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Indomitable.Tamer

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Indomitable.Tamer ha vinto l'ultima volta il 29 marzo 2014

Indomitable.Tamer quel giorno ha ottenuto più mi piace di tutti gli altri!

Informazioni su Indomitable.Tamer

  • Grado
    ❄ I'm simply the unluckiest pretty girl in the world ❄
  • Compleanno 31 gennaio

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    Indomitable Tamer ™
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    Indomitable Tamer ™

Informazioni del Profilo

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    Femmina
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    ❄ Arendelle ❄
  • Interessi e passioni
    Anime: Naruto, Fushigi No Umi No Nadia, Ojamajo Doremi, Detective Conan, City Hunter, Chrono Crusade, Tokyo Mew Mew, Digimon Saga, Toradora!

    Manga: Naruto, Detective Conan, Kodomo No Omocha, City Hunter, Chrono Crusade, Tokyo Mew Mew, Digimon Saga, Card Captor Sakura, Toradora!

    Videogiochi: The Last Of Us/ The Last Of Us Parte II, Assassin's Creed Saga, The Sims Saga, Watch Dogs, Sleeping Dogs, Grand Theft Auto, PokéMon Series, Phoenix Wright: Ace Attorney.
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  1. Certo, figurati, non intendevo quello. Pensavo fosse una cosa tipo Summer Festival xD
  2. Quindi queste sono tutte le doll? Niente soprese dell'ultimo minuto?
  3. Il mio titolo utente si trova lì per un motivo, anche se so che non vincerò nemmeno stavolta un misero PP. Ci provo lo stesso.
  4. Come promesso, oggi uscita anticipata del dodicesimo capitolo!

    Anna ha l'impressione che Elsa sia furiosa con lei. E la cosa degenera quando quest'ultima decide di congelare il fiume che porta alla Montagna del Minatore per poterlo attraversare. Le sorelle litigano, e Anna decide di separarsi dal resto del gruppo. Cosa succederà adesso?

     

     

    Miei cari lettori @evilespeon, @Buzzwole1991, @Rockink, @YukiV, @Ackerman, @MoonlightUmbreon

