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Indomitable.Tamer

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Informazioni su Indomitable.Tamer

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    ❄ I'm simply the unluckiest pretty girl in the world ❄
  • Compleanno 31 gennaio

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    Indomitable Tamer ™
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    Femmina
  • Città
    ❄ Arendelle ❄
  • Interessi e passioni
    Anime: Naruto, Fushigi No Umi No Nadia, Ojamajo Doremi, Detective Conan, Inazuma Eleven, Kodomo No Omocha, City Hunter, Yu-Gi-Oh!, Chrono Crusade, Tokyo Mew Mew, Digimon Saga, One Piece, Toradora!

    Manga: Naruto, Detective Conan, Kodomo No Omocha, City Hunter, Yu-Gi-Oh!, Chrono Crusade, Tokyo Mew Mew, Digimon Saga, One Piece, Card Captor Sakura, Toradora!

    Videogiochi: Assassin's Creed Saga, The Sims Saga, Watch Dogs, Sleeping Dogs, Grand Theft Auto, PokéMon Series, Phoenix Wright:Ace Attorney
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  1. Ehilà! Capitolo 19!

    Anna arriva ad Arendelle insieme a Kristoff, e trova una situazione raggelante. Tutto il regno è sommerso dalla neve! Entrando nel castello, Anna avverte una sensazione familiare che la pervade, e fa la conoscenza con uno strano pupazzo di neve. Ma cosa starà tramando il Duca di Weselton?

     

     

    Taggo i mie lettori: @evilespeon, @Buzzwole1991, @Rockink, @YukiV, @Ackerman, e @MoonlightUmbreon

