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[MILLENNIUM GAMES] ~ Contest Di Scrittura


Tr-8r

Post raccomandati

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:pokeball::starter::pokeball:

RIECCOCI QUA!

Oggi ha inizio il primo contest di scrittura dei Millennium Games! :D

*

Dopo il fantastico contest di disegno abbiamo deciso di aprire un contest di scrittura, chiunque può partecipare, basta un po di fantasia :)

*

LE TRACCE

  • ​Una trama di un nuovo capitolo di una qualsiasi saga video ludica​
  • Una poesia che esprima le sensazioni che provi giocando a pokemon
  • Un racconto su un team malvagio della serie pokémon, o in alternativa un racconto incentrato su un capo di un team all'interno della saga pokémon

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A testo compiuto si è pregati di compilare il seguente modulo prima di postare:

NICK SUL FORUM:
TRACCIA:
 


Si consiglia inoltre di mettere il testo sotto spoiler


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I PREMI

PRIMO CLASSIFICATO: 3 poképoints


SECONDO CLASSIFICATO: 2 poképoints


TERZO CLASSIFICATO: 1 poképoints


PREMIO ORIGINALITà : 1 doll e 0,10 poképoints


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I testi saranno valutati dai giudici: -ila, Simo97, DIO.darph,â˜Peter Panâ˜


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ATTENZIONE


Nel caso si scopra che il testo è stato copiato da un qualsiasi altro sito, o dal forum stesso l'utente colpevole dell'infrazione verrà  eliminato dal contest


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il contest chiuderà  il 6 Febbraio alle 23:59


:pokeball: :starter: :pokeball:

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Nickname sul forum:MegaSceptile2002


Traccia:3


La vita di Max e Ivan


Era una bella mattina del 2000 e i due fratelli Max ed Ivan dormivano nella loro stanza.Ad un tratto furono svegliati da un tremore:il pokemon continente si era svegliato!Groudon stava distruggendo tutta la parte dove non c'era il mare,allora Max guardandolo disse"Un giorno,prima o poi,quel pokemon sarà  mio!Lo userò per scopi benefici e salvare i pokemon in difficoltà ",ma il fratello rispose"Nessuno riuscirà  a controllare Groudon!Quel pokemon nasconde una potenza terribile,se non ci riescono gli adulti figuriamoci che tu ci riesca!",i due ragazzi non si erano ancora resi conto che erano in pericolo,erano così occupati a parlare di quel pokemon che avevano dimenticato di scappare!"Ivan,Max!Scappate!C'è un terremoto!"disse la mamma con una vocina flebile che arrivava appena nel piano superiore dove c'erano i due,"Forza!Dobbiamo uscire,dobbiamo scappare da Groudn prima che distrugga Porto Algheropoli!"disse Max al fratello minore,così i due fratelli scesero le scale e arrivarono al piano terra,"Aiutateci!Max,Ivan!Siamo qui!Venite c'è una voragine nel pavimento,non ce la facciamo più a mantenerci in piedi!"dissero la madre e il padre dei ragazzi,"Ivan!Tu hai 3 anni in più da vivere!Devi salvare il mondo,se io non ce la farò ricordati sempre di noi quando eravamo piccoli,ora devo salvare i nostri genitori,tu scappa e salvati!"disse Max con le lacrime agli occhi,"M-Ma così non ti potrò rivedere!"rispose il fratello minore,ma Max rispose urlando"Scappa!Scappa e salvati da qui,te lo dicono sempre che tu sei il futuro della famiglia!Ora vai via!"così Ivan scappò di casa e andò verso la parte marittima di Porto Algheropoli,sapeva che lì Groudon non lo poteva colpire.Una piccola e indifesa voce arrivò alle orecchie del ragazzo,un Carvanha si stava avvicinando a lui in cerca di aiuto,"Credo che tuo fratello maggiore ti abbia fatto scappare per proteggerti da...cosa?Lì c'è il pokemon oceano:Kyogre!"disse Ivan prendendo Carvanha in braccio e scappando verso Forestopoli che era molto distante da dov'era lui!Come poteva fare Ivan a scappare?"Ivan!Sto arrivando!"disse un allenatore dai capelli d'argento su uno Skarmory"Ti salvo io!Salta su!"disse quel ragazzo,"Ma la mia famiglia si trova ancora dentro casa,dobbiamo salvarli!"rispose Ivan,ma il ragazzo dai capelli d'argento rispose"Claydol userà  psichico per teletrasportarli qui!"allora il pokemon usò psichico ma arrivò solo Max che disse"Mi dispiace...non sono riuscito a salvarli",allora Ivan disse"Non è colpa tua,ora andiamo con questo ragazzo,ci salverà  da Groudon e Kyogre!",così salparono sul pokemon e arrivarono a Ferruggipoli che era molto distante dal luogo di prima!"Io devo andare!Mio padre mi aspetta alla Devon Spa,qui vicino c'è un hotel dove si può stare gratis per un mese,alla prossima!"disse il gentil ragazzo che si avviò nell'edificio da lui detto,"Andiamo!Spero che la potenza leggendaria dei due pokemon non arrivi fin qui"disse Max.


Mentre i due fratelli riposavano Groudon e Kyogre combattevano senza sosta finché con un attacco della stessa potenza e nello stesso momento li fece ritornare alla Grotta dei Tempi.


15 anni dopo:


"Abbiamo deciso di far diventare l'intero mondo un posto dove regnano solo i pokemon di tipo acqua!"disse Ivan nel covo del Team Idro


"Abbiamo deciso di far diventare l'intero mondo un posto dove regnano solo i pokemon terra e fuco!"disse Max nel covo del Team Magma.


I due fratelli erano diventati nemici e avevano un proprio Team malvagio,ma ognuno aveva un diverso scopo.


Nel frattempo ad Albanova:


"Sei pronto per la tua nuova avventura?Treecko ti aiuterà  a vincere il male,ma soprattutto i capipalestra di Hoenn,ciao figlioletto mio!"disse la mamma di un ragazzo che stava per partire.


Dopo aver conquistato tutte le medaglie:


"Finalmente ho tutte le medaglie!Sei felice Vera?"disse Gabriele felicemente,"Si,certo!Ne ho anche io otto!"rispose l'amica.


Nel frattempo a Ceneride:


"Abbiamo tutto!Possiamo entrare nella sala a destra della Grotta dei Tempi per catturare Kyogre!"disse Ivan,ma dell'altro lato di Ceneride c'era il Team Magma e il capo diceva"Entreremo nella sala a sinistra e cattureremo Groudon per distruggere finalmente Hoenn e sconfiggere il Team Idro!",entrambi i Team erano arrivati davanti al portone quando ad un tratto"Non potete entrare!Solo chi ha il permesso può!"disse Adriano,"Cosa succede Adriano?C'è qualche problema?"disse Gabriele avvicinatosi ad esso,"Noi entreremo!Dobbiamo svolgere i nostri piani malvagi!"dissero insieme Max ed Ivan,così entrarono e Adriano,Gabriele e Vera li seguirono.


"Questa gemma risveglierà  il pokemon leggendario Groudon!"disse Max,davanti ad un Groudon di pietra immobilizzato,la stessa cosa disse Ivan.I due pokemon si stavano risvegliando e poi si Archeoevolsero si Archeo-Groudon e Archeo-Kyogre,i piani del Team erano stati portati a buon termine,poi Ivan disse"Kyogre!Attacca Groudon!",ma Max rispose"Groudon!Attacca Kyogre!",ma loro non potevano colpirsi,la potenza dell'Archeorisveglio aveva fatto in modo che i due non si colpissero."Il soffitto sta crollando!Dobbiamo uscire da qui!"disse Vera,"Devo salvare Ivan"disse Max.Allora il capo del Team Magma si avviò verso Ivan che stava cadendo in una voragine con della lava dentro"Ti salverò!Quindici anni fa non ho salvato la nostra famiglia,ma ora salverò te!"disse Max,le due mani si stavano avvicinando e Max riuscì a salvare il fratello che rispose"Grazie!Noi siamo come Archeo Groudon e Archeo Kyogre perchè non possiamo colpirci anche se ci mettiamo tutto l'impegno possibile,distruggiamo la Gemma Blu e la Gemma Rossa,così  i due pokemon diventeranno immobili!"così distrussero le due gemme e salvarono Hoenn.


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Questa è la storia dei fratelli Max ed Ivan che non potevano mai farsi del male come Archeo-Groudon e Archeo-Kyogre!


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NICK SUL FORUM:MegaDiancie
TRACCIA:La terza :£

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Saturno ~What happened in me?~
Era una normalissima giornata primaverile,il piccolo Simon Turn stava tornando da scuola ed era pronto alla sua solita routine. Simon era un undicenne incompreso, veniva preso in giro da tutti e la maggior parte dei bulli del quartiere lo picchiava. Simon mentre sta tornando da scuola incontra Frank il bullo che più gli dava fastidio, egli gli comincia a dare dei calci quando all'improvviso si sentì un rumore acutissimo e frastornante che bloccò il tempo, Frank era immobile, tutto era immobile!Tranne Simon.Quando Simon sente una voce che gli dice:
''Scappa, Simon scappa da questo mondo! Vieni con mee''.
Simon corre verso il portone di casa sua ma tutto era immobile e Simon non riusciva ad aprire.Simon si trova improvvisamente su una zolla di terra giallognola e qui Simon si ritrova davanti degli anelli che girano. Era di certo il pianeta Saturno!Simon era stato trasporta lì e pensò:
''Sono sicuro che ad avermi telatrasportato qui sei stato tu Palkia e ad aver bloccato il tempo sei stato tu Dialga, grazie mi avete salvato da quel bullo che sicuramente ora avrà  paura di me!''
Simon si ritrova davanti i due enormi colossi che spariscono.Simon ritorna sulla Terra! Bhe, ma quella non era la Terra era un mondo oscuro, Simon vedeva solo riflessi viola scuro che lo guidavano verso un rumore che si faceva sempre più fastidioso...Qui incontra un colosso enorme che sta per attacarlo con una palla oscura, Simon per fortuna non sente niente ma si ritrova davanti i due padroni dello Spazio e del Tempo che lo difendono ma purtroppo subiscono gravi danni. Simon si ritrova davanti Frank che impaurito scappa.Simon grazie quei due grandi pokemon è riuscito a far fronte al bullismo ma rimane in lui un grande vuoto causato dalla scomparsa dei due pokemon.
Ora Simon è uno studente di Astrologia all'università  e fa di tutto per rivedere quei pokemon che gli hanno salvato la vita ma non riesce. Quando un giorno incontra una ragazza misteriosa che parla con un signore dai capelli celesti e gli dice:
''Capo, quei due pokemon del Tempo e dello Spazio ci sono sfuggiti ci servono per annientare il pokemon del mondo distorto così riusciremo a dominare tutto!''
Simon desideroso di vendetta nei confronti di quel pokemon si fa arruolare in questo Team Galassia ,anche a costo di essere cattivo, sotto il soprannome di Saturno.Saturno riesce a fare molte cose importanti all'interno di questo team così da diventare vicecapo. Saturno riesce persino a catture il pokemon dello spazio Deoxys e riesce a dominarlo tutto per vendicarsi.Ed ecco che finalmente i due pokemon del tempo e dello spazio danno loro tracce e vengono catturati dal team Galassia e quindi mano mano col passare del tempo riescono ad avvicinarsi a Giratina che riescono a sconfiggere e per fare tutto questo i due pokemon padroni sono esausti e cadono a terra per fatica. Una volta sconfitto Giratina tutti i generali felici dicono:
''Evvai abbiamo conquistato il mondo distorto saremo i padroni di tutto l'universo!'' senza fregarsene niente dei pokemon a terra che hanno dato tutte le loro forze''
Simon capisce che il team Galassia era solo un team di malvagi e infami che pensavono solo a loro stessi e pentito si inginocchia davanti Dialga e Palkia e dice:
''MA COSA HO FATTO!?'' urlando e piangendo allo stesso tempo. Ma il team Galassia non aveva ragione. Giratina riuscì a rialzarsi e con uno dei suoi attacchi micidiali uccise tutti con un Oscurotuffo. Ma uccise tutti tranne Simon che era stato salvato dai i due pokemon che per vederlo vivo hanno consumato le loro ultime forze morendo.

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Nick sul forum:Rubygame


Traccia:La terza :3



"Tu tuu...tu tuuu...tu tuu...