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    2. Indomitable.Tamer

      Indomitable.Tamer

      Non hai letto bene l'aggiornamento precedente, evidentemente xD

    3. evilespeon

      evilespeon

      Mi sa che me lo sono proprio persa XD 

    4. Buzzwole1991

      Buzzwole1991

      Me vado a legge subito er capitolo novo che c'ho voja de legge stasera xD

  5. Capitolo 12 IL SOLE SPLENDEVA con intensità nel cielo, un disco piatto luminoso che scatenava lo splendore colorato delle foglie d’Autunno. Solitamente, Anna non amava altro che le giornate di sole autunnali, quei pomeriggi dove il cielo era il più blu possibile e tutto attorno a lei era dorato. Solitamente. Oggi, però, il sole era troppo luminoso. Mostrava così tante cose: le loro impronte sul sentiero, le loro ombre che si insinuavano nel terreno, il luccichio luminoso dei capelli di Elsa. Tutti erano il più visibile possibile. Fari per il lupo che avrebbe anche potuto urlare I MIEI DELIZIOSI PASTI SONO ANDATI DA QUELLA PARTE. Anche se tutti avevano intuito che il lupo non si sarebbe mosso durante il giorno, e che era ancora intrappolato nel castello, non c’era modo di esserne sicuro. Quindi si tennero lontani dal percorso sgombro del carro che seguiva il Fiume Scrosciante, e invece rimasero bloccati all’interno della foresta, raccogliendo tronchi caduti e inciampando sulle rocce nascoste da cumuli di foglie. Anna inciampò più di una volta sulle radici sporgenti. Attraversare di soppiatto un bosco immaginando un lupo che la inseguiva era fin troppo familiare per Anna. Dopo un po’ di tempo, una Anna imbarazzata ammise a Kristoff quello che aveva fatto. E invece di essere arrabbiato con lei, l’abbracciò. Lui capiva che tutto quello che voleva fare era aiutare, ed era ottimista riguardo il loro piano di salvare Sven. “Non capisco,” disse Anna, cercando di mantenere la propria voce abbastanza bassa da non attirare l’attenzione, ma alta abbastanza perché Kristoff e Elsa la sentissero oltre lo scricchiolio delle foglie. “Faccio sempre bei sogni. Ho sognato di volare, di vivere in un castello fatto di cioccolato, missioni sugli unicorni, e—” “E su di me, ovvio,” suggerì Kristoff con un sorriso sfrontato. Anna spinse il suo braccio. “Concentrati,” disse, cercando di sembrare severa, anche se sapeva che le sue guance stavano diventando rosa. “Sono solo contento che tu non abbia sognato qualcosa di davvero spaventoso—come uno squalo che cammina sulla terra,” disse. Anna sorrise. “È il tuo incubo più terrificante?” “No. Kristoff scosse la testa. “Quando ero piccolo, avevo incubi su Bulda che cercava di imboccarmi con un cucchiaio di zuppa di funghi.” Anna si fermò per sganciare il mantello da un cespuglio spinoso. “Non fa per niente paura.” Kristoff si aggiustò lo zaino da viaggio. “Hai mai avuto un troll che cercava di imboccarti con il cucchiaio?” Anna ridacchiò e si girò verso Elsa, cercando di coinvolgerla nella conversazione, ma Elsa non fece nemmeno un sorriso. Era rimasta praticamente in silenzio fin da quando avevano lasciato la querciola vagabonda di Oaken, e Anna aveva il forte sospetto che sua sorella fosse arrabbiata con lei. “C-che mi dici di te, Elsa?” Anna cercava di mantenere il suo tono leggero ed arioso. “Qual è il tuo incubo peggiore?” Elsa spostò un ramo. “Io non ho incubi.” Con la coda dell’occhio, Anna vide Kristoff che accelerava il passo. Gli è sempre piaciuto evitare i litigi ogni volta che poteva. E lui, come Anna, era in grado di rilevare uno scontro serrato. “Andiamo, Elsa.” Anna fece un rapido passo di lato per evitare che il ramo la colpisse, mentre Elsa lo rilasciava. “Tutti hanno incubi. Sono tua sorella. Puoi dirmelo. Tutti voi conoscete il mio incubo adesso—un’imponente lupo che perseguita le ragazze.” Elsa si sistemò lo scialle della loro madre sopra la spalla. “Non so cosa dirti, Anna, tranne che io non ho incubi.” Il sospetto di Anna non era più tale. Aveva toccato il fondo e si era insediato nella cavità dello stomaco. Elsa era decisamente arrabbiata con lei, e la parte peggiore—la parte peggiore in assoluto—era che non poteva biasimarla. Anna era un po’ furiosa con se stessa. I fiocchi di neve si spostavano tra i raggi del sole che filtravano tra gli alberi. Anna alzò lo sguardo. Il cielo rimase blu come sempre, il che voleva dire che ci poteva essere un’altra fonte di neve. “Elsa, perché lo stai facendo?” Anna alzò un dito per catturare un minuscolo cristallo di ghiaccio. “Non possiamo avere la neve. Lasceremo delle tracce. Più di quelle che abbiamo già lasciato nel fango.” Elsa si fermò e la guardò. “Non sono io.” “Allora come lo chiami questo?” Anna alzò il dito. Elsa ispezionò il fiocco, e le sue guance pallide diventarono ancora più pallide. “Questa non è neve.” “Anna! Elsa!” urlò Kristoff da più avanti. Stava in cima ad un poggio di legno, guardando a qualcosa in basso dall’altra parte. “Venite in fretta!” Smisero di preoccuparsi di chi—o cosa—potesse sentirle, e corsero, fermandosi accanto a Kristoff. Anna sobbalzò. La foresta finiva in cima alla collinetta, e una fattoria si trovava davanti a loro, circondata da campi di grano; grano che era tutto bianco, anche traslucido, nella luce pungente del sole. Mentre Anna guardava, una brezza attraversò il campo, staccando i cereali e inviando ondate di quella che sembrava cenere. La Moria si stava diffondendo. “Non possiamo continuare a girare in punta di piedi,” disse Kristoff e Anna capì che stava pensando alla pelliccia di Sven che si abbinava alla terribile polvere bianca. “Tutto questo sfrecciare e schivare ci fa perdere troppo tempo. Dobbiamo muoverci più velocemente!” Aveva ragione. Ma Anna non sapeva cosa fare. Anche da questa distanza, poteva riconoscere le piccole folle bianche in mezzo ai campi. Mucche che si erano addormentate. Cavalli che erano caduti nel loro recinti. Ogni animale che poteva portarli lontano o più velocemente era ammalato. L’unica cosa che sembrava normale nello sbiancato paesaggio autunnale era il filo blu del Fiume Scrosciante che si faceva strada fino alla base della Montagna del Minatore in lontananza. “Puoi congelare il fiume?” chiese Anna ad Elsa. “Così forse lo possiamo attraversare.” “Oh.” Elsa inclinò la testa. “Questa è un’idea! Forse anche questi saranno d’aiuto.” Elsa ondeggiò le mani, ed Anna sentì come se fosse cresciuta di tre pollici. Guardando in basso ai suoi piedi, capì il perché. Elsa aveva trasformato gli stivali da viaggio di Anna in un paio di pattini da ghiaccio. Anna traballò, ma Kristoff le afferrò il gomito, tenendola dritta. Elsa annuì al fiume impetuoso. “Possiamo pattinare sul ghiaccio.” Questo non era quello che Anna aveva in mente. Sobbalzò. Era una buona idea, ma era Elsa la pattinatrice, non Anna. E quando Anna pattinava, preferiva farlo su un terreno liscio e solido. Su un fiume c’era sempre la possibilità che il ghiaccio si rompesse, facendola cadere nell’acqua gelida. “Saremo esposti sul fiume.” disse lentamente Anna. “Non saremo in grado di nasconderci.” “Fortunatamente,” disse Elsa mentre si stava facendo strada giù per il