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Vangel

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  1. Domandone mistico: non esiste una specie di "archivio" aggiornato delle palestre esistenti nel gioco? A livello Italia ovviamente.
  2. Vangel

    L'angolo della scienza

    Io già so che presto inizieranno ad apparire i NO-rad.
  3. Vangel

    I nostri Pokémon Shiny

    No, beh, non è che ci spero, anzi, se pagare non aiuta tanto meglio! Però rimango scettico, secondo me c'è qualcos'altro che non consideriamo. Ma Fly non ha smesso di funzionare tempo fa con questo gioco?
  4. Vangel

    I nostri Pokémon Shiny

    Ma io non credo tanto alla fortuna. Alla fine il gioco è una macchina, la macchina non può rappresentare la sorte come fosse la realtà. E' programmata in un certo qual modo e avrà degli elementi che la aumentano, solo che si può solo andare a fantasia per capire quali siano, temo.
  5. Vangel

    I nostri Pokémon Shiny

    Aspetta, aspetta, fammi capire un po' di cose. Io gioco dal 2016 e avrò usato sì e no 5 euro veri in tutto, quindi conto come non-pagante. Come fai ad aver bisogno di spenderci tutti sti soldi? Che te devi comprà? In secondo luogo, abbiamo un utente qui sopra che gli voglio bene ma trova decine di shiny ogni giorno e non so bene come interpretare. L'unico aggancio che abbiamo sono i soldi o la location (se vivi in Roma città immagino che troverai più cose che in Roma dintorni, per capirci). Che altro può essere il fattore determinante?
  6. Vangel

    I nostri Pokémon Shiny

    Ecco, sarebbe utile questo tipo di indagine, puramente indicativa: sentire vari giocatori se spendono soldi reali (e quanti, nel senso pochi, molti, ogni tanto, ecc.) e valutare se può esservi una correlazione con la "fortuna" in gioco.
  7. Vangel

    L'angolo della scienza

    C'avrei giurato che erano i batteri. Quando ho il 50% di chance, sicuro come il pugno d'un canguro che la canno. Per il resto, non vedo questa fascia di indecisi, perlomeno nella mia esperienza con le persone che conosco. Mediamente alla gente non interessa l'argomento, fanno le cose perché c'è l'obbligo e non si fanno tante domande. Una piccola parte di persone con cui ho avuto a che fare ha cognizione di causa e conosce l'importanza dei vaccini, un'altra piccola parte nutre forte sfiducia perché i vaccini possono causare autismo o altri problemi generici che non c'è verso di fargli sviscerare. Se insisti che non è vero, la risposta che ho ottenuto è sempre "al mio [inserire conoscente] è capitato", oppure "io comunque con mio figlio non voglio correre rischi." Generalmente si tratta di persone sospettose non verso la scienza ma proprio solo verso i vaccini, e comunque quelli strettamente indispensabili poi li fanno. No-vax puri non ne ho mai incontrati, in ogni caso discutere con questi "sospettosi" si rivela sempre improficuo: non si muovono dalla loro posizione di forte dubbio. Poi chiaro, questo è solo il mio micro-campione di esperienza, magari esistono dati più attendibili sull'effettiva presenza di confusi (anche se sa più di elezioni).
  8. Vangel

