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[Traduzione] Rapunzel and The Lost Lagoon [CONCLUSO]


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Rapunzel

 

and the

 

Lost Lagoon

 

A Tangled Novel

 

 

Rapunzel non è la classica principessa. Come prima cosa, è tornata nel suo regno dopo diciotto anni passati intrappolata in una torre e sta ancora conoscendo i suoi genitori. Inoltre, deve abituarsi alle usanze reali, come il modo corretto di sedersi e inchinarsi, quando in realtà preferirebbe arrampicarsi su un albero e dipingere. Inoltre, odia indossare le scarpe.

 

Cassandra non è la tipica dama di compagnia. Come figlia del capitano delle guardie, è cresciuta affascinata dalla sicurezza e dalle armi. L'obiettivo della sua vita era quello di diventare un soldato nella guardia, e assistere la principessa non rientrava nel suo piano—soprattutto quando l’irritante fidanzato di quella principessa è sempre in giro.

 

Ma quando Rapunzel e Cassandra incappano in una laguna segreta che si dice abbia in mano la chiave della più grande potenza del regno, spetterà a loro risolvere il mistero... prima che lo faccia qualcuno di più sinistro.

 

Seguite questa storia di avventura e intrighi, amore e destino e, soprattutto, di amicizia.

 

 

 

 

 

Parte uno

 

 

1

 

Rapunzel

 

 

Va bene, Pascal. Se riuscissi a salire un po' più in alto, avrei la vista perfetta per dipingere,” dissi, mentre appoggiavo la gamba sopra al ramo dell’albero.

          Se i miei capelli fossero ancora lunghi venti metri, li userei per arrampicarmi su questo albero, probabilmente raggiungendo i rami più alti in pochi secondi. Ma ora devo usare le mie gambe. Sono saltato su e ho afferrato un ramo basso, poi mi ci sono tirato sopra. Lentamente e costantemente, mi sono alzata in piedi. Pascal, il mio camaleonte da compagnia, che era appollaiato sulla mia spalla e si aggrappava al mio collo per la cara vita, emise un piccolo sussulto.

          “È tutto okay, Pascal! Ti tengo! E comunque, da quando hai paura delle altezze?” Lo stuzzicai. Pascal brontolò—dopotutto, entrambi abbiamo passato quasi diciotto anni in una torre—ma con la coda dell’occhio potevo vedere il suo sorriso. Mi sono bilanciata sul ramo dell'albero, raggiungendo un ramo frodoso sopra di me. Mentre mi allungavo mi sentii traballare, e Pascal strinse la presa.

          “Whoa!” Ho detto con una risata mentre barcollavo per un secondo prima di afferrare il ramo, con i piedi penzolanti. Pascal guaì. “Non c’è modo che io torni indietro adesso, ho aspettato tutto il giorno per questo momento.”

          Era vero. Mi ero sentita così fuori posto per tutto il giorno nel mio nuovo ruolo di principessa, e speravo che la pittura e la vista ispiratrice fossero proprio quello di cui avevo bisogno. Le guardie del castello che mio padre aveva incaricato di seguirmi ovunque non mi aiutavano a farmi sentire a casa. Feci finta di non vedere che mi guardavano mentre mi tiravo su.

          “Wow!” dissi mentre trovavo il trespolo perfetto. “È bellissimo!”

          Il paesaggio si dispiegava davanti a me come un sogno che diventava realtà: montagne lontane, dolci colline verdi e un fiume tortuoso che scintillava alla luce del sole.

          Mentre prendevo i pennelli e i colori, Pascal mi ha tirato i capelli corti. “Oh, no! Ho dimenticato il mio blocco per gli schizzi?” Pascal concordò. Ero così concentrata sull’uscire fuori all’aria aperta e dipingere che ho praticamente dimenticato la carta! Pascal sembrava leggermente sollevato e indicò il terreno. “Okay, va bene, ma torneremo quassù non appena lo avrò preso!”

          Mi sono seduta con attenzione sul ramo e ho fatto oscillare le gambe sul lato del grande tronco. La prima cosa che ho visto quando ho guardato giù sono state le mie scarpe nuove—quelle che avevo preso a calci appena uscita. Erano le scarpe più scomode di sempre. In pochi secondi, il gruppo di guardie si precipitò verso di me, uno con una scala sotto il braccio.

          “Va tutto bene! Sto bene!” dissi. “Sono in grado di scendere da sola!”

          “Principessa, non possiamo correre rischi,” disse una guardia ben intenzionata mentre appoggiava la scala contro l'albero, altre due guardie la fissavano con una presa salda.

          Prima che potessero protestare, l'ho fatto. Pascal chiuse gli occhi mentre saltavo a terra e atterrai, come sempre, sui miei forti piedi scalzi.

 

 

Era la mia prima settimana a Corona e stavo ancora cercando di abituarmi a tutti i cambiamenti. Avere così tanti desideri che si realizzano tutti in una volta era esilarante. Avevo dei genitori adesso. Veri genitori che mi adoravano e si prendevano cura di me! Per non parlare del vero amore con Eugene—dolce, divertente Eugene! Oh, e poi c’era la mia nuova casa, lo splendido castello con le sue torrette a forma di meringa e i giardini lussureggianti. Eppure c’era ancora qualcosa che non andava. Mancava qualcosa. Speravo che dipingere mi aiutasse a trovare cosa fosse, o alla fine aiutarmi a concludere il pomeriggio con una nota felice.

          Per tutto il giorno, Friedborg, la dama di compagnia di mia madre, mi aveva insegnato le usanze reali. La mamma mi aveva spiegato che Friedborg mi avrebbe aiutato solo fino a quando non avessi avuto la mia dama di compagnia personale. Non pensavo di averne bisogno. Fino ad ora, avevo imparato tutto da sola, compresa l'astronomia avanzata! Ma stavo iniziando a capire che le principesse dovevano fare ogni cosa in modo diverso.

In precedenza, Friedborg aveva passato ore a istruirmi sul modo corretto di sedersi. E poi avevamo passato il resto della giornata a far pratica su come aprire una porta.           Volevo fare del mio meglio, ma stavo facendo fatica ad avere una conversazione con Friedborg, dato che lei non era proprio una gran chiacchierona.

          “Quindi immagino che mi mostrerai come ci si siede?” avevo chiesto con un timido sorriso mentre stava in piedi davanti a me, indicando una sedia.

          Mi ha fatto un brusco cenno con la testa. Poi ha spostato la gonna, ha spostato le ginocchia da un lato, ed è caduta sulla sedia come se avesse perso la sensibilità nelle gambe.

          “In questo modo?” chiesi, mantenendo la schiena molto rigida e abbassando la metà inferiore del mio petto come se fosse completamente scollegato dal busto.

          Ha grugnito e si è accigliata, poi mi ha fatto segno di alzarmi.

          “Oh, okay,” sospirai, chiedendomi come sedersi possa essere un'arte. Dovevo imparare tutto da zero? La lezione di domani avrebbe riguardato il modo di alzarsi? E per quanto riguardava il camminare? È stato travolgente pensare a tutto quello che avevo bisogno di sapere. Ho preso un respiro e ho cercato di concentrarmi sul lato positivo. Forse Friedborg poteva diventare mia amica se solo mi fossi impegnata di più. Decisi di iniziare con le basi. “Allora, quale preferisci, la vaniglia o il cioccolato?”

          Iniziò a fissarmi per un momento come se le avessi appena chiesto qualcosa di troppo personale, come il colore dei fiori. Oddio, pensai, ho così tanto da imparare!

          Immaginavo che non fosse in grado di fare una chiacchierata, così, senza alcuna conversazione, mi sono esercitata a stare in piedi e seduta fino a quando i miei piedi si sono gonfiati nelle scarpe a punta. Tre ore e due vesciche più tardi, non solo avevo imparato a sedersi come una signora, ma avevo imparato anche come chiudere una porta senza dare le spalle ai miei ospiti e come tenere in maniera corretta una tazzina da tè. Pascal si è intrufolato nella stanza verso la fine della giornata e ha scosso la testa come per dire, Le buone maniere sono sopravvalutate. Ho dovuto concordare.

 

 

Ero atterrata a terra in una posizione accovacciata, e quando mi sono alzata non potevo credere ai miei occhi—Eugene era lì, presentandomi il mio blocco per gli schizzi come se fosse la rosa perfetta.

          “Eugene, mi hai portato la carta” Come hai…?”