poggio e verso la riva del fiume, “state viaggiando con un’esperta di ghiaccio. Posso creare del ghiaccio abbastanza sottile da sostenere il nostro peso, ma qualsiasi cosa di più pesante—tipo un lupo gigante—ci cadrà proprio in mezzo.” E detto questo, fece un passo in acqua. Mentre la punta del pattino toccava la superficie, una fioritura di cristalli apparve sul fiume. I cristalli raddoppiavano, poi quadruplicavano, poi si sono ulteriormente moltiplicati, fino a quando l’intera superficie del fiume si era trasformata in una lastra di ghiaccio che si rifrangeva più e più volte sotto il sole accecante di mezzogiorno. È stata, ammise Anna a se stessa, un’altra delle grandi idee e delle magiche creazioni di Elsa. Ma non una a cui teneva davvero tanto. Si fidava di sua sorella, però, e quindi si spostò sulla riva del fiume. Il ghiaccio era così fine che poteva vederci attraverso, come se fosse un vetro delicato della finestra della sua camera da letto. “Andiamo, Anna,” disse Kristoff, “stiamo perdendo tempo!” Saltò nel fiume con i suoi pattini di ghiaccio. La lastra di ghiaccio saltava come un trampolino sotto di lui, ma reggeva, proprio come aveva promesso Elsa. “Non permetterò che ti accada nulla, Anna.” disse Elsa, leggendo l’espressione preoccupata di sua sorella. “Questa è la nostra migliore opportunità, e non abbiamo molto tempo per sistemare questo incubo.” Elsa aveva ragione. Anna li aveva messi in questo casino. E ora aveva bisogno di sistemarlo. Prendendo fiato, fece un passo sul ghiaccio. Elsa guidava davanti, ad ogni passo spargeva cristalli di ghiaccio sulla superficie. Foderato su entrambi i lati da alberi nel loro splendore autunnali, il fiume sembrava una collana di diamanti incastonata contro un cuscino rosso. E mentre Anna metteva i piedi sotto di lei, sentì il suo cuore alleggerirsi, giusto un po’. Le foglie che scricchiolavano e venivano spazzate via dal vento sembravano applausi. Quel suono le diede coraggio. Era come se Arendelle facesse il tifo per lei, volendo che avesse successo. E lo avrebbe fatto. Non si sarebbe fermata fino a quando Arendelle non fosse salva. Le ore passavano. Il vento aggrovigliava i capelli di Anna, e le costanti ondate di vento hanno fatto sì che il suo naso iniziasse a gocciolare. I piedi avevano iniziato a farle male. I pattini magici di Elsa solitamente le calzavano giusti, ma oggi sembravano più stretti del solito, come se Elsa si fosse dimenticata che Anna era cresciuta. Scoraggiato dal pensiero, provò a scacciare via la sua malinconia. Anna colpì una fossetta—ed inciampò. Prima che potesse spaccarsi il naso sul ghiaccio, una mano le afferrò il braccio. “Tutto bene, Ballerina?” chiese Kristoff. “Assolutamente,” disse Anna. “Intendevo farlo.” Anche se il suo pattinare sul ghiaccio era migliorato molto dalla sua prima lezione con Elsa, non avrebbe vinto una competizione a breve. “Scusa,” disse Kristoff. “Non intendevo rovinare l’Axel di Anna.” Alzando il naso, Anna annusò. “Credo di poterti perdonare.” Kristoff sorrise, la mano scivolò nella sua. “Sei sicura?” E poi è partito, pattinando all’indietro il più velocemente possibile, tirando Anna dietro di lui. Il mondo attorno a loro si offuscava mentre la faceva roteare, sicuro di sé sul ghiaccio come se fosse sul terreno solido. Pattinavano sempre più velocemente, bilanciandosi su un sottile bordo tra controllo e fuori-controllo. Davanti a loro, Elsa proseguiva con facilità, non notando che si inclinavano, scivolavano, volavano, fino a quando— “Attenzione!” urlò Anna mentre il fiume prendeva una curva inaspettata. Ma l’avvertimento giunse troppo tardi. Kristoff non aveva tempo di portarla su un nuovo percorso e scivolarono fuori dal fiume e sono finiti in un alto mucchio di foglie d’acero. Sdraiata, Anna osservò come un vortice di foglie dorate cadeva attorno a loro. “Intendevo farlo,” disse Kristoff. “Mm-hmm. Nello stesso modo in cui io intendevo fare l’Axel di Anna?” chiese. Lui annuì. “Esattamente.” “ANNA!” la voce di Elsa si diffuse nell’aria. “Sono qui!” Anna si alzò in piedi e si scosse il suo mantello da viaggio per far cadere le foglie a terra. “Abbiamo fatto un passo falso. Ehm, un errore di pattinaggio.” La lama di Elsa mandò uno spruzzo di polvere su di loro mentre si fermava bruscamente davanti a loro. “Questo non è il momento di giocare!” Il mondo come lo conosceva Anna stava rallentando, poi congelò. E anche se Elsa non aveva fatto nessuna magia—non c’era stato nessun movimento della sua mano, nessuna esplosione del suo ghiaccio, nessun frammento di ghiaccio che si insinuava nel cuore di Anna—le parole di Elsa hanno congelato qualcosa di profondo dentro Anna. La sua speranza. E le cose che sono congelate… si frantumano. Anna poteva sentire la scheggia della sua speranza che rotolava attraverso di lei come un vetro in frantumi, rendendo ogni respiro, ogni battito di ciglia, doloroso mentre guardava verso sua sorella, regina di Arendelle, che non aveva più posto per le sciocchezze di sua sorella. “Lo so che non è un gioco,” ribatté Anna. “Non credo tu lo sappia,” disse Elsa, la sua voce attentamente controllata. Anna voleva scuotere la sua perfetta sorella per vedere una specie di crepa, per dimostrarle che la vedeva come un suo pari. Ma quel tono—quel tono deluso—rivelava fin troppo bene cosa Elsa pensasse di Anna. E poi Anna non era più ferita, non era più insensibile, non era più congelata. Stava ribollendo. “Non sono una bambina,” disse Anna. Era grata che le lame dei pattini la rendessero più alta di quello che solitamente era. “Pensi che non lo sappia?” Durante ogni parola, la sua voce aumentava sempre più di volume fin quando non stava praticamente urlando. “Pensi che non ci abbia provato?” E prima che potesse sentire la risposta di Elsa, Anna si gettò sul ghiaccio. Piantando le lame in profondità, lei spingeva sempre più forte, andando sempre più veloce. Anna si sentiva troppo. Lei era troppo. Questo era il problema. Era troppo distratta. Troppo spensierata. Troppo ridicola per tutti—perfino per sua sorella—per vedere come poteva essere d’aiuto al regno. Il vento le sferzava il mantello alle spalle, ma lei vi si appoggiò, volendo sentire la freschezza contro la sua pelle calda ed arrabbiata. Per un momento, pensò di aver sentito Elsa che la chiamava, ma non so fermò. Voleva pattinare lontano da tutto. Lontano da quel tono deluso nella voce di Elsa, lontano dall’immeritata gentilezza di Kristoff, e lontano dalle suo stesso disordinato, groviglio di emozioni. Lontano dal suo enorme, maledetto errore. Il ghiaccio gemeva sotto al suo peso, le sue lame grattavano una nota dolorosa da cui Anna non poteva scappare. Veloce, veloce, veloce! Se solo potesse pattinare veloce come il vento, forse si sarebbe sciolta e sarebbe stata spazzata via da tutto quello che aveva fatto. Ed è allora che il ghiaccio si è frantumato.
  6. Perfetto. Anche stavolta si prenderanno le dolls animate la prossima. Prenderò solo quelle dei PM xD
  7. La volete sapere una curiosità su questo fatto? Non viene spiegato nel libro xD
  8. Siamo giunti all'undicesimo capitolo!