 

<<La sveglia suona,devo sbrigarmi ad aprire la palestra...perché la cosa mi angoscia così tanto?>>

 

Feci in fretta a prepararmi per essere sempre in condizioni perfette per accogliere i miei sfidanti ma come ogni mattina ai miei occhi non trovai due o tre allenatori che mi sarei levato dai piedi facilmente ma una montagna di gente che faceva la fila per lottare.

Una noia mortale direi,ma lo definirei più un esaurimento.

Pochi mesi fa,diventato capopalestra da poco,non veniva nessuno nella mia palestra,ma poi vincita dopo vincita si cominciò a parlare di "un grandioso capopalestra imbattibile" e adesso sono sommerso da allenatori che vengono da ogni dove per riuscire a battermi.Solo pochi ci riescono e solo quelli meriterebbero di presentarsi,almeno non perderei tempo inutilmente.

Quel giorno però,dopo consecutive vincite,subii una sconfitta.Una sconfitta piuttosto amara da assaporare visto che avrei potuto fare di meglio se mi sarei impegnato.La ragazza che riuscì nell' "impresa" doveva avere all'incirca la mia età  e la sua squadra non era niente male,ma se mi concederebbe la rivincita non avrei pietà .

Quando arrivò il momento di consegnare la medaglia Terra alla sfidante ero molto entusiasta,era da un po' che non lo facevo e farlo mi faceva ricordare di essere un capopalestra.Tutto il mio entusiasmo però si trasformò in stupore alla reazione anomala della ragazza.Quando stavo per porgergli la medaglia nelle mani lei la rifiutò affermando che non ne aveva bisogno.Prima di andarsene disse che sarebbe ritornata per un'altra sfida sperando che avrei lottato al massimo delle forze.

Magari si era accorta che avevo lottato con superficialità ?

Ma anche ammesso ciò,un altro allenatore non mi avrebbe mai sfidato se non per strappare dalle mie mani la tanto sognata madaglia.

 

Cominciarono a passare i giorni e poi i mesi,nessuna traccia della sfidante che mi regalò la mia ultima sconfitta fino ad'oggi,cominciai a credere che non sarebbe ritornata,ma la cosa non mi importava più di tanto,per lo più mi incuriosiva il perché di quel comportamento da parte sua.Poi un giorno mi sembrò quasi che fui io ad andare da lei.

Mi trovavo al Centro Commerciale di Azzuropoli per far scorta di alcuni strumenti ed MT per i miei Pokemon,che avrei trovato solo in quell'immenso edificio,quando la scorsi all'ultimo piano a scegliere la bibita da comprare a un distributore.La ignorai senza darle peso ma grazie alla mia amica Sfortuna fu lei a venirmi incontro dopo avermi riconosciuto,mi invitò a sedermi con lei a un tavolo e anche se avrei preferito rifiutare accettai la proposta.

Mentre lei continuava a porsi il dilemma di quale bibita comprare fra le sole tre rimaste decisi di attacar discorso chiedendogli se avrebbe avuto ancora intenzione di sfidarmi.Una domanda indiscreta per iniziare una conversazione ma volevo sfamare la mia curiosità .Mi rispose che era tornata a Kanto proprio per lottare di nuovo con me e questo mi portò a porle una serie di domande a cui desideravo dare una risposta.

Dopo la mia specie di interrogatorio svelai i miei dubbi,Julienne(mi  ricordai  di chiederle il nome alla fine)era un'aspirante archeologa che viaggiava per fare nuove scoperte ma gli piacevano molto anche le lotte Pokemon e per questo non esitava a sfidare i capopalestra delle città  che visitava.Però...che fosse ritornata a Kanto veramente per sfidare di nuovo me?

Non volli chiederglielo,in quel momento aspettavo solo si decidesse a comprare una maledette bibita per poi trovare un luogo adatto alla lotta.Tornare a Smeraldopoli avrebbe richiesto troppo tempo e io volevo la rivincita.

La nostra sfida non lasciò fiato ai miei Pokemon ma neanche ai suoi,nonostante ciò vinse nuovamente lei benché lottai con tutte le mie forze.Una lotta mozzafiato che questa volta lasciò Julienne soddisfatta facendole ammettere di essere orgogliosa di aver vinto contro il capopalestra più temuto.

<<E'stato divertente,Giovanni!>> il suo ultimo commento prima di volarsene via. 

 

Pensavo che non l'avrei più rivista ma mi sbagliavo.Non passarono molti giorni infatti che me la ritrovai nuovamente tra la sfilza di allenatori che volevano sfidare la palestra.Si divertiva così tanto a battermi?

Quando arrivò il suo turno disse che era venuta semplicemente per parlarmi,cosa aveva da dire a uno che conosceva appena?

E poi non si sarà  annoiata ad aspettare tutto quel tempo?

Per poter parlare tranquillamente interruppi temporaneamente le lotte e ascoltai quello che aveva da dirmi.

<<Sai...non sono ritornata a Kanto solo per sfidare di nuovo te ma anche perché questa regione è ricca di combustibili,quindi intendo restarci per un po'.

B-beh,insomma...volevo chiederti se...potevi prestarmi i tuoi Pokemon Terra per aiutarmi negli scavi...>>

Quelle furono le parole che uscirono dalla sua bocca.Sapevo che non poteva essere ritornata a Kanto solo per una semplice lotta e forse chiedermi i miei Pokemon era il suo scopo fin dal principio.C'era da aspettarselo...e allora perché mi sentivo così deluso?

Ovviamente non accettai rispondendole in modo freddo e sgarbato ma dopo essere giunta ogni giorno per chiedermi sempre la stessa domanda,acconsentii.Gli diedi la mia squadra principale e per battere gli sfidanti della palestra scelsi un'altra squadra che non usavo da tempo anche se questo mi avrebbe messo leggermente in svantaggio nelle lotte in palestra.

Ogni giorno però mi accertavo che i miei Pokemon stessero bene andando da lei sul luogo degli scavi,non mi fidavo e volevo tenerla sotto controllo.

 

Con il passare dei giorni cominciai a prendere confidenza con Julienne scoprendo che era così determinata in questi scavi perché se sarebbe riuscita a reperire un fossile importante avrebbe potuto diventare un'archeologa professionista.

Cominciai a conoscerla per bene e più scorrevano i mesi più cresceva dentro di me un sentimento che non credevo sarei mai riuscito a provare per una persona.

 

Alla fine Julienne non riuscì a compiere il suo obbiettivo nonostante tutto il suo impegno,ammetto che avrei voluto continuasse ad usufruire dei miei Pokemon per continuare a restare a Kanto,la sua presenza non era spiacevole e parlare e divertirmi con lei quando non era impegnata con gli scavi riusciva a distogliermi da tutti i miei pensieri.

Poi una notte,successe quel che successe.Il mio sentimento fu ricambiato e fu così che nacque...nostro figlio.

Ma quando venne al mondo venne subito lasciato dalle braccia della madre,Julienne era un'archeologa,sentiva il bisogno di viaggiare e di scoprire,non aveva intenzione di restare con noi,ma prima di ripartire per nuove avventure,promise che un giorno sarebbe ritornata,ma  non per chiedere i Pokemon a qualche altro capopalestra ma per rivedere la sua famiglia."

 

 

<<Capisco,quindi è così che sono nato...questo è successo prima che tu diventassi il capo del Team Rocket e prima di incontrare quel ragazzo...Rosso,giusto?>>

<<Esatto...>>

<<Ma papà ...perché "Argento"?>>

<<Perché quella notte il cielo era colorato di un bianco splendente,il blu non esisteva.>>

<<Magari un giorno la rivedrai.>>


<<No.La rivedremo.>>


 

Prima di tutto abbiate pietà  per la grammatica,avrò sbagliato sicuramente la punteggiatura e anche se l'ho coretto tremila volte l'ortografia resterà  oscena à§.à§

La storia ho voluto incentrarla su Giovanni perché amo alla follia questo personaggio insieme al figlio **

Comunque sia credo che tutti sappiano che Argento è il figlio di Giovanni,quindi non credo di dover dare spiegazioni per la trama lol

Inoltre ho dovuto sintetizzare molto la storia perché il papiro originale era troppo...papiro(?)

Ho anche cercato di non soffermarmi troppo sulla parte finale facendola diventare solo un'allussione a cose che io non dovrei neanche pensare e.e

Beh,contrariamente dalle mie solite storie drammatiche in questa non è morto nessuno quindi è più allegra *v*

Spero in sé la storia sia carina °^°

Ok,ho finito *vola via*
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 Nick sul forum: Gaetano

Traccia 1

Saga Diablo capitolo IV

Atto I

Una stella di sangue.

 

Dopo la morte dell'Arcangelo Malthael precipitato dal Pandemonio verso la terra, la pietra nera delle anime ricettacolo dei sei maligni e del primo tra essi Diablo è rimasta per vent'anni nelle profondità  del Pandemonio stesso, fino a quando L'Arcangelo della giustizia Michael non decise di rubarla.

Grazie alla pietra e ai poteri in essa contenuti, riesce a invertire gli equilibri del sanctuarium stesso e attacca Nuova Tristram con un orda di non morti.

L'Oscuro viaggiatore (personaggio scelto dal giocatore) cerca di proteggere la veggente Lea dall'orda,ma grazie all'attacco del Maligno Duriel signore del dolore, riportato in vita dall'Arcangelo Michael, viene rapita e portata nel Pandemonio.

L'Oscuro viaggiatore allora richiede all'Arcangelo della saggezza Tyrael e all'Arcangelo supremo Imperius il permesso di passare attraverso il Paradiso, ma gli angeli gli rivelano che la strada è stata sbarrata da Michael e che il Pandemonio non è più raggiungibile per quella via.

L'Oscuro Viaggiatore fuorviato dei maligni sussurri di Belial Signore della menzogna non ci crede, grazie ai suoi poteri si apre la via attraverso il Paradiso trucidando centinaia di Angeli, ma arrivato alle porte del Pandemonio scopre che,come gli Arcangeli gli avevano detto, esse sono sbarrate e proprio in quel momento di sconforto Belial lo attacca, ma grazie all'aiuto degli Arcangeli che perdonano l'Oscuro Viaggiatore, il Signore della menzogna viene sconfitto.

 

Atto II

Il perdono è vita.

 

Grazie all'aiuto degli Arcangeli Tyrael e Imperius, l'Oscuro viaggiatore scopre che l'unica persona in tutta Sanctuarium che sa come recuperare Lea prima che Michael la uccida, é Adria,la madre di Lea morta nella guerra vent'anni prima, ma gli rivelano che nemmeno loro sono abbastanza potenti da riportarla in vita e che soprattutto non è una decisione facile da prendere ( Adria stessa in Diablo III tradì l'Oscuro viaggiatore consegnando Lea a Diablo e aprendogli le porte del Paradiso).

 L'Oscuro viaggiatore allora si dirige verso Cuor della Marca e dopo uno scontro con Andariel Signore dell'angoscia riesce a recuperare la falce di Malthael, L'Arcangelo della morte e a riportare in vita Adria.

 

Atto III

Il peccato e l'odio.

 

Adria,dopo essere stata resuscitata, si rivela essere ancora più fanatica nella fedeltà  al suo Signore Diablo, attacca l'Oscuro viaggiatore e grazie all'aiuto dei Maligni Azmodan Signore del peccato e Mephiso Signore dell'odio riesce a recuperare la pietra della luce dal Paradiso, a riaprire la via per il Pandemonio e ad arrivare nel punto del Pandemonio in cui Michael e Lea sono trincerati.

 

Atto IV

L'Arcangelo del tradimento?

 

L'Arcangelo Michael convinto di essersi guadagnato la fiducia di Adria gli ordina di usare la pietra della luce come catalizzatore e di aiutarlo ad assorbire i poteri di Diablo e di Lea. Nel frattempo anche L'Oscuro viaggiatore è entrato nella fortezza del Pandemonio, ma non risce a raggiungere Adria a causa dell'attacco del Maligno Baal Signore della distruzione e delle sue orde di demoni.

Adria tradisce Michael e usa la pietra per riportare in vita Diablo nel corpo di Lea.

 Il Malvagio,più forte che mai, torna in vita e attacca il paradiso Terrestre, riesce a sconfiggere Tyrael e Imperius,ma alla fine viene sconfitto dall'Oscuro viaggiatore.

 

Atto V

Questa è vera giustizia?