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    1. Buzzwole1991

      Buzzwole1991

      Vado a leggere xD

  2. Capitolo 19 Anna “È veramente bella!” esclamò Anna mente saliva sulla seduta accanto a Kristoff e ammirava la sua slitta. La slitta era di gran lunga superiore a quella che aveva suo padre. La metà superiore della slitta di Kristoff era di legno scuro e lucido, mentre la parte bassa era dipinta a mano di nero e rosso, con triangoli beige che ne delineavano il bordo. Il motivo le ricordava i denti. Era chiaro che questa slitta non dovesse essere presa in giro. Anna lanciò la sua sacca nel retro, e atterrò vicino al liuto rossastro di Kristoff, la sua sacca, e un po’ di equipaggiamento da montanaro. “Attenzione!” abbaiò Kristoff. “Hai quasi rotto il mio liuto.” “Scusa!” sussultò Anna. “Non sapevo che avresti portato il tuo liuto con te in questo viaggio. Non sono sicura che avrai tempo di suonarlo per i prossimi giorni.” Kristoff le diede un’occhiata. “L’ho solo messo nella slitta perché porto tutto ciò che appartiene a me e Sven qui dentro. Abbiamo appena finito di pagare la slitta, quindi non ho bisogno che tu rompa nulla.” “Capito, scusa.” Anna piegò le mani in grembo, grata di aver trovato i suoi guanti prima di essere uscita di corsa di casa. Stava solo cercando di conversare. Come poteva sapere che Kristoff non viveva in una casa come lei? E ora stava scappando di casa senza il permesso per provare a salvare Arendelle. I suoi genitori avrebbero capito—lo sperava. Anche se potrebbero non essere entusiasti quando verranno a sapere che lei aveva lasciato Harmon con un ragazzo che consegna ghiaccio, che era praticamente un totale estraneo. A cosa pensava? Come poteva una ragazza che non aveva mai lasciato prima il suo villaggio andare a salvare l’intero regno da una bizzarra tempesta di neve estiva? Seguendo il suo cuore, decise. Chiamiamola intuizione o il suo intuito, ma sapeva che qualcuno era là fuori e la cercava. O quello, o la neve la rendeva un po’ matta. La slitta colpì un ostacolo e lei urtò contro Kristoff. I suoi occhi incrociarono quelli di lui per un momento, le sue guance bruciavano prima che entrambi guardassero altrove. Anna si spostò per evitare che succedesse ancora. “Tieniti forte,” disse, guardando dritto davanti a sé mentre rompeva le redini. “Amiamo andare veloci.” La velocità era esattamente ciò di cui aveva bisogno. Doveva andare ad Arendelle, capire da dove proveniva questo tempo, e tornare ad Harmon prima che i suoi genitori iniziassero a preoccuparsi. Chi voleva prendere in giro? Probabilmente si stavano già preoccupando. Rilassati, Anna, diceva a sé stessa. Concentrati sul piano, e prova a goderti la corsa. Finalmente aveva lasciato il villaggio! Mise un piede sul davanti della slitta di Kristoff. “Amo la velocità.” “No, no, no, no, no, no!” Kristoff spintonò i suoi stivali. “Metti giù i piedi. È stata appena laccata. Scusa, sei cresciuta in una stalla?” Sputò sul legno e pulì l’area dove si erano posati i suoi stivali. La sua saliva volò dentro al suo occhio. Anna si pulì la faccia con il dorso dei suoi guanti. “No, sono cresciuta in un panificio. Invece tu?” “Sono cresciuto non lontano da qui.” Continuò a tenere gli occhi sul percorso. “Stai in guardia. Dobbiamo stare attenti ai lupi.” Anna sospirò. Non avrebbe rivelato nulla di se stesso, vero? Lei stava veramente viaggiando verso Arendelle con un totale sconosciuto. Beh, non sarebbero rimasti estranei ancora per molto. Non quando avevano un viaggio di due giorni davanti a loro per scendere dalla montagna verso Arendelle. Quando si sarebbero stancati, si sarebbero accampati nella stalla di qualcuno. Kristoff non si chiedeva nemmeno se potessero usarla (“Chi verrà fuori a controllare con un simile tempo?”). Poi si sarebbero alzati prima dell’alba per continuare il viaggio. Anna osservò come Arendelle si avvicinava sempre di più. Quando il castello divenne visibile quel pomeriggio, era troppo in soggezione per parlare ancora. Arendelle era proprio come se lo era immaginata. Anche se coperto di neve e ghiaccio, il castello era magnifico immerso nelle montagne. E il villaggio che lo circondava era dieci volte più grande di Harmon. “Whoa, guarda il fiordo,” disse Kristoff, indicando verso il porto. Dozzine di navi giacevano sull’acqua ghiacciata. Coperte di neve e ghiaccio, sembravano come un cimitero di navi. Il villaggio era ugualmente inquietante. Anche se erano nel bel mezzo del pomeriggio, nessuno era fuori con questo tempo. Da qualsiasi parte, le lanterne e le bandiere verdi e oro recanti la sagoma della Principessa Elsa, erano congelati. “Dobbiamo trovare il cortile del castello,” suggerì Kristoff. “Forse qualcuno qui può sapere cosa sta succedendo.” “Girare a destra alla macelleria vicino alle stalle,” disse Anna senza pensarci. Kristoff fece un doppio giro. “Pensavo che non fossi mai stata qui prima.” La macelleria era davanti a loro. Le stalle erano accanto a essa, ma era certa che il cortile fosse dietro l’angolo. Anna sentiva un formicolio salirle lungo la schiena. “Infatti non ci sono mai stata.” Come poteva sapere dove doveva andare? Kristoff seguì le indicazioni di Anna verso il cortile del castello. Una folla era raccolta attorno a un grosso falò che bruciava vicino ai cancelli del castello. Scese e diede a Sven delle carote. “Vediamo cosa sta succedendo,” suggerì Anna, e accarezzò Sven sulla schiena. “Ottimo lavoro, amico. Perché non ti riposi per un po’?” Sven sembrava felice di obbedire. Mentre si avvicinavano, Anna poteva vedere uomini in uniformi verdi che distribuivano coperte e mantelli ai cittadini che erano in fila. Qualcuno gli stava anche dando direttive su dove potevano ottenere una tazza di glogg caldo. Alla alzò lo sguardo e rimase a bocca aperta. L’acqua nella fontana era congelata a metà flusso, curvata in un motivo che era sia bellissimo che spaventoso. Nel centro della fontana si trovava una statua di bronzo del re, della regina e della principessa da bambina. Anna si appoggiò alla ringhiera della fontana, per dare un’occhiata più da vicino. Poi sentì qualcuno urlare. “La futura regina ha maledetto questa terra!” Un uomo piccolo, magro e con gli occhiali, con baffi bianchi, con un’uniforme militare era in piedi sulle scale del castello, parlando a chiunque volesse ascoltare Futura regina? Maledetto? C’era ancora quella parola. Anna si unì al gruppo di persone che stava in piedi davanti a lui. “Perché avrebbe voluto far del male ad Arendelle?” chiese qualcuno, e altri mormorarono in accordo. “Non lo farebbe mai!” interruppe un altro uomo. Aveva i capelli scuri ed era grosso al centro, e il suo viso sembrava gentile, a differenza di quello dell’uomo basso. “Miei cari cittadini, la vostra futura regina non vi farebbe mai del male. Stiamo facendo tutto quello che possiamo per trovare la principessa e porre fine a questo Inverno. Come sto dicendo da qualche giorno, il castello è aperto a chiunque ne abbia bisogno. Abbiamo abbastanza cibo e coperte per tutti.” “Non essere sciocco!” scattò l’uomo basso. “Il cibo prima o poi finirà. Non possiamo sopravvivere in questo strano tempo per sempre!” “Non ascoltate il Duca di Weselton,” controbatté Lord Peterssen “Dobbiamo rimanere calmi.” “Cosa dovremo fare?” chiese una donna con un bambino avvolto dentro al suo mantello. “Tutte le mie verdure sono morte con questo tempo!” “Non siamo preparati per l’Inverno nel mezzo dell’Estate,” urlò un uomo. “Non abbiamo nemmeno iniziato a fare scorte di cibo per la stagione fredda. Non ci sarà abbastanza da mangiare per questo Inverno se il tempo non cambia in fretta.” Il Duca sorrise. “Non abbiate paura! Il Principe Hans delle Isole del Sud ci salverà tutti!” La folla applaudì con poco entusiasmo, ma Lord Peterssen mugugnò qualcosa e andò via. Anna era grata di sentire che questo Principe Hans avrebbe dovuto salvarli, ma come? E da cosa? Lui poteva cambiare il tempo? “Scusatemi, ma chi è il Principe Hans?” parlò. “Cosa stai facendo?” mormorò ferocemente Kristoff sottovoce. “Ottengo risposte.” Anna prese