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[Traduzione] Frozen II [CONCLUSO]


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Frozen II

 

 

Una volta, nel regno di Arendelle…

 

“Anna ed Elsa erano sorelle reali che crescevano in un meraviglioso castello. Elsa, benedetta con l'incredibile dono di comandare il ghiaccio e la neve, alla fine è diventata regina. La sua coraggiosa e leale sorella le è rimasta accanto, così come i loro amici Kristoff, l'uomo di montagna; Sven, la fidata renna di Kristoff e il suo migliore amico; e Olaf, l'adorabile pupazzo di neve vivente.”

 

Ma gli anni sono passati…

 

“Ed Elsa potrebbe finalmente avere una risposta alla sua domanda di tutta la vita sul perché abbia un potere magico. Una voce lontana che solo lei può sentire le chiede di lasciare il suo regno e di avventurarsi nell'ignoto.”

 

Ora…

 

“Insieme ad Anna, Kristoff, Sven e Olaf, Elsa intraprende un viaggio epico che non lascerà nessuno immutato. Tutti una volta temevano che il potere di Elsa fosse troppo per il mondo. Ora devono sperare che il suo potere sia sufficiente per salvarlo!”

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Prologo

 

 

Lontano lontano, più a nord di quanto qualsiasi uomo, donna, o bambino sia mai stato, sorgeva un tempo la Foresta Incantata. Questa meravigliosa foresta era protetta dagli spiriti dell’aria, del fuoco, dell’acqua, e della terra. Tra tutte queste bellezze abitava un popolo misterioso chiamato Northuldra. Erano nomadi che vivevano della terra, e seguivano le loro mandrie di renne ovunque andassero. Perché i Northuldra erano in armonia con la natura, si pensava che fossero magici.

      Un giorno, le navi arrivarono all’ingresso del fiordo a sud della Foresta Incantata—navi in legno piene di persone che erano determinate a creare una casa per loro stessi vicino alle acque. Presto nacque il regno di Arendelle, ed un meraviglioso castello fu costruito per la famiglia reale.

      I nuovi arrivati furono accolti dal sovrano dei Northuldra quando incontrò il loro re su una scogliera al tramonto. I regnanti si strinsero le mani, e l’incontro fu visto dagli altri solo in una silhouette nebulosa, mentre proiettavano grandi ombre sulla terra.

      Per dimostrare la loro buona volontà ed amicizia, gli Arendelliani costruirono un’imponente diga nella Foresta Incantata. La posero sul fiume che sfociava nell’Arenfjord, il profondo specchio d’acqua blu su cui era stato costruito il castello di Arendelle. La diga collegava tutte le terre e rendeva più facile il vagabondare dei Northuldra e delle loro renne. Re Runeard, il sovrano di Arendelle, la offrì ai Northuldra come un simbolo di pace e cooperazione tra i due popoli.

      Quando la diga fu completata, gli Arendelliani organizzarono una grande festa. Northuldra dal tutte le parti del territorio si riunirono alla base della diga per mescolarsi e banchettare con gli Arendelliani. Per il Principe Agnarr, il giovane figlio di re Runeard, era il posto più lontano da casa in cui fosse mai stato. I suoi occhi ballavano con meraviglia ed eccitazione… fin quando non venne notato da suo padre.

      Re Runeard ha sfiorato Agnarr sotto il mento e gli ha dato uno sguardo che il principe sapeva bene che non bisognava sfidare. Ha ordinato a suo figlio di stare dritto e fiero—di essere regale.

      “Ricorda, Agnarr—tu rappresenti Arendelle.” Agnarr obbedì, come il re sapeva avrebbe fatto.” E attenzione Tenente Mattias,” avvisò suo padre, facendo cenno verso un giovane uomo in uniforme.

      Mattias stava sull’attenti mentre il re si allontanava con le sue guardie. Il Tenente riconosceva il disappunto negli occhi di Agnarr. Non era solo il fatto che Re Runeard voleva che si comportasse regalmente, come un diplomatico invece di un ragazzo—lontano dalla conferenza degli anziani e il capo dei Northuldra.

      Ma Mattias sapeva esattamente cosa fare. Si mise accanto ad Agnarr e rifletté, “Stai diventando alto. Smettila.” Dette un colpetto con il gomito al giovane principe. Agnarr sorrise e gli restituì il colpo. “Ehi, stavo solo scherzando. Forza. Andiamo.” I due bracci intrecciati, che si contendono il posto in un'amichevole di wrestling durante la discesa verso i festeggiamenti.

