbastanza tempo per evitare la parte più furiosa della tempesta, compiendo una virata decisa a sud, in direzione della città maggiore di quell’area, Waterfeels, fino a poco tempo fa sede del “Regno” dell’ormai “Principe pretendente” Ram. Fino a qualche tempo fa quella sarebbe stata una tratta impossibile da praticare, ma adesso era accessibile e Alfred ne era lieto. Amava molto quella aeronave, era per lui l’ultima cosa in quel mondo che gli ricordasse casa. Ogni tanto con il pensiero tornava alla sua casa, a Francoforte, dove probabilmente sua moglie lo stava aspettando... con non poco disappunto per il ritardo accumulato. Dopotutto, era considerato uno dei piloti più promettenti del Reich, e sua moglie ne andava molto fiera. Ogni qual volta il pensiero tornava alla sua patria, il tedesco si perdeva nei suoi pensieri, guardando nel orizzonte vuoto, salvo essere ripreso dal suo primo ufficiale, un Drifblim di nome Drim un poco impacciato nei movimenti e di cui tutti si domandavano come riuscisse a stare al passo con l’aeronave nonostante fluttuasse, e il suo fido timoniere, uno Smeargle di nome Seagle, la cui presenza sulla nave e il suo permesso di pilotare, che era risultato alquanto insolito per la sua specie, rinomati pittori nati, era stato oggetto di profondi discussioni e accese diatribe all’interno dell’esercito di stanza a Steelfield, anche se tutte le discussioni si risolvevano nel nulla più totale o in risse per accaparrarsi una insensata ragione agli occhi di mezzo bar. Ancora una volta l’ironia della sorte aveva giocato un brutto scherzo con Alfred e i nomi dei suoi ufficiali di bordo, ma a questo giro non sembrava averci fatto caso, anzi, si era ritenuto completamente soddisfatto del suo equipaggio, nei giorni precedenti al volo, durante i collaudi. Anche il cuoco, un Samurott molto giovane di nome Sam, a discapito del nome ancora una volta beffardo nei confronti del tenente, si era dimostrato un cuoco al di sopra di ogni standard, come dimostrato dal pranzo di poche ore prima. Ed anche adesso, mentre il capitano fissava il vuoto, fu compito di Drim riportarlo alla realtà <<Tutto bene, Comandante? Aveva di nuovo lo sguardo perso nel vuoto...>> Il Braviary si ricompose riprendendo il suo portamento, senza troppi problemi <<...No, niente, Drim. Stavo... pensando alla rotta di volo>> Il Drifblim a quel punto apparve rasserenato <<Il cibo di Sam la deve aver fatta appesantire troppo, dovrebbe prendersi una pausa nei suoi alloggi, sa>> Nonostante la gentile offerta, Alfred scosse la testa, di rimando <<Non ti preoccupare, sto bene. Preferirei rimanere in cabina ora che ci avviciniamo alla tempes...>> Venne interrotto dal Timoniere, che aveva completato in quel momento la manovra <<Nuvole in rapido avvicinamento a dritta, circa... quattro miglia nautiche>> Il comandante passò dunque tutta l’attenzione al Timoniere, impartendogli ordini ben precisi <<Il fronte di nubi si avvicina più in fretta del previsto. Mantieni questa rotta fino a Waterfeels, poi vira a dritta di trentacinque gradi: affiancheremo la formazione temporalesca>> <<Ricevuto!>> Mentre gli ordini venivano impartiti, Alfred si chiedeva se qualcun’altro come lui in quel mondo sentisse la sua stessa nostalgia verso la patria. Ed effettivamente, a bordo di quella aeronave, in quello stesso momento, qualcuno c’era, appena due cabine dietro la postazione di comando


 

- 2 Luglio, Anno Domini 1937, Ore 08:41, Isola Howland


 