    L'angolo della scienza

    Prendo questa frase come esempio lampante di quale sia il problema nel voler credere che l'informazione possa risolvere qualcosa in argomenti di questo tipo. Se tutti davvero facessimo scelte responsabili in nome della comunità nella quale viviamo, saremmo a posto. Ma ben pochi ragionano e agiscono in nome della comunità. E' normale, quasi fisiologico. E' connaturato all'essere umano il NON agire in nome di realtà più grandi di se stesso e della sua ridotta cerchia. Perché dico che l'informazione non cambierà niente sul tema vaccini? Perché se sei una persona che ha un minimo di cultura, che sa fare delle scelte critiche, che è abituata a verificare le fonti, che si informa, non puoi essere un no-vax. Il no-vax è tale per natura (quasi). E' come un virus: o lo distruggi con l'antibiotico, o andrà in giro a infettare altre cellule, deboli e predisposte al contagio. Non c'è possibilità che esso si informi e cambi la propria idea, perché la sua idea è per definizione non provabile. E' un complottista, quindi non accetterà mai una cosa messa nero su bianco, fatta da illustri luminari, perché nel suo DNA c'è scritto "i luminari mentono, è tutto un grande schema per distruggerti." Esagero, ovviamente, ma il succo del discorso è questo. Là fuori è pieno di informazione. Ce n'è ovunque, anche a prova di babbeo, dunque non è un problema di informazione carente o insufficiente. E' un problema di testa, di psicologia, di meccanismi innati dell'essere umano che bisogna saper sfruttare per ottenere i risultati voluti e migliori per tutti. Dire "La gente dovrebbe informarsi di più" è come dire "Non esistono più le mezze stagioni." E' vero, non è che non è vero, però è una roba vuota, fine a se stessa, non risolve il problema e neanche lo attenua. Perdonate, che sono cinico ormai lo sapete. Per il resto il topic è interessante, ma troverà adepti solo in chi già crede in questi contenuti. Ahinoi.
  9. Nuova parte! Link al topic dei commenti. https://forum.pokemonmillennium.net/topic/145923-vangel-rosso-sangue-blu-abisso-commenti/?do=findComment&comment=3243751 Tag euforici: @evilespeon@Rockink@Arock2@ShadowBlue@NatuShiny@Vanelope *** Lunick scese gli ultimi gradini della scala metallica, si fermò sulla soglia dello stanzone a scomparti, la parete di sinistra costellata di loculi d’acciaio le cui iscrizioni sommarie erano poco più che nomi e numeri. “Dottore.” L’uomo nel camice bianco, portato aperto su un fine completo magenta, spostò lo sguardo dal lettino operatorio estraibile, in acciaio anch’esso: gli fece segno che poteva entrare; attese che il Ranger si fosse accostato, notò il suo sguardo che, inevitabile, era andato a posarsi sul corpo pallido, immobile, di Timo Nauscas, per metà coperto da un lenzuolo. Ebbe un sottile moto di fastidio. “Che nuove?” Giano Frenesio, medico legale di Torre Accadica, increspò appena i tratti austeri, il volto forte dalla stempiatura marcata e i folti capelli bianchi e disordinati, grandi baffi, pizzetto abbondante, ampie sopracciglia candide. “Ho ultimato l’autopsia.” “E…?” “Il mio verdetto non è cambiato. Il suo collega è morto per un arresto cardiaco: non ha ferite, non ha lesioni, non c’è nulla che possa indicare un’azione esterna.” Lunick scosse il capo, quasi ilare. “Si rende conto che non è possibile?” “Me ne rendo conto. Ma credo in ciò che affermo.” “È stato ucciso. So che è andata così. Devono averlo avvelenato in qualche modo, ho pensato all’azione di spore, o di una tossina che può aver ingerito, qualunque cosa che non lasci segni visibili sulla pelle.” Frenesio scosse il capo, grave, “Il suo sangue è pulito, e così i polmoni. Non ci sono tracce di agenti estranei.” Li interruppe il rumore di passi sulla scala: la silhouette atletica di Solana Montego si disegnò sulla soglia