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GameGate01

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Tutti i messaggi di GameGate01

  1. Si fa così, ma non è mai col gioco completo
  2. Non sai come funziona? Le prove non si fanno mai su build definitive per evitare che possano trapelare segreti commerciali. Inoltre, le copie di recensione sono digitali
  3. L'hai detto tu, non si capisce nulla
  4. Molte erano intuibili, alcune già note, ma bene PS: Cydonia è passato a Eurogamer? Era ovvio, è presto per il gioco completo
  5. Può essere un semplice evento legato ad Halloween, ad esempio in GO Da un po’ a dirla tutta, ma la prima è stata Nintendo
  6. Se avete risvegliato i vostri Persona, fate attenzione a come si evocano

     

    Alcuni Tag: @evilespeon, @Alemat, @Leio99, @Riolu007, @ShadowBlue, @Mr.Sparkling, @TheMirko96, @TheMudkipGirl95

    1. evilespeon

      evilespeon

      ah ah aiuto sto ridendo malissimo XD

      Comunque l'evocazione con lo sparo la ho semrpe trovata cool u.u 

    2. GameGate01

      GameGate01

      Esilarante 

      In effetti è cool, anche perché coerente con la tematica

      @evilespeon

    3. evilespeon

      evilespeon

      si fa ridere troppo 

      Si esatto ci sta col tema e poi è interessante come scelta e fa un effetto proprio cool

