Questo capitolo è stato un incubo, giuro. L'ho riscritto tre volte con tre punti di vista diversi, alla quarta mi sono scocciata e ho quasi mandato tutto all'aria. Il blocco creativo è una cosa orrenda. Diciamo che sono soddisfatta solo della seconda parte del capitolo, la prima è stata riscritta dieci mila volte. E' da giovedì 30 giugno che sto scrivendo questo benedetto capitolo. E sembra che mi sia fumata qualcosa mentre lo scrivevo... oh beh, io vi ho avvisati, non aspettatevi molto da questo capitolo
Capitolo 13
Kalos, Città Centrale
Un forte dolore alla testa.
Ecco tutto quel che sentiva.
Sapeva di essere ancora alla Città Centrale, i suoi assalitori avevano incontrato Hiro… ma se era ancora nel sacco significava solo una cosa: il soldato aveva miseramente fallito.
Da dentro il sacco, Alya era riuscita solo a togliersi il bavaglio dalla bocca, ma era ancora legata. Chiamare non sarebbe servito a nulla, si sarebbe solo presa un altro colpo. E non conveniva, affatto.
Il suo sacco stava venendo trascinato, sentiva le pietre della strada attraverso la dura stoffa colpirla, rendendola molto presto tutta dolorante.
“Ma è fantastico. Legata e chiusa in un sacco. E per giunta quell’idiota non è riuscito a fare nulla” pensò “Ho fatto male ad accettare il suo aiuto, non ha ancora combinato nulla di buono”
Fece una smorfia per il dolore: le costole le facevano male e mani e piedi si erano addormentati. Tuttavia cercò di restare immobile, per non far capire che si era svegliata di nuovo.
Ad un certo punto una voce femminile, probabilmente della sua assalitrice, interruppe il suo filo di pensieri.
<<Nar, che diamine, è tardissimo! Liberiamoci di questi sacchi e basta, attirano troppa attenzione e siamo in ritardo… Grey sarà furioso. Prima quel biondino che cerca di giocare all’eroe, poi questo imbranato… non voglio avere altri intralci, il piano sta già andando a monte>>
Alya sussultò: biondino?
“Giuro, Hiro, che se quel biondino dovesse essere Thunder…”
<<Buttiamo i due sacchi e quel tipo nel canale e andiamocene allora. Di certo non ci seguiranno così>>
Canale? Rabbrividì, cercando di non farsi prendere dal panico. Non sapeva nuotare e per giunta era legata. Buttarla in quelle condizioni in acqua significava solo una cosa: morte assicurata.
Cercò di respirare profondamente, tentando di calmarsi. Era già andata vicina alla morte, ma all’improvviso… quella le sembrava quasi una lenta esecuzione. Morire avendo coscienza di quello che sta per accadere.
Chiuse gli occhi, cercando di aggrapparsi a qualche immagine sicura dentro di lei, qualcosa che la confortasse… ma non le venne in mente nulla. Le sue zie erano fuggite da Older e con tutta probabilità il generale le stava cercando. Thunder aveva cercato di salvarla mentre era svenuta nel sacco ed era stato sconfitto… e chissà che cosa avevano fatto al suo fratellino. Espeon e Braixen, che per lei erano come sorelle, erano chissà dove.
Si sentiva soffocare, il respiro era affannato… era in preda alla disperazione e sentiva gli occhi bruciare sotto la benda che le impediva di vedere.
Non sapeva da quanto tempo fosse lì dentro, ma ad un certo punto sentì che i due rapitori si erano fermati.
Trattenne il respiro, pronta: stavano per buttarla nel canale, era finita. Avrebbe sentito l’acqua riempirle i polmoni, avrebbe cercato invano di liberarsi e alla fine le forze sarebbero venute a mancare, per poi addormentarsi per sempre.
Aveva lottato per quattro anni per salvare la sua vita e quella dei suoi Pokémon, ma ora tutto si stava spegnendo. Ogni speranza di vedere Kalos libera si sarebbe spenta così.