          “Ti conosco bene,” disse Eugene con un sorriso. “I colori e i pennelli non c’erano, così ho pensato, ‘Quanto ci scommetti che la mia ragazza si è dimenticata questo?’ ”

          “Oh, grazie,” dissi mentre mi porgeva il blocco da disegno. Le mie spalle sono scese di mezzo centimetro e il calore mi ha inondato il cuore. Lo abbracciai. Per una frazione di secondo, mi chiesi se lo avevo fatto correttamente, ma poi mi ricordai che era Eugene, la persona con cui potevo essere veramente me stessa. Eugene diede un’occhiata alle guardie e loro indietreggiarono—di poco.

          “Noti qualcosa di diverso?” chiese, girando in cerchio lentamente e facendo la sua posa da ‘uomo affascinante’, anche se non aveva bisogno di posare. Gli occhi caldi e marroni di Eugene e il suo malizioso sorriso erano irresistibili da ogni angolazione.

          “Hmm,” disse, osservandolo. “ È la nuova maglietta?”

          “No, “disse.

          “Gli stivali sono stati lucidati?” chiesi.

          “Beh, sì, ma non era questo che speravo tu notassi,” disse.

          “Il barbiere ti ha fatto un nuovo taglio di capelli?” ho chiesto. Eugene aveva avuto un trattamento di toelettatura reale ogni giorno da quando eravamo arrivati al castello.

          “Fuochino!” disse Eugene, illuminandosi.

          “Hmm,” ho detto. “Se stai parlando di un piccolo ‘sfoltimento’ della frangia, allora non credo che questo conti davvero come un cambiamento.

          “Cosa vorrebbe dire che non conta?” chiese Eugene. “Lo sfoltimento così marcato cambia totalmente la forma del mio viso! Aggiunge un tocco di raffinatezza, non credi? Ti viene in mente la parola disinvolto?”

          “Eugene, sei sempre magnifico. Ora, che ne dici se ti sfido a salire fino alla cima di quell'albero?” disse tracciando la linea di partenza nella terra con il mio piede.

          “Non posso,” disse Eugene con un sospiro.

          “Perché no?” chiesi, alzando il sopracciglio in segno di sfida. “Hai paura che possa batterti?”

          “Mai.” Fece l’occhiolino. “In realtà, tuo padre vuole davvero che io ripassi le leggi contro i criminali... e le punizioni per averle infrante. Dice che fa parte del… dell’educazione formale che forse mi manca.”

          “Oh,” disse, incapace di nascondere il mio disappunto.

          “Non posso deludere tuo padre,” disse Eugene. “Avere la mia faccia sui manifesti dei ricercati negli ultimi anni sembra ancora infastidirlo. Tu credevi che riportare a casa la principessa perduta mi avrebbe assolto da tutto questo per sempre, ma… oh, beh!”

          “Ti chiedo scusa, “ ho detto.

          “Scusa? Per cosa? Per avermi dato la possibilità di passare il resto della mia vita con te, la mia persona preferita del mondo intero? Per condividere questa vita di alta cucina e di trattamenti termali senza fine? Per avermi messo a disposizione una suite nel castello? Per avermi offerto un futuro come principe, seduto accanto alla mia migliore amica?” disse, sfiorandomi la guancia. “Studierò le usanze straniere e il decoro diplomatico e la macro e microeconomia—anche l'economia microscopica, se dovessi.”

          “E' una cosa che esiste?”

          “Non penso, ma il punto è che mi iscriverò a un club di lavapiatti o parteciperò a una gara di mangiatori di carne, se è quello che serve per farmi accettare da tuo padre. Non potrei essere più felice, Rapunzel.”

          “Bene,” dissi, mordendomi il labbro.

          “Ti serve un aiuto?” chiese Eugene, indicando verso l’albero.

          “È tutto a posto,” dissi, colpendolo delicatamente sul braccio. “Lo sai che adoro l’avventura, non importa quanto sia piccola.”

          “Ci vediamo a cena,” disse, sorridendomi mentre si voltava per andarsene.

          Osservai Eugene che tornava verso il castello. Perché non potevo essere felice come lo era lui? Mi chiesi. Avevamo tutto quello che chiunque potesse mai avere. C’era qualcosa che non andava in me? Era quasi come se non sapessi nemmeno che mi sentivo sola quando ero nella torre, ma tutto ora era cambiato. Riuscivo a sentire i momenti che dentro di me erano stati vuoti per tanti anni e volevo riempirli tutti. Ho fatto un respiro profondo e ho deciso di divertirmi. Dopotutto, era un pomeriggio perfetto, ed io ero una ragazza con una tasca piena di colore e un blocco da disegno pieno di carta.

          Decisi di avvicinarmi alle guardie e chiedere loro un momento di privacy.

          “Allora, sono in un giardino, uno con un enorme muro attorno ad esso. Pensate che possa avere una mezz’ora solo per me stessa?”

          Loro scossero la testa, ma notai le perle di sudore che gocciolavano dalla loro fronte. Sotto tutta quell’armatura, probabilmente stavano bollendo.

          “È un così caldo pomeriggio,” dissi. “E quella fontana nel giardino principale sembra il posto perfetto per fare una piccola pausa, Forse potreste immergere i piedi nell’acqua fresca? Sto solo andando a sedermi su quell’albero, per un momento di riflessione. Per dipingere un po’, sapete? Mi renderebbe davvero felice vedere voi felici.” Uno di loro accennò un sorriso, e poi lo fecero anche gli altri. “Andate! Ci vedremo tra poco.” E così andarono, lasciandomi preziosi momenti di tranquillità.

          Pascal riposava all'ombra, mentre tornavo velocemente al mio trespolo. Stavo quasi per tirare fuori un pennello quando la vidi. C’era una ragazza in un piccolo campo nascosto. Allungai il collo. Aveva una specie di spada o qualcosa, e sembrava come se stesse affrontando l’aria.

          Chi, mi chiedevo, era?

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2

 

Cassandra

 

Non era facile tirare di scherma da sola.

          Potreste pensarla diversamente perché non ci sono paletti.

          Ho fatto un affondo e nessuno si è allontanato. Ho colpito l'aria e nessuno ha replicato. Non potevo perdere, ma non potevo nemmeno vincere. Questo toglieva un po’ di divertimento. E poi c’è tutta la fantasia. Dovevo fingere che ci fosse un’altra persona lì. Non mi piaceva fare giochi di immaginazione. Ma in che altro modo avrei dovuto far pratica fino a quando non fossi stata la migliore? O dimostrare che era il mio destino non solo far parte della guardia, ma anche succedere un giorno a mio padre come capitano?

          Dovevo fare il lavoro di ricamo con le altre ragazze della corte. Un incubo. Preferisco spalare lo sterco di pecora piuttosto che rammendare vestiti e fare pettegolezzi. Avevo trovato questo punto nascosto la settimana precedente usando le mie mappe dell'antico sistema di tunnel sotterranei. Era a un centinaio di passi dietro uno dei giardini più lontani—Abbastanza vicino al castello così che io potessi uscire spesso, ma abbastanza lontano da non dovermi preoccuparmi che qualcuno mi beccasse a sottrarmi ai miei doveri.

          La scherma mi aiutava ad affrontare tutte le mie frustrazioni. Mio padre mi stava facendo impazzire.

          “Sono pronta per far parte delle guardie e tu lo sai,” dissi la notte precedente a cena. “Dammi solo l’opportunità di dimostrartelo.”

          “No,” disse.

          “Avevi detto che al solstizio invernale lo avresti preso in considerazione,” puntualizzai, con la bocca piena di stufato di montone.

          “Attenta ai modi,” disse prendendo un altro sorso dal suo calice. “E comunque, quello era allora e questo è ora. Tutto è cambiato.”

          “A causa sua,” dissi.

          “Il ritorno della principessa perduta è la cosa migliore che sia successa a Corona,” disse mio padre. Alzò un sopracciglio. “Condividerai l’emozione di questo momento, Cassandra. Non mi aspetterei di meno.”

          “Immagino di sì,” dissi, guardando attraverso la finestra e osservando l'arena, dove le ultime reclute avrebbero iniziato la loro formazione formale il giorno successivo. Meritavo di essere una di loro. Scommetto che la metà di loro non sa nemmeno come si impugna una spada. Pensai mentre guardavo le bandiere reali sventolare nel vento. Ho deciso di continuare ad allenarmi e a lavorare il più duramente possibile, così che presto sarebbe stato impossibile per mio padre negarmelo.

          “Mi dispiace interrompere questa conversazione,” disse mio padre. La sua sedia raschiò il pavimento mentre si alzava da tavola. “C'è una riunione strategica nella sala grande. Ora che la principessa è tornata, il re vuole che la sorvegliamo in ogni momento.”

