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Inviato (modificato)

Seguo il mondo Pokémon da quando ne ho memoria e ho sempre sognato di raccontare una mia versione di questo universo. Questa è la mia prima e vera fanfiction a tema Pokémon. Mi sono lanciato in questo progetto perché avevo questa idea fissa in testa e dovevo assolutamente metterla su carta. Inoltre, ho deciso di riscrivere o almeno ampliare una sotto-trama basata su un'idea o teoria che i giochi Pokémon hanno solo accennato e che è divenuta piuttosto popolare negli ultimi tempi.

Essendo un 'work in progress', i vostri commenti e suggerimenti sono preziosissimi per me. Spero che accompagnerete Katsumi nel suo viaggio!


Pubblico intanto anche la sinossi:


"Lottare nella tempesta per sognare l'arcobaleno."

Katsumi Ryudo, un allenatore di Pokemon proveniente da una regione molto lontana, si imbarca in un'entusiasmante avventura nella regione di Sinnoh con l'obiettivo di diventare il miglior allenatore di sempre, adempiendo così ad una promessa fatta molto tempo fa. Nuove avventure , personaggi interessanti e una miriade di pericoli celati dietro l'angolo arricchiranno in maniera significativa questo viaggio.
Riuscirà questo giovane a completare il suo obiettivo, scoprendo al tempo stesso i misteri che circondano questa regione?

Disclaimer
 

Questa è un'opera di fantasia, creata per passione e ispirata all'universo Pokémon. Non è affiliata, approvata o in alcun modo collegata a Nintendo, Game Freak o The Pokémon Company. Tutti i personaggi, i luoghi e gli eventi sono originali o reinventati a scopo narrativo.


 

Introduzione

 

Il mondo dei Pokémon è sempre stato descritto come un regno di meraviglie, avventure e amicizie forgiate sul campo di battaglia. Ma ogni storia, anche la più luminosa, proietta la sua ombra. Questa è una di queste storie: una narrazione di segreti dimenticati, ambizioni sepolte e un male che precede persino la nascita del tempo .

Questa è una versione di Sinnoh diversa da tutte quelle che avete visto finora: più dura, più fredda, più reale.

Tutti i personaggi, Pokémon o umani, sono creazioni originali o reinterpretazioni creative. Alcuni eventi potrebbero discostarsi dalla tradizione ufficiale del franchise per adattarsi a una storia più matura e narrativamente complessa. Se cercate la spensieratezza delle avventure classiche, potreste non trovarla qui.

Ma se siete pronti a scavare a fondo in ciò che si cela sotto la superficie... allora fatevi avanti. La verità aspetta solo di essere portata alla luce

Modificato da Lord_Kyurem
Inviato

Prologo

 

In un laboratorio non sufficientemente illuminato, il ronzio di alcuni macchinari e l'odore di sostanze chimiche ne riempiva l'aria fino a saturarla. La stanza era ampia e spaziosa, disseminata di apparecchiature elettroniche, con un soffitto alto e sterili pareti bianche che brillavano sotto una luce fluorescente proveniente dal centro della stessa.

Un gruppo di uomini vestiti con divise simili a camici da medico, ma a collo alto e lunghi fino ai piedi, si aggirava attorno ad un enorme cristallo. Maschere e copricapi protettivi occultavano i loro volti mentre ne raschiavano la superficie con strumenti dall’aria delicata. 

Il minerale stesso costituiva una meraviglia da osservare: torreggiava su quel manipolo di individui ed era di un colore simile all’ambra con qualche sfumatura di giallo, con una superficie liscia e luccicante ed un bagliore che sembrava pulsare dall’interno. I bordi taglienti e frastagliati proiettavano ombre intricate e giochi di luce che si riverberarono sul pavimento e sui muri.

Proprio sopra di esso, In una stanza attorniata da vetrate che davano una visuale completa sull'intera laboratorio , una figura dalla folta chioma e vestito con un lungo cappotto color noce osservava con vivo interesse ciò che stava avvenendo dinanzi ai suoi occhi. Accanto ad esso vi era una creatura bipede dalle sfumature viola e blu, con una criniera selvaggia e voluminosa. Un ghigno sinistro si dipinse sul volto dell’uomo mentre il suo sguardo saettava da uno scienziato all’altro, in attesa che essi svelassero gli arcani segreti che custodiva il manufatto. 

 

«Signore», chiamò qualcuno alle sue spalle. L'uomo si voltò e vide una donna dai capelli color pesca legati in una coda di cavallo. Una camicetta e una gonna bianche le avvolgevano il fisico snello e armonioso. Si sistemò gli occhiali dalla montatura lucida e riprese a parlare. «L’agente Saber ha completato con successo l’incarico assegnatoli ed ora è in attesa di nuove istruzioni» Tra le mani stringeva un oggetto dalla forma quadrangolare, rilegato in pelle rossa, probabilmente una sorta di agenda. 

 

La creatura ringhiò come infastidita, ma bastò un solo gesto dell’uomo perché essa fosse messa a tacere. 

«Eccellente, mia cara», rispose poi, tornado a fissare compiaciuto il cristallo. La sua voce era bassa ma ugualmente intimidatoria «Saber si è dimostrato una risorsa preziosa per la nostra organizzazione. Il tuo suggerimento di farlo entrare nei nostri ranghi si è rivelato più fruttuoso di quanto mi aspettassi.»

La donna tirò un sospiro di sollievo, grata per l'elogio. «Grazie, signore. Ha bisogno di altro?» 

 

Quello scosse la testa  «Non per il momento, no. Hai il mio permesso di andare.»

 

«Come desidera, signore.» disse lei facendo una specie di inchino.

 

Quando la porta si chiuse alle sue spalle, l'individuo si diresse poi verso la sua scrivania «Tutto procede secondo i piani, non sei d'accordo, Norsken?»

 

Un suono gutturale si diffuse nella stanza, quasi come se quell'essere dalla postura ingobbita lo avesse compreso. Con gli occhi dorati tipici di un famelico predatore, seguì il suo padrone mentre esso si sedeva e congiungeva le mani davanti a sé. «È sorprendente quanto sia facile manipolare gli eventi a proprio favore.» L'uomo continuò a rivolgersi a quella creatura come se fosse un vero confidente. «Tuttavia, tu ed io sappiamo bene quanto questo da solo non basti, che occorre triplicare i nostri sforzi, eppure eccomi qui, attratto come un coleottero dalla sua luce evanescente, ad un passo da ciò per cui ho lottato duramente e che garantirebbe il raggiungimento del mio obiettivo. Lo credi anche tu, vero?»