la sua mano e lo trascinò attraverso la folla fin quando non furono davanti alle scale del castello. “Non stavi ascoltando?” chiese rudemente il Duca . “Il principe ha soggiornato a Arendelle per un po’ ed è molto abile nelle questioni del regno. Ha gentilmente accettato di intervenire e risolvere la situazione. Dobbiamo fermarla prima che sia troppo tardi.” “Fermare chi?” chiese Anna. Il Duca roteò le spalle. “Non vedi tu stessa quello che lei ha fatto? Con una folla così riunita per l’incoronazione? Stava per uccidermi!” “No, mi dispiace, non ho visto nulla,” disse Anna . “Abbiamo viaggiato giù per la montagna. Il mio villaggio è lassù.” Indicò una minuscola macchiolina che era quasi completamente oscurata. “Ci stavamo preparando a festeggiare l’incoronazione della regina quando è arrivato questo insolito tempo. Eravamo anche preoccupati per quello che stava succedendo, che è il motivo per cui siamo qui in cerca di risposte. Quindi mi scusi, ma di chi sta parlando?” “La principessa!” Il Duca salvava su e giù come un bambino. “È un mostro!” “La principessa?” ripeté Anna, il suo cuore batteva selvaggiamente mentre sentiva un ronzio nelle orecchie. Devo trovarla, pensò improvvisamente, ma non era sicura del perché pensasse di potercela fare. “Perché la Principessa Elsa vorrebbe farvi del male?” “Non l’ha fatto,” interruppe Lord Peterssen. “La principessa non farebbe del male a nessuno. Era spaventata e se n’è andata, ma ritornerà. Non abbandonerebbe mai la sua gente.” Ammiccò al Duca. “Ed io preferirei se non chiamaste la futura regina un mostro.” “Ha congelato il fiordo!” disse un uomo. “Non possiamo far entrare o uscire le nostre navi dal porto!” “Siamo intrappolati qui per colpa sua!” gridò qualcun altro. “Come farò a sfamare la mia famiglia se non possiamo procurarci il cibo?” urlò una donna mentre un bambino si lamentava in lontananza. “La sua magia ha congelato l’intero regno. Se non è meglio da dove vengono queste persone, siamo davvero condannati!” “Un momento,” interruppe Kristoff. “Mi state dicendo che la futura regina ha causato questa tempesta di neve? Come?” “Stregoneria! Sortilegio!” inveiva il Duca. “Dopo che i suoi poteri sono stati rivelati, è fuggita attraverso il fiordo, creando questo Inverno perenne. Deve essere fermata! Il Principe Hans sta cercando la principessa. Spera di farla ragionare.” “La principessa ha dei poteri?” chiese Anna. “Ha creato tutta questa neve e ghiaccio? Ma è incredibile!” Il Duca aggrottò le sopracciglia guardandola. “Tu chi sei, ragazza?” Kristoff era più alto, spostando leggermente il suo corpo di fronte al suo. Lei lo spinse da parte. “Qualcuno che vuole fermare questo Inverno tanto quanto voi,” disse fermamente Anna. “E non vedo come minacciare la principessa possa aiutare qualcuno.” Il Duca era cupo. “Vi suggerisco di trovare un posto caldo fino al ritorno del Principe Hans. Non ce la farete mai a risalire la montagna in queste condizioni. Il freddo si intensifica. Questo Inverno non si fermerà fino a quando non troveremo la principessa e le faremo fermare questa follia.” Si diresse verso il castello, e la folla iniziò a disperdersi. “Aspettate!” urlò Anna. Il Duca la ignorò. C’era qualcosa in quell’uomo che non le piaceva. “Vi aspettate che questo Principe Hans la trovi da solo?” Anna gli corse dietro. Nessuno stava ascoltando. “Aspettate!” si girò verso Kristoff. Lui e Lord Peterssen erano gli unici che rimasero lì. “Se la principessa ha causato questo Inverno, dev’essere stato per errore. Deve essersi sentita così impotente!” Lord Peterssen si sfregò le mani di fronte al fuoco per riscaldarsi. “E spaventata. Immagino che tenesse questi poteri nascosti a tutti noi per paura di come avremmo reagito—e la gente è spaventata come lei temeva. Forse se solo tornasse indietro e si spiegasse...” Guardò al cielo e i fiocchi di neve caddero sulla sua faccia. “Spero solo che la troveremo prima che sia troppo tardi.” Anna osservò di nuovo la statua di bronzo della famiglia reale coperta di ghiaccio. “La sua magia e ciò di cui è capace è così bella!” “Se uno fosse preparato per questo tipo di tempo,” disse Kristoff, rimanendo vicino al fuoco. “Nessuno vorrebbe vedere della neve nel bel mezzo dell’Estate.” “No, non vorrebbero,” Lord Peterssen sfregò le sue mani per tenerle calde. “Spero solo che il Principe Hans la trovi e la convinca a tornare indietro da noi in modo da sistemare le cose.” “Avete qualche idea su dove possa essere andata?” chiese Anna. “Non ho visto la principessa scappare,” ammise Lord Peterssen, “ma molti l’hanno vista fuggire attraverso il fiordo e dirigersi verso la montagna del Nord. Non è molto, lo so.” Si sfregò le braccia. “Se volete scusarmi, tornerò dentro. Prendete un po’ di glogg caldo prima di viaggiare verso casa. Si spera che questo tempo cambi prima che torniate a casa.” “Tornare a casa? Ma...” Non poteva ancora tornare a casa. Non adesso che sapeva che la tempesta era causata dalla magia, non poteva andarsene. Doveva aiutare a far tornare l’Estate e trovare la principessa. Anna capiva perché la principessa doveva essere spaventata, ma perché andare sulla montagna del Nord? C’era qualcosa lassù? La sua pelle si screpolò. Credo di doverla aiutare. Più si avvicinava al castello, più lo sentiva. Ora il suo istinto le stava dicendo di entrare nel castello, ma non aveva senso. Se la gente aveva ragione, Elsa era a metà strada verso la montagna del Nord. In più, fissando le finestre e gli archi illuminati del castello, Anna sentì come un richiamo magnetico. Sapeva che qualcosa la stava aspettando all’interno. “Vuoi un po’ di glogg?” chiese Kristoff, tirandola via dai suoi pensieri. “Non ne sono mai stato un fan, ma se stiamo per iniziare il viaggio di ritorno verso Harmon per dire a tutti cosa sta succedendo, allora dovremmo mangiare e bere qualcosa. E prendere altre carote per Sven.” Osservò Anna che camminava davanti a lui. “Ehi! Dove stai andando?” Anna salì le scale del castello verso l’entrata. Non c’erano guardie in vista, e la folla si era dispersa. Se ci fosse mai stato un momento migliore per entrare, era questo. “Ehi, ehi, ehi” Kristoff corse davanti a lei. “Non puoi semplicemente camminare dentro al castello senza invito!” “Sono stata invitata. Una specie. Lord Peterssen non ha forse detto che il castello era aperto a chiunque ne avesse bisogno?” Anna si infilò sotto al suo braccio e continuò a salire le scale. La via era ancora libera. Poteva ancora entrare senza essere vista e poi… beh, chi lo sa? Doveva solo entrare. “Lord Peterssen intendeva se avevi bisogno d’aiuto.” Kristoff scivolò su un pezzo di ghiaccio.” Il glogg è fuori dall’entrata. Non voleva dire di entrare all’interno.” Ma doveva entrare all’interno. Era come se il posto la stesse chiamando. Poteva sentirlo nelle ossa, ma non sapeva come spiegarlo a Kristoff. “Nessuno sta sorvegliando l’entrata. È come se qualcuno volesse farci entrare. Solo per un minuto. Ho bisogno di vedere una cosa.” “Anna!” Kristoff cercò di tenere il passo con lei. Raggiunse l’ultimo gradino e aprì la porta. Nell’attimo in cui camminò all’interno, sentì una strana calma sopra di lei. Anna fissava l’alto soffitto a volta dell’ingresso a due piani. La stanza aveva una scalinata centrale con due serie di scale che portavano entrambe ad un pianerottolo al secondo piano. Ritratti decoravano i muri di entrambi i piani. Perché questa stanza mi sembra così familiare? si chiese. Non sono mai stata qui prima d’ora. Anna ha dato ancora un’occhiata alla scalinata centrale e ha avuto un improvvisa visione di una bambina dai capelli rossi in camicia da notte e piedi nudi che correva giù per le scale, ridacchiando. Anna sobbalzò sorpresa. “Sono io,” disse dolcemente, correndo sulle scale. “Non andare di sopra! Sei matta?” Kristoff afferrò il suo braccio ma smise di parlare quando vide la sua espressione. “Cosa c’è?” L’immagine svanì. Non ha senso. Le ginocchia di Anna cedettero. “Whoa!” Kristoff la sostenne. “Cosa succede?” “Pensavo di… Io...” Anna non sapeva come spiegare quello che aveva appena visto senza sembrare