nelle tinte rosse e nere della divisa Ranger. Il dottore ebbe per lei solo un cenno del capo; la guardarono accostarsi al suono cadenzato dei suoi passi, stivali sul pavimento lucido, quell’ombra sugli occhi che non l’aveva più abbandonata dalla mattina precedente, da quando aveva visto il corpo senza vita di Timo Nauscas abbandonato sul prato, tra gli alberi. Solana riconsegnò al compagno la sua giacca dell’uniforme, un grazie mormorato prima di ritrovare il mordente necessario ad affrontare i fantasmi del nuovo giorno; guardò per un solo momento il collega sdraiato sul tavolo operatorio, per metà coperto dal lenzuolo, gli occhi chiusi. Inspirò, soffocò l’impulso di voltarsi per non guardare, non soffrire: rimase stoicamente al suo posto. Sentì la mano di Lunick posarlesi sulla spalla in una stretta che le trasmise assieme energia e vecchi rimorsi. “Come dicevo,” proseguì Frenesio, “Se è stato ucciso, la morte è stata provocata in un modo che l’autopsia non ha rilevato.” Silenzio. Immagini fugaci, il bosco, la casa, gli alberi. Gli specchi. Solana ascoltò per un momento qualsiasi pensiero irrazionale le avesse traversato la mente, un’eco distorta della notte appena trascorsa. Lo specchio. “E Sikes?” Il professore si scostò, camminò in direzione dei loculi d’acciaio disposti sulla parete del locale mortuario, poggiò la mano su uno di essi. “L’autopsia non è completa, ma per quel che ho avuto modo di studiare, è lo stesso discorso: non ci sono segni di avvelenamento, lacerazione, iniezione. La morte è stata causata da un arresto cardiaco.” “E secondo lei,” Solana alzò uno sguardo profondo in quello dell’uomo, “È possibile che la morte di uno abbia innescato quella dell’altro?” Giano prese un respiro, la fronte corrugata. “Non sono un fautore della teoria del Filo di Lachesi, e questo m’impedisce di credere in una possibilità così remota senza evidenze scientifiche. Neppure il legame più profondo, se reciso, ha mai portato a una morte istantanea del complementare Mon, men che meno dell’essere umano.” “Secondo lei sono morti contemporaneamente?” “O a pochi minuti l’uno dall’altro, ma non di più. Il fatto che giacessero l’uno accanto all’altro avvalora la quasi contemporaneità del decesso.” “Quel che mi lascia perplesso,” s’intromise Lunick, “È l’assenza di segni sul posto. Se avesse combattuto, se fosse stato attaccato da qualcuno, avremmo trovato delle tracce. Invece non c’era niente; è come se si fosse accasciato sul posto, senza ragione.” “Questo conferma la mia versione, ragazzo: lo ha stroncato un arresto cardiaco, che può essere stato causato artificialmente, ma non ho ancora idea di come. E senza prove, non abbiamo nulla per portare avanti questa tesi.” Un lungo momento di silenzio; Solana socchiuse gli occhi, un brivido. “Avremmo dovuto provare a recuperare i loro ultimi ricordi.” Senso di vuoto, la grande sala dell’obitorio, il freddo psicologico suscitato da un ambiente privo d’ogni emozione. Frenesio scosse il capo. “Rifiuto queste pratiche, Ranger. Sono immorali.” “Immorali? Un collega, un amico, è stato assassinato: se fosse al mio posto non avrebbe scrupoli di questo tipo.” Gli occhi di Giano Frenesio vibrarono d’una profonda, contenuta rabbia. “Non avrei mai creduto di sentire una cosa del genere da un Ranger, da un agente che ha giurato di proteggere l’uomo dai Mon e i Mon dall’uomo. Qui non siamo a Selcepoli, Solana, qui abbiamo ancora un credo e una morale cui ispirare il nostro lavoro; e sciacallare nella mente di due esseri viventi, rovistare tra le loro ultime emozioni, paure e pulsioni, è qualcosa di crudele. Prenderò questa idea per quello che spero sia, cioè il prodotto di una notte insonne e del dolore per la perdita di un amico, ma non contare su di me se in futuro dovessero venirti altre illuminazioni del genere.” Lei