Sebbene l’attività intorno all’isola non fosse poca, nessuna delle navi vicine all’isola sembrava aver notato la presenza del fisico, probabilmente troppo impegnate a cercare un certo aereo nel cielo pieno di nubi. Thomas era seduto sulla desolata e piatta spiaggia, guardando il mare piatto contornato da poche navi, mentre il cielo molto nuvoloso oscurava il sole, rendendo l’ambiente estremamente ombreggiato. Il fisico, nella sua forma originale, stava guardando il mare apatico, quando senti una voce familiare dietro di se <<Ti sei scelto un posticino veramente niente male, te lo concedo>> girandosi, Thomas riconobbe l’uomo con il corpetto immediatamente <<Luke... tu cosa ci fai qua>> Luke fece spallucce <<Deve esserti rimasto qualche pelo sulle dita quando abbiamo fatto a braccio di ferro oggi dopo pranzo>> <<Oh, si, quello... devo ammettere che è stata una bella sfida, sei molto forte, indubbiamente>> L’uomo si limitò a sorridere, scrutando l’orizzonte intorno a lui <<...Dove siamo di preciso, se posso chiedere>> La risposta fu atona <<Siamo nel bel mezzo del Pacifico, nel mio passato... diciamo circa trenta anni prima che nascessi. Volevo riflettere in pace, il che rispecchia perfettamente il nome dell’oceano che circonda quest’isola... e verificare una mia curiosità>> Luke non nascose la perplessità <<Di che perplessità stai parla...>> a quel punto si fermò, come se qualcosa avesse attirato la sua attenzione, ma non riuscisse a identificarla <<..Sentito qualcosa?>> <<...Una specie di ronzio, sembrava il rumore di un motore, come quello dell’aereo che abbiamo pilotato sopra Coleria. Ma non capisco da dove venga...>> <<Allora alla fine c’era arrivata... Grazie, mi hai aiutato a soddisfare la mia curiosità>> Il fisico sembrava molto più spensierato, ma Luke non si premuro di riservargli un adeguato tatto <<Vedo che anche le tue riflessioni sono giunte al termine>> ed il fisico tornò ad essere lievemente cupo <<Sfortunatamente per me noon è così>> <<E perché, qualcosa del viaggio ti affligge?>> <<Oh, no no, niente affatto, il viaggio sta procedendo meglio di come mi aspettassi.. è che, vedi...>> Thomas spiego per filo e per segno ciò che gli era stato detto da Fer, riguardo il ritorno al loro mondo. Luke non si scompose, ma anzi si sedette accanto al fisico per poterlo ascoltare meglio e, una volta terminato il suo discorso, rimase impassibile <<E, dunque, tu hai paura di non poter più essere in tempo per tornare al tuo mondo, dico bene>> <<Non è esattamente questo di cui ho paura... tanto più di cosa fare nel caso non ce la facessi per davvero, in tempo>> a quel punto sospiro <<Si, ci stiamo abituando al vostro mondo... ma non sono sicuro ci potremo vivere stabilmente. Non è un mondo che sento mio... e sono sicuro che neanche per gli altri sia così. Anche se passassero anni continuerebbe a essere così. Non si può cambiare l’evidenza>> Il fisico sembrava essere sull’orlo di un collasso e Luke cercò di salvare il salvabile <<Thomas, ancora non è tutto perduto. La guerra sta volgendo al termine e se va tutto come previsto, io potrò salire al trono e liberarvi dei vostri incarichi, che al momento sono più una catena che un privilegio, e potrete raggiungere l’Isola in tempo. Inoltre avete trovato la migliore accoglienza nonostante la vostra diversità: vi siete circondati di compagni su cui fare di conto e su cui costruire una base di fiducia. Tu dici che non appartenete a questo mondo, e te ne do ragione, ma nel malaugurato caso non poteste tornare indietro, ricorda: noi ci siamo sempre, per qualsiasi cosa. Non ti abbiamo lasciato andare ora e non ti lasceremo andare in futuro, vedrai>> Nonostante le belle parole, il discorso non era dei suoi migliori e tutto ciò che ottenne fu un apatico “Sarà...” mentre il fisico continuava ad incupirsi. Luke se ne fece una ragione, sebbene dispiaciuto, poi si guardò nuovamente attorno e si alzò <<Credo ci converrebbe tornare indietro. Stare ulteriormente qui non ci porterebbe comunque a nulla, non trovi>> Thomas sospirò, poi si alzò a sua volta sospirando <<Devo concordare>> poi prese il marchingengo dalla sua tasca e lo passò a Luke, svogliato <<A te l’onore>> l’uomo sorrise, prese il meccanismo e premette il bottone


 

- 47° Spaziale, Anno Creaturae 7342, Ore 14:12, Cieli sopra Forgia, Graf Zeppelin: Cabina Passeggeri 4


 