    Le condizioni di Sven peggiorano, e mentre Olaf viene lasciato indietro per controllare il suo amico e gli altri, il resto del gruppo è costretto ad andare alla ricerca di Sorenson, un mistico, se mai esiste. Ma dopotutto, Elsa è nata con i poteri, c'è un lupo enorme che minaccia il villaggio, perché non dovrebbe essere così?

     

     

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    PS: Probabilmente settimana prossima il capitolo uscirà di Giovedì o Venerdì, ancora non lo sodi preciso, perché Domenica prossima lavoro tutta la giornata :3

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    2. YukiV

      YukiV

      corro a leggere il nuovo capitolo!

    3. Indomitable.Tamer

      Indomitable.Tamer

       @YukiV Ricordati di commentare poi xD

    4. YukiV

      YukiV

      ok spero solo di non beccare altri pezzi di trama e capire in anticipo come vanno le cose @Indomitable.Tamer

  9. Capitolo 11 ANNA TRATTENEVA IL RESPIRO mentre elsa prendeva la pagina, gli occhi spalancati, esaminandola riga per riga. “Anna—hai visto la piccola nota in fondo?” “No,” disse Anna, diventando rossa. “Perché? Cosa dice?” Elsa spostò il foglio di fronte a lei, insieme a dei magnifici occhiali di ghiaccio che aveva creato. Sbirciando attraverso il ghiaccio, Anna leggeva: * NON È GARANTITO CHE L’INCANTESIMO SIA ESATTAMENTE QUELLO CHE DESIDERATE. ** SE NON VERRÀ ANNULLATO, DIVENTERÀ PERMANENTE AL TERZO SORGERE DEL SOLE. “Oh,” disse Anna. “Già, io… decisamente non l’ho visto.” Elsa si morse il labbro, e i suoi occhi luccicavano. “Mi dispiace.” Anna scosse la testa, sperando di riuscire a scollarsi di dosso le parole. “Stavo solo cercando di aiutare.” Elsa sospirò. “Lo so. Non posso essere arrabbiata con te per questo.” C’era qualcosa nelle parole di Elsa che faceva venire voglia ad Anna di rannicchiarsi e piangere. Avrebbe quasi preferito che Elsa le urlasse contro piuttosto che sentirla sospirare così. Se Elsa le avesse urlato contro, avrebbe significato che pensava ad Anna come a qualcuno che aveva la capacità di plasmare il futuro del regno, ma quel sospiro… Era lo stesso suono che avevano fatto i loro genitori quando una Anna di cinque anni aveva accidentalmente rotto una statuetta di argilla di una salamandra sopra al camino. “Pensavo che fosse un drago,” aveva detto loro una dispiaciuta Anna. “Pensavo che potesse volare!” Va tutto bene, le avevano detto. Non lo sapevi. “Anna!” Il grido di Kristoff interruppe la spirale di pensiero di Anna. Si alzò in piedi. Kristoff non urlava mai in quel modo. Nemmeno quella volta in cui Anna aveva incendiato la sua slitta per salvarli da un branco di normali lupi, della variante-animale-non magica. “Cosa c’è che non va?” chiese. Perché qualcosa doveva essere successo per farlo parlare così. “Sven.” Gli occhi e i capelli di Kristoff erano selvaggi. “Si è addormentato. Non si vuole svegliare.” Anna uscì fuori da dietro al bancone, consapevole che Elsa la stava seguendo da vicino. Sicuramente, gli occhi di Sven erano chiusi e i suoi fianchi erano appesantiti da un respiro lacerato e faticoso. Kristoff strofinò le guance di Sven con il dorso della sua mano. Cosa fare, cosa fare, che cosa fare! Ma non c’era nulla che Anna potesse fare, tranne… “Elsa!” si girò per cercare sua sorella. “Dobbiamo andare ad incontrare questo Sorenson di persona—potrebbe essere la sola possibilità di Sven!” “Ma—” “Possiamo chiederglielo, sai.” Anna si scontrò leggermente contro la parola incantesimo, non volendo ancora ammettere a tutti chi fosse esattamente il responsabile del lupo. “E possiamo vedere se lui conosce come curare la Moria!” Alla fine la Moria non era stata colpa sua. Era successo prima che Anna pronunciasse il sortilegio, ma comunque… era ancora più curioso che sia la Moria che il lupo condividessero sintomi simili: uno strano tipo di sonno e il cambiamento del colore degli occhi. Anna si sentiva come se stesse guardando un puzzle con un’immagine mutevole. Potevano essere collegati, ma Anna non era sicura di come. “Oaken, dove vive esattamente Sorenson in montagna?” chiese Elsa mentre Anna tornava di corsa al bancone. Oaken tirò fuori una mappa e l’appiattì davanti al registro, poi tracciò un percorso verso Est, verso la Montagna del Minatore. Picchiettò il dito alla base della montagna. “Segui il Fiume Scrosciante oltre le Montagne Nere fino a quando non vedrai i cartelli delle miniere abbandonate. Attenzione. Sono pericolose.” Kristoff si avvicinò per osservare meglio. “Pericolose quanto?” “Sono conosciute per i loro crolli e per le terribili frane,” disse Oaken. “E per gli Huldrefólk che vivono nel cuore della montagna,” aggiunse Tuva. “Sono ingannevoli. Alcune volte, aiutano. Altre volte, attirano gli umani fuori dai sentieri più sicuri.” Wael roteò gli occhi. “Gli Huldrefólk non sono reali, lo sai. Sono solo storie della buonanotte, una scusa per le persone che non sanno seguire le indicazioni e un capro espiatorio per quando le cose spariscono.” “Gli Huldrefólk sono pericolosi,” continuò Tuva, ignorando Wael. “Conosci le storie. Gli piace nascondersi nell’ombra. Sono ladri—rubano gli oggetti.” Il fabbro tornò a guardare Elsa. “Penso che sarebbe più saggio se lei fuggisse, Vostra Maestà. Forse un altro paese avrà la risposta, e potranno venire ad aiutarci.” Anna era troppo stupita per parlare. Non poteva credere che Tuva stava stava suggerendo loro di lasciare la loro casa quando aveva più bisogno di loro. E dallo sguardo sulla faccia di Elsa, sapeva che sua sorella si sentiva allo stesso modo. “Ti ringrazio per l’avvertimento.” Elsa si alzò per prendere il suo mantello. “Lo apprezzo. Ma è il mio compito rimanere ad Arendelle con tutti, e trovare una soluzione, Huldrefólk o no. Ora me ne vado.” Anna si alzò di scatto. “Non intendi dire che partiremo ora?” Con un sussulto, Elsa fece roteare il mantello sulle spalle. “No, Anna. Li hai sentiti. È troppo pericoloso. Penso che sarebbe meglio per voi tutti se rimanete sulla nave reale, solo fino a quando le cose non sono tornate alla normalità. Io posso proteggermi da sola.” Anna difficilmente poteva credere alle sue orecchie. Non poteva lasciare Arendelle in un tale stato di pericolo. “Non si tratta di protezione,” disse, i suoi pensieri volavano veloci, cercando di trovare un argomento vincente che poteva convincere Elsa. “Si tratta di… di…” Abbassò lo sguardo verso la tazza nella sua mano. “Si tratta di tenerti sveglia!” finì. “Hai bisogno di almeno una persona che ti tenga sveglia—” “E di un’altra che conosca la strada delle montagne,” aggiunse Kristoff. Anna notò con gratitudine si era già messo in spalla lo zaino da viaggio e aveva aggiunto una bobina di corda alla sua cintura, anche se aveva lanciato uno sguardo di preoccupazione alla sua amica renna addormentata. Anna sapeva come ci si doveva sentire a essere separati da uno Sven addormentato e malato, ma sapeva anche che sarebbe stato ancora più difficile per Kristoff non cercare almeno di aiutare. Era anche il modo in cui si sentiva anche lei, e parte del motivo per cui lo amava così tanto. Olaf spuntò dal nido di coperte di Sven. “E di un pupazzo di neve che ama i caldi abbracci!” Per un momento, Elsa rimase immobile, come se fosse stata scolpita dal ghiaccio. Anna aveva già iniziato a pianificare come sarebbe riuscita a sgattaiolare fuori dalla nave reale se sua sorella le avesse ordinato di restare a bordo, ma finalmente, Elsa alzò le mani in segno di resa. “Va bene. Anna e Kristoff potete venire con me. Oaken,” disse girandosi verso di lui, “puoi per favore condurre gli altri verso la nave reale? Salpate verso Sud più veloce che potete, e rimanete lì fin quando non avrete mie notizie.” “E se non ci risentiamo?” chiese Wael. Anna alzò il mento. “Te lo prometto—le avrete.” Oaken alzò un dito e lo puntò verso la finestra. “Allora suggerisco di partire ora. La mattinata è quasi finita, e voi volete raggiungere Sorenson prima di sera. E ricordate: attenti agli Huldrefólk!” Mentre Elsa e Kristoff stavano facendo un ultimo controllo sulle loro provviste, Anna armeggiava con il sortilegio stropicciato che era nella tasca del suo mantello. Poteva aver causato problemi, ma era qualcosa che sua madre aveva toccato, e questo pensiero la confortava. Allacciandosi il mantello, Anna superò Olaf, che stava sistemando qualche carota in più nella sua sacca da viaggio. “Vengo anche io. Sono un pupazzo di neve avventuriero! Un avventurneve! Anna sorrise e mise una mano sulla schiena di Olaf. Almeno il coraggio esisteva nel suo amico di neve, anche se mancava ad altri. “So che lo sei, ma Olaf… Devo chiederti di rimanere qui.” Il sorriso di Olaf sparì dalla sua faccia. “Non—non vuoi che io venga?” “Sì,” disse Anna, ed era la verità. Olaf poteva essere ingenuo, e ogni tanto poteva perdere la testa, ma era saggio nei modi del cuore e sapeva portare il calore nei luoghi freddi. E Anna aveva la sensazione che, presto, avrebbero avuto più che mai bisogno di abbracci. In effetti, ora ne avrebbe bisogno anche lei. Ma le persone che si trovavano davanti a lei potrebbero usarlo ancora di più. Sollevò il suo naso di carote e glielo rimise a posto. “Kristoff ha bisogno che tu rimanga qui per dare un’occhiata a Sven, ed Elsa e io abbiamo bisogno che tu aiuti gli abitanti a restare svegli mentre trasportano Sven e si dirigono verso la nave.” Anna arruffava i suoi capelli a ramoscello. “Oh, ho già tonnellate di idee per tenerli svegli!” Le assicurò Olaf, illuminandosi. “La domanda è: Come scelgo quale idea?” Cominciò a spuntare il suo repertorio sulle dita. “Potrei cantare qualche ninna nanna calmante, fare una danza interpretativa delle foglie autunnali che cadono, recitare il nome di tutte le più belle spiagge del mondo in ordine alfabetico—” “Ricorda,” interruppe Kristoff mentre si avvicinava, il suo zaino da viaggio riempito con le provviste di Oaken, “stai cercando di impedirgli di dormire. Non di farli addormentare.” Anna colpì lo stivale di Kristoff con la punta del piede. “Zitto,” sospirò. “Inizierò un appassionante gioco dei mimi. Oppure, no. E gli scherzi?” disse Olaf. “Tutti amano gli scherzi. Rideranno troppo per poter dormire. Ahem.” Si sistemò il suo bottone di carbone più in alto. “Cosa mangiano i pupazzi di neve per pranzo?” “Cosa?” chiese Oaken. “Non ne sono proprio sicuro, i pupazzi di neve non mangiano nulla, il che è un po’ sconcertante. C’è stato un tempo in cui ho provato a mangiare una torta di frutta, ma mi è passata attraverso.” Kristoff alzò un sopracciglio mentre Anna sorrideva. “Perfetto. Visto, Olaf? Andrai alla grande!” disse Anna. Ma mentre seguiva Elsa e Kristoff verso la porta, l’allegria dentro di lei svaniva. Cose pericolose erano in agguato fuori da queste porte, e nelle montagne. Cose pericolose si annidavano anche dentro ai libri. Poteri pericolosi, sembrava, si annidassero da qualche parte all’interno di Anna. Ma qui c’era la sua possibilità di sistemare le cose. Qui c’era la sua possibilità di mostrare il suo valore ad Arendelle. Di mostrare il suo valore ad Elsa. Ma e non l’avesse fatto, se non avesse potuto, l’incubo sarebbe stato completo. Il lupo avrebbe inghiottito il mondo, iniziando con quelli che amava.
  10. Siamo giunti al decimo capitolo!