 

Vittorioso l'Oscuro viaggiatore si riunisce con Lea e scopre che l'Arcangelo Michael è ancora vivo e che, non ancora stanco del fallimento, ha rubato la falce di Maltael e l'ha usata per evocare i mietitori che vagano liberi sulla terra uccidendo ogni forma di vita.

L'Oscuro viaggiatore a capo degli Angeli attacca Cuor della Marca e Michael, che rivela che gli esseri umani non meritano la bellezza che è stata loro affidata: un mondo bellissimo in cui tutto è in armonia e che è insozzato da un solo essere l'uomo, che,grazie alla sua perfidia, ambizione e prepotenza,lo ha reso un luogo terribile.

L'Oscuro viaggiatore è quasi sedotto dalle parole di Michael, ma lo uccide perchè in fondo sono proprio le passioni dell'uomo che danno la bellezza al mondo e senza di esse il mondo stesso non avrebbe ragione di esistere.

Fine.

 

Personaggi utilizzabili:

 

Il Barbaro classico eroe fisico che preferisce il combattimento corpo a corpo non ha energia le sue combo di abilità  sono basate solo sul tempo di recupero.

Il Crociato combatte con grossi scudi, martelli e la magia della luce. La sua energia è la fede.

Il mago classico eroe che combatte con l'utilizzo di bastoni e della magia del fuoco, vento, ghiaccio e terra. La sua energia è la magia.

Lo sciamano eroe che combatte con pugnali avvelenati e utilizza la magia degli spiriti. La sua energia è la saggezza.

Il negromante eroe che combatte con armi a manico lungo e utilizza la magia di morte per comandare orde che distruggono i suoi nemici. La sua energia è il tormento.

L'Amazzone eroe che combatte con archi e balestre e usa la magia della natura per finire i suoi nemici. La sua energia è la vita.

Il cacciatore di demoni utilizza principalmente i pugnali,le trappole e le tecniche da assassino per aprirsi la strada fra i nemici. Le trappole consumano disciplina, le tecniche odio.

 

 

Gran parte dei luoghi e dei nomi in esso descritti non sono frutto della mia fantasia ma bensì sono di propietà  della Blizard casa produttrice di Diablo, Diablo II e Diablo III.

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Nick sul Forum: Vector


Traccia scelta: La numero 3


 


L’apoteosi e la distruzione di un sogno.


 



Tutto procedeva secondo i piani. Le sciocche e ignare reclute sorvegliavano le varie zone della montagna,convinte che fosse per loro giunto il grande momento. Ah,poveri ingenui. Non potevano nemmeno immaginare che,nel mondo perfetto,la loro presenza non era nemmeno contemplata. Dopo quella che gli parve un’eternità ,finalmente i generali diedero il via alla parte finale dell’operazione. Mille pensieri vorticavano minacciosi nella testa di Cyrus,rendendo la sua espressione totalmente indecifrabile. Catturare quegli inutili Pokemon dei laghi era stato un gioco da ragazzi. Tuttavia l’intervento di quel ragazzino aveva reso la seconda parte del piano decisamente più complicata. Ma la volontà  del giovane Capo era inappellabile. Aveva superato ogni ostacolo e l’aveva portato a poter toccare con un dito il proprio sogno. Gli venne portata la rosso catena. Rimase a guardarla per qualche minuto. Così luccicante e meravigliosa,irradiava potere più di quanto il sole irradia i suoi raggia nella più calda stagione. Ma non era quello il momento di mettersi a fantasticare. Era invece il tempo di agire. Lanciò la catena in aria e stette a guardarla,mentre pronunciava le parole fatidiche. Parole che aveva sognato di poter proferire da quando era ragazzo,da quando si era reso conto dell’incompletezza di questo patetico mondo. Come in un film la risposta fu immediata. L’atmosfera si caricò di tensione,diventando quasi elettrica. Poteva sentire sul suo corpo gli effetti della distorsione spazio-temporale che stava iniziando ad avvenire. Mentre era quasi in trance,di fronte allo spettacolo che stava per accadere,una recluta dall’aria terrorizzata comparve sulla soglia della vetta. Si mise a parlare fitto fitto con i generali,che immediatamente riferirono a Cyrus la situazione. Il ragazzino era tornato. Ma questa volta non era solo. Poco più indietro di lui infatti era stata avvistata anche la Campionessa Camilla. L’espressione dell’uomo si fece cupa,infuriata e preoccupata allo stesso tempo. Si voltò e rimase a guardare gli effetti prodotti dalla rosso catena. La distorsione era oramai pressoché completa,tant’è che riuscivano a distinguersi nitidamente due spaccature nell’aria. Questa apparente noncuranza della situazione sorprese molto i generali. Nemmeno convinti di quello che facevano riferirono alla recluta di fermare in tutti i modi il ragazzino,e soprattutto la Campionessa. Ma era troppo tardi. Non fecero in tempo a voltarsi che lui era lì,ansimante,ma determinato. Totalmente inutile fu la resistenza che tutti cercarono di opporre. Vennero sbaragliati come formiche. Tuttavia la situazione sembrò in un attimo nuovamente ribaltata. Fu un attimo,un lampo. E comparvero. I due titani del tempo e dello spazio. Ma avevano un’aria strana,diversa da quello che si narrava nelle leggende. Sembravano completamente soggiogati dalla rosso catena. Nel vedere ciò Cyurs ebbe un tuffo al cuore,venne invaso da una felicità  enorme. Chiunque poteva cercare di opporre resistenza,ma sarebbe spazzato via dalla potenza dei Pokemon del tempo e dello spazio. Erano sotto il suo totale controllo,poteva creare e distruggere,senza che nessuno potesse fare nulla. Era il suo momento. Stava  finalmente per fare suo il potere di un Dio. Come richiamati da quell’insulso ragazzino apparvero i tre Pokemon dei laghi. Ma loro potevano controllore il normale potere di Dialga e Palkia,non quello che i due avevano sviluppato in quel momento.  E Cyrus lo sapeva benissimo. Era proprio quello lo scopo della rosso catena. Portare al massimo le potenzialità  dei Pokemon,rendendoli al tempo stesso totalmente schiavi. Del tutto inutile fu quindi l’eroico intervento di Uxie,Azelf e Mesprit. Vennero spazzati via,come fossero esseri insignificanti. E ciò sconvolse tutti,ad eccezione del Capo del Team. Era proprio quello che voleva,lo si capiva da come fremeva. Ma non aveva fatto i conti con il potere dell’oscurità . Non fece in tempo a gridare,o a festeggiare l’apparente vittoria. Il cielo si fece scuro e un vortice misterioso comparve tra i due titani. Cyrus indietreggiò sconvolto. Non poteva nemmeno immaginare quello che sarebbe successo da li a pochi secondi. Tentacoli oscuri comparvero dalla voragine,stritolando Dialga e Palkia,tanto da ricacciarli nelle distorsioni spazio-temporali. L’uomo era terrorizzato,come del resto tutti i presenti. Ma era lui a trovarsi a pochi centimetri da quella sorta di buco nero. E fu davanti a lui che si stagliò una misteriosa sagome scura. Venne afferrato dall’oscurità ,e capì che tutto era finito. I suoi sogni,le sue speranze,le sue ambizioni. Da quasi concrete stavano lentamente scivolando via. E con loro anche lui stesso. Stava precipitando nel buio,inconsapevole del luogo in cui si sarebbe risvegliato.



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Nick sul Forum: Chube.

Traccia: 1

Elaborato:

"Giunti ad un certo punto nella vita, ci si può accorge soltanto a tale momento di quanto questa sia ingiusta.
Io non ho mai desiderato diventare un Ghoul. Perché proprio io?"

 

Erano oramai le ventitré quando Kaneki mi chiamò, così risposi. Porsi sul letto l'accappatoio e dopo essermi asciugato, vestito e posato sul comodino il cellulare, presi l'uscio di casa. Tempo fa, di certo non sarei uscito a tale ora da solo. Ma questo è un dettaglio che voglio trascurare, il passato non conta più nella mia vita.

Giunto all'Anteiku, trovai oltre a Benda sull'Occhio, anche Touka, Hinami, Nishiki, Tsukiyama, Renji, Uta, Banjou, Ayato, gli altri e ovviamente il Capo Yoshimura.

Dopo, non ricordo più niente.

 

Mi risvegliai, non so quanto tempo dopo, ma lo feci, ovviamente. Ero disteso per terra, su un tappeto ricoperto di macchie di sangue e di fianco ad un piccolo specchio. Lo presi in mano e vidi una cosa che non avrei mai visto vedere. Il mio occhio destro era diverso, con la pupilla rossa e la sclerotica nera e oscura come la notte.

Ero diventato un mostro, uno di loro, un essere ripugnante

dai quali io ero da sempre terrorizzato ma affascinato.

Però, mi mancava qualcosa. Non ero né umano, né un Ghoul e forse, dato che non appartenevo a nessuno di quei due mondi, non c'era posto per me nell'universo, se non a fianco dei miei amici. Peccato che, li avevo persi, per sempre. Non sapevo dove mi trovavo, così come dove sarei andato e quale sarebbe stata la mia fine. 

La stanza era vuota e l'unico oggetto presente era il tappeto. Però dalle parete bianche ma insanguinate, scorsi un gigantesco portone, dal quale, poco dopo, entrò Kaneki, ansimante e ferito.

 

Allora. E' quasi passata la mezzanotte ed io ovviamente mi decido a scrivere qualcosa :mki: 
Mi sono ispirato a Tokyo Ghoul ovviamente, il quale protagonista Kaneki, rimane vittima insieme ai suoi compagni di un attacco da parte di un gruppo di Ghoul esterno alla Ventesima Circoscrizione, luogo principale dei fatti della storia.
Tra questi, c'è anche Hide, la voce narrante, nonché nuovo personaggio principale di questo nuovo ipotetico capitolo. 

Divenuto Ghoul in seguito ad un esperimento su di lui compiuto, scopre che le persone da sempre a lui vicine in realtà  sono sempre state una minaccia per lui, ma che ora, possono solo essere un forte appoggio. 

Beh, se non conoscete la trama generale del manga/anime, qua c'è la wiki da cui si può capire tutto. 

Spero che apprezziate l'idea. Purtroppo, se non si conosce la serie, non è la stessa cosa à§_à§

Detto ciò, GL a tutti, compresi i giudici <3

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@Darki

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nick justcocco


traccia 1


possibile seguito di un metroid



ormai distrurri gli ultimi esemplari di metroid samus pensava che l'incubo fosse finito, ma i parassiti x erano riuscit anche ad emulare i loro acerrimi nemici, i metroid, quindi samus ora si trovava con vari problemi, infatti era anche diventata una ricercata dopo aver distrurro il laboratorio, quindi se voleva riuscire a salvare (per l'ennesima volta) il mondo doveva riuscire a sterminare i parassiti x tenendosi nell'ombra, ormai aveva riacquisito tutte le facoltà  perdute a causa dell'attacco dei parassiti, ma sapeva che esse non servivano per battere i metroid-x, quindi decise di ritornare sul suo pianeta tra le rovine dei chozo per trovare un qualche potenziamento che la avrebbe potuta aiutare, successivamente si ricorderà  del phazon su tallon iv, e deciderà  di usarlo a suo rischio e pericolo pur di salvare anche questa volta il mondo da una terribile minaccia


(sì l'ho scritta in 10 min, meno male che avevo già  in mente la storia)


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Nick sul Forum: ZarRomanov

Traccia: 1

Elaborato:

 

Assassins Creed: Companions

 

