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Indomitable.Tamer

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Indomitable.Tamer ha vinto l'ultima volta il 29 marzo 2014

Indomitable.Tamer quel giorno ha ottenuto più mi piace di tutti gli altri!

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    Anime: Naruto, Fushigi No Umi No Nadia, Ojamajo Doremi, Detective Conan, Inazuma Eleven, Kodomo No Omocha, City Hunter, Yu-Gi-Oh!, Chrono Crusade, Tokyo Mew Mew, Digimon Saga, One Piece, Toradora!

    Manga: Naruto, Detective Conan, Kodomo No Omocha, City Hunter, Yu-Gi-Oh!, Chrono Crusade, Tokyo Mew Mew, Digimon Saga, One Piece, Card Captor Sakura, Toradora!

    Videogiochi: Assassin's Creed Saga, The Sims Saga, Watch Dogs, Sleeping Dogs, Grand Theft Auto, PokéMon Series, Phoenix Wright:Ace Attorney
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  1. Ulteriore conferma che la mia fortuna si è esaurita il mese scorso xD
  2. È appena uscito il capitolo 4! Finalmente arriva Anna!
    Se mi riesce, vedrò di postare un nuovo capitolo ogni settimana, non più ogni due, come avevo deciso inizialmente.

     

  3. Capitolo 4 Anna Il suo letto era caldo e accogliente, e quell'incessante bussare sembrava molto lontano. Anna si asciugò la bava dalla sua bocca e cercò di continuare a sognare, ma era difficile. Qualcuno continuava ad interrompere. “Anna?” Il suo nome suonava come un bisbiglio del vento. Ed era seguito da un bussare sempre più fastidioso. “Anna?” “Sì?”Anna tirò fuori dalla bocca una ciocca di capelli bagnati e si sedette. “Scusami se ti ho svegliato, ma...” “No, no, no, no, per niente.” Anna sbadigliò, i suoi occhi ancora chiusi. “Sono sveglia da ore.” Normalmente lo sarebbe stata. Si alzava sempre prima del sole per aiutare i suoi genitori a preparare il pane. Il loro negozio, I Prodotti da Forno di Tomally, sfornava dozzine di pagnotte e prodotti da forno al giorno. Ma la notte precedente ha avuto problemi a dormire e i suoi sogni erano irrequieti. Continuava a chiamare qualcuno, ma non riusciva a ricordare chi fosse, solo che questa persona le mancava. Anna si sentiva di nuovo alla deriva. “Anna?” Emise un forte rumore e si svegliò di nuovo. “Cosa?” “È ora di prepararsi. Freya arriverà stamattina.” “Certo,” disse Anna, i suoi occhi iniziavano di nuovo a chiudersi. “Freya.” Aspetta. Che? I suoi occhi si spalancarono. “Freya sta arrivando!” Anna saltò praticamente fuori dal letto e scivolò sul pavimento a piedi nudi. Non si è preoccupata di guardarsi allo specchio. I suoi lunghi capelli rossi, che lei aveva sciolto la sera prima, non potevano essere così disordinati, no? Hmmmm... forse gli avrebbe dato una rapida occhiata prima di togliersi la camicia da notte. Guardò nello specchio. Non va bene. I suoi capelli sembravano come un nido di uccelli. Aveva tempo per sistemarli? Doveva sistemarli. Dov'era la sua spazzola? Dovrebbe essere sulla scrivania dove era sempre stata, ma non era lì. Dov'era? Pensa, Anna. Si ricordò di essersi spazzolata i capelli la mattina prima sulla sedia vicino alla finestra, perché ha la vista migliore su Arendelle. Guardare Arendelle la faceva iniziare a sognare Arendelle e cosa avrebbe fatto quando si sarebbe trasferita lì un giorno. Avrebbe avuto il proprio negozio di dolci, naturalmente, e i suoi biscotti sarebbero stati così popolari che le persone avrebbero