I lampi furono la prima cosa che catturò gli occhi di Thomas al suo ritorno. Quando era partito il tempo era burrascoso, ma non certo da dire che ci fosse un temporale. Invece, sulla dritta della nave, dove l’oblò della sua stanza sporgeva, si intravedevano ora distintamente dei fulmini in lontananza, mentre una pioggia abbastanza sostenuta picchiettava allegramente sul vetro semiaperto dell’oblò. Il fisico non perse tempo e lo richiuse, per evitare che la pioggia potesse entrare dentro l’abitacolo. In quel momento, Jackson fece il suo ingresso, fischiando <<Wow, è veramente una bella tempesta. Meno male che non siamo la in mezzo, o questo pallone avrebbe preso fuoco in men che non si dica>> Il sorriso spontaneo non colpì molto il fisico, che si girò di nuovo verso l’oblò <<Che ci fai qui, Jack? La tua stanza è quella opposta, lo sai...>> <<Lo so, lo so, volevo solo informarti che, secondo il caro comandante Libertà, domani mattina dovremo approcciare Flamebreath, finalmente. Vedi di farti trovare pronto per quell’ora, almeno>> <<Lo avrei fatto anche senza che me lo ricordassi...>> <<Wow, amico, sei veramente di ghiaccio oggi... e visto il tuo tipo è quasi un controsenso. È percaso successo qualcosa?>> Jack sembrava sinceramente preoccupato, ma Thomas sbuffò e si girò sorridendo <<Nulla di che, davvero. Sarà meglio che torni ai tuoi alloggi, vorrei un po’ riposare, se mi permetti>> Il Druddigon lo squadrò per ancora qualche secondo, prima di decidere che quel sorriso era sufficientemente rassicurante <<Va bene, amico. Ci si vede a cena>> Detto questo, richiuse dietro di se la porta e il silenzio torno nella sala. Thomas continuò a guardare fuori per qualche minuto, poi finalmente si decise a rannicchiarsi. Cullato dal rumore di sottofondo della pioggia, nonostante alcuni sporadici tuoni, si addormentò poco dopo, profondamente


 

- 48° Spaziale, Anno Creaturae 7342, Ore 6:42, Cieli sopra Forgia, Graf Zeppelin: Sala di Comando


 

<<Primo Ufficiale, voglio un rapporto dettagliato delle condizioni meteo>> <<In sensibile peggioramento, Comandante: il Cumolonembo sta continuando ad avvicinarsi al Graf da quando è cambiato il vento. Temiamo potremmo entrare nella zona più forte della tempesta a momenti>> <<...Quanto manca a Flamebreath? Dovremmo essere vicini ormai>> Il Capitano era diventato sempre più ansioso di arrivare da quando, appena un ora prima, il vento aveva cambiato improvvisamente direzione, soffiando a sud, e portandosi con se anche il fronte temporalesco, che si faceva sempre più intenso. Alfred credeva che la manovra del giorno precedente fosse bastata, tanto che quando la aeronave aveva sorvolato Waterfeels lui stava sonnecchiando nella sua cabina, sicuro che i suoi sottoposti avrebbero saputo gestire tranquillamente la situazione più che tranquilla. Il maltempo invece aveva ben altri piani in mente. La gondola, spinta dal forte vento laterale stava oscillando paurosamente e chiunque nella nave se ne era accorto, svegliandosi abbastanza bruscamente e rimanendo nella sala grande ad aspettare che la tempesta giungesse alla sua naturale conclusione. Nella Cabina di Pilotaggio, invece, la tensione era palpabile, sopratutto nel Comandante, vedendo minacciosi i fulmini in relativa lontananza: l’ultima cosa che desiderava era un secondo Hindenburg, anche perché, considerando la loro altitudine e velocità, dubitava sarebbe sopravvissuto qualcuno, come nel altro dirigibile. Drim, dopo un iniziale attimo di sbandamento, riuscì finalmente a raggiungere le carte, spostando freneticamente lo sguardo da una parte all’altra <<Urgg... è difficile fare una stima con queste condizioni meteo, ma direi che manca approssimativamente qualche miglio, non di più>> il comandante sembrava leggermente seccato <<E questo sarebbe un rapporto dettagliato? Qualche miglio?>> il Drifblim sembrava estremamente a disagio, ma mantenne la compostezza <<Comandante, come le ho già detto con questo tempo e con la mia relativamente scarsa esperienza rispetto a lei mi è difficile fare una stima precisa, davvero...>> Il Braviary lo fissò per qualche secondo, mentre fuori i tuoni e fulmini si facevano sempre più intensi, come se si stessero avvicinandosi al cuore della tempesta. Il tedesco continuò a fissarlo ancora per qualche secondo, poi sbuffò, inespressivo <> Fammi vedere...>> Detto questo si avvicinò alla cartina, diede uno sguardo veloce e infine guardò fuori dagli spessi vetri della cabina. Anche se il tempo atmosferico era proibitivo, era ancora possibile vedere diversi punti di riferimento nel paesaggio e la bussola funzionava regolarmente. Il Comandante scrutò brevemente i lampi sempre più vicini, poi girò lo sguardo diverse volte, fino a bloccarsi per diversi secondi con la testa girata leggermente a sinistra. Sembrava quasi si fosse bloccato in uno dei suoi soliti pensieri, ma invece parlò <<Seagle, correggi la rotta di 15 gradi a sinistra, mantieni questa velocità>> <<Ricevuto, signore!>> e l’aeromobile, tra mille oscillazioni, prese a virare lentamente a sinistra. Sebbene inizialmente Drim non capisse il perché di questa correzione, si accorse dopo pochi minuti che la pioggia, in qualche modo, non si stava più avvicinando e, anzi, andava pian piano diradandosi. Il maltempo continuò ad affievolirsi, lasciando spazio a un banco di nebbia abbastanza fitto, che limitava la visibilità in modo incredibile. Fu allora che i presenti iniziarono a notare sotto di loro, diverse colline, a cui stavano volando pericolosamente vicini. Su di esse, quelli che sembravano gruppi di pokèmon, asserragliati in una marcia. Il comandante diede l’ordine di salire di un centinaio di metri in quota e l’aeromobile inizio lentamente a salire, con la nebbia che andava man mano dissipandosi. Quando questa si diradò completamente e il Graf raggiunse l’altitudine desiderata, lo skyline di Flamebreath, capeggiata dalla sua sopraelevata e imponente roccaforte, fece capolino tra le nuvole. Alfred, a quel punto, sospirando, uscì dalla sala senza proferir parola, ritornando ai suoi alloggi