Siamo in Russia, la prima Grande Guerra era ancora in pieno svolgimento, una guerra dura, logorante: quella che doveva essere una guerra lampo si era trasformata in una di posizione, le trincee, quelle maledette trappole di morte, ne erano ormai diventate il simbolo.
La Triplice Intesa era forte, la marina Inglese pareva imbattibile, i Francesi subivano sconfitte, ma erano guidati dall’orgoglio e dal patriottismo, a tratti smisurato, tanto da continuare a far paura a tutte le altri grandi potenze, l’Italia, entrata in guerra a fianco dell’Intesa, non era pronta, e perdeva molti uomini, e poi c’era la Russia, l’incubo di Napoleone, la terra impenetrabile, chiunque ci abbia mai provato è andato incontro ad un solo risultato: sconfitta.
Ma la Russia non era più salda come un tempo, la povertà  e la fame avevano logorato il popolo ormai stanco della tirannia degli Zar.
Questa è la storia così come tutti la conosciamo, ma si sa, la storia la scrivono i vincitori, o meglio, chi vuole apparire tra essi.
Esistono Grandi Guerre ed esistono Guerre Eterne, guerre che non sono destinate ad essere conosciute, tra persone che sognano di controllare il destino del mondo trattandoci da burattini per ottenere la pace, e chi sogna la libertà , la possibilità  di scegliere, per questi ultimi sono accettabili le guerre, i momenti di caos, purché portino ad un bene assoluto, il libero arbitrio, perché solo con quello, prima o poi, potrà  arrivare la vera pace.
E’ la guerra tra Templari ed Assassini, nata nel XII secolo, o chissà , forse anche prima.
C’è chi definisce Templari ed Assassini due facce della stessa medaglia, obiettivi comuni, ma differenti strade per ottenerle.
Erano i dubbi che affliggevano Altaà¯r Ibn- La’Ahad durante le Crociate, Ezio Auditore durante il rinascimento, Connor Kenway durante la Rivoluzione Americana ed Arno Dorian durante quella Francese, ma sono anche le incertezze che colpiscono Ivan Orel, figlio di Tatyana Romanov e Aleksander Orel, di conseguenza con un legame indissolubile con la famiglia Imperiale, i Romanov, Templari.
Ivan ebbe una ferrea educazione, istruito dal padre e dal nonno materno nell’arte della guerra e del combattimento, dalla madre nello spirito e nella fede, con un solo motto in mente: “Che il padre della Comprensione ci guidiâ€, e così a 14 anni fu ammesso all’Ordine dei Templari.
Le prime missioni non furono semplici, non per le fatica, ormai era addestrato, ma Ivan si trovò a dover bruciare libri, uccidere apparenti innocenti, combattere laici e poveri proletari, “In nome della pace†dicevano, “ma se si toglie la libertà , che pace c’è?†pensava.
Arriviamo al 1914, Ivan era appena sedicenne, Ivan ormai credeva di aver capito il credo dell’Ordine, era pronto a tutto per rispettarlo, ma non amava stare con le mani in mano, così, mentre tutti stavano a preparare da Palazzo le strategia per la Grande Guerra, ormai dichiarata, Ivan, grazie a tutto il suo carisma, riuscì a convincere parte dell’esercito a nominarlo comandante. Nonostante la giovane età  l’arte della guerra era ormai parte di sé, nonostante un viso apparentemente tranquillo Ivan era spietato, uccideva silenziosamente e senza lasciar tracce, quasi fosse nato per quello, forse era davvero nato per quello, ma il suo talento era ammirato, e forse temuto, da ormai tutto l’esercito, anche i più anziani mostravano un enorme rispetto nei suoi confronti, non importavano i gradi, ormai per la parte più radicale dell’Armata Bianca, Ivan era il Leader.

 

19 Dicembre 1914

“Madre, Padre, sono qui per comunicarvi la mia scelta di partire in guerra a guidare la nostra Armata.â€
“Armata? Quale Armata? Sei forse impazzito? Quella banda di smidollati, moriresti il primo giorno!†rispose borbottando il padre, “Rimani qui con noi, otterrai gloria e potere senza muovere un dito, lo stesso Zar ce l’ha promesso, non temere.â€
“Che onore c’è nel vincere senza lottare? Che soddisfazione c’è nel diventare Leader senza aver conficcato la spada nel cuore del nemico? Come posso essere un cecchino se non posso mirare alla testa del mio obiettivo? Padre, sto diventando grande, ho bisogno di risposte, di capire chi sono e quanto valgo.â€
“Sei un Orel, discendente della dinastia Romanov, questo basta a capire chi sei e quanto vali, stupido!â€, e colpì con un ceffone dalla violenza inconcepibile.
Ivan si toccò la guancia, e disse “Padre, la decisione è presa, non mi tiro indietro, a costo della vita.â€
“Guardie, rinchiudetelo nella sua camera, che non esca prima di un anno, gli addestramenti si terranno lì stesso!â€

Ivan venne preso da 3 guardie, ma appena fuori dalla propria stanza uscì un pugnale, colpì le tre guardie agli arti e fuggì.
Quella notte arrivò un pacco da un uomo bendato, insieme a quello, una lettera che recitava:
“Amato Ivan, non capisco, ma comprendo, per una madre non c’è nulla di peggio che l’idea di poter perdere il figlio, ma ormai sei un uomo, è giusto che tu prenda le tue decisioni, cerca di tornare robusto e soprattutto vivo, ti voglio bene.
Tatyana Romanovâ€
Una lacrima attraversò il viso di Ivan aprendo quel pacco, dentro ci trovò una collana e un anello rappresentanti la croce celtica, simbolo dei Templari, ma anche la foto che ritraeva la famiglia insieme, unita, quando era ancora un bambino.
Mosso dal coraggio e dal supporto della madre Ivan si avviò alla caserma per parlare con gli omini più fidati, fu dotato dei migliori equipaggiamenti e delle armi più veloci e precise, oltre che del cavallo migliore, e si avviava a partire ai confini della Russia, pronto a farsi valere, a stabilire la pace.

 

12 Gennaio 1917

Ivan aveva condotto l’esercito a grandi vittorie, ma negli ultimi mesi la situazione era tragica, in Russia le proteste si facevano sempre più rumorose, i Soviet rubavano razioni destinate all’esercito, che ormai pativa la fame, alcuni uomini disertarono, altri morirono, la guerra era ormai a favore delle forze Austro-Germaniche, ma quel giorno arrivò l’esercito francese a far man forte ai Russi.
“Allons enfants de la Patrie, le Jour de Gloire est arrivé!â€, cantavano, uniti, un blocco di uomini fieri, segnati da ferite e cicatrici, ma che non tentennavano nemmeno un secondo di fronte al nemico.
“Comandante Orel, sono il comandate Stephan de La Nuit, ma chiamami pure Stephan, quali sono le condizioni?â€
Ivan osservava Stephan e non poté fare a meno di notare la fermezza nel suo sguardo, gli occhi ormai grigi nonostante la sua giovane età , e in preda all’ammirazione, spiegò la situazione nei minimi dettagli.
Passarono la notte a preparare il piano per la controffensiva, il mattino dopo era il giorno decisivo, vincere o perdere, vivere o morire, non c’era altra possibilità , bisognava rischiare il tutto per tutto.
Il mattino dopo gli eserciti, ormai alleati, si svegliarono di buon mattino, qualcuno tremava, quando Ivan recitò queste parole: “Amici russi, Fidati francesi, oggi, 13 Gennaio 1917, probabilmente non si decideranno le sorti della guerra, ma le nostre! Non abbiate paura vedendo le lacrime negli occhi nel nemico, sarà  lui ad aver paura di voi. Se la spada vi trafigge, voi non mollate, e fate lo stesso col nemico, fatelo per la Madre Russia, per la Francia, per l’Intesa ma soprattutto per le vostre famiglie, all’attacco!â€.
Un boato si diffuse nel campo di battaglia, nelle retrovie Ivan e Stephan a comandare gli eserciti, i capitani ad armare i cannoni e ordinare dove colpire, il resto dell’esercito entrava nelle trincee nemiche.
Passarono ore, ma da quelle trincee non uscì nessuno, Stephan impugnò un nuovo modello di mitragliatrice, simile ad una baionetta, ma dalla potenza distruttrice, e disse “Ivan, mi spiace ma non so star fermo, non posso permettere di far morire i miei uomini senza provarci io stesso, ne ho uno anche per te, che fai? Mi segui o rimani qui? Aver paura è normale, non ti giudicherò per questo, a te la scelta.â€
Ivan era terrorizzato, forse per la prima volta in vita sua, a terra c’erano cadaveri ancora sanguinanti, prevaleva la confusione, il caos, era ormai rassegnato alla sconfitta e rispose “Non so se servirà , ma son disposto a dare la vita per tutto questo, che io venga ricordato come un eroe, e non come un codardo, per la pace, che il Padre della comprensione mi guidiâ€. Stephan sentendo quelle ultime parole rimase un attimo stupito, ma diede l’arma anche ad Ivan ed insieme si lanciarono in una folle corsa verso la trincea, verso la probabile morte.
Si trattava solo di 200 metri, ma vi erano truppe nemiche pronte a colpire ovunque, ma Ivan e Stephan sembravano una cosa sola, combattevano spalla a spalla, uccisero decine, forse centinaia di nemici, al momento di entrare in trincea si fissarono negli occhi, poi li chiusero, e balzarono giù sparando all’impazzata.
Dentro la trincea il vuoto, non si vedevano né alleati né nemici, quando all’improvviso un grido si diffondeva: “Assaltooooooooo!â€.
Nemmeno il tempo di sentire quelle parole che si ritrovarono circondati da una ventina di uomini, 20 contro 2, una situazione disperata, ma non impossibile, ed Ivan lo sapeva.
I due comandanti iniziarono a sparare, schiena contro schiena, per colpire il più grande raggio possibile, era fatta, rimase vivo un solo nemico, ormai incredulo, al punto tale da voler sacrificare se stesso per la battaglia… Prese una granata, si avvicinò ad Ivan e Stephan che gli sparavano contro, ma lui non arretrava di un solo centimetro, era ormai morto, e lo sapeva, ma gli altri due non sarebbero dovuti uscire vivi da lì, tolse la sicura, pronto a farsi esplodere, Ivan lanciò Stephan il più lontano possibile, poi si mise a correre e lo seguì, ma l’onda d’urto era impressionante, non perirono, ma Stephan aveva subito una brutta botta andando a sbattere contro un muro ed aveva perso i sensi.
Il nostro eroe caricò il coraggioso alleato in spalla, e uscito dalla trincea trovò il silenzio assordante della morte, un vuoto che riempiva il suo cuore di tristezza, paura, solo in due erano sopravvissuti, Ivan e Stephan, prontamente portato all’interno di una base per essere curato.
Durante il tragitto Stephan si risvegliò e con voce flebile disse “Gr… Grazie…â€, ma Ivan lo invitò al silenzio ed al riposo. Aveva preparato medicine e bende, ma il comandante alleato chiese di poter fare da solo, Ivan acconsentì, ma dopo un po’ notò che del sangue colava dalla testa coperta dal basco dell’alleato, così lo tolse di sorpresa, e sbigottito, notò una lunga chioma bionda slegarsi.
Ora capiva molte cose, il viso dai lineamenti dolci, le mani ben curate, Stephan non era un uomo, almeno, non fisicamente, era la donna più bella e coraggiosa mai vista, ma in quel momento Ivan non capiva, si sentì soffocare, stringere al petto, Stephan, se davvero fosse quello il suo vero nome, gli diede una pacca sulla spalla dicendo “Sono tua eterna debitrice, permettimi di spiegare…â€.
Passarono la nottata parlando, Stephan in realtà  si chiamava Stefanie, ed era un’Assassina.
I due ebbero una storia molto simile, nati da una famiglia nobiliare, cresciuti ed addestrati per uccidere, nemici giurati, in teoria, ma in quei momenti non sembrava che importasse, i due parlarono tutta la notte, quasi come si conoscessero da una vita, quando Ivan provò a dire “Quindi tu sei un’Assas…â€, Stefanie lo fermò con una mano dicendo “Ora non importa.†e lo baciò.
Passarono la notte insieme, baci, carezze, tra i due era sbocciato qualcosa, e quella notte ne fu il simbolo.
Si risvegliarono nudi, insieme, coperti da un piccolo panno, abbracciati tra loro, tuttavia le ferite sul corpo di Stefanie erano ancora gravi, così di comune accordo si avviarono verso San Pietroburgo per curarle.
La strada fu lunga, ma quando erano ormai vicini vennero attaccati da una truppa di Soviet che avevano riconosciuto Ivan. Furono tutti eliminati, ma uno di loro riuscì a conficcare un coltello nella gamba di Stefanie, così Ivan in preda alla collera lo uccise pugnalandolo più volte, fino a quando il suo volto era ormai diventato irriconoscibile, prese Stefanie, la caricò sul proprio cavallo e corse verso il palazzo di famiglia.
Bussò alla porta tra le grida, non salutò nessuno, disse semplicemente di curare l’amata, nei suoi occhi le lacrime, la paura, dalla sua bocca non usciva parola, nemmeno nei confronti della madre.