fatto la fila giorno e notte per comprarli. Avrebbe incontrato nuove persone e conosciuto nuovi amici, e tutto sembrava così glorioso che ha iniziato a cantare e girare attorno alla stanza con la spazzola... Oh! Ora ricordava dove l'aveva gettata. Si inginocchiò e guardò sotto al letto. Anna recuperò la spazzola e la fece scorrere tra i suoi capelli mentre camminava intorno alla stanza. L'armadio dipinto a mano si abbinava al rosemaling sulla sua scrivania, sul letto, e sulla sua trapunta rosa. Lei e sua madre hanno dipinto insieme i pezzi. Suo padre le aveva costruito la sedia a dondolo dove sedeva quando leggeva, solitamente mentre si accoccolava sotto la sua morbida coperta bianca. Ma il suo regalo preferito che lui le aveva fatto era il castello di Arendelle in legno che lui le aveva intagliato per il suo dodicesimo compleanno. Lo teneva su una sedia vicino alla finestra, dove lo ammirava giorno e notte. La sua stanza rosa non era grande, ma le piaceva. Appeso sul davanti dell'armadio c'era il nuovo grembiule blu reale con ricami rossi e verdi che sua madre le aveva realizzato. L'aveva conservato per la prossima visita di Freya, e quella visita era oggi! I suoi genitori erano così impegnati con il panificio che non socializzavano molto, ma sua madre trovava sempre tempo per le visite della sua migliore amica, Freya. Erano amiche sin da quando erano ragazze, e amavano passare il tempo insieme. Freya solitamente visitava Harmon ogni mese, e Anna, sua madre, e Freya passavano tutta la giornata insieme, cucinando e parlando. Anna amava ascoltare i racconti di Freya riguardo Arendelle, dove lavorava come sarta, e amava quando Freya le portava dei regali! C'era quella bambola di porcellana, il cioccolato fondente che si scioglieva sulla lingua come ghiaccio, e l'abito da festa in seta verde d'oltreoceano che era rimasto appeso nel suo armadio per due anni. Non aveva un posto dove indossare un vestito tanto bello, dato che passava le sue giornate coperta di farina e macchie di burro. Un vestito come quello meritava di andare ad una festa con balli, una bella illuminazione, un sacco di chiacchiere, e nessuna fuoriuscita di farina. C'erano delle feste nel villaggio, ma Anna era una dei pochi quindicenni nel villaggio. Credeva che Arendelle avesse molti più giovani di quanti ne avesse Harmon. Si mise la camicia bianca e il maglione verde, afferrò il grembiule, e finì di spazzolarsi i capelli, facendosi un nodo particolarmente resistente. Ci fu un altro colpo alla porta. “Anna!” “Arrivo!” Il sole stava già iniziando a sorgere fuori dalla sua finestra, e aveva delle faccende da sbrigare prima dell'arrivo di Freya. Freya non era mai in ritardo, mentre Anna tendeva a distrarsi e a mostrarsi qualche minuto dopo l'appuntamento, non importava quanto puntuale tentava di essere. Anna afferrò le sue scarpe dal pavimento e saltò verso la porta per spostarle ed indossarle allo stesso tempo. Quasi si scontrò con suo padre, Johan, che stava pazientemente aspettando oltre la porta. “Papà!” Anna lo abbracciò. “Mi dispiace!” “Va tutto bene,” disse, dandole una pacca sulla schiena. Era un uomo rotondo, più basso di sua figlia di almeno un piede, e profumava sempre come le foglie di menta che masticava costantemente. (Aveva mal di stomaco quasi tutti i giorni.) Era calvo da quando Anna riusciva a ricordare, ma l'aspetto gli si