 

Link al commento
Condividi su altre piattaforme

...Ste pubblicazioni stanno diventando peggio di un Odissea. Devo assolutamente ritrovare un ritmo adeguato di scrittura :sweat:

Apparte ciò, a sto giro capitolo particolarmente lungo, devo spianare la strada ad un momento... abbastanza ancronistico. A voi:

 

Capitolo XXVIII - Il Ricevimento

 

Spoiler

- 49° Spaziale, Anno Creaturae 7342, Ore 18:42, Flamebreath – Piazza d’Armi


 

<<Muoviti, Jack, arriveremo in ritardo di questo passo…>> <<Amico mio, guarda che mettermi in tiro non è esattamente una cosa semplice…>> Jack, che non si era sentito per niente a suo agio mentre cercava di lucidarsi le placche e ripulirsi il resto del corpo, si mostrava molto titubante a lasciare il Consolato Fucinese, dove erano stati accolti il giorno prima, allo sbarco, grazie alla collaborazione Regia, in “vesti formali”, ma era necessario attenersi a una specifica etichetta per essere ammessi al ricevimento a cui stavano per presenziare quali diplomatici. Thomas non aveva perso tempo in merito: già nel primo pomeriggio si era recato a lavarsi e a un’ora dall’effettivo inizio del ricevimento era già tirato a lustro, con la pelliccia scrupolosamente lucidata, il guscio adeguatamente trattato per risaltarne i colori e le bande rosse dello stesso finemente decorate con della pittura dorata, che andava a descrivere delle ramificazioni arboree, che ben si abbinavano con il suo tipo. Nonostante si fosse fatto aiutare da altri pokémon in diversi punti, era riuscito comunque a finire prima del collega, che aveva dovuto affrontare una preparazione proporzionalmente minore, e per questo sbuffo alla sua affermazione <<Guarda che non ci ho messo cinque minuti a farmi vivacizzare il guscio, sai? Avevi a preparati con largo anticipo come ho fatto io se volevi evitare tutta questa fretta…>> <<Ma sentilo… Te la sarai presa tanto comoda, ma ti sei dimenticato di prendere il tuo identificativo da diplomatico, mister perfezione>> controbatté agitando orgoglioso il suo pendaglio di Acciaio, che con le placche lucidate risaltava in maniera quasi sorprendente. Thomas, in tutta risposta, sollevo apaticamente il Diplomazia, che era rimasto seminascosto tra la pelliccia <<Perdonami se il quarzo ialino è un cristallo trasparente, geniaccio…>> il Drudigon lo fissò quasi imbarazzato, per poi grattarsi la testa e guardare altrove, cambiando argomento <<…Comunque ho messo Luke sottochiave, voglio evitare che si venga a sapere in giro che il figlio del Re è in città, per il suo bene. Piuttosto, dove è Frisk? Manca solo lui all’appello…>> <<Ha detto che aveva da svolgere un certo lavoro, quindi si è permesso di precederci. Ha detto ci raggiungerà quanto prima… e grazie di esserti ricordato di me, idiota di un Americano>> Jack si girò e vide Alfred che usciva dal Consolato, con anch’egli le piume lucidate per l’occasione. Jack era quasi sorpreso mentre lo guardava uscire e richiudere il portone dietro di sé <<…Alfred? Vieni anche tu?>> <<Non vedo perché non dovrei. Dopotutto sono il miglior pilota del Regno, la mia presenza sarebbe ben gradita… anche se ho dei dubbi che la tua presenza lo sia, generale>> il Druddigon non nascose una velata irritazione verso il tedesco <<Il “Generale” ti vorrebbe ricordare che, in qualità di “Tenente”, saresti anche suo subordinato. Non te lo hanno insegnato il rispetto per i superiori, nell’aviazione tedesca?>> Alfred si limitò ad accennare un sorriso, mentre lo sorpassava <<Certamente, “Generale”, non l’ho dimenticato. Comunque sia vi consiglieri di sbrigarvi, il ricevimento inizia tra un quarto d’ora. Ci ritroveremo all’ingresso, vogliate scusarmi…>> detto questo prese la rincorsa e aggraziatamente si librò in aria, dirigendosi verso il Palazzo Comitale. Quando fu fuori dal loro campo visivo, Jack sembrò voler aggiungere qualcosa, ma Thomas lo liquidò con un sistematico “Sbrighiamoci” prima di incamminarsi a sua volta verso il palazzo. Il collega lo seguì con una certa fretta, per evitare di perderlo di vista tra gli intricati viali cittadini