Stefanie venne visitata dal medico di famiglia che riuscì a curarla senza troppi problemi raccomandando un lungo riposo, non per la ferita, ma perché Stefanie accudiva dentro di sé un piccolo Orel.
Il mattino dopo vi fu grande festa al palazzo per festeggiare il ritorno del figlio ancora vivo e ormai prossimo padre, tuttavia Aleksander sembrava nascondere qualcosa, mostrava dei sorrisi forzati, che il figlio facilmente riconosceva.
Il medico di famiglia, anch’esso templare, aveva trovato al collo di Stefanie una collana raffigurante un’aquila, e perquisendo il suo equipaggiamento una lama celata, Stefanie era un’assassina, e la notizia fu immediatamente data al capofamiglia, che lanciò un urlo di rabbia dando un pugno al muro che gli causò delle ferite alla mano ancora ben visibili.
Aleksander taceva, ma aveva già  deciso, Stefanie avrebbe partorito il nipote, ma poi sarebbe stata uccisa, il bene dei Templari veniva prima di tutto, anche prima della felicità  del figlio, una piccola perdita per un grande bene.
Anche Tatyana era venuta a conoscenza del piano di Aleksander, ma per il momento preferì non parlarne col figlio, era giusto si godesse un momento di pace e serenità .

 

Era passato un mese, Stefanie era ormai ristabilita, ma la situazione in Russia era tragica a causa di numerose rivolte da parte di studenti e lavoratori.
Durante quel periodo Ivan e Stefanie parlarono dell’Ordine e della Confraternita, scambiarono idee, e Ivan apparve più confuso che mai. Era davvero giusto agevolare guerra ed ignoranza per la pace? Mai fu tanto confuso, ma in segreto dentro di sé aveva già  scelto, avrebbe lasciato l’Ordine, per Stefanie, per amore, per ideali, aveva capito di essere portato per diventare un Assassino e avendo scoperto che Stefanie fosse una Gran Maestra le chiese aiuto.

Lo Zar Nicola II era ormai diventato diffidente ed inaccessibile per quasi chiunque, sua moglie Aleksandra era ormai soggiogata da Rasputin, un monaco pazzo, stretto consigliere dello Zar che affidava a lui le decisioni più importanti. Il vero intendo del monaco, in realtà , era quello di ottenere il potere per poter mettere mani sullo Scettro Imperiale Russo, che lui, essendo uno della Setta dei Saggi dei templari, sapeva essere il Bastone dell’Eden, capace di sottomettere la volontà  del popolo a chi lo possedesse.
Ivan ebbe il suo primo incarico, Rasputin doveva morire, ne andava del bene della Russia e del suo popolo.
Il mattino dopo si presentò a palazzo d’inverno, era uno di famiglia e fu ben accolto. Con grande maestria sfilò un pugnale dalle tasche di una guardia, salutò lo Zar e sua moglie, in evidente stato di ebbrezza, poi si diresse da Rasputin, lo abbracciò, e lo colpì alle spalle col pugnale rubato.
Uscendo chiuse la porta a chiave, la guardia fuori dalla porta si insospettì, così venne uccisa e portata dentro la camera del monaco col pugnale insanguinato in mano ad inscenare una congiura conclusa con il suicidio di chi l’aveva compiuta, e fuggì da palazzo.
Nessuno sospettava di Ivan, tranne che il padre, sempre più convinto che Stefanie fosse da eliminare, a costo di perdere il nipote.

L’Assassina ormai era riuscita a far nominare Ivan uno di loro, e mentre lei stava a riposo, lui andava conoscenza di quelli che furono i suoi più grandi nemici, quelle persone fatte uccidere dal padre anni orsono, erano presto diventate il suo più grande alleato, erano tutti pronti, Ivan incluso, era giunto il momento di mettere fine alla sofferenza che colpiva la Russia, era giunto il momento di prendere il potere, di combattere gli Zar e l’esercito imperiale, era giunto il momento, Rivoluzione!

27 Febbraio 1917

Le scelte erano state fatte, finalmente il giorno decisivo era arrivato, gli Assassini avevano in controllo la situazione, ma nessuno li conosceva davvero e faceva i loro nomi.
Ivan, incappucciato ed armato con la lama celata e la mitragliatrice a baionetta si unì alla folla di rivoluzionari. Prima si avviarono verso l’Arsenale militare, dove Ivan riuscì ad introdursi grazie alle sue incredibili capacità  di scalata ed aprì il portone principale, i Rivoluzionari saccheggiarono le armi, erano ora il più grande esercito mai visto e mossi da passione, disperazione e voglia di libertà  elessero quell’uomo incappucciato sconosciuto come loro Leader, che ordinò di andare a protestare per strade e piazze, di aprire il fuoco sull’esercito imperiale, se necessario, come era stato stabilito.

Nel frattempo a casa Orel, il padre Aleksander aveva capito che dietro tutto quel baccano, nascosto da quel cappuccio c’era il figlio Ivan, ormai un nemico, e così decise che fosse giunta l’ora di uccidere la serpe che aveva in seno, uccidere Stefanie.
Prese la spada, si diresse verso la sua camera dove trovò la moglie a sbarrargli la strada dicendogli “Aleksander, basta, guardati, sei distrutto, logorato. Anche io ho seguito la causa dell’Ordine per anni, anche io credo che ci sia bisogno di pace in questo mondo, ma esiste qualcosa di più grande, l’amore, l’amore che unisce nostro figlio a questa fanciulla, non è una nemica, capiscilo Alek…†In quel momento, Aleksander, in preda alla rabbia infilzò la spada nel petto della moglie, era accecato dalla rabbia, anche lei era diventata nemica ai suoi occhi. Stefanie non credeva a ciò che aveva appena visto, ma ebbe riflessi pronti e si armò presto della Lama Celata che teneva sempre a fianco.
Iniziò un duro duello, la situazione di maternità  non faceva altro che renderla più goffa nei movimenti oltre che più debole, così si ritrovò a terra, Aleksander pronto ad ucciderla quando disse: “Hai vinto, uccidimi, se ti rende felice, ti chiedo solo di dire ad Ivan che l’ho amato. Non importa che sia un Templare, un Assassino, l’amore non ha fazione, non possono più esistere divisioni nel XX secolo, siamo tutti una cosa sola, siamo tutti uniti, compagni.â€, “Taci!†urlò col le lacrime agli occhi Aleksander, ma Stefanie rispose: “Uccidimi, fallo, ma porta dentro di te il peso della morte di tua moglieâ€, in quel momento Alkesander si girò verso la moglie immersa in una pozza di sangue, ma l’Assassina proseguì “ la mia, che possano perseguitarti nel resto dei tuoi giorni, non sei nemmeno degno di essere chiamato  Padre, per fortuna Ivan non ne ha preso da lei, signor Orelâ€, ma ormai il padre era sordo, nei suoi occhi l’immagine dell’amata moglie, e in preda alla disperazione si conficcò il petto, emettendo le sue ultime parole: “Nulla potrà  mai giustificare ciò che ho fatto, nemmeno questo… Dio, merito le più grandi pene dell’inferno, ma concedimi queste ultime parole.
Stefanie, ama mio figlio più di quanto io lo abbia mai fatto, sei una brava ragazza, gli Orel vivranno, voleranno, portalo via da ciò che è marcio, proteggilo, è forte ma sensibile, digli che gli voglio b…†e rimase senza fiato, l’Assassina si avvicinò, chiuse gli occhi e disse “Nulla potrà  mai perdonare ciò che hai fatto, ma non esiste uomo più saggio di chi riesce a cambiare idea senza farsi accecare dall’ira, che Dio esista o meno, spero che il tuo futuro non sia troppo triste. Requiescat in Pace.â€

Ivan tornò a casa solo la notte, trovò davanti ai suoi occhi i due genitori ormai morti, uno accanto all’altro, un velo ormai macchiato di sangue a coprirli, non capiva cosa fosse successo ma ai suoi occhi poteva esserci solo una colpevole, la ragazza che amava! Si diresse subito verso di lei, la trovò in evidente confusione, stava per colpirla quando vide una lettera col sigillo Romanov sulla scrivania, sopra la calligrafia della madre, e Stefanie disse “So come ti senti, è già  la seconda volta che mi accade oggi, se vuoi uccidermi fallo, ti amo, voglio solo il tuo bene, tua madre mi ha solo chiesto di farti leggere quella lettera.â€. Nemmeno il tempo di dirlo che il nostro eroe era già  a leggere la lettera che recitava:
 

“Se leggi questa lettera significa che son morta,
la morte arriva senza bussare alla porta,
è silenziosa, spietata, rimani senza scampo,
come te, figlio mio, splendi come un lampo.
Addestrato per uccidere hai trovato amore,
quel dolce sentimento che ti scalda il cuore,
figlio mio, so che non sei più un templare,
non importa la fazione, continua ad amare.
So che ti senti solo ,ma presto sarete in tre,
sposa quella ragazza, sarai un buon padre, e io sarò lì con te.

Tatyana Romanovâ€

 

L’ormai assassino si inginocchiò stringendo la lettera al petto, si avvicinò la sua donna fatale, toccandogli la fronte, non poteva immaginare il dolore che provasse, ma doveva stargli accanto, per Tatyana, per Aleksander, per il sentimento che li univa, non poteva lasciarlo solo, e non l’avrebbe fatto, finché morte non li avrebbe separati.

 

2 Marzo 1917

Era il giorno del funerale di Aleksander e Tatyana, ma presto a loro due si sarebbero aggiunti anche lo Zar e consorte, o almeno, questi erano i piani degli Assassini Russi.
Ivan era stato tenuto all’oscuro di tutto questo, non era il momento adatto per essere coinvolto, ma per molti era giunta l’ora di cambiare definitivamente il Paese, organizzarono un Comitato provvisorio comandato da alte cariche della Confraternita comandate dal mentore Kerenskij, così ordinarono allo Zar di abdicare, e quel pomeriggio, in una lettera, Nicola II rassegnò le proprie dimissioni a favore del fratello che la notte successiva rifiutò di salire al trono. L’intera famiglia imperiale venne arrestata, ponendo fine al regno della dinastia Romanov.
Il Comitato tuttavia si mostrò troppo moderato, ad Ivan non erano andate giù parecchie scelte e soprattutto il fatto che molte fossero state prese senza che lui stesso ne venisse informato, e dopo frequenti e aspre lamentele, lui e Stefanie vennero allontanati dalla Confraternita insieme ad alcuni esponenti più radicali, i Bolscevichi.

3 Aprile 1917

Dopo la Rivoluzione di Febbraio, Lenin, dirigente dei Bolscevichi, dopo anni di esilio forzato in Svizzera decise di tornare alla Madre Patria dopo aver ricevuto notizie riguardo l’allontanamento dalla confraternita.
Arrivò su un vagone piombato, ad aspettarlo 10 uomini incappucciati, tra loro Ivan e Stefanie, e senza perder tempo si riunirono a palazzo Orel per discutere riguardo la situazione attuale.
Lenin era un uomo molto intelligente e capì che delle alte cariche della Confraternita, una volta preso il potere, cominciarono a perdere la ragione, senza però immaginare che tutto ciò era dovuto alla scoperta dell’esistenza del Bastone dell’Eden, così decise insieme ai suoi alleati di riformare la Confraternita, riuscire ad allearsi con le poche persone non marce che facevano parte del Comitato della Duma grazie alle doti diplomatiche sue e di Ivan, e di tentare di porre fine a ciò che stava accadendo, ed i due, insieme, cominciarono ad elaborare quelle che sarebbero diventate le famose “Tesi d’Aprileâ€.

 

La nuova Confraternita, alleata al Proletariato e a cinque rappresentanti bolscevichi all’interno della Duma doveva porre fine a questo dualismo di poteri, abbattere il provvisorio governo borghese e trasferire il potere ai soviet. Inoltre la Guerra doveva essere fermata per permettere una stabilizzazione della situazione economica, non vi dovevano più essere disparità  tra il popolo, tutti dovevano avere tutto il necessario per vivere, e inizialmente, per non destare sospetti, la Confraternita si trasformò in un vero e proprio partito politico, il KPSS, KommunistiÄeskaja Partija Sovetskogo Sojuza, Partito Comunista dell’Unione Sovietica (PCUS). Il Comunismo alla base di tutto, la Confraternita stessa si basava sull’uguaglianza degli Assassini, e ciò che era stato applicato all’interno della Confraternita poteva e doveva essere applicato verso il popolo intero, per la pace e la libertà !