      Nel cuore delle celebrazioni, i Northuldra e gli Arendelliani si mescolarono, mangiavano e bevevano, parlavano e ridevano come se fossero migliori amici. I Northuldra hanno messo su uno spettacolo, dimostrando trucchi sul dorso delle loro renne.

      Ma qualcosa più in profondità nella foresta catturò l’attenzione di Agnarr. Era così incredibile, che non poteva essere stato reale. Pensava di aver visto la figura di una ragazza all’incirca della sua età, che volteggiava su e giù nell’aria in mezzo alle foglie al vento. Non penzolava dagli alberi o si aggrappava alle viti, ma in qualche modo galleggiava come se non pesasse nulla.

      Affascinato, Agnarr si muoveva verso di lei. Fu solo dopo che udì lo scontrarsi di spade, scudi, e bastoni che l’incantesimo sembrava essersi rotto. Si girò e vide che la sua gente era stata attaccata! Il fascino e la magia dei Northuldra era stato solo un inganno. Agnarr diede alla ragazza un’ultima occhiata, non riuscendo a credere che quello scontro fosse reale. Ma non c’era più—come se alla fine non ci fosse mai stata.

      Il whoosh di una freccia che passava sopra la sua testa lo congelò sul posto. Non era mai stato così vicino al pericolo prima d’ora.

      “Sta dietro di me,” disse Mattias, e ha tirato Agnarr fuori dai guai poco prima che un'altra freccia gli passasse accanto, proprio dove c'era la sua testa.

      Agnarr era frastornato e non poteva che assistere alla brutale battaglia che infuriava davanti a loro, con frecce che volavano e scudi che si difendevano. Si bloccò quando vide suo padre, con la spada in mano, affrontare il capo dei Northuldra. Mattias tenne fermo Agnarr mentre il principe gridava verso suo padre. Tutto quello che voleva fare era aiutarlo.

      Il principe fu in grado di liberarsi—ma solo dopo che il re e il capo dei Northuldra erano precipitati dal bordo di una scogliera.

      “Padre!” Agnarr ruggì come un vecchio soldato e si precipitò nella battaglia per raggiungere il bordo della scogliera e cercare suo padre. Ma il fuoco scoppiò davanti a lui, e le fiamme e il calore lo spinsero indietro.

      Un'esplosione massiccia sparata attraverso la foresta come un'onda d'urto. I Northuldra e i soldati Arendelliani corsero per la loro vita, mentre l'acqua si schiantava contro la diga con un suono simile ad un tuono. Il vento cominciò a infuriare violentemente mentre i massi cadevano dal cielo come bombe. Uno atterrò ai piedi di Agnarr, e la forza dell’impatto lo scagliò in aria. Quando colpì il terreno, la sua testa batté contro una roccia. Mentre iniziava a perdere conoscenza e la sua vista si sfocava, notò con tristezza che la rigogliosa bellezza della foresta era stata distrutta.

      Allo stesso tempo, sentiva una voce ossessiva, come qualcuno sopraffatto dal dolore dei secoli, lamentando una melodia inquietante. Agnarr non aveva mai sperimentato nulla di simile finora. I Northuldra avevano menzionato che la diga era abitata dagli spiriti delle persone che l’avevano costruita. Quella voce è uno spirito? È arrabbiato? Si chiese Agnarr.

      In qualche modo, il principe è stato portato fuori dalla foresta da una forza invisibile che lo ha fatto galleggiare nell'aria mentre il caos continuava sotto di lui. Poi l'assordante ruggito cadde in silenzio mentre gli spiriti arrabbiati smettevano di infuriare, e una nebbia, densa e impenetrabile come la pietra, avvolse la foresta, chiudendo alcune persone dentro e altre fuori…

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Capitolo 1

 

E quella notte, tornai a casa Re di Arendelle,” disse Re Agnarr.

      La candela del re proiettava ombre tremolanti sul suo viso mentre raccontava la sua storia alle sue giovani figlie, Anna ed Elsa. Le bambine erano rannicchiate insieme sul letto di Elsa con la loro madre, la Regina Iduna, ascoltando ogni parola che il loro padre diceva, i loro occhi spalancati e le loro bocche aperte. La loro madre le avvicinò a se, tutte e tre raccolte sotto il peso confortante della sua sciarpa bordeaux.

      Oh, Papà, che storia epica,” disse Anna, collassando sul letto mentre si immaginava tutto quello che era successo. “Chiunque ti abbia salvato, io lo adoro.”

      Il re sorrise alla sua bambina. “Vorrei tanto sapere chi fosse.”

      “I Northuldra erano davvero magici?” chiese ad alta voce Elsa. Non voleva diventare come loro. Non poteva immaginare di fare del male ai suoi amici. “Come me?”