addiceva. “Perché non mi avete ricordato che Freya stava arrivando?” chiese Anna mentre stava tentando invano di lisciare i capelli. La risata di suo padre era profonda, che saliva dal suo rotondo ventre. (Diceva sempre di aver assaggiato tanti biscotti quanti ne vendeva.) “Anna, te l'abbiamo detto due volte l'altra notte, e ogni giorno durante la scorsa settimana.” “Giusto!” acconsentì Anna, anche se non era sicura di ricordarselo. Il giorno prima, aveva consegnato due torte all'Emporio Querciola Vagabonda e Sauna per il compleanno dei suoi gemellini (Anna insistette perché ognuno di loro avesse la propria torta), ha portato il krumkake nella sala del villaggio per la riunione dell'assemblea, e ha preparato un nuovo lotto dei suoi famosi biscotti a forma di pupazzo di neve per tenere il passo con la domanda. Erano i favoriti dei bambini, anche in Estate. Anche Freya li adorava. Ne chiedeva sempre una dozzina da portare via per quando se ne sarebbe andata via. Anna si stava chiedendo se fossero rimasti dei biscotti a forma di pupazzo di neve da darle. “Dovrei aiutare la Mamma a prepararsi,” disse a suo padre, e si affrettò a scendere le scale. Corse attraverso la loro accogliente camera da letto e la piccola cucina, poi irruppe attraverso la porta che portava al panificio, che era collegato alla loro casa. Una piccola donna con i capelli marroni era già al tavolo di legno, mescolando farina e uova in una ciotola. Alzò lo sguardo verso Anna e sorrise. “Era ora che arrivassi qui.” Sua madre le baciò la guancia e spinse una ciocca di capelli dietro l'orecchio destro di Anna, poi raddrizzò il grembiule di Anna. Voleva sempre che Anna apparisse in ordine quando Freya arrivava. “Lo so, mi dispiace,” disse Anna, girando intorno e controllando i prodotti da forno pronti per l'acquisto sul bancone. Come sospettava, il vassoio del pupazzo di neve era vuoto. “E ho finito i miei biscotti! Freya li adora.” “Sto già mescolando la pastella per un lotto.” Gli occhi marroni di sua madre erano stanchi. Diventava sempre più difficile per lei lavorare così tante ore nel panificio. Anna provava a compensare al meglio il lavoro tra i suoi studi, ma i suoi genitori insistevano che lei stesse concentrata sui suoi compiti scolastici anche quando la scuola non era in sessione. Papà continuava a ripeterle, “La ricchezza va e viene, ma nessuno ti può portare via la tua educazione.” Lo capiva, ma questo significava che i suoi giorni erano lunghi tanto quanto i loro, a volte: alzarsi presto; cucinare; fare le faccende domestiche; andare a scuola o studiare a casa e lavorare sulla lettura, la scrittura, e la matematica; lavorare al panificio; poi crollare e rifare tutto dall'inizio il giorno dopo. Non le lasciava molto tempo per cose come gli amici. Per questo non vedeva l'ora di ricevere le visite di Freya: sembravano uno squarcio del mondo oltre Harmon. “Ne possiamo fare alcuni con Freya oggi,” disse sua madre. “Buona idea!” Anna prese un poco di pastella con le sue dita e l'assaggiò. Sua madre la riprese leggermente con un cucchiaio. “Mi dispiace” Ma tu dici sempre che un cuoco deve assaggiare quello che prepara.” Sua madre ridacchiò. “Vero. Stai certamente seguendo le mie orme, Anna Cara.” Anna diede un bacio sulla guancia a sua madre. “Questa è una bella cosa, no? Riesci ad immaginare la vita senza di me, Mamma?” Sua madre smise di mescolare e la