          “Cosa?” dissi. “Se qualcuno scegliesse di invaderci proprio ora, nessuno se ne accorgerebbe perché l’intera guardia seguirà quella ragazza in giro.”

          Era vero. Anche da quando la principessa era tornata, l'intera forza era concentrata su ogni movimento di Rapunzel, anche se tutto quello che stava facendo era mangiare un cupcake o esprimere un desiderio sulla lanugine di dente di leone. Il re pensava che le nazioni vicine di Antipe—o ancora peggio, Dionda—non avrebbero notato che i nostri confini non erano sorvegliati adeguatamente? Che il nostro esercito è stato distratto fino all'inutilità a causa della golosità di una ragazza e della sua predilezione per le erbacce glorificate? Se mai ci fosse stato un momento per attaccare Corona era adesso. La principessa, che non era più una bambina nonostante il modo in cui tutti si comportavano, poteva davvero essere così ingenua? Non capiva il pericolo in cui stava mettendo il regno? Per parlare, ma mio padre mi interruppe.

          “Hai dimenticato che il re si è distratto per un attimo diciotto anni fa e lei venne rapita?” La sua voce era uniforme, ma la vena sulla sua tempia pulsava.

          “Allora era un neonato”, dissi.

          “Beh, ‘quella ragazza’ è la principessa di Corona. Dovrai incontrarla prima o poi.”

          Non se posso evitarlo. Pensai.

          Mio padre mi diede uno sguardo severo e chiuse la porta dietro di lui.

 

 

Ora, al mio campo di pratica, ho sfogliato le pagine del mio manuale di formazione. Il libro era ovviamente aperto alla pagina che ho letto molte volte—quella con la descrizione della Bestia Alata, la mossa del guerriero che era garanzia di entrare a far parte della guardia. L’unico problema era che richiedeva più di una persona per eseguirla. A differenza della scherma, era impossibile da realizzare da soli. Sospirai e decisi di provare il tiro a segno. Lanciare la sfera pesante a grande distanza era uno dei primi requisiti per entrare a far parte della guardia, e stavo pensando di stabilire un record.

          Ho alzato il colpo, ho assunto la posizione e l'ho lanciato più in alto e più lontano di quanto avessi mai fatto.

          “Aaaah!” urlò una voce.

          Alzai lo sguardo e vidi qualcuno su un albero. Si agitò dopo lo sparo. Anche se ero un centinaio di passi di distanza, sentivo fin nelle ossa che era quella ragazza.

          Rapunzel.

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3

 

Rapunzel

 

Di tutte le cose che mi aspettavo succedessero nel giardino quel pomeriggio, una mini palla di cannone lanciata verso di me non era tra queste.

          Mentre la sfera nera si precipitava verso di me e atterrava con un tonfo nell'erba, io la fissavo con occhi spalancati per mezzo secondo e poi scendevo dall'albero per ispezionare l'oggetto estraneo.

          “Whoa,” dissi a me stessa mentre la prendevo, non pensando che fosse pesante come lo era. Io e Pascal ci guardammo a vicenda. Lui scosse la testa—ovviamente nemmeno lui sapeva cosa fosse. “È così forte!” disse. Lui annuì. Quando lei l’aveva lanciato, era sembrata leggera come una mela. Ma questo non era un pezzo di frutta! Era una specie di arma, o qualcosa legato allo sport. L’ho nascosta sotto al braccio, e con molta fatica, mi sono arrampicata sull’albero. Volevo mostrare a quella ragazza che avevo la sua palla di cannone, ma se n’era andata. Completamente fuori dalla visuale. Lei era forte e veloce e misteriosa. Ora volevo davvero conoscerla.

          Qualsiasi cosa sia, sono sicura che la rivorrà indietro, pensai.

          Le possibilità di incontrarla sembravano scarse, ma non c'era motivo per cui non dovessi almeno provarci. Appena sono entrata nel giardino principale, le guardie, che sembravano divertirsi a gironzolare nella fontana, si affrettarono a indossare nuovamente i loro elmetti. Li salutai con la mano, felice di vedere quanto fossero riposati. Mi hanno seguito mentre tornavo al castello. Mi sono ricordata che dal mio trespolo sull’albero, sembrava come se la ragazza stesse parlando a se stessa. E mi resi conto solo allora che, mentre prima passavo innumerevoli ore a parlare con me stessa nella torre, non l'avevo fatto una sola volta da quando ero tornata a casa. Era stato stranamente familiare vedere la ragazza che lo faceva. Parlano tutti da soli? Mi chiesi. Anche quando vivono con tante altre persone attorno a loro?

          Ero appena arrivata nel corridoio principale quando vidi mia madre che mi veniva incontro.

          “Ciao, tesoro,” disse, raggiante mentre si avvicinava a me.

          “Ciao, Mamma,” dissi. Mi stavo ancora abituando alla parola mamma. Aveva un sapore dolce ma non familiare in bocca.

          “Com’è stato il tuo pomeriggio?” chiese. “Ti è piaciuto il corso di galateo?”

          “Sto facendo del mio meglio,” dissi.

          “Questo è tutto quello che chiedo,” disse la Mamma. Mise un braccio attorno a me, e anche se aveva un profumo delizioso—come il gelsomino e la lavanda—mi chiesi se si sentiva a disagio come me. Dovevamo continuare a camminare così, con la sua mano sulla mia vita, o dovevo avvolgere anche il mio braccio intorno a lei? Mi fermai, cercando di capire cosa dovevo fare. Proprio mentre stavo per abbracciarla, lei ha fatto un passo avanti e abbiamo battuto la testa.

          “Oops! Scusa!” dissi.

          “Va tutto bene,” disse la Mamma, sfregandosi la fronte. “Stai bene?” Annuii. Gesticolava verso il corridoio e iniziammo a camminare verso la mia stanza. “Dimmi, cos’hai imparato?”

          “Ho imparato come ci si siede, come si chiude una porta, e come si beve il tè,” dissi.

          “Sono molte cose per un giorno solamente,” disse la Mamma. Ho scansionato il suo viso per capire se stesse scherzando, ma non riuscivo a dirlo.

          Mi sorrise. “Sai che puoi chiedermi qualsiasi cosa, vero?”

          “Okay,” dissi. “Perché dovrei imparare tutte queste regole? Non posso solo… essere me stessa?”

          “Ma certo,” disse la Mamma. Il suo lungo vestito svolazzava mentre giravamo l’angolo, passavamo davanti ad un enorme ritratto di uno dei miei antenati. Sembrava che mi stesse rimproverando. Forse se un po' più di arte allegra riempisse queste pareti questo posto sembrerebbe più simile a casa. A cena con i miei genitori avrei discusso con loro l'idea dei miei dipinti per le pareti. “Vogliamo solo che tu ti senta a tuo agio a corte,” continuò Mamma. “Dopotutto, diventerai regina un giorno, Hai bisogno di conoscere le usanze.” Mi sentivo stordita. Come sarei riuscita a governare un regno se non riuscivo nemmeno a padroneggiare le sette fasi di un inchino?

          “Questa cos’è?” chiese la Mamma, indicando la palla di cannone sotto al mio braccio.

          “Stavo per chiederti la stessa cosa!” dissi.

          “È un colpo, per il lancio del peso—l'esercizio di addestramento sportivo e militare. Dove l'hai preso?”

          “L’ho trovato in uno dei giardini esterni,” dissi.

          “Insolito. Era semplicemente rimasta in giro?”

         “No. Ero su un albero ed ho visto questa ragazza che sembrava come se stesse facendo pratica con questo. E poi l’ha lanciato. Voglio dire, wow. L’ha lanciata così lontano. È così forte!” Un sorriso si diffuse sulle labbra della Mamma. “La conosci?”

          “Cassandra,” disse la Mamma con un cenno.

          “Cassandra,” dissi. Le si addiceva.

          “È la figlia del capitano delle guardie,” disse la Mamma, la sua faccia si illuminava. “È uno spirito così unico—coraggiosa, leale, estremamente competente…”

          “Sai dove posso trovarla per restituirle questa?” chiesi.

          “Nell’ala Est. Quando gliela restituirai, perché non la inviti per la cena di domani?” Chiese la Mamma. “Per la Festa di Elodie la Grande.”

          “Le piacerà,” dissi.

          “E, Rapunzel, so che hai bisogno di sentirti comoda, ma dove sono le tue scarpe?”