  7. Sappi che Koraidon è necessario
  8. Quanti di gen 9 ti mancano?
  9. Il mercato videoludico si sta digitalizzando? Con l’avvento del mercato indie anche su console, gli store digitali si sono riempiti di decine e decine di titoli, alcuni meno interessanti ed altri dal fortissimo appeal. Ecco quindi che gli store digitali passano da una mera alternativa alle edizioni fisiche a un buon punto di riferimento per i consumatori, con giochi spesso innovativi e meno costosi delle produzioni più grandi. Tutt’oggi ci sono tanti, tantissimi titoli indie che meritano l’attenzione del pubblico, anche più di molti AAA. Ma come hanno modificato il mercato? Come forse avrete già capito, il loro merito è stato certamente quello di aver portato l’attenzione al mercato digitale, proponendo per l’appunto acquisti privi di un’alternativa copie fisica. Tuttavia, in alcuni casi è stata pubblicata un’edizione retail a posteriori, e ormai questa è diventata quasi la norma. Ancora oggi molti giocatori preferiscono cartucce o dischi al download, perché si possono riportare in negozio, mentre un acquisto digitale è irreversibile. Quindi, è ancora un po’ difficile da decretare se abbiamo cambiato ciò che riguarda la vendita di videogiochi, dato che, per quanto ridotto, la compravendita di titoli retail è ancora piuttosto ampia. Inoltre, per produzioni AAA la sola edizione digitale è difficilmente un’opzione, se non per giochi minori o online free to play, come Apex Legends o Yu-Gi-Oh! Master Duel. Se c’è però qualcosa che più concretamente gli indie sono riusciti a fare è stato proporre qualcosa di alternativo, spesso apportando innovazioni significative e riportando in auge l’estetica retro dei pixel a 8 o 16 bit, che con gli AAA si era persa. Pensiamo ad esempio ad Undertale di Toby Fox, così come al suo seguito Deltarune: entrambi hanno uno stile artistico in pixel art ed un innovativo sistema di trattazione coi mostri, chiaramente in parte mutuato da Shin Megami Tensei di Atlus, con interessanti ripercussioni sulla storia. Oppure Crosscode, uno stupendo ibrido tra gioco di ruolo e Zelda-like (sono action-adventures che si rifanno agli Zelda 2D), ma il salsa sci-fi e con molte modifiche che derivano dal contesto. Per esempio, la protagonista usa delle sfere che può usare sia come armi da mischia che da lancio, con molti enigmi per cui sono fondamentali. Sperimentazioni del genere nei titoli tripla A sono più uniche che rare. Passiamo ora al piatto forte del discorso, il cloud gaming. Con questo nome si intende un servizio che permette di giocare ai videogiochi in cloud, solitamente in streaming, trasmettendoli al proprio dispositivo. A volte è chiamato anche gaming on demand, per via del funzionamento simile ai servizi di video on demand. Al momento abbiamo conosciuto vari servizi di cloud gaming, come Project xCloud di Microsoft, GeForce Now di Nvidia, Google Stadia e Amazon Luna, ma, nonostante gli ottimi propositi, si è creata attorno a loro un’atmosfera di sfiducia, specialmente nei tempi recenti. Coma mai? Partiamo dal principio: l’idea di traslare i videogiochi in streaming è veramente buona, andando a cancellare i tempi di attesa dei download, ma necessita ovviamente di una connessione buona e stabile. Poiché non tutti riescono ad averne una a disposizione, lo streaming videoludico viene visto con scetticismo perché percepito come prematuro. Come prova di ciò, viene spesso citata la volta in cui Google annunciò che Stadia non avrebbe funzionato con i dati mobili ma solo tramite ADSL, nonostante in precedenza avesse fatto intendere il contrario. Per come la vedo io, la verità sta nel mezzo: esistono servizi funzionanti anche con le connessioni attuali, quindi in questo caso il termine “prematuro” non mi sembra del tutto corretto. Tuttavia, l’avanzare della tecnologia porta alla creazione di titoli più pesanti e complessi graficamente, perciò un potenziamento della connessione diventerebbe presto necessario. Secondo punto, come dovrebbero funzionare gli acquisti? Quando si parla di streaming, la prima cosa che viene in mente è Netflix, immaginandosi quindi che si paghi quindi un abbonamento per accedere ad una vasta libreria di videogiochi. Purtroppo, al momento non è così e si devono comunque comprare i singoli titoli. GeForce Now aveva un abbonamento che tagliava fuori alcuni giochi, che erano quindi da pagare, ma venne poi abbandonato in favore dei singoli acquisti. Tuttavia, Nvidia ha permesso di accedere anche ai titoli presi su piattaforme di terze parti, come Steam. Lo stesso è valso per Stadia, che aveva pure l’abbonamento Pro mensile, ma i giochi erano sempre da pagare. Insomma, per molti non è niente di troppo diverso da farsi un account a Steam. E anche qui, niente recesso. In ultimo, ma non per importanza, lo scetticismo maggiore deriva proprio dal fallimento di Google Stadia. Annunciato alla Game Developers Conference del 2019 come la rivoluzione e il futuro del mondo dei videogiochi, che si faceva portabandiera del gaming on demand con tutte le carte per imporsi sul mercato. Ma alla fine sappiamo tutti come è andata: la sezione gaming di Google è stata chiusa e Stadia verrà dismessa a inizio anno prossimo. Cosa è andato storto? Oltre a ciò che ho già detto nei precedenti punti, quello che ha più fatto male è stata la comunicazione: non solo non venne chiarito subito che non sarebbe stato un Netflix dei videogiochi come tanti avevano frainteso, ma molte dichiarazioni furono disattese, come che si potesse giocare ovunque e dovunque (frecciatina a Switch) e che non servisse alcuna scatola (frecciatina a Xbox), vale a dire console. Peccato che i consumatori con “console” intendano non solo la scatola in cui si mettono i giochi, ma anche il sistema di comprare separatamente hardware e software, lo stesso che Stadia proponeva. Peraltro, il Chromecast necessario per giocare su TV e il fatto che per gli smartphone all’inizio avrebbe funzionato solo su quelli di Google non hanno fatto altro che ridurre ulteriormente l’interesse per Stadia, e di conseguenza per il cloud gaming. Se all’inizio l’entusiasmo era alto, a rivedere oggi la GDC tanti utenti hanno rivalutato la presentazione di Stadia, percependo le frecciatine alle altre aziende come mera arroganza. Concludendo, è innegabile che sia l’incremento del mercato indie che l’avvento del cloud gaming abbiano posto le basi per una digitalizzazione dei videogiochi, ma forse è ancora presto per dire che essa sia diventata realtà. Gli indie, nonostante tutto, hanno comunque dato una linfa al mercato retail e riacceso la scintilla della sperimentazione che si stava pian piano spegnendo, mentre il cloud gaming ha buoni propositi ma deve ancora trovare la quadratura del cerchio che lo faccia brillare al massimo splendore. Dal mio punto di vista, vedendo come continuino ad esistere libri cartacei e prodotti home video dopo anni dalla nascita di ebook e video on demand, l’imposizione del digitale è ancora lontana ma non infattibile. Il mercato è incostante, quindi non escludo che, nonostante il passo falso di Google, possa diventare realtà e cancellare supporti fisici e download in un prossimo futuro.
  10. Grazie del tag Mi piacciono, mi ispirano
  11. Credo di aver capito
  12. Dopo quelle di Undertale, non poteva mancare l'opening di Deltarune