guardò, il sorriso sparì dalla sua faccia. Toccò il mento di Anna. “No, non posso. Ma quel giorno arriverà, ne sono sicura.” Anna non disse nulla. Stava male quando sua madre parlava in quel modo. Questo era il motivo per cui non le aveva detto del suo piano per lasciare Harmon e trasferirsi ad Arendelle quando avrebbe compiuto diciott'anni. Amava Harmon e la sua gente, ma era molto piccola comparata agli altri villaggi, e il mondo era un posto enorme. Lei desiderava vedere com'era la vita dove viveva la famiglia reale. “Puoi vedere se abbiamo abbastanza tè?” chiese sua madre. Anna controllò la dispensa, dove tenevano i loro prodotti secchi. “Non vedo nessun tè.” “Perché non fai un salto al mercato, allora?” Sua madre prese un misurino di zucchero da un contenitore e lo aggiunse alla ciotola. “Mi è sempre piaciuto prendere del tè quando arriva. Freya ha fatto un viaggio così lungo. Riesci a pensare a qualcos'altro di cui abbiamo bisogno?” A Freya piaceva mettersi in viaggio presto per le sue visite. Lasciava Arendelle prima dell'alba, quindi solitamente non aveva ancora fatto colazione quando arrivava. “Mamma, credi che le piacciano le uova?” Sua madre sorrise. “ È una magnifica idea.” Anna si sfilò le scarpe e si infilò gli stivali prima che sua madre finisse la frase. Afferrò il suo mantello viola dalla porta. “Farò in fretta.” “Anna, non sei mai veloce,” disse sua madre con un sorriso. “Vedrai—Sarò rapida questa volta.” Anna uscì dalla porta, prese il secchio vicino al portico, e scese in strada. All'inizio si sarebbe fermata al mercato per il tè; poi si sarebbe diretta verso la lontana fattoria per le uova. Il cielo era un mare azzurro, simile all'oceano in lontananza, l'aria era calda, ma non appiccicosa. Una cosa buona della vita sulle montagne, come era stato più volte detto ad Anna, è che non era mai così caldo come lo era a Arendelle. L'aria di montagna era molto più fresca e la vita era molto più tranquilla. Anna diede di nascosto un altro sguardo al fianco della montagna. Si chiedeva cosa facesse la gente laggiù in quel preciso momento. Anna sentì qualcuno parlare e si fermò, il secchio stava ancora oscillando. “Che cosa vuoi, Sven?” Mamma la chiamava la farfalla sociale. Papà la chiamava il saluto ufficiale di Harmon. Le piaceva davvero parlare con la gente, e questa era una voce dal piccolo villaggio che non riusciva a riconoscere. C'erano solo alcune file di case, raggruppate strettamente insieme sul lato della montagna che guardava Arendelle. Ognuna era di un diverso e brillante colore—verde, blu, rosso. Il panificio era arancione. Anna conosceva gli abitanti di ognuna di quelle case. La persona che stava parlando non era una di loro. “Uno spuntino!” Questa era una seconda voce, molto più profonda della prima. Curiosa, Anna girò l'angolo del mercato e vide un ragazzo più o meno della sua età in piedi. Era insieme ad una grossa renna agganciata ad un carro che conteneva enormi blocchi di ghiaccio. Quando la scuola era aperta, incontrava ragazzi e ragazze di varie età, ma non aveva mai visto questo ragazzo prima d'ora. Oaken viveva in alto sulle montagne e i suoi bambini non scendevano spesso ad Harmon, ma lui non sembrava uno dei suoi, comunque. Il ragazzo di fronte a lei aveva biondi capelli arruffati e indossava una camicia blu scuro con le maniche arrotolate, pantaloni scuri e stivali beige. Cosa