      “No,” la rassicurò Re Agnarr. “Non erano magici. Traevano vantaggio dalla magia della foresta.”

      “Cos’è successo agli spiriti? Cosa c’è nella foresta adesso?” Elsa si chiese se qualcun altro ce l’avesse fatta ad uscire dopo che gli spiriti si erano arrabbiati e rivoltati contro tutti.

      “Non lo so,” rispose Re Agnarr. “La nebbia c’è ancora. Nessuno può entrare, e nessuno ne è più uscito da allora.”

      La Regina Iduna alzò gli occhi verso il marito, ammonendolo a fare attenzione alle sue parole. Voleva essere sicura che le loro figlie non si sentissero spaventate. “Perciò siamo al sicuro,” disse.

      “Sì,” concordò Re Agnarr. “Ma la foresta potrebbe risvegliarsi, e noi dobbiamo essere preparati per qualunque pericolo possa portare.”

      La regina Iduna assistette a un'ondata di preoccupazione che si riversò sul volto di Elsa per le parole di suo padre, e lei intervenne. “E ciò detto, che ne dite di dare la buonanotte a vostro padre,” disse.

      Entrambe le bambine erano troppo giovani per pensare ai combattimenti di ogni genere… specialmente quando lei stava cercando di farle addormentare. Re Agnarr si alzò, e la sua faccia presentava le scuse alla moglie.

      “Oh, ma io ho tante altre domande,” disse Anna, tenendo il broncio mentre suo padre baciava Elsa sulla fronte.

      “Conservale per un’altra sera, Anna.” insistette.

      “Urgh,” disse con frustrazione. “Tu sa che non ho tutta questa pazienza.” Guardò attentamente Elsa, che annuì, concordando chiaramente con Anna sulla sua mancanza di pazienza.

      Anna chiuse la bocca stretta e si grattava il viso. Suo padre la baciò sulla fronte, sapendo che quella era il suo modo di provarci. Poi uscì dalla stanza. Poco dopo che la porta si chiuse, Anna iniziò nuovamente con le sue domande.

      “Perché i Northuldra ci hanno attaccati, comunque?” chiese alla madre. “Perché attaccare chi ti porta dei doni?”

      “Tu credi che la foresta si risveglierà? Cosa penserebbero gli spiriti della mia magia?”chiese Elsa, alzando lo sguardo verso sua madre.

      Uno sguardo dolce si fece strada nel volto di Iduna mentre il suo stesso ricordo del passato le travolgeva la mente. “Vorrei avere le risposte. Ahimè, solo Athohallan lo sa.”

      “Ahto-a-cosa?” chiese Anna.

      La Regina Iduna rideva mentre sorrideva alla faccia sollevata della figlia più giovane. “Quando ero piccola, mia madre mi cantava una canzone su un fiume speciale chiamato Ahtohallan, si diceva che avesse tutte le risposte sul passato,” disse. “Su ciò di cui siamo parte.”

      Le sorelle si guardavano l’un l’altra, e poi due paia di grandi occhi azzurri fissavano la regina.

      “Ce la canteresti, per favore?” chiese Elsa.

      Iduna guardò verso la porta, discutendo se dovesse assecondare le sue figlie. Dopo aver deciso che non c'era nulla di male a far sentire la canzone alle bambine, annuì. “Certo. Accoccolatevi. Più vicine.” disse, avvicinando Elsa ed Anna a lei, rimboccando loro le coperte sotto la sciarpa.

      La voce della Regina Iduna era bassa e calda mentre cantava la ninna nanna che la madre le aveva cantato. Era il suono dell'amore nelle orecchie delle ragazze, e Anna si è addormentata velocemente prima ancora che la canzone fosse finita. La regina prese Anna in braccio, cullandola dolcemente, mentre la portava dall'altra parte della stanza. Mise Anna dolcemente sul suo letto e tirò su le coperte, rimboccandole. La Regina Iduna tornò da Elsa mentre finiva la canzone.

      “Ora dormi, mia piccola neve,” disse, baciando entrambe le mani di Elsa.

      La regina sprimacciò i cuscini di Elsa, accarezzò i lunghi capelli di sua figlia e raccolse la candela che tremolava sul tavolo accanto.

      “Mamma?” disse Elsa mentre la regina toccava la porta della stanza. “Pensi che Ahtohallan sappia perché ho poteri magici?”

      Sua madre non rispose immediatamente. Pensò attentamente prima di parlare. “Se Ahtohallan è là fuori,” disse infine, “Immagino che sappia questo e molto altro.”