    Sven è caduto vittima della Moria, ed il gruppo è costretto a tornare al villaggio infestato dal Lupo! Una volta lì scoprono che non tutti gli abitanti sono stati ipnotizzati dalla bestia, forse c'è ancora una speranza!

    E Anna decide di rivelare il suo segreto ad Elsa. Come reagirà la Regina?

     

     

     

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    1. YukiV

      YukiV

      Wow corro a leggere, sembra di essere arrivati al cuore della storia!

    2. Indomitable.Tamer

      Indomitable.Tamer

      Non ci siamo nemmeno vicini xD

    3. Buzzwole1991

      Buzzwole1991

      Non vedevo l'ora che uscisse xD

  11. Capitolo 10 “SVEN!” URLÒ KRISTOFF, tenendo in piedi il suo amico, la cui testa si posava così in basso che le sue corna hanno sfiorato l’erba ricoperta di ghiaccio. Sven emise un brontolio, e il suono spremeva il respiro dai polmoni di Anna. No—non Sven. Fino ad un’ora fa stava bene! “Menta,” disse debolmente Elsa, e quando Anna si girò per guardare verso sua sorella, vide che Elsa sembrava scossa come lei. “SoYun ha detto che la menta aiutava Herbert, ed era efficace anche con le capre che ho visto l’altro giorno.” “Il negozio di botanica!” disse Anna, distogliendo gli occhi dall’espressione devastata di Kristoff e guardando verso il villaggio sotto di loro. “Gabriella ha sempre della menta nel suo negozio! E se questo non funziona, il panettiere Blodget—” “Funzionerà,” disse Elsa, fermamente. “Prima ero lì per chiedere rimedi alle erbe, ma nessuno era in casa,” aggiunse. “Dovrebbe essere tornata adesso.” Detto questo, iniziarono a scendere il sentiero verso il villaggio, Kristoff tenne una mano su Sven per tutto il tempo mentre gli occhi di Anna rimasero fissi sulle case ed i negozi davanti a loro. Prima riusciranno a far evacuare gli abitanti del villaggio, prima potranno escogitare un piano per sconfiggere sia la Moria sia il lupo. Quanta sfortuna può avere un solo regno in una volta? Ma potrebbe andare molto peggio. Anna lo sapeva. Sven era ancora nella fase iniziale della Moria, dopotutto. Potrebbe raddoppiare il dolore, potrebbe cadere, sprofondare in quel sonno incrollabile che lo renderebbe vulnerabile e incapace di scappare dai denti del lupo. Il lupo. Aveva qualcosa a che fare con la Moria? Anna ricordò il modo in cui Sven rimase immobile nella cucina mentre il lupo camminava verso di lui, come se i suoi occhi gialli lo avessero immobilizzato. Ma non aveva nessun senso. La Moria è arrivata prima del lupo, ma forse il lupo aveva terrorizzato così tanto Sven—lo aveva scosso fino al suo cuore di renna—che le sue difese erano stata spinte abbastanza da far sì che la Moria si stabilisse e iniziasse a insidiarsi in Sven come un’erbaccia, spinosa e resistente. Ma alla fine, Sven stava camminando. Era ancora forte abbastanza per trottare, e stava portando Olaf sulla schiena, il pupazzo di neve che stava tenendo il suo naso di carota su una corda davanti al muso della renna per mantenere Sven sveglio e motivato. Anna desiderò di avere qualcosa di semplice come una carota per rallegrare Kristoff. Quando incontrò per la prima volta Kristoff, pensò che fosse un perenne brontolone, ma più passava il tempo con lui, più realizzò che era una persona che amava ridere e rideva con facilità. Ora, poteva vedere che stata tornando lentamente ad essere il montanaro solitario. La preoccupazione gli scolpiva il volto e la sua bocca puntava verso il basso. Anna rallentò e fece scivolare la mano nella sua. “Ehi. Andrà tutto bene. Ho promesso che avremo sistemato questo casino in tre giorni, e lo faremo. Il lupo e tutto il resto.” Kristoff scosse la testa, gli occhi marroni tormentati. “Solo che non riesco a capire cosa stia succedendo. Prima la Moria, e poi non sono riuscito a trovare i troll, e poi—” “Aspetta, che?” Anna sobbalzò. “Che vuoi dire, non sei riuscito a trovare i troll?” “Non erano nella Valle delle Rocce Viventi, e non si sono lasciati dietro nessun messaggio,” spiegò Kristoff. Scrollò le spalle con noncuranza, ma Anna poteva vedere la tensione nelle sue larghe spalle. “Sono creature misteriose, lo so, ma solitamente mi lasciavano una lettera di lumache.” Lettera di lumache, come Anna sapeva per esperienza, erano note scritte sul fondo delle foglie con l’aiuto delle amichevoli lumache della foresta. Tendevano ad essere un po’ difficili da leggere, e molto, molto appiccicose. “Lo avevano mai fatto prima?” chiese Anna, ma prima che Kristoff potesse rispondere, la testa di Sven si mosse, e le sue orecchie puntavano in avanti. Kristoff lasciò la mano di Anna. “Cosa c’è, amico?” Ma Anna pensava di sapere, quando un lontano pianto sommesso raggiunse le loro orecchie. Sembrava quasi un vento, lugubre e spettrale, ma la sua tonalità fece venire la pelle d’oca sulle braccia di Anna. Perché non era il vento. Questo era un suono assolutamente umano—e stava arrivando dal villaggio. “No,” sospirò Elsa, ed Anna stava male nuovamente. Hanno fatto il resto della strada in velocità. Il villaggio di Arendelle ruotava attorno al porto, in equilibrio lungo la baia come uno stormo di uccelli che inanellano il bordo di una vasca per uccelli. Anna era sempre stata orgogliosa delle case vibranti del villaggio, dipinte con brillanti spruzzi di colore e rifinite con squisiti dettagli. A molti abitanti piaceva aggiungere un tocco personale che rispecchiasse la personalità di chi ci viveva—Anna conosceva e amava ognuno di loro. Non c’è stata una sola settimana negli ultimi tre anni in cui non abbia fatto un viaggio nel villaggio, anche nei giorni in cui Elsa non poteva unirsi a lei. In una mattina normale, gli abitanti del villaggio si svegliavano presto, raccoglievano pagnotte fresche per la colazione e si scambiavano notizie del giorno precedente. Anna preferiva molto di più il villaggio al castello, e amava avere amici. Amici come il panettiere Blodget, che aveva sempre un cestino di biscotti freschi al burro da condividere con i bambini—e occasionalmente, con Anna. O Akim, la sarta abile con il ferro da maglia che aveva fatto ad Anna il suo cappello con le orecchie da gatto. E poi c’erano le tre sorelle, Supriya, Deepa, e Jaya, che non vedevano l’ora di vedere Anna ogni settimana per discutere degli ultimi libri che avevano letto e che avevano trasformato in uno spettacolo teatrale. Era così che appariva una mattina normale. Ma questa non era una mattina normale. Niente affatto. Le strade acciottolate erano vuote di gente, ma piene delle loro urla. Prima di giungere al castello, il lupo deve aver attaccato il villaggio. “NO—” Anna iniziò ad urlare, ma Elsa le mise una mano sulla bocca, soffocando il suo pianto. “Shhh.” Elsa indicò una finestra. Sbirciando all’interno, Anna vide la Signora Eniola addormentata, il