pazza. Si girò, cercando di orientarsi, e avvistò il ritratto della famiglia reale. Anna si avvicinò, fissando curiosamente il dipinto. Freya? Anna rimase a bocca aperta per la sorpresa. La regina e Freya si assomigliavano tantissimo. Com’era possibile? pensò, e si avvicinò per toccare il dipinto quando ebbe un flash. Vide una se stessa più giovane seduta su una panca con le gambe penzolanti mentre qualcuno dipingeva il suo ritratto. “Anna, rimani ferma!” disse quella persona. Sentì nuovamente cedergli le gambe. “Stai bene?” chiese Kristoff. “È strano, ma è come se io fossi già stata qui prima d’ora.” Anna si aggrappò al suo braccio così non sarebbe caduta. “È così?” chiese tranquillamente Kristoff. Anna lo guardò. La sua voce era flebile. “No.” “Dovremo andare,” disse, preoccupato. Anna scosse la testa. “Non possiamo. C’è qualcosa qui che sono destinata a trovare.” Lo lasciò andare e si diresse verso le scale al piano successivo. Questa volta non cercò di fermarla. Kristoff la seguì silenziosamente per il lungo corridoio superando diverse stanze. Sentì ululare il vento fuori dalle finestre mentre saliva un altra scalinata. Si fermò bruscamente quando vide un muro di ghiaccio frastagliato che gli bloccava il percorso. Kristoff toccò la punta affilata di uno dei ghiaccioli. “Cosa è successo qui?” “Deve essere stata la principessa quando cercava di scappare,” indovinò Anna. Ma cosa l’aveva spaventata in primo luogo? Il ghiaccio che lei aveva creato sembrava quasi come una scultura, torcendosi e trasformandosi in una forma che Anna non poteva toccare. Non aveva mai visto nulla di simile prima d’ora. “Non ho mai pensato che l’Inverno potesse essere così bello.” “Sì… è bello davvero, no?” disse qualcuno dietro di loro. “Ma è tutto così bianco. Sapete, che ne dite di un po’ di varietà? Dobbiamo sbiancare la gioia di tutto questo?” Anna e Kristoff si girarono ed immediatamente sobbalzarono. La persona che parlava era un pupazzo di neve che camminava e parlava, con gambe corte e robuste, grossi bottoni, una testa ovale, denti e un naso di carota. Una nuvola lo seguiva. “Stavo pensando magari un rosso cremisi, o verde caraibico...” Il pupazzo di neve continuo a blaterare mentre si avvicinava. “Che ne dite del giallo? No, giallo no. Giallo sulla neve? Brrr…. non va. Dico bene?” Fece l’occhiolino ad Anna. Anna urlò ed istintivamente calciò la sua testa, facendola volare via dal corpo e nelle braccia di Kristoff. “Ciao!” disse la testa. “Fai spavento!” Kristoff rispedì la testa del pupazzo di neve indietro a Anna. “Non la voglio!” Anna la lanciò indietro verso di lui. “Riprendila!” Kristoff gliela lanciò ancora indietro. “Ti prego, non buttarmi per terra,” disse la testa, mentre il suo corpo correva verso di lei, agitando le sue braccia a ramoscello. Ora Anna si sentiva in colpa. “Scusa! Non volevo.” Stava parlando ad un pupazzo di neve che camminava. Com’era possibile? “Va tutto bene,” disse la testa. “Siamo partiti col piede sbagliato. Puoi rimettermi insieme?” Il corpo stava pazientemente aspettando accanto a lei. Il pupazzo di neve era serio? Con attenzione, si avvicinò alla testa. “Che schifo! Bleah!” Urlò Anna mentre rimetteva la testa sul corpo. In fretta e furia, mise la testa sottosopra. Il pupazzo di neve sembrava confuso. “Ma che fate? Perché siete appesi a testa in giù come pipistrelli?” Anna si inginocchiò. “Oh, va bene. Aspetta un attimo.” Girò la sua testa nel verso giusto. “Ooh! Grazie!” disse il pupazzo di neve. “Adesso sono perfetto!” Anna non era sicura di essere perfetta. Stava nevicando nel bel mezzo dell’Estate, la principessa aveva il potere di creare il ghiaccio, stavano parlando con un pupazzo di neve, e Anna stava avendo il più strano senso di déjà vu trovandosi in mezzo al castello di Arendelle. Fissò più intensamente il pupazzo di Neve. Anche lui sembrava familiare, dalle curve della sua testa al suo dente frontale ai ramoscelli per capelli. È il pupazzo di neve dei miei sogni! Realizzò. Ha ispirato i miei biscotti. Come può essere se l’ho incontrato oggi per la prima volta? Iniziò a iperventilare. Kristoff la fissava stranito. “Non intendevo spaventarvi! Ricominciamo da capo,” le disse il pupazzo di neve. “Ciao a tutti. Io sono Olaf e amo i caldi abbracci.” Provò a calmarsi. “Olaf,” Ripeté Anna. Conosco questo nome. Perché? “E tu sei…?” Olaf la guardava pazientemente. “Oh… ehm, io sono Anna.” “Anna? Oh.” Olaf si grattò il mento. “Penso che dovrei ricordarmi qualcosa di una certa Anna. Comunque, non ricordo cosa sia.” Il cuore di Anna iniziò nuovamente a battere più veloce. Si avvicinò. “Davvero?” “E tu sei…?” chiese Olaf a Kristoff mentre lui aveva preso un suo braccio a ramoscello. “Affascinante,” mormorò Kristoff mentre il ramoscello che stava tenendo continuava a muoversi anche se non era attaccato al corpo di Olaf. “Lui è Kristoff,” rispose Anna. “Siamo arrivati qui insieme.” Stava guardando il pupazzo di neve che continuava a muoversi intorno. Se Elsa poteva creare il ghiaccio, forse poteva anche creare un pupazzo di neve che parlava e camminava. “Olaf… ti ha fatto Elsa?” “Sì. Perché?” replicò Olaf. Progressi! “Tu sai dove si trova?” Anna trattenne il respiro. “Sì. Perché?” chiese ancora Olaf. Le sue mani iniziarono a sudare. Questo pareva giusto. Aveva scoperto qualcosa. Olaf sapeva dove trovare la principessa. “Pensi di poterci indicare la strada?” Kristoff piegò il ramo. Invece di rompersi, tornò alla posizione iniziale. “Come funziona?” “Ehi!” Olaf gli strappò il braccio e se lo rinfilò nel corpo. “Sto cercando di concentrarmi.” Guardò nuovamente Anna. “Sì. Perché?” “Te lo dico io perché. Elsa deve far tornare l’Estate,” disse Kristoff. “Estate!” Sospirò Olaf. “Oh, non so perché, ma ho sempre amato l’idea dell’Estate, e del sole, e il caldo afoso.” “Davvero?” Kristoff stava per ridere. “Direi che non hai molta familiarità con il caldo.” “Certo che sì,” argomentò Olaf “Ho vissuto Inverno, Primavera, Estate e Autunno, ma ho sempre visto tutto attraverso la finestra di Elsa.” Sospirò. “A volte mi piace chiudere gli occhi e immaginare come sarebbe sperimentare il tempo fuori dal castello. O anche fuori dalla camera di Elsa, ma credo che lo farò adesso. Non posso più aspettare. Elsa non è tornata dopo che Hans e il Duca sono venuti a cercarla, così voglio andare io a cercarla.” Guardò verso Anna. “Lei ti stava cercando.” “Me?” Anna indietreggiò, finendo contro Kristoff. “Nemmeno mi conosce.” Il suo cuore stava battendo così veloce che sentiva come se le uscisse dal petto. Nella sua mente, continuavano a comparire immagini. Sentì la bambina che aveva visto sulle scale ridere e vide, ancora, l’immagine di se stessa su una panca mentre qualcuno la ritraeva. Nessuna di queste cose erano mai successe prima. Non era mai stata ad Arendelle o al castello, eppure anche questo le sembrava familiare. Ed ora trovare Olaf—sentiva la sensazione che fosse destino. Non era sicura del perché Olaf pensava di conoscerla, ma il suo cuore le diceva che poteva avere ragione. “Ne sei sicura?” chiese Olaf. “Olaf? Puoi aiutarci a trovare Elsa?” Allungò la mano. Olaf l’afferrò e sgambettò lungo il corridoio, verso le scale. “Andiamo! Elsa è da questa parte. Facciamo tornare l’Estate!” Kristoff scosse la testa mentre lo seguiva. “Stiamo davvero ascoltando un pupazzo di neve parlante ora?” Anna lo guardò. “Sì! Non possiamo tornare ancora ad Harmon. Non se possiamo aiutare a trovare la principessa e fermare questo Inverno.” Kristoff sospirò. “Va bene, ma a Sven questo non piacerà.” Anna ha dato al castello un ultimo sguardo persistente. Aveva la sensazione che sarebbe tornata. Non era ancora sicura di quale fosse il suo scopo, ma qualcosa le diceva che trovare Elsa le avrebbe dato le risposte che cercava. Era così preoccupata che non si accorse che il Duca giaceva nell’ombra. Guardando l’improbabile trio che lasciava il castello.
  3. M-ma, ora ti presenti? Che è, un pesce d'Aprile?
  4. Credo che anche quest'anno opterò per le bambole classiche, quelle rare per me sono impossibili da ottenere xD
  5. Capitolo 18!