          “Ecco…” guardai in basso verso i miei piedi scalzi e ho mosso le dita dei piedi sul pavimento di piastrelle. Avevo la sensazione di aver appena raddoppiato il numero di lezioni di galateo per il mio futuro.           “Penso di averle dimenticate fuori.”

        “Le scarpe non sono la priorità al momento,” disse la Mamma con un sorriso. “Ma ti prego di riportarle indietro prima del tramonto. Credo che dovremo trovarti una dama di compagnia il prima possibile.”

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4

 

Cassandra

 

sono tornata immediatamente nella mia stanza, sperando di non essermi messa nei guai. Non solo ero stata scoperta mentre stavo facendo pratica delle mie abilità di tiratore scelto quando avrei dovuto fare delle decorazioni all'uncinetto o qualcosa di altrettanto straziante, ma ero stata vista dalla principessa in persona. E se l’avessi spaventata? E se avesse pensato che la stessi attaccando? Nessuno era ancora venuto a cercarmi, ma dovevo andare sul sicuro. In ogni caso, qualunque guardia dovesse sorvegliarla, era davvero caduta sul lavoro. Ho pensato che avrei fatto meglio a non farmi notare fino a quando non fossi stata sicura che non avrebbe fatto un granché.

        Poi vidi un biglietto sulla mia scrivania da parte di mio padre.

        Friedborg ha riferito che hai DI NUOVO saltato i tuoi doveri pomeridiani. Ti informo che questo è inaccettabile. La Regina cerca una dama di compagnia per assistere la Principessa Rapunzel. Sarebbe una grande opportunità per te, e devi mostrare alla regina quanto sei preparata ad addestrarla nei modi di corte.

        Ho accartocciato il biglietto e l’ho lanciato a terra. Una dama di compagnia? Io? Ah. Le donne non brandiscono armi, non conducono riunioni di strategia militare e non corrono a cavallo. Le donne fanno il ricamo, le composizioni floreali e le acconciature.

        Mio padre lo sapeva, eppure voleva questo da me? Un'ondata di rabbia mi ha attraversato. Non avevo nessuna intenzione di fare da babysitter ad una principessa. Fortunatamente, non ero esattamente un membro attivo del club di tessitura di arazzi.

        Scusa papà, pensai. Continua a sognare.

        Ho aperto il mio armadio delle armi per appendere la mia spada. Seguivo alla lettera il manuale delle guardie, così le mie armi erano sempre in perfette condizioni. La tasca dove ho conservato il mio colpo era vuota. Accidenti. Avevo bisogno di recuperarlo, ma non prima che facesse buio. Per ora mi dovevo concentrare sul trovare un nuovo posto per allenarmi. Quanto è fastidioso. Quel terreno remoto era l’ideale. Era piatto, spazioso e nascosto—beh, tranne quando c'era qualcuno su quell'albero.

        Ho aperto il cassetto segreto dentro al mio armadio e ho tirato fuori le mappe del regno a cui stavo lavorando fin da quando ero piccola. Corona era enorme e e aveva abbastanza segreti da tenere occupato un cartografo per tutta la vita—a meno che quel cartografo non fossi io. Stavo pianificando di realizzare una mappa di questo terreno per il prossimo anno. Ad eccezione per alcuni spazi vuoti e alcuni punti sconosciuti, ero vicina ad avere la mappa più completa e dettagliata di tutti i tempi—più vicina di quanto chiunque altro fosse mai arrivato a conoscere riguardo i tesori lontani e nascosti di questa terra. Ma essere vicina non era abbastanza per me. Come parte della mia missione per diventare una guardia, stavo per completare le mie mappe e presentarle a mio padre.

        Avevo già incluso la maggior parte dei tunnel, che creavano un elaborato sistema di percorsi sotterranei. C’erano quelli costruiti da Herz Der Sonne per la Guerra d’Unificazione, ed erano ben documentati. Erano stati usati per procedure militari solo poche centinaia di anni fa. Ma c'erano anche grotte antiche, risalenti a migliaia di anni fa, ed erano molto più oscure. Proprio la sera prima avevo letto della lontana terra di Yultadore, che un tempo era stata una città commerciale molto vivace. Alcune delle sue grotte erano crollate durante una grande alluvione, creando misteriose pozze d'acqua in mezzo al paese. Nessuno ne era a conoscenza fino a quando gli invasori stranieri non li hanno usati come nascondigli da cui lanciare attacchi. Non potevo fare a meno di chiedermi se Corona avesse qualche pozza del genere. Dopotutto, abbiamo già avuto grandi alluvioni. Erano state scritte nei libri di storia. Il nostro terreno era simile a quello di Yultadore.

        Non mi sarei riposata finché non avessi perlustrato l'intero regno. Le mie mappe avrebbero garantito a Corona il potere di proteggersi contro ogni intruso. Stavo per srotolare una delle pergamene sul tavolo quando bussarono alla porta.

        “Un momento,” dissi.

        Misi la mappa sotto al mio letto, pensando che doveva essere mio padre, pronto a farmi una ramanzina. Ma quando aprii la porta, i miei occhi si spalancarono. Era la principessa, che mi sorrideva come se stessi tenendo una torta di compleanno. L’ho evitata per tutta la settimana, ma adesso sembrava che non potevo sfuggirle. Ho seguito i suoi occhi verso il pavimento. La mappa era rotolata via da sotto il mio letto. L’ho rimessa al suo posto.

        “Posso aiutarti?” chiesi.

        “Ciao!” disse. Il suo entusiasmo era così luminoso e brillante ho dovuto socchiudere gli occhi. “Sono Rapunzel.”

        “Lo so,” ho detto.

        “Ho la tua sfera, ehm, coso,” disse, tenendo il mio colpo.

        “Grazie,” dissi, prendendola.

        “Salve,” disse qualcun altro, e poi il suo bel ragazzo, Eugene, ha sbirciato da dietro l’angolo. “Ho sentito che hai un braccio forte.”

        “E io ho sentito dire che hai le dita appiccicose,” ho detto. A nessuno sembrava importare che uno dei ladri più ricercati di Corona ora viveva all’interno del castello. A me sì.

        “Ti ha preso, Eugene!” disse Rapunzel con una risata. Poi rivolse nuovamente quel sorriso verso di me. “Non ho ancora incontrato nessuno che sia tornato abbastanza in fretta per lui. E credimi, ho incontrato molte persone nell'ultima settimana.”

        “Non facciamoci trasportare,” disse Eugene. “Non so se una battuta si qualifica come stare al passo con me.”

        Ho inarcato il sopracciglio. Fece l’occhiolino. Ugh. A chi fa l’occhiolino?

        “Ti ringrazio per questo,” dissi a Rapunzel. Stavo per chiudere la porta quando lei infilò dentro la testa e ha oltrepassato la soglia fin dentro alla mia stanza. I capelli sul mio collo si alzarono.

        “Potresti dirmi cosa stavi facendo con quel… colpo, giusto?” chiese Rapunzel. Il ladro cercò di seguirla all’interno ma bloccai l’ingresso. “Era un gioco? Sei in una squadra?”

        “Io pratico sport individuali,” dissi.

        “Come la corsa? Chiese. “Perché anche a me piace correre.”

        “Oh,” dissi. Ho lasciato che il silenzio diventasse imbarazzante. Forse allora avrebbe capito l'antifona.

        “Comunque,” disse Rapunzel. “Sono venuta per invitarti a cena domani sera, in occasione della Festa di Elodie la Grande.”

        “Ti ringrazio, ma sono impegnata,”dissi. “Io e mio padre—”

        “Indovina? Ho già chiesto a lui,” disse Rapunzel. “E pensa che sia un’ottima idea!”

        “Tu cosa?” chiesi. Questa ragazza ha avuto una bella faccia tosta, cercando l'approvazione di mio padre senza nemmeno sapere se volevo andare o meno.

        “Ho chiesto a tuo padre se voi due volevate unirvi a noi per la festa! Ho pensato che, visto che le nostre famiglie lavorano a stretto contatto, sarebbe bello se fossimo stati insieme per una festa,” Deglutii, lei inclinò la testa. “Vuoi sederti vicino a me?”

        “Ehi, quello è il mio posto,” disse Eugene.

        “Eugene, c'è un posto a sedere ad entrambi i miei lati, ricordi?” disse Rapunzel.

        “Mi siederò ovunque mi venga assegnato,” dissi.

        “Allora mi assicurerò che tu venga messa accanto a me,” disse.

        “Ti ringrazio.” Un soldato sa quando fare una resa tattica. Se ci fosse più resistenza, attirerei l'attenzione su di me. “Ci vediamo domani sera, Principessa.”