suo berretto da notte storto sui suoi capelli grigi. I suoi occhi erano chiusi, ma la sua bocca era aperta in un urlo sanguinario. E Anna sapeva dal profondo delle ossa che se gli occhi della Signora Eniola si fossero aperti, sarebbero stati gialli brillanti come quelli del lupo. Come era successo a Kai e Gerda. “Se li provochiamo,” sospirò Elsa, “Penso che ci attaccherebbero.” Anna annuì, sentendo che sua sorella aveva ragione. “Abbiamo solo bisogno di ottenere un po’ di menta per Sven,” sospirò. “Poi potremo andare.” “Non ci separiamo,” disse Elsa, guardando ognuno di loro negli occhi e prendendo la mano di Olaf. “Dobbiamo rimanere insieme, dobbiamo rimanere silenziosi, e continuare a muoverci.” Parlava proprio come un vero leader. Si sono mossi attraverso sentieri acciottolati verso il mercato. Anna rabbrividì mentre giravano ogni angolo. Anche se per la strada non c’era nessuno, aveva la costante sensazione che qualcuno stesse osservando—come se tutte le finestre avessero occhi puntati su di loro. O come se un lupo fosse nell’ombra, aspettando solo di colpire. Ma, Anna si rassicurò, Elsa aveva sigillato il castello. Il lupo, il lupo del suo incubo, era rinchiuso all’interno, contenuto fino al momento in cui Anna non avesse trovato un piano migliore. Una volta ricevuto aiuto per l’esausto Sven—che ora sollevava ogni zoccolo come se fosse pesante come un masso—Anna avrebbe cercato un modo per rientrare di nascosto nel castello e leggere ogni singolo libro nella stanza nascosta, pagina per pagina, in cerca di un contro sortilegio. Ce ne doveva pur essere uno, anche se non poteva ricordare di averlo visto. E se le rune del contro sortilegio non fossero state ancora tradotte… Beh, avrebbe solo dovuto trovare il modo di decifrare il linguaggio, anche se le ci fossero voluti vent’anni. La preoccupazione le rodeva lo stomaco. Sapeva di non avere vent’anni. Potrebbe non avere nemmeno un giorno. Chi altro incanterebbe il lupo con il suo incantesimo da incubo? Cosa accadrà a tutti loro alla fine? Raggiunsero le porte verdi del negozio di botanica, e Elsa si girò verso i suoi compagni. “Rimani con Anna,” ha dato istruzioni a Kristoff, e prima che Anna potesse fermare sua sorella, o unirsi a lei, Elsa era all’interno del negozio di Gabriella. Anna provò a seguirla. Kristoff si mise davanti a lei con un sorriso gentile. “Elsa ha detto di restare qui,” disse. “Non posso lasciarla andare da sola!” “Io penso che abbia tutto sotto controllo,” disse Kristoff, mentre sganciava il piccone dalla sua spalla. “Lei è la regina.” “Prima di tutto è mia sorella.” Anna guardò verso Olaf. “Per favore, rimani con Sven e assicurati che non si addormenti.” Olaf la salutò mentre varcava la porta, Kristoff proprio dietro di lei. Dentro al negozio, un urlo di lamento riverberò, un suono così chiaro e forte e triste che Anna avrebbe voluto infilarsi uno dei tanti mazzi di erbe secche nelle orecchie per soffocarlo. Poi—le urla si sono fermate. Qualche secondo dopo, Elsa è scesa volando giù per le scale. “Via!” disse Elsa, la sua voce piena di paura. “Dobbiamo andarcene ora!” Si affrettarono e chiusero la porta, e poi Elsa la sigillò le serrature con il ghiaccio, per sicurezza. “Ho accidentalmente svegliato il botanista,” disse Elsa, ansimando. E infatti, Anna poteva sentire i passi mentre Gabriella si muoveva al suo interno. “Hai preso la menta?” chiese Kristoff. Elsa allungò la mano, strofinando un po’ di foglie verdi sotto al naso di Sven. La testa di Sven si mosse, e Anna notò con sollievo che le sue pupille si contraevano, anche solo si poco mentre inspirava quell’odore pungente. “Cosa stiamo aspettando?” disse Anna. “Andiamo.” Ma prima che potesse girarsi, ci fu un lampo di movimento con la coda dell’occhio. Kristoff aveva alzato il piccone sopra alla sua testa. “Silenzio,” sospirò, non distogliendo lo sguardo dalla strada. “Qualcosa sta arrivando.” Un’ombra si muoveva verso di loro, attraverso il sentiero acciottolato . Anna trattenne il respiro. Una figura apparve. Alta, e veloce. Elsa alzò le mani, e poi… “Hoo-hoo” sospirò una voce. “Ragazze, siete voi” “Oaken,” sospirò Anna. Abbastanza sicuro, c’era Oaken, un uomo grande e potente, con spalle larghe come una barca a remi e gambe spesse come tronchi d’albero. Ma a dispetto della sua formidabile altezza, le guance rotonde di Oaken erano rosa come quelle di una bambola di porcellana, e la sua barba rabescata e il crespo che spuntava da sotto il suo berretto si scontravano gloriosamente con il maglione di lana verde a maglia che Anna sapeva che la nonna aveva fatto per lui. Oaken sollevò un dito sulle labbra. Poi batté le dita insieme. Sembrava come se fosse invecchiato di dieci anni da quando Anna lo aveva visto proprio la settimana precedente durante una visita alla sua querciola vagabonda. Lo sfinimento gli macchiava la faccia, e il cappello sulla sua testa era storto. Le sue basette si contorcevano mentre sbatteva gli occhi blu. Fece un cenno. Insieme, camminarono tranquillamente ma velocemente per le strade vuote, seguendo il sentiero sterrato che Anna sapeva portare in una valle erbosa circondata da betulle argentate. Ma anche se Anna conosceva bene il sentiero, ogni cosa sembrava differente. Alberi che avrebbero dovuto essere familiari come vecchi amici sono diventati solo un altro potenziale nascondiglio per un lupo. Era riuscito a sfuggire alla presa del castello? Non appena sono usciti dal villaggio, Elsa si girò, e ondeggiò ancora le sue mani, dirigendo una raffica di freddo ed una nuvola di ghiaccio sopra al villaggio. Un minuto dopo, anche il villaggio era racchiuso in una cupola di ghiaccio, le urla singhiozzanti smorzate. Elsa non disse nulla mentre si affrettava a raggiungere il gruppo, ma Anna poteva decifrare abbastanza chiaramente l’espressione sul viso di sua sorella: Ho dovuto farlo. Per la loro stessa sicurezza. E per la nostra. E Anna sapeva che sua sorella aveva ragione. E se il lupo fosse uscito dal castello ed era affamato? E se i sonnambuli si fossero accidentalmente allontanati dal villaggio verso il castello e avessero liberato il lupo? Quello che Elsa aveva fatto era la cosa giusta da fare. Finalmente, era sicuro per loro parlare. “Grazie ai ghiacciai stai bene,” disse Oaken. “Speravamo che stessi bene quando abbiamo visto il ghiaccio che ricopriva il castello.” La speranza di Anna, che le era scivolata via fin dal negozio di Gabriella, colse le sue parole. “Noi?” ripeté Elsa con entusiasmo, pensando chiaramente in modo simile. “Quindi, non tutti sono addormentati?” Oaken annuì. “Una manciata di noi è riuscita a fuggire al mio Emporio Querciola Vagabonda—” “E Sauna!” terminò Olaf. “Mi piacerebbe entrare nella tua sauna.” “E Sauna, sì.” concordò Olaf. “Ed è dove siamo diretto ora.” Oaken