    I suoi poteri sono stati rivelati al mondo. Spaventata, Elsa fugge verso la Montagna del Nord. Nel suo silenzio, decide finalmente di liberasi dalle sue costrizioni. Finalmente è libera. La ricerca di Anna può iniziare.

     

     

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    1. Buzzwole1991
    2. evilespeon

      evilespeon

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  6. Capitolo 18 Elsa La mentre di Elsa turbinava come la neve che le cadeva intorno in spessi strati. Correva attraverso il fiordo, l’acqua sotto ai suoi piedi congelava come il vetro ad ogni passo. Si inoltrò nel profondo della foresta e non si fermò fino a quando la luna non era sopra la sua testa. Sempre più veloce chiedeva alle sue gambe di trasportarla, lontano dal castello, il villaggio, e dall’unica vita che aveva mai conosciuto. Anna era viva. Niente era più importante che trovarla. Un vento freddo sollevò il suo mantello viola di fronte alla sua faccia, bloccando la visuale di Elsa. Lo spostò, provando a capire la sua posizione. Non sapeva dove fosse, ma non importava. Doveva continuare così non sarebbe stata seguita. Un’altra folata di vento la spinse di traverso. Il fischio ululante risuonava simile ad una voce. Mostro! Mostro! Le parole del Duca echeggiavano nella sua testa. Era il giorno dell’incoronazione, ma invece di essere incoronata regina, aveva rivelato i suoi poteri ed aveva lasciato Arendelle. Il regno era nascosto sotto un gelo profondo che lei aveva in qualche modo creato. Ma come? La sua magia le permetteva di creare il ghiaccio. Poteva anche cambiare il tempo? L’idea era sorprendente e preoccupante allo stesso tempo. Era nel bel mezzo dell’Estate. La gente non era preparata per la neve. Come se la caverebbero? Erano spaventati? Elsa pensò ancora a quella madre che allontanò il suo bambino da lei. Mostro. Era ciò che pensavano di lei ora che conoscevano la verità?Ricordò la faccia di Lord Peterssen quando il ghiaccio era cresciuto di fronte a lui come un pugnale. Hans era rimasto altrettanto stupito quando un bagliore blu era apparso sopra alle sue mani e la neve esplose nella stanza. Poteva solo immaginare quello che il Duca di Weselton stava dicendo di lei a chiunque stesse ascoltando. Avrebbero tutti pensato di conoscerla. La verità è che nessuno l’ha fatto. Anna lo farebbe? Fu allora che le venne in mente: Anna sapeva di essere una principessa di Arendelle? O ne era stata tenuta all’oscuro, come era stato fatto con Elsa? Innanzitutto, perché l’esistenza di Anna era stato tenuto segreto? I suoi genitori avevano ovviamente voluto che lei sapesse di Anna, o non avrebbero nascosto quella tela e la lettera nella cassetta di sicurezza. Perché erano state tenute separate? Come ho potuto andarmene senza quella lettera? Elsa maledì ancora se stessa. E Olaf! E se qualcuno avesse trovato Olaf nella sua stanza? Il suo cuore iniziò a battere selvaggiamente al pensiero. Un bagliore blu apparve sopra le sue dita. Scrollò le sue mani e cercò di concentrarsi. No! Non poteva lasciare che i suoi poteri la controllassero. L’unico modo di salvare Olaf e recuperare la lettera era tornare indietro verso il castello. Elsa si girò verso casa—o alla fine pensò di farlo. Arendelle era oscurata dalla neve accecante. Non avrebbe trovato la strada se ci avesse provato. E anche se lo avesse fatto… Mostro. Così era come l’aveva chiamata il Duca. E se anche Lord Peterssen e i consiglieri fossero stati d’accordo con lui? Sarebbe stata mandata nei sotterranei. Avrebbe perso la corona. Non avrebbe mai trovato Anna. Respira, ricordò a se stessa, e il bagliore blu sopra le sue mani sparì. Olaf era un maestro nell’arte del nascondersi. Negli anni passati, avevano trovato un gran numero di posti nella sua stanza per nascondersi se qualcuno fosse venuto a chiamare. Ora se solo sentiva una voce fuori dalla porta, passava all’azione. Comunque, nessuno era mai entrato nella sua stanza dalla morte dei suoi genitori. C’era la possibilità che non fossero entrati a guardare nella sua camera ora, ancora. Speriamo che Olaf abbia sentito il trambusto, preso la lettera, e si sia nascosto. Quando le cose si fossero calmate, avrebbe trovato un modo per tornare da lui. Olaf sapeva che non lo avrebbe mai abbandonato. Adesso rimaneva solo il problema della lettera scomparsa. Pensa, Elsa, si ripeteva. Cosa ricordi di aver letto? Era così emozionata che l’aveva solo scremata la prima volta, cercando quello che era molto più importante: la prova che Anna esisteva. Ma aveva notato altre frasi. C’era scritto qualcosa riguardo ai troll. Questo aveva senso. Nella sua visione, aveva visto un largo gruppo di troll e il loro capo, chiamato Gran Papà. La famiglia aveva viaggiato molto a cavallo per trovarlo, attraversando un fiume e salendo per le montagne verso una valle. La catena montuosa davanti a lei era remota e imponente. Forse era dove si trovava Gran Papà! In lontananza, la facciata rocciosa della montagna del Nord incombeva, enorme e impressionante. Anche in Estate, la cima era coperta di neve. Alcuni hanno tentato di scalarla, il che voleva dire che nessuno l’avrebbe seguita fin lassù. La montagna era un regno di isolamento, e sembrava che lei ne fosse la regina. Avrebbe continuato ad andare in quella direzione fino a quando non avesse trovato i troll o le avessero ceduto le gambe. Non era nemmeno stanca. Ed il destino era in mano sua, comunque. Per due giorni, Elsa ha attraversato la neve per raggiungere la base della montagna del Nord. Era un’impresa che non era sicura di saper gestire, ma quando finalmente arrivò, aveva un grosso problema. Poteva non aver freddo, ma sicuramente non aveva l’equipaggiamento per scalare una parete rocciosa. O invece sì? Nessuno poteva vederla a quell’altitudine. Non doveva celare i suoi poteri nel bel mezzo del nulla. Dopo essere stata chiusa nella sua stanza, nascondendo il suo segreto al mondo, improvvisamente era libera di usare la sua magia in un modo che non aveva mai fatto. Tutta la sua pratica l’aveva condotta a qual momento: cosa avrebbe potuto creare che l’aiutasse a spostare le montagne? Elsa guardò in basso verso le sue mani. Stava indossando un solo guanto. I suoi guanti erano serviti come “protezione” dai suoi poteri per troppo a lungo. Era tempo di lasciarsi andare. Tirò via il guanto e lo lasciò volare nel vento. Era finalmente libera. Sollevando la sua mano al cielo, si concentrò nel creare un gigantesco fiocco di neve che cristallizzò a mezz’aria e volò via. Poi sollevò l’altra mano e creò un altro fiocco di neve, e lo guardò volare via. Correndo, Elsa continuava a costruire, il suo viso si aprì in un sorriso mentre realizzava le possibilità senza fine. Qui poteva veramente usare il suo dono e vedere quello di cui era capace. Un bagliore blu la circondava vorticosamente le sue braccia mentre immaginava cristalli che immediatamente ghiacciavano e si frantumavano in neve. Pensa più in grande, pensò Elsa mentre sparava un flusso di ghiaccio sul fianco della montagna. Cos’altro posso fare? Si chiese. Qualsiasi cosa. Tutto quello a cui riesco a pensare! Non si era mai sentita così viva. Elsa continuò a sparare neve nell’aria mentre si avvicinava alla base della montagna del Nord, fermandosi brevemente a fissare una gola di cento piedi di altezza. Ancora una volta, il suo mantello venne catturato dal vengo, colpendola in faccia. Quell’oggetto non aveva alcuno scopo in cima ad una montagna. Elsa staccò la spilla che lo teneva chiuso e lasciò che il mantello volasse via sul fianco della montagna, scomparendo nell’oscurità. La gola era un problema diverso. Doveva essere di quasi trenta metri di diametro. Era impossibile da saltare, ma con poteri come i suoi, perché avrebbe dovuto preoccuparsi di saltare? Per così tanto tempo ha avuto paura che qualcuno sapesse che aveva i poteri, ma nelle sue memorie recuperate, la sua famiglia lo vedeva come un dono. Ora poteva vederne il perché: guarda cosa potrebbe creare con le sue mani! Se li avesse usati per creare meraviglie invernali dentro al castello per Anna, perché non poteva creare un castello di ghiaccio in cima ad una montagna? Lascia andare le tue paure, ricordava a se stessa. Immaginò una scala di ghiaccio che connetteva entrambi i lati della gola. Era possibile? E una scala che saliva lungo tutta la montagna? Tutto era possibile se credeva nei suoi poteri come faceva una volta Anna. Elsa prese un respiro profondo e indietreggiò di qualche passo prima di correre verso la cima innevata. Scale, pensò mentre le sue mani sparavano davanti a lei, formando diversi gradini di ghiaccio che si arrampicavano nell’aria. Si fermò per una frazione di secondo prima di calpestarne il primo. I gradini erano così robusti che ci corse sopra, gettando le mani in avanti, creando gradini che la portavano fino alla cima della montagna del Nord. La sua mente e le sue mani in qualche modo lavoravano in perfetta armonia per creare esattamente quello di cui aveva bisogno esattamente al momento giusto. Quando finalmente Elsa raggiunse la cima, non trovò nessun troll, ma la vista era mozzafiato. Alcuni montanari erano saliti fino a tali altezze, ed adesso anche lei, più in alto dell’intero regno. Arendelle era molto lontana, piccola come un granello. Anche se non aveva ancora trovato i troll, la montagna del Nord sembrava un buon posto per lei per riposarsi e di capire come trovare Anna. Avrebbe costruito un palazzo splendido come il paesaggio in cui rifugiarsi. Uno che rispecchiasse la nuova lei. La Mamma aveva chiamato i suoi poteri un dono, no? Beh, lo erano. E non c’era nessuna ragione per celarli dal mondo dalla cima di una montagna. Elsa calpestò la neve, creando un fiocco di neve gigante che si dispiegò sotto di lei. Il fiocco di neve si moltiplicò ancora ed ancora, formando l’impronta della sua nuova casa. Poi immaginò la sua fortezza che si innalzava nell’aria, e ha fatto proprio questo, la meraviglia congelata cresceva e si espandeva. Questa volta, il ghiaccio non formava pugnali affilati e frastagliati. Creò colonne ornamentali e arcate più raffinate di tutte quelle che si trovavano nel castello di Arendelle. Elsa ci inserì tutti i dettagli che le venivano in mente per la sua casa. Per il tocco finale, Elsa creò un fiocco di neve gigante che formò il lampadario più intricato che potesse immaginare. In piedi dentro la sua creazione, Elsa sapeva che c’era ancora qualcosa che mancava. Aveva creato un nuovo aspetto per la sua vita, ma non aveva pensato di cambiare il proprio aspetto. Tirando la sua scomoda acconciatura, si lasciò incorniciare il viso da diversi ciuffi di capelli sciolti. Poi, sciolse la stretta crocchia, e i suoi capelli intrecciati le pendevano lungo la schiena. Elsa non si sarebbe fermata lì. Quest’abito l’aveva appesantita per troppo tempo. Era giunto il momento che se ne andasse anche questo. Con un movimento delle sue mani, immaginò un nuovo vestito che rispecchiasse la sua personalità e il suo stile. Qualcosa di leggero e libero. Ghiaccio cristallizzato sul fondo del suo vestito d’alzavola, formandone uno nuovo che era di un luccicante blu pallido. Erano spariti il colletto alto che prudeva e le fastidiose maniche lunghe che limitavano i suoi movimenti. Il suo nuovo abito era senza spalline, il collo era scoperto, e le sue braccia erano vagamente avvolte nella seta. Un leggero mantello a strapiombo era costituito da fiocchi di neve unici come lei. Per il tempo in cui aveva finito di creare la sua fortezza e il suo nuovo aspetto, il sole stava iniziando a sorgere oltre le montagne. Elsa uscì fuori su uno dei suoi balconi e si godeva la maestosità del suo nuovo regno. Ad Anna piacerebbe qui, penso con soddisfazione Elsa. Doveva trovarla. Guardando fuori oltre la neve e il ghiaccio, Elsa provò ad immaginare dove potevano essere Gran Papà. Se non erano nascosti in cima alla montagna del Nord, dov’erano? Tamburellò con le dita sulla ringhiera ghiacciata del balcone e pensò ancora alla sua visione. La notte che Papà e Mamma le avevano portate sulle montagne per trovare i troll, Papà teneva una mappa. Pensa Elsa. Cosa cercava? Dove stavamo andando? Era una specie di valle. La Valle delle Rocce Viventi! Vide quel nome sulla lettera. Doveva essere dove Gran Papà era nascosto. Basandosi su quanto tempo ci aveva messo per raggiungere la montagna del Nord, Elsa intuì che la Valle delle Rocce Viventi era almeno ad un giorno di cammino da lì, e sarebbe dovuta scendere giù per la montagna per trovarla. Suo malgrado sbadigliò. Erano passati giorni da quando aveva riposato. Aveva bisogno di dormire, ma quando si sarebbe svegliata, avrebbe iniziato un nuovo viaggio—quello che l’avrebbe portata da sua sorella.
  7. E siamo giunti al capitolo 17!

    Estate. Dovrebbe essere una stagione calda. Invece ad Arendelle nevica. Cosa sarà successo durante la cerimonia per l'incoronazione di Elsa? Anna non ne è sicura, ma sa che deve raggiungere il regno il prima possibile, e per poterlo fare, ha bisogno di Kristoff e Sven. La sua avventura ha inizio!

     

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    Ricordo che se il testo vi sembra troppo appiccicato, non posso farci nulla, purtroppo.

