Alla fine la pausa che mi ero presa è finita, ho battuto la fiacca fin troppo.
Capitolo 22
Kalos, Romantopoli, 21 anni prima
La primavera era arrivata presto, quell'anno. Le piccole gemme iniziavano a spuntare timide tra i rami degli alberi che osservavano severi le casette che spuntavano tra funghi così grossi da sembrare comodi sgabelli dai colori caldi. L’aria, leggermente frizzante, cullava i fili d’erba che avevano ricominciato a crescere, verdi e brillanti, circondando il laghetto al centro della città e creando uno stupendo contrasto con il suo azzurro intenso.
I Fletchling volavano in cielo cinguettando allegri per poi posarsi sul più grande albero della città, che ospitava la casa di una famiglia nobile.
Felix, tuttavia, preferiva non “perdere tempo” osservando ciò che lo circondava. Suo padre era un falegname e lui, una volta finita la stagione della legna, andava in giro per la città consegnando i lavori dell’uomo ai clienti.
Quel giorno si stava dirigendo verso la casa di una vecchia sarta per consegnare la vecchia sedia che aveva chiesto di riparare dopo che i nipotini l’avevano sfondata giocando con i loro Pokémon. Si era caricato il mobile sulle spalle e camminava spedito verso la destinazione affiancato dal suo Gastly.
Intorno a lui i bambini avevano ripreso a giocare, entusiasti per l’arrivo della bella stagione, ignorandolo totalmente. Non era ben accetto tra di loro, e lo sapeva bene, a causa del suo Pokémon. Tendeva infatti a spaventare chiunque decidesse di avvicinarsi a loro, ma Felix aveva deciso che sarebbe stato meglio così: non avrebbe avuto distrazioni sul lavoro. Il guaio veniva quando lo Spettro iniziava a spaventare i clienti.
<<Gastly, oggi fai il bravo, ok?>> lo raccomandò il ragazzino mentre camminava a passo spedito <<La signora è molto anziana, non è il caso di spaventarla. Non fare come con quella coppia di contadini dell’altro giorno… ora non vogliono più essere clienti di papà>>
Il Pokémon Gas iniziò a borbottare, ma Felix sapeva che avrebbe obbedito: nemmeno a lui era piaciuta la punizione del padre.
La casa della vecchia si trovava quasi al confine della città con il bosco, un luogo evitato da tutti gli abitanti di Romantopoli: la zona boschiva era infatti ricca di paludi e la gente temeva di ammalarsi.
Felix vide la casetta sbucare da dietro un albero dalla corteccia scura e rugosa e accelerò il passo fino a trovarsi di fronte alla vecchia porta di legno.
Deglutì, nervoso, per poi bussare con forza.
Un colpo, niente.
Gastly brontolò e fece per passare attraverso la porta, ma uno sguardo di Felix lo bloccò.
<<Ehm… Signora? È… è in casa?>>
Appoggiò la sedia a terra, stanco, e tornò a bussare.
Finalmente la porta si aprì con un cigolio e una vecchia rugosa fece capolino da dietro uno spiraglio.
Il naso e il mento erano pronunciati e teneva gli occhi socchiusi sotto le folte sopracciglia bianche. Le orecchie avevano dei grossi lobi un po’ cascanti a cui erano appesi degli orecchini voluminosi, mentre i radi capelli argentati erano raccolti in una crocchia.
<<Sì?>>
La voce dell’anziana era roca e flebile, e Felix si chiese come potesse ancora svolgere il suo lavoro di sarta in quelle condizioni.
<<Signora… Helena? Sono Felix, il figlio del falegname a cui ha chiesto di riparare questa vecchia sedia che è stata rotta dai suoi nipotini con i loro Pokémon…>>
La donna lo scrutò con i suoi piccoli occhietti:<<Nipoti? Io non ho nipoti… tu chi sei caro?>>
Felix sospirò, esasperato:<<Il figlio del falegname a cui ha chiesto di riparare questa sedia>> spiegò mostrando il mobile alla vecchia.
Helena aggrottò la fronte rugosa:<<È mia? Ah… ma è ancora rotta? Vuoi un tè caro?>>
Felix si passò una mano sulla faccia:<<Mi dispiace signora, ho molto lavoro da svolgere… Le porto in casa la sedia, lei può preparare i soldi?>>
La donna lo fece entrare annuendo, convinta: <<Vuoi i soldi, caro? Siete poveri eh… in questo periodo…>>
Felix e Gastly entrarono nel salottino mentre Helena spariva in un’altra stanza. Mise la sedia accanto ad un tavolo vicino ad altre uguali e si guardò intorno: le finestre erano sbarrate e le pareti invase da librerie stipate di strani oggettini. Al centro della stanza un vecchio Quagsire dormiva tranquillo. Non c’era un buon odore e Gastly aveva ripreso a brontolare, infastidito.
Dopo un po’ la donna riemerse con un sacchettino tintinnante: <<Ecco caro… servivano a te, vero?>>
Felix annuì, riluttante, prendendolo tra le mani e aprendolo: era stracolmo di monete d’oro impolverate.
<<Credo che queste possano bastare>> commentò prendendo un paio di monete e restituendo il sacchetto alla donna <<Arrivederci, signora Helena>>
<<Vai via, caro?>>
<<Sì… ho molto da lavorare, mi dispiace. Arrivederci, eh?>>
Uscì dalla casetta chiudendosi la porta alle spalle e respirò a pieni polmoni l’aria pulita, sperando che per quella giornata i clienti fuori di testa fossero finiti.