 

- 49° Spaziale, Anno Creaturae 7342, Ore 18:45, Flamebreath – Palazzo Comitale: Alloggi del Conte


 

Mag odiava profondamente il suo lavoro, anche se non lo dava così spesso a vedere: era un discendente di una lunga stirpe di militari e come tale doveva adempire al suo destino, anche se questo significava fare ronde notturne per un signorotto discutibile quale era Dom. Non riusciva veramente a sopportare quel Houndoom, ma d’altronde la sua famiglia aveva sempre appoggiato il Conte e l’andargli contro sarebbe stato un voltagabbana quasi inaccettabile per l’onore della sua stirpe, quindi andava avanti comunque, riuscendo a malapena a guardarlo senza trattenere il nervoso. Il Conte, inoltre, si era dimostrato sempre molto rigido nei suoi confronti: nonostante si fosse già evoluto in un Magmortar e avesse dimostrato le sue capacità da molto tempo, il Conte si era sempre rifiutato di promuoverlo come Tenente, rilegandolo sempre più spesso a incarichi di secondo piano, come quello che stava svolgendo in quel momento. “Un Luogotenente a fare la ronda… per Arceus, è semplicemente ridicolo!” continuava a pensare mentre si inseriva nel corridoio che portava alle ormai tanto familiari stanze del Conte. Quel corridoio lo deprimeva ogni volta, sempre tetro e silenzioso, quasi a imitare un cimitero. Ma quella sera qualcosa era cambiato: sentì chiaramente un suono provenire dagli alloggi comitali. Piccolo e quasi impercettibile, ma era pur sempre un suono a lui sconosciuto. Colto dal rumore inaspettato, si mise immediatamente in guardia, tendendo il braccio sinistro e mettendosi in posizione di attacco, e si avvicinò silenziosamente alla stanza, per accertarsi di non essersi sbagliato. Dopo qualche secondo, nei quali era rimasto fermo immobile davanti alla porta, senti nuovamente un rumore: il suono secco del meccanismo che teneva bloccate le imposte dell’unica finestra presente nello studio. Avendo dissipato ogni dubbio, caricò un Fuocobomba che, una volta aperta repentinamente la porta, scagliò senza indugi verso la finestra, dritta davanti a lui. Il proiettile di fuoco superò la finestra aperta a gran velocità solo per esplodere nel vuoto qualche istante dopo, senza aver colpito nessuno. Mag si stupì a trovare la stanza deserta, ma soprattutto senza nessun segno di effrazione, nonostante fosse sicuro avesse sentito un rumore entrando. Controllo nuovamente la stanza alla ricerca di qualcosa fuori posto, ma tutto sembrava perfettamente in ordine: Nessun mobile ribaltato, nessun cassetto aperto, nessuna impronte e persino gli archivi personali del Conte erano immacolati. Appurato che nulla era cambiato, constatò che probabilmente se lo era immaginato, dunque chiuse la finestra, che si disse lasciata probabilmente aperta dal Conte e si diresse fuori dalla stanza pensieroso, mentre un Ombra, sotto le mura degli alloggi, si defilava silenziosamente con alcuni documenti in mano


 

- 49° Spaziale, Anno Creaturae 7342, Ore 21:07, Flamebreath – Palazzo Comitale: Sala Ricevimenti


 