      Elsa si appoggiò pesantemente al suo cuscino. “Qualcuno dovrebbe davvero cercare di trovarlo.”

      Il sorriso della Regina Iduna era agrodolce mentre entrava nel corridoio e chiudeva la porta alle sue spalle.

      Con l’eco della ninnananna di sua madre nelle orecchie, Elsa si è addormentata. Sognò di trovare Ahtohallan, e di trovare la risposta ad ogni sua domanda... e anche le risposte ad alcune delle domande di sua sorella.

 

 

Tutta Arendelle era silenziosa, e la notte era immobileanche nel castellofinché Anna non ha attraversato in punta di piedi i tappeti del pavimento della sua camera da letto. La bambina di cinque anni ha impiegato più di un tentativo per salire sul letto di sua sorella. Ma una volte che ci è riuscita, ha strisciato e ha scosso la spalla di Elsa.

      “Elsa,” disse Anna in quello che pensava fosse un sospiro ma quello che in realtà era la cosa più lontana da esso. “Psst, Elsa. Sveglia, sveglia, sveglia!”

      Elsa odiava essere svegliata. La rendeva scontrosa. “Anna,” protestò, voltando le spalle alla sorella e tirando le coperte sotto il mento, “torna a dormire.”

      “Non ci riesco,” si lamentò Anna, che galleggiava sul letto come una bambina che non aveva avuto la meglio... e che si rifiutava di arrendersi. “Si è svegliato il cielo. Perciò sono sveglia. Dobbiamo giocare.”

      Anna guardava fuori dalla finestra i verdi e gli azzurri danzanti delle Luci del Nord che dominavano il cielo notturno. Poi guardò nuovamente sua sorella, che si era nascosta sotto le coperte. Punzecchiò Elsa. La stuzzicò. Cerco perfino di toglierle le coperte.

      “Se accetto di giocare un po’ con te, mi lascerai dormire per tutto il tempo che voglio quando finiremo?” chiese la voce ovattata di Elsa da sotto le coperte.

      “Sì!” accettò entusiasta Anna, annuendo.

      Anche con Anna che la tirava, Elsa era un partner riluttante. Si strofinava gli occhi e trascinava i piedi mentre la sorella la tirava verso la Sala Grande—e poi la sua magia di ghiaccio è venuta fuori e per loro è iniziato un nuovo capitolo.

 

Modificato da Indomitable.Tamer
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Capitolo 2

 

Un giorno di anni dopo, quando le ragazze erano cresciute, i loro genitori se ne erano andati, ed Elsa era regina di Arendelle, il sole splendeva brillantemente sulle scogliere del fiordo. Elsa si trovava sul balcone posteriore del castello, in attesa del suo momento per ricongiungersi ai dignitari in visita e fare loro i migliori auguri per il loro ritorno a casa. Aveva già parlato con loro di scambio e di commercio, così come del popolo Arendelliano e dei loro obiettivi per il regno. Ad Anna piaceva dirle che era aggraziata e saggia ben oltre i suoi anni. Per le persone che non conoscevano Elsa, all'inizio era strano, ma più lei parlava, più sarebbero stati d'accordo con Anna.

      “Vostra Maestà, vi attendono.”

      Elsa sobbalzò, spaventandosi nel sentire Kai, uno dei suoi più fidati consiglieri. Kai la conosceva fin dal giorno in cui era nata. Capiva che Elsa era nervosa, ma teneva quest’osservazione per sé. Le sue mani erano avvolte attorno alla ringhiera del balcone, e questa scossa emotiva la trasformò all’istante in ghiaccio. Rideva nervosamente.

      “Oh, ah! Chiedo scusa. Arrivo subito,” disse.

      Dopo aver scongelato la ringhiera, Elsa si girò per seguire Kai all’interno del castello, ma venne fermata da una chiamata ossessiva, una voce che le parlava in una melodia senza parole. Era bellissima, eppure suonava dolorosa allo stesso tempo. Si girò nuovamente verso le portefinestre.

      “La senti anche tu?” chiese a Kai, chiedendosi da dove provenisse la voce.

      “Cosa?”rispose Kai.

      “Quella voce,” disse Elsa.

      La fronte di Kai si corrugò. “Quale voce?”

      Non appena lui pronunciò quelle parole, la voce si interruppe bruscamente così com’era iniziata. Elsa si girò verso Kai e vide preoccupazione sulla sua faccia. Sorrise per coprire l’inquietante sensazione che la investiva.

      “Non importa,” disse, e lo seguì nel castello.