ricambiò lo sguardo con una sottile venatura di sfida, sentì il bisogno di esternare fastidio, rabbia, frustrazione, di affermare a pieni polmoni che per scoprire la verità e punire il responsabile era pronta a ogni cosa, come era giusto che fosse: tenne tutto per sé con una smorfia di livore. “Va bene,” Lunick scosse la testa stranito, “Ho sentito anche troppo. Questa storia sta tirando fuori il peggio di noi. Ci penserò ancora su, e continueremo a fare indagini: prima o poi troveremo qualcosa che ci possa indirizzare sulla strada corretta.” “Il peggio di noi?” Solana gli rivolse un’occhiata livida. “Anche tu cerchi di farmi passare per un diavolo? Mi merito questo per aver cercato una soluzione a due morti illogiche?!” “Soluzione? Tu non hai neanche idea di cosa parli.” Espirare ferita, i denti serrati in una maschera di rabbia. “Non ne ho idea? Studio i Mon da quando ero una bambina. Conosco i Mon mesmerici, conosco i rischi che il loro utilizzo comporta! E sì, lo farei. Lo farei, perché è quello che Timo avrebbe voluto facessimo, che IO vorrei se fossi stesa su quel tavolo con un lenzuolo addosso!” “I Mon mesmerici assorbono l’essenza spirituale delle creature. Non puoi far rischiare questo a una persona cui hai voluto bene, neppure se è morta. Non puoi dire sul serio.” “Lo vedi?!” Un indice accusatore puntato contro di lui, “LO VEDI?! È questo il tuo problema! Tu non sai niente di cosa voglia dire voler bene a qualcuno! Non sai niente!” “Stai straparlando.” “STO CERCANDO UNA SOLUZIONE!” “Una soluzione?!” Incupì, la rabbia dentro cui non volle far prendere il sopravvento: ridusse la voce a un tono quieto e assieme spietato. “Tu vorresti far divorare a una bestia mesmerica i ricordi di un morto. Questa non è una soluzione. È un abominio.” Lo sguardo ferito di Solana Montego baluginò nel vuoto della stanza. “Non è un morto. È un collega. È un amico. Ma a te che importa? Tu non hai amici, tu non hai niente oltre te stesso: quindi non mi aspetto che tu capisca.” Girò sui tacchi, amara, le mani aperte come a lasciar cadere qualsiasi risposta potesse giungere: si avviò verso la scala, la salì un gradino alla volta, il passo degli stivaletti sul metallo fino a svanire al piano terra, perdersi lontano. Frenesio scosse appena il capo, accigliato. “Non la riconosco. Non avrei mai creduto di sentirla parlare così.” “Neanch’io.” “Può la morte di un collega averla turbata così profondamente?” Lunick gettò un’occhiata al volto pallido, ancora contratto, di Timo Nauscas. “No. È cambiata, già da un po’ di tempo a questa parte. Ma non credo di volerne conoscere il motivo.” Il dottore increspò le labbra. “Forse perché immagini possa riguardarti.” Il Ranger sentì lo sguardo autoritario dell’uomo fisso su di sé: preferì restare di spalle, a guardare la scala ora deserta sulla quale era scomparsa Solana. “Si sbaglia.” Un respiro lungo a tradire qualche sottile forma d’inquietudine. “Termini l’autopsia sul corpo di Sikes, per favore. Mi informi appena ha tutti i dati.” Ricevette solo un verso d’assenso. Lunick fece un cenno di saluto, poi s’avviò verso la medesima scala, sulle retine ancora il volto cadaverico di Timo Nauscas sdraiato sul lettino d’obitorio. Un’idea che aveva messo radici dentro l’anima, un pensiero personale, un concetto che in qualche modo non aveva mai preso forma prima di quel momento e che lo stupì nella sua eloquente semplicità. Se Solana e Timo avessero avuto una relazione? *** NOTA - la Teoria del Filo di Lachesi prevede che sia in certi casi possibile, in presenza di un legame fortissimo tra essere umano e Mon, che la morte di uno causi l'immediata morte anche dell'altro. Buona parte della comunità scientifica tuttavia considera questa teoria impossibile, anche perché casi reali non sono mai stati documentati.
  10. Vangel