 

La creatura annuì leggermente, mantenendo un’espressione impassibile mentre ascoltava le parole del proprio padrone. 

«Sai», continuò l'uomo, «Ciclicamente il nostro mondo dà alla luce uomini deviati, mafiosi, despoti falliti, imprenditori avidi di attenzione e assassini sadici, e ogni volta che succede tutti i loro piani vengono dipinti come deplorevoli e i loro profili macchiati di infamia. E poi, immagini cosa succede dopo? Che il mondo Pokemon li schiaccia e li dimentica, autoproclamandosi la fazione dei buoni e preservando lo status quo a loro precedente.» Indicò con l'indice il suo compagno «Sai a quale mi riferisco? A quello di una società corrotta che basa ogni cosa sulla lotta e sulla supremazia del vincitore, lasciando che i vinti e coloro incapaci di tenere il passo, si crogiolino nei loro stessi fallimenti. Una terra golosa di dolore non può che partorire di tanto in tanto esseri a sua immagine e somiglianza, ma quando questi fiori troppo vistosi sbocciano» 

 

L'uomo chiuse brevemente la mano a pugno nel mentre che la creatura continuava a osservarlo. «Ci si affretta a calpestarli e sradicarli o la recita rischia di interrompersi e ci si renderebbe conto che i deviati e i pazzi non sono altro che i figli di un mondo putrido che prima li mette al mondo e poi li disprezza perché lo rappresentano fin troppo » Alzò il tono della voce. «Ciò che è accaduto di recente a Johto e Unima, così come il disastro che ha colpito questa regione non molto tempo addietro, mi hanno aperto gli occhi, facendomi comprendere ciò che la razza umana stessa rappresenta. Noi non siamo i buoni, eroi o qualsiasi altro epiteto retto e benevolo ci si voglia affibbiare. No! Non siamo nient’altro che esseri vili e ipocriti, dei parassiti che consumano e distruggono ogni cosa ci si presenti sul nostro cammino, per il semplice e puro gusto di farlo»

 

L'uomo si alzò in piedi, battendo vigorosamente entrambe le mani sul piano della scrivania. La creatura lo fissò intensamente, come se comprendesse appieno le sue parole o i pensieri che gli venivano esposti. « È questo il motivo che mi ha spinto a venire qui, poiché ho bisogno di lui, della sua vera essenza» Un sorriso sinistro gli torse le labbra in una smorfia soddisfatta «Presto cambierò il mondo affinché la storia venga riscritta e segua il giusto ordine naturale. Presto concederò all'umanità il suo meritato epilogo!»

 

La creatura spalancò le fauci, esponendo le zanne bianche ed affilate, ed emettendo un suono simile a un fiero ruggito.

 

 

 

 

***

 

 

 

Nel silenzio di un bosco, rotto solo dal frinire degli insetti e dallo sciabordio lontano dell’acqua, una figura solitaria si inginocchiava davanti ad un altarino coperto di muschio e radici, come se esso si trovasse lì da tempo immemore. 

 

Il chiarore lunare filtrava tra le fronde, illuminando appena le antiche incisioni sul pietrame. Un odore acuto di incenso e fiori secchi si diffuse nell’aria, mentre un giovane strinse la manica del suo cappotto del colore delle foglie, non per il freddo, ma per la strana sensazione che gli azzannava la pelle. 

 

Dalla tasca destra, senza emettere alcun suono o vocabolo, estrasse un piccolo oggetto—un ciondolo di pietra nera, scheggiato ai bordi, come se fosse stato strappato da qualcosa di molto più grande. 

 

Lo posò ai piedi della costruzione, poi lentamente si sollevò sulle gambe, rimanendo per qualche attimo ad osservare tacito l’oggetto che rifulgeva di una luce tutta sua.

 

«Non dimenticherò ciò che avete compiuto, né ciò che ho perduto» mormorò poi con voce ferma «Ovunque voi vi nascondiate... qualunque sia l’obiettivo su cui avete allungato le vostre grinfie... Io vi troverò... E nel momento in cui vi guarderò fisso negli occhi... saprete cos’è il terrore... In quel momento, pagherete fino all’ultimo peccato»

In quello stesso istante, il vento cominciò a spirare furioso, scuotendo gli alberi come fossero fuscelli e sferzandogli la giacca e i lunghi e spettinati capelli verdastri, cosa che lo fece ridestare da quei pensieri.

 

Era quasi come se esso avesse udito le parole del giovane e lo stesse esortando a mettersi in marcia. 

 

Un fulmine esplose sopra di lui, squarciando il cielo come una lama tagliente e illuminando a giorno la sua figura alta e longilinea, rimasta immobile e impassibile a quel susseguirsi di eventi, seguito da un profondo rombo, più intenso perfino delle stesse folate.  

 

E non appena il giovane si mosse, la pioggia cominciò a cadere pesante, quasi fossero delle lacrime, bagnando il suo viso mentre si inoltrava gradualmente nella boscaglia. 

 

 

Inviato (modificato)

Capitolo 1 - Un nuovo inizio

 

 

Sentendosi disorientato, sbatté le palpebre più volte, guardandosi intorno con circospezione e cercando di dare un senso a ciò che lo circondava. 

 

Era in una grande caverna umida, le cui pareti e il soffitto incrostato brillavano di una luce quasi eterea. Stalattiti di ghiaccio, affilate come lame, pendevano sopra la sua testa. L’aria stessa era densa, pregna di cenere e gas. 

 

Avanzò di qualche passo, rendendosi subito conto di quanto il terreno fosse scivoloso e irregolare, rendendo di fatto difficile mantenere un giusto equilibrio.  

D’improvviso, un feroce e penetrante ruggito inondò la caverna, riecheggiando sinistro da un angolo all’altro. Il giovane si bloccò, avvertendo al contempo un disarmante senso di inquietudine che cominciava ad avvolgerlo come un manto. 

 

Un’imponente figura emerse dall’ombra, sprigionando una violenta folata di vento gelido che l’assalì, tanto da penetrargli fin dentro le ossa. Ogni falcata prodotta sembrava far tremare il suolo, finché l’essere non si arrestò a pochi metri di distanza da lui. 