    1. Buzzwole1991

      Buzzwole1991

      Vado a leggere

    2. evilespeon

      evilespeon

      Corro subito a leggere 

  8. Capitolo 17 Anna Improvvisamente, c’è stato un rombo sotto ai piedi di Kristoff e Anna. Uno stormo di uccelli passò sopra la loro testa. Sven iniziò a sbuffare e strisciare mentre una famiglia di scoiattoli si affrettava ad attraversare la strada. Sven se la svignò. “Sven!” gridò Kristoff. Anna e Kristoff seguirono Sven nella piazza del villaggio. Le persone avevano iniziato a uscire dalle loro case e dai negozi per vedere cosa stesse succedendo. Gli uccelli e gli animali iniziarono a uscire fuori dal bosco in tutte le direzioni. “Cosa sta succedendo?” chiese Anna mentre il rombo diventava sempre più forte. Il sole svanì dietro alle nuvole, e un vento freddo soffiava attraverso gli alberi, facendoli oscillare. “Guardate!” gridò qualcuno, indicando la base della montagna. Era uno dei più bei giorni d’Estate che Anna riuscisse a ricordare, ma il fiordo in qualche modo appariva congelato. Un bagliore blu aleggiava sull’acqua mentre congelava, sbattendo lateralmente le barche nel porto. Improvvisamente, il gelo iniziò a sfiorare il fianco della montagna, dirigendosi verso di loro. “Ghiaccio,” sospirò Kristoff. Anna non capiva cosa stesse succedendo, ma sapeva che dovevano togliersi di torno qualsiasi cosa stesse per succedere. “Dobbiamo avvisare gli altri. Veloce!” urlò Anna. “Sven!” Sven corse dritto verso di lei. Anna saltò sulla sua schiena. “Ehi! Aspettatemi!” Kristoff corse verso di loro. “Vai, Sven! Verso il villaggio!” “Mettetevi al riparo!” urlò Anna mentre il bagliore blu si avvicinava, il ghiaccio che li seguiva da dietro, minacciando di superarli. “Ognuno entri in casa!” finalmente Kristoff li raggiunse e salì sulla schiena di Sven dietro Anna. La gente iniziava a correre mentre il vento si alzava. La temperatura precipitava e il cielo diventava completamente grigio. Improvvisamente, c’è stato un suono sordo. Sven si fermò, facendo cadere Kristoff e Anna mentre la nebbia blu li ricopriva e continuava ad andare avanti. Anna e Kristoff lottavano per stare in piedi mentre il ghiaccio crepitava e si diffondeva sotto i loro piedi mentre la burrasca sembrava disegnarsi intorno a loro, riempiendo il cielo di neve. Anna non si era nemmeno accorta che lei e Kristoff si erano stretti l’uno all’altro. Continuava ad aspettare che passasse la bufera anomala, ma invece, ora stava nevicando. Nel mezzo dell’Estate. Il suo cuore batteva forte. Cosa stava succedendo ad Arendelle? Tre giorni dopo, Anna si stava ancora chiedendo. Durante le passate settantadue ore aveva guardato la scena fuori dalla sua finestra. Neve accecante e ghiaccio ricoprivano i tetti, ricoprivano il terreno, e si ammucchiava in alto nei cumuli di neve. Il ghiaccio crepitava e formava ghiaccioli giganti che minacciavano di cadere dai tetti e cadere al suolo. “Dobbiamo stare all’interno,” disse Papà ad Anna e alla Mamma mentre un vento feroce sferzava fuori dalla porta del loro panificio.”Dobbiamo tenere il fuoco acceso più a lungo possibile, e dobbiamo cucinare più che possiamo. Abbiamo bisogno di cibo. Chi lo sa quanto a lungo durerà questo tempo?” Anche con il fuoco che infuriava, la casa sembrava più fredda di quanto Anna si ricordasse fosse mai stata durante l’Inverno. “Hai fatto bene a spostare i polli e gli animali dentro la stalla, ma deve essere ancora terribilmente freddo,” disse la Mamma, sfregandosi le braccia per riscaldarsi. Anna fissava fuori dalla finestra. Le strade erano deserte. La neve andava alla deriva più in alto davanti alle porte, nonostante i tentativi delle persone di evitare che si accumulasse. Avevano bisogno di una via d’uscita dalla loro case in caso d’emergenza, ma Anna non poteva fare a meno di chiedersi quando avrebbero resistito con un tempo simile. Sarebbero morti congelati. “È terribilmente affollato ora con gli animali e quel ragazzo che consegna il ghiaccio che sta nella stalla con la sua renna.” Anna alzò lo sguardo. “A Kristoff non interessa. Gli piace dormire nelle stalle,” scherzava. La Mamma la guardava incuriosita. “Vi conoscete voi due?” Anna guardò di nuovo dalla finestra e cercò di non lasciar notare a sua madre che stava arrossendo. “Un po’. Vorrei che entrasse in casa.” Papà mise un altro tronco sul fuoco. Il loro mucchio di legna si stava pericolosamente abbassando Dovevano uscire e tagliarne dell’altro. “Gliel’ho chiesto, ma non vuole lasciare la sua renna.” “Non capisco,” disse Anna. “Come può nevicare in questo modo nel bel mezzo dell’Estate?” Il suo istinto le diceva che qualcosa o qualcuno aveva causato questo. “Arendelle è maledetta?” Papà e Mamma si guardarono a vicenda. “Non esiste una cosa come una maledizione, vero?” pressò Anna. Perché pensava che loro sapesse qualcosa che non volevano dirle? Ci fu un forte rumore proveniente dalla porta, e Papà e Mamma si guardarono nuovamente in faccia. Papà corse alla finestra e sbirciò fuori. “Falli entrare! Veloce!” La Mamma aprì la porta, la neve e il vento praticamente la sorpassarono, mentre lei faceva fatica a tenere la porta aperta per i loro visitatori. I due uomini erano impacchettati dalla testa ai piedi con cappelli, guanti, e strati di sciarpe. In più, stavano ancora tremando. “La neve è sempre più profonda,” disse Goran, togliendosi la sciarpa dalla faccia. “Presto ricoprirà i tetti se continua a cadere.” “Questo è impossibile,” disse la Mamma, porgendogli velocemente una tazza calda di glogg. “Non aveva mai nevicato così tanto.” Il Signor Larsen sembrava triste. “Credo che siamo stati maledetti.” “Visto!” acconsentì Anna, e i suoi genitori sembravano imbarazzati. “Non vedete com’è arrivata da Arendelle ed è salita su per le montagne?” continuò il Signor Larsen. “Come altro puoi spiegare una tale neve nel mezzo dell’Estate? Dev’essere successo qualcosa durante la cerimonia per l’incoronazione della Principessa Elsa. Ne sono sicuro!” “Nessuno da Arendelle è venuto per portarci notizie della principessa o di cosa è successo,” acconsentì Goran. “Per quello che ne sappiamo, potremo averla persa in questa bufera.” La Principessa Elsa era il loro futuro. Anna riponeva le sue speranze in lei. “Sono sicura che sta bene. Vero, Mamma?” La Mamma stava guardando Papà. “Sicuramente la principessa è al sicuro. Probabilmente è impegnata a preparare il regno per questa bufera improvvisa.” Anna guardò di nuovo fuori dalla finestra, sforzandosi di vedere la sua amata Arendelle, ma il versante della montagna era coperto da uno strato di ghiaccio e c’erano le condizioni per una tempesta. Arendelle sembrava come se fosse scomparsa. “Perché non inviare nessun messaggio a tutti i villaggi?” chiese Goran. “Il castello non dovrebbe venire ad avvisarci di quello che sta succedendo? Non possiamo continuare così. Stiamo finendo la legna da ardere. I raccolti che abbiamo piantato saranno sicuramente morti a quest’ora, e non abbiamo nulla da conservare per il reale Inverno che deve venire. Non siamo preparati per queste condizioni.” “Tra qualche settimana, saremo a corto di cibo,” aggiunse tristemente il Signor Larsen. “Il fiordo sembra essere congelato, mentre nessuna nave può entrare o uscirne in cerca d’aiuto. Siamo finiti.” La situazione era più grave di quello che aveva realizzato Anna. “Papà, qualcuno dovrebbe andare a Arendelle e scoprire cosa è successo.” Papà mise la sua mano sulle sue spalle e tentò un sorriso, ma era debole. “Perché non vai al panificio e ti assicuri che il fuoco sia ancora acceso mentre la Mamma servirà a tutti altro glogg?” “Papà—” Anna cercò di interromperlo, ma lui la zittì. “Vai ora,” disse dolcemente. “Non preoccuparti.” “Ascolta Papà,” concordò Mamma. Anna camminò lentamente verso la cucina. Si voltò indietro, sentendo gli uomini e la Mamma parlare tranquillamente davanti al fuoco. Scoppiettava e crepitava anche quando la brezza soffiava attraverso le crepe dei muri. Maledizioni. Era possibile una cosa del genere? Papà e Mamma sembravano conoscere qualcosa che non volevano dire, ma Anna era con il Signor Larsen: c’era qualcosa di innaturale riguardo il tempo e il modo in cui il ghiaccio aveva viaggiato su per la montagna. Anna non aveva mai visto una cosa del genere prima d’ora. Forse le maledizioni erano reali. Ma perché qualcuno o qualcosa minacciava di distruggere il loro regno? Quanto a lungo potevano sopravvivere in questo modo? Non a lungo. Una cosa era certa: qualcuno doveva andare ad Arendelle e trovare in fretta delle risposte. Papà non era in condizioni di viaggiare fino al castello e ottenere aiuto. Anche Goran e il Signor Larsen erano anziani. Sarebbero stati in grado di scendere per la montagna? Avevano bisogno di qualcuno abile a viaggiare in condizioni come quelle. Qualcuno che fosse abile a manipolare il ghiaccio. Kristoff. Anna si girò ancora verso gli altri. Nessuno notò che si trovava vicino alla soglia della porta del panificio. Non la videro che silenziosamente saliva le scale e cercava il suo armadio per trovare il suo cappello, il mantello e i guanti più caldi. Non avrebbero trovato il biglietto che spiegava perché se n’era andata fino a quando non fossero saliti in camera sua a cercarla. Erano troppo presi nella conversazione per notare che sgattaiolava attraverso la soglia della porta del panificio e raccoglieva provviste di acqua, pane e qualsiasi verdura potesse trovare. Senza dire una parola, aprì la porta, determinata ad aiutare la sua gente. Fu quasi spazzata via dal vento. Anna fu sconvolta da quanto freddo sentisse sul suo viso, ma continuò ad avanzare, tenendosi alle ringhiere e rovesciando i carrelli mentre si dirigeva verso la stalla. Quando arrivò, trovò Kristoff che stava suonando il suo liuto per Sven e gli altri animali, che erano tutti riuniti attorno ad un piccolo fuoco. Quando la vide, abbandonò il suo strumento sorpreso. “Cosa ci fai fuori con questo tempo?” chiese. I denti di Anna battevano. Sfregò le braccia per riscaldarsi. “Voglio che mi porti ad Arendelle.” Sospirò e riprese il suo liuto. “Io non ti porto da nessuna parte.” “Bene. Riformulo.” Gli lanciò la borsa con le provviste. “Ehi!” Trasalì e si strofinò le spalle. “Scusa!” Si avvicinò, tenendo la posizione. “Portami giù dalla montagna. Per favore.” Sven spintonò la borsa, e Kristoff la aprì. Dentro c’erano alcune carote, e una piccozza. La guardò incuriosito. “Senti, dobbiamo trovare un modo per fermare l’Inverno. Lo hai detto tu stesso—il ghiaccio è partito da Arendelle. Dobbiamo sapere cosa è successo laggiù durante l’incoronazione che ha causato questo. Sembra… magico.” Kristoff non rise alle sue supposizioni, così continuò a parlare. “Dobbiamo scoprire cosa sta succedendo e trovare il modo di proteggere il regno.” Kristoff piazzò il suo cappello sopra agli occhi. “Partiamo all’alba.” Prese una coperta dal cavallo della stalla e gliela lanciò. Colpì Kristoff in faccia. “Scusa! Mi dispiace. Scusa! Non volevo...” Si schiarì la gola. Non c’era più tempo da perdere. “Partiamo subito. Subitissimo.” Anna stava andando ad Arendelle. Non era il modo in cui sperava di fare questo viaggio, ma per il resto era uguale. Ripensò alla meraviglia del castello ghiacciato e alla principessa. Il suo istinto le diceva che qualcuno laggiù aveva bisogno di lei. Anna poteva sentirlo nelle ossa.
  9. È uscito il capitolo 16!