Nonostante fossero già passate più di due ore dall’inizio del ricevimento, l’atmosfera sembrava ancora molto concitata, con pokémon eleganti che discutevano animatamente, bevendo in compagnia o cibandosi delle gustose pietanze che il Conte aveva messo a disposizione degli invitati. Thomas aveva perso di vista da un po’ Alfred e Jack, ma non sembrava curarsene più di tanto, in quanto si era messo a colloquiare pacatamente di politica con alcuni consoli invitati con lui a palazzo. La discussione andava ormai davanti da un’ora e il fisico, constatando di essere arrivato ad un punto morto, decise di congedarsi e di dirigersi su un piccolo balcone che dava al cortile interno del palazzo, isolato dal resto del ricevimento, in modo di godersi un poco di tranquillità. Arrivatovi, si appoggio stancamente al parapetto, osservando il giardino sottostante: nonostante circolasse la voce che il Conte non tenesse molto alle cure del palazzo, era tenuto tutto in modo maniacale, con aiuole e intere file di arbusti disposti in maniera impeccabile nello spazio, andando a creare un disegno di piante molto elaborato che solo dall’alto si poteva apprezzare. “Sembra quasi un giardino europeo” fu il suo pensiero, prima che venisse interrotto da una voce familiare alle sue spalle <<…Finalmente ti ho trovato, Thomas Smith>> il fisico, sorpreso si girò… e rimase ancora più sorpreso di trovarsi davanti il padre di Frisk, Thyphon, anch’esso con la pelliccia lucidata e un lungo mantello rosso a coprirgli la schiena, comprendo i punti di sfogo delle fiamme. Thomas, guardandolo, temette che il mantello avrebbe avuto vita breve, dato l’espressione iraconda che aleggiava sul viso del suo interlocutore, ed esitò a parlare <<T-T-Thyphon!?! Che ci fai tu qui?! Pensavo fossi rimasto al Villaggio Roccialiscia>> <<Si, non ti sbagli, ero rimasto lì… Ma un certo articolo di giornale in merito al cedimento del Ponte Ambra mi ha dato da pensare: sono riusciti ad avere una descrizione generale di chi fosse a bordo del mezzo e, guardacaso, la combinazione di pokémon non mi sembrava casuale…>> Thomas fu preso dal panico e andò nel pallone <<Ecco… Io… Posso spiegare, davvero>> Thyphon sbuffò, disinteressato <<Non serve. Non mi importa di cosa avete fatto, voglio solo sapere dove è mio figlio…>> il fisico, dopo questa affermazione si ricompose <<…Tuo figlio? Beh, è venuto con noi, dovrebbe essere al ricevimento, anche se non l’ho ancora visto… Tu piuttosto perché diavolo sei qui? Dovrebbe essere un ricevimento per pochi nobili e diplomatici>> <<Infatti sono qua in veste nobiliare: faccio parte di una casa minore al servizio del conte Dom, ero scappato dal mondo corrotto della nobiltà per vivere in pace vicino al Fiume Rosso, dove ho trovato Frisk, e i motivi del mio trasferimento già li sa. La mia famiglia a momenti mi ha ripudiato quando sono tornato… ma adesso non ha importanza. Voglio solo sapere se Frisk sta bene, null’altro>> Thomas a quel punto si sentì un po’ più sollevato <<Si, tuo figlio sta benissimo, è persino diventato più maturo e si è evoluto al suo stadio finale. Dovrebbe esserne fiero>> l’espressione del Thyplosion non cambiò di un millimetro <<Non è rimasto coinvolto in nessuno dei vostri affari, voglio sperare…>> il fisico esitò <<Beh… In realtà…>> non ebbe il tempo di finire la frase che si ritrovò appicciato al parapetto, con Thyphon lo teneva per l’attaccatura del guscio, al limite della sopportazione <<Se ti sei anche solo azzardato a mettere in pericolo mio figlio io ti giuro che…>> <<Messeri?>> Uno dei servitori, un Simisear era apparso sulla porta che dava al balcone ed adesso gli stava fissando con aria confusa. Thomas, che era rimasto intimorito dalle azioni di Thyphon, riacquistò finalmente il coraggio <<Ti consiglierei di lasciare la presa, amico mio: Io sono un diplomatico e un funzionario pubblico, se mi aggredisci ora che è presente un testimone dubito te la caverai con poco. Ti prego, fallo per entrambi…>> il pokémon mantenne la presa per un poco, digrignando i denti, poi mollò sgarbatamente il guscio, lasciando Thomas appoggiato a fatica sul parapetto. Il messaggero, non notando più nulla d’anormale, sembrò dimenticarsi di tutto, stampando un sorriso ebete sulle sue labbra <<Ser Smith, il mio signore desidererebbe vederla immediatamente sul belvedere, se non le dispiace…>> <<Riferite che lo raggiungerò presto, grazie>> Il servitore annuì quasi automaticamente, per poi dileguarsi via dalla loro vista. Thomas, con un po’ di difficoltà, si rialzo dal parapetto e fece qualche passo, solo per essere nuovamente fermato dal suo interlocutore, adesso molto più calmo rispetto a prima <<Vengo con te. Abbiamo molte cose di cui discutere ancora…>> il fisico lo guardò stranito per qualche secondo, poi girò la testa indifferente <<Fai come ti pare...>> e si avviò a passo spedito verso la sala ricevimenti. Thyphon lo seguì a ruota, richiudendo le imposte dietro di sé e lasciando regnare il silenzio


 

- 49° Spaziale, Anno Creaturae 7342, Ore 21:15, Flamebreath – Palazzo Comitale: Belvedere


 