     

    Alcuni Tag: @evilespeon, @Alemat, @Leio99, @Riolu007, @ShadowBlue, @Mr.Sparkling, @TheMirko96, @TheMudkipGirl95

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    2. TheMudkipGirl95

      TheMudkipGirl95

      Oddio. Ma che bella. Complimenti a lui e ai vari animatori.

    3. GameGate01
    4. ShadowBlue

      ShadowBlue

      :Stelline2:

  13. Risconosco solo Porygon 2 e Elgyem
  14. Tanti Auguri! :starter:

    1. Stills

      Stills

      Grazie!:Cuoricini:

    2. GameGate01

      GameGate01

      Prego @Stills

  15. Nome Utente: GameGate01 Donazione: 1.00 Kissara, già mi sei simpatica!
  16. Premetto che a volte userò esempi anche di titoli esterni a Pokémon per rendere il discorso più chiaro e concreto possibile, ma partiamo dalla domanda fondamentale: cos’è un remake? Quando si parla di videogiochi, un remake è una riedizione e un rifacimento di un gioco del passato. C’è però una certa confusione tra essi ed un altro tipo di riedizione, la remastered, è tutt’oggi si pensa che un titolo sia una remastered è quando è uguale all’originale e un remake quando è diverso. Niente di più sbagliato: una remastered è quando si prende un gioco e si aumenta risoluzione e qualità dei suoi assets, mentre un remake è un rifacimento da zero del progetto alla base, indipendentemente se esso venga seguito alla lettera o si decida di prendersi poche o tante libertà. Sentire quelle frasi come “fedele all’originale” quando annunciarono Diamante Lucente e Perla Splendente non erano un tentativo di adagiarsi sugli allori, trattandosi di una prassi ormai comune. Dichiarazioni come “ritorna sulle nuove console”, “rinasce”, “avrà una seconda/nuova casa” ed altre analoghe sono usate da molto tempo anche per altri titoli, come per Zelda Link’s Awakening, per chiarire che si tratta di un remake simile all’originale, in contrasto coi sempre più frequenti remake che si distanziano moltissimo dal gioco di partenza (quello di Final Fantasy VII ad esempio), oltre che giocare sul fattore nostalgia. L’unica mossa da paravento che abbiamo avuto in questo campo nell’intero mercato è stata la creazione del termine “remastered plus” (o remastered+), ossia un remake che però è più simile ad una remastered in termini di risultato finale, ad opera di Vicarius Vision e Activision quando uscì Crash Bandicoot N. Sane Trilogy. Esso riportava in vita i primi tre capitoli, ma senza sistemarli dove sono invecchiati male, come nei movimenti legnosi e nelle hitbox imprecise. Inoltre, l’aggiunta di questa definizione ha reso ulteriormente confuso il discorso. Fatte queste premesse, cosa deve o cosa non deve presentare un remake per essere buono? La prima regola, quasi scontata, è il rispetto per l’originale. Sia chiaro, non sto dicendo che dev’essere uguale identico, ma che deve preservare il suo spirito dal punto di vista estetico e narrativo. Questo i remake Pokémon l’hanno fatto sempre, con l’eccezione di LGPE che è quasi un titolo a parte, trama, ambientazioni, personaggi ed eventi, seppur con qualche eventuale variazione, restano gli stessi. Questo però non vuol dire che cambiarli sia necessariamente un male, ma questo dev’essere fatto in maniera coerente, in modo che variazioni e/o aggiunte non vadano a cozzare. Final Fantasy VII Remake per esempio lo fa bene con l’aggiunta di Zack, personaggio proveniente da un prequel, ma non altrettanto con i Numen, un elemento assolutamente inedito e che rischia di essere snaturante per come è stato presentato (questo remake è pubblicato ad episodi, attualmente è uscito solo il primo). Divisorio è stato Shin Megame Tensei: Persona, remake di Revelation Persona, per il quale Atlus compose