        “Ti prego chiamami Rapunzel,” disse, toccandomi il braccio. Sobbalzai.

        “Okay,” dissi. “Rapunzel.”

        “Ciao,” disse con un piccolo gesto.

        “Arrivederci.”

        Se ne andarono ed io chiusi la porta. E la chiusi a chiave.

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5

 

Rapunzel

 

Sono solo io, o la temperatura a Corona è appena scesa a livelli artici?”disse Eugene mentre lasciavamo la stanza di Cassandra e camminavamo lungo il corridoio. Mi stava portando verso quello che lui diceva sarebbe diventato il mio nuovo posto preferito. “Brrr!”

        “Cosa intendi?” chiesi.

        “Cassandra è fredda come il ghiaccio!” disse Eugene. “Come dire, un po’ maleducata? Che ne pensi?”

        “Che cosa ha fatto per farti dire questo?”chiesi.

        Dopotutto, Friedborg non era esattamente una chiacchierona. Forse la reticenza era la filosofia dei Coroniani? A me è sembrato che fosse cauta e un po’ riservata. Ma la determinazione e la scintilla che aveva spinto il colpo che aveva lanciato era presente anche nei suoi occhi, e mi ha fatto venir voglia di sapere cosa sapeva del regno.

        “Le manca solo la cordialità di base!” disse Eugene, prendendo la mia mano mentre superavamo la sala del trono e giravamo verso un corridoio che non avevo mai visto prima. “Sai, tipo, ‘Ciao, come stai, piacere di conoscerti. Non sembri un criminale a sangue freddo quindi ti tratterò come una persona normale.’ Questo genere di cose”

        “Forse le serve un po’ più di pratica. Non dimenticare, io ti ho colpito con una padella la prima volta che ti ho visto.” dissi.

        “Vero,” disse Eugene, aprendo una pesante porta di legno. “Ma quello era diverso.”

        “Un momento!” dissi, sobbalzando mentre entravo nella stanza intorno a me con i suoi soffitti alti, le finestre alte e le pareti di libri. “Questi sono tutti libri?”

        “Esatto,” disse Eugene, sorridendo orgoglioso. “È chiamata biblioteca.”

        “Biblioteca,” Ho ripetuto mentre entravo. “Biblioteca, biblioteca, biblioteca.” La parola stessa sembrava magica, come se potesse essere il nome di una costellazione, odi una farfalla con ali brillanti, o un concerto di campane. Biblioteca, mi piaceva!

        “In qualche modo la biblioteca era in mezzo alla mia lista di cose da mostrarti. Dopo le sale da ballo, i giardini e le terme, ma prima delle vasche del burro e del bucato—comunque, sei qui adesso, giusto?” chiese Eugene. “Guadagno ancora punti per averti mostrato questo?”

        “Sì,” dissi, con la mano sul petto. “Un milione! E non so da dove iniziare!”

        “Puoi prendere questi libri e portarli nella tua camera se lo desideri,” disse Eugene.

        “Posso?” dissi, fissando gli scaffali pieni attorno a me.

        “Penso che aprirò una finestra,” disse Eugene. “C’è un po’ di muffa qui dentro.”

        “La adoro,” dissi, meravigliata. Ero solita pensare che ci fossero solo tre libri in tutto il mondo: uno riguardo la cucina, uno sulla geologia, e uno riguardo la botanica. Li ho letti così tante volte fino a che non li ho praticamente memorizzati. Ero pronta per qualcosa di più, ma non mi aspettavo questo. Essere circondati da questi libri è stato come scoprire che ci sono centinaia di altre lune che si nascondono da qualche altra parte nel cielo.

        “Ma ce ne sono così tanti tra cui scegliere!” dissi mentre mi arrampicavo su un’altra scala per controllare gli scaffali alti. “Seriamente, da dove dovrei iniziare?”

        “Lasciamo che sia il fato a decidere, aspetta,” disse Eugene, e prima di rendermene conto, la scala stava volando attraverso la stanza.

        “Woo-hoo!” Ho riso, le colonne portanti si sono offuscate fino a quando non mi sono aggrappato ad uno scaffale etichettato STORIE DI AVVENTURA e mi sono fermata.

        “Ora sì che ci siamo! Scommetto che i libri di Flynn Rider sono lì dentro,” disse Eugene, sorridendo da orecchio a orecchio. Flynn Rider era il coraggioso e audace personaggio di fantasia che Eugene amava così tanto da bambino che si era fatto chiamare Flynn Rider fino al nostro incontro. L’ho convinto che il suo vero nome, Eugene Fitzherbert, aveva una sua originalità e integrità. “Li vedi, Rapunzel?”

        “Qui,” dissi, prendendo Flynn Rider: Volume Uno dallo scaffale e porgendoglielo. Presi un altro libro di avventura, Elena Evangelo: Regina delle Terre del Deserto, per me stessa e iniziai una colonna.

        “Ahhh, che ricordi,” disse Eugene mentre si sedeva su una sedia vicino ad una finestra e mise i piedi su uno sgabello. Io continuavo a cercare.

        Volevo saperne di più sulle stelle, quindi ne presi molti dalla sezione di Astronomia. E naturalmente c’erano libri riguardo i grandi eroi di Corona. E avevo bisogno di un po’ di libri riguardo la flora e la fauna Coroniana. Volevo sapere cosa stavo guardando mentre esploravo! E poi c’erano ii libri di cucina, con così tante ricette che non avrei mai sognato: torta al lampone; torta allo zenzero con glassa di zucchero alla pesca; gelato alla melata con sciroppo di rosmarino! Mi veniva l'acquolina in bocca mentre aggiungevo sei libri di cucina alla mia pila.

        La sezione matematica era la seguente. I libri erano pieni di informazioni riguardo linee, forme, angoli, e qualcosa chiamato poliedro tridimensionale. Che cos’era? Avevo bisogno di saperlo! Mi girava la testa mentre scansionavo i capitoli che trattavano frazioni, proporzioni, e permute. Come artista devo conoscere anche queste cose! Pensai Specialmente se avevo intenzione di fare più prospettiva, per non parlare della scultura. Ho tirato fuori i miei preferiti e li ho aggiunti alla pila.

        “Eugene, c’è una sezione sull’arte!” dissi quando la vidi, il mio cuore che quasi mi usciva dal petto. Mi girai verso di lui, ma i suoi occhi erano chiusi e stava russando dolcemente. Aveva un enorme sorriso sulla faccia, e io immaginai che assomigliasse ad un bambino, che sognava Flynn Rider. Lo lasciai dormire. Volevo stare lì un altro po’.

        Mi sedetti sul pavimento, rendendo la zona comoda, e sfogliai i libri per ore. I volumi erano enormi, pesanti, e colorati, con pagine lucide che volevo appendere alle pareti della mia nuova stanza. Ho sempre pensato all’arte come un qualcosa che è stata vissuta più che studiata, ma davanti a me c'erano almeno un centinaio di libri sul colore, la tecnica e la storia dei più grandi artisti di tutti i tempi. Disegnare con l’inchiostro; fare schizzi con il carboncino; dipingere paesaggi; nature morte, e ritratti; ceramiche, la tessitura e l'artigianato! La mia pila di libri era alta quasi quanto me!

        Quando vidi che il sole stava iniziando a calare dietro alla finestra, sapevo che era il momento di incontrare i miei genitori per la cena. Ma prima di svegliare Eugene, decisi di prendere un libro per Cassandra. Glielo avrei dato il giorno seguente alla Festa di Elodie la Grande.

        Ero in cerca di qualcosa riguardante lo sport—sport individuali. Notai un libro chiamato Sport sul campo: La Guida Completa. Riguardava la storia dello sport sul campo, le istruzioni tecniche, e strategia, e aveva illustrazioni dettagliate. Stavo per aggiungerlo alla mia pila quando notai che c’era un altro libro dietro a quello.

        Sembrava come se fosse caduto lì per sbaglio. Era sottile e più piccolo degli altri libri ma attirava l'attenzione per la copertina in pelle verde sbiadita e i bordi dorati delle pagine. Lo aprii e tossii per la polvere che proveniva dall’interno.

        Il titolo era stampato in inchiostro nero e macchie dorate: La Laguna Perduta.