    Poco dopo aver scoperto di avere una sorella, Elsa deve fare i conti con la dura realtà, quando Olaf fa una scoperta che potrebbe stravolgere tutto. Ma Hans e il Duca fanno pressione perché si presenti alla cerimonia, e alla fine succede.  

     

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    D'ora in avanti, purtroppo, la formattazione del testo dei vari capitoli risulterà sempre così fitta, non riesco in nessu modo a renderlo come nei primi capitoli...

    Se avete consigli sono ben accetti.

    1. Buzzwole1991

      Buzzwole1991

      Mi immergo nelle letture xD

    2. evilespeon

      evilespeon

      Corro a leggerlo sono curiosa per che avrà scoperto Olaf 

  10. Capitolo 16 Elsa “Anna è… morta?” ripeté Olaf come se non capisse le parole che gli uscivano dalla bocca. Elsa vide il suo volto distrutto e sentì un singhiozzo uscire dalle sue labbra prima di aver realizzato cosa stesse accadendo. “Penso di averla uccisa.” Un bagliore blu comparve sulle sue dita, il ghiaccio usciva e si arrampicò sui muri e coprì il pavimento. Il mondo aspettava oltre la sua porta, battendo più forte per entrare. Il ghiaccio non poteva arrivare in un momento peggiore, ma Elsa era troppo consumata dal dolore per interessarsi di chi l’avrebbe visto. Anna era morta. Questo era il motivo per cui i suoi genitori le avevano nascosto l’esistenza di sua sorella. Non c’è da stupirsi che sua madre sembrava sempre così disperata. Elsa aveva cambiato per sempre l’impronta della loro famiglia. Come potevano i suoi genitori perdonarla per ciò che aveva fatto? Come poteva il regno? Un momento. Elsa smise di piangere e pensò alla fontana nel cortile e al ritratto di famiglia nel corridoio. Entrambi mostravano una famiglia di tre persone. I suoi genitori e il Signor Ludenburg non avrebbero voluto mantenere vivo il ricordo di Anna includendola in tali opere d’arte? La gente non avrebbe parlato della principessa perduta? Perché i suoi genitori avrebbero voluto nascondere un dipinto della loro famiglia originale nella scatola di sicurezza di Elsa? Eppure nessuno aveva mai detto una parola riguardo ad Anna prima d’ora. Infatti, la Mamma aveva sempre detto alle persone che lo chiedevano che non poteva avere altri figli oltre ad Elsa. “Questo non ha nessun senso,” disse Elsa, le sue domande arrivavano velocemente. Sentì il suo cuore accelerare e sentì un fischio nelle orecchie. Stava dimenticando qualcosa, ma cosa? “So che le persone hanno sempre cercato di proteggermi, ma come hanno fatto Mamma e Papà a fare in modo che l’intero regno si dimenticasse che io ho una sorella?” “Non lo so,” disse Olaf, avvicinandosi. “Forse lo spiega questa lettera. Quando ti è caduto il dipinto, questa era sotto di esso.” Elsa alzò lo sguardo sorpresa. “Lettera?” Olaf teneva un pezzo di pergamena nella sua mano di ramoscello. Elsa riconobbe subito la calligrafia. Era della Mamma. “Elsa!” sia Lord Peterssen che Hans la stavano chiamando, battendo ancora sulla porta. “Elsa, va tutto bene? Rispondici!” Elsa non rispose. Le dita tremavano, cercò di raggiungere la lettera nella mano tesa di Olaf mentre sentiva tintinnare una chiave nella porta. Il suo cuore batteva, scremò velocemente la lettera. Non c’era tempo di leggerla attentamente. Invece, cercava la risposta che aveva più bisogno di trovare. I suoi occhi passarono sopra parole e frasi come troll, la Valle delle Rocce Viventi, e un segreto che abbiamo nascosto per anni e continuò a cercare fino a quando non trovò ciò che stava cercando. Amiamo molto te e tua sorella, ma le circostanze ci hanno costretti a separarvi. Separarci? Voleva dire che Anna era viva? Elsa iniziò a ridere e piangere allo stesso tempo. Non era sola. Aveva una sorella! “Olaf! È viva! Anna è viva!” disse Elsa mentre il tumulto fuori dalla sua porta aumentava. Il volto di Olaf si aprì in un sorriso dentellato. “Dove si trova? Dobbiamo trovarla!” “Lo so! Lo so!” Elsa guardò ancora verso la lettera, preparata a leggerla per bene ed apprendere come ciò fosse possibile. Cara Elsa, Se stai leggendo questa lettera, noi non ci siamo più. Altrimenti—” La porta della sua camera da letto si spalancò. La lettera scivolò dalle mani di Elsa mentre Olaf si lanciò nel camerino. Hans si precipitò nella stanza. “Elsa!” disse, la sua faccia piena di paura. “Cosa è successo? Stai bene?” “Sto bene!” insistette Elsa, spingendo Hans fuori dalla porta mentre lui, Lord Peterssen, Gerda, e il Duca di Weselton cercavano di entrare. Si spostò nel corridoio, chiudendo la porta dietro di lei, e realizzò che c’erano anche Kai e Olina. Elsa si chiese: erano coinvolti anche loro nel segreto? Sapevano di Anna e dove si trovasse? Aveva così tante nuove domande che avevano bisogno di una risposta. Lord Peterssen si strinse il petto. “Pensavamo che fossi ferita.” “No,” disse Elsa, ridendo suo malgrado. “Sto bene. Sto molto più che bene. Veramente.” “Perché non ci rispondevi?” supplicò Hans. “Pensavamo...” Il Duca guardava attentamente Elsa da sopra i suoi occhiali. “Pensavamo che stesse fuggendo via dalla proposta di Hans.” “Proposta?” ripeté Elsa, e poi si ricordò tutto in una volta di cosa stavano parlando prima di sentire la caduta di Olaf e tornare in fretta dentro la sua camera. “Io...” Aveva bisogno di leggere quella lettera. Quali circostanze obbligarono i suoi genitori a separare le loro figlie? Perché non ha saputo dei suoi poteri fino alla morte dei suoi genitori? Perché il resto del regno non parla di Anna? Se sua sorella era viva, dove si trovava? Elsa l’aveva spaventata con la sua magia? Aveva bisogno di leggere immediatamente quella lettera. “Sì, il Principe Hans sta aspettando una risposta,” disse il Duca, muovendosi verso un Hans confuso. “Credo che questa conversazione dovrebbe aspettare fino a dopo la cerimonia,” disse Hans. “Sì, dobbiamo andare alla cappella,” ricordò Lord Peterssen al Duca. Gerda mise una mano sul braccio di Elsa. “Principessa, sembra accaldata.” “Hans, io...” Elsa guardava verso Hans e gli altri. Tutto quello a cui riusciva a pensare era la lettera della Mamma. “Ho bisogno di un altro momento.” Cercava di raggiungere la maniglia della porta. Il Duca teneva la porta chiusa. “Penso che abbia passato abbastanza tempo chiudendo fuori le persone,” disse fermamente. “Non crede?” Elsa sentì un lampo di rabbia alle parole del Duca. “Non può parlare alla principessa in questo modo,” disse Hans. I due iniziarono a discutere. Elsa guardava disperatamente indietro verso la sua porta. Una lettera con la chiave del suo passato era da una parte, mentre Hans e il Duca che stavano decidendo il suo futuro dall’altra. Le sue dita iniziarono a formicolare, e questa volta non riusciva a trattenere le sue emozioni. Aveva bisogno di arrivare a quella lettera. “Non lo farò adesso,” disse tremante Elsa, e il Duca cercò nuovamente di interromperla. “E ora con permesso.” Il Duca le toccò il braccio. “Principessa, se potessi—” Il suo colletto cominciava a prudere terribilmente, e le sue emozioni erano troppo forti da controllare. “No, non può,” Elsa scattò. “Ho bisogno di tornare in camera. E ritengo