      All’interno, Kristoff stava eseguendo trucchi audaci con Sven. Aveva già condiviso con i dignitari alcuni fatti insoliti sulle renne che potevano aiutarli a coltivare meglio i raccolti e a rendere più facile il viaggio ad Arendelle. Mentre Kristoff finiva, Elsa si avvicinava all’ingresso della stanza per i suoi saluti finali.

      Va tutto bene, pensò Elsa, riacquistando la sua compostezza con un sorriso. I suoi muscoli erano tesi per la necessità di rilasciare la sua magia.

      “Grazie ancora per essere venuti,” disse Elsa ad ogni dignitario mentre passavano. “È sempre un piacere vedervi.” Una volta completato il suo compito, Elsa uscì dalla stanza e camminò lungo i corridoi e fuori dalle porte frontali del castello. Salutava gli abitanti del villaggio e i visitatori sparsi per il cortile mentre si dirigeva verso il fiordo.

      Elsa passò delle piccole barche e navi magnifiche ormeggiate al porto. Rimase calma mentre scendeva il più possibile lungo il fianco del fiordo, finché non c'erano persone o barche in giro. Qui era dove veniva quando doveva rilasciare energia extra. Chiunque o qualunque fosse la voce che le aveva parlato nella sua melodia senza parole l'aveva riempita di più energia e magia di quanta ne avesse mai sentita prima.

      Elsa ha aperto le braccia e ha lasciato che la magia uscisse dalle sue dita a tutta forza. Ghiaccio e neve hanno riempito l'aria davanti a lei, poi si sono schiantati nel fiordo. Elsa si voltò e si coprì il viso, ridacchiando mentre l'acqua le schizzava intorno.

 

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Capitolo 3

 

Anna camminava lungo il bordo del villaggio e respirava profondamente l’aria fresca dell’Autunno mentre una foglia rossa brillante le passava davanti. Era il giorno perfetto per trovare la zucca perfetta. Vide davanti a sé una dei suoi amici preferiti, e non poté fare a meno di mostrare il grande sorriso che si impadronì del suo volto.

      “Ti piace lo stato di gelo perenne, Olaf?” chiese al pupazzo di neve parlante, che stava prendendo il sole felicemente in mezzo alle zucche della zona con un sorriso soddisfatto sulla sua faccia.

      “È come vivere un sogno, Anna,” disse, allungandosi per raggiungere la stessa foglia rossa brillante mentre volava da lui. “Oh, quanto vorrei che durasse per sempre.”

      Anna chiuse gli occhi mentre si prendeva un momento per lasciare che il sole si riversasse sul suo corpo. “Mmmm.” Improvvisamente ricordò perché era arrivata in quel posto in primo luogo, Anna aprì gli occhi e si mise alla ricerca della zucca perfetta. Non doveva avere né buchi né tagli. Ne voleva una anche con un bel gambo verde. E forse una che non fosse sbilenca. Anna si inginocchiò a bussare su di una con le nocche. Sembrava vuota. Non ricordava se questo significava che la zucca era buona o cattiva, ma immaginava che non importasse davvero, dato che non stavano pianificando di mangiarla.

      “Ma il cangiamento si fa beffa di noi con la sua bellezza,” disse Olaf.

      “Come scusa?” chiese Anna, ispezionando attentamente ogni zucca che passava. Una aveva un buco per le cimici. E quella accanto non era del colore arancione giusto per una zucca perfetta.

      “Perdonami. La maturità mi rende poetico,” rifletté. “Dimmi—sei più vecchia e dunque onnisciente. Ti preoccupa mai il concetto che nulla è permanente?”

      “No,” rispose subito, ma stava solo ascoltando distrattamente. La zucca perfetta si stava rivelando difficile da trovare.

      “Davvero,” disse, sconcertato dalla sua risposta. “Però, non vedo l’ora di essere antico come te così non dovrò più preoccuparmi delle cose importanti.”

      Prendendosi una pausa dalla sua caccia alla zucca, Anna si concentrò sulla domanda di Olaf. “Non è quello che intendo,” spiegò. “Non mi preoccupo, perché… beh, ho te e Elsa e Kristoff e Sven, e le porte sono tutte aperte, non sono più sola—” Si sdraiò accanto a lui, con la testa cullata tra le braccia, e alzò lo sguardo verso il cielo brillante, chiedendosi come spiegare i suoi pensieri all'amico. Ebbe un’idea e si alzò, muovendosi verso una zucca in decomposizione in zona. Spiegò che un giorno diventerà fertilizzante per aiutare le altre zucche a crescere. Ma Olaf ancora non era sicuro di quello che stava dicendo.