 

3 Luglio 1917

Il Governo provvisorio aveva in mente di sostituire alcuni soldati con uomini fedeli che avevano aiutato nella Rivoluzione di Febbraio. I militari, venuti a conoscenza della notizia, capirono che era il momento di insorgere, ma non erano gli unici: gli assassini grazie alle loro spie alla Duma riuscivano ad avere ogni informazione e passarle a chi di dovere, il momento era arrivato e andava sfruttato, gli Assassini sfruttarono tutti gli iscritti al partito bolscevico riuscendo a inglobare anche un’ampia parte della classe operaia, l’esercito c’era, probabilmente era troppo presto, mancavano ancora le armi, ma si doveva provare, era il momento di tentare la presa del potere.
Tuttavia l’alta dirigenza della Confraternita non era ancora convinta, come poteva la semplice classe operaia, senza una guida, una buona organizzazione e senz’armi riuscire a sconfiggere un esercito intero?
Mai deduzione fu più corretta, la rivoluzione fallì, il partito bolscevico venne messo fuori legge, Lenin fu costretto a fuggire… Tutti ormai credevano che il tentativo rivoluzionario fosse concluso, ma non Ivan, non il nuovo Mentore.

20 Luglio 1917

Grande festa alla sede del partito bolscevico, Lenin riuscì a tornare in gran segreto a San Pietroburgo, la Setta a capo della Confraternita si era riunita per festeggiare il compleanno di Ivan, accompagnato come sempre dalla bellissima Stefanie, il cui pancione era sempre più curvo, ormai era raggiunto il sesto mese e la coppia sembrava più unita che mai.
Tuttavia tra gli Assassini non vi era l’entusiasmo utile per festeggiare un giorno intero, la Russia andava salvata da chi aveva preso il potere, da quel Kerenskij tanto forte ma tanto odiato, così la notte Lenin chiese al collega Orel di pianificare qualcosa, e così fu…

Si era deciso che la Rivoluzione non poteva essere abbandonata, i Soviet avevano ormai sempre più influenza non solo sul popolo, ma ora anche su marina ed esercito, e se si fosse raggiunto un buon numero di elementi per formare un vero e proprio Esercito Bolscevico Rivoluzionario si poteva ritentare l’estremo tentativo.
Fu dato ordine ai più abili diplomatici del partito di collaborare con i Soviet per accogliere le masse e l’esercito, portandoli a conoscenza delle famose Tesi d’Aprile, tra cui figurava l’ordine dell’immediata uscita dalla guerra tanto desiderata dai militari, che anche grazie a questa si convinsero, era ormai arrivato il momento, la data era il…

 

24 Ottobre 1917

Tutta la setta indossava la classica veste incappucciata, le armi, fornite dai militari dal loro arsenale erano molto moderne, ma gli assassini preferirono usare le loro, agili e silenziose, era tutto pronto, Stefanie insieme a Lenin erano a dirigere il tutto da Palazzo Orel, Ivan ed altri intrepidi Assassini tra cui Trockij, desiderosi di agire, a guidare le masse.
In poche ore i punti nevralgici della capitale erano ormai conquistati, la cittadinanza accoglieva a braccia aperte l’esercito rivoluzionario che avrebbe portato pace ed uguaglianza, e qualcuno decise anche di unirsi ad esso. Per Kerenskij era finita, così quella notte fuggì a bordo di un’automobile dell’ambasciata americana per cercare supporto, portò con se solo un oggetto molto simile ad uno scettro, ma la Rivoluzione era fatta, al Palazzo d’Inverno alcuni ministri più coraggiosi tentarono un’ultimo disperato tentativo di difendersi, ma gli infiltrati alla Duma, silenziosi e senza destar sospetti, riuscirono ad ucciderli tutti dall’interno, Miracolo era compiuto, la Russia era libera!

Il giorno successivo fu quello dei proclami, Lenin, capo del Partito Bolscevico poté annunciare la presa del potere da parte dei Soviet, cominciò ad approvare i primi provvedimenti e applicare tutto ciò che fu esposto nelle Tesi d’Aprile, separazione tra lo Stato e quella corrotta Chiesa dominata dai Templari e la nazionalizzazione delle banche, delle flotte e delle ferrovie.
Nel frattempo il vecchio capo del governo aveva segretamente stretto alleanza con il vecchio Zar per arrivare a trattare con gli Imperi Centrali spaventati dall’avanzare del Comunismo e della presa del potere da parte degli Assassini.

Ma le sorprese non finirono qui, quel 25 Ottobre,  il giorno più felice per la Russia, sorte volle che combaciasse con il giorno più felice per Ivan, Stefanie e il nuovo membro della famiglia: Katerina Orel era nata, una splendida bambina in ottima salute pronta a ricevere l’amore che i suoi genitori, e non solo, erano preparati a darle.

Tutto sembrava andare per il verso migliore nei mesi successivi, i tentativi Controrivoluzionari furono sedati senza troppi problemi, il 3 Marzio 1918 si arrivò a firmare la tanto agognata pace di Brest-Litovsk, per la Russia, ormai orfana degli Stati Satellite quali Ucraina, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia, sembrava giunta la pace, ma era solo la quiete prima della tempesta…

 

17 Luglio 1918

Il piano di Kerenskij era riuscito, gli Imperi Centrali, terrorizzati dalla possibilità  che il Comunismo si propagasse nel vecchio continente decisero di fornire truppe ed armamenti per un esercito dedito alla liberazione della Russia, l’Armata Bianca.
Passò pochissimo tempo ma la Guerra Civile era ormai iniziata, una guerra destinata a durare diversi anni, quando nessuno se l’aspettava, ma il 17 Luglio fu un giorno simbolico, Kerenskij per dimostrare il suo potere, impugnando sempre il misterioso scettro, comandò di fucilare l’ormai deposto Zar Nicola II e tutta la sua famiglia: un gesto estremo per dimostrare quanta influenza e forza potesse avere, per dimostrare che la battaglia era appena iniziata, Templari ed Assassini si incontrano sul campo di battaglia, di nuovo.

 

Passarono mesi e mesi, l’Armata Rossa del governo Comunista era forte, ma Kerenskij, che agiva solo dalle retrovie, senza far mai comparire il proprio nome, con uno strano potere riusciva a modellare le menti di chi incontrava a proprio piacimento. Molti contadini ed ex impresari erano stufi di lavorare per gli altri, Lenin tentò di reagire prima col Comunismo di Guerra, ma i risultati non furono quelli sperati, così i bolscevichi si indebolivano sempre di più, gli oppositori crescevano a dismisura plagiati dalla abile mano del codardo neo-Templare e della sua armata, la guerra sembrava persa per i nostri eroi, ma non era così che doveva finire, gli Assassini decidono di scendere in campo, di colpire colui che riusciva con qualche potere misterioso a controllare gli altri, decisero di uccidere Kerenskij!

5 Giugno 1919

Questo era il giorno prefissato dagli Assassini per agire; la guerra civile sembrava ormai andare a favore dell’Armata Bianca che era riuscita a far indietreggiare i Rossi, ora capitanati da Trockij, fino a Mosca, pronti a riorganizzarsi.
Ivan, Stefanie e Lenin invece decisero di partire insieme verso San Pietroburgo, lì, dove secondo diverse fonti, Kerenskij si nascondeva.
Partirono insieme in una grigia automobile, arrivarono in tarda notte, Kerenskij si trovava in uno degli storici palazzi della città , intorno ad esso decide di guardie, nulla di pericoloso!
Ivan si occupò dell’entrata centrale, Stefanie di quella dal retro, Lenin copriva loro le spalle e in poco meno di un’ora le guardie furono tutte eliminate senza creare baccano.

I tre si introdussero furtivamente nel palazzo, all’interno del quale si trovavano le più abili guardie del Templare, le quali però parevano molto rilassate. Gli Assassini si celavano nell’ombra ed evitando ogni tipo di conflitto riuscirono ad arrivare alla stanza di Kerenskij.
Uccise due guardie senza far rumore, Lenin sfondò con un poderoso calcio la porta che li divideva dal Templare il quale era lì seduto a fissarli, come se li aspettasse, come se sapesse che sarebbero arrivati in quel momento.

“Burattino, guarda come ti sei ridotto, eri uno dei nostri uomini migliori, mi chiedo solo perché… Perché ridurti a distruggere ciò che sognavamo insieme?†gridò Lenin.
“Guardati Vladimir, stai invecchiando, avete perso anni per una stupida Rivoluzione, troppi anni buttati quando esiste qualcosa di più forte, un qualcosa di cui non immaginavamo nemmeno l’esistenza se non tramite antichi Libri, questo scettro, miei cari, sarà  la fonte della mia vita eterna e della vostra sconfitta, arrendetevi ora. Guardie, arrestateli!†disse il nemico con grande sicurezza.

All’improvviso tutte le guardie di Palazzo si ritrovarono nella stanza, il Templare stava dietro la scrivania a ridere, i nostri eroi erano circondati.
Volarono spade, pistole, ma i tre parevano imbattibili, mossi dalla rabbia e dalla voglia di ritornare dalla piccola Katerina, sempre nei loro pensieri, fino a quando sia Lenin che Stefanie vennero gravemente feriti alle gambe da dei colpi di pistola sparati dallo stesso Kerenskij.
Ivan riuscì abilmente ad uccidere le rimanenti guardie e disarmare il nemico che tuttavia sembrava tranquillo fino a quando non sollevò in cielo lo scettro e disse “Oh Dio, padre onnipotente, donami tramite questo Frutto dell’Eden il potere di uccidere questi sovrani nel caos, che il Padre della Comprensione ci guidi!â€; improvvisamente lo scettro cominciò a brillare, sembrava emanare un’energia immensa e il Templare, sghignazzando disse “Siamo giunti alla resa dei conti mio caro “eroeâ€, chi ucciderò prima, il tuo caro Compagno Lenin, o l’amata Stefanie? Cosa farebbe più male?†cercando di notare i cambiamenti in viso di Ivan.
Appena sentito il nome di Stefanie, Ivan scattò verso Kerenskij e provò a strozzarlo, ma si ritrovò circondato da quella strana aura che lo privava di ogni potere chiedendo con poco fiato in gola “Cosa sta succedendo…?â€, e il rivale rispose “Non lo capisci? E’ giunta l’ora della morte tua, dei tuoi compagni, ma prima ancora la tua cara moglie, fino a quando non troverò vostra figlia, e sarò ben contento di ucciderla con le mie stesse mani!†puntando lo scettro verso Stefanie.
Un misto di pensieri e immagini passava per la mente dell’Assassino in quel momento: la battaglia al fianco della donna amata, la nascita della bambina, la sua prima parola, le risate col compagno Lenin, l’amico Trockij, tutto questo viaggiando per la sua mente col corpo di un’aquila, col corpo di una orel; aperti nuovamente gli occhi Ivan vedeva meglio di prima l’aura fuoriuscire dallo scettro e a coprire il corpo dell’antagonista, tutto, ma non il polso della stessa mano che lo sorreggeva, la quale sembrava quasi logorata da quell’immenso potere. Una volta notato, con un movimento felino, riuscì a conficcare la lama celata nel punto debole, il nemico mollò la presa, i suoi occhi sembravano farsi bianchi in quell’istante, non credeva a ciò che stava vedendo, nemmeno lui era a conoscenza dell’esistenza di un punto debole. Lo scettro cadde a terra sbattendo sulla testa di Lenin, che svenne; nel frattempo Ivan, in preda alla collera, si fiondò sull’avversario e con un preciso colpo affondò la lama nella giugulare di Kerenskij, ormai ammutolito, dicendo queste parole: “Sai, io sono ancora troppo giovane, ma ho vissuto pienamente la mia vita, ho conosciuto la voglia di vivere, la voglia di non morire, ho conosciuto i sentimenti, le leali amicizie, ma soprattutto ho conosciuto quella forza che mi permette di andare avanti in ogni battaglia, di combattere oltre i miei limiti, quella forza che proviene dal cuore, da tutti chiamata amore! Potevi minacciare chiunque, potevi anche uccidermi, ma non osare farlo con la mia famiglia, Requiescat in Pace, bastard0!â€.