“No” si disse “Non finirà così. Non può”
Poi avvenne quello che sul momento avrebbe chiamato miracolo, ma che poi avrebbe definito un semplice caso.
Non si erano fermati per gettarli in acqua. C’era qualcuno.
<<Voi due! Fermi!>>
Alya trattenne il fiato. Non conosceva quella voce, ma era così pura e cristallina da sembrare finta. Tuttavia il tono era arrabbiato e deciso.
Anche se chiusa nel sacco, la giovane ladra sentiva che nell’aria c’era molta tensione.
<<Sylveon, Forza Lunare!>>
Un bagliore investi il sacco e Alya sentì la luce filtrare con forza attraverso la benda. Si sentì rotolare lontana e, con un tuffo al cuore, si rese conto che appena dietro di lei c’era il vuoto: una parte della sua schiena non poggiava su nulla.
Gemette leggermente per il dolore, ma poi sentì dei versi che non avrebbe mai potuto dire se la rallegrassero o la rattristassero: versi di dolore di Espeon e Braixen.
Erano lì con lei! Anche se probabilmente erano ferite, almeno erano lì, vicine. Forse non tutto era perduto.
Anche se aveva la mente offuscata dal dolore, sentiva rumori concitati di lotta, la strada tremava sotto di lei. Sentiva la giovane voce femminile della loro salvatrice incitare Sylveon, che a quanto pareva teneva testa a tutti i Pokémon degli avversari.
Poi tutto cambiò.
Ci fu un botto vicino a lei, e sentì che qualcuno colpiva il suo sacco. Uno dei due aggressori, indietreggiando, doveva essere inciampato e ora doveva essere caduto in acqua… ma ora anche lei stava rotolando con lui.
Gridò con quanto fiato aveva in gola, poi sentì la superficie gelida dell’acqua incontrare lo spesso sacco e penetrare i vestiti, toccando la pelle e avvolgendola inesorabilmente.
Tentò di dimenarsi, dimenticando tutte le promesse che si era fatta.
Stava affondando, il corpo era circondata da acqua ghiacciata e non riusciva a respirare.
Panico.
Strinse i denti tentando invano di risalire in superficie, tuttavia i suoi movimenti erano troppo limitati per riuscire nell’impresa.
I polmoni le bruciavano, le corde la ferivano, la pelle era scossa da continui tremiti: quanto sarebbe resistita ancora prima di annegare?
Poi due braccia forti la strinsero e si dimenò con forza, spaventata, ma la stretta non diminuiva. A quel punto si accorse di star risalendo e in pochi istanti l’acqua prese a colare, facendo posto a qualche filo d’aria nel sacco.
Si allungò per premere il naso contro la tela del sacco e respirò con affanno: non entrava molta aria, ma era meglio di niente.
Poi il sacco si aprì e la ragazza tuffò la testa fuori, ansimante. Il cuore le batteva forte e sembrava volerle trapanare il petto mentre si aggrappava alla persona che l’aveva tirata fuori.
Si sentì trascinare fuori e appoggiare sulla strada, poi le venne sfilata la benda. La luce del primo pomeriggio la colpì negli occhi e dovette abbassare lo sguardo, strizzandoli per ripararsi.
Vide sopra di lei cinque figure, prima indistinte, poi sempre più chiare.
Accanto a lei, ansimante, c’era Hiro: i capelli grondavano acqua ed era pallido, ma sul suo volto c’era un sorriso stanco e sollevato. Vicino al soldato c’erano Braixen ed Espeon, con qualche ferita ma più o meno sane.
Poi, in piedi, c’erano il Greninja di Hiro, con brutte ferite alla testa, e una ragazza molto sottile e dai lineamenti delicati. Il caschetto castano era scompigliato e alcune ciocche erano schiacciate contro il volto sporco e sudato sul quale scintillavano due occhi di un blu così intenso da brillare. Le labbra erano rosate e delicate, così come il suo corpo.
Nonostante gli abiti rozzi, Alya la trovava decisamente carina e arrossì leggermente in un piccolo moto di gelosia per lei, che appariva perfetta anche in quelle condizioni.