      Prendendo la sua mano, Anna lo tirò versò i suoi piedi. Lasciarono la zona delle zucche—e proprio vicino al cancello c’era la zucca perfetta. Anna la afferrò e la tenne mentre lei e Olaf camminavano lungo la strada verso la città. Cercò di spiegare che mentre alcune cose nel mondo cambiano, altre non lo fanno—si può contare sul fatto che quelle cose rimangano sempre le stesse. Anna issò la sua zucca perfetta su un carrello condotto da un cavallo grigio guidato da un abitante dai capelli grigi. Salutò l’abitante mentre si dirigeva in città.

      Una grande famiglia, piena di nonni, genitori, bambini e altri ragazzi, salutavano Anna e Olaf. Olaf voleva sottolineare ad Anna che le persone nella famiglia erano cambiate—alcune erano cresciute, e nuovi membri erano nati. Ma prima che iniziasse a parlare, Anna lo tirò verso una casa che era stata appena verniciata.

      “Non ti piace questo colore?” disse. Anna chiese al pittore il nome di quel colore mentre Olaf cercò di dire che la casa era bianca e ora era dipinta di blu, quindi anche questo stava cambiando.

      Anna non lo sentì. “Vedi, Olaf?” disse con un sorriso, prendendo la mano nelle sue. “Certe cose non cambiano mai.”

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Capitolo 4

 

La foglia rossa alla fine è volata via dalla mano di Olaf e ha viaggiato fino a quando non ha superato Kristoff e la sua renna, Sven. Kristoff stava mostrando a Sven una scatola con anello.

      “Sei sicuro di essere pronto per farle la fatidica domanda?” chiese Kristoff con la voce di Sven.

      “Sì,” rispose Kristoff a Sven, come se la renna avesse detto lui stesso quelle parole. “Solo non so come chiederglielo nel modo più romantico senza rovinare tutto.”

      “Lascia che mi occupi io dei dettagli!” disse la voce di Sven.

      Kristoff sapeva che Anna era quella con cui avrebbe voluto passare il resto della sua vita, quindi era sicuro di trovare le parole giuste al momento giusto. Svenne quando vide Anna camminare per strada verso di loro con Olaf al suo fianco, mentre guardava le vetrine. Kristoff si strinse forte a Sven per calmare i nervi mentre la guardava. Forse non era così sicuro di sé come pensava.

      Kristoff ha trascinato il suo migliore amico in un negozio di vestiti. Aveva bisogno di trovare l'ultimo tocco perfetto per il suo vestito. Guardò attraverso cravatte e ascot. Ne vide alcuni a righe e a punti, ma non erano quello che cercava. Poi Sven trovò un ascot ricoperto di carote e lo spinse verso di lui.

      “È perfetto!” dichiarò Kristoff.

 

 

La foglia rossa volò più in alto nell'aria fino a raggiungere il castello, dove un'enorme raffica la mandò attraverso una finestra aperta nella biblioteca. Le carte su cui Elsa stava lavorando sono volate via dalla sua scrivania e sono svolazzate per la stanza.

      Si è alzata e ha camminato attraverso i fogli danzanti fino alla finestra e ha guardato il regno dall'alto, chiedendosi se i venti che cambiavano segnalavano un grande cambiamento in arrivo. Forse era per questo che aveva sentito quel richiamo ossessivo.

      Quando i suoi occhi si sono posati su Anna e Kristoff che si abbracciavano dopo il suo viaggio al negozio di vestiti, un sorriso le ha immediatamente illuminato il viso. Sven e Olaf non erano lontani, ridevano, sbuffavano e facevano le cose che le renne e i pupazzi di neve facevano quando si divertivano. Più di ogni altra cosa, Elsa voleva che i momenti come questo rimanessero gli stessi. Erano così preziosi per lei, che desiderava poterli congelare. Realizzò che la cosa migliore da fare era unirsi a sua sorella e ai loro amici per cogliere l’attimo ed essere parte del momento. Senza un altro pensiero per le sue scartoffie, Elsa si precipitò fuori dalla porta.

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Capitolo 5

 

Olaf, Kristoff, Anna e Sven erano nel centro del villaggio quando Elsa li ha raggiunti. La gente di Arendelle applaudì la loro regina, danzando e cantando attorno a lei, celebrando la generosità che la stagione aveva portato ad Arendelle. Anna danzava con loro e aiutava gli abitanti con il raccolto che avevano messo il tavolo principale sotto il cielo autunnale. Come al solito, si assicurò che ogni cosa fosse giusta per tutti.

      Anche Olaf aiutava a scaricare i pescherecci. La prima persona nella barca prendeva un pesce e lo lanciava alla persona successiva nella fila, e il pesce era passato fino a raggiungere l’area di cottura. Il metodo funzionava perfettamente—tranne per il fatto che c’era Olaf alla fine della fila, e invece di passare ogni pesce al cuoco, li rigettava ingenuamente nell’oceano.