più importante, sembrava parlare alla renna. “Qual è la parola magica?” chiese alla renna. Gli uomini si muovevano attorno a loro, occupandosi di trasportare casse di verdure che sarebbero state vendute al mercato. Anna guardò il ragazzo rubare un mazzo di carote da una cassa mentre nessuno guardava. Ne teneva una in alto sopra la renna. “Per favore!” disse, facendo una voce più profonda. Anna vide come la renna morse la carota che dondolava sopra al suo muso. “Ah, ah, ah!” Il ragazzo tirò via la carota. “Dividiamo!” Poi, il ragazzo diede un morso alla carota, rompendo il resto in due parti, e diede l'altra parte alla renna. Okay, questo era disgustoso, ma intrigante. Il ragazzo stava parlando a e per la renna. Strano. Non poteva fare a meno di ridacchiare. Il ragazzo alzò lo sguardo e la sorprese a fissarlo. Anna inspirò bruscamente. Dovrebbe dire ciao? Correre? Questa era la sua occasione di incontrare qualcuno della sua età—anche se aveva appena rubato qualche carota. Doveva dire ciao. Fece un passo avanti. Il suono degli zoccoli che martellavano sul ciottolato la fecero sobbalzare. Un carro si fermò davanti a lei, e degli uomini si sbrigavano a iniziare a scaricare le verdure e portarle nel mercato. Devo prendere il té e le uova! Mi sono distratta di nuovo. Aveva promesso a sua madre che avrebbe fatto in fretta, e lei era lì, di nuovo a bighellonare. Comunque, forse poteva salutarlo mentre andava al mercato. Camminò intorno ai cavalli per vedere il ragazzo. Se n'era andato. Non era previsto che c'incontrassimo, immagino. Anna sospirò, ma non aveva tempo per indugiare. Corse all'interno per comprare il tè, lo mise nella borsa, poi corse in fondo alla strada con il suo secchio. La signora Aagard, la moglie del calzolaio, stava spazzando le sue scale. “Buongiorno, signora Aagard!” disse Anna. “Buongiorno, Anna! Grazie ancora per il pane di ieri,” disse la donna. “È stato un piacere.” Anna continuò a camminare, superando un'altra fila di case, e trovò la sua strada verso la fattoria dove c'era il pollaio. Aprì la rete per prendere un lotto di uova fresche. “Buongiorno, Erik, Elin e Elise,” salutò le galline. “Devo fare in fretta oggi. Freya sta arrivando.” Ha raccolto almeno una dozzina di uova, chiuso il pollaio, e ha portato con cura il secchio e il tè a casa. Un uomo anziano stava tirando un carretto con dei fiori in fondo alla strada. “Buongiorno, Anna!” “Buongiorno Erling!” disse Anna. “Splendidi fiori oggi. Hai i miei preferiti?” Erling produceva due steli di crochi dorati. I fiori gialli erano brillanti come il sole. Anna inspirò il loro profumo. “Ti ringrazio! Vieni più tardi per un po' di pane fresco. Il primo lotto dovrebbe essere fuori dal forno a metà mattina.” “Grazie, Anna! Lo farò!” disse, e Anna si affrettò, cercando di non rompere le uova e fermarsi ancora. Aveva l'abitudine di fermarsi a parlare. Molto. “Mamma! Ho le uova e il tè! Freya è già arrivata?” disse Anna, entrando dalla porta. Prima che potesse chiuderla, una carrozza si fermò davanti alla porta. Freya era arrivata.
  4. Ciao e Benvenuto! Sbaglio, o il titolo del topic è una citazione alla frase di Reese (Blu+Giallo=Blallo), della Sit-Com "Malcolm in the middle"?
  5. Sorpresa! Visto che è abbastanza corto, ho deciso di finire la settimana facendo uscire anche il capitolo 3! Il prossimo uscirà tra due settimane esatte. Stay Tuned!