Rimase per un attimo ferma, osservando la scena intorno a lei, poi cercò di alzarsi.
Come sollevò la testa, però, sentì un piccolo capogiro e vide buio, cadendo di nuovo a terra.
Fiamme vorticose. Fumo. Caldo asfissiante. Urla di dolore… o terrore?
La testa le gira tremendamente.
Tutto intorno a lei è un inferno di dolore e distruzione. Vede volti urlanti, straziati… ma una voce si leva cristallina, sopra le altre.
Sì volta verso l’origine della voce. Cinque figure. Non hanno volti, ma sembrano felici. Due sono vestite di bianco, sono un uomo e una donna. Si tengono per mano e i capelli biondi sembrano fili di seta intrecciati insieme a perle di ghiaccio, che non sono altro che i fiocchi di neve che vorticano solo intorno a loro. Poi c’è un uomo, alto. Si tiene la mano sul cuore, forse lui è l’unico triste. Accanto a lui ci sono due donne anziane dai capelli bianchi. Indossano dei kimono e tengono in mano dei ventagli dorati. Intorno a loro vorticano delle sfere colorate che contengono tante ragazze con abiti colorati e ventagli.
Vorrebbe avanzare, da quel luogo penetra aria fresca, aria di pace. Sente il profumo della ricchezza, le risate dei bambini, il rumore di una tavola imbandita.
Fa un passo avanti, speranzosa… quella è la Kalos che vorrebbe. Più si avvicina più le immagini diventano nitide, ci sono campi fioriti, dame e cavalieri che danzano, bambini che giocano.
Ma mano a mano che si avvicina le cinque figure abbassano il capo, tristi, scuotono il capo. Ma lei deve vedere…
Una forza la spinge indietro all’improvviso, le cinque figure piangono ora.
Cade nell’inferno di fuoco alle sue spalle, sente un dolore lancinante al petto. Vorrebbe urlare, ma il fumo la sta soffocando. Poi tutto inizia a vorticare, il dolore si affievolisce…
Aprì gli occhi di scatto e si tirò su veloce, la mano premuta sul petto. Sentiva il suo respiro affannoso e le gocce di sudore scendere lungo il suo viso.
Sentì una mano delicata toccarle la spalla e si girò, incrociando lo sguardo preoccupato di Antea.
<<Tutto bene tesoro?>>
La voce della zia risuonò lontana, mentre sentiva la testa scoppiare. Vedeva ancora le fiamme, sentiva le grida di dolore, il suo grido di dolore. Strinse la mano che teneva premuta sulla giubba e iniziò a guardarsi intorno: era nel suo rifugio, Espeon e Braixen accanto a lei.
Hiro era appoggiato al muro e giocherellava distrattamente con la pelliccia di Umbreon mentre Greninja era steso accanto a lui con delle fasciature in testa. Poi c’erano Luna e Antea, vicine a lei, che la guardavano in modo preoccupato.
Tuttavia, due cose non quadravano.
Una di queste erano la ragazza con il caschetto castano e Sylveon, sedute vicino all’ingresso con fare assente.
L’altra erano Thunder, Snoover e Bergmite, che mancavano all’appello.
<<…Thunder…>> fu tutto quello che riuscì a sussurrare, mentre la testa le girava.
Si girò lentamente verso Hiro, che sobbalzò nel vederle il volto. Lo guardò con aria assente, senza capire, pur immaginando di non avere una bella cera: <<Soldato… dov’è… mio fratello?>>
Hiro la guardò per qualche secondo, poi abbassò lo sguardo.
<<Soldato. Dimmi dov’è mio fratello. Ora.>> sibilò la ragazza.
<<Alya… lo abbiamo cercato per tre giorni per tutta la città>> sussurrò Hiro, guardandosi i piedi.
Lei rimase impietrita:<<…T-tre… giorni…?>>
<<Sei rimasta svenuta per tre giorni…Alya>> fece la ragazza dagli occhi blu in modo distratto.