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[Poképasta] - INSANITY


Guest DarkMoon

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Attention Please:

 

 Poképasta buttata giù in un momento di noia. Non aspettatevi troppo. Buona lettura ^_^

ND. In questa fanfic i Pokémon crescono alla stessa velocità degli umani (es. Eevee di 5 anni = bambino di 5 anni).

 

Non voglio morire.

Continuava a ripetersi.

"NON VOGLIO MORIRE!" cercava di urlare. Ma nessuno poteva sentirlo: stava solo pensando. Ormai la sua bocca era andata, non rispondeva più agli stimoli: la mascella era stata strappata brutalmente, e dei rivoli di sangue scuro scivolavano lentamente perdendosi fra le foglie secche sul quale il corpo di Umbreon era adagiato.

"Umbreon" non aveva un nome proprio. Era solo "uno dei tanti" Pokémon.

Faceva schifo. Nessuno lo voleva, nessuno lo capiva, era uno dei tanti burattini che popolano il mondo...

 

-PROLOGO-

- Born

Quella notte fu particolare. 

Un Eevee venne al mondo. Era il più piccolo della cucciolata: i suoi fratelli erano nati durante il giorno. 

Notarono qualcosa di diverso in lui. Il suo pelo non era marrone caramello, ma bianco come la neve. 

 

Passarono 6 anni. I fratelli di Eevee iniziavano a dimostrare interesse per cose specifiche: uno nuotava tutto il giorno,un altro ammirava i fulmini durante i temporali, un altro ancora amava saltellare vicino al fuoco dei campeggiatori. 

Questi segnali, dicevano gli anziani, indicavano la predisposizione dei cuccioli a evolversi.

Era un rito di passaggio: raggiunti i 18 anni, ogni Eevee doveva scegliere la sua evoluzione.

Il nostro Eevee solitario, però, non capiva. Perché doveva essere obbligato ad evolversi?

 

-The Last Day

Gli anni scorrevano lasciando un ricordo amaro in bocca all'Eevee bianco: era deriso ed escluso per il colore particolare del suo pelo. Ormai si era abituato: ogni giorno era uguale a quello precedente.

Così Eevee passava il suo tempo a riflettere in solitudine. A volte pensava di impazzire: nulla gli sembrava avere un senso. I giorni continuavano a passare.

Fino a quella mattina. Il sole illuminò il giaciglio di Eevee, che aprì lentamente gli occhi e si guardò attorno. 

Era arrivato il giorno del suo diciottesimo compleanno.

La festa di "maturità" durò tutto il giorno.

Infine, di notte, arrivò il momento che Eevee aveva temuto per tutta la vita: la scelta dell'evoluzione. Mentre i suoi fratelli si avvicinavano alle Pietrefocaie, alle Pietretuono e alle Pietreidriche, lui si allontanò, e si sedette ad ammirare il cielo notturno. L'unica cosa che lo rendeva...Felice.

 

-THE STORY-

-Who...who I am?

Era impazzito, completamente impazzito. Non si riconosceva più.

Non ricordava più nulla.

Sapeva solo che fino a 10 minuti prima stava guardando la Luna.

Poi, il vuoto. Una luce accecante lo aveva avvolto,e poco dopo tutti erano fuggiti urlando in preda al terrore.

 

COSA SONO DIVENTATO?

Gridò l'ormai ex-Eevee.

Una pozzanghera rifletteva il suo pelo nero come la pece, i suoi occhi gialli, i cerchi azzurri che aveva sulle orecchie, sui fianchi e sulla coda.

Non aveva mai visto una creatura simile.

[NB.eh già, è stato il primo Umbreon della storia! ]

Era terrorizzato dal suo stesso riflesso.

Urlò, urlò fortissimo. 

Non era come i suoi fratelli. Crescere non era servito a nulla. Era ancora diverso, ancora discriminato, e adesso addirittura odiato. 

 

"Urla,grida fino a perdere fiato. Nessuno può sentirti."

 

- Cos'è stato? 

 

"Volevi crescere per essere uguale agli altri? Beh, non sarai mai come loro."

 

- Queste voci...Sono tutte nella mia testa?

 

"Oh no, Umbreon. Queste voci non sono nella tua testa."

 

- Umbreon? È questo il mio nome? 

 

Il Pokémon si strinse la testa fra le zampe in preda alla confusione.

Iniziò a correre, corse verso la foresta, dove avrebbe potuto nascondersi e non spaventare nessuno. Le ombre degli alberi sembravano braccia tese verso di lui, pronte ad allungarsi, afferrarlo e trascinarlo via.

La Luna che tanto amava ora pareva una faccia pallida che lo osservava, un occhio senza pupilla dal quale è impossibile fuggire.

 

Poi, all'improvviso, il paesaggio iniziò a deteriorarsi.

Un odore di marcio, secco e bruciato arrivò alle narici di Umbreon.

Non riusciva a distinguerne la provenienza, quindi continuò a correre, addentrandosi nel cuore della foresta.