 

Poté osservare come si trattasse di una creatura maestosa e fiera, alta quasi quattro metri. Era bipede e cosparsa di scaglie color grigio che rilucevano sotto la luce polarizzata delle formazioni calcaree, ad eccezione del petto, della parte posteriore del collo, della coda e del lato sinistro del capo, che invece presentavano uno strato di lanugine candido come la neve. Dall’avambraccio sinistro, contrariamente all’altro, si estendeva una sorta di piumaggio bianco e sottile, quasi come a formare un’ala. Pezzi di ghiaccio simili a cristalli ricoprivano le spalle e la parte destra del capo, nonché l’arto superiore destro, quasi come se fosse una sorta di armatura. 

 

Aveva piccoli riflessi ramati nelle iridi che brillavano come fiamme, i quali lo fissavano predatori, come se quell’essere gli stesse scrutando l’anima e ad ogni suo respiro, una foschia nebbiosa veniva creata attorno ad esso. 

 

Il giovane fece poi un passo avanti, allungando la mano verso la creatura, come a voler dimostrare di non rappresentare alcun pericolo. Ma non appena le sue dita sfiorarono la sua pelle, questi spalancò le fauci irte di zanne lisce e acuminate, esplodendo poco dopo in un ruggito assordante che come il fragore di un tuono, si riverberò per l’intera grotta, scuotendone le pareti.  

 

Non fece nemmeno in tempo a ripararsi le orecchie che un’esplosione fiammante divampò verso di lui, intrappolandolo in un inferno rovente. Urla strazianti si levarono alte, quando il fuoco aveva già cominciato a lambirgli la pelle e riempirgli i polmoni di fumo. 
 

 



***

 

 

Katsumi si destò di soprassalto, sgranando gli occhi. Aveva la fronte imperlata di sudore e il cuore gli martellava furioso nel petto. Si rizzò a sedere, voltando il capo verso le finestre. Una luce anemica filtrava dalle tende, offuscando pian piano i residui di ciò che si era rivelato come un terribile incubo, mentre il garrito dei Wingull annunciava l’alba. 

 

Si guardò lentamente intorno, osservando la stanza in cui si trovava: una delle cabine più belle della SS Aqua, la nave che lo stava portando, insieme a molti altri, nel viaggio di tre giorni dalla regione di Johto a quella di Sinnoh. Ricca di storia e leggende, la regione di Sinnoh era una popolare destinazione turistica e, come tale, molte imbarcazioni vi salpavano ogni settimana. Ma la SS Aqua era la più veloce: altre imbarcazioni avrebbero impiegato quattro o addirittura cinque giorni.

 

Molte domande e dubbi affollarono la sua mente, prima fra tutte il motivo di ciò che aveva sognato e soprattutto, cosa esso stesso significasse. Sarebbe stato qualcosa da scoprire al più presto, ma ora ciò che occorreva per tentare di scacciare quei demoni era dell'acqua fresca e ristoratoratrice che scorresse sulla sua pelle. 

 

Si alzò, dirigendosi velocemente in bagno. Tra poche ore avrebbe finalmente raggiunto la regione di Sinnoh, dando inizio ad un’altra delle sue avventure.  Non poteva permettersi distrazioni né che i dubbi lo assalissero, almeno non adesso. 

 

L’acqua che scendeva calda e tagliente verso di lui aveva un potere miracoloso, quasi paradisiaco, rilassando e cingendo la sua cute come un abbraccio.  

 

Era in quei momenti che l’armatura di arroganza e impassibilità costruita negli anni si lasciava andare, abbandonandosi alle più svariate emozioni e ai ricordi delle sue esperienze precedenti, di quando era ancora un piccolo e ingenuo allenatore di Pokémon, senza alcuna esperienza in fatto di lotte e con nient’altro che una pokéball nella tasca e la figura del fratello a fargli da mentore e guida. 

 

Molte cose erano cambiate da quel giorno fatidico, da quando aveva incontrato una di quelle creature leggendarie che, erroneamente credeva appartenessero solo al mito. Molti credevano che fosse stato solo incredibilmente fortunato, altri che fosse solo un ciarlatano, e altri ancora che fosse tutto frutto di un miraggio.

 

"Sono tutte stronzate" Sapeva bene che confutare queste insinuazioni sarebbe stato arduo, eppure, avrebbe investito ogni grammo delle sue energie pur di riuscirci.

 

Fin ad ora aveva avuto modo di incrociare il proprio cammino con molte specie di Pokémon, alcune perfino sconosciute ai suoi occhi, e altre di cui si narrava unicamente nel folklore e nelle tradizioni popolari, sventato ben due piani che prevedevano il controllo totale o la distruzione e sconfitto colui da tutti ritenuto come il più grande campione della regione di Johto. E tutto questo, nonostante non fossero passati troppi mesi da che aveva cominciato il suo vagare.

 

"Ora sto per dirigermi a Sinnoh e sento che questa regione potrebbe sorprendermi più di quanto abbia fatto Johto. Non vedo l'ora di mettermi alla prova anche qui"  Si lasciò sfuggire un sorriso sarcastico, ripensando a ogni dettaglio, a quante cose potesse provare sotto un semplice e banale getto.

 

Quando ebbe finito, chiuse il rubinetto e uscì dal box, afferrando un asciugamano azzurro e saggiandone la vellutata consistenza, cominciò ad asciugarsi.  

 

Si avvicinò allo specchio tentando di controllare che non vi fossero segni di ciò che la notte aveva avuto modo di riservargli: un ragazzo di sedici anni, dal fisico slanciato e aitante e dalla con folti capelli color ebano perennemente spettinati, striati da qualche ciocca cremisi, ricambiò il suo sguardo. I suoi occhi color ghiaccio sembravano più opachi del solito, probabilmente ricorsi alla caverna gelata e al suo occupante.

 

"Perché diavolo ho sognato di essere tornato alla Caverna? E perché proprio lui, tra tutti, avrebbe dovuto farmi del male?" Scosse la testa. Non era certo il momento giusto per ripensarci. Anzi,  quello che avrebbe dovuto fare prima di ogni cosa, sarebbe stato contattare il professor Elm e ragguagliarlo sulle ultime disposizioni prese. 