canzoni e musiche per avvicinarlo a ciò che la serie Persona era diventata, più che omaggiare l’originale. Poi, esteticamente, Pokémon, così come altre serie come The Legend of Zelda, ha avuto capitoli 2D (ma anche 3D fino alla VI gen) con uno stile chibi, mantenuto anche nei relativi rifacimenti. Ciò è male? No, è una scelta artistica, per quanto soggettivamente apprezzabile, dettata dal ricostruzione del mondo in maniera caricaturale e non realistica, così come Zelda Link’s Awakening, dove aumenta il senso di irrealistico con design simile ad un diorama. Al contrario, Final Fantasy VII Remake passa da un mondo in miniatura ad uno più realistico, e così i personaggi assumono proporzioni realistiche, e lo stesso vale per Residen Evil 2. Insomma, parliamo di una reinterpretazione relativa al tipo di ricostruzione che si sta operando. Altro elemento importante è il gameplay, specialmente per ciò che riguarda il suo svecchiamento. Non tutti i videogiochi invecchiano come il vino, e ci sarà sempre qualcosa che verrà superato e diventerà frustrante. Pokémon è un JRPG a turni, un genere che non è mai stato stravolto eccessivamente, e il gameplay continua a risultare piuttosto solido. Gli incontri casuali sono un esempio? Ni, perché sono ancora una meccanica utilizzata e difesa da molte community, per quanto per molti (me compreso) sia preferibili i nemici visibili. Oltre a questo, molte features posso venir rivisitate per lo stesso motivo. Per esempio, in ORAS tutta l’attività secondaria delle Basi Segrete è stata ampliata e potenziata grazie al collegamento online, o in DLPS i sotterranei hanno ricevuto un grande upgrade. Se infatti negli originali si trattava di qualcosa piuttosto trascurabile, ma con l’aggiunta dei Rifugi dei Pokémon, con creature rare e non ottenibili altrimenti, e degli strumenti del Parco Rosa Rugosa trovabili lì, ecco che si trasforma un’ampia fetta del contenuto di gioco. La già menzionata trilogia di Crash o Medievil invece sono remake splendenti dal punto di vista estetico e rispettoso dell’originale, ma che meritavano un maggiore svecchiamento purtroppo non avvenuto, specialmente il secondo. In ultimo, ma non per importanza, e strettamente legato al gameplay, un buon remake deve ereditare quanta più possibile quality of life, ossia una serie di elementi mirati a rendere l’esperienza di gioco più comoda. In questo caso non parliamo di problemi dovuti all’invecchiamento del titolo, al contrario è il mercato ad essere andato avanti. Parlando proprio di Pokémon, col passare delle generazioni ne sono stati introdotti molti, come la condivisione dell’esperienza a tutta la squadra, il salvataggio automatico impostabile, il box accessibile ovunque e la sostituzione delle MN con meccaniche costruite ad hoc. Fateci caso, li si ritrova anche negli eventuali rifacimenti presenti. Concludendo, un buon remake necessita quindi di rispettare il titolo che vuole riportare in vita facendo in modo che esso possa essere fruibile a tutti, sia chi lo giocò all’epoca della sua uscita che dal giocatore dell’ultima. Dal mio punto di vista, la serie dei mostriciattoli tascabili è riuscita a produrre rifacimenti validi, e lo stesso si può delle altre saghe Nintendo. Ma un possibile passo falso può essere sempre dietro l’angolo, e se davvero il prodotto che ne esce dovesse risultare snaturante e senza rispetto, ci sarebbe da chiedersi sul perché dover scomodare un vecchio titolo anziché sviluppare direttamente uno nuovo.
  17. Una domanda sull'iniziativa di Kissara e Bellibolt: Per partecipare e ricevere i benefici dell'iniziativa si può donare anche solo una volta?
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