La prima cosa che risaltava all’occhio del belvedere era l’ampiezza: una terrazza ad emiciclo si estendeva per tutta la larghezza del palazzo, permettendo di ospitare un elevato numero di pokémon di media taglia e di vedere il panorama cittadino riccamente illuminato. La posizione era poi particolarmente sopraelevata, tale che le luci degli accampamenti militari di Forgia erano ben visibili nella distanza. In quel momento la terrazza era completamente vuota, fatta eccezione per Jack, giunto con largo anticipo sul posto, e il Conte Dom, un Houndoom dalle dimensioni notevoli, il cui tratto peculiare era il volto scavato dai segni dell’età e del tempo. Il Conte non si poteva definire un giovincello, ma era indubbio avesse ancora energia da vendere e avesse ancora tutti i sensi nella norma, infatti non ci mise molto ad accorgersi della presenza di Thomas e Thyphon, elargendogli un ampio e apparentemente sinistro sorriso <<Buonasera amici miei, lieto di conoscervi finalmente di persona. Spero che stiate gradendo il mio umile ricevimento…>> il fisico si esibì in un piccolo inchino, ricambiando il sorriso <<Il piacere è mio, milord. Il ricevimento è squisitamente gradevole, assolutamente ben organizzato>> la risata dell’interlocutore fu spontanea <<Beh, non mi potevo aspettare di meglio dal mio Castellano! Ma tornando a noi… lei deve essere il Ministro degli Esteri, Thomas Smith, dico bene?>> <<Esattamente>> <<Mmm… ha veramente uno strano nome sa? …E suppongo lei sia il suo assistente, messer…?>> Thyphon guardò da un'altra parte, distante <<Ser Thyphon Goldenflame IV delle Pianure Eruttive, milord, e non sono l’assistente di nessuno>> <<Ma senti tu chi è tornato al nido! E dire che non ti avevo riconosciuto, sei cresciuto veramente bene… io però mi attendevo tre diplomatici da Steelfield, dove è il vostro compagno rimanente, in questo caso?>> I due ministri si scambiarono uno sguardo interrogativo tra di loro, per poi tornare dal Conte <<Ecco, veramente noi…>> <<Perdonatemi l’increscioso ritardo, messeri. Frisk Redwater, messaggero personale del Re, al vostro servi…>> le ultime parole gli si soffocarono in gola: alla vista del padre era quasi sbiancato in viso e sbarrato gli occhi, mentre quest’ultimo era profondamente sorpreso dal figlio, tanto da non riuscire a parlare nei secondi immediatamente successivi, finché non si fece finalmente coraggio, balbettando <<…F…F…Frisk? …Sei… Sei veramente t…>> il figlio gli piombò addoso di scatto, sciogliendosi in uno spassionato abbraccio, e impedendogli così di terminare la frase. Thomas era quasi scioccato: Frisk era sull’orlo del pianto, quasi sembrasse avesse incontrato un morto, e stringeva con forza il padre, senza apparente intenzione di lasciarlo. Thyphon rimase sorpreso per ancora qualche secondo, poi capì e ricambiò l’abbraccio, generando una atmosfera così amorevole da sembrare surreale. Ma Dom sembrava avere altro per la mente di cui pensare e quindi richiamò a lui l’attenzione, con un colpo di tosse <<…Davvero toccante. Mi dispiace veramente interrompere un momento così “Intimo”, ma vorrei ricordarvi che siamo qua per trattare. Prima di iniziare, però, vorrei invitare il nostro caro principe a unirsi al nostro gruppo di discussione…>> I presenti, esclusi Thyphon e Frisk, che si stavano ancora riprendendo dal momento, non nascosero una certa confusione e si guardarono tra di loro, in cerca di una risposta. Dom gli ignorò <<Andiamo, credi davvero di poterti infiltrare nella mia dimora e nasconderti senza che io me ne accorga, Lucanio? O devo chiamarti “Luke”?>> <<Luke basta e avanza, milord>> Dall’ombra del terrazzo in cui erano state pronunciate quelle parole fece capolino un pokémon incappucciato che, togliendosi il copricapo, si rivelo di essere proprio il principe, anch’esso messo splendidamente in tiro. Thomas era allibito, ma Jack era quasi caduto dal mancamento <<…Co-Come diavolo hai fatto ad uscire?! Ero sicuro di aver chiuso tutto a tripla mandata!