 

Un odore salmastro si diffuse come una nuvola nella stanza, punzecchiando le sue narici una volta uscito dal bagno. Era il segno inequivocabile di come di lì a poco sarebbe giunto a destinazione.  

 

Si rivestì, decidendo di optare per una semplice t-shirt bianca, un giubbotto nero in stile aviatore le cui maniche terminanti in due polsini dorati, erano solcate da bande rosse, analogamente ai bordi esterni dello stesso, riprendendo in qualche modo lo stile della propria capigliatura, il colletto invece, d’un soffice bianco, ricordava vagamente il piumaggio presente sul capo dei Rufflet o della loro evoluzione Braviary, entrambi volatili nativi di Unima. Dei guanti bianchi a mezze dita, una cintura bianca con fibbia dorata che custodiva sei pokéball, jeans scuri a cui aveva legato una bandana rosso fuoco sull’anca sinistra, infilati in calzari color amaranto simili a degli stivaletti completavano il look. 

 

Dopodiché, si diresse verso il terminale situato in fondo alla camera, un apparecchio molto sofisticato in grado di comunicare con chiunque avesse a disposizione un dispositivo elettronico in grado di interfacciarsi con esso e che consentiva una varietà di azioni, come gli scambi o i trasferimenti di Pokémon. 

 

«Pronto? Ehilà, Katsumi.» Una voce calda invase la stanza. Era una voce che poteva essere descritta come capace di trasmettere sicurezza e serenità e che apparteneva a un uomo di non più di trentacinque anni provvisto di paio di occhiali spessi, capelli castani corti e un camice da laboratorio bianco.

 

«Professor Elm...» Katsumi lo salutò di rimando, sempre con quel velo di impassibilità.  

 

«Allora, com'è andato il viaggio? Sei già arrivato a Sinnoh?» 

 

«Non posso lamentarmene», replicò Katsumi ironicamente. «E no, non sono ancora approdato»

 

«Allora, se mi hai chiamato così presto, posso solo supporre che tu abbia preso una decisione riguardo al tuo viaggio.» Il professore si tolse gli occhiali, iniziando a pulire le lenti con un fazzoletto di cotone. «Dimmi, ho ragione?»

 

«Perspicace come sempre...», ribatté Katsumi. «Beh, sì. Vorrei rivivere l'emozione di chi inizia il suo viaggio per la prima volta, di chi aspira a raggiungere la vetta pur essendo un allenatore come tutti gli altri.» 

 

«Ma tu non sei un allenatore come tutti gli altri.» Elm si rimise a posto gli occhiali, fissando Katsumi con i suoi occhi chiari. «Sei il campione della Lega di Johto League e sei arrivato in semifinale alla Conferenza Vertress, e per giunta dopo esserti diplomato con successo all'accademia Pitaya di Boreduopoli. Quindi, hai dalla tua un bagaglio esperienziale non indifferente»

 

Katsumi sorrise. «In teoria avrebbe ragione. Ma dove sarebbe il divertimento e, cosa più importante, che tipo di campione sarei se non mi cimentassi in nuove sfide di tanto in tanto e non mi spingessi oltre la mia zona di comfort? Sono sempre alla costante ricerca di stimoli e nuove esperienze, e non sarebbe giusto partecipare al campionato di Sinnoh con una squadra che ha tenuto testa perfino a Lugia e Ho-Oh. Quindi sì, professore, se voglio provare di nuovo quell'irresistibile salto nell'ignoto, ... l'unica decisione è lasciare i miei attuali Pokémon alle cure di qualcuno su cui posso contare completamente, e penso che lei possa fare al caso mio.»

 

Il professore annuì pensieroso. «Sarebbe un onore per me prendermi cura dei tuoi amici. Comunque, capisco perfettamente il tuo stato d'animo. È lodevole che tu sia disposto a mettere alla prova i tuoi limiti ed esplorare nuovi orizzonti. Sei sicuramente un ragazzo davvero unico, Ryudo Katsumi.»

 

«Nemmeno lei è poi tanto male», rispose Katsumi.

 

«Ovviamente!» disse orgoglioso il professor Elm gonfiandosi il petto «Dopotutto, stai parlando con uno dei massimi esperti di Pokémon, vincitore di innumerevoli premi conferiti dalla comunità scientifica internazionale, scopritore dei metodi di accoppiamento e riproduzione di queste fantastiche creature, come l'affascinante scoperta che siano ovipare…» 

 

Katsumi roteò gli occhi con fare quasi annoiato mentre lo udiva decantare tutte le sue geniali scoperte e invenzioni. 

 

«… nonché un allievo prediletto del brillante professor Samuel Oak, che, tra l'altro, non hai ancora avuto l'opportunità e il piacere di conoscere»

 

Katsumi sollevò un sopracciglio. «Non credevo che anche i professori avessero delle groupie. C'è sempre qualcosa di nuovo da imparare.»

 

«Sì... beh... cioè...» Elm si grattò la testa, imbarazzato. «Immagino che quando sei un brillante esperto di Pokémon e anche il creatore del Pokédex, questo sia praticamente scontato. Ma bando alle ciance.» Tornò quasi serio. «Ti senti pronto a salutare i tuoi compagni?»

 

Katsumi annuì, slacciando dalla cintura le sei pokéball contenenti coloro che erano stati la sua famiglia, i suoi compagni ed amici più fidati durante il suo soggiorno nella regione di Johto, facendoli uscire per un’ultima e tenera rimpatriata:

 

 

- Feraligatr, una massiccia creatura bipede dall'aspetto rettiloide, con scaglie color acquamarina, potenti fauci irte di zanne affilate come rasoi e una bizzarra cresta scarlatta.

 

Gli era stata affidata dal Professor Elm al suo arrivo nella regione di Johto e, sebbene molti allenatori l'avessero abbandonata perché considerata troppo debole e timida, Katsumi non parve dello stesso parere. Al contrario, con tanta pazienza e buona volontà, era riuscito a liberare il suo pieno e autentico potenziale, trasformandola in una guerriera veloce e furiosa come una tempesta.

 

- Ursaring, un urside che sembrava ancor più imponente mentre si sollevava sulle zampe posteriori e assumeva una posizione eretta. I suoi artigli poteva squarciare l'acciaio e il suo temperamento piuttosto aggressivo nei confronti di coloro non ritenuti degni della sua fiducia.