        Girai un altra pagina per scoprire che era un libro di poesie. Non aveva niente a che fare con lo sport. Era chiaramente stato messo nella sezione sbagliata—o forse era stato nascosto? Il primo poema era chiamato “La Laguna Perduta”, proprio come il titolo del libro. Metà di esso era scritto in Italiano; l’altra metà era in una lingua che non conoscevo. Pronunciai ad alta voce le parole e queste componevano una specie di musica:

 

“ ‘ Quando, in una vigilia d'inverno, ci siamo incontrati, la verità

era solo un barlume.

La luna brillava di luce in più; la fortuna, molto

più in basso, luccicava.’ ”

 

        Forse questo libro mi avrebbe ispirato un nuovo lavoro artistico! Non sapevo che forma avrebbe assunto, ma il mistero del processo creativo era parte di ciò che mi ha facevano amare tanto l'arte. Il sole stava calando oltre le colline e il cielo stata cambiando dall’arancione all’indaco. Ho afferrato il libro nelle mie mani calde mentre una fresca brezza soffiava le tende.

        Era il momento di andare, ma questo libro sarebbe venuto con me.

        “Eugene, dovremo andare a cena,” dissi, sedendomi accanto a lui e scuotendolo gentilmente per svegliarlo.

        “Wow, quanti libri hai preso!” disse mentre si sedeva e si sfregava gli occhi. “Hai capito che abbiamo tutta la vita per usare questa biblioteca, giusto?”

        “Sì, ma… non lo so, un libro tira l’altro!”

        “Forse hai bisogno di più ripiani nella tua stanza,” disse Eugene.

        “Una specie di biblioteca provata?” chiesi.

        “Esattamente,” disse. “Parleremo con il carpentiere reale a riguardo. Ma per ora, possiamo fare solo una top ten?”

        “Undici,” dissi, mettendo il piccolo libro verde nella mia tasca.

 

        Più tardi quella sera, dopo la cena con i miei genitori e una passeggiata con Eugene nei giardini per ritrovare le mie scarpe, mi sono sistemata nel mio letto con il libro di poemi. Lo avevo appena aperto quando mia madre bussò alla porta.

        “Tesoro,” disse la Mamma, infilando la testa. “Sei sveglia?”

        “Sì,” dissi. Istintivamente, nascosi il libro dentro le coperte, anche se non ero sicura del perché. Non ero pronta per condividerlo.

        Mia madre entrò nella stanza, mi ha raggiunto e si è seduta accanto a me sul mio letto. Prese le mie mani nelle sue. “Cara, è arrivato il momento per me di assegnarti la tua dama di compagnia.”

        “Di già?” chiesi, sedendomi un po’ più dritta. “Voglio dire, so che oggi ho avuto una giornataccia, ma posso impegnarmi di più.”

        “Una dama di compagnia non è solo qualcuno che ti aiuterà,” spiegò la Mamma. “È un’amica di vita.”

        “Ma ho Pascal per questo,” dissi.

        Pascal sorrise verso la Mamma dalla vicina ottomana. Sinceramente, non ero sicura di cosa avrei fatto con un’amica umana. Ero abbastanza brava ad intrattenermi da sola.

        “Lo so,” disse la Mamma. “Ma ci sono un sacco di occasioni che si avvicinano. Sei una principessa adesso. Penso davvero che tu abbia bisogno di una persona che ti aiuti ad orientarti in queste cerimonie a volte noiose ma necessarie, e ad essere tua amica e confidente.”

        “So che posso farcela, Mamma,” dissi.

        “Hai una responsabilità, Rapunzel,” disse la Mamma. “Verso questo regno. E anche se voglio molto bene a Pascal, hai bisogno di una guida.” Percepii le sue parole come un peso. Non ero pronta a sentir parlare di responsabilità—stavo appena imparando a vivere in più di una stanza! Eppure i suoi occhi erano pieni di gentilezza e di verità. “L’intero regno ha atteso il tuo ritorno. Lo capisci?”

        “Credo di sì?” dissi.

        “Perfetto. Ho deciso di nominare Cassandra,” disse la Mamma.

        “La figlia del capitano?” chiesi, anche se dubitavo che ci fossero due Cassandra nello stesso regno—almeno, non se una di loro era la ragazza che avevo conosciuto oggi.

        Mamma annuì con un sorriso.

        “Okay,”dissi. Ricordai la forza del suo lancio e il fuoco nei suoi occhi. Forse avere una dama di compagnia non sarebbe stato così male se fosse stata lei. “Okay.”

        “Cassandra è una ragazza saggia e coraggiosa,” disse la Mamma. “Conosce le usanze del castello e come funziona il regno.”

        “Capisco,” dissi.

        “Lo so.” disse la Mamma.

        “Cassandra è la mia dama di compagnia,” dissi, sorridendo a me stessa mentre la immaginavo che mi insegnava come lanciare un colpo o maneggiare una spada.

        “Perfetto,” disse la Mamma.

        “Evviva!” dissi.

        “Potrai annunciarlo domani a cena,” disse, baciandomi le guance. “Fino ad allora, è il nostro segreto.”

        Dopo che se ne andò, tirai fuori il libro da sotto le coperte e cercai di leggere il poema successivo. Le parole erano sconosciute, ma decisi di pronunciarle ad alta voce comunque, e mentre lo facevo producevano una specie di musica. Quando chiusi gli occhi mi chiesi come sarebbe stato per Cassandra essere la mia dama di compagnia. Mi avrebbe insegnato mosse da guerriero? Mi avrebbe raccontato tutto quello che sapeva su Corona? Sarebbe stata alla fine un po' più amichevole?

        Ho fatto diversi respiri profondi e alla fine mi sono addormentata. Quella notte sognai dell’acqua, e di un segreto che vi nuotava come un pesce argentato all’interno.

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6

 

Cassandra

 

Eccoti qui,” disse la Regina Arianna mentre cercavo di entrare nella sala da pranzo senza farmi vedere. Non mi sono mai sentita a mio agio in abiti femminili. Ogni volta che infilavo strati di tulle e seta, soprattutto con i capelli tirati all'indietro, in uno chignon, mi sembrava di giocare a travestirmi.

        Buona sera,” dissi, e mi inchinai.

        “Ti ho visto cavalcare Fidella questo pomeriggio,” disse.

        Fidella era uno dei migliori cavalli del regno—forte, veloce e molto intelligente. Era eguagliata solo da Maximus, uno stallone bello e regale. Erano i cavalli che amavo di più cavalcare.

        È un cavallo eccellente,” disse.

        Ho passato la maggior parte della notte a studiare sia le mie mappe disegnate a mano che tutte le altre mappe di Corona che avevo raccolto nel corso degli anni. Era tempo per me di diventare ancora più seria nel riempire gli spazi vuoti, non solo per poter dimostrare a mio padre quanto fosse essenziale che io fossi nella guardia, ma anche perché la nuova principessa stava distraendo la linea difensiva di Corona. Altri potrebbero distogliere lo sguardo dalla situazione. Non io. Con Fidella ero in grado di coprire molto terreno, ma non ho trovato nulla di singolare. Avrei dovuto provare di nuovo il giorno successivo.

        “E sei diventata un abile cavaliere,” disse la Regina Arianna. “Sono impressionata. So anche quanto ti impegni per la sicurezza di Corona.”

        “Certo.” dissi, con il mento alzato.

        “Stasera ho una novità che credo ti piacerà molto.” disse la regina. Mi fece l’occhiolino e poi andò ad accogliere il re. Che cos'è questo ammiccare in questi ultimi tempi? Pensai per un attimo, prima che mi venisse in mente un'altra idea molto più entusiasmante.

        Mio padre potrebbe non voler premiare il mio addestramento e il mio acume militare, ma questo non significa che la regina non lo voglia.

        “Mi sono assicurata che il tuo cartellino con il nome fosse posizionato accanto al mio,” disse Rapunzel mentre mi avvicinavo al tavolo.

        “Perfetto,” dissi, la mia mente era ancora concentrata sulle parole della regina. Possibile che mi avrebbe dato la possibilità di fare il provino per le guardie? Fissavo il pavimento per scoraggiare Rapunzel dal cercare di fare altra conversazione. Fu in quel momento che notai che i piedi di Rapunzel erano scalzi. Qui? Nella sala da pranzo reale? Alla festa di Elodie la Grande? Cosa le passava per la testa? Se ci fosse stata un’intrusione, non sarebbe stata in grado di scappare per nascondersi abbastanza in fretta con i piedi scalzi. E se avesse camminato su dei pezzi di vetro? La regina non si pentirà di avermi messo nella guardia, pensai, e dovetti ammettere che i miei piedi fremevano nelle mie scarpe da cerimonia. Odiavo davvero i tacchi.