era un negoziante che vendeva un po’ di questo e un po’ di quello, dalle carote alle pale da neve alle correnti curative e altro ancora. Ma la più famosa di tutte era la sua sauna, una stanza di legno di cedro e vapore che potrebbe far sembrare anche una delle più fredde notti d’Inverno una serata mite nella giungla. Il suo negozio si trovava in un piccolo torrente che si immetteva in un fiume più grande e sul sentiero verso la Montagna del Nord e lo scintillante palazzo di ghiaccio che Elsa aveva creato quando aveva sperimentato per la prima volta i suoi poteri tre anni fa. La piccola cabina in legno era stata costruita con amorevole attenzione ai dettagli, con motivi geometrici intagliati nei suoi tronchi e alte finestre con vetri romboidali. Oaken era molto orgoglioso del suo negozio. Una volta aveva ammesso ad Anna di aver pensato di diventare un designer prima di capire che la sua vera gioia di vivere era quella di prendersi cura delle persone e assicurarsi che potessero avere da lui tutto ciò di cui avevano bisogno—ad un prezzo equo. Kristoff non sarebbe d’accordo con quest’ultima parte. La Querciola Vagabonda di Oaken era aperta 24 ore su 24, e i viaggiatori stanchi potevano sempre trovare la sauna ed una pila di soffici asciugamani pronti e in attesa di essere riscaldati. Ma mentre si avvicinavano alla locanda, Anna vide che per la prima volta in tre anni, le tende erano tirate, e un piccolo cartello dipinto a mano era appeso alla finestra: CHIUSO. “Da questa parte,” sospirò Oaken, guidandoli verso un’entrata sul retro che Anna aveva solo intravisto ma non ci era mai entrata. Bussò alla porta: un lungo tocco, seguito poi da tre più brevi. Non successe nulla, e poi Anna notò una piccola faretra dietro le tende. “Parola d’ordine, prego?” disse una voce maschile. “Eccedenza” sospirò Oaken. Ci fu un suono di passi, poi diversi scatti e un rumore metallico prima che la porta si aprisse scricchiolando. “Presto, presto,” sospirò Oaken. Trascinò Anna, Elsa, Kristoff, Sven e Olaf all’interno, poi entrò lui stesso nella cabina, ruotando la maniglia della porta per assicurarsi che fosse chiusa. Soddisfatto del suo lavoro, si girò verso di loro, sembrando preoccupato. “Agli animali a quattro zampe solitamente non è permesso l’ingresso all’Emporio Querciola Vagabonda e Sauna. Questa è un’eccezione, ja?” “Lui è molto ben educato,” disse Anna di Sven. “Prometto che non sarà un problema.” L’espressione di Oaken cambiò, poi annuì. Alla fine, erano tutti al sicuro. Il metallo scricchiolò ancora mentre Oaken fece scorrere diversi bulloni e fece scattare non meno di sette lucchetti. Il negoziante non voleva correre il rischio di far entrare un lupo nella sua capanna e di mettere in disordine il suo negozio. Anna si guardò intorno. Beh, quello che doveva essere il suo negozio ordinato. “Oh, cielo,” mormorò Elsa. Gli scaffali di Oaken, riempiti con uno strano assortimento di prodotti—vasi di fiori situati in cima ai libri, accanto ad un angolo di rastrelli e barili di noci candite—solitamente sfilavano in linea retta lungo il negozio. Ma ora, gli scaffali e tutti i loro articoli erano stati spinti ai bordi. Rinforzi per le finestre, pensò Anna. Nel caso in cui qualcuno—o qualche lupo—provi ad entrare. Sembrava come se la capanna stessa fosse stata preparata per una grande guerra, e non era solo la capanna che era pronta per combattere. Guardandosi intorno, notò due abitanti nel magazzino. Tuva il fabbro, il suo martello penzolava dalla cintura degli attrezzi, stava di guardia alla porta d’ingresso, e al bancone, scarabocchiando su vecchie ricevute, c’era Wael. Alla sua vista, Anna sentì un po’ di imbarazzo, e un pizzico di fastidio ancora più forte. Se il giornalista non l’avesse punzecchiata ieri, forse non avrebbe promesso a tutti che Elsa poteva sistemare tutto in tre giorni, e poi forse Elsa non avrebbe avuto una riunione del consiglio senza di lei. E poi forse Anna non avrebbe accidentalmente fatto uscire il lupo dal suo incubo. “Dove sono gli altri?” chiese Olaf mentre scendeva da Sven, facendosi strada verso il centro della stanza, e scrutava dietro le librerie rovesciate. “Sono tutti nella sauna?” Tuva scosse la testa. “Siamo tutti qui. Noi siamo gli ultimi rimasti.” Anna congelò. Prima, aveva dato per scontato che avrebbe trovato altri trenta o quaranta abitanti del villaggio stipati all’interno. Non solo due. Ha dato un’occhiata ad Elsa, ma se sua sorella maggiore si aspettava di trovarvi altri abitanti del villaggio all’interno, la sua espressione non lo mostrava. Elsa annuì. “Okay. Se questo è quello che abbiamo, questo è quello che abbiamo.” E anche se la sua voce era calma, Anna vide che stava giocherellando con le nappe dello scialle della loro madre. “Qualcuno può per favore spiegarmi esattamente cosa succede?” “Io posso.” Wael alzò un pezzetto di carta. “Sto scrivendo tutto.” Elsa, Oaken, e Tuva si diressero verso il bancone, ma Anna si fece strada verso l’angolo, dove Oaken aveva lasciato cadere un mucchio di spese coperte che Kristoff stava ora sistemando in un morbido nido intorno a Sven. “Non capisco.” Kristoff scosse la testa. “Stava bene mentre eravamo alla ricerca dei troll, e anche quando siamo tornati al castello, sembrava stare bene. Voglio dire, affamato, ma in salute.” Scosse la testa. “Lo so che sembra ridicolo, ma è come se avesse contratto la Moria solo guardando il lupo. È da quel momento che è strano!” “Vero.” Anna si appoggiò vicino a Sven e ondeggiò la menta sotto al suo naso. “Andiamo, non addormentarti!” disse. Ma gli occhi della renna calavano. Era esattamente come SoYun l’aveva descritto. La Moria stava giungendo rapidamente e in modo orribile. Kristoff scuoteva gentilmente il suo muso ancora ed ancora. Non c’era nulla che potessero fare. “A questo punto abbiamo bisogno di un mistico,” disse Anna, pensando ai saggi magicamente inclini che esistevano nelle leggende. “Anna? Kristoff? Potete venire qui?” chiamò Elsa. Anna e Kristoff si affrettarono. Mentre si avvicinavano, Wael gli porse delle tazze. “Nessuno vuole addormentarsi, non si sa mai.” “Non si sa mai cosa?” Anna bevve un sorso. Quasi soffocò. Era la tazza di caffè più forte che avesse mai bevuto, e sentiva praticamente le punte dei capelli contorcersi mentre il caffè le scorreva dentro. Basandosi sulle guance ora rosse di Kristoff e dal tremore delle mani di Elsa, Anna sospettava che anche loro non erano pronti per la scossa. “Tutti quelli che erano addormentati quando il lupo è passato attraverso il villaggio sono rimasti addormentati,” disse Tuva, il suo viso solitamente allegro era cupo. “Solo le persone che erano sveglie a notte fonda hanno evitato di cadere sotto la sua maledizione del sonno,” continuò. “Ecco perché abbiamo il caffè così