Il trend dei tie-in non accenna proprio a smettere, e tutt'oggi è possibile vedere come ne vengano prodotti a decine, sia come film che come serie TV. Non è un male, testimonia il successo dell'opera principale e contribuisce ad aumentarlo. Perciò, finché ci sarà successo sia in termini di guadagni che di pubblico, vengono creati altre produzioni audiovisive, ed il trend si può considerare vivo e vegeto.
Se però si parla di videogiochi, c’è solitamente una certa sfiducia quando opere derivate, a causa di tantissimi fallimenti. In vari casi parliamo di produzioni così raffazzonate da sembrare fatte tanto per fare. La situazione sembra un po’ migliorata, l’insoddisfazione è a volte volte dietro l’angolo. Molto spesso film e serie tratte da videogiochi difettano proprio di ciò che dovrebbe essere il loro punto di forza: la fedeltà all’originale. Sia chiaro, non sto parlando di quando la storia viene rielaborata, perché sono modifiche mirate ad adattarla al differente prodotto, o ne viene narrata una nuova, ma di quando dello spirito che ha caratterizzato il videogioco rimane poco o niente.
Per esempio, il deludente film Monster Hunter del 2020, oltre a costumi degni di cosplayer improvvisati, ha una premessa narrativa che con la serie Capcom non c’entra nulla: un mondo parallelo abitato da mostri e cacciatori. Già qualcosa non quadra se nelle prime scene vediamo soldati armati di fucili che finiscono nel mondo di MH, mentre sarebbe stato più coerente solo un gruppo di cacciatori in un contesto fantasy. Altro esempio è Final Fantasy: The Spirits Within (2001), scritto e diretto da Hironobu Sakaguchi, creatore della saga. Per quanto possa immaginare che lui volesse sperimentare qualcosa di nuovo, la pellicola ha ben poco della serie: solo la tematica del gruppo di eroi in missione per salvare il mondo crescendo nel mentre e qualche omaggio. In questo caso non parliamo di un brutto film, ma in nessun Final Fantasy c’è una Terra post-apocalittica devastata da alieni incorporei e niente magia.
Riprendendo la già citata "rielaborazione", vi pongo una domanda: siamo sicuri che tutto ciò che funziona in un videogioco vada bene su TV e sul grande schermo? Mi spiego meglio: mai come in questo abbiamo avuto narrazioni videoludiche dal forte taglio cinematografico, ma questo basta per adattare? No, perché un videogioco è… un gioco, un’esperienza interattiva, e il fruitore non è uno spettatore, ma un attore. Da qui deriva l'espediente del protagonista silente, ma in un film anche lui deve parlare. Inoltre, la parte più ludica gira sempre attorno alle scelte di chi ha il pad in mano: è lui a scegliere ad esempio quale personaggio avere nel party o quale strada prendere ad un bivio. Per un prodotto audiovisivo questa libertà di scelta passa allo sceneggiatore, e ciò comporta un ridimensionamento di quella che è la fase ludica.
Per citare alcuni esempi, negli adattamenti derivati da giochi di ruolo a turni, come Pokémon, Persona 5 o Dragon Quest, i combattimenti diventano d’azione, le statistiche ignorate e la personalizzazione e le attività secondarie vengono rielaborate. Nella miniserie Pokémon: Le Origini infatti, che adatta solo i momenti salienti dei giochi, le creature utilizzate da Rosso sono state scelte in coesione con la narrazione, così come l’aggiunta di un personaggio per introdurre un evento: una segretaria della Silph fuggita dall’azienda quando il Team Rocket ha occupato gli edifici. Allo stesso modo, Persona 5: The Animation rielabora l'ordine cronologico, ad esempio spostando l’incontro con Morgana dalla prima alla seconda visita del palazzo iniziale, ed ha senso: Morgana era utile per delle battaglie secondarie, ma esse nell’anime non ci sono.
Se quelli che vi ho citato sono esempi relativamente semplici di adattamento, non è sempre così e vorrei menzionare un videogioco che sarebbe piuttosto complesso: Octopath Traveler. Prevede otto personaggi, ognuno con una sua storia e interagiscono tra loro in alcuni dialoghi, e solo la criptica lore del mondo li coinvolge tutti. In una serie TV però è necessaria una maggiore interazione, coinvolgendo quindi altri personaggi oltre al protagonista del capitolo. Inoltre, come giustifichiamo cose come il primo capitolo di Therion? È un ladro che deve recuperare il tesoro di una famiglia nobile, però nel primo capitolo lui si infiltra nel loro palazzo per rubarlo. Se era intenzionato a rubare, come potrebbe essere aiutato nel farlo da personaggi come Olberic, un nobile cavaliere, o Ophilia, un’ecclesiasta? A mio parere, una soluzione sarebbe che i personaggi si incontrino dopo i loro eventi iniziali e li raccontino in flashback.
In conclusione, possiamo dire che il trend degli adattamenti di videogiochi sia vivo e vegeto, ma ancora risulta complesso metterlo in pratica. Riuscire a rielaborare un medium tanto diverso preservando il suo spirito non è un’impresa superficiale, soprattutto quando si parla di prodotti celebri e apprezzati. Sarà impossibile vedere prodotti dignitosi? No, ce ne sono vari buoni, come Detective Pikachu, i film di Sonic e Cyberpunk Edgerunners, ed ne abbiamo anche di promettenti come il film di Super Mario, ma ci vorrà ancora prima che questa diventi la norma.