      Elsa si è trovata accanto ad Anna mentre alzava con orgoglio la bandiera Arendelliana. Quando la bandiera raggiunse la cima dell’asta, schioccò nel vento, dando il benvenuto a tutti coloro che la vedevano.

      Anna prese il braccio di Elsa e stavano insieme vicino all'asta della bandiera. Erano orgogliose di vivere in un regno di abbondanza, sotto ad una bandiera che rappresentava il bene di tutti. Promisero alla loro gente, e a loro stesse, che la bandiera sarebbe sventolata per sempre.

      Gli abitanti del villaggio ridevano e chiacchieravano mentre si recavano ai loro posti ai tavoli comuni. Avevano più di quanto avrebbero mai potuto desiderare e speravano che la loro fortuna durasse. La zucca che Anna aveva scelto era posizionata sul tavolo di testa, una decorazione perfetta per una festa incredibile. Elsa si trovava dietro alla sua sedia con il castello che brillava luminoso dietro di lei. Come regina, era la prima che doveva sedersi. Gesticolò velocemente a tutti di seguirla.

      Anna rimase in piedi un momento di più, il suo sguardo caldo che passava sul popolo e sul regno che amava. Amici e parenti si sono passati il cibo mentre parlavano con entusiasmo. Tutti erano grati per il tempo trascorso insieme.

      Mentre il sole scendeva e la folla si disperdeva, tutti a pancia piena, Anna teneva la porta del castello aperte per la sua famiglia—Elsa, Sven, Kristoff, e Olaf—mentre loro entravano, uno alla volta. Poi chiuse la porta, emozionata per quello che avevano pianificato di fare.

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Capitolo 6

 

Quella notte, nella biblioteca del castello, il fuoco divampava nel focolare, le fiamme rosse e arancioni danzavano. Era un posto caldo e sicuro per riunirsi e divertirsi con la famiglia e gli amici—l'opposto di quel freddo giorno durante l’Inverno Perenne, quando Hans aveva spento il fuoco e lasciato Anna lì tutta sola.

      Elsa, Olaf, e Kristoff accoccolati su un piccolo divano. Stavano tutti cercando di indovinare quello che Anna stava mimando nel gioco dei mimi. Sven teneva il punteggio. Era anche incaricato di suonare la campanella quando il tempo fosse finito.

      Elsa fissava sua sorella in preda alla confusione. Non aveva idea chi o cosa Anna stesse provando a rappresentare. Sarebbe potuta essere una lucertola, o poteva essere una pecora. Se ne stava seduta, completamente perplessa mentre guardava Anna fare delle facce stupide e mostruose.

      “Okay,” disse Kristoff, sicuro di avere la risposta giusta. “Un leone.”

      “Orso Grizzly,” disse Olaf.

      “Un mostro,” ipotizzò Kristoff.

      “Orso bruno,” disse Olaf.

      “Faccia arrabbiata!” urlò Kristoff.

      “Orso nero,” disse Olaf, continuando la sua serie di congetture sugli orsi.

      Anna sapeva di dover fare qualcosa di diverso o la sua famiglia non avrebbe mai trovato la risposta giusta. Improvvisamente le venne un’idea. Ha fatto finta di maneggiare una spada e attaccare l’aria di fronte a lei come se ci fosse un nemico invisibile.

      “Hans!” urlò immediatamente Olaf.

      Si ricordarono del principe delle Isole del Sud che aveva tradito Anna—e tutta Arendelle—tre anni prima. Anna fece un gesto per far sapere a Olaf che ce l'aveva quasi fatta.

      “Mostro senza speranza,” disse Elsa, riferendosi ad Hans, in grado finalmente di partecipare.

      “Il più grosso errore della tua vita!” urlò Kristoff.

      “E non sapeva baciare nemmeno!” aggiunse Olaf.

      Sven suonò la campanella, reggendola delicatamente tra i denti, per far sapere che avevano finito il tempo. Anna fu sorpresa che nessuno di loro aveva indovinato, ma le piaceva come le loro risposte descrivessero così accuratamente Hans. La guardavano in attesa. “Un cattivo,” disse.

      I gemiti hanno riempito la stanza. Hans era definitivamente un cattivo.

      “Ahh, c’eravamo quasi,” disse Olaf.

      Tutti annuirono mentre Anna si sedeva sul divano accanto a Elsa.

      “Okay, Olaf,” suggerì Kristoff. “Sei il prossimo.”