I raggi lunari erano sempre più deboli, e l'oscurità stava prendendo il sopravvento.

 

Il fato è crudele, non trovi? Pensi di poter tornare indietro, a quando eri un cucciolo spensierato? Beh, non puoi. Il tempo non torna mai indietro,MAI.

 

Il tono con cui la voce aveva marcato l'ultimo "MAI" lo fece rabbrividire.

Il cuore di Umbreon si riempì di tristezza. La vita passa in un attimo.

Il tempo non torna indietro, tutti invecchiano, tutti muoiono. E lui probabilmente non avrebbe mai più rivisto i suoi genitori e i suoi fratelli.

Anche la mente di Umbreon iniziò a perdere lucidità.

 

- Quei b*stardi mi hanno abbandonato. Non ho bisogno di loro. Meritano la morte.

 

Si stupì. Non pensava di saper formulare pensieri del genere. Scosse la testa e continuò a correre.

Le zampe gli facevano male: non era abituato a sforzi prolungati, da pensatore silenzioso qual'era.

Più andava avanti, più era terrorizzato. La mente gli stava giocando davvero dei brutti scherzi.

 

- Forse sono solo...pazzo...

 

Il sentiero sul quale stava correndo iniziò a cambiare.

La terra scomparve, lasciando il posto a una strada lastricata da ossa di Pokémon. 

Alcune erano ancora sporche di sangue e muscoli: Umbreon scivolò e si trovò col muso appoggiato a quello di un Charmander. Il piccolo Pokémon era gravemente ferito, e una lacrima luccicava sul suo volto.

Il disagio che Umbreon provò fu subito sostituito da un altro pensiero:

 

"Uccidilo. Fallo e basta."

 

Devo cercare sua madre. Ho fame. Povero cucciolo, chissà cosa gli è successo. Ma ho fame. Cosa dovrei fare? HO FAME.

 

Umbreon tranciò di netto il collo di Charmander. 

 

- Cosa...

"Disgustoso assassino."

 

Perché? Pensò Umbreon. 

Perché evolvendosi aveva perso la sua sanità mentale?

Perché era diventato un assassino?

Il suo cuore batteva a mille.

La testa di Charmander lo fissava, ancora con gli occhi sbarrati, ormai vuoti e privi di luce vitale.

 

Perse di nuovo il controllo di sé stesso.

 

Iniziò a mangiare il cadavere. Lo assaporò a fondo, sporcando i denti di sangue fresco. Delizioso.

 

- BASTA! 

Gridò ancora. Vomitò tutto, disgustato da se stesso.

Chiuse gli occhi e attraversò quel mare di ossa, fino a raggiungere un ponte di legno. Si fermò a riflettere. 

Cosa stava succedendo?

 

Pensò a lungo, impazzì più volte. 

Diede delle testate contro al legno, graffiò il pavimento con le unghie, morse e strappò qualsiasi cosa gli capitasse fra le zampe.

Pianse, urlò, si disperò fino a rischiare di sputare sangue dai polmoni.

 

Si specchiò ancora nell'acqua di un fiume: le sue pupille erano piccole, come quelle di uno psicopatico.

Un ghigno orrendo gli attraversava il viso, un ghigno mostruoso e assassino.

I cerchi luminosi erano ormai quasi spenti.

 

Delle urla stridule gli distruggevano il cervello. Le stava solo immaginando, no?

Il ghigno attraversò ancora il suo volto, misto a una smorfia di dolore.

 

-I WILL DIE HERE-

Le unghie gli perforavano la carne.

Iniziò à graffiarsi, mordersi, deridersi da solo. Una macabra danza di morte, mentre saltava e girava per colpire ogni angolo del suo corpo.

Si stava suicidando.

Si tolse un occhio con la zampa, di netto, e lo buttò nel fiume sotto di lui. Riservò lo stesso trattamento anche all'altro occhio.

Rise, come solo un maniaco può fare, osservando ogni resto di sanità rimasta in lui andare perduta per sempre.

Infine pianse, pensando alla sua misera vita. 

Tossì, sputò sangue, si staccò la mascella con le sue stesse zampe.

Poi si sdraiò su un cumulo di foglie secche. 

 

E poi... ritornò perfettamente lucido. 

Si rese conto di ciò che aveva appena fatto.

"AHAHAHA."

La voce rise ancora un'ultima volta, mentre Umbreon sconvolto piangeva. 

 

-Mi dispiace...

Pensò. Quel povero Charmander. I pensieri che aveva rivolto a tutta la sua famiglia. E sopratutto il male che aveva fatto a se stesso. In fondo forse era meglio così: lui era inutile.

"SORRY"

Incise sul suo collo prima di morire.

 

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Era passata così inosservata? :o

 

Anyway. Non saprei bene definirla.

Di sicuro è macabra e mette ansia.(?) Poi è scritta molto bene e vbb.

 

M'è piaciuta un sacco, ottimo lavoro.

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