 

La situazione sembrava essersi risolta, senza Kerenskij, dichiarato scomparso, l’Armata Bianca aveva perso la propria influenza sulle masse. Lenin preparava un nuovo piano economico, che sarebbe passato alla storia come NEP, era pronto a rendere la Russia un blocco ben più grande, cioè quella che sarà  conosciuta come URSS, tuttavia da quella battaglia Lenin non fu più lo stesso, lo Scettro era ormai nascosto in una cripta in Siberia, ben protetto dagli Assassini, i quali erano preoccupati per le condizioni di salute del Leader del partito Comunista che dopo essere stato colpito dallo scettro sembrava stare sempre più male, fino a quando nel 1922 fu colpito da un Ictus che lo porterà  alla morte il 21 Gennaio 1924.

 

23 Gennaio 1924

La Guerra Civile era ormai conclusa, Trockij era riuscito a riorganizzare l’Armata rossa e a completare vittoriosamente la propria controffensiva, ma in ogni momento felice arriva sempre la triste notizia: Lenin era morto e si sarebbe celebrato il suo funerale a San Pietroburgo, o meglio, Leningrado!
Non era il classico funerale, le lacrime ci furono, è normale, tuttavia si respirava un’aria di festa  nella neonata Unione Sovietica: un clima di fratellanza, amicizia, un forte spirito nazionalista, il popolo, i compagni, erano soddisfatti e pronti a rendere grazie al loro eroe, Vladimir Lenin!
Il giorno del funerale fu anche letto il suo testamento (dal quale Ivan chiese di essere escluso), che recitava:

“Se state leggendo questo documento, la mia vita è ormai arrivata al capolinea.
Spero la nostra Madre Russia sia ormai libera, priva del male da cui fu colpita nella sua lunga e gloriosa storia. Dai Romani fino alla Francia Napoleonica mai la nostra patria riuscì ad essere conquistata, e mai lo sarà , la Russia sarà  del popolo, dei cittadini, che la difenderanno contro ogni male, guidati dal Partito Comunista che indicherà  la via!
A tal proposito mi permetto di consigliare il compagno Stalin alla guida del partito, Trockij ha una personalità  troppo forte, e temo possa avere una presa di potere troppo importante, lunga vita alla madre Russia, spasibo tovarish!â€
Ivan, nascosto tra la folla insieme a Stefanie e l’ormai cresciuta Katrina, non riuscì a credere a ciò che aveva sentito: Lenin aveva sempre disprezzato la figura di Stalin, ritenuto troppo poco prudente e dal carattere grossolano, tanto da averne chiesto più volte l’allontanamento. Allora perché questo testamento?
Finì la cerimonia, Ivan riuscì a rubare la lettera e notò la mancanza della firma del Compagno Lenin, così capì che Stalin, non presente alla cerimonia, stava programmando qualcosa e chiese alle spie della Confraternita di cercare notizie.
Il mattino seguente, le notizie arrivarono, Stalin si trovava al fronte, in Siberia, alla ricerca dello Scettro di cui era venuto a conoscenza da alcuni militari e aveva intenzione di avere il potere e ridurre il Comunismo in tirannia, qualcosa di imperdonabile. Le nuove elezioni andavano vinte da Trockij, nessuno era più adatto, così lui ed Ivan partirono nella fredda Siberia, al posto di un cappuccio, un colbacco con lo stemma dell’Armata, Stalin doveva morire in quelle terre e non farsi più vedere!
Arrivati alla cripta trovarono dei Compagni Assassini in stato di trance, questi avevano cercato di colpirli in ogni modo, quasi sembravano non riconoscerli, fino a quando Ivan, utilizzando l’occhio dell’Aquila, notò all’interno della cripta una figura incappucciata dalla quale proveniva una immensa energia; era Stalin, e lo scettro era ormai in mano sua!
“Ahahaha, vedete miei cari, voi siete nati buoni, i vostri sono cuori puri, e i puri sono deboli. Abbiamo fatto un gran lavoro, compiuto un autentico miracolo, ma può un buono come Lev riuscire a guidare una confederazione immensa come l’URSS?â€.
Ivan scattò subito contro Stalin, il quale però indossava un bracciale d’acciaio a coprire l’unico punto cieco, sembrava inarrestabile. Ivan e Lev tentarono lo scontro, riuscirono a stordire senza uccidere i compagni, ma non riuscirono nemmeno ad avvicinarsi a Stalin protetto da uno scudo impenetrabile.
Una guardia si risvegliò ed arrestò Trockij, un’altra stava per fare lo stesso con Ivan che tentò di liberare il compagno che gli disse “Scappa, ormai per me è finita, fuggi lontano, abbandona la Russia, oggi sarà  il mio giorno, ma presto toccherà  a te, sai già  cosa fare, non permettere che la nostra Madre Patria cada di nuovo nella Tirannia. Il nemico sembra imbattibile, ma ricorda che Nulla è Reale, Tutto è Lecito!â€
Il nostro eroe però non conosceva la parola resa, provo a lottare, uccise pure qualche compagno, ma, trovandosi circondato, capì che Lev aveva ragione, e fuggì.

 

27 Gennaio 1924

“Amore mio, prepara i bagagli, non potremo portare molta roba, saremo furtivi, ma dobbiamo fuggire†disse Ivan appena rientrato in casa col poco fiato rimasto, “Stalin ha preso il potere, non possiamo far nulla, saremo ospiti dei discendenti di Ezio Auditore, in Italia la situazione è dura, ma saranno felici di ospitarci, ci hanno anche creato delle nuove identità , da oggi saremo la famiglia Romano, ma sbrighiamoci, presto saranno qui!â€.
Stefanie si affrettò a cercare di sistemare i bagagli senza fare troppe domande, ma le guardie di Stalin erano già  arrivate, era pronto un mandato di cattura e Ivan, senza un attimo di riposo, fu costretto ad ucciderle in fretta, nonostante ne arrivassero sempre di più.
Mezz’ora dopo il primo piano era ormai pieno di cadaveri, Katerina non capiva la situazione e scoppiò a piangere,  i nostri eroi iniziarono la fuga verso il bel Paese grazie ad una linea segreta conosciuta solo dalla Setta dirigenziale della Confraternita.

 

L’Italia, paese dell’arte, della buona cucina e della… tirannia!
Da qualche anno la figura di Benito Mussolini , un dittatore burattino dei Templari, riuscì a prendere il potere così come stava accadendo nella vicina Germania.
La famiglia Orel, ora conosciuta come famiglia Romano, italianizzazione del cognome Romanov, trovò alloggio nella Firenze che fu degli Auditore, dove la Confraternita era forte e molto presente.

 

Katerina, ora Caterina, nel frattempo cresceva, era una bellissima ragazza ma dentro di lei vi era il sangue degli Assassini, così ben presto si unì alla Confraternita e a nemmeno 30 anni, dopo essere riuscita ad arrestare per la seconda volta Benito Mussolini, fu nominata Gran Maestro degli Assassini, un record per una donna, ma questa è un’altra storia…

 

Ivan si era ormai adattato alla vita italiana, ma era sempre rimasto in contatto con i Compagni russi, in particolare con quel Nikita ChruÅ¡Äà«v che era ormai diventato il nuovo Mentore della Confraternita a soli 20 anni, grazie alla resistenza a numerose offensive mosse dal tiranno Iosif Stalin.
Era passata la seconda guerra mondiale, sventata grazie all’intervento degli Assassini che impedirono ai burattini dei Templari di vincere la guerra, Stalin cominciava a perdere consensi, Ivan sognava un ritorno in grande stile, voleva liberare per la seconda volta la tanto amata Patria, e il momento era ormai vicino.

 

28 Febbraio 1953

L’ultimo capitolo, Ivan, che aveva ormai 55 anni, torna in Russia, accompagnato come sempre da Stefanie; i due non si erano mai lasciati, anzi più passavano gli anni, più la figlia raggiungeva la propria indipendenza, più rimanevano uniti, ma la Madre Russia era una tentazione troppo grande, rimasta nel cuore ai nostri eroi al contrario di Caterina, che decise invece di stabilirsi nella bella Sicilia insieme al figlio del mio defunto padre, vittima di guerra, Carmelo, che le lasciò solo il frutto del loro amore, me, Santi.
L’URSS era profondamente cambiata durante quei 30 anni, il clima non era più quello gioioso post-rivoluzionario, il Comunismo, o quello che veniva spacciato per tale, sembrava ormai solo una forma di oppressione nei confronti del popolo che non accettava più la dittatura del tiranno Stalin.

ChruÅ¡Äà«v, primo Assassino dalla fede Cattolica era un brav’uomo ed aveva deciso di ospitare la coppia in casa propria; in quegli anni aveva fatto un gran lavoro: era riuscito a creare un’alleanza storica tra Templari ed Assassini dovuta alla voglia di spodestare Iosif Stalin dal posto che aveva ottenuto solo con la forza, per cercare di riottenere quella pace e quegli equilibri che erano ormai stati persi.
Era il primo incontro tra Ivan e il nuovo mentore, fino ad allora si erano solo sentiti tramite corrispondenza, il vecchio Mentore veniva considerato un vero e proprio eroe da Nikita che pareva desideroso di avere prova della nota saggezza degli Orel, Maestri Assassini.
Passarono la nottata parlando dei tempi che furono ed elaborando un piano, Stalin stava invecchiando, era ormai debole nello spirito e nel corpo, gli Assassini volevano fare le cose in grande, e si decise per un approccio diretto, Stalin sarebbe morto, e sarebbe accaduto il

 