>> Luke in tutta risposta estrasse un piccolo grimaldello da sotto il mantello che lo avvolgeva, lanciandolo successivamente lontano dal belvedere <<Diciamo che ho i miei metodi… e non avevo assolutamente voglia di stare ad aspettare mentre compivate il “lavoro sporco”>> il ministro sembrò voler controbattere, ma il Conte lo batté sul tempo <<Meglio così, dopotutto: più diplomatici alla mano più ci sarà da divertirsi>> si abbandonò a una risata spassionata, poi si ricompose <<Ma veniamo al sodo, la questione della guerra. Sapete, da quando mio padre ha lasciato questo luogo, cedendomi il suo ruolo a guida del suo feudo ne ho viste di situazioni disperate… e devo ammettere a malincuore che quella di cui stiamo discutendo lo sia. Il vostro esercito è indubbiamente superiore al io, sia come numeri che come qualità dalle truppe. Non ho speranze di vittoria, purtroppo, ma se mi ci metto posso diventare molto sagace e restio a lasciare una vittoria così facile al mio avversario. Però mi ritengo una mente aperta, rispetto agli altri conti di questo regno, e mi sembra giusto scendere a un compromesso per comprare le mie truppe… e il mio appoggio>> l’Houndoom fece una breve pausa, poi si rivolse direttamente a Thomas <<Tu, Ministro Smith, hai con te quel fantomatico marchingegno, vero?>> il suo interlocutore non nascose del sincero stupore <<…Come fai a saperlo?>> <<Ho le mie fonti. Dicono che quell’aggeggino abbia una sorta di proprietà mistica e misteriosa… e devo dire che sono rimasto affascinato dalla cosa che ancora conosco di meno: il suo funzionamento. Ecco perché la mia unica condizione per la mia resa sarà permettermi di utilizzarlo, almeno una volta. Mi sembra ragionevole come condizione di resa, non credi?>> il silenzio seguente fu glaciale <<…Sta scherzando, spero>> <<Niente affatto, messere. Questa è la mia unica condizione di resa. E non ho intenzione di trattare in merito>> <<Beh, peccato allora. Si può scordare di vedere in funzione questo marchingegno, per quanto mi riguarda. E se le sue posizioni sono davvero irremovibili come lei afferma, domattina all’alba saremo ben lieti di ritornare alla capitale a recapitare il messaggio>> Dom, sospirò, noncurante <<Come desiderate. Vi lascio tornare ai vostri alloggi allora. È stato un piacere signori>> Thomas, senza neanche prestargli attenzione gli rivolse un gesto di congedo e si voltò, incamminandosi verso la sala ricevimenti… salvo essere fermato all’ultimo secondo da Luke, che prese iniziativa <<Siamo disposti a soddisfare le vostre richieste milord>> <<Ma Luke…!>> <<Niente “ma”, Thomas. Abbiamo l’occasione di evitare uno scontro inutile tra i nostri eserciti e abbiamo la soluzione alla portata della nostra mano, letteralmente. Non dovrebbe essere un problema fare un viaggio veloce e accontentarlo>> <<Non dovrebbe essere un problema?! Ma ti rendi conto che è completamente estraneo al mio mondo, quello? Potrebbe fare più danni di quanto immagino, se il mio sesto senso non sbaglia…>> <<Basterà tenerlo costantemente d’occhio. E non è un suggerimento quello che ti sto dando, ti parlo in qualità di tuo superiore e diretto erede al trono: questo è un ordine!>> il fisico rimase stizzito mentre Dom rideva di gusto <<Beh, non lo hai sentito il principino, messere? Vogliamo aspettare ancora a lungo?>> il ministro rimase con i denti digrignati per ancora qualche secondo, poi si arrese, senza nascondere la frustrazione <<…E VA BENE! Ma mettiamo subito in chiaro che l’uso del marchingegno è mia competenza specifica, non voglio discussioni in merito>> <<Come vuole, messere, è lei l’esper… AHI! Che significa questo?!>> Thomas gli aveva strappato, senza proferir parola, alcuni peli dalla cortissima pelliccia e ora li stava inserendo al loro posto, seccato <<Lo vuoi vedere questo macchinario in funzione, si o no?>> <<…Speriamo ne valga la pena>> Thomas sbuffò mentre preparava il macchinario a trasportare tutti i presenti, poi, una volta pronto, prese il marchingegno in mano e attese qualche attimo, girandoselo fra le mani. Dom lo guardò con fare incuriosito e leggermente spazientito <<Allora? Manca ancora molto>> <<No… No… È tutto pronto… Solo che non ho idea su cosa focalizzarmi>> Dom lo fissò ancora un attimo, poi accennò un sorriso <<Sorprendimi>> Thomas ricambiò lo sguardo, poso gli occhi sul macchinario e poi li chiuse, con la mente sgombra da qualsiasi pensiero, in quanto non riusciva a trovare un’epoca e un luogo adatti per il viaggio. Affidandosi al caso, permette dunque l’avvio

 

 

Link al commento
Condividi su altre piattaforme

Archiviata

La discussione è ora archiviata e chiusa ad ulteriori risposte.

  • Utenti nella discussione   0 utenti

    • Nessun utente registrato sta visualizzando questa pagina.
×
×
  • Crea...