 

Katsumi aveva trovato un Teddiursa ferito lungo la strada per il Monte Argento e, dopo averlo curato, il Pokémon stesso aveva espresso il desiderio di viaggiare con lui. Si era evoluto poi durante una delle prime lotte della Conferenza Argento, e Katsumi stesso aveva avuto non poche difficoltà a tenere sotto controllo la sua nuova indole focosa.

 

- Houndoom, un canide provvisto di una peluria color cenere e maestose corna sulla sommità della testa. Legato nella parte centrale della coda portava un braccialetto, al centro del quale era incastonato uno strano minerale che rifulgeva dei colori dell'arcobaleno. Leale e affidabile, astuto e intelligente, e capace di scatenare un potere ancora più devastante grazie al profondo legame che condivideva con il suo allenatore. 

 

Katsumi lo aveva incontrato quando era ancora un Houndour, proprio mentre dava la caccia ad alcuni membri del Team Rocket, alleandosi poi con l'allenatore poiché essi avevano ferito il suo branco. Dopo quell'incidente, la forte intesa creatasi spinse il Pokémon a farsi avanti, esprimendo la volontà di viaggiare assieme al ragazzo per la regione di Johto per porre fine una volta per tutte alla minaccia del Team Rocket e del Team Cipher. 

 

- Ampharos, dall'aspetto così bizzarro e pacifico rispetto agli altri. Similmente al suo compagno di squadra, anche lui portava con sé quella strana pietra, sebbene a differenza di Houndoom, essa fosse incastonata in un collare presente sul suo collo. 

 

Era nato da un uovo che un uomo di nome Primo aveva donato a Katsumi, e da allora in poi era stata una festa continua per il piccolo Pokémon Lana. Grazie a lui, l'allenatore di Unima aveva sconfitto la Palestra di Violapoli e il suo Capopalestra, Valerio, senza alcuna difficoltà.

 

Col tempo, il legame tra i due era diventato qualcosa di strabiliante, tanto che Ampharos, proprio come Houndoom, era in grado di scatenare un'energia misteriosa e di cambiare forma temporaneamente durante gli scontri più ostici.

 

- Espeon, un essere dall'aspetto felino, color orchidea e dotato di notevoli poteri psichici. Innumerevoli volte aveva dimostrato la sua incrollabile lealtà e abilità, rendendola uno dei membri indispensabili della squadra. 

 

Originariamente un Eevee che Katsumi aveva liberato in uno dei covi del Team Rocket, e che probabilmente a causa di quell'evento, si era dimostrata piuttosto diffidente nei confronti degli umani, non lasciandosi avvicinare nemmeno da colui che l'aveva salvata; anzi, nel momento in cui il ragazzo gli aveva porto la mano, fuggì via senza lasciare alcuna traccia. 

 

Tuttavia, all'insaputa di Katsumi stesso, Eevee non era scomparsa per sempre. Al contrario, aveva seguito silenziosamente ogni mossa di quest'ultimo, coso che le aveva permessi di accertarsi quanto Katsumi fosse un umano gentile e rispettoso verso i Pokémon stessi.

 

E nel momento esatto in cui rischiava di ricevere un violento attacco da parte di un Pokémon del Team Cipher, si era precipitata in suo aiuto, evolvendosi nel Pokémon di tipo Psico nel tentativo di difenderlo.

 

Da allora sono diventati quasi inseparabili, tanto che il Pokémon stesso farebbe qualsiasi cosa per proteggere il suo allenatore.

- Dragonite, uno degli esseri più potenti a disposizione dell'allenatore. Una creatura bipede dall'aspetto draconico, evolutosi da un Dratini che il ragazzo aveva ricevuto come premio da un anziano di Ebanopoli dopo aver vinto una sfida contro i domatori di draghi nella Tana del Drago. Dopo la sua evoluzione, Katsumi aveva deciso di sfidare il Dragonite di Lance in un incontro amichevole, perdendo, tuttavia, rovinosamente.

 

Tuttavia, né lui né Katsumi avevano intenzione di gettare la spugna e, dopo un intenso allenamento, si era vendicato durante la sfida contro Lance stesso, sconfiggendo finalmente il rivale e ottenendo una schiacciante vittoria. 

 

Lui, insieme a Houndoom, Feraligatr ed Espeon, era riuscito a fronteggiare e tener testa alle portentose creature leggendarie menzionate nei testi antichi.

 

 

Erano tutti lì, in posa fieri e decisi mentre osservavano soddisfatti il proprio allenatore e supportandolo in qualunque scelta avesse fatto. 

 

Quest’ultimo si avvicinò, unendosi a loro in un caldo ed amorevole abbraccio, con Houndoom che non smetteva di leccargli il viso.

 

«Non fatemi stare in pensiero  », disse Katsumi, stringendoli ancora più forte, «e soprattutto non esasperare troppo il professore. È un tipo in gamba, anche se a prima vista non sembra.» Sentì una lacrima rigargli il viso e subito la asciugò con il palmo della mano, nel timore che i suoi amici potessero scorgere qualche segno di vacillamento in lui e si preoccupassero, qualcosa che lui avrebbe voluto assolutamente evitare.

 

 

Non era un addio, ma solo un arrivederci. Lo sapeva lui e soprattutto lo sapevano loro, che prima o poi sarebbe ritornato.

 

 

«Non preoccuparti.» La voce del Professore riportò Katsumi alla realtà. «Ti prometto che mi prenderò cura di ognuno di loro. Hai la mia parola.»

 

«Sarà meglio» gli rispose in tono deciso.

 

«Allora...» riprese Elm, schiarendosi la gola, «conoscendoti, posso affermare con assoluta certezza che la tua prossima tappa sarà il laboratorio del mio illustre collega ed esperto di evoluzione, il professor Rowan, a Sabbiafine.»

 

«Esattamente»

 

«E come da tua consuetudine, vorrai scegliere come primo Pokémon uno dei tre starter caratteristici della regione.»

 

«Ancora una volta le sue conclusioni si sono dimostrate pienamente corrette», confermò Katsumi.

 

«Bene», ribatté Elm, «cercherò di avvisarlo quanto prima del tuo arrivo.»

 

«La ringrazio professore» Katsumi accennò un debole sorriso.