In quel momento sentì un fruscio alle sue spalle e si girò di scatto: un uomo con uno Stantler, una donna con un Flareon, due ragazzine e una bambina con dei Vulpix erano appena usciti dal bosco.
Felix rimase a fissarli, sospettoso. Non aveva mai visto quelle persone prima.
Tutti e cinque avevano occhi a mandorla e i capelli neri abbastanza disordinati. Indossavano abiti dai colori sgargianti con decorazioni floreali sporchi di fango e Felix pensò che avessero appena attraversato la palude.
Quando le tre ragazzine si accorsero di lui si avvicinarono di corsa con i loro Pokémon ignorando gli avvertimenti di quelli che Felix presumeva essere i genitori.
Le due più alte erano perfettamente identiche, i capelli lunghi e gli occhi grandi e grigi. La terza, la più piccola, aveva delle treccine corte e spettinate e gli occhi color nocciola.
Felix rimase a fissarle, imbarazzato, mentre Gastly le osservava di soppiatto da dietro la sua spalla.
<<Sei di Romantopoli, vero?>> domandò la bambina con le treccine mentre un Vulpix le saltava in spalla <<Questo vuol dire che siamo arrivati, no?>>
<<Dana, credo che abbia molto da fare… andando avanti lo scopriremo, no?>> le fece notare una delle due alle sue spalle <<Mi scuso per il comportamento della mia sorellina. Siamo arrivati da poco da Johto, è impaziente di vedere la sua nuova casa>>
Felix arrossì ancora di più e iniziò ad agitare le mani davanti alla faccia, imbarazzato:<<N-no, no… figuratevi… sì… sì, siete a Romantopoli… già…>>
Le tre risero di gusto nel vederlo così nervoso mentre i genitori si avvicinavano.
<<Comunque io sono Dana, piacere!>> sorrise la bambina stringendo tra le braccia il suo Vulpix, che le leccò una guancia <<Loro sono le mie sorellone, Luna e Antea! Veniamo da Amarantopoli!>>
Luna e Antea sorrisero, divertite, abbracciando da dietro Dana.
<<Tu chi sei, invece?>> domandò una delle due.
Felix si grattò una guancia, disorientato: sapeva che avrebbe fatto parecchia fatica a distinguere le due gemelle.
<<Io mi chiamo… Felix. Sono il figlio di un falegname>> spiegò <<Ah, e lui è il mio Gastly>> aggiunse poi, indicando il Pokémon alle sue spalle <<Vi consiglio di non istigarlo… si diverte a fare i dispetti>>
Dana allargò il suo sorriso:<<Scommetto che il mio Vulpix è molto più forte!>>
<<Dana, non infastidirlo>> sussurrò la madre, arrivando e appoggiando una mano sulla spalla della figlia più piccola. Poi si rivolse a Felix:<<Non vorrei arrecarti disturbo, ma ci potresti dare indicazioni per raggiungere il centro di Romantopoli?>>
Felix rimase sorpreso dalla dolcezza nella voce della donna: non aveva mai conosciuto la madre, morta di parto, così si stupiva ogni volta che incontrava una signora del genere.
<<Vi… vi posso portare io. Devo tornare alla bottega di papà, che è in centro>>
<<Ti ringraziamo>> rispose allora il padre, sbucato con Stantler da dietro la moglie. Era più basso e aveva qualche capello bianco che spuntavano nella folta chioma scura.
Felix sorrise di rimando e si voltò, facendo strada alla famiglia verso la sua città.
Da quel giorno, la vita di Felix cambiò totalmente. Smise di essere un bambino solitario e iniziò a giocare con Dana e le sorelle dopo il lavoro. Spesso lottava in doppio contro di loro tirando a sorte per le squadre. Anche se dal loro incontro iniziavano a trascorrere anni, per loro il tempo sembrava non passare mai.
La famiglia aveva portato le tradizioni di Amarantopoli, mostrando le loro danze e spiegando le loro feste alla gente di Romantopoli. Felix dava loro tutto il suo aiuto dopo il lavoro, passando sempre più tempo con le tre sorelle.
Qualche anno dopo il ragazzo avrebbe sposato proprio una di loro, Dana, accendendo Romantopoli in una festa che durò un intero giorno. Lo stesso anno sarebbe nata una bambina dalla giovane coppia, che fu chiamata Alya, come la nonna paterna. Qualche giorno dopo fu annunciata anche la nascita della figlia della Regina Sansa, allora molto giovane.
Dana e le sorelle insegnarono alla piccola tutte le tradizioni di Amarantopoli, sebbene lei assomigliasse tantissimo al padre Felix e non mostrasse i tratti tipici di Johto. Come simbolo, la bambina fu accompagnata fin da piccola da un’Eevee in modo da ricordare la sua appartenenza a una famiglia di Kimono Girl, ma da anche una Fennekin, per simboleggiare la sua appartenenza a Kalos. Secondo i genitori lei rappresentava il ponte tra i due regni.
Tuttavia, presto quell’apparente pace svanì, e tutto si distrusse in una notte.
Una notte di fiamme e dolore, in cui la gente lottò il più possibile per salvare la città.
Una notte in cui troppe vite furono spezzate.
La notte in cui Felix guardò per l’ultima volta Dana, sua moglie. Haunter, il suo fedele compagno. E Alya, la sua bambina.