     

    1. evilespeon

      evilespeon

      Me li sono persa ma li recupero subito 

      Ottimo lavoro 

    2. evilespeon

      evilespeon

      Rimessa in pari,ottimo lavoro again 

  6. Capitolo 3 Elsa Elsa sentì bussare e si svegliò di colpo. Il sole del tardo pomeriggio proiettava ombre che si muovevano in punta di piedi lungo le pareti. Si dev’essere addormentata leggendo. Gerda infilò la testa nella stanza. “Oh, Principessa Elsa!” disse con sorpresa. “Non intendevo svegliarla. Stavo giusto venendo a prenderla prima di andare a chiamare i suoi genitori.” “Va tutto bene. Sono sveglia,” disse Elsa, allungando le braccia. Se i suoi genitori si sarebbero uniti a lei per la cena, voleva dire che l’incontro del padre con il Duca di Weselton era finito e che sua madre era tornata. “Perché non li chiamo io per te?” Gerda camminò verso il letto di Elsa e cominciò ad appianare la trapunta e ad aggiustare i cuscini “La ringrazio, Principessa!” La camera di Elsa era sopra la camera dei genitori, che era sopra alla Sala Grande, dove la cena sarebbe stata servita. Mentre Gerda sistemava, Elsa scese le scale e si fermò quando li sentì discutere. I suoi genitori non litigavano mai, e lei ne era così sorpresa, che ha finito per origliare. “Ci deve pur essere qualcosa che possiamo fare! Non possiamo più continuare così!” Era sua madre a parlare. “Iduna, ci siamo passati più e più volte.” Suo padre sembrava frustrato. “Non abbiamo scelta. Dobbiamo aspettare.” “Sono stanca di aspettare! Abbiamo vissuto in questo modo per troppo a lungo!” “Quando si tratta di magia, non c’è un calendario. Ci ha messo in guardia su questo.” Magia? La magia faceva parte dell’immaginazione di un bambino. Roba da libri di favole. Perché i suoi genitori stavano parlando di qualcosa che nemmeno esiste? “Eravamo disperati. Non ci abbiamo pensato. Avremmo dovuto provare a cambiare i loro destini. Forse se ci appellassimo di nuovo a Gran Papà...” “No! Non possiamo farci vedere lì. Anche i tuoi viaggi verso il villaggio stanno diventando troppo rischiosi. E se qualcuno scoprisse dove stai andando? Chi stavi vedendo? Sai cosa succederebbe se lei venisse portata qui?” Di chi stanno parlando? Elsa si sforzò di sentire di più. Riguardava dove la Mamma scompariva durante le sue uscite? Nulla di quello che stavano dicendo aveva senso. “Sono sempre stata discreta, e non smetterò di farle visita.” Sua madre suonava insolente. “Ci siamo già persi così tanto.” “Era l'unico modo. Tu ed io lo sappiamo. La magia presto si spezzerà.” “Sono passati dieci anni e non è svanita! Non è giusto per nessuno di noi, specialmente per Elsa.” Elsa si illuminò. Cosa aveva a che fare questo con lei? “Elsa sta bene.” “Lei non sta bene, Agnarr. Si sente sola.” Sì! Elsa voleva gridare. Io sono sola. Sua madre conosceva i suoi pensieri più reconditi. Le faceva quasi venir voglia di piangere con sollievo. Ma non riusciva a capire cosa questo aveva a che fare con la loro discussione. “La presenteremo a più persone. Il Duca di Weselton ha parlato di un principe con cui pensava potesse avere un legame. Abbiamo lasciato che iniziasse a partecipare alle uscite reali. La cosa importante è che sia al sicuro. Che entrambe lo siano. Non è quello che vogliamo?” “Lei merita di sapere di cosa è capace, Agnarr.” “Lo farà quando sarà il momento. Non abbiamo visto alcun segno che possa—” “Eccola, Principessa!” Gerda le arrivò da dietro ed Elsa sobbalzò. “Mi stavo chiedendo se si fosse persa. Olina è pronta per servire la cena. Ha parlato con i suoi genitori?” “Io...” Le sue guancie si arrossarono quando i suoi genitori sono entrati nel corridoio, guardando da Elsa a Gerda. Sua madre le baciò la fronte. “Da quanto sei qui?” le chiese. “Avevo appena raggiunto la vostra porta quando Gerda è arrivata,” mentì. La faccia di sua madre si rilassò. “Mi sei mancata oggi.” Unì le braccia ad Elsa e iniziò a camminare con lei lungo il corridoio fino alle scale. “Vorrei ascoltare cosa hai fatto mentre non c'ero.” “Niente di che.” Era la verità, eppure Elsa sapeva che c'erano anche molte cose che non diceva. I suoi genitori stavano parlando di cose banali sulla loro strada verso la cena, ma Elsa non riusciva a concentrarsi. Continuava a pensare alla loro discussione, e a quello che suo padre aveva detto. Sai cosa succederebbe se lei venisse portata qui? Elsa non poteva fare a meno di chiedersi: “lei” chi era?

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