5 Marzo 1953

Stalin si rifugiava tranquillo a Palazzo d’inverno sorseggiando un bicchiere della migliore Vodka del Paese, mai avrebbe potuto sospettare che sarebbe stato il suo ultimo drink; gli Assassini furono attenti a non far trapelare alcuna notizia riguardo quest’operazione, così riuscirono a cogliere di sorpresa le poche guardie uccidendole silenziosamente senza troppi problemi.
Il momento era arrivato, in mezzo al tenebroso silenzio si sentiva solo il battito del cuore di Ivan, sempre più forte, pronto alla resa dei conti…
Entrarono nella stanza aprendo delicatamente la porta, Stalin stava godendo dell’ultima goccia dell’amato alcolico nettare,  aveva riconosciuto Ivan, si aspettava il suo arrivo insieme alla moglie e al Compagno Nikita grazie allo Scettro, e disse “T.. Tu! Non mi aspettavo fossi ancora vivo, tuttavia non comprendo, vuoi davvero morire così ed essere cancellato dai libri di storia? Saresti potuto passare alla storia come eroe della Rivoluzione, ma hai preferito rimanere nell’ombra, e ora ti appresti ad essere ricordato come uno stolto traditore del Comunismo che tu stesso hai volut…â€, “Taci, lurido idiota, non sai di cosa parli, questo non è comunismo, è tirannia†ribatté Ivan, “E qual è la differenza? Il Comunismo è questo, tutti uguali, tutti fratelli, ma non poteva durare, sarebbe già  finita se non fosse stato per la mia mano ferma!â€, rispose Stalin.
“Non è questo che volevamo, e tu lo sai bene. Uguaglianza, Fratellanza, ma soprattutto la Libertà , i tre elementi che spinsero la Rivoluzione Francese guidata da Arno Dorian, Maestro Assassino, e che hanno portato la Francia della mia Stefanie ad essere una Nazione migliore!â€.
“Stolto… Non capirai mai, mi spiace che queste stupidaggini siano le tue ultime parole, a me il potere, che il Padre della Comprensione mi guidi, a me le guardie!â€, ed improvvisamente un intero esercito si ritrovò a palazzo, sembrava magia nera, gli uomini erano spuntati dal nulla ma erano già  pronti a combattere, tuttavia Stalin notò la fermezza nello sguardo di Ivan che disse “Non è così che finirà , Fratelli Assassini, Alleati Templari, è giunto il momento, all’azione Compagni!â€, e con altrettanta velocità  dal tetto, dalle finestre e dai balconi del palazzo arrivarono centinaia di uomini, ma Ivan continuò “Continuate a lottare tra voi, a lui ci penso io, ha infangato il nome di Lenin, ucciso il compagno Trockij, il sangue dei miei amici, di un’intero popolo è dentro di me, usa pure il tuo scettro, l’Armatura di Maestro Altair mi proteggerà , e questa spada lasciataci in dono dai Fratelli Francesi ha eguali poteri del tuo scettro. Dici di essere un abile combattente, e sarà  un duello alla pari, se mi ucciderai avrai la tua gloria, se perirai, avrò la tua testa, muori!â€, e si scagliò con furia verso il nemico.
Iniziò un combattimento all’ultimo sangue, spada contro scettro, le armi erano alla pari, ma Ivan non lottava da tempo, gli anni si facevano sentire e il corpo non rispondeva più come un tempo; dallo scontro sembravano davvero volare scintille causate dallo sfregamento delle armi, fino a quando con un colpo sleale Stalin riuscì a mettere a terra l’Assassino, dicendo “Credevi così tanto in te stesso, dov’è finito il tuo coraggio? Non commetterò l’errore degli altri, morirai qui, ora, addio!†ma cercando di conficcare la spada nel petto di Ivan, il quale cercava con tutte le sue forze di fermare il suo braccio, dopo aver oltrepassato la spessa corazza di Altair non riusciva ad andare oltre, era stato bloccato da un pezzo d’argento, spessissimo argento, un portafoto in miniatura all’interno del quale c’era la foto donata dalla madre quando Ivan era ancora un ragazzo e la scritta “Nulla è Reale, Tutto è Lecitoâ€. Il nemico non capì cosa stava accadendo, pensò si trattasse di magia,  e impaurito indietreggio, dicendo “Non è possibile, saresti dovuto morireâ€, ma Ivan si rialzò, l’ira tra i suoi occhi, la forza dei genitori che lo avevano protetto dentro di sé e disse “Nulla è Reale, Tutto è Lecito; Nulla è Reale, Tutto è Lecito, Nulla è Reale, Tutto è Lecito. Viviamo in un mondo duro e triste, i buoni muoiono, i malvagi riescono ad avere la meglio. Le guerra, causate dall’oscurità  di uomini come te, hanno tartassato il nostro pianeta da sempre, fino a qualche anno fa non riuscì a capire il nostro motto, ma ora mi è chiaro: Nulla è Reale, perché la sofferenza, il male che vediamo in questo mondo, non esiste, non davvero, sono solo costruzioni mentali che la cattiva gente, o meglio, quelli che credono di essere più furbi, tentano di diffondere nel mondo incolpando le Divinità , ma tutto ciò che accade nel mondo non dipende dagli Dei, è frutto nei nostri pensieri, della nostra Ragione. Le fondamenta della società  sono i nostri pensieri, e sono fragili, noi, grazie alla nostra Saggezza dobbiamo rinsaldarle utilizzando la Ragione.
Tutto è Lecito, perché qualsiasi cosa accada in questo mondo è frutto delle nostre azioni, e dobbiamo imparare a convivere con esse, che siano gloriose o tragiche, anche se verranno cancellate dal mondo, dalla storia stessa, diamo tutto ciò che abbiamo, ma ciò che facciamo non finisce con noi insieme alla nostra vita, bisogna essere pronti a tutto per lasciare un segno nel mondo, anche a ciò che sembra impossibile da raggiungere. Vedi, il nostro motto sembra cinico, sembrano solo parole, ma è un Credo, e chi lo comprende a fondo, sarà  immortale nella mente dei propri compagni. Tu non l’hai mai fatto, sei andato contro i tuoi stessi fratelli, la tua famiglia, il tuo popolo, e questo è imperdonabile, che tu vada all’inferno, Iosif†e con un balzo incredibile, come se fosse ringiovanito di 30 anni, Ivan arrivò a colpire con la lama celata la fronte di Stalin che tacque, intorno solo il rumore delle spade di nemici ed alleati che si scontravano, un silenzioso rumore, davanti gli occhi di Ivan le lacrime di Stalin, che aveva forse capito i suoi errori e si era arreso al destino.
“Vedi Iosif, qualche anno fa uccisi Kerenskij senza pietà , senza rimorsi, arrivai anche ad insultarlo sul punto di morte. Ma ora capisco che la vita è un bene prezioso, e le tue azioni, anche se malvage, passeranno alla storia, queste tue lacrime dimostrano la tua redenzione, porta questo messaggio con te, che sia nella tua tomba, nei Cieli o in una prossima vita, la famiglia, la fratellanza, ogni singolo Compagno è la nostra forza, siamo qui, una Compagnia, Assassini e Templari insieme, pronti a combattere contro il male. Sono Ivan Orel, e sono un Assassino, oggi il mio compito è stato compiuto, arriveranno altri momenti tragici nella storia, e ci saranno altri a risolverli al posto mio, altri fratelli, altri Compagni. Requiescat in Pace, Iosif.â€

Stalin era morto, l’URSS ormai libera, qualche anno dopo ChruÅ¡Äà«v fu nominato Presidente dell’Unione Sovietica, non fu un periodo felice, ma che serva da insegnamento.
Ivan, il vostro bisnonno, di cui tu, piccolo, porti il nome, morì di vecchia il 3 Dicembre 1964, Stefanie, per la disperazione, morì un anno dopo, ma la stirpe Orel, ora Romano, è stata portata avanti, prima da mia madre Caterina, eroe di guerra e dell’Italia intera, poi da me ed i miei compagni, che siam stati capaci di mantenere l’ordine, e ora toccherà  a voi due, piccoli, Ivan e Tatiana, portate i nomi degli antichi Romanov ed Orel, eroi Templari diventati Assassini, che possiate portare un nuovo periodo di pace in questo mondo, ricordando…

“Nulla è Reale, Tutto è Lecitoâ€

Fine.

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Nick sul Forum: Saleon

Traccia: 3

Elaborato:

 



Flashback
 

 

 Era una sera fredda e piovosa quando mi trovò, mi stavo proteggendo dalla pioggia assieme al mio amico growlithe sotto la tettoia di un centro pokémon, ad un certo punto mi si avvicinò un anziano signore con un raggiante sorriso sul volto, lo scrutai per qualche secondo poi mi chiese cosa ci facevo tutto solo al freddo ed io di tutta risposta gli dissi: "Non sono solo! C'è il mio amico qui con me!"

 

"Questo lo vedo... " mi rispose "...ma dove sono i tuoi genitori?"

 

"Non...non ne ho..." mormorai in mezzo alle lacrime.

 

A quel punto il signore mi porse la mano e mi disse di andare con lui, io esitai, non volevo lasciare solo quel cucciolo..."Posso portarlo con me?" chiesi indicando growlithe.

 

Mi sorrise, "certamente!" fu la sua risposta. A quel punto presi la sua mano; fu la mia salvezza quel giorno.

 

Adesso stavo per combattere contro lo stesso signore che dodici anni prima mi salvò la vita, Ghecis, non lo sopportavo, aveva riempito la mia vita di menzogne, mi aveva solo usato per conquistare il potere, tutto quello che avevo dato per certo fino quel momento si stava sgretolando davanti ai miei occhi, la rabbia mi ribolliva dentro, avevo un'unica certezza, lo dovevo sconfiggere!

"Ghecis come hai potuto sfruttarmi per tutti questi anni? Non hai neanche un po' di rimpianti?!"

 

"Il mio unico rimpianto è quello di averti raccattato dalla strada anni fa, mi sei stato inutile, avrei potuto farcela benissimo anche senza quel tuo... dono."

 

"Adesso basta! Vai  Zoroark!"

 

"Non riuscirai mai a sconfiggermi! Vai Hydreigon!"

 

La battaglia era iniziata, colpo dopo colpo, pokémon dopo pokémon, non si riusciva ancora a scorgere il vincitore.

Eravamo tutti e due rimasti con un solo pokémon, non mancava molto prima della fine, solo uno di noi due sarebbe rimasto in piedi, solo uno avrebbe imposto i sui valori, non rimaneva che scoprire chi sarebbe stato.

 

"Ghecis, se vuoi puoi ancora ritirarti!"

 

"Neanche per sogno N! Vai Seismitoad!"

 

Presi la mia ultima sfera poké dalla tasca, la portai alla bocca e la baciai.

 

"Ce la puoi fare, vai Arcanine!" "Usa FireBlast!"

 

Seismitoad evitò con facilità  il primo attacco, ma arcanine sferrò velocemente un Extrarapido, mandandolo a segno, il pokémon avversario non ci mise molto a rimettersi in piedi e assestare un idropompa che fortunatamente colpì il mio cucciolo solo di striscio, altrimenti a quest'ora lo scontro sarebbe già  giunto al termine. La mia prossima mossa sarebbe stata tanto efficace quanto rischiosa, ma non potevo permettermi di perdere.

 

"Un ultimo sforzo Arcanine, Iperraggio!"

 

Purtroppo poco prima che Seismitoad venisse colpito, quest'ultimo utilizzò fossa; ora Archy doveva riposarsi ed era impossibile prevedere da dove sarebbe arrivato l'attacco.
Eccolo che compare, proprio affianco a lui, Arcanine tentò di fare uno scatto, ma fu troppo lento. Era finita.
 

All'improvviso una luce abbagliante pervase l'atrio del castello e uno strano calore lo avvolse, mi vennero in mente dei ricordi di quando ero ancora un bambino...

Ero nel giardino, a casa di Ghecis, a giocare con Archy e altri pokémon con cui avevo appena fatto amicizia quando una luce mi accecò e un maestoso dragone bianco scese dal cielo. Mi si avvicinò, ma nonostante la sua immensa grandezza non incuteva timore,quindi lo accarezzai.

Il suo pelo era così morbido, così caldo; mi trasmetteva gioia ed era una sensazione che non avevo mai provato prima.

Il drago si avvicinò ancor di più e si fece coccolare il muso, era amichevole, non voleva farmi del male, o almeno questa era la sensazione che avevo.

Tutto ad un tratto sembrò che volesse mordermi, ma le sue fauci non erano destinate a me, mi sollevò da terra prendendomi dal maglione e mi posò sulla sua groppa. In un attimo eravamo già  nei cieli più azzurri e limpidi che io avessi mai visto.

Era l'emozione più grande che avessi mai provato, avvolto dal calore di quel misterioso pokémon e con il vento che soffiava tra i miei capelli, non c'erano parole per descriverlo. Purtroppo questo viaggio finì con la stessa velocità  con il quale era iniziato e mi ritrovai già  ad atterrare sul giardino di casa con Ghecis che mi aspettava.

"Sei impazzito?!" Furono le parole che mi accolsero, sembrava arrabbiato, ma io non ne vedevo il motivo, era stata l'esperienza più bella della mia vita.

"Salire in groppa ad un pokémon e volare via?! Cosa ti è saltato in mente?!" Mi urlò strappandomi dal dorso del drago.

"Vieni a casa subito!" Continuò, mentre voltammo le spalle al dragone bianco.

"Ma papà  è bravo! Non mi ha fatto niente!" Piagnucolai io, così mi chiese dove lo avessi trovato e cosa ci faceva nel nostro giardino, io gli spiegai che era venuto lui da me, si era fatto coccolare e mi aveva preso in groppa, gli raccontai poi di come era caldo e soffice il suo manto. Era un mio amico!

"N, il tuo dono, il fatto che riesci a fare amicizia con tutti i pokémon, va tenuto al sicuro, va protetto, oppure arriverà  qualcuno che se ne approfitterà , la creatura con cui hai fatto amicizia oggi, è una specie rara, sei stato fortunato a vederlo..." Mi disse con voce stranamente calma e dolce "ricorda, i pokémon sono creature libere e tali devono rimanere..." aggiunse poco dopo.


Il Bagliore iniziò ad affievolirsi e una sagoma iniziava a prendere forma, un pokémon stava atterrando sulla terrazza, il mio amico era tornato, Reshiram il dragone leggendario.

Si avvicinò come fece dieci anni prima e si fece accarezzare il muso, così capii che la lotta non era ancora finita.

"Vai Reshiram! Usa Incrofiamma!"

Ghecis era talmente confuso dalla successione degli avvenimenti che non riuscì a dare i comandi a Sesmitoad, il colpo di Reshiram andò a segno, in mezzo al fumo vidi un'ombra accasciarsi a terra, avevamo vinto!

Il drago si avvicinò al mio Arcanine e con il suo tocco lo rianimò, forse quello era uno dei poteri del leggendario drago di fuoco.

"Archy, ritorna!"

Con un raggio di luce rossa Arcanine rientrò nella sua sfera ed io mi avvicinai a Ghecis, era seduto a terra, distrutto, gli poggiai una mano sulla spalla e gli sussurrai le stesse parole che mi disse lui anni prima: "Ricorda, i pokémon sono creature libere etali devono rimanere..."

 Così salii in groppa a Reshiram e spiccammo il volo verso quel cielo che per tanti anni sognai di raggiungere nuovamente.

Fine. 

 

 

Spero vi piaccia :3

Buona fortuna a tutti ^^

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