 

«Ma figurati, ragazzo mio», Elm, si sistemò la montatura degli occhiali. «È un onore supportare allenatori così talentuosi e promettenti come te. Ma ora sarebbe meglio passare a cose che sicuramente troverai molto più interessanti. Prima di recarti al laboratorio di Rowan, ti consiglierei di fare tappa a Riva Verità, uno specchio d’acqua circondato da un’ampia foresta lungo il percorso 201, a circa 500 metri ad est di Sabbiafine e ove si racconta che vi dimori una creatura formidabile e dai grandi poteri, che nessun essere umano è mai riuscito a scorgere»

 

«Nessun essere umano, lei dice?» chiese Katsumi quasi incredulo di fronte a una simile affermazione. «E allora queste storie da dove crede che provengano?» 

 

«Beh... come si suol dire, ogni leggenda nasconde sempre un fondo di verità, e chi meglio di te potrebbe comprendere una tale massima?», disse Elm quasi tra sé e sé, sorridendo poco dopo. «Ma... sai cosa, questo al momento è qualcosa di cui non dovresti occuparti, anzi, sono sicuro che durante il tuo cammino avrai modo di scoprire ciò che cela l’affascinante e splendida regione di Sinnoh. Ma per ora sappi solo che recarsi nel luogo conosciuto come Riva Verità è considerato come buon auspicio per qualsiasi allenatore decida di intraprendere questa meravigliosa avventura. Quindi, perché non cogliere tale occasione?»

 

«D'accordo», rispose Katsumi. «Seguirò il suo consiglio.»

 

«E mi raccomando, comportarti bene ed evita di metterti nei guai come tuo solito», lo ammonì il professore. 

 

«Va bene, 'mamma'», mormorò Katsumi.

 

«Inoltre», aggiunse Elm, indicando il vistoso ornamento color carbone che Katsumi indossava al polso, una specie di braccialetto circolare con incastonato al centro un piccolo cristallo sfaccettato che brillava debolmente. «Penso proprio che dovresti tenere quel cerchio. Mi sono giunte voci riguardanti lo stesso particolare fenomeno anche nella regione di Sinnoh e pare addirittura che sia uno strumento popolare tra allenatori di alto livello»

 

Katsumi lanciò un'occhiata al braccialetto, sfiorandone la superficie liscia con le dita, e nello stesso istante l'immagine di un uomo alto, avvolto in un mantello logoro, con una voce calma ma indecifrabile, affiorò nella sua mente, aleggiando come un vecchio sogno.

 

Non aveva la benché minima idea di chi fosse quell'uomo, sapeva solo che lo aveva incontrato durante il suo soggiorno a Johto, appena fuori dalle rovine della Torre Bruciata di Amarantopoli.

 

E ancor più strane furono le parole che l'uomo gli rivolse non appena gli ebbe fatto dono dello strano oggetto, tanto che gli rimasero impresse più di un segno indelebile. 'Anche i legami si evolvono. A volte si rafforzano. A volte causano rovina. Questo anello non conferisce potere, lo rivela. E non tutti coloro che lo indossano sono pronti per il cammino che li attende. La domanda è: quando arriverà il momento, sarai in grado di essere all'altezza di ciò che hai costruito e di ciò che vi troverai alla fine? '

 

«Buono a sapersi», rispose il ragazzo, continuando a osservare l'oggetto. Ricordava tutte le volte in cui lo aveva usato, soprattutto negli scontri più ardui di Johto. Tuttavia, era abbastanza sicuro che Sinnoh non sarebbe stata da meno.

 

«C'è dell'altro?» chiese infine, alzando poi la testa verso lo schermo.

 

«In realtà c’era qualcosa che volevo chiederti... » Il professore squadrò attentamente il ragazzo con un’espressione tra il contrito e l’afflitto «Perché non hai contattato la Professoressa Aralia per porgerle un semplice saluto o aggiornarla sui tuoi progressi. Ero convinto che visti i vostri particolari trascorsi, tu ci tenessi a lei»

 

Katsumi sospirò, incrociando le braccia al petto e guardandolo con un misto di indifferenza e sfida. «E perché mai dovrei fare una cosa del genere? Quel che faccio è solo affar mio e né a lei e nessun altro dovrebbe importare»

 

L'espressione dell'uomo sembrò addolcirsi. «Ragazzo mio... conosco la tua scontrosità, quel muro che hai eretto attorno a te deriva dal dolore, da ciò che hai vissuto sulla tua pelle e da ciò a cui hai assistito. Lo so bene. E so anche che la Professoressa Aurea fa parte di un passato che preferiresti dimenticare, ma con cui non sei riuscito ancora a chiudere i conti»

 

A quelle parole, Katsumi irrigidì le spalle, conficcandosi le unghie nel palmo. E il Professor Elm inspirò lentamente. «La prima volta che sei entrato nel mio laboratorio, ho capito subito che c'era una ragione dietro il tuo temperamento scontroso, che dietro i tuoi occhi azzurri si nascondesse una vera e propria tormenta. È stata Aralia in persona a rivelarmi tutto ciò che avevi passato. E sai cosa ne ho dedotto?»

 

Il tono dell’uomo si fece più fermo, cosa che non sfuggì al ragazzo, sebbene non vi fosse alcuna traccia di rimprovero... quanto, piuttosto, una nota di supplica?

 

« Che lei ti vuole bene sul serio. E ne sono certo, te ne vuole ancora. Ha puntato su di te oltre ogni limite. Ha intuito il tuo potenziale quando persino tu brancolavi nel buio. Ti ha preso sotto la sua ala, guidandoti mentre il resto del mondo spariva. Anche quando tuo fratello ti ha lasciato per i suoi sogni... lei non si è mossa. È rimasta al tuo fianco mentre gli altri dubitavano.»

 

«Oh, quindi ora le devo la vita?» ribatté Katsumi in tono sarcastico. «È questo che sta dicendo? Solo perché mi ha mostrato un po' di gentilezza non significa che dovrei esserle eternamente grato.»

 

Elm scosse il capo. «Non si tratta di doverle qualcosa. Si tratta di mostrarle rispetto, gratitudine e riconoscimento per l'influenza che ha avuto su di te e sul tuo percorso finora, niente di più. Aurelia crede fermamente in te e nella realizzazione del tuo sogno. Ha investito tempo ed energie in te, non per il suo bene, ma per il tuo. Non merita di essere ripagata in questo modo.»