forte. Chi lo sa cosa potrebbe succedere se ci addormentiamo?” Era un pensiero terribile, reso ancora più terribile dall’improvvisa stanchezza che si abbatteva su Anna. Tutto quello che voleva era rannicchiarsi e dormire. “Io ero sveglia, ma Gerda e Kai, beh, loro dovevano essere addormentati, perché, voglio dire, non avrebbero mai…” Elsa si interruppe, perplessa. “Non ci hanno attaccati?” chiese Olaf. “Beh, loro non sapevano che eravamo noi!” Anna si affrettò a ripulire il nome dei suoi amici. “E loro non erano esattamente loro stessi… Io credo che loro pensassero che noi fossimo parte dei loro incubi.” Parlando di loro, Anna sperava che Kai e Gerda stessero bene, e che il lupo non gli avesse fatto del male più di quanto non gliene avesse già fatto. Tuva concordò. “Esattamente lo stesso con mia moglie. Ada mi ha attaccato, urlando per tutto il tempo di andare ad aiutarla. E non c’era assolutamente nulla che io potessi fare.” L’espressione sulla faccia di Tuva spezzò il cuore di Anna. Sapeva fin troppo bene cosa significava essere impotenti. Tuva si ricompose e continuò. “L’ho lasciata a casa. Continuava ad urlare e urlare…” “Anna, hai detto che abbiamo bisogno di un mistico, ja?” chiese Oaken, battendo insieme la punta delle sue dita. “Forse Sorenson può aiutare!” “Sore-cosa?” chiese Olaf. “Sorenson,” disse Oaken. “Lui è quello che voi chiamate un esperto in miti e leggende. È il mistico della Montagna del Minatore.” “Nessuno vive su quella montagna tranne gli orsi e la lince.” disse Kristoff. Il caffè era decisamente troppo forte. Anna avrebbe potuto giurare di aver appena sentito Oaken dire che un esperto in miti e leggende—un mistico—viveva sulla Montagna del Minatore. “Elsa inclinò la testa. “Cosa?” Oaken iniziò a dire qualcos’altro, ma Anna era troppo distratta per prestare attenzione. I mistici non esistono. Erano solo personaggi di storie che la madre di Anna e Elsa raccontava loro prima di andare a letto quando erano bambine. Si diceva che i mistici si dilettassero in pozioni, incantesimi, e potenti sortilegi—ma tali persone semplicemente non esistevano, o così Anna aveva pensato. Ma se qualcuno sapeva come invertire un sortilegio accidentale, quello doveva essere un mistico. Improvvisamente, trovare Sorenson sembrava molto più promettente che tornare nella camera segreta. Anna scosse la testa. Se qualcuno le avesse detto una settimana fa che avrebbe seriamente preso in considerazione l’idea di cercare un mistico, avrebbe riso. Ma d’altra parte, non avrebbe mai creduto che un lupo da incubo avrebbe perseguitato il regno. “Perché non abbiamo mai sentito parlare di Sorenson?” chiese Elsa. “Se ne sta per conto suo in un’alta torre,” spiegò Oaken. “Ma se questa è una maledizione, lui potrebbe aiutare!” “Lui è…” Elsa agitava le sue dita, inviando una danza di fiocchi di neve che volteggiavano nella stanza. “Come me?” “No.” Oaken scosse la testa. “Nessuno è come te.” “Dobbiamo andare da lui!” disse Anna, girandosi verso sua sorella, che sembrava poco convinta. Anna si girò verso Kristoff e, in cerca di supporto, gli chiese, “Non sei d’accordo?” Ma Kristoff non sembrava averla sentita. Stava guardando nella direzione di Sven, e mormorava, “Perché sta succedendo questo?” Il suo caffè schizzò fuori dalla tazza mentre le sue mani tremavano—dalla preoccupazione o dal caffè , Anna non poteva dirlo. “Da dove proviene?” “Magia,” disse Oaken. “Dev’essere così.” Le sue parole sembravano risucchiare l’aria nella stanza mentre Anna lanciava uno sguardo a Elsa, solo per vedere che sua sorella sembrava essere, allo stesso tempo, rannicchiata in sé stessa e diventata rigida, come il guscio di un nautilo. “Sei stata tu a farlo?” chiese Wael ad Elsa. Il mal di testa di Anna tornò con ferocia. “Elsa non avrebbe mai—” “Ovviamente non lo farebbe!” disse Tuva. “E nessuno sta dicendo che lo farebbe. Ma tra i raccolti marci, gli animali addormentati e le persone, ed ora il lupo—cos’altro potrebbe essere se non una maledizione o un incantesimo di qualche tipo?” Alle parole del fabbro, il senso di colpa emerse in Anna. Ora era il momento per lei di essere chiara. “Elsa?” disse timidamente. L’intera stanza la stava osservando e lei trasalì. La sua voce era diventata molto stridula. “Ehm… potrei… parlarti per un momento? In privato?” “Non è che questo sia un posto molto grande,” disse Elsa. “Scusami?” interruppe Oaken. “Cos’hai detto?” Elsa rimase a bocca aperta. “Voglio dire, io non—è adorabile, ma non è, sai, il più grande— ” Approfittando dell’agitazione di Elsa, Anna allontanò sua sorella dagli altri e si nascose dietro al bancone del negozio. “Dobbiamo andare da Sorenson,” sospirò Anna, frugando nella tasca del suo mantello da viaggio in cerca della pagina proveniente da Segreti dei Segni Magici. Elsa alzò lo sguardo al soffitto e sospirò. “Anna, te l’ho detto, la magia non è—” “Lo so, lo so.” concordò Anna. “Non è la soluzione. Ma potrebbe esserne la causa.” “Cosa?” chiese Elsa. “Anna, cosa stai cercando di dire?” “Ora, non ti arrabbiare,” disse Anna. “ È solo—vedi, ho sentito che stavi avendo una riunione del consiglio senza di me, il che va bene, ma per qualche ragione mi ha infastidito. Mi sono portata dietro Segreti dei Segni Magici per una lettura leggera, sai, perché la Mamma era solita raccontarci le storie di sera. Quindi, ho trovato questa canzone, più che altro una poesia in realtà, beh, forse era un sortilegio, solo per scoprire che forse, probabilmente, potrebbe proprio avere—” “Anna.” sospirò Elsa, nascondendo la sua faccia tra le mani. “Il punto è…” Anna fece un respiro profondo e tirò fuori la pagina sciolta dal libro. “Arendelle è maledetta… e… io potrei essere quella che l’ha maledetta.”
  12. Auguri! Sei arrivato al primo quarto di secolo! :secret:

    1. MarcinGreed

      MarcinGreed

      Solo un quarto, soltanto...

    2. Indomitable.Tamer

      Indomitable.Tamer

      Io l'ho superato da 4 anni ormai xD

  13. Ho partecipato alla "Caccia nei Sotterranei" quasi per caso, non pensando di vincere. Ho scelto due caselle sempre a "caso", basandomi su intuito personale. Ho trovato il Coccio Iride, che, mi dice @Lord_Empoleon, è una doll "rara". Ma non solo! Ho scelto così a caso, che ne ho trovate ben due! Ho ricevuto 5 PP per compensare il "doppione". È da Dicembre che non mi capitava una fortuna del genere. :xd:

    A voi com'è andata questa caccia?

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    2. Indomitable.Tamer

      Indomitable.Tamer

      Non ci speravo proprio xD

    3. ShadowBlue

      ShadowBlue

      andata bene i pp ^^ 

      mai dire mai nelle cose ;)

    4. Alemat20

      Alemat20

      Malino... non ho beccato nulla e ho buttato i pp :cry:


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