        “Eccoti qua, sport,” disse Eugene e mi applaudì sulla spalla. Il suono della sua voce armoniosa ha fatto sì che il mio sangue si trasformasse in acqua ghiacciata.

        “Non chiamarmi così,” dissi. Mi stava sorridendo, ma ho capito che preferiva che mi perdessi. Peccato. Gli stavo addosso. Se avesse avuto un qualsiasi piano per scappare con i gioielli della corona, se ne sarebbe potuto scordare. Lo osservavo.

        “Anche per me è un piacere vederti,” disse Eugene.

        “Ehi, sei mai stata nella biblioteca?” chiese Rapunzel.

        “No,” risposi. Tutti si stavano sistemando e chiacchieravano, ma io volevo che la festa prendesse il via. I miei palmi stavano sudando. Quando avrebbe fatto il suo annuncio la regina?

        “L’adoro,” disse Rapunzel. “Sono stata lì ieri per delle ore e non potevo credere a tutti quei libri! Ho trovato questo libro di poemi. La copertina è fatta di una pelle così morbida e metà libro è in una lingua differente—è affascinante e romantico e misterioso e complesso…”

        “Non mi piace la poesia,” dissi.

        “Ma hai mai letto un libro sullo... sport?” chiese Rapunzel.

        “Eh?” chiesi.

        Sorrise e mi porse un libro intitolato Sport sul campo: La Guida Completa.

        “Uh, grazie,” dissi, dandogli un’occhiata veloce e mettendolo sotto al tavolo.

        La regina toccò la spalla di Rapunzel e si inginocchiò accanto a lei.

        “Quindi,” disse Eugene, distraendomi. “Com’è essere la figlia del capitano delle guardie? È ovvio che hai un debole per le armi.”

        “Quindi,” dissi.

        “Ti alleni fin da quando eri una bambina?” insistette Eugene. “Hai qualche amico nel castello?”

        “No,” dissi. “Chi ha bisogno di amici?”

        “Cavoli!”borbottò Eugene mentre Rapunzel bisbigliava con la regina. “Non mi serve un rompighiaccio qualsiasi, mi serve un piccone.”

        Ho alzato gli occhi al cielo.

        Alla fine il re ha picchiettato il bicchiere. Lui e la regina si alzarono. Le chiacchiere si calmarono e porgemmo loro i nostro rispetto.

        “Siamo tutti qui adesso,” annunciò Re Frederick, muovendo il suo calice. “Ringraziamo per la nostra generosità e auguriamoci la pace.”

        Tutti tintinnarono i bicchieri e dissero, “Che possiamo avere la pace.”

        Ho pronunciato le parole ad alta voce insieme agli altri, ma nel profondo volevo solo arrivare al dunque: mi stavo per unire alle guardie. Giusto?

        Gli auguri e le offerte di pace sembravano andare avanti per un'eternità. Alla fine la Regina Arianna parlò. “In questa felice occasione, la nostra famiglia è onorata di fare un annuncio che so che sarà nientemeno che provvidenziale.” La regina si girò verso di me e mi sono seduta a testa alta. il mio respiro si fece poco profondo nell'attesa. “Rapunzel, vuoi per favore avere tu l’onore?”

        “Sì,” disse Rapunzel. La regina annuì e sorrise. Perché dovrebbe essere Rapunzel ad annunciare il mio invito ad unirmi alle guardie? SI girò verso di me, e la sua faccia era improvvisamente troppo vicina alla mia. Indietreggiai. “Cassandra, vorrei che tu fossi la mia dama di compagnia.”

        “Cosa?” chiesi cautamente. Per un momento, il mondo si offuscò, e ci fu un ronzio nelle mie orecchie. Avevo davvero sentito bene? Era vero? Non poteva essere vero.

        “Sei la mia dama di compagnia! Non è meraviglioso?” chiese Rapunzel. Tutti attorno al tavolo applaudirono, mio padre lo fece più forte di tutti. Il solo che non stava sorridendo come un idiota era Eugene.

        “Cassandra, quale onore,” disse mio padre. Ho preso il mio calice d'acqua. La mia bocca era completamente asciutta. “Congratulazioni.”

        “Questa è un'unione fortuita!” disse la Regina Arianna. Non riuscii a formulare una risposta. “Puoi iniziare i tuoi compiti domani. Anche se, in realtà, il tuo primo lavoro sarà quello di conoscere la nostra cara Rapunzel.”

        “Posso essere scusata per un momento?” chiesi.

        Uscii dalla stanza, in cerca d’aria così non avrei urlato, e poi sono corsa giù per il corridoio, i miei passi echeggiavano tra le mura.

        “Spostatevi,” dissi alle guardie di fronte alle porte esterne. Loro mi guardavano in modo curioso—come se non avessi senso. “Ho detto, spostatevi!”

        Sobbalzarono di lato. Ho sbattuto la porta, sfilato quelle orribili scarpe e sono corsa verso la foresta. Lo stomaco era sottosopra. Il mio cuore batteva. I miei pensieri correvano. Rallentai mentre mi avvicinavo un cespuglio, presi fiato, e atterrai accanto ad un tronco di un’enorme quercia.

        Come poteva pensare la regina che questo fosse il modo migliore per sfruttare i miei talenti? Aveva appena elogiato la mia abilità equestre e—pensavo—la mia promessa come difensore del regno. Mio padre doveva sapere che stava arrivando. Lui più di chiunque altro sapeva che non ero tagliata per cucire bottoni o vestiti o insegnare le buone maniere. Ed ora ero qui, condannata a fare da balia alla principessa più felice del mondo.

        Come mi sarei allenata? Come avrei vissuto la vita che ero nata per vivere?

        La furia mi ha riscaldato il sangue mentre fissavo la luna.

        Il mio gufo da compagnia, che ho chiamato semplicemente Gufo, scese dall’alto. Non importava dove fosse, poteva sempre percepire la mia angoscia e sarebbe volato al mio fianco più velocemente possibile.

        “Non c’è niente che io possa fare,” gli dissi. ha sorvolato gli alberi sopra di lui, fischiando.

        Questa era una decisione che aveva delle sbarre intorno. Non potevo protestare senza cadere in disgrazia con il re e la regina, e poi non ci sarebbe stato modo per me di essere ammessa tra le guardie. Non potevo discutere una mia via d'uscita con mio padre. Un incarico reale era l’ultima parola. Il mio fato era stato sigillato. Mi accasciai sulle ginocchia e soffocai un grido.

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7

Rapunzel

 

Sei sicura che questa sia la mossa giusta?” mi chiese Eugene mentre mettevo in ordine la mia stanza in previsione dell’arrivo di Cassandra. Volevo che tutto fosse perfetto per il nostro primo incontro ufficiale tra principessa e dama di compagnia. Era la sera dopo la festa, ed avevo preparato biscotti alla cannella da una ricetta di uno dei libri di cucina Coroniani che avevo trovato in biblioteca. C'era un'intera pila ad aspettarla, insieme a una teiera di tè alla menta piperita bollente. “Sei sicura che Cassandra sia la ragazza giusta per questo lavoro?”

        “Certo,” dissi, girandomi per guardare Eugene, che stava oziando sul divano letto, mangiando un biscotto. La sua fronte si corrugò. Misi una mano sull’anca. “Perché? Sei preoccupato? Non sono mai stata così sicura—tranne che su di te!”

        Alzò lo sguardo e sorrideva, il colorito gli riempiva le guance. “Oh, grazie,” disse. “È solo che Cassandra è un po’ rigida. Più dura della carne di bisonte secca, per essere precisi. Non pensi?”

        “Preferisco la parola forte,” dissi, sprimacciando i cuscini del mio letto.

        “Pensa di sapere tutto,” disse Eugene.

        “La fiducia è sempre piacevole,” dissi, e raddrizzai le coperte.

        “È impossibile avere una conversazione con lei,” disse Eugene.

        “Più che altro… contemplativa. Guarda,” dissi, impilando i miei libri della biblioteca in pile ordinate. “Lascia che ti dica quello che io vedo in lei. Io vedo una grande avventuriera. Una ragazza che non ha paura di esplorare e provare cose nuove.”

        “E insulti,” disse Eugene.

        “Ti sta solo stuzzicando,” dissi, sedendomi accanto a lui. “Forse voi due vi assomigliate fin troppo. Anche tu ami stuzzicare!”

        “Ugh. Ho solo la sensazione che io non le piaccia.” disse Eugene.