 

«E se non volessi essere definito dalle sue aspettative?» chiese Katsumi. «E se volessi forgiare la mia strada in maniera autonoma, mettermi alla prova alle mie condizioni?»

 

Elm sorrise, appoggiandosi allo schienale della sedia. «Ah, ragazzo mio, ma è proprio qui che sta il bello. La professoressa Aralia non ha mai voluto definirti o trattenerti, voleva solo darti gli strumenti e la conoscenza necessaria per sbloccare il tuo potenziale sopito. Chiamarla dopo tutto questo tempo non significa inchinarsi alle sue aspettative o tornare con la coda tra le gambe, significa onorare la relazione che per lungo vi ha uniti e riconoscere adeguatamente l’impatto che ha avuto sul tuo viaggio» Emise un profondo sospiro. «Ma capisco che la tua immensa testardaggine potrebbe impedirti di riconoscere la cosa, quindi mi asterrò dall’indugiare oltre. Non mi resta che augurarti buona fortuna e che tu possa compiere scelte in maniera pienamente consapevole e razionale» concluse prima di congedarsi e chiudere definitivamente la chiamata.

 

« Va********» pensò il ragazzo mentre si dirigeva verso l'esterno. Forse respirare un po' d'aria fresca lo avrebbe calmato.

 

 

 

 

***

 

 

Affacciato alla balaustra della nave, Katsumi osservava le onde che si infrangevano contro lo scafo per riformarsi un attimo dopo, uguali e diverse. Non sapeva cosa vi stesse cercando: qualche roccia affogata nell’oceano, qualche vecchio ricordo che ora riaffiorava o soltanto il proprio riflesso. 

 

Un enorme Wailord emerse sbuffando dalla sua superficie, seguito da una coppia di Goldeen che saltavano tra gli spruzzi. La brezza fresca gli scompigliò la folta chioma, trasportando il debole aroma di fiori e frutti tipici della regione, mentre piccole isole si ergevano in lontananza come gemme di smeraldo dall'acqua cristallina, immerse nel tenue bagliore arancione del sole al tramonto.

 

Finora il viaggio sembrava piuttosto tranquillo, senza contare la discussione avuta con Elm o quella specie di incubo, di cui ignorava il significato recondito. Nessuno sembrava capire come egli stesso si sentisse ed era convinto che nessuno lo avrebbe fatto mai.

 

Solo con i Pokémon le cose cambiavano. Loro non avevano bisogno di parole, non esigevano nulla che lui non potesse offrire. Sapevano d’istinto quando stargli vicino e quando rispettare la sua solitudine. Era un’intesa muta, una connessione che affondava le radici in qualcosa di più viscerale dell’istinto e più ancestrale del linguaggio.

 

 

«Splendida vista, non sei d'accordo?» 

 

Una voce alle sue spalle lo riscosse. Katsumi tuttavia non rispose, continuando ad ammirare la regione che man mano si faceva sempre meno distante, mentre qualcuno lo affiancava. 

 

«Fammi indovinare»  continuò quel misterioso individuo «Sei uno di quei tipi taciturni e dal carattere schivo» 

 

Katsumi si voltò alla sua destra, notando un ragazzo che ad occhio e croce sembrava avere la sua età, piuttosto magro e dalla folta zazzera di capelli argentati. Jeans neri e strappati avvolgevano delle gambe esili e sneakers color beige ai piedi, una maglietta grigia e una giacca stile college color verde a righe bianche fasciavano invece il busto. 

 

«E se anche fosse?» Katsumi gli rivolse un’occhiata torva «Non sono un tipo che ama la compagnia, quindi, perché non ti togli dai piedi, amico?»  

 

Il ragazzo alzò entrambe le mani, mostrando i palmi aperti «E a quanto vedo, anche piuttosto scontroso» Un ghigno serpeggiò sul suo volto «Comunque, nonostante tu ti sia imbarcato da Johto non hai la faccia di uno che viene da quelle parti né da altre regioni come Sinnoh, Kanto o Hoenn. Immagino che tu venga da ancora più lontano, dico bene?» 

 

«La cosa ti crea qualche problema?» rispose lui sollevando un sopracciglio.

 

Il ragazzo ridacchiò come se fosse indifferente alle sue maniere brusche «E non dimentichiamoci arrogante, ma no, la cosa non mi disturba affatto. Ero semplicemente curioso. Allora, da dove vieni esattamente? O hai intenzione di continuare a fare il misterioso» 

 

Katsumi faticava a nascondere il fastidio, lo sguardo ormai ridotto a due fessure cupe. «Unima», rispose bruscamente, lanciandogli quell'unica parola come un osso, nella speranza che bastasse a farlo andare via.

 

«Allora avevo ragione», disse il ragazzo con un mezzo sorriso. «Sei parecchio lontano da casa.»

 

Missione fallita. 

 

Guardandolo di sbieco, Katsumi pensò che se la sua irritazione avesse avuto il potere di incenerire qualcuno con un’occhiata, quel tipo così fastidiosamente pedante sarebbe morto già da un pezzo.

 

«Sì, proprio come immaginavo», continuò il ragazzo. «Non sei esattamente un tipo di molte parole. Ma immagino che chiunque darebbe i numeri se uno sconosciuto spuntasse dal nulla e iniziasse a blaterare a vanvera.» Gli tese la mano, con un sorriso sghembo che gli increspava gli angoli della bocca. «A proposito, mi chiamo Tyler. Mi è sembrato il minimo presentarmi, prima che tu iniziassi a pianificare come buttarmi fuori bordo.»

 

Katsumi non si mosse. Non capiva cosa volesse quel tizio, né dove volesse andare a parare, ma di una cosa era assolutamente certo: se avesse continuato a dargli sui nervi, niente gli avrebbe impedito di stampare un bel livido su quella faccia insolente.