      “Bene,” disse il pupazzo di neve. “È molto più facile ora che so leggere!” Si allungò verso il cappello che teneva Sven per prendere un pezzo di carta e leggere cosa c’era scritto. “Sfida lampo, maschi contro femmine.”

      Kristoff era infuocato. “Sono pronto, sono pronto. Vai!”

      Sven si è girato per azzerare il timer e poi ha suonato la campanella.

      Olaf aveva un vantaggio nel giocare ai mimi perché poteva cambiare forma per rispondere a qualsiasi domanda, e questo era esattamente quello che avrebbe fatto ora. Tirò fuori le braccia, le gambe e il naso e li mise in diversi punti del corpo per formare sagome e dimensioni diverse. Veloce quasi quanto Olaf mentre si assemblava da solo ogni volta, Kristoff indovinava la risposta giusta.

      “Unicorno,” disse Kristoff. “Gelato. Castello! Querciola! Teiera! Topo! Ooh, Elsa!”

      Sven suonò la campanella mettendo fine al round. Il tempo era volato! I ragazzi esultarono. Non ne avevano sbagliata una.

      Anna non credeva che fosse giusto. “Non vale se Olaf cambia forma,” disse guardando con attenzione sia Olaf che Kristoff. L'espressione di Elsa mostrava che era d'accordo. “Non importa. Sarà una passeggiata. Due sorelle, un solo pensiero.”

      Elsa non aveva la stessa confidenza della sorella mentre si alzava in piedi per scegliere il foglietto di Sven. “Grazie,” disse.

      “Va bene,” disse con convinzione Anna. “Ecco! Ce la puoi fare, Elsa.” Non aveva nessun dubbio che potevano ancora vincere.

      Poi Sven suonò la campanella e Elsa iniziò a recitare la sua prima farsa. Anna realizzò immediatamente che scegliere i mimi per la serata dei giochi in famiglia era stato un grosso errore. Mentre Elsa era incredibile con la magia, era orribile a mimare. Niente di quello che faceva Elsa aveva alcun senso. Ogni movimento che faceva sembrava solo così… vago.

      “Quando vuoi. Tu… usa il corpo,” disse Anna, incoraggiandola. Poi iniziò semplicemente ad indovinare. “Ehm… niente. Aria. Albero. Persone. Persalbero! Oh no, non esiste. Spalatore. Denti? Oh, lavare i piatti!”

      “Orso polare!” urlò Olaf, non volendo essere lasciato fuori.

      “Ehi!” disse Anna. Non gli era permesso indovinare. Ed aveva già ottenuto miliardi di punti con Kristoff. Comunque, era maschi contro femmine.

      “Scusa,” disse.

      Elsa guardò nuovamente il foglietto, e mentre cercava di immaginare a come poteva recitare la parola, sentì la voce meravigliosamente ossessiva. Il suo cuore accelerò e le sue mani sudavano. Guardo verso i suoi amici, ma erano inconsapevoli, cercando ancora di indovinare cosa stava mimando. Elsa si girò, in cerca della fonte della voce.

      “Montagne,” disse Anna. “Denti. Ho già detto denti? Ooh. Allarmata. Uh, distratta? Preoccupata? Nel panico? Turbata.”

      Elsa non aveva nemmeno sentito sua sorella. Tutto quello che sentiva era la voce.

      “Oh, ma dai—sembri proprio turbata,” disse Anna.

      La campanella suonò nuovamente, segnalando che il tempo era finito. Anna sbuffò.

      “Abbiamo vinto,” annunciò a tutti Kristoff.

      Anna non era pronta ad arrendersi. Si alzò dal divano, pronta per giocare ancora.

      “Rivincita?” chiese, aggiungendo già mentalmente una nuova regola. Si sarebbe assicurata che il gruppo fosse d'accordo che Olaf non potesse cambiare forma al suo corpo questa volta.

      Ma anche se si era fermata così all’improvviso così come era iniziata, Elsa non poteva fare a meno di pensare alla voce ossessiva. Sapeva che non sarebbe riuscita a concentrarsi sul gioco.

      “Oh, sai una cosa?” disse. “Credo che andrò a letto.” Da dove proviene la voce? Perché sono l'unica a sentirla?

      Anna poteva vedere che c’era qualcosa che non andava. Elsa non andava mai a dormire presto a meno che non ci fosse qualche evento durante la mattina. E non se ne andava mai via prima dai giochi di famiglia serali.

      “Ti senti bene?” chiese.

      Elsa si fermò sulla porta e annuì. “Sono solo stanca. Buonanotte.” Sorrise e si avviò nel corridoio.

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