        “A chi non potresti piacere?” chiesi, togliendogli i capelli dagli occhi. Arrossì ancora una volta, e mi ha riempito di affetto. “Io penso che entrambi abbiate solo bisogno di tempo per conoscervi meglio. Tu sei incredibile. Lei è incredibile. Voglio dire, hai visto per caso quella mappa che ha arrotolato così velocemente quando abbiamo bussato alla sua porta?” Eugene scosse la testa. “E' stato incredibile.”

        “Tu sei quella incredibile,” disse Eugene, fissandomi con adorazione.

        Proprio in quel momento, bussarono alla porta.

        “Oh, è lei!” dissi, battendo le mani. “Eugene, ti adoro, ma penso che tu debba andartene.”

        “Davvero?” chiese. “E la nostra passeggiata notturna?”

        Cassandra bussò ancora.

        “Un momento!” risposi, e poi presi le mani di Eugene nelle mie. “Penso sia meglio se il mio primo incontro con Cassandra si svolga solo tra noi due. Questo non vuol dire che lei è più importante di te o che noi due non faremo più passeggiate notturne, okay?”

        “Okay,” disse Eugene. “Credo di avere qualche lettura di diplomazia da recuperare. Tuo padre vuole che io sia esperto nei metodi di corte il più rapidamente possibile. E la mia energia è in calo, quindi prenderò una di queste delizie per il viaggio…”

        Gli porsi un biscotto, gli ho dato una stretta, e poi ho aperto la porta. Quando Cassandra lo vide, la sua faccia si offuscò come un pomeriggio tempestoso.

        “Sto uscendo,” disse Eugene,e mi diede un’occhiata del tipo te l’avevo detto. “Divertitevi, ragazze.”

        “Salve!” dissi, porgendo a Cassandra il mio più caldo sorriso.

        “Ehi,” disse, con la faccia seria.

        “Benvenuta, Ddc! Capito—dama di compagnia? Ddc? Posso chiamarti così?”

        “No,” disse.

        “Okay,” dissi, scuotendolo via. “Guarda. Ho del té e biscotti per noi.” Le offrii di sedersi un uno delle sedie di peluche.

        “Grazie. Non mangio dolci,” disse Cassandra.

        “Penso onestamente che amerai questi biscotti,” dissi. “Li ho fatti seguendo questo libro di cucina Coroniano. Dice che sono un classico piacere per la folla?”

        “Bene,” disse Cassandra, e anche se stava cercando di nasconderlo, penso che le sia piaciuto il biscotto.

        “Vorrei iniziare dicendo che sono così emozionata! Quando ti ho visto là fuori in quel campo, dovevo proprio conoscerti. E quando mia madre mi ha suggerito che tu potevi essere la mia dama di compagnia, mi sembrava la cosa giusta. Sai cosa significa? Quando qualcosa sembra giusto?”

        Cassandra osservava, prendendo un altro biscotto.

        “Comunque, in accordo con questo libro, i compiti di una dama di compagnia includono insegnarmi le buone maniere, le lingue, e balli prevalenti a corte; leggere e scrivere le corrispondenze—anche se, onestamente, non saprei chi mi dovrebbe scrivere una lettera; dipingere, cosa che amo con tutto il mio cuore; andare a cavallo—iscrivetemi!—musica e partecipazione ad altri passatempi regali. C'è anche la cura del mio guardaroba—Non mi piacciono molto i vestiti, quindi non preoccupiamoci di questo; questioni e diplomazia; supervisione della servitù; tenermi informata su tutto ciò che succede a corte; e trasmissione discreta di messaggi a comando. Ma non sono esattamente il tipo che da ordini. Credo che abbiamo molto lavoro davanti a noi.”

        Cassandra aveva messo il biscotto sul suo grembo e stava diventando sempre più pallida col passare del tempo.

        “Sai cosa,” dissi. Sembrava che fosse sopraffatta quanto me da tutta questa faccenda del castello. “Cambiamo soggetto. Questo è il libro di cui ti parlavo.” Tirai fuori il piccolo libro verde e lo aprii al primo poema, ‘La Laguna Perduta.’ “È in due lingue quindi io non capisco ogni parola, ma la prima parte riguarda tutta questo antico potere. Poi il poeta scrive di queste antiche grotte che la pioggia ha aperto con un milione di piccoli baci. Non è bellissimo?”

        “Antiche caverne?” chiese Cassandra, con gli occhi spalancati.

        “Te lo leggerò,” dissi. “Ecco qui. ‘La Laguna Perduta’.”

 

 

 

“‘Quando, in una vigilia d'inverno, ci siamo incontrati, la verità

era solo un barlume.

La luna brillava di luce in più; la fortuna, molto

più in basso, luccicava.

Qui è stata costruita Corona, in mezzo alla paura che diminuisce

e al dubbio che scorre.

Quando le voci si scontrano e il metallo colpisce, la

luce all'interno si spegne.

Antiche caverne sono crollate, i loro soffitti si sono riempiti

di chiazze di cielo.

Sotto l'acqua, cara. Ci siamo entrati

senza paura.

La verità è stata sigillata in pietre preziose—esse

contengono l'antico potere.

Questo è alla base della forza di Corona e ci lega

come il sole al fiore’”

 

 

        “Pietre preziose? Antico potere?” chiese Cassandra, appoggiandosi.

        “Vedi, sapevo che ti sarebbe piaciuta la poesia! Non ti piacciono le immagini?”

        “Continua a leggere,” disse.

        “C’è qualcosa in un altra lingua…”

        “È Saporiano,” disse Cassandra, sorprendendomi con il suo entusiasmo. Si trovava dietro di me ora, leggendo da sopra la mia spalla. “Questo libro è davvero vecchio.”

        “Cosa intendi?” chiesi. “Aspetta. Come lo sai?”

        “Centinaia di anni fa, Corona era divisa in due terre diverse—Antica Corona e Saporia. Il fatto che questo sia scritto per metà in Saporiano significa che questo libro è originale ed antico. Nessuno parla più il Saporiano ad eccezione di pochi scolari.”

        “Davvero?” chiesi, incuriosita. “Mi piacerebbe saperne di più sulla storia di Corona. Potresti insegnarmela?”

        “Il fabbro del regno, Xavier, è il vero storico. Lui sa tutto,” disse Cassandra.

        “Pensi che potrebbe darmi delle lezioni?” chiesi. Il mio battito è accelerato perché mi sono resa conto che c'era così tanto da scoprire sulla mia nuova casa. Forse imparando a conoscerlo diventerei, in qualche modo, più parte di questo posto.

        “Probabile. Continua a leggere.” disse Cassandra.

        “Okay,” dissi. Cassandra camminava mentre io leggevo. “‘Dove le due querce crescono vicine, le radici si intrecciano come dita. Le mani si stringono insieme, negli spazi tra loro, la verità indugia.’ Adoro questa frase!” dissi, con una mano sul cuore.

        “Continua,” disse.

 

“‘Le bacche brillano nella rugiada come rubini,

le braccia tese guidano i cercatori verso ovest.

Tre divisioni portano tre decisioni;

ricorda, i cuori conoscono meglio.

Pietra di luna, topazio, opale; l'arazzo di smeraldo

si dispiega.

Viaggia con leggerezza verso la laguna perduta, che custodisce

tesori incalcolabili.’”

 

        “Poi si va avanti ancora un po' in quello che credo sia Saporiano,” dissi. “Non ti sembra così vivo? Pensi che sia reale?” Cassandra afferrò il libro tra le sue mani e iniziò a sfogliare le pagine. Mi sono seduta un po' più dritta. “Ehi, forse potremo iniziare un circolo letterario.” Ho accolto i suoi occhi spalancati. “Aspetta un secondo, tu sai qualcosa riguardo a questo posto?”

        “No,” disse, concentrata sul testo. “C’è qualcos’altro riguardo le caverne?”

        “Ha qualcosa a che fare con quelle mappe?” chiesi.

        “Quali mappe?” chiese, continuando a leggere.

        “Quelle che ho visto nella tua camera.” La sua testa scattò. “Cassandra, cosa c’è?”

        “Niente. Sono un po’ stanca,” disse Cassandra.

        “Non sembri stanca,” dissi.

        “Lo sono. Che ne dici se la finiamo qui?”

        “Davvero? Ora?” chiesi.

        “Sì. Ora.” Sbadigliò, ma non fu molto convincente.

        “Beh, credo di essere una persona mattutina.” dissi mentre lei annuiva e mise il libro nella sua tasca. “Quindi, vuoi che... te lo presti?”

        “Sì,” disse, e prima che potessi abbracciarla per salutarla, lei era fuori dalla porta, stringendo il libro.

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