 

Tyler esitò un attimo, poi ritirò la mano e si grattò il retro del collo con un'alzata di spalle. «D’accordo. Non sei il tipo da convenevoli. Capito il concetto.» Nonostante tutto, il suo sorriso non accennava a spegnersi. «Ma guarda là... non lo trovi spettacolare?» aggiunse, indicando la distesa che iniziava a svelarsi davanti ai loro occhi:

 

Alte scogliere di roccia granitica che si gettavano a precipizio nelle onde spumeggianti, punteggiate dalla vegetazione lussureggiante e ricche di alberi, le cui fronde smilze erano cariche di fogliame e che danzavano nella stessa e melodiosa brezza. Un raggio di sole particolarmente iridescente permise di intravedere all’orizzonte la sagoma di una maestosa montagna che si innalzava sopra la foresta, la cui cima che sembrava quasi toccare il cielo, era ricoperta interamente di neve. 

 

Katsumi annuì, tornando a scrutare avanti a sé «Si, è stupenda»

 

«Sì, Sinnoh ha un fascino unico, quasi ancestrale», affermò Tyler. «Posti come questo ti fanno sentire piccolo... come se là fuori ci fosse un mondo intero che aspetta solo di essere scoperto.» Fece una pausa, lasciando che il vento gli scompigliasse i capelli. «Ma per me, la vera attrazione di questo viaggio non è la vista.» Socchiuse gli occhi, stringendo il pugno con una convinzione silenziosa. «È l'occasione per scovare e catturare Pokèmon potenti e temibili, una forza tale da non conoscere rivali. Voglio una squadra che sia un muro indistruttibile. Non mi fermerò finché non sarò il migliore in assoluto.»

 

«Pokémon potenti e temibili...» ripeté Katsumi tra sé e sé, come se quelle parole gli avessero appena evocato un ricordo. Pokémon forti, Pokémon deboli. Questa è solo la percezione egoistica delle persone...

Poteva quasi sentire la voce calma e risoluta di Karen.

 

Katsumi piantò lo sguardo in quello di Tyler. «Dunque è solo questo?» chiese con un filo di voce. «È tutto qui quello che ti interessa?»

 

Tyler fece spallucce. «Sì», rispose con estrema naturalezza. «È tutto ciò che conta.»

 

Katsumi lo fissò, gelido, quasi a volerlo immobilizzare sul posto. «Solo un dilettante o un presuntuoso parlerebbe così, riducendo ogni cosa alla forza bruta. I veri allenatori vincono con i Pokémon che amano, a prescindere da quanto siano 'temibili'. Se non capisci che la chiave è il legame tra voi, allora non hai capito niente.»

 

«Quindi, fammi capire», ribatté Tyler, incrociando le braccia. «Stai dicendo che è solo il legame a vincere gli scontri? Che un Pokémon debole può batterne uno forte solo perché l'allenatore gli vuole bene? È questo che intendi? Che la natura non conta nulla rispetto all'intesa?»

 

Katsumi annuì. «Esatto. Il valore di un Pokémon non si misura solo con la forza bruta; ognuno possiede abilità e punti di forza unici che solo l'allenamento può far fiorire. Non si tratta di etichettarli come forti o deboli, ma di costruire un legame così profondo da aiutarli a superare i propri limiti. Un vero allenatore lo sa: con dedizione e rispetto si ottiene l’impossibile. È la fiducia, la sinergia tra uomo e Pokémon a sprigionare il vero potere, quello che decide le sorti anche dello scontro più disperato. Tuttavia...» Lo guardò con un misto di compassione e distacco. «Scommetto che uno come te farebbe fatica a dare un senso alle mie parole.»

 

Tyler scosse la testa con un mezzo sorriso amaro. «Bello come discorso. Ma onestamente? Mi sembra solo quello che dicono le persone quando restano a secco di potenza. Una bella scusa per giustificare una sconfitta.»

 

«O forse, Tyler, alla gente non frega niente di quello che pensano i tipi come te», concluse Katsumi con un’impassibilità che non ammetteva repliche.

 

I loro mondi non avrebbero mai potuto trovarsi, ma in fondo quel tizio non gli sembrava feccia. Non era come gli altri. Non come quelli.

 

In quel momento, la tasca destra dei pantaloni di Tyler vibrò con insistenza. Estrasse l'apparecchio con la stessa rapidità con cui si lancia una Pokéball, ma Katsumi notò una smorfia di fastidio increspargli il volto non appena lo sguardo cadde sullo schermo. «Pare che le nostre strade debbano dividersi qui», disse Tyler, alzando gli occhi. «Ma se dovessero incrociarsi di nuovo, vedremo quale dei nostri approcci avrà la meglio» Lo congedò con un cenno della mano e, senza aggiungere altro, svanì tra la folla accorsa per ammirare l'imponente profilo di Sinnoh che ormai dominava l'orizzonte.

 

«Io non ci scommetterei», commentò Katsumi con voce piatta. Tornò a fissare il mare, cancellando la presenza del ragazzo come se non fosse mai esistita.

 

Sapeva fin troppo bene che coloro che abbracciavano tale filosofia erano certamente i più pericolosi, poiché sfruttavano i pokemon per i loro fini, abbandonandoli quando non appagavano le proprie aspettative o nel momento in cui erano ormai divenuti inservibili al loro scopo originale. Nessuno poteva saperlo meglio di lui, visti i temibili orrori che celava il suo passato. 

 

"L’ennesima conferma che degli umani non ci si può fidare," si disse Katsumi. "È nella loro natura deludere. Mentono per abitudine, sfruttano per egoismo e ti abbandonano al tuo destino nel momento esatto in cui la tua presenza diventa un peso."

 

L'aveva imparato fin da bambino e non gli servivano altre lezioni a confermarlo: la fiducia era un lusso che non poteva più permettersi. Eppure... i professori erano diversi. Loro non inseguivano la fama o il denaro; davano tutto per comprendere i Pokémon, per proteggerli. Quella dedizione era merce rara. In un mondo dove troppi vedevano le creature come meri strumenti o trofei, quel sacrificio bastava a guadagnarsi il suo rispetto. Forse persino la sua ammirazione, anche se non l'avrebbe mai ammesso, nemmeno a se stesso.

 

Strinse il pugno così forte da farsi sbiancare le nocche, mentre una marea di ricordi lontani lo travolgeva "Questa gente non capirà mai la gravità delle proprie azioni" pensò con amaro disprezzo "Sono prigionieri di schemi assurdi, condannati a ripetere gli stessi errori all'infinito. Non starò inerte ad osservare mentre ciò che è accaduto ad Unima si ripeta, no mai! Mi rifiuto di assistere nuovamente ad una simile devastazione"

Modificato da Lord_Kyurem

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