Obiettivi di Vangel
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Come in certi quadri, poi ancora: il sentiero sterrato sale tra i prati, volta, la casa è lì, disegnata contro il muro delle Alpi innevate.
"Solo qualche minuto," accenno a Salvo che annuisce scettico. Smonto dal suv, prendo lo zaino, faccio gli ultimi passi prima del cancelletto e lo steccato.
Mi vede arrivare nella luce del pomeriggio inoltrato, quando già qualche ombra inizia ad allungarsi, e sorride. Ha sempre sorriso scorgendomi di lontano.
Sorride nel riquadro d'una finestra del piano alto, prima d'incunearsi con destrezza sopra il davanzale, scendere come un gatto sul terrazzino e da qui ancora giù, a terra, senza affanno.
C'incontriamo di qua e di là del piccolo steccato: un'immagine appropriata.
"Usare la porta no?" pungo malevolo.
"Avvisare che passi no?"
"Tanto non rispondi ai messaggi."
"Le mie risposte vanno meritate."
"Sto partendo."
Squadra me, lo zaino, il suv.
"Per dove?"
"Un posto dove fa caldo, niente mare e tanta gente incaz.zata."
Sorride, chiude gli occhi, scuote la testa. "Quanto ti piace questa cosa dell'ultimo saluto."
"Ho le mie perversioni."
"Va bene, allora," si piazza una mano sul cuore e sbatte le palpebre in sequenza, "Oh, darling, fa' attenzione laggiù e torna, se puoi, torna da me."
Gliela prendo, quella mano: negli occhi abbiamo le nostre storie e ancora tempo per scriverne di diverse. Giulia ride voltando su se stessa in un elegante passo di tango, poi s'accosta, oltre lo steccato, e per un attimo i battiti s'allineano sulla stessa frequenza, le dita s'intrecciano.
"Caro," scandisce teatrale, "Ma sei ferito!"
La sua mano sul petto come in quei film di guerra.
"Da qualche parte qua dentro, sì."
La brezza le scuote i capelli neri e lisci. "Col tempo va via."
"Mai del tutto."
Sorride e si scosta, leggera; quel lungo abbraccio di sguardi prima che s'avvii alla porta di casa: la mia mano è alzata in un saluto, la sua ha un bacio soffiato sul palmo.
Salvo mi guarda di sottecchi mentre risalgo a bordo dell'auto, lo zaino buttato sui sedili.
"Non ti aspetterà, lo sai, sì?"
"Non lo ha mai fatto," rispondo col sorriso e quella punta d'amarezza. "Non lo ha mai fatto."
"E perché sei voluto passare da qui allora?"
Indico le Alpi colorate di rosa. "Certe cose si amano anche senza raggiungerle."









