che voi dobbiate andare.” “Andarmene?” Il Duca sembrava oltraggiato. “Prima dell’incoronazione?” “Principessa, non c’è tempo per tornare ancora nella tua camera,” supplicò Lord Peterssen. “Il vescovo sta aspettando,” aggiunse Kai. “Principessa?” disse Gerda, incerta. “State bene?” No, lei non stava bene. Aveva bisogno di leggere quella lettera. Le circostanze ci hanno obbligati a separarvi. Aveva bisogno di trovare Anna. Erano state separate per troppo tempo. Elsa guardava ancora verso la folla davanti a lei e la porta. Se non l’avessero lasciata entrare, avrebbe trovato un altro modo di farlo. Avrebbe fatto il giro. Elsa provò a farsi strada tra la folla in preda alla disperazione. Le maniche erano così strette: poteva a malapena muovere le braccia. “Elsa, aspetta.” Hans la raggiunse, togliendole accidentalmente uno dei suoi guanti. “Ridammi il guanto!” Elsa fu presa dal panico. Hans lo teneva fuori dalla sua portata. “Qualcosa ti disturba. Per favore, parla con me,” disse. “Lascia che ti aiuti.” “Principessa! Il vescovo sta aspettando,” disse Lord Peterssen. “Weselton è uno stretto partner commerciale e io devo essere presente all’incoronazione...” stava borbottando il Duca. Gerda provò a intervenire. “La Principessa è sconvolta.” Elsa chiuse gli occhi. “Basta,” sospirò. Il Duca continuava a parlare. “Sto cercando di aiutarvi a presentarvi nella miglior luce dopo esservi rinchiusa e...” Elsa aveva bisogno che smettesse di parlare. Tutto quello che riusciva a sentire nella sua testa erano le parole della Mamma. Amiamo molto te e tua sorella. Sorella. Sorella. Aveva una sorella! Non importava nient’altro. Li superò e corse giù per il corridoio. Le voci la seguivano. “Principessa, aspetta!” urlò Kai. Elsa era stanca di aspettare. Aveva bisogno di leggere quella lettera. Sorella. Sorella. Il suo respiro era ridotto a uno straccio e le sue dita formicolavano così tanto che bruciavano. “Principessa Elsa!” la chiamò Hans. “Ho detto basta!” Il ghiaccio volò via dalle sue mani con una tale forza che colpì il pavimento, che si trasformarono in ghiaccioli frastagliati e contorti, che formarono un’immediata barriera tra lei e gli altri. Hans saltò all’indietro dalla traiettoria di uno spuntone che stava per colpirlo al petto. Il Duca finì in ginocchio. Cristalli di ghiaccio galleggiavano nell’aria e caderono silenziosamente sul pavimento. Elsa ansimava in preda all’orrore. Il suo segreto non era più un segreto. “Stregoneria!” sentì sospirare il Duca. La sua faccia stava pulsando di rabbia mentre cercava di alzarsi. “Quindi ecco il perché. Sapevo che c’era sotto qualcosa di losco qui!” Elsa afferrò la sua stessa mano sotto shock. Incrociò lo sguardo di Hans e notò la sua confusione. “Elsa?” sospirò. Fece l’unica cosa che poteva fare: scappare. Correva in fondo al corridoio, sfondando le porte più vicine che riusciva a trovare. “Eccola!” urlò qualcuno. Senza rendersene conto, Elsa era uscita dal castello. Stava in piedi nel cortile di fronte alla statua sua e dei suoi genitori, dove centinaia di persone stavano aspettando. Quando la videro, la gente iniziò ad applaudire ed esultare. Elsa iniziò ad indietreggiare, quando sentì delle voci. Hans, Kai, il Duca, e Lord Peterssen stavano arrivando. Non avendo scelta, scese i gradini, reggendo l’abito dell’incoronazione mentre sfrecciava tra la folla. “È lei!” urlarono. “Principessa Elsa!” le persone si inchinavano verso di lei. Girò in tondo, cercando una via di uscita tra la folla. Un uomo la fermò “La nostra futura regina!” Il suo cuore stava martellando. Doveva provare ad andare da un’altra parte. Una donna che stava tenendo un bambino fece un passo avanti. “Vostra Maestà,” disse gentilmente. Elsa pensò immediatamente a sua madre e a Anna. “State poco bene?” chiese la donna. “No,” sospirò Elsa, i suoi occhi guardavano da destra a sinistra mentre indietreggiava ancora una volta. Urtò la fontana con la statua di famiglia dietro di lei e tese le sue mani per fermarsi. Immediatamente, l’acqua della fontana congelò. Il geyser che stava sparando alto nel cielo cristallizzò a mezz’aria, come se cercasse di afferrarla. Gli abitanti del villaggio gridarono. “Eccola!” sentì urlare il Duca dalle scale del castello. “Fermatela!” Elsa vide Hans e Lord Peterssen e esitò. Hans era la sua ancora di salvezza, ma non poteva rischiare di fargli del male. Non poteva rischiare di far del male a nessuno. Stava pensando ad un modo di scappare, ma la gente era dappertutto. Non lo capivano? Non riusciva a controllare quello che faceva. Aveva bisogno di stare da sola. “Per favore, state lontani da me. State lontani!” Altra neve uscì dalle sue mani e colpirono le scale del castello, esplodendo con tale forza da ghiacciarle. Il movimento fece nuovamente cadere il Duca in terra, facendo volare i suoi occhiali. Elsa respirava a fatica sotto shock. Il Duca si sedette, cercando i suoi occhiali. “Mostro. Mostro!” gridò Non lo era. Non voleva far del male a nessuno. Si guardò attorno in cerca di qualcuno che la capisse, ma non c’era nessuno. La sua gente la guardava terrorizzata. Anche la donna gentile ora sembrava voler proteggere il suo bambino da Elsa. Sorella. Anna una volta sapeva che Elsa aveva l’abilità di fare magie. Sicuramente, Anna sarebbe stata in grado di comprenderla nuovamente. Elsa doveva trovarla a tutti i costi. Elsa iniziò a correre ancora e non si è fermata fino a quando non è uscita dal cortile del castello e ha raggiunto il villaggio. “Elsa!” si sentì chiamare da Hans. “Elsa!” Ma continuò a correre. Vide i gradini che portavano giù verso l’acqua e li scese, correndo fino a quando non c’era altro che acqua di fronte a lei. Non c’era nessun posto dove andare. Indietreggiò quando vide Hans avvicinarsi, e il suo piede sfiorò l’acqua. Istantaneamente, l’acqua congelò sotto alla sua scarpa. Abbassò lo sguardo meravigliata mentre minuscoli cristalli di ghiaccio si diffusero.. Il vento iniziava a soffiare e la neve iniziava a cadere mentre lei fece un altro passo. Il ghiaccio si diffuse ancora, formando un sentiero per la sua fuga. Lo prese. “Aspetta, per favore!” la pregò Hans, correndo dietro di lei con Lord Peterssen sulle sue tracce. La neve stava cadendo più copiosa. “Elsa, fermati!” Elsa non si sarebbe fermata ora. Trovare sua sorella era molto più importante di qualsiasi altra cosa al mondo. Tutti i pensieri riguardo la sua incoronazione scivolarono via. Elsa prese un respiro profondo e continuò sul ghiaccio, pregando che non si rompesse sotto il suo piede. Il ghiaccio teneva, diffondendosi mentre lei ci correva sopra. Il mantello sventolava attorno a lei, Elsa sentiva la determinazione scorrere nelle vene mentre attraversava il fiordo verso una crescente oscurità.
  11. Beh si, nell'attesa se proprio non si riesce ad aspettare maggio, e vista la situazione chi ci riuscirebbe, mi farebbe piacere se la leggessi e mi facessi sapere cosa ne pensi, i capitoli escono la domenica e il giovedì, salvo imprevisti. Ho già tradotto tutto il libro, quindi I capitoli sono già belli che pronti xD

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