    I nostri Pokémon Shiny

    Quale bug? A me è durato le consuete 3 ore. La togli a me una curiosità? Tu spendi soldi veri nel gioco? In ogni caso, passavo di qui perché, dopo mesi e mesi di nulla assoluto, community day a parte nel quale ho preso i miei 3 minimo-sindacale Slakoth shiny, ieri pomeriggio ho beccato questo signore.
  11. Nuova parte! (basta chiederla in urloscatola, dopotutto) Link al topic dei commenti. https://forum.pokemonmillennium.net/topic/145923-vangel-rosso-sangue-blu-abisso-commenti/?do=findComment&comment=3243751 Tag esaurienti: @evilespeon@Rockink@Arock2@ShadowBlue@NatuShiny@Vanelope *** Un ronzio, porte scorrevoli spalancate: Lunick Riviera entrò negli uffici del comando, scuro in volto, ignorò lo sguardo preoccupato di Ezio. Brigette Azura spostò gli occhi dal monitor sul quale stava lavorando, la tazzina di ginseng fumante accanto alla tastiera; guardò il Ranger transitare spedito verso gli uffici. “Déjà-vu.” Si alzò dalla sedia e gli camminò dietro a passo spedito, lo osservò tuffarsi nella propria stanza: si appoggiò sonoramente allo stipite pochi istanti dopo il suo ingresso, lo obbligò ad alzare lo sguardo dal pad che aveva appena gettato senza cura sulla scrivania. “Prima che inizi a lavorare o prima che sparisca di nuovo per altre dodici ore,” scandì d’un fiato, i loro occhi incrociati per un momento e sottilmente complici. “Che le serve?” “Ho terminato il check del sistema operativo centrale e della rete locale, ho pulito le cache e sistemato i firewall. Non mi ringrazi per la celerità, ho fatto solo il mio dovere. Adesso ho bisogno di visionare il ripetitore e la sua CPU: mi serve un passaggio fino alla centralina, ovunque sia. Ricorda? Glielo avevo già detto ieri.” Lui la squadrò per un momento, lo stesso vestito smanicato bianco a righe del giorno prima, ai piedi un paio di scarpe di tela verde oliva. Le magnifiche gambe nude. “Lei è fissata con le scarpe verdi.” “Ma sono certa che abbia apprezzato quelle rosse di ieri sera.” Lunick si alzò in risposta, la raggiunse sulla soglia; Brigette rimase al suo posto, ferma sulla porta, come non volesse lasciarlo passare. “Che fine ha fatto la sua giacca dell’uniforme, tra l’altro?” commentò percorrendogli con lo sguardo la muscolatura pettorale esaltata dalla tuta nera aderente. “L’ho usata per coprire una bella donna che sentiva freddo.” Mezzo sorriso. “Sta cercando di farmi ingelosire?” Occhi negli occhi, senso d’attrazione reciproca tenuto a freno dal contesto; vicini, corpi e volti, un contatto sensoriale che per un attimo morsicò dentro, punse la coscienza. Brigette si scostò dalla porta con un altro sorriso consapevole; seguì Lunick Riviera di nuovo nella sala operativa. “Certo che no,” scandì lui, “Sarei scorretto nei suoi confronti.” Si fermò in mezzo alla sala, accennò verso una delle postazioni di lavoro occupate. “Kellyn!” “Comandi.” Scattò all’impiedi un ragazzo dai folti capelli castani e spettinati, media altezza e un fisico sobrio pure atletico, la stessa divisa rossa e nera dei Ranger. “Accompagna la signorina Azura al ripetitore, per favore, quello sulla provinciale 12. E assicurati di fornirle tutta l’assistenza che occorre.” “Subito.” S’avviò. “Vado a prendere un mezzo, la aspetto fuori.” Brigette lo ringraziò con un gesto, poi si voltò verso Lunick, uno sguardo sarcastico. “Speravo mi avrebbe accompagnata lei, a dire il vero.” “Non è il caso,” lui alzò di spalle, una specie di sorriso quieto sui tratti maestosi, “Non vorrei che pensasse che sto cercando di farla ingelosire.” Brigette ammiccò, i bei capelli una criniera ambrata; gli rimosse delicatamente un granulo di polline rimasto uncinato alla tuta sul petto. “Uno a zero per lei.” Si congedò con un cenno; tornò alla postazione occupata fino a poco prima, ne prelevò la borsa col portatile e la giacchetta grigio ardesia che si buttò sulle spalle, poi si diresse all’uscita, il ginseng dimenticato accanto al computer. Scese le scale poi percorse la hall, infine uscì nello spiazzo davanti all’edificio quadrato e ricco di vetrate che era il comando di Torre Accadica; Kellyn la aspettava alla guida di un Daihatsu Terios rosso col logo dei Ranger disegnato sulle portiere. Salì a bordo del piccolo fuoristrada con un movimento elegante, borsa e giacca buttate sui sedili posteriori. “Avevi altro da fare piuttosto che portare in giro me, non è vero?” “Non ti preoccupare,” un sorriso genuino sembrò esaltarne i tratti semplici ma gradevoli, il verde degli occhi. “Brigette Azura, ma penso saprai già chi sono.” “La creatrice della Banca Mon,” un sorriso superbo a illuminarlo, “Lo so eccome. So usare benissimo i tuoi programmi, sono fantastici. E intuitivi. Tranne l’interfaccia di Solicitus: cambierei la disposizione dei comandi di input, perché li trovo poco logici.” “Oh,” Brigette un sorriso delicato, ammiccò, “Lo terrò presente.” “Kellyn Marchese, Ranger di Primo Livello.” “Piacere di fare la tua conoscenza.” Una stretta di mano, poi lui tornò a guardare la strada, scese un silenzio di circostanza. Brigette seguì un pensiero, abbassò il finestrino e lasciò il braccio a ciondolare fuori dall’abitacolo mentre il piccolo fuoristrada si avviava all’uscita del piazzale e sulla main street. ***
  12. Nome: Pantofole Wooloorich Descrizione: per quanto molto classiche nella forma, le pantofole Wooloorich sono capolavori d'artigianato manuale e vengono prodotte in due differenti versioni, una chiusa e una aperta sul retro. Entrambe sono realizzate nei soli colori bianco e nero, poiché qualsiasi colorazione artificiale diversa farebbe perdere morbidezza alla lana. Fa eccezione la rarissima variante Golden, realizzata con lana di Wooloo cromatico. Soffici, calde e pellicciose, dotate di suola antiscivolo, possono essere personalizzate con inserti in stoffa che imitano la facciotta del Pokémon. Possono essere lavate, rigorosamente a mano e a bassa temperatura, ma non richiedono particolari manutenzioni e sono incredibilmente resistenti. Attenzione a non confonderle con la loro controparte prodotta in serie! Storia e dettagli: per quanto nell'antichità le pantofole in lana di Wooloo fossero un accessorio comune e prettamente popolare, l'industrializzazione e la conseguente produzione in serie di queste calzature ha reso la loro creazione manuale dapprima rara e poi elitaria. Lo storico marchio Wooloorich appartiene infatti al piccolo consorzio dei filatori a mano di scarpe, che in età moderna si è ritagliato uno spazio di tutto rispetto nel mercato del lusso. Le loro creazioni, per quanto a gamma ristretta, sono molto care e destinate a un pubblico altrettanto abbiente. Pur essendo unisex, il target è prettamente femminile: non c'è ragazza in Galar che non sogni di possederne un paio, ma solo le più fortunate possono davvero permettersele. La lavorazione non è l'unico ingrediente di valore di questo capo: le pantofole Wooloorich sono realizzate esclusivamente con la lana dei Wooloo campioni regionali di Morbidezza e Tenerezza, competizione molto in voga nel paese. Vendute solo nelle migliori boutique, sono l'accessorio moda definitivo per le giovani bellezze di Galar ma non solo: sono infatti esportate e molto amate in Kalos, Kanto, Hoenn e Unima. Lo slogan che le contraddistingue è il medesimo in tutte le regioni: "Coccole di Wooloo per nobili piedini infreddoliti!"
  13. Parli degli ultimi tre o del trio Legend-Anniversary-Underworld? Perché gli ultimi usciti sono semplicemente eccezionali, la voce di Lara è perfetta e del tutto calata nella parte, ma anche i tre sopracitati erano molto buoni. Quando nel finale di Legend Lara spara in faccia ad Amanda strillando "DOVE-E'-MIA-MADRE?!" mi stava per venì 'na crisi isterica. @Michisco Hunter di Spyro 4 mi ispirava dannata violenza. Come altro doppiaggio che ho molto apprezzato voglio citare il recente "Until Dawn", in inglese. Gli attori del cast doppiano loro stessi e sono tutti fottutamente ben resi, con punta di diamante Rami Malek. Agevolo esempio a caso.
  14. Come dissi già tempo fa, questo è uno dei pochi giochi che, almeno sulla carta, mette in campo una originalità e un fascino che ben poco, da anni a questa parte, è stato in grado di proiettare. Non solo: penso che Death Stranding possa incarnare a meraviglia quel filone di giochi di pura immedesimazione, di vera e propria trasposizione d'un film giocato, che potrebbero essere il vero futuro dell'intrattenimento videoludico, che ormai da un po' sta tentando di evolvere verso questa direzione. E' presto, ma chissà. Non ero così carico di hype da quando uscì Tomb Raider Legend nel 2006.
  15. Io non entro in merito al dibattito ma butto lì i miei 2 cents e trovo che sia tutto dannatamente figo. La pecorella cicciottosa, il fiore, la tartaruga. Il corvo. Il corvo! ... Il corvo! Ma poi i personaggi, hanno tutti un che di azzeccato, di British, di londinese. La tipa dai capelli rossi? Il tizio pompato vestito alla "festa di San Patrizio"? E poi boh, i due protagonisti sono perfetti per l'ambientazione, lei è carinissima ma lo dico da tempo. Insomma, sembra